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🌍MOLDAVIA: TENSIONE AL CONFINE DEL CONFLITTO

🪟La finestra sul cortile
Doveva andare in Polonia per rassicurare i partner europei sull’impegno americano nella guerra in Ucraina, ma Biden ha deciso di fare di più, recandosi direttamente a Kyiv per la prima volta dall'inizio dell'invasione russa. Ma se il presidente Zelensky può mostrarsi ottimista, definendo l’incontro come “importante e pieno di significato, nella vicina Moldavia crescono invece le tensioni con Mosca.
Mentre domenica la presidente moldava Maia Sandu chiedeva alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco una maggiore inclusione del suo Paese nei piani di sicurezza europea, a Chișinău migliaia di persone scendevano in piazza per domandare le dimissioni del suo governo filo-occidentale.
Un'opposizione lecita e democratica, se non fosse che ad organizzare la manifestazione ci fosse il partito filorusso “Shor”, il cui leader, Ilan Shor, è stato sanzionato da Washington e Londra per i suoi legami con Mosca. Sarà davvero solo il drastico aumento delle bollette a spingere alla contestazione?

💌Dalla Russia con amore?
Non secondo la presidente della Moldavia, che da giorni accusa il Cremlino di fomentare il disordine per rovesciare il nuovo governo – in carica da 4 giorni - e istallarne uno filo-russo. Un rischio annunciato dallo stesso Volodymyr Zelensky in occasione della sua visita al Parlamento europeo a inizio febbraio. Da Mosca, però, respingono le accuse, chiamando in causa i fallimenti sociali ed economici delle autorità moldave.
Eppure, un dubbio rimane: dal 1992, dopo una breve guerra in cui Mosca è intervenuta al fianco dei ribelli, la Moldavia convive con una regione separatista filo-russa, la Transnistria. Durante un referendum nel 2006, il 97% delle 400mila persone che vivono nell'enclave si è dichiarata favorevole ad una riadesione alla Russia.
Una situazione che ricorda il 2014 in Crimea, e più recentemente il Donbass.

Trovarsi in mezzo
Pur escludendo un’invasione dell’ex Paese sovietico, la caduta del governo filo-occidentale segnerebbe la fine del futuro europeo della Moldavia, da giugno candidata all’adesione Ue insieme all’Ucraina. Una vittoria per il Cremlino, che preferisce mantenere governi a lui favorevoli nei Paesi che si trovano fra i suoi confini e quelli dei membri della NATO, come la Romania.
Per questo l’Europa osserva con preoccupazione le proteste di domenica e accoglie il ministro degli esteri moldavo Nico Popescu, oggi a Bruxelles per chiedere di includere nel prossimo pacchetto di sanzioni anche gli oligarchi e i politici coinvolti nel tentativo di destabilizzare la Moldavia. L’Ue sta poi valutando di inviare esperti informatici per aiutare il Paese a respingere gli attacchi degli hackers di Mosca.
Basterà per salvare la Moldavia?

👉🇺🇦 A un anno dall’inizio della guerra, Joe Biden vola a Kiev e incontra Zelensky: “Putin ha sbagliato i calcoli, pronti a sostenervi tutto il tempo necessario”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-a-kiev-per-un-anno-di-guerra-116326

📊Come è cambiato il mondo a un anno dall’invasione russa dell’Ucraina? ISPI ha provato a spiegarlo in 12 grafici:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-anno-di-guerra-in-ucraina-12-grafici-per-capire-come-e-cambiato-il-mondo-116428
🌍 WAGNER: L’AVANGUARDIA DEL CREMLINO

🇷🇺 Per grazia ricevuta
Continua l’assedio russo di Bakhmut a opera della compagnia militare privata russa Wagner. Secondo fonti NATO, questi assalti costerebbero la vita a 2.000 mercenari della compagine ogni 90 metri di territorio guadagnato. Tra le file di Wagner, per lo più di detenuti arruolati negli scorsi mesi dal padre-padrone della milizia, Yevgeny Prigozhin, che ha promesso loro la grazia se fossero sopravvissuti sei mesi in prima linea.
Una carneficina utile agli invasori per tenere impegnati gli ucraini a est e necessaria per Prigozhin per dare a Putin una vittoria simbolica in occasione dell’anniversario della guerra. Ad ottobre, era stato lo stesso Prigozhin a promettere una veloce presa della città, salvo poi smentirsi negli scorsi giorni annunciando che una conquista non avverrà prima di marzo o aprile. Ma la sua influenza nella società russa resta alta.

🪖 Tutti gli uomini del presidente
Prigozhin ha iniziato la sua carriera vendendo hot dog, per poi diventare il gestore dei catering del Cremlino. In cambio dell’attivismo militare dei suoi mercenari è stato poi ricompensato con una serie di concessioni minerarie che negli ultimi quattro anni gli hanno fruttato oltre 250 miliardi di dollari, nonostante le sanzioni occidentali provino invano a bloccare tali rendite.
Al potere economico si sta affiancando quello politico. Per anni Prigozhin ha negato il suo legame con il gruppo Wagner, ma negli scorsi mesi ha ammesso di esserne il fondatore, iniziato a pubblicizzarne i successi (come la conquista di Soledar) e aperto la prima sede del gruppo a San Pietroburgo. Una strategia che insieme alle critiche ai vertici dell'esercito russo lo ha portato ad essere uno dei punti di riferimento dell’ala ultranazionalista russa.

🌐 Braccio armato
Il gruppo Wagner e altre compagnie militari private (PMC) rappresentano per il Cremlino un importante strumento di politica estera in zone di conflitto. Mosca può infatti schierare contingenti militari, che non riconosce ufficialmente, in paesi ricchi di risorse e con una governance debole, dove offre sostegno militare, tecnico e logistico in cambio di vantaggi economici e geopolitici. Dei 27 Paesi in cui al 2021 era stata rilevata la presenza di PMC russe, la metà si trovano nell'Africa subsahariana. Il numero di Paesi che si servono di questi paramilitari russi ha visto una crescita vertiginosa: nel 2015 erano solo 4. Questo nonostante un operato spesso associato ad abusi dei diritti umani.
Ne è un esempio recente il Mali, che dal 2021 ha aperto le porte a Wagner per ricevere sostegno nella lotta contro l’instabilità jihadista nel paese. Mentre proliferano le voci che anche il vicino Burkina Faso sia in procinto di fare un passo simile.
Con l’evolversi nella guerra, le PMC assumono un sempre più evidente ruolo militare e geostrategico per Mosca, in Europa come altrove.

👉 🇺🇦 Come è cambiato il mondo a un anno dall’invasione russa dell’Ucraina? Abbiamo provato a spiegarlo con questi 12 grafici: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-anno-di-guerra-in-ucraina-12-grafici-per-capire-come-e-cambiato-il-mondo-116428
🌎 INTERNET E USA: LIBERTÀ VS ESTREMISMO 

💻 Youtube alla sbarra 
Era la sera del 13 novembre 2015 quando una serie di attacchi terroristici a Parigi uccise 130 persone e ne ferì più di 400. Fra le vittime dell’attentato alla sala concerti Bataclan, Nohemi Gonzalez, studentessa californiana, i cui genitori ora accusano YouTube - di proprietà di Google - di aver contribuito alla sua morte. 
Secondo l'accusa, portata avanti grazie alla ong israeliana Shurat HaDin, le piattaforme social avrebbero permesso agli jihadisti islamici di reclutare seguaci e incitare alla violenza. Sul tavolo degli imputati l’algoritmo di YouTube, che, selezionando i contenuti da portare in evidenza, avrebbe contribuito alle attività terroristiche. 
Eppure, la piattaforma non è imputabile dei contenuti pubblicati dagli utenti. Perché? 

🇺🇸 Editori e diffusori 
In base alla Sezione 230 della legge americana sul “buon costume nelle comunicazioni”, le piattaforme online non sono legalmente responsabili dei contenuti pubblicati da terzi. Uno scudo legale che, secondo i critici, permette alle aziende online di evitare le responsabilità per crimini commessi sulle loro piattaforme. Per i sostenitori, invece, garantisce la libertà di espressione sancita dal primo emendamento della Costituzione statunitense. 
Secondo gli avvocati della parte lesa, però, il caso andrebbe oltre la protezione garantita dalla Sezione 230: l’utilizzo di algoritmi per consigliare i contenuti “accattivanti” agli utenti non riguarda persone terze, ma la piattaforma in primis. E così la questione è arrivata ieri alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dove i giudici avranno l'opportunità di chiarire, e restringere, le modalità di applicazione della legge.  
Riusciranno nove giuristi a pronunciarsi su una questione così tecnica e dalle implicazioni tutt’altro che scontate? 

⚖️ Internet fuorilegge? 
Dalla limitazione della Sezione 230, che secondo alcuni ha creato l'era dei moderni social media, potrebbe infatti dipendere il futuro di Internet. Motivo per cui le aziende tecnologiche guardano con preoccupazione al caso, temendo una decisione che renderebbe il web vulnerabile a decine di azioni legali, minacciandone forse la stessa esistenza. 
La decisione della Corte Suprema si aggiunge così a un'accesa discussione mondiale sulla regolamentazione del mondo digital. Molti governi sostengono che i social network siano diventati terreno fertile per i discorsi d'odio e la disinformazione, e in Europa il Digital Service Act li obbligherà (dalla prossima estate) a prestare maggiore attenzione alla diffusione di contenuti illegali. 
Gli Stati Uniti manterranno una legge che, seppur cruciale per permettere alle Big Tech americane di prosperare, è stata concepita trent’anni fa, in un mondo senza social network
 
👉 🇳🇬 Sabato la Nigeria andrà al voto per il dopo Buhari: una partita cruciale per il futuro del più popoloso stato africano e dell’intero continente. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-nigeria-si-gioca-tutto-117105
🌍 UK E BREXIT: SIAMO ALLA FRUTTA?

🍅 Togliere le castagne dal fuoco
Da ieri ci sono razionamenti nelle vendite di alcuni prodotti ortofrutticoli nei maggiori supermercati del Regno Unito. È il caso di Tesco, dove ogni cliente può acquistare solo tre confezioni di pomodori, peperoni e cetrioli. O di Asda, dove le restrizioni sono già estese a insalata, broccoli, cavolfiori e lamponi.
Le cause ufficiali sono diverse: con l'aumento del prezzo del gas, riscaldare le serre costa di più, e lo stesso dicasi per il costo dei fertilizzanti. Così i produttori britannici hanno ridotto le forniture di vegetali, e molti rivenditori hanno scelto di aumentare le importazioni.
Una scelta che li ha però esposti alla volatilità del mercato mondiale, in cui il clima sta generando scarsità.

🇬🇧 Il pelo nell’uovo
Durante l’inverno il Regno Unito importa circa il 95% dei pomodori e il 90% delle lattughe da Spagna e Nord Africa. È bastato dunque un clima insolitamente freddo nella regione attorno ad Almeria, e alcune inondazioni che hanno colpito le coltivazioni in Marocco, a rendere evidenti le vulnerabilità nella catena di approvvigionamento.
E Brexit? Le nuove procedure di frontiera per le importazioni di frutta e verdura da paesi Ue non entreranno in vigore prima di gennaio 2024. Eppure il suo zampino potrebbe anche esserci: aggravando la carenza di manodopera, ha costretto i produttori locali ad aumentare i salari e dunque il costo dei prodotti domestici. Mentre temute lungaggini burocratiche alle dogane contribuiscono a rendere il Regno Unito un mercato meno desiderabile per gli esportatori Ue, soprattutto quelli di prodotti deperibili.

📈 Ciliegina sulla torta
E i sospetti su Brexit non finiscono qui. Basti pensare che i Paesi Ue, alle prese con le stesse sfide (crisi energetica e fluttuazioni climatiche) e con un’inflazione sui prodotti alimentari persino maggiore (a dicembre +18% anno su anno, contro +13% in UK), non denunciano carenze nei negozi.
Di sicuro poi Brexit ha gettato nell’incertezza gli agricoltori britannici, che grazie alla Politica agricola comune Ue ricevevano 4 miliardi di euro l’anno in sussidi. Solo il mese scorso, a tre anni dalla Brexit, gli agricoltori hanno saputo che Westminster stanzierà solo 2,7 miliardi di euro l’anno.
Non esattamente un bel viatico per un negoziato, quello sulla Brexit, sul quale il governo Sunak si prepara allo scontro. Stretto tra la necessità di trovare un compromesso con Bruxelles (che dall’anno scorso accusa Londra di violare il diritto internazionale) e una maggioranza tory ancora troppo lontana dalla realtà. E dagli scaffali dei supermercati.

👉🇵🇸 Dopo l’uccisione di 11 palestinesi a Nablus, si moltiplicano appelli alla calma. Ma di questo passo, tra israeliani e palestinesi le cose possono solo peggiorare. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-palestina-verso-una-nuova-intifada-117685
🌍UE: ANNIVERSARIO CON SANZIONI?

👀 Assenze illustri
E sono (quasi) dieci. A breve dovrebbe arrivare la fumata bianca sul decimo pacchetto dell’Unione Europea di sanzioni contro la Russia. Resta solo da superare lo scetticismo della Polonia, che reputa troppo alto il tetto proposto alle importazioni di gomma sintetica russa, superiore alle quantità arrivata ogni anno dello scorso decennio.
C’è però accordo sul resto delle misure, che prevedono nuove restrizioni all’esportazione verso Mosca di componenti elettronici, macchinari, motori e pezzi di ricambio che potrebbero essere usati dall’esercito russo, per un valore totale di circa 11 miliardi di euro. Un vero e proprio focus su tecnologia duale (usata per scopi civili e militari) e non solo, senza però includere due delle principali richieste di Kiev: il divieto a diamanti e nucleare russi.

💎Un diamante (russo) è per sempre
Anversa
è la capitale mondiale del traffico del prezioso minerale. Da qui passano l'86% dei diamanti grezzi del mondo. Di questi, prima della guerra, uno su quattro proveniva dalla Russia. Ora la percentuale si è ridotta notevolmente, ma il Belgio teme che l’inclusione tra le sanzioni di un embargo dei diamanti russi metterebbe a rischio 10mila posti di lavoro nella città: un costo politico insostenibile.
Discorso affine per il nucleare. 18 reattori nucleari su 100 attivi nell’UE sono stati costruiti con il supporto dall’agenzia nucleare russa, Rosatom, che esporta anche gran parte dell’uranio necessario per il loro funzionamento. Tagliare questi rapporti metterebbe a rischio il 37% della produzione di energia della Repubblica Ceca e un terzo del fabbisogno di Bulgaria e Ungheria. Che ad agosto ha persino firmato un nuovo accordo con la Russia per l’apertura di due nuovi reattori.

🔗Scissioni europee
Non è certo la prima volta che l’UE si divide nelle discussioni riguardo alle sanzioni alla Russia. Anche gli scorsi nove pacchetti sono stati oggetto di veti multipli (in primis dell’Ungheria) poi superati dopo settimane di trattative. Non bisogna poi dimenticare le sanzioni alla Russia per l’invasione della Crimea nel 2014, che portarono a più di un malumore nel fronte europeo, nonostante si trattasse di provvedimenti dalla portata estremamente ridotta rispetto a quelli attuali.
La coesione europea è quindi forse una delle buone notizie di questo primo anno di guerra. Ma si profila un bivio spinoso. L'Europa è infatti divisa tra due scuole di pensiero sul possibile sbocco del conflitto. Da una parte la linea dura dei Paesi dell’Est, con Polonia e Baltici che spingono per una vittoria totale ucraina (comprensiva di riconquista della Crimea). Dall’altra, quella più cauta dell’Europa centrale, occidentale e mediterranea, che reputa inevitabile un compromesso con Mosca.
L’Europa può rimanere unita pur con questa divisione?

🎙Un anno di guerra in Ucraina. Stiamo assistendo ai prodromi di una nuova Guerra Fredda? Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-un-anno-di-guerra-in-ucraina-e-una-nuova-guerra-fredda-tra-usa-e-russia-117891

🪖L’invasione dell’Ucraina ha riportato la guerra in Europa. Ma è assai diversa da quella che avremmo immaginato. A come sarà, purtroppo, il futuro della guerra, ISPI dedica il suo ultimo longread. Leggilo qui:
https://www.ispionline.it/it/il-futuro-della-guerra
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🌍 BREXIT, IL RITORNO: PATTO PER L’IRLANDA DEL NORD

🇬🇧🇪🇺 Deal done?
È stato un pomeriggio di intense negoziazioni a Windsor, dove la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è recata per incontrare il primo ministro inglese Rishi Sunak. L’obiettivo: raggiungere un accordo per risolvere l’annosa questione della gestione dei commerci con e attraverso l’Irlanda del Nord.
Il tema aveva creato conflitti e malumori sia all’interno del Regno Unito che con l’Unione europea, tanto che Bruxelles aveva intrapreso un’azione legale contro Londra (poi sospesa) per il mancato rispetto del protocollo del 2020. La cooperazione tra i due lati della Manica è poi ripresa e, tra scambi top secret e un accordo siglato già a gennaio per lo scambio di dati in tempo reale sul commercio, è sfociata nel patto annunciato questo pomeriggio.

🇮🇪 La sottile linea doganale
Secondo il protocollo del 2020, i beni scambiati tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord venivano sottoposti a controlli all’arrivo nell’Irlanda del Nord, invece che al confine tra questa e la Repubblica di Irlanda. Questa seconda opzione era stata infatti considerata molto sensibile a causa della travagliata storia politica del Paese. L’integrità territoriale dell’isola era così salva, evitando che venisse istituito un vero e proprio confine tra le due parti.
Ma, al contempo, manteneva l’Irlanda del Nord nel mercato unico europeo, creando di fatto una barriera commerciale nel Mare del Nord e aumentando quindi le procedure burocratiche. Uno scenario sgradito agli unionisti, in particolare al Democratic Unionist party (DUP), che a febbraio 2022 si è ritirato dal governo di Stormont (dove ha sede l’Assemblea dell’Irlanda del Nord) in segno di protesta, aprendo una fase di instabilità politica.

🚛 Una questione di sfumature
Il “new Windsor framework” annunciato da Sunak prevede un sistema per l’alleggerimento dei controlli sulle merci destinate all’Irlanda del Nord, che verrebbero importate con una “green lane” semplificata, rispetto a quelle dirette al mercato europeo (“red lane”). Intorno a questo fulcro, l’accordo dovrebbe garantire la sicurezza del mercato unico europeo, rassicurando al contempo chi vedeva minacciata la sovranità nordirlandese e l’integrità del Regno unito.
Si tratta però anche di un passo importante per distendere i rapporti tra Londra e Bruxelles nel segno di un atteggiamento definito “costruttivo” – in una data, forse non casualmente, ancora vicina a quella dell’anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina.
L’impresa di Sunak, però, non è finita. In serata, presenterà al parlamento. Il Primo ministro ha definito l’accordo “epocale”. Sarà in grado di convincere anche le forze più intransigenti ed euroscettiche?

👉🚢 Il naufragio al largo delle coste calabresi riporta l’immigrazione al centro del dibattito, tra accuse all’Europa e all’Italia. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-strage-dei-migranti-118463
🌎USA-CINA: COVID E ALTRI VELENI

🧐Da dove sbuchi fuori
La pandemia di Covid avrebbe avuto origine da una fuga accidentale da un laboratorio scientifico cinese. Questo è quanto riporta (con un basso grado di certezza) un nuovo rapporto (che smentisce il precedente del 2021) del dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, voce autorevole nel panorama americano che supervisiona l’attività di numerosi laboratori nel campo della biologia avanzata.
Si riaccende così il dibattito sull’origine del coronavirus, su cui si erano già espressi diversi dipartimenti dell’intelligence USA, con opinioni discordanti. L’FBI crede nell’origine da laboratorio, mentre quattro agenzie governative reputano più probabile che la pandemia sia nata per trasmissione naturale. Due sono ancora indecise. E se le accuse sul Covid del governo statunitense alla Cina non sono nuove, il loro tempismo non sembra casuale.

🧮La matematica non sarà mai il mio mestiere
Sin dallo scoppio della pandemia, gli Stati Uniti hanno invitato la Cina a garantire la trasparenza delle indagini internazionali sull’origine della pandemia. Pechino dal canto suo aveva chiesto di non politicizzare la questione. Ma poi, la mancanza di collaborazione delle autorità cinesi ha portato a metà febbraio l'Organizzazione Mondiale della Sanità a rinunciare a continuare l’indagine scientifica sull’origine del Covid, fondamentale per prevenire future pandemie.
Parallelamente, i numeri del coronavirus in Cina continuano a destare più di un dubbio. Il governo cinese parla ormai di vittoria decisiva sul virus: più dell'80% della popolazione sarebbe stata infettata dalla fine della politica zero-Covid, e i morti sarebbero solo 87mila (0,006% della popolazione). Secondo numerosi modelli internazionali, in realtà i decessi sarebbero compresi tra i 600mila e i 2 milioni.

📣 J’accuse
La nebbia cinese su origine e gestione del Covid19 è terreno fertile per le accuse americane che arrivano in un momento in cui Pechino è impegnata a rilanciare il suo ruolo internazionale dopo l’isolamento pandemico. Come si è visto con il discorso di Liu He, lo zar economico cinese, a Davos, il viaggio del capo della diplomazia cinese Wang Yi in Europa e la proposta di pace in 12 punti sulla guerra in Ucraina.
Non a caso, nelle ultime settimane gli USA hanno di nuovo accusato Pechino non solo di aver causato la pandemia, ma anche di voler fornire armi alla Russia, così da screditare il ruolo cinese di mediatore nella guerra in Ucraina.
Oltre che sul piano diplomatico, la competizione resta tesa su quello economico: è di oggi la decisione del Dipartimento del Commercio di vietare ai produttori di chip statunitensi, che vogliano beneficiare di sussidi nazionali, di espandere la capacità produttiva in Cina per un decennio.

C'è ancora spazio per una distensione?

🔴Il premier britannico Rishi Sunak ha annunciato un accordo con la Commissione Europea sul commercio con e attraverso l’Irlanda del Nord. Si chiude il capitolo della Brexit? Ne parliamo nella tavola rotonda ISPI di giovedì 2 marzo alle ore 18.00. Registrati e segui qui lo streaming: https://www.ispionline.it/it/evento/brexit-accordo-finale

👉🇨🇳🇧🇾Oggi il presidente bielorusso Lukashenko si reca a Pechino per vedere Xi Jinping, mentre in Kazakistan il Segretario Usa Anthony Blinken incontra i ministri delle repubbliche dell’Asia Centrale, tradizionale sfera d’influenza di Mosca. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-cina-diplomazie-incrociate-118694
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🌍 MACRON: TOURNÉE AFRICANA

🌳 Di nuovo in Africa
È iniziato il viaggio africano del presidente francese Emmanuel Macron. Un tour intensivo che lo porterà in quattro paesi da oggi a domenica, iniziando dal Gabon. Dove è prevista la sua partecipazione al One Forest Summit di Libreville, che riunisce vari capi di stato sul tema della preservazione della foresta equatoriale: il bacino del Congo, polmone verde dell’Africa, è infatti sempre più minacciato dal sovrasfruttamento agricolo.
Macron si sposterà poi in Angola e nella Repubblica del Congo, per concludere il viaggio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Tappe significative, dato che in due di questi paesi, Gabon e RDC, nel corso dell’anno si terranno le elezioni.

🇫🇷 Voltiamo pagina
Si tratta della diciottesima volta che il presidente francese si reca nel continente africano: a luglio scorso era andato in Camerun, Benin e Guinea Bissau. Il viaggio avviene, significativamente, due giorni dopo un’importante conferenza stampa in cui Macron ha delineato la sua visione per una nuova fase del partenariato con l’Africa.
In un discorso di 35 minuti, Macron si è dilungato sulla necessità di rinnovare i rapporti con il continente, richiamando a una “nuova era” delle relazioni, anche con paesi fuori dalla tradizionale sfera d’influenza francese (come, ad esempio, l’Angola). Con un accento che passi dalle collaborazioni militari a quelle economiche, fino all'istruzione.

🪖 Cambio di rotta
Una riflessione che non può non prendere atto del crescente sentimento di ostilità verso la Francia. Parigi sta infatti soffrendo l’espansione russa, tramite attività di mercenari e campagne di disinformazione, in quella che era tradizionalmente la sua sfera di influenza. E se la Francia rimane ancora uno dei più importanti partner commerciali del continente, sul fronte economico non può che fare i conti con la Cina, che l’ha ampiamente superata per volume di scambio.
L’inversione di rotta dell’Eliseo comporterà anche una “diminuzione visibile” delle basi militari. Ad agosto le truppe francesi avevano lasciato il Mali sotto richiesta della giunta di Bamako; uno scenario riproposto poi a febbraio in Burkina Faso, costringendo Parigi a riarticolare la propria presenza militare nel Sahel. Ora si prevede una riorganizzazione delle basi francesi anche in Senegal, Costa d’Avorio e Gabon, dove si lascerà il passo all’addestramento di (e collaborazione con) forze africane.
Con un occhio al passato, Parigi vuole insomma aggiustare il tiro: riuscirà a trasformare i propositi in fatti?

👉 🇳🇬 In Nigeria, il candidato del partito al governo, Bola Tinubu, è stato eletto nuovo presidente, ma i partiti di opposizione denunciano brogli e chiedono di ripetere il voto. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/nigeria-tinubu-presidente-ma-lopposizione-non-ci-sta-118804
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🌍MOLDAVIA: IL FRONTE OCCIDENTALE

📈Effetto domino?
Continuano le proteste in Moldavia, dove martedì si è tenuta la seconda manifestazione antigovernativa in meno di due settimane. Le richieste dei manifestanti sono le stesse da mesi: sussidi statali per pagare le bollette, nonché neutralità nella guerra in Ucraina. Ma dietro le proteste, organizzate (e finanziate) dal partito dell’oligarca filorusso Ilan Shor, c’è anche chi chiede le dimissioni del governo filoccidentale e le elezioni anticipate.
Dopo anni di governi favorevoli a Mosca, nel 2021 l'ex repubblica sovietica aveva eletto un esecutivo pro-europeo. In meno di un anno, però, il governo ha iniziato a vacillare a causa della guerra e della crisi economica innescata dalla carenza di forniture energetiche russe. E quando le bollette hanno quasi raggiunto l'equivalente di una pensione minima mensile, e il costo della vita a diventare insostenibile (inflazione di gennaio, +27%), i cittadini hanno iniziato a protestare.
Qualcuno però, dietro all’accendersi delle proteste e alla richiesta di nuove elezioni, vede anche lo zampino del Cremlino.

🥵Fronte caldo
In fondo, a prima vista sembrerebbe una guerra ibrida da manuale: manipolare le forniture energetiche per innescare la crisi economica e sfruttare la bassa popolarità del governo pro-europeo (25% di approvazione) per sostituirlo. Mosca nega, e, anzi, accusa Zelenskyy di voler inscenare un‘invasione russa della Transnistria per giustificare un imminente attacco ucraino nella regione.
C'è poi chi interpreta la questione diversamente, ipotizzando che il Cremlino non si sia intromesso apertamente in Moldavia solo a causa dei fallimenti nelle battaglie di Odessa e nella costa ucraina del Mar Nero. Nei piani iniziali di Putin, invece, la posizione strategica della Transnistria gli avrebbe permesso di irrompere in Ucraina da ovest e chiudere la morsa.
E mentre queste rimarranno supposizioni strategiche, una cosa è però certa: il Cremlino un successo l’ha già ottenuto con la crisi (e poi le dimissioni a inizio febbraio) della premier Natalia Gavrilița.

⚠️Leaning West
Prontamente rimpiazzata da Dorin Recean, già consulente presidenziale per questioni di difesa e sicurezza, il governo rimane quindi filo-occidentale, ma fortemente indebolito. Motivo per cui la tensione è alta, l’Occidente monitora eventuali tentativi di destabilizzazione del Paese.
E se da una parte Chișinău ha ottenuto la revisione europea dei suoi sistemi di difesa informatici per contrastare gli attacchi russi e il dilagare della disinformazione, dall’altra in Moldavia servirebbero anche ingenti finanziamenti per accogliere il flusso di rifugiati in fuga dall’Ucraina (108mila rifugiati registrati ufficialmente, pari al 4% della popolazione).
Un tema, quello dei fondi accoglienza, oggi particolarmente caldo anche in Europa. L’Unione sarà pronta a fare fronte anche alle necessità di un paese candidato come la Moldavia?

👉🇮🇳Giorgia Meloni vola a Delhi per rafforzare i rapporti con l’India in concomitanza con il G20 ministeriale. Dove però i lavori si bloccano a causa della guerra in Ucraina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/meloni-in-india-nuovo-partner-strategico-dellitalia-118972

🔴Che impatto ha avuto l’ascesa della Cina sulle relazioni internazionali e sulla tenuta dell’ordine globale? Scoprilo il 17 marzo nel nuovo corso online della ISPI School:
https://www.ispionline.it/it/corsi/dalla-grande-divergenza-alla-grande-convergenza-il-mondo-euroatlantico-e-la-sfida-cinese-36946
GERMANIA-USA: ARMIAMOCI E PARTITE? 

🇺🇸🇩🇪 Relazione aperta 
In queste ore il cancelliere tedesco Olaf Scholz atterra a Washington per un incontro privato con il presidente Joe Biden. Non ne conosciamo i dettagli, ma una cosa è certa: a un anno dall’invasione, è ancora l’Ucraina a dominare l’agenda. Anche perché a Berlino cresce l’irrequietudine. Da un lato aumentano le proteste, e le voci di chi si chiede come e quando finirà il conflitto. Dall’altro crescono le preoccupazioni per un possibile invio di armi cinesi a Mosca. 
Una questione spinosa per i due Paesi. Non solo perché ciò prolungherebbe la guerra, svuotando ulteriormente i (già vuoti) arsenali degli alleati. Ma anche perché Pechino è il principale partner commerciale della Germania e quest’ultima non vede di buon occhio la possibilità, ventilata dagli Stati Uniti, di imporre sanzioni alla Cina in caso di invio di armi.  
Anzi, il cancelliere tedesco vorrebbe proprio Pechino (e la sua influenza su Mosca) al centro dei negoziati di pace in Ucraina. 

💶 Svolta... epocale? 
Negoziati che i tedeschi chiedono a gran voce, con oltre 10mila persone che nel fine settimana hanno marciato contro la fornitura di ulteriori armi all'Ucraina. Un'opposizione che non facilita il riarmo della Germania, né tantomeno la Zeitenwende (“Svolta epocale) promessa da Scholz proprio un anno fa, con l’impegno di portare il bilancio della difesa al 2% del PIL e la costituzione di un fondo da €100 miliardi per l’ammodernamento dell’arsenale tedesco. 
Ad oggi, però, quasi nulla di quei fondi è ancora stato speso e il budget per le spese militari è fermo all’equivalente di 52 miliardi di dollari (1,3% del PIL), lasciando deluso chi sperava in una politica estera più assertiva – e commisurata alla forza economica del paese. Segno di un cancelliere più preoccupato dalla stabilità interna che da Mosca? 

🪖 Umbrella academy 
Qualche influenza su Biden il cancelliere tedesco sembra pur averla avuta, perlomeno quando ha ottenuto l’invio dei carri armati americani insieme ai Leopard tedeschi. Più in generale, però, la guerra in Ucraina ha dimostrato ancora una volta la dipendenza della Germania, e dell'UE, dagli Stati Uniti per la propria sicurezza. 
Gli aiuti militari statunitensi all'Ucraina sono stati di gran lunga i più elevati di tutti i sostenitori occidentali ($44 miliardi vs $2,3 miliardi tedeschi), ed è stata sempre Washington a spronare gli alleati europei a fare di più. 
E così, mentre si attende l’annuncio del nuovo pacchetto americano di aiuti militari a Kiev, rimane invece incerto il nuovo contributo di Berlino. In un mondo in cui prevalgono sempre più gli interessi nazionali, per quanto ancora la sicurezza europea sarà appaltabile agli Stati Uniti? 

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