Caccia austriaci contro aerei spia americani: un errore sulla rotta dei mezzi Usa verso il Medio Oriente
Un episodio nei cieli europei evidenzia tensioni e rischi operativi legati ai movimenti militari statunitensi diretti verso il Medio Oriente.
Leggi l’articolo di Davide Bartoccini qui 👉 https://it.insideover.com/difesa/caccia-austriaci-contro-aerei-spia-americani-un-errore-sulla-rotta-dei-mezzi-usa-verso-il-medio-oriente.html
#insideover #difesa #usa #geopolitica #mediooriente
Un episodio nei cieli europei evidenzia tensioni e rischi operativi legati ai movimenti militari statunitensi diretti verso il Medio Oriente.
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Nvidia: la mano di un pacifista israeliano dietro i record del colosso dei chip
Dietro il successo globale di Nvidia emerge una figura chiave con un passato legato a posizioni pacifiste, rivelando una dimensione meno nota nella crescita del gigante tecnologico.
Leggi l’articolo di Andrea Muratore qui 👉 https://it.insideover.com/tecnologia/nvidia-la-mano-di-un-pacifista-israeliano-dietro-i-record-del-colosso-dei-chip.html
#insideover #tecnologia #nvidia #israele #innovazione
Dietro il successo globale di Nvidia emerge una figura chiave con un passato legato a posizioni pacifiste, rivelando una dimensione meno nota nella crescita del gigante tecnologico.
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Durante una riunione di governo alla Casa Bianca Trump il 27 maggio Trump ha minacciato un’azione militare contro l’Oman se collaborasse con l’Iran per controllare lo Stretto di Hormuz.
Nello stesso contesto Trump ha anche minacciato che non verrà concluso un accordo se Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar non aderiranno formalmente agli Accordi di Abramo, una serie di intese diplomatiche firmate nel 2020 sotto la mediazione USA che hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi, tra cui Bahrein e Marocco.
Gli accordi sono stati criticati da Iran e da parte del mondo arabo per aver marginalizzato la questione palestinese.
Alla domanda di un giornalista sulla possibilità di un accordo temporaneo che consentisse a Iran e Oman di gestire congiuntamente il traffico commerciale e marittimo nello Stretto di Hormuz, Trump ha respinto categoricamente l’ipotesi. “No, lo stretto resterà aperto a tutti”, ha dichiarato il presidente statunitense. “Sono acque internazionali e l’Oman si comporterà come tutti gli altri, altrimenti dovremo farlo saltare in aria”.
Secondo diverse fonti regionali, l’amministrazione Trump guarderebbe con crescente preoccupazione alle discussioni avviate tra Oman e Iran su un possibile meccanismo congiunto di supervisione dello Stretto di Hormuz, inserito in un più ampio progetto di sicurezza marittima regionale volto a riaprire pienamente le rotte commerciali dopo mesi di tensioni e scontri che hanno destabilizzato i mercati energetici globali.
Secondo fonti vicine all’amministrazione repubblicana, il dossier sull’adesione dei Paesi arabi agli accordi Abramo sarebbe seguito direttamente dall’inviato Steve Witkoff e da Jared Kushner, già architetto della prima fase degli accordi durante il precedente mandato Trump. "I Paesi arabi ce lo devono”, ha detto Trump.
#trump #iran #hormuz
Nello stesso contesto Trump ha anche minacciato che non verrà concluso un accordo se Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar non aderiranno formalmente agli Accordi di Abramo, una serie di intese diplomatiche firmate nel 2020 sotto la mediazione USA che hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi, tra cui Bahrein e Marocco.
Gli accordi sono stati criticati da Iran e da parte del mondo arabo per aver marginalizzato la questione palestinese.
Alla domanda di un giornalista sulla possibilità di un accordo temporaneo che consentisse a Iran e Oman di gestire congiuntamente il traffico commerciale e marittimo nello Stretto di Hormuz, Trump ha respinto categoricamente l’ipotesi. “No, lo stretto resterà aperto a tutti”, ha dichiarato il presidente statunitense. “Sono acque internazionali e l’Oman si comporterà come tutti gli altri, altrimenti dovremo farlo saltare in aria”.
Secondo diverse fonti regionali, l’amministrazione Trump guarderebbe con crescente preoccupazione alle discussioni avviate tra Oman e Iran su un possibile meccanismo congiunto di supervisione dello Stretto di Hormuz, inserito in un più ampio progetto di sicurezza marittima regionale volto a riaprire pienamente le rotte commerciali dopo mesi di tensioni e scontri che hanno destabilizzato i mercati energetici globali.
Secondo fonti vicine all’amministrazione repubblicana, il dossier sull’adesione dei Paesi arabi agli accordi Abramo sarebbe seguito direttamente dall’inviato Steve Witkoff e da Jared Kushner, già architetto della prima fase degli accordi durante il precedente mandato Trump. "I Paesi arabi ce lo devono”, ha detto Trump.
#trump #iran #hormuz
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Dentro Finarte: presenza femminile tra passione, storia e visione https://share.google/yVTIP16xkZ9gV4oWf
InsideOver
Dentro Finarte: presenza femminile tra passione, storia e visione
Fondata nel 1959 da Gian Marco Manusardi Finarte è una delle realtà storiche più rilevanti del mercato dell’arte dove l'impegno femminile
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Il 22 maggio, Erdoğan ha firmato decreto contro Bilgi: l’ università più libera di Turchia deve essere chiusa. In tre giorni, gli studenti l'hanno riaperta.
L'Università Bilgi nasce negli anni '90: cosmopolita, liberal, europeista. Esattamente il tipo di spazio che l'AKP, partito al governo, non tollera. La scusa ufficiale?
Indagini sulla holding proprietaria hanno portato a sospetti di riciclaggio, frode fiscale. Il messaggio reale? Se studi lì, sei già sospetto.
Dopo giorni di protesta da parte degli studenti, verso i quali lo stato turco ha risposto con violenza e repressione, il governo ha fatto un passo indietro riaprendo l’università.
Il quadro generale, però, non si esaurisce ai confini turchi ma arriva fino in Europa.
In Germania vivono 3,5 milioni di persone di origine turca. E da decenni sono il punto di riferimento dell'AKP all'estero: imam, servizi segreti, reti comunitarie.
Ankara, la capitale, ha costruito una macchina di controllo che funziona anche a migliaia di chilometri di distanza.
La diaspora turca in Germania è per lo più conservatrice e i sondaggi rivelano un paradosso: i giovani in Turchia sono sempre più laici e contro l'AKP, ma lo stesso non si può dire dei loro coetanei in Germania.
Chi vota Erdoğan dall'estero ne subisce il fascino, ma non la repressione. Il paradosso? I turchi della diaspora in Germania sono pro Erdoğan (quindi di destra) ma, politicamente, essendo classe operaia tedesca, in Germania sono “di sinistra”.
Eppure qualcosa si muove. Dopo l'arresto del sindaco İmamoğlu, alcune comunità turche e rappresentanti del CHP hanno organizzato manifestazioni in diverse città tedesche. Non è la maggioranza ma è un segnale.
E chi protesta sa che non è gratis. È lo stesso Erdoğan a fare pressione affinché la popolazione turca all'estero si mobiliti per identificare i dissidenti. Una sorveglianza che arriva fino in Europa: pressioni familiari, isolamento, stalking online.
Erdoğan ha fatto marcia indietro su Bilgi per ora.
Ma la domanda resta: può davvero parlare liberamente chi critica il governo turco, anche vivendo in Germania?
#turkey
L'Università Bilgi nasce negli anni '90: cosmopolita, liberal, europeista. Esattamente il tipo di spazio che l'AKP, partito al governo, non tollera. La scusa ufficiale?
Indagini sulla holding proprietaria hanno portato a sospetti di riciclaggio, frode fiscale. Il messaggio reale? Se studi lì, sei già sospetto.
Dopo giorni di protesta da parte degli studenti, verso i quali lo stato turco ha risposto con violenza e repressione, il governo ha fatto un passo indietro riaprendo l’università.
Il quadro generale, però, non si esaurisce ai confini turchi ma arriva fino in Europa.
In Germania vivono 3,5 milioni di persone di origine turca. E da decenni sono il punto di riferimento dell'AKP all'estero: imam, servizi segreti, reti comunitarie.
Ankara, la capitale, ha costruito una macchina di controllo che funziona anche a migliaia di chilometri di distanza.
La diaspora turca in Germania è per lo più conservatrice e i sondaggi rivelano un paradosso: i giovani in Turchia sono sempre più laici e contro l'AKP, ma lo stesso non si può dire dei loro coetanei in Germania.
Chi vota Erdoğan dall'estero ne subisce il fascino, ma non la repressione. Il paradosso? I turchi della diaspora in Germania sono pro Erdoğan (quindi di destra) ma, politicamente, essendo classe operaia tedesca, in Germania sono “di sinistra”.
Eppure qualcosa si muove. Dopo l'arresto del sindaco İmamoğlu, alcune comunità turche e rappresentanti del CHP hanno organizzato manifestazioni in diverse città tedesche. Non è la maggioranza ma è un segnale.
E chi protesta sa che non è gratis. È lo stesso Erdoğan a fare pressione affinché la popolazione turca all'estero si mobiliti per identificare i dissidenti. Una sorveglianza che arriva fino in Europa: pressioni familiari, isolamento, stalking online.
Erdoğan ha fatto marcia indietro su Bilgi per ora.
Ma la domanda resta: può davvero parlare liberamente chi critica il governo turco, anche vivendo in Germania?
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In Cisgiordania procede a ritmo serrato il “sacro lavoro” di ripulire territori palestinesi sempre più ampi “in vista delle future ville ebraiche”, come riferisce il giornale israeliano Haaretz, che dettaglia le conseguenze delle razzie dei coloni.
Dall’inizio del 2023 ad oggi sono 5375 gli attacchi contro i palestinesi della Cisgiordania occupata: attacchi conclusi con palestinesi uccisi, feriti o privati del loro bestiame.
Nel tragico bilancio riportato non compaiono le aggressioni in cui “questi ambasciatori della supremazia razziale”, come annota Haaretz, si sono prodotti in intimidazioni e provocazioni.
Lo scopo è sempre lo stesso: costringere i palestinesi ad andare via dalle loro terre per fare spazio ai coloni prima, e alle ville israeliane poi.
https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html
Dall’inizio del 2023 ad oggi sono 5375 gli attacchi contro i palestinesi della Cisgiordania occupata: attacchi conclusi con palestinesi uccisi, feriti o privati del loro bestiame.
Nel tragico bilancio riportato non compaiono le aggressioni in cui “questi ambasciatori della supremazia razziale”, come annota Haaretz, si sono prodotti in intimidazioni e provocazioni.
Lo scopo è sempre lo stesso: costringere i palestinesi ad andare via dalle loro terre per fare spazio ai coloni prima, e alle ville israeliane poi.
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In completa violazione del cosiddetto “cessate il fuoco”, il premier israeliano Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato all’esercito israeliano di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza.
In una dichiarazione video pronunciata in ebraico durante una conferenza presso l'Accademia di leadership Ein Prat in un insediamento israeliano in Cisgiordania occupata, Netanyahu ha dichiarato: "Attualmente stiamo mettendo alle strette Hamas. Ora controlliamo il 60% del territorio della Striscia. Sapete, eravamo al 50%, siamo passati al 60%. La mia direttiva è di arrivare al 70%”.
Una persona del pubblico ha gridato: “100%”, al che Netanyahu ha risposto ridendo dicendo “Procederemo per gradi. Inizieremo con il 70%.”
A marzo Israele ha pubblicato senza annunci ufficiali le nuove mappe della Striscia di Gaza in cui Israele controllava il 64% del territorio palestinese, anziché il 53% come previsto dagli accordi di “cessate il fuoco”.
In una dichiarazione video pronunciata in ebraico durante una conferenza presso l'Accademia di leadership Ein Prat in un insediamento israeliano in Cisgiordania occupata, Netanyahu ha dichiarato: "Attualmente stiamo mettendo alle strette Hamas. Ora controlliamo il 60% del territorio della Striscia. Sapete, eravamo al 50%, siamo passati al 60%. La mia direttiva è di arrivare al 70%”.
Una persona del pubblico ha gridato: “100%”, al che Netanyahu ha risposto ridendo dicendo “Procederemo per gradi. Inizieremo con il 70%.”
A marzo Israele ha pubblicato senza annunci ufficiali le nuove mappe della Striscia di Gaza in cui Israele controllava il 64% del territorio palestinese, anziché il 53% come previsto dagli accordi di “cessate il fuoco”.
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Australia, non votare Israele all'Eurovision diventa una colpa https://it.insideover.com/media-e-potere/e-una-colpa-non-votare-la-canzone-di-israele-le-polemiche-sulleurovision-al-senato-australiano.html
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Australia, non votare Israele all'Eurovision diventa una colpa
Una senatrice dell'opposizione ha presentato un'interrogazione perché il cantante di Israele ha preso zero voti australiani all'Eurovision.
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Israele accusato di violenze sessuali dall'Onu: lo scontro è totale https://share.google/Rl40HQ9u4OUHRsZyd
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Israele accusato di violenze sessuali dall'Onu: lo scontro è totale
Tel Aviv ha deciso di congelare ogni rapporto con il segretario generale per un rapporto sule violenze sessuali di imminente pubblicazione.
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Gli scioperi alla Samsung di Seul e la sfida per il mercato IA https://share.google/mrbNvQb14BfpQIvAS
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Gli scioperi alla Samsung di Seul e la sfida per il mercato IA
Il cuore della trattativa è l’introduzione di un meccanismo che prevede l’assegnazione ai lavoratori di una quota di profitti dei microchip.
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Usa, tutti pazzi per i droni: il Pentagono spende, le azioni volano https://share.google/6jM9dCop8c5M50Jb7
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Usa, tutti pazzi per i droni: il Pentagono spende, le azioni volano
Euforia negli Usa per i potenziali stanziamenti per 55 miliardi di dollari per droni, autonomia, sistemi counter-drone e filiere.
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Sara Rajab aveva 9 anni. È stata uccisa dall’esercito israeliano a Gaza, il 27 maggio 2026, nel primo giorno dell’Eid al-Adha, una delle principali festività musulmane.
Sara era la cugina di Hind Rajab, la bimba di 5 anni, massacrata dall’IDF a gennaio 2024 con 335 proiettili.
Hind era rimasta intrappolata nell’auto della sua famiglia nel nord di Gaza, circondata dai corpi dei suoi parenti uccisi. Per ore la piccola parlò al telefono con gli operatori della Palestine Red Crescent Society, chiedendo aiuto mentre i soccorritori tentavano di raggiungerla. "Ho molta paura. Per favore venite. Per favore qualcuno venga a prendermi”
L’ambulanza inviata per salvarla non riuscì salvarla.
Giorni dopo furono ritrovati i corpi di Hind, dei suoi familiari e dei due paramedici partiti per soccorrerla.
Oggi, oltre due anni dopo l’omicidio di Hind, anche Sara è stata uccisa durante il cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza.
Due bimbe, due cugine, unite nel tragico destino di ha l’unica “colpa” di nascere in un territorio illegalmente occupato e martoriato da un incessante genocidio.
Sara era rimasta sola al mondo: l’unica della sua famiglia che era interamente sterminata dall’”esercito più morale del mondo”.
Ramy Abdu, fondatore di Euro-Med Monitor, ha scritto su X: "Sara Rajab, 9 anni, è sopravvissuta alla morte nel secondo mese del genocidio. Ha perso sua madre, due fratelli e sua nonna, ed è stata lei stessa ferita. È rimasta sola con suo padre, che è stato ucciso pochi mesi dopo. Oggi, tutta la famiglia è scomparsa. A soli nove anni, Sara era una bambina, una sopravvissuta, una ferita, un’orfana — ora è stata uccisa”.
Dal 7 ottobre 2023 almeno 21.000 bambini palestinesi sono stati uccisi da Israele a Gaza.
#gazagenocide #hindrajab
Sara era la cugina di Hind Rajab, la bimba di 5 anni, massacrata dall’IDF a gennaio 2024 con 335 proiettili.
Hind era rimasta intrappolata nell’auto della sua famiglia nel nord di Gaza, circondata dai corpi dei suoi parenti uccisi. Per ore la piccola parlò al telefono con gli operatori della Palestine Red Crescent Society, chiedendo aiuto mentre i soccorritori tentavano di raggiungerla. "Ho molta paura. Per favore venite. Per favore qualcuno venga a prendermi”
L’ambulanza inviata per salvarla non riuscì salvarla.
Giorni dopo furono ritrovati i corpi di Hind, dei suoi familiari e dei due paramedici partiti per soccorrerla.
Oggi, oltre due anni dopo l’omicidio di Hind, anche Sara è stata uccisa durante il cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza.
Due bimbe, due cugine, unite nel tragico destino di ha l’unica “colpa” di nascere in un territorio illegalmente occupato e martoriato da un incessante genocidio.
Sara era rimasta sola al mondo: l’unica della sua famiglia che era interamente sterminata dall’”esercito più morale del mondo”.
Ramy Abdu, fondatore di Euro-Med Monitor, ha scritto su X: "Sara Rajab, 9 anni, è sopravvissuta alla morte nel secondo mese del genocidio. Ha perso sua madre, due fratelli e sua nonna, ed è stata lei stessa ferita. È rimasta sola con suo padre, che è stato ucciso pochi mesi dopo. Oggi, tutta la famiglia è scomparsa. A soli nove anni, Sara era una bambina, una sopravvissuta, una ferita, un’orfana — ora è stata uccisa”.
Dal 7 ottobre 2023 almeno 21.000 bambini palestinesi sono stati uccisi da Israele a Gaza.
#gazagenocide #hindrajab
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Sachs scrive a Merz: "Solo la Germania può evitare la guerra" https://share.google/Md9bXfL4NL5uAkxjQ
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Sachs scrive a Merz: "Solo la Germania può evitare la guerra"
L'economista Jeffrey Sachs, in una lettera aperta a Merz, avverte che solo la Germania può evitare la catastrofe di una guerra Europa-Russia.
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