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L’entusiasmo degli albori si è spento.

La coalizione a guida ceca nata con grande slancio nel 2024 per fornire milioni di proiettili d’artiglieria all’Ucraina si è letteralmente dimezzata: da 18 Paesi partecipanti a soli 9.

A suonare la campana del flop è il presidente ceco Petr Pavel, ex comandante Nato, che in un’intervista al Financial Times ha confermato il trend negativo.

Praga aveva orchestrato la fornitura di oltre 4 milioni di munizioni di grosso calibro a Kiev, un contributo fondamentale per tamponare le esauste scorte ucraine e sostenere la difesa contro l’invasione russa.

L’iniziativa, secondo Pavel, ha coperto fino al 50% di tutti i proiettili di grosso calibro destinati agli ucraini. “In questo senso – ha dichiarato – non può essere sostituita facilmente da nient’altro”.

La svolta politica a Praga ha fatto la differenza. Da quando Andrej Babiš è tornato alla guida del governo a dicembre, con la promessa di non far pagare ai cittadini cechi le armi per l’Ucraina, la coalizione ha iniziato a perdere pezzi.

E non solo: Babiš ha minacciato di fermare del tutto l’iniziativa, contestandone la presunta mancanza di trasparenza sull’utilizzo dei fondi.

Il problema, spiega un funzionario, è che “alcuni Paesi ora trovano strano pagare per qualcosa che non è nemmeno adeguatamente sostenuto dai politici al potere del Paese capofila”.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha appena erogato all’Ucraina nuovi prestiti per la cifra record di 90 miliardi di euro.

Una cifra record, sebbene il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul abbia già un’iniezione aggiuntiva della stessa portata. A riferirlo è la Berliner Zeitung, che definisce la situazione “un’escalation finanziaria della guerra”

#ukraine #war #nato
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“Ci stanno abbandonando al nostro destino. Non ci danno niente, assolutamente niente... Come facciamo a mangiare, a pagare l'affitto?”

Sono le parole di Harold A., cittadino cubano, 58 anni, deportato dagli Stati Uniti in Messico nel febbraio 2026.

Un nuovo report di Human Rights Watch rivela che tra gennaio 2025 e marzo 2026 l’amministrazione Trump ha deportato in Messico quasi 13.000 altri cittadini di Paesi terzi.

Tra questi 4.353 erano cittadini cubani.

Né gli Stati Uniti né il Messico hanno reso pubblico l'accordo o l'intesa in base al quale avvengono queste deportazioni.

Il rapporto di Human Right Watch documenta gli abusi commessi dal governo USA contro i cubani e altri cittadini deportati in Messico.

Le persone intervistate da Human Right Watch hanno descritto condizioni disumane di detenzione negli Stati Uniti.
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Il governo degli Stati Uniti ha reinserito Francesca Albanese, esperta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, nella lista delle persone sanzionate, dopo che un giudice aveva emesso un'ingiunzione temporanea contro tale inserimento.

Pochi giorni fa un giudice distrettuale degli Stati Uniti aveva stabilito che l'amministrazione Trump ha violato il diritto di espressione di Albanese sancito dal Primo Emendamento imponendole sanzioni.

Mercoledì 27 maggio sul sito web dell'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense è apparso un aggiornamento che indicava l'inserimento di Albanese nella lista degli Specially Designated Nationals (SDN) dell'agenzia, senza fornire ulteriori dettagli.
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A Gaza Israele continua a bruciare vivi i palestinesi nonostante il cessate il fuoco.

In Libano Israele continua a massacrare i libanesi nonostante il cessate il fuoco.

Nel primo giorno della festività musulmana dell'Eid al-Adha i palestinesi della Striscia hanno trasportato bambini ustionati e feriti per le strade dopo che un raid aereo israeliano ha colpito un'abitazione nel centro di Gaza City, uccidendo almeno 7 persone, tra cui due bambine, e ferendone più di 20.

In Libano la città di Tiro è stata sottoposta a bombardamenti devastanti che hanno lasciato la città priva di elettricità.
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L’ONU hanno aggiunto Israele alla lista nera dei Paesi che commettono violenza sessuale in zone di conflitto. Nella stessa lista ci sono anche ISIS e Hamas.

L'ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha definito la decisione una "calunnia del sangue” e “una decisione politica sconnessa dai fatti e dalla realtà”.

“Chiunque sia in grado di mettere Israele nella stessa lista dei terroristi e degli stupratori di Hamas non ha alcuna legittimità morale per chiedere cooperazione", ha scritto su X Danon.

L’ambasciatore ha dichiarato che Israele congelerà ogni cooperazione con l’ufficio del segretario generale dell’ONU António Guterres: "Israele aspetterà che entri in carica un segretario generale professionale e giusto”, ha dichiarato Danon.

Guterres, il cui mandato termina alla fine dell’anno, non ha ancora commentato pubblicamente.

Numerosi rapporti ONU, testimonianze e inchieste rivelano violenze sessuali sistematiche contro la popolazione palestinese da parte di Israele.

A marzo 2025, una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite aveva pubblicato il rapporto "Più di quanto un essere umano possa sopportare", nel quale vengono documentati stupri di gruppo, torture sessuali e abusi contro donne, uomini, ragazze e ragazzi palestinesi nei Territori Occupati dal 7 ottobre 2023.

Ad aprile 2026, Euro-Med Human Rights Monitor ha pubblicato il rapporto “Another Genocide Behind Walls”, “Genocidio dietro i muri”, sulle violenze contro i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

Il report documenta stupri, torture e umiliazioni sistematiche contro i detenuti provenienti da Gaza.

Infine l’11 maggio scorso, l’editorialista del New York Times Nicholas Kristof ha pubblicato l’inchiesta "The Silence That Meets the Rape of Palestinians", costruita sulle testimonianze di quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e bambini – che raccontano stupri, torture sessuali e sevizie inflitte da soldati, guardie carcerarie e interrogatori israeliani.

Israele ha definito annunciato iniziative legali contro il New York Times definendo l’articolo di Kristof "una delle menzogne più orribili e distorte mai pubblicate contro lo Stato di Israele nella stampa moderna”.

#un #israel #rape
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