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InsideOver è un sito di reportage, approfondimento e analisi su temi internazionali. Grazie ai nostri lettori abbiamo realizzato reportage in tutto il mondo.

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Con l’arrivo di Trump sembrava che per il Pentagono fosse l’ora dei tagli. E invece il Presidente ha annunciato di voler investire un trilione di dollari (mille miliardi) nella Difesa. Forse che gli Usa non hanno abbastanza cannoni o carri armati per aiutare l’Ucraina o attaccare gli Houthi?

In realtà, il compito principale dell’apparato militare Usa (comprese le circa 800 basi di cui dispone in altri Paesi) non è fare la guerra ma garantire il sistema di alleanze e il flusso economico di un Paese che produce più dollari che merci, che nei decenni si è deindustrializzato accontentandosi di importare sempre più.

Ecco i dati e la storia.

https://it.insideover.com/difesa/trump-promette-mille-miliardi-per-la-difesa-ma-la-guerra-non-e-il-vero-obiettivo.html
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Forwarded from Piccolenote
Trump starebbe “perdendo la pazienza” con Netanyahu e gli avrebbe dato due o tre settimane di tempo per porre fine alla guerra di Gaza. Lo riferisce Yedioth Ahronoth, riportando confidenze ricevute da alcuni funzionari israeliani.
Così Ynet: “Alcuni funzionari israeliani che hanno parlato con le loro controparti americane hanno appreso che Trump ha concesso a Netanyahu altro tempo per continuare le operazioni militari, ma non più di due o tre settimane”.

“Fonti americane hanno detto ieri sera (mercoledì) alle famiglie degli ostaggi che la questione era in cima alla lista delle priorità nel corso dell’incontro tra i due leader [Trump e Netanyahu] alla Casa Bianca di lunedì scorso. Le fonti hanno sottolineato che gli americani stanno facendo pressioni per un accordo sugli ostaggi come parte di un’iniziativa più ampia in Medio Oriente che ha come obiettivo porre fine alla guerra a Gaza e…

https://www.piccolenote.it/mondo/trump-da-una-scadenza-a-netanyahu-su-gaza-e-witkoff-vola-a-mosca
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La lobby israeliana negli Stati Uniti è più influente e potente che mai.
Secondo quanto riportato da The Hill, il potente gruppo di pressione American Israel Public Affairs Committee (Aipac) non perde tempo e torna all’attacco dei critici della guerra di Tel Aviv a Gaza.

A partire da martedì 9 aprile 2025, l’Aipac ha infatti lanciato una nuova serie di annunci pubblicitari, con un investimento a sei cifre, mirati a colpire i senatori democratici che la scorsa settimana hanno sostenuto le mozioni del senatore del Vermont e già candidato alla presidenza, Bernie Sanders, che mira a sospendere gli aiuti militari a Israele.

Leggi l’approfondimento di roberto vivaldelli al link

https://it.insideover.com/politica/usa-la-lobby-israeliana-non-dorme-mai-laipac-lancia-una-nuova-offensiva.html/amp

#aipac #usa #lobby #israel #sanders
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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Milano e le narrazioni, solitamente, sono due: la moda, il design, lo shopping e gli aperitivi da una parte, e i titoloni di cronaca dall’altra, che ritraggono invece una Milano invasa da delinquenza e disagio. Ritratti un po’ semplicistici, patinati e artificiosi nel primo caso, denigratori nel secondo, che non restituiscono alcuna dignità ai milanesi. Ma che cos’è diventata, davvero, Milano oggi?

Il documentario "Esseri urbani" a cura di Mariasole Caio, Marco Occhionero, Camilla Parodi e Simone Pontini della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, si cimenta nella non facile impresa di raccontare una Milano diversa, lontana dai diffusi e scintillanti stereotipi, indagando un tema quantomai attuale: quello dell’emergenza abitativa.

Puoi vedere il documentario integrale al link

https://www.tulipanidisetanera.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-a7515f77-d023-4817-aecf-f980876f9827.html
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2 prigionieri israeliani detenuti da Hamas nella Striscia di Gaza, fanno appello agli israeliani per fare pressione sul governo e sul suo Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Chiedono ad Israele di impegnarsi seriamente per il loro rilascio.

Uno dei prigionieri nella clip dice: “Siamo usciti per un momento per respirare all'aria aperta e vedere il cielo e le stelle. L'esercito israeliano ha deciso di bombardarci e colpire l'edificio in cui mi trovavo.”

Ha aggiunto: “Siamo sopravvissuti alla morte e siamo pieni di graffi. Grazie ai combattenti di Hamas che hanno rischiato se stessi e ci hanno portato fuori. Ora siamo di nuovo nei tunnel, tutta colpa del governo di Israele”.

Uno dei due soldati dell’IDF ha evidenziato che il governo di Israele non avrebbe, in realtà, alcun interesse e impegno per riportare a casa gli ostaggi ancora in mano di Hamas.

#gazagenocide #israel #idf #soldiers
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Il ministro israeliano per la sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir è arrivato sul luogo in cui la polizia israeliana ha ucciso Wahib Abu Arar ad Arara, un ragazzo palestinese di 26 anni, per congratularsi con il poliziotto che ha sparato.

Il 9 aprile, nella Cisgiordania occupata, sono due i palestinesi che sono stati uccisi dalle forze di polizia israeliana, benchè si conosca l’identità di solo uno dei due.

Ben Gvir non è nuovo a questo tipo di gesti.
A marzo 2024 Proprio Ben Gvir aveva elogiato l’uccisione di un bambino palestinese di 12 anni, Rami al-Halhouli, ucciso dall’IDF a Gerusalemme Est occupata.

"Sostengo il soldato che ha ucciso il terrorista che ha cercato di sparare fuochi d'artificio a lui e alle truppe. Così è esattamente come dovresti agire contro i terroristi, con determinazione e precisione” aveva scritto su X Ben Gvir riferendosi all’uccisone del bambino di 12 anni.

#gaza #israel #bengvir
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L’Africa corre. La demografia galoppa, lo sviluppo economico arranca ma preme, e l’elettricità – quella che in Occidente diamo per scontata – diventa il nodo di un continente che nel 2050 ospiterà 2,4 miliardi di persone, contro gli 1,4 di oggi.

Solo la metà di loro, al momento, accende una lampadina senza temere per un blackout. In questo scenario, l’energia nucleare si affaccia come una sirena: potente, stabile, ma carica di promesse che odorano di propaganda e di rischi.

Il Sudafrica è il pioniere del nucleare: due reattori da 900 MW ciascuno, un 5% del fabbisogno nazionale. Ma non basta.

L’Africa ha fame di energia, e il nucleare sembra una risposta.

Leggi l’articolo di Giuseppe Gagliano al link, per capire come l’energia nucleare sta cambiando il mercato energetico africano tra rischi domestici e pericoli politici internazionali.

https://lnkd.in/d8gupwb2

#nuclearpower #africa
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Giovedì 10 aprile 12 attivisti di Greenpeace UK hanno riversato 300 litri di colorante "rosso sangue" nell'acqua che circonda parzialmente l'ambasciata degli Stati Uniti per sottolineare la "morte e la devastazione causate a Gaza dalle armi USA vendute a Israele".

Dopo una perquisizione dell'area, sei persone erano state arrestate e collegate all’azione secondo le forze dell’ordine londinesi, tra cui il capo Greenpeace UK.

In una nota sui social media, Greenpeace UK ha detto che la tintura utilizzata era una tintura per laghetti non tossica, biodegradabile e per uso alimentare che non "compone alcun rischio per le persone, la fauna selvatica o l'ambiente".

Ha anche aggiunto che lo stagno è accessibile tramite un sentiero pubblico e "non c'è stata alcuna violazione o tentativo di violazione del perimetro sicuro del sito", ha detto un portavoce.
Il gruppo ha condannato gli arresti come "ulteriore prova che il diritto di protestare è sotto attacco nel Regno Unito".

#activist #london #usa #gazagenocide
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Forwarded from Piccolenote
Iniziano oggi in Oman le trattative sul nucleare iraniano tra la delegazione di Washington guidata da Steve Witkoff e quella di Teheran. Prima dell’incontro Witkoff, reduce da un faccia a faccia di quattro ore con Putin, ha detto che l’America è pronta a “un compromesso“.

Dichiarazione che va letta in parallelo alle parole di Trump, il quale ha tracciato una linea rossa per l’Iran: “Non può avere l’arma atomica“. Affermazione, quest’ultima, che appare ovvia, ma che ovvia non è, dal momento che i falchi anti-Teheran stanno tentando di inserire nel negoziato altre linee rosse, che vedono lo smantellamento delle milizie armate sciite in Medio oriente – Hezbollah, le milizie irachene e quelle Houti – e il ridimensionamento delle capacità belliche di Teheran.
Sono tali pressioni a rendere difficile un negoziato di per sé facilissimo, dal momento che l’Iran non ha mai perseguito l’arma atomica…

https://www.piccolenote.it/mondo/politica-estera-usa-tempo-di-compromessi
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Iniziano oggi in Oman le trattative sul nucleare iraniano tra la delegazione di Washington guidata da Steve Witkoff e quella di Teheran. Prima dell’incontro Witkoff, reduce da un faccia a faccia di quattro ore con Putin, ha detto che l’America è pronta a “un compromesso“.

Dichiarazione che va letta in parallelo alle parole di Trump, il quale ha tracciato una linea rossa per l’Iran: “Non può avere l’arma atomica“. Affermazione, quest’ultima, che appare ovvia, ma che ovvia non è, dal momento che i falchi anti-Teheran stanno tentando di inserire nel negoziato altre linee rosse, che vedono lo smantellamento delle milizie armate sciite in Medio oriente – Hezbollah, le milizie irachene e quelle Houti – e il ridimensionamento delle capacità belliche di Teheran.
Sono tali pressioni a rendere difficile un negoziato di per sé facilissimo, dal momento che l’Iran non ha mai perseguito l’arma atomica…

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