ISPI - Geopolitica
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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌍 UE: SPINTA ALLA TRANSIZIONE VERDE

🥕 Bastone e carota bio
La Commissione europea accelera per riuscire a centrare gli obiettivi di abbattimento delle emissioni previsti dal piano Fit for 55. Oggi ha raggiunto un accordo provvisorio con il Parlamento europeo e il Consiglio per rafforzare le regole comunitarie sull'efficienza energetica. Una volta che l’iter legislativo sarà completato, gli Stati membri saranno obbligati a risparmiare tra il 2024 e il 2030 una media annua pari all'1,49% del loro consumo finale di energia. Un bel salto rispetto all’attuale livello dello 0,8%.
Anche ai privati sarà chiesto di fare la loro parte. I sistemi di gestione dell'energia diventeranno un obbligo per le aziende più energivore. In caso queste non ottemperino, saranno soggette a un audit energetico. Introdotto poi anche uno schema di rendicontazione delle prestazioni energetiche dei grandi centri dati. Ma oltre a nuovi obblighi sono previsti anche nuovi sussidi.

It’s a match
L’abbattimento delle emissioni non passa solo dall’efficientamento energetico, ma anche da una politica industriale più aggressiva. La Commissione ha ieri presentato il nuovo regime temporaneo (fino a fine 2025) sugli aiuti di Stato nell’Unione, in risposta all’Inflation Reduction Act americano (IRA). La tempistica non è causale: Ursula von der Leyen sarà oggi alla Casa Bianca per discutere dell’impatto distorsivo dei ricchi sussidi previsti dall’IRA, che stanno convincendo più di una impresa nel campo delle tecnologie verdi a spostare la propria produzione dall’Europa agli USA.
Per evitare questo rischio, la Commissione ha proposto la cosiddetta matching clause: nei casi in cui il rischio di delocalizzazione sia elevato, gli Stati membri potranno offrire tanti sussidi quanto quelli offerti da un governo non europeo. Ma questa opportunità sarà riservata solo alle economie europee più piccole. Un compromesso per mantenere l’unità del mercato unico.

🥳 Giù le emissioni europee
Con questo rinnovato sforzo la Commissione vuole riaffermare il ruolo internazionale dell’UE come punto di riferimento nella lotta al cambiamento climatico, indebolito da alcune delle scelte adottate per affrancarsi dal gas russo. Come la riapertura da parte di alcuni Stati membri di centrali a carbone ormai in disuso. A cui però non è corrisposto un aumento del consumo europeo di carbone, in discesa dopo il picco annuo toccato a settembre 2022, comunque al di sotto dei livelli pre-Covid.
Nonostante la crisi energetica, nel 2022, le emissioni di CO2 nell’UE hanno infatti registrato un calo annuo del 2,5%. Mentre sono invece aumentate negli Stati Uniti (+0,8%) e a livello globale (+0,9%). Un risultato ottenuto in Europa grazie a un uso intensivo delle rinnovabili: il solare, tra maggio ad agosto, ha sostituto il 44% delle importazioni di gas russo nello stesso periodo del 2021.
Con la chiusura dei rubinetti da Mosca, si è chiusa una porta e si è aperto un portone?

🎙Da nove settimane Israele è percorso da vibranti proteste contro la riforma della giustizia proposta dal governo. Ma cosa vuole davvero Netanyahu? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-perche-si-protesta-cosi-tanto-contro-netanyahu-in-israele-120304

👉🇪🇺🇺🇸 Ursula von der Leyen oggi è a Washington per incontrare Joe Biden: l’obiettivo è stemperare le tensioni ed evitare una ‘guerra dei sussidi’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-europa-lira-della-discordia-120410
🌎 USA: SISTEMA BANCARIO SOTTO STRESS

🏦 California dreaming
Settimana difficile per il settore bancario statunitense, scosso da ben tre fallimenti di banche commerciali di primo piano. Mercoledì scorso è successo a Silvergate, un prestatore centrale per l'industria delle criptovalute, tra cui quell’FTX che nel giro di pochi mesi è passato dal valere 32 miliardi di dollari all’accusa di essere una frode su larga scala. Stessa sorte è toccata a Signature, anch’essa affondata da scommesse sulle criptovalute, da cui proveniva il 27% dei suoi depositi.
A far rumore è però la Silicon Valley Bank (SVB), punto di riferimento nel sostegno a startup e imprese tech della “Valley”: il cui fallimento è stato annunciato venerdì dopo perdite per 1,8 miliardi di dollari in una vendita di obbligazioni. Si tratta del secondo più grande crack di una banca commerciale nella storia americana. E il maggiore dal 2008.

💸 Whatever it takes
La crisi di SVB ha cancellato in pochi giorni oltre 100 miliardi di dollari di valore di mercato dalle banche statunitensi. Inevitabile che ci sia stato un immediato intervento delle autorità: gli istituti in crisi sono stati subito rilevati dall’agenzia federale che assicura i depositi, la FDIC. E l’amministrazione americana ha deciso che tutti i clienti degli istituti falliti non subiranno alcuna perdita, venendo così meno al limite di 250 mila dollari di garanzia federale dei depositi.
Misure rapide e molto generose dettate in parte da motivazioni politiche (il tessuto imprenditoriale della Silicon Valley è tra i principali finanziatori del Partito Democratico), ma soprattutto finanziarie: riportare la calma nel sistema bancario, evitare un effetto contagio e scongiurare i timori di una nuova crisi finanziaria.

📈 Non è una Lehman Brothers 2.0
Le differenze con il 2008 sono però sostanziali. SVB è la 16esima banca per ammontare dei depositi nel panorama americano, mentre Lehman Brothers era una delle principali banche di investimento di Wall Street. Inoltre, una delle principali eredità della crisi finanziaria è stata l’introduzione di requisiti di solidità del capitale per le banche molto più severi. Lehman fallì per la speculazione su mutui concessi a chiunque indipendentemente dal rischio di insolvenza. Il fallimento di SVB è invece legato ad investimenti in titoli del Tesoro USA, considerati i più sicuri al mondo.
Ma più la Fed aumenta i tassi di interesse più perdono di valore i titoli del Tesoro emessi negli scorsi anni di costo (quasi) zero del denaro. E SVB ne aveva per più di 100 miliardi di dollari nel suo bilancio con conseguenti gravi perdite quando, in crisi di liquidità, si è trovata costretta a venderli.
Mercoledì la Fed aumenterà nuovamente i tassi. Che i fallimenti di questi giorni la portino a essere meno falco?

👉🇮🇷 🇸🇦 Venerdì Iran e Arabia Saudita hanno annunciato un accordo per la riapertura delle relazioni diplomatiche: e la Cina alla ribalta sulla scena internazionale come mediatore in un’istantanea del mondo che cambia. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-ce-un-nuovo-attore-in-medio-oriente-120751
🌍EUROPA E RIFORME: ELETTRICITÀ STATICA

📄 Più contratti per tutti
Questo pomeriggio la Commissione europea ha presentato la sua proposta per le nuove regole del mercato dell'elettricità dell’Unione. Dopo aver fissato a €180/MWh il tetto ai ricavi di chi produce elettricità con rinnovabili o carbone, adesso la Commissione propone una riforma più articolata, che prova a limitare prezzi incentivando l’adozione di contratti più stabili e di medio e lungo termine.
Alla base della proposta sta proprio il funzionamento del mercato elettrico, in base al quale il prezzo dell’elettricità corrisponde al costo di produzione della fonte più costosa. Il problema? Quasi sempre si tratta del gas naturale, il cui prezzo negli ultimi due anni è esploso, trascinando al rialzo anche la bolletta dell’elettricità.
Ma non tutti in Europa sono convinti che si tratti di un problema. O che vi siano facili soluzioni.

💡Transizione in cortocircuito
L’opzione più semplice, alla fine trascurata dalla Commissione, sarebbe stata “disaccoppiare” i prezzi dell’energia elettrica prodotta con gas naturale da quella prodotta con fonti rinnovabili. Attraverso la creazione di due borse separate, si sarebbe infatti potuto limitare la volatilità del mercato. Ma in questo modo si ridurrebbero gli incentivi a installare più rinnovabili.
Già, perché, al momento, un prezzo unico (ed elevato) premia i produttori di elettricità con fonti rinnovabili. Questi ultimi, a fronte di alti costi d’investimento iniziali, hanno poi costi di produzione vicini allo zero. Situazione opposta rispetto ai produttori con fonti fossili, che devono invece pagare sia i combustibili che i certificati di emissione della CO2.
Chi vorrebbe disaccoppiare i prezzi non ha però tutti i torti: i prezzi altissimi sono sì un incentivo alla transizione, ma per installare e allacciare alla rete nuove rinnovabili occorre tempo. Intanto, chi è già sul mercato fa enormi profitti, e non è detto che li reinvestirà.

⚖️Tanto rumore per nulla?
Tra i sostenitori della riforma ci sono Spagna e Francia. Poco collegata al resto d’Europa e quasi indipendente dal gas russo, Madrid si chiede perché debba pagare per una crisi “di altri”. Parigi, invece, sa di poter approfittare del fatto che oltre il 70% della sua elettricità arriva dal nucleare, e solo il 6% con il gas.
Tra i contrari ci sono però Germania e Paesi Bassi. Stati che usano molto gas per generare elettricità, e dunque beneficerebbero meno di una riforma. Per difendere le loro posizioni, questi governi possono puntare alle opinioni di Acer, l’agenzia dei regolatori europei dell’energia, che ritiene che il sistema attuale sia il più efficace per minimizzare i prezzi senza disincentivare la transizione.
Forse anche per questo, le proposte della Commissione Ue sembrano molto annacquate: usare contratti di lungo periodo per smussare la volatilità dei prezzi. Riusciranno a mettere d’accordo tutti?

👉🇺🇸Il fallimento della Silicon Valley Bank fa tremare i mercati. E se in Europa il rischio contagio sembra scongiurato le conseguenze potrebbero farsi sentire comunque. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/grosso-guaio-in-silicon-valley-120917

🔴Fra Serbia e Kosovo è stato un anno di tensioni crescenti e continue. Oggi, Belgrado e Pristina stanno finalmente negoziando un nuovo accordo reciproco. Riuscirà a stabilizzare l’area? O la Russia ha interesse nel vedere nuovi conflitti sorgere nella zona? Ne parleremo domani nella tavola rotonda ISPI alle ore 15. Registrati e segui qui lo streaming:
https://www.ispionline.it/en/event/europe-and-russia-on-the-balkan-front
🌏 CINA: RIPRESA A DUE VELOCITÀ 

📈 Shopping fever 
Luci e ombre sull’economia cinese. La spesa dei consumatori cinesi è tornata a crescere nei primi due mesi del 2023, dopo un calo in ciascuno dei tre mesi precedenti, e nonostante a gennaio il Paese fosse nel pieno di un picco di infezioni da Covid. Anche la produzione industriale registra un aumento del 2,4% su base annua, ma meno delle previsioni della vigilia (2,6%).  
Gli investimenti in infrastrutture negli ultimi due mesi hanno registrato un'impennata del 9% rispetto all'anno precedente, ma trainati dai bazooka di investimenti pubblici degli scorsi mesi volti a sostenere l’economia in crisi. Insomma, la ripresa post-pandemia rischia di essere eccessivamente dipendente dal sostegno del governo e non è per ora così eclatante. Complici problemi strutturali sempre più evidenti. 

🏠 (Non) cerco casa disperatamente 
Il settore immobiliare continua a registrare dati in negativo, seppure in netto miglioramento rispetto agli ultimi disastrosi mesi. Gli investimenti immobiliari sono scesi del 3,6% su base annua (vs -12% di dicembre), del 3,6% le vendite di immobili (-31% a dicembre) e l'avvio di nuove costruzioni ha subito una contrazione del 9,4%.  
Gli altri due crucci di Pechino si chiamano disoccupazione giovanile e debito. Il 18% dei giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni rimane senza lavoro. Mentre il rapporto debito/Pil per gli enti locali ha raggiunto nel 2022 il valore record del 273,2%. Numeri che non precluderanno il raggiungimento del ben poco ambizioso obiettivo annuale di crescita del 5% fissato settimana scorsa. Ma che impongono più prudenza rispetto al passato nella gestione delle finanze pubbliche, in casa e all’estero.  

💰 Ridimensionamento 
Da quando Pechino ha lanciato il suo piano infrastrutturale globale, le principali otto maggiori banche statali cinesi hanno concesso prestiti verso il mondo per almeno 1600 miliardi di dollari, circa il 2% del PIL globale. Denaro fluito in gran parte verso l’Africa: secondo le stime della Banca Mondiale, la Cina detiene in media il 17% del debito estero dell’Africa subsahariana. Dove molti Paesi sono classificati dal Fondo Monetario Internazionale come “ad alto rischio di default”. 
Di fronte alle crescenti difficoltà a ottenere ritorni e rimborsi sul debito su un numero crescente di progetti, Pechino sta ora cambiando approccio: minor concessione di prestiti a Paesi già fortemente indebitati con la Cina; investimenti in progetti più contenuti e orientati alla transizione verde; priorità agli accordi con Paesi vicini o dall’alto valore strategico
Tra problemi strutturali interni e le difficoltà della Belt and Road, Pechino ha più di una gatta da pelare. 

🔴 Dal piano di pace per l’Ucraina alla mediazione tra Iran e Arabia Saudita, la Cina sembra aver avviato una nuova offensiva diplomatica nelle aree di conflitto più calde del mondo. Qual è l’obiettivo di Xi Jinping? Ne parliamo domani alle 18.00 in questa tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/evento/ucraina-iran-arabia-saudita-xi-alla-ricerca-di-una-pax-cinese  

👉 🇷🇺 È stato intercettato un jet russo vicino allo spazio aereo dell’Estonia. E dopo il drone abbattuto sul Mar Nero si teme il ‘casus belli’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-tensione-ad-alta-quota-121016
🌍BCE: TEMPI DIFFICILI

📈Tassi: avanti tutta
La BCE tira dritto e alza i tassi di interesse di altri 50 punti. Malgrado il fallimento della Silicon Valley Bank (SVB) di venerdì scorso, e il tonfo di Credit Suisse (CS) alla borsa di Zurigo di ieri, Francoforte prosegue la sua lotta contro la (ancora alta) inflazione.
Una decisione che, seppur ampiamente anticipata, sta facendo discutere: con l’aumento dei tassi di interesse scende il valore dei titoli emessi in passato e che oggi rendono molto meno, minacciando la stabilità finanziaria degli istituti di credito che ne abbiano troppi “in pancia”. È il caso di SVB, fallita per i troppi titoli del Tesoro USA. Ma non di CS: una banca sistemica e che, assicurano le autorità, continua a soddisfare i requisiti patrimoniali sanciti dagli accordi di Basilea.

🍎Cadono le mele marce?
Per evitare che la crisi di una banca contagi l’intero sistema finanziario come nel 2008, gli istituti di credito devono oggi dotarsi di risorse patrimoniali in eccesso (“buffer”) che garantiscono la normale attività bancaria in caso di perdite inattese. I cuscinetti, insieme alla ridotta esposizione alle obbligazioni di SVB da questa parte dell’oceano, hanno così limitato gli effetti del fallimento di SVB sui mercati europei.
Caso diverso quello di Credit Suisse: una crisi che ha fatto tremare le borse europee (solo a Milano bruciati €27 miliardi) ma che non è (almeno direttamente) connessa al fallimento di SVB. Investimenti sbagliati (Archegos e Greensill Capital) e buchi di bilancio hanno portato il suo maggior azionista (la Saudi National Bank) ad escludere un ulteriore aumento nelle quote azionarie della banca, portando al crollo dei titoli di ieri (-30%).
Cause diverse, dunque, ma c’è anche un’ulteriore distinzione: CS non può fallire.

Move (too) fast and break things?
Può essere comprata da UBS (la prima banca svizzera per asset – CS è la seconda) o salvata dalla Banca Nazionale Svizzera (che ha già annunciato linee di credito fino a $50 miliardi), ma la banca sistemica è troppo grande per poter fallire. Altrimenti rischierebbe di trascinare con sé l’intero sistema finanziario europeo, e forse mondiale.
Dopo le garanzie giunte dalle autorità svizzere, il titolo di CS ha rimbalzato (+19%). Anche per questo, la BCE ha deciso di proseguire la sua aggressiva stretta sui tassi. In fondo, ridurre la liquidità e costringere le banche a erogare meno credito all’economia reale è l’obiettivo della sua politica monetaria anti-inflazione.
La palla passa ora alla Fed, che la settimana prossima potrebbe alzare ancora i tassi, dovendo però fare i conti con un’economia che è relativamente più esposta al fallimento di SVB. Cosa prevarrà: la stabilità finanziaria o quella monetaria?

👉🇯🇵🇰🇷Segnali di disgelo tra Corea del Sud e Giappone mentre Pyongyang lancia l’ennesimo test balistico. Dura condanna degli Usa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-e-corea-del-sud-si-volta-pagina-121177
🌍 NET ZERO INDUSTRY ACT: L’UE GONFIA I MUSCOLI (INDUSTRIALI) 

🇪🇺 I magnifici otto 
Sussidi, semplificazioni normative, target di produzione. Questi sono i principali ingredienti del Net Zero Industry Act, il nuovo piano industriale presentato ieri dalla Commissione per rafforzare la capacità produttiva europea e ridurre le dipendenze strategiche in otto settori chiave per la decarbonizzazione. Fotovoltaico, eolico, batterie, pompe di calore e le altre principali declinazioni del clean tech (ma non il nucleare) beneficeranno di autorizzazioni più rapide e di un accesso più facile ai finanziamenti. 
Per ognuno di questi settori l’Unione europea ha poi posto un obiettivo di produzione interna del 40% entro il 2030. Per assicurare la diversificazione degli approvvigionamenti è previsto anche che, nel quadro degli appalti pubblici, ricevano un punteggio inferiore quelle offerte che utilizzano prodotti da un Paese terzo che detenga in quel settore più del 65% della quota di mercato europeo. Ovvero la Cina

🔋 Transizione verde fai da te 
Il mercato globale per la produzione delle tecnologie net-zero triplicherà al 2030. Con un giro d’affari previsto di 600 miliardi di euro, è Pechino a trovarsi in pole position: produce il 70% della quota globale di moduli fotovoltaici, il 77% delle batterie elettriche, l’84% delle pale delle turbine eoliche offshore e circa il 40% delle pompe di calore.  
I 369 miliardi di sgravi e i sussidi dell’Inflation Reduction Act (IRA) americano rischiano poi di ridurre ulteriormente la quota di mercato europea. Ecco quindi che l’UE, un tempo paladina del libero commercio (per lo meno manifatturiero), ha deciso di seguire Cina e USA sulla strada del protezionismo e del dirigismo economico.  

🇺🇸 Addio al WTO? 
L’IRA contiene misure discriminatorie, prevedendo sussidi condizionati a requisiti di produzione locale, in palese violazione delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). In particolare, i crediti fiscali sono garantiti per l’acquisto di veicoli elettrici in cui il 50% delle componenti delle batterie o il 40% dei minerali critici utilizzati provengano dagli Stati Uniti o da Paesi con i quali abbiano un trattato di libero scambio.  
L’UE, dopo mesi di preteste e discussioni con Washington per rientrare nell’elenco dei Paesi esigibili dei sussidi USA, propone ora la stessa ricetta. Il Net Zero Industry Act è quindi un altro chiodo nella bara di un WTO sempre più privato della capacità e dell’autorità di regolare i rapporti commerciali mondiali. 
Può avere ancora un ruolo in una globalizzazione che si fa più regionale e frammentata

🎙️ Negli Stati Uniti è fallita la Silicon Valley Bank. In Svizzera, Credit Suisse ha chiesto un prestito di 54 miliardi di dollari. Cosa sta succedendo alle banche e quanto dobbiamo preoccuparci? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-stiamo-per-vivere-unaltra-crisi-finanziaria-121364  

👉 🇫🇷 Il governo pone la fiducia sulla contestatissima riforma delle pensioni. Opposizione e sindacati insorgono, pioggia di critiche su Macron. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/francia-strappo-sulle-pensioni-121524
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🌍FRANCIA, PENSIONI: LA CAPORETTO DI MACRON?

🫣“Azioni visibili”
Oggi all'Assemblea Nazionale si votano due mozioni di sfiducia contro il governo di Elisabeth Borne, una presentata da Marine Le Pen e l’altra dai centristi indipendenti del Liot. Un voto che arriva in un momento difficile per il presidente Macron: indipendentemente dalla sfiducia per l’esecutivo, Macron dovrà affrontare l’ondata crescente di proteste contro la riforma delle pensioni.
Sono ormai due mesi che migliaia di manifestanti nelle piazze del Paese protestano contro l'aumento dell’età pensionabile da 62 anni a 64. Pietra miliare del suo secondo mandato, Macron non intende scendere a compromessi con l’opposizione. E così giovedì scorso ha forzato la mano, approvando forzosamente il disegno di legge e scatenando l’ira di sindacati e opposizioni. Tornerà l’incubo gilet gialli?

💯Cento di questi giorni
L'articolo 49 della Costituzione francese consente all’esecutivo di approvare provvedimenti in materia di finanza o di previdenza sociale senza il voto parlamentare, salvo mozione di sfiducia approvata dal parlamento nelle 24 ore successive. Introdotto da de Gaulle, con l’avvio della quinta repubblica nel 1958, l'articolo puntava ad arginare l'instabilità parlamentare.
Utilizzato ormai ben 100 volte, l'articolo 49 è sempre più additato come uno strumento “antidemocratico”. Il motivo è semplice: per opporsi ad una legge approvata dall’esecutivo l’opposizione dovrebbe arrivare alla crisi di governo, con responsabilità politiche annesse. Una questione spesso alla base del fallimento dei voti di sfiducia: per raggiungere la maggioranza assoluta, oltre ai voti di estrema destra e sinistra, oggi servirebbero anche quelli dei repubblicani, contrari alla legge ma riluttanti a far cadere il governo.
E Macron lo sa.

🧑‍🦳Il Vecchio continente
Quella delle riforme al sistema pensionistico è una questione delicata, non solo in Francia. L'invecchiamento della popolazione europea mette sempre più sotto pressione i sistemi pensionistici, minacciandone la sostenibilità futura. Negli ultimi tre decenni, a introdurre riforme pensionistiche sistemiche sono stati molti Paesi, tra cui l'Italia (1995), la Svezia (1998), l'Austria (2005) e la Finlandia (2005).
Da quando lo scorso giugno la coalizione di Macron ha perso la sua maggioranza assoluta, il suo governo ha già dovuto affrontare diverse mozioni di sfiducia. Ma questa è la prima volta che i partiti di opposizione la presentano insieme. Se dovesse perdere, a Macron non resteranno che due strade: sostituire il suo Primo ministro (sarebbe il quarto in sei anni) o sciogliere il parlamento.
La parabola di Macron spegnerà l’appetito per le riforme del Vecchio continente?

👉🇨🇳🇷🇺Xi Jinping è a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Occhi puntati su come (e se) la Cina intende mediare nella guerra in Ucraina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/xi-e-putin-appuntamento-a-mosca-121750
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🌎 CLIMA: ULTIMO APPELLO 

🔥 Repetita iuvant? 
Ora o mai più. Questo è l’estrema sintesi del rapporto ieri pubblicato dall’IPCC (panel di esperti ONU sul cambiamento climatico). Riassume 10mila pagine di evidenze scientifiche elaborate dal 2014 ad oggi per spingere (nuovamente) i decisori politici a un cambio di marcia: ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 43% entro il 2030 (vs il 2019) pena il mancato raggiungimento dell’obiettivo, fissato dall’accordo di Parigi, di contenere il riscaldamento globale entro il limite di 1,5°C.  
Ad oggi siamo a 1,1°C sopra i livelli del periodo preindustriale, sulla buona strada per un riscaldamento globale da +3,2°C al 2100. Le conseguenze tra alluvioni catastrofiche (Pakistan) e siccità diffusa (Paesi mediterranei) sono già evidenti e potrebbero contrarre il PIL globale del 18% nei prossimi 30 anni. Ma non tutto è perduto. 

📈 Tra il dire e il fare 
Rispetto al precedente rapporto, l’IPCC sottolinea che le leggi climatiche approvate in tutto il mondo si sono moltiplicate: dalle 195 del 2016 alle 1149 del 2022. Ma restano più sulla carta che nei fatti.  
L’Inflation Reduction Act è il più grande investimento verde della storia degli Stati Uniti che nelle scorse settimane hanno però anche dato il via libera a un progetto di trivellazione nell'Artico che dovrebbe produrre petrolio per i prossimi 30 anni. Nel 2021, la Cina ha lanciato il suo schema nazionale di scambio di emissioni, ma l'anno scorso ha approvato la più grande espansione di centrali elettriche a carbone dal 2015. Anche nell’UE il raggiungimento degli obiettivi di Fit for 55 si scontra con la volontà di proteggere le industrie nazionali (vedi il veto tedesco sul ban ai motori termici). 

💵 Ingiustizia climatica 
Secondo l’IPCC, è ancora possibile raggiungere la neutralità climatica al 2050. In primis, con un maggiore utilizzo di energia solare ed eolica, i cui costi unitari sono diminuiti rispettivamente dell'85% e del 55% nell’ultimo decennio, rendendole più competitive delle fonti fossili. Imprescindibile è poi l’eliminazione del carbone e la fine delle concessioni di licenze per petrolio e gas.  
Soluzioni che richiedono di triplicare l’ammontare dei finanziamenti climatici globali che entro il 2025 devono raggiungere una media annua di 2600 miliardi di dollari (3% del PIL mondiale). Fondi da indirizzare sempre più alle economie in via di sviluppo (rappresentano solo il 10% dei green bond emessi), che meno hanno responsabilità della crisi climatica ma che più ne soffrono le conseguenze. 
Di fronte al nuovo allarme lanciato dall’ONU, i Paesi sviluppati riusciranno almeno a mantenere la promessa, disattesa da anni, di stanziare 100 miliardi di dollari annui a beneficio dei Paesi vulnerabili? 

🎓 Vuoi formarti nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo? ISPI School offre un percorso dedicato alla conoscenza dei principali attori che operano in questo settore, i diversi tipi di progetti da gestire e implementare, i canali di finanziamento a essi dedicati. Scopri il nostro Diploma in Sviluppo e Cooperazione Internazionale: https://www.ispionline.it/it/corsi/diploma-in-sviluppo-e-cooperazione-internazionale  

👉🇺🇸 Una New York blindata attende, nelle prossime ore, l’incriminazione di Donald Trump. Un atto le cui conseguenze si allungherebbero fino alle presidenziali del 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-lora-della-verita-per-trump-121847
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🌍NATO: L'ALLEANZA INCEPPATA

⚠️Bilancio in deficit?
Nel 2022 solo sette dei 30 stati membri della NATO hanno raggiunto l'obiettivo di spesa per la difesa del 2% del Pil. È quanto emerge dal resoconto annuale dell’Alleanza, pubblicato ieri. Malgrado la guerra in Ucraina, le maggiori economie europee sono ancora sotto il target del 2%, e diverse di loro (come Francia o Italia) se ne sono addirittura allontanate.
Di converso, la spesa dei paesi dell’Est Europa (come la Polonia e le Repubbliche baltiche) è già alta e in crescita, mentre Regno Unito e Stati Uniti già superano l’obiettivo dell’Alleanza e trainano la spesa totale, che risulta così in crescita per l’ottavo anno consecutivo (+2,2% in termini reali rispetto al 2021).
Insomma, a parte per gli Stati Uniti (54% del Pil NATO e 70% della spesa), sulla difesa la geografia è ancora determinante.

🪖Giocare in difesa
Oltre alle spese per la difesa, i paesi NATO vivono difficoltà connesse alla produzione dell'industria bellica: carenza di materie prime, lunghi processi di approvvigionamento e una limitata capacità manifatturiera. Fattori che rendono difficile ricostituire gli arsenali, ormai svuotati dalla guerra in Ucraina: a Kiev la NATO ha infatti consegnato equipaggiamenti militari per un valore di $70 miliardi.
Certo, non mancano le nuove iniziative, come il deposito comune di munizioni (MAWI) in Estonia, che mira a sostenere i gruppi tattici NATO di stanza in Europa orientale, o il Memorandum d'Intesa per la progettazione di un nuovo elicottero militare europeo (NGRC). Ma il Segretario Generale Stoltenberg avverte: viviamo in un mondo pericoloso e, di questo passo, l’Occidente rischia di farsi trovare impreparato.

🌼È davvero primavera?
Mentre in Ucraina i due fronti si preparano all’offensiva primaverile, almeno due questioni iniziano a turbare i governi NATO. La prima riguarda l’allargamento dell’Alleanza. Se la strada per la Finlandia sembra ormai spianata (il 27 marzo l'Ungheria dovrebbe finalmente votare per ratificare l'adesione, e la Turchia dovrebbe seguirla prima delle elezioni di maggio), quella della Svezia è ancora in salita a causa di un'aspra disputa con Ankara.
La seconda riguarda il ruolo futuro di Washington nella NATO. Sebbene l'amministrazione Biden stia spendendo ingenti somme per aiutare l'Ucraina, l’opinione pubblica americana è sempre meno favorevole a fornire armi (dal 60% di maggio 2022 a 48% lo scorso febbraio) mentre le presidenziali si avvicinano.
Resta da capire se quella di oggi per la Nato sia una resurrezione, o solamente un interludio.

🔴Sono ormai due mesi che migliaia di manifestanti nelle piazze della Francia protestano contro l’aumento dell’età pensionabile. Ma Macron non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Cosa significa questo scontro per l’Europa? Ne parliamo domani in diretta streaming alle 18.00 in questa tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/evento/macron-sotto-attacco-il-malcontento-oltre-le-pensioni

👉🇨🇳🇷🇺Conclusa la visita di Xi Jinping a Mosca: “inizia la nuova era”. Russia e Cina sempre più in asse contro l’egemonia occidentale. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-cina-inizia-la-nuova-era-122106
🌍 FRANCIA, PENSIONI: SFIDUCIA POPOLARE?

🪧 Nessun rimpianto
Giornata di sciopero generale nazionale in Francia. Sono centinaia di migliaia i manifestanti scesi in piazza contro l’impopolare riforma delle pensioni. Eppure, malgrado l’escalation di rabbia in tutto il paese e una popolarità ai minimi (28%, come ai tempi dei gilet gialli), ieri il presidente Macron ha fatto sapere che andrà avanti, rifiutando un voto anticipato, ma anche un “semplice” rimpasto di governo, né di sottoporre la riforma a referendum.
La legge, sopravvissuta alla mozione di sfiducia di lunedì, dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell'anno. Questa volta, però, a salvare il governo di Macron in Parlamento sono stati solamente nove voti: un margine minore del previsto, indice dei problemi politici del Presidente.
Non solo in parlamento.

🇫🇷 Tasto dolente
La revisione del sistema pensionistico è da sempre un tabù nella politica francese: la riforma di Alain Juppé del 1995 naufragò di fronte alle proteste, quella di Sarkozy nel 2010 venne ridimensionata, mentre il primo tentativo di Macron nel 2019 fu accantonato con l’arrivo del Covid. Eppure, sostiene il presidente francese, l’aumento dell'aspettativa di vita e la diminuzione del rapporto tra lavoratori e pensionati (dai 2,1 nel 2000 a 1,7 nel 2020) rendono necessario un cambiamento immediato. Pena la necessità di finanziare le spese a debito.
Meno d’accordo le opposizioni, che non considerano la riforma urgente e soprattutto criticano l’aumento dell’età pensionabile, una scelta che, secondo loro, graverebbe eccessivamente sui “colletti blu” a beneficio di quelli “bianchi”. Senza considerare soluzioni alternative, come maggiori imposte salariali, l’eliminazione di agevolazioni fiscali alle imprese o l'aumento delle imposte sulle famiglie più benestanti.

🇩🇪 Motore (franco-tedesco) inceppato
Mentre Macron si scontra con le opposizioni, in Germania i partiti di governo si accusano a vicenda sui dossier più scottanti, come il clima. Uno scontro, quello su come accelerare la transizione verde, che rischia di tenere in ostaggio il Consiglio europeo (di oggi e domani) su due temi che non sono nemmeno all’ordine del giorno: l’abbandono del motore termico e la “sostenibilità” dell’energia nucleare.
I mal di pancia dei liberal-democratici tedeschi hanno bloccato (fuori tempo massimo?) l’addio al motore a combustione entro il 2035, mentre a Parigi l’esclusione dell'industria nucleare dai sussidi rivolti alle energie pulite non va giù. Come accade sempre più spesso, anziché agire da “motore” dell’Europa, Francia e Germania frenano l’azione europea.
Riusciranno a lasciarsi alle spalle i loro problemi nazionali una volta a Bruxelles?

🔴 La scontro sulla riforma delle pensioni è l’inizio della fine politica di Macron? Cosa significa per l’Europa? Ne parliamo fra poco in diretta streaming alle 18.00 in questa tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/evento/macron-sotto-attacco-il-malcontento-oltre-le-pensioni

👉 🇪🇺 Al via il Consiglio europeo, Ucraina ed economia al centro del vertice, ma l’Italia insiste su migranti e spinge a Bruxelles il caso ‘Tunisia’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/consiglio-europeo-e-il-caso-tunisia-122266
🌍CONSIGLIO EUROPEO: MUNIZIONI A SALVE

😡Net-zero progressi
Tanti dossier, altrettante divisioni, pochi risultati. Questa è la sintesi della due giorni di un Consiglio europeo che doveva discutere soprattutto di stabilità economica, mercato comune europeo e supporto all’Ucraina ma che ha visto la giornata di giovedì monopolizzata dalla querelle tra Francia e Germania sul ban ai motori termici dal 2035 e nucleare “verde” che non erano neanche all’ordine del giorno.
Inevitabile che i progressi sugli altri temi siano stati esigui. Ad esempio, nella dichiarazione finale, ci si limita a chiedere di “portare avanti” il lavoro sul Net Zero Industry Act e a “prendere nota” dell'allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. Poche parole considerato che in palio c’è la tenuta del mercato unico. Nessun riferimento poi al Fondo di sovranità europeo che dovrebbe accompagnare la nuova politica industriale europea.

🏦Procrastinazione seriale
Oggi è anche stato il giorno dell’Eurosummit con la presenza della presidente della BCE, Christine Lagarde. Principale oggetto del vertice è stata la tenuta del sistema bancario e finanziario dell’eurozona alla luce degli scossoni di Credit Suisse e Silicon Valley Bank. Nel documento finale non a caso si cita la volontà di “proseguire gli sforzi per completare l'unione bancaria”.
In realtà gli sforzi in tal senso sembrano bloccati da tempo tra mancata ratifica italiana del nuovo trattato sul MES e veto tedesco al sistema unico europeo di garanzia dei depositi. Nulla di fatto anche sulla riforma del patto di stabilità, dove il Consiglio si limita a spingere per un accordo entro quest’anno senza entrare nel dettaglio delle questioni spinose: durata dei piani pluriennali di riduzione del debito e scorporamento dal suo conteggio degli investimenti strategici.

💣Con Kiev e con Pechino?
I progressi principali si registrano nel supporto a Kiev con l’approvazione definitiva della fornitura di 1 milione di munizioni nei prossimi 12 mesi. Una parte proverrà da donazioni delle scorte esistenti, il rimanente da acquisti congiunti: prima volta storica per l’UE nel campo della difesa. Gli acquisti congiunti saranno finanziari tramite il Fondo europeo per la pace, e stando alla dichiarazione finale del Consiglio, potrebbero riguardare anche missili, “se richiesto” dall’Ucraina.
Non si è parlato però solo di Kiev. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che volerà a Pechino per colloqui con Xi Jinping la prossima settimana. E Macron farà lo stesso il 4 aprile. Una offensiva diplomatica che risponde ai timori, espressi durante il Consiglio da alcuni leader, riguardo ai sempre più stretti legami tra Mosca e Pechino.
Porterà a qualche risultato o solo a ulteriori divisioni europee?

👉🇺🇸🇨🇳TikTok è al centro dello scontro tra Usa e Cina, e sono sempre di più i paesi che ne vietano l’uso sui cellulari ‘sensibili’ per timori sulla sicurezza. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-cina-laffaire-tiktok-122566