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InsideOver è un sito di reportage, approfondimento e analisi su temi internazionali. Grazie ai nostri lettori abbiamo realizzato reportage in tutto il mondo.

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Nonostante il cessate il fuoco, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) continuano a distruggere sistematicamente i villaggi nel Libano meridionale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, alle operazioni partecipano anche decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati, retribuiti in base al numero di strutture distrutte.

Una fonte a conoscenza dei dettagli ha dichiarato ad Haaretz che alcuni appaltatori avevano già lavorato nella Striscia, applicando metodi e strategie di demolizione già utilizzate a Gaza.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato il mese scorso che "tutte le case nei villaggi vicino al confine libanese saranno demolite seguendo il modello di Rafah e Beit Hanoun a Gaza".

Un’inchiesta del quotidiano israeliano The Marker aveva rivelato che, a Gaza, gli operatori di bulldozer impiegati nella demolizione di abitazioni e infrastrutture possono guadagnare fino a 30.000 shekel al mese (circa 9.000 dollari).

#lebanonunderattack #israel
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LO STRETTO PIÙ STRETTO - L'andamento del traffico navale nello Stretto di Hormuz dall'inizio di febbraio ad oggi.
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LIBANO, LE ROVINE - Nella foto, un carro armato israeliano Merkava Mk.4M tra le rovine della città di Bint Jbeil, nel Sud del Libano, la città occupata e poi distrutta dalle truppe israeliane. Nei video, ripresi da droni, il panorama delle rovine.
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UCRAINA, ATTENTATO MIRATO - Secondo notizie di fonte ucraina, la Russia ha tentato di uccidere Sergey Beskrestnov, consigliere del Ministero della Difesa ucraino, utilizzando droni Geran-2. Quattro droni sono stati lanciati contro la sua abitazione, uno dei quali ha colpito la casa. Beskrestnov è ora ricoverato in ospedale.
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Per la terza volta dall’inizio della guerra in Iran, i mercati del petrolio registrano movimenti anomali e perfettamente sincronizzati con annunci politici di rilievo.

Un pattern che rafforza i sospetti di insider trading su larga scala, con operazioni miliardarie piazzate pochi minuti prima di annunci in grado di scuotere i mercati globali.

L’episodio più recente risale al 17 aprile. Tra le 12:24 e le 12:25 GMT, in una finestra di appena sessanta secondi, gli investitori hanno venduto complessivamente 7.990 contratti futures sul Brent.

Al prezzo di quel momento, si tratta di operazioni per un valore di circa 760 milioni di dollari. Una scommessa netta e massiccia su un imminente calo del petrolio.

Venti minuti più tardi, alle 12:45 GMT, è arrivata la conferma: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe rimasto completamente aperto per il resto del cessate il fuoco.

Nel giro di pochi minuti, il mercato ha reagito con violenza: il prezzo del greggio è sceso fino all’11% nella stessa giornata.

Non si tratta di un caso isolato.

È la terza volta, nel giro di poche settimane, che si registrano scommesse di questa portata immediatamente prima di annunci chiave legati al conflitto.

Il 7 aprile Reuters ha riportato operazioni per circa 950 milioni di dollari piazzate poche ore prima dell’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran.

Ancora prima, il 23 marzo, circa 500 milioni di dollari sono stati scambiati in appena 15 minuti prima che il presidente degli Stati Uniti Trump annunciasse il rinvio di attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, provocando un crollo del petrolio del 15%.

La ripetizione di questo schema rende sempre più difficile parlare di coincidenze. Operazioni così precise per tempistiche e dimensioni suggeriscono che chi le esegue abbia informazioni riservate fornite direttamente dall’elitè politica.

#iran #usa #oilstock #hormuz #insidetrading
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ALL'ABBORDAGGIO - Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha diffuso un video che mostra i Marines partire in elicottero dalla USS Tripoli per abbordare e sequestrare la nave Touska, battente bandiera iraniana.
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IRAQ, VIA I CONTRACTORS USA - Il Guardian rende noto che un'azienda Usa del settore della difesa ha evacuato circa 100 lavoratori dall'Iraq all'inizio di questo mese, in seguito alle istruzioni del governo statunitense di ridurre il personale a Erbil. La decisione arriva in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza delle aziende che operano in Iraq e nel vicino Kuwait, a causa dell'escalation delle tensioni regionali.
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L’invito rivolto dal neoeletto premier ungherese Peter Magyar a Benjamin Netanyahu per una visita di Stato non è un gesto protocollare e neppure una semplice continuità diplomatica con il passato governo ungherese.

È una sfida aperta alla Corte Penale Internazionale da parte dell’Ungheria e, più in generale, all’idea stessa che il diritto internazionale possa ancora esercitare un vincolo reale sugli Stati quando entrano in gioco interessi strategici, alleanze ideologiche e convenienze di potenza.

Il 13 aprile 2026 Magyar aveva dichiarato di voler riportare l’Ungheria nel pieno della giurisdizione della Corte, segnando una discontinuità rispetto alla traiettoria imboccata da Viktor Orbán. Due giorni dopo, però, il nuovo premier eletto ha invitato un capo di governo colpito da mandato d’arresto internazionale.

https://it.insideover.com/nazionalismi/lungheria-di-magyar-e-israele-come-orban-piu-di-orban.html

#israel #hungary
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