Il Finacial Times scarica l’Italia di Giorgia Meloni.
Il quotidiano finanziario definisce "un fallimento" il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, criticando la mancanza di risultati significativi nonostante i 194 miliardi di euro stanziati.
L'Italia, prima beneficiaria del fondo europeo, non è stata in grado di trasformare le sovvenzioni in crescita e sviluppo. La spinta del PNRR ha mantenuto positive le stime sul PIL, ma il Paese resta indietro in termini di sviluppo.
L'uscita del FT segue anni di posizioni ben più favorevoli sulla capcità di Meloni di governare le finanze pubbliche e di presentarsi come leader stabile e capace di governare il Paese.
In definitiva, a poco più di un anno dalle elezioni politiche nazionali, il sistema finanziario internazionale inizia a essere scettico sulle capacità di Giorgia Meloni di guidare il Paese.
La premier era già stata criticata per la strategia politica di puntare sull’asse con Francesco Gaetano Caltagirone e per l'endorsement eccessivo a Donald Trump.
La luna di miele è terminata: un editoriale del Financial Times vale più di un referendum perso in termini di capitale politico: ed invertire la strada non sarà facile.
Per Meloni questa sfida internazionale varrà quanto quella politica interna: la corsa verso un secondo mandato passa anche dalla risoluzione di nodi irrisolti sullo scenario globale, e quello economico-finanziario è tra i più importanti.
#italy #giorgiameloni
Il quotidiano finanziario definisce "un fallimento" il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, criticando la mancanza di risultati significativi nonostante i 194 miliardi di euro stanziati.
L'Italia, prima beneficiaria del fondo europeo, non è stata in grado di trasformare le sovvenzioni in crescita e sviluppo. La spinta del PNRR ha mantenuto positive le stime sul PIL, ma il Paese resta indietro in termini di sviluppo.
L'uscita del FT segue anni di posizioni ben più favorevoli sulla capcità di Meloni di governare le finanze pubbliche e di presentarsi come leader stabile e capace di governare il Paese.
In definitiva, a poco più di un anno dalle elezioni politiche nazionali, il sistema finanziario internazionale inizia a essere scettico sulle capacità di Giorgia Meloni di guidare il Paese.
La premier era già stata criticata per la strategia politica di puntare sull’asse con Francesco Gaetano Caltagirone e per l'endorsement eccessivo a Donald Trump.
La luna di miele è terminata: un editoriale del Financial Times vale più di un referendum perso in termini di capitale politico: ed invertire la strada non sarà facile.
Per Meloni questa sfida internazionale varrà quanto quella politica interna: la corsa verso un secondo mandato passa anche dalla risoluzione di nodi irrisolti sullo scenario globale, e quello economico-finanziario è tra i più importanti.
#italy #giorgiameloni
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BricsPay, valute digitali, Yuan: dove cova la rivolta contro re dollaro - InsideOver https://share.google/3Hhvu1rMe7ImRaS1u
InsideOver
BricsPay, valute digitali, Yuan: dove cova la rivolta contro re dollaro - InsideOver
La guerra finanziaria entra nella fase infrastrutturale Per anni il dibattito sulla “de-dollarizzazione” è stato raccontato come una sfida simbolica al
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Bolivia, aerei argentini e repressione: cosa si nasconde dietro gli "aiuti umanitari" di Milei a Paz https://share.google/szr9d5iTNl5Fp8F5l
InsideOver
Bolivia, aerei argentini e repressione: cosa si nasconde dietro gli "aiuti umanitari" di Milei a Paz
Gli aerei militari argentini decollati verso la Bolivia con "aiuti umanitari" nascondoni equipaggiamento antisommossa?
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Javier Milei ha inviato aerei militari in Bolivia che, secondo quanto dichiarato dalle autorità argentine trasportavano "aiuti umanitari". Ma è davvero così?
Da oltre tre settimane la Bolivia è paralizzata da blocchi stradali e proteste di massa. La gente chiede le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi. Paz aveva promesso "capitalismo per tutti", una formula ingannevole per imporre misure neoliberiste. Il presidente ha aumentato i prezzi dei carburanti, tentato di svendere le risorse naturali del Paese, distribuito benzina adulterata e approvato una legge che minaccia le terre dei contadini indigeni.
Il governo ha risposto alle proteste con la repressione. Sabato scorso, durante un'operazione militare, è morto un uomo di 24 anni colpito da un proiettile.
Il 16 maggio, l'Argentina ha inviato in Bolivia due aerei C-130 Hercules — uno in più di quanto dichiarato dalle autorità argentine. Ufficialmente traspportavano cibo e beni di prima necessità destinati al popolo boliviano. Ma Evo Morales e altri leader del paese andino denunciano che a bordo c'era equipaggiamento antisommossa. Un copione già visto: nel 2019, sotto il governo dell'allora presidente Macri, un C-130 consegnò munizioni e lacrimogeni alle forze golpiste dell'ex l'ex presidente boliviana Áñez.
In Argentina, deputati dell'opposizione hanno chiesto al governo Milei di fare chiarezza: cosa c'era su quegli aerei? Chi era a bordo? Quali accordi militari legano Buenos Aires a La Paz? E qual è il legame con l'"Escudo de las Américas", il piano di cooperazione militare lanciato da Trump a marzo?
Washington, Tel Aviv, Buenos Aires: intorno a Paz si stringe una rete di supporto internazionale. Mentre in Bolivia il popolo continua a scendere il piazza per chiedere giustizia sociale.
#bolivia #argentina #southamerica
Da oltre tre settimane la Bolivia è paralizzata da blocchi stradali e proteste di massa. La gente chiede le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi. Paz aveva promesso "capitalismo per tutti", una formula ingannevole per imporre misure neoliberiste. Il presidente ha aumentato i prezzi dei carburanti, tentato di svendere le risorse naturali del Paese, distribuito benzina adulterata e approvato una legge che minaccia le terre dei contadini indigeni.
Il governo ha risposto alle proteste con la repressione. Sabato scorso, durante un'operazione militare, è morto un uomo di 24 anni colpito da un proiettile.
Il 16 maggio, l'Argentina ha inviato in Bolivia due aerei C-130 Hercules — uno in più di quanto dichiarato dalle autorità argentine. Ufficialmente traspportavano cibo e beni di prima necessità destinati al popolo boliviano. Ma Evo Morales e altri leader del paese andino denunciano che a bordo c'era equipaggiamento antisommossa. Un copione già visto: nel 2019, sotto il governo dell'allora presidente Macri, un C-130 consegnò munizioni e lacrimogeni alle forze golpiste dell'ex l'ex presidente boliviana Áñez.
In Argentina, deputati dell'opposizione hanno chiesto al governo Milei di fare chiarezza: cosa c'era su quegli aerei? Chi era a bordo? Quali accordi militari legano Buenos Aires a La Paz? E qual è il legame con l'"Escudo de las Américas", il piano di cooperazione militare lanciato da Trump a marzo?
Washington, Tel Aviv, Buenos Aires: intorno a Paz si stringe una rete di supporto internazionale. Mentre in Bolivia il popolo continua a scendere il piazza per chiedere giustizia sociale.
#bolivia #argentina #southamerica
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L’analisi di Gideon Rose (Foreign Affairs): Iran e Ucraina come Vietnam e Corea, la guerra è roba vecchia
Un’analisi mette a confronto i conflitti contemporanei con quelli del passato, sostenendo che le dinamiche strategiche di Iran e Ucraina riprendono schemi già visti nel Novecento.
Leggi l’articolo di Roberto Domini qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/lanalisi-di-gideon-rose-foreign-affairs-iran-e-ucraina-come-vietnam-e-corea-la-guerra-e-roba-vecchia.html
#insideover #guerra #geopolitica #iran #ucraina
Un’analisi mette a confronto i conflitti contemporanei con quelli del passato, sostenendo che le dinamiche strategiche di Iran e Ucraina riprendono schemi già visti nel Novecento.
Leggi l’articolo di Roberto Domini qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/lanalisi-di-gideon-rose-foreign-affairs-iran-e-ucraina-come-vietnam-e-corea-la-guerra-e-roba-vecchia.html
#insideover #guerra #geopolitica #iran #ucraina
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Ieri il Giappone, domani la Cina: perché gli Usa riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico occidentale
Washington rafforza la propria presenza militare nel Pacifico riattivando vecchie basi, in una strategia di contenimento che guarda sempre più alla Cina.
Leggi l’articolo di Paolo Mauri qui 👉 https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html
#insideover #difesa #geopolitica #usa #cina
Washington rafforza la propria presenza militare nel Pacifico riattivando vecchie basi, in una strategia di contenimento che guarda sempre più alla Cina.
Leggi l’articolo di Paolo Mauri qui 👉 https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html
#insideover #difesa #geopolitica #usa #cina
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Sei sospetto finché la macchina non decide il contrario: la nostra vita nell’epoca della sorveglianza permanente
L’evoluzione delle tecnologie di controllo sta trasformando la società, sollevando interrogativi su privacy e libertà in un mondo sempre più sorvegliato.
Leggi l’articolo di Giuseppe Gagliano qui 👉 https://it.insideover.com/tecnologia/sei-sospetto-finche-la-macchina-non-decide-il-contrario-la-nostra-vita-nellepoca-della-sorveglianza-permanente.html
#insideover #tecnologia #societa #privacy #digitale
L’evoluzione delle tecnologie di controllo sta trasformando la società, sollevando interrogativi su privacy e libertà in un mondo sempre più sorvegliato.
Leggi l’articolo di Giuseppe Gagliano qui 👉 https://it.insideover.com/tecnologia/sei-sospetto-finche-la-macchina-non-decide-il-contrario-la-nostra-vita-nellepoca-della-sorveglianza-permanente.html
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Israele va all’escalation in Libano, gli Usa attaccano obiettivi iraniani
Cresce la tensione in Medio Oriente con l’escalation tra Israele e Libano mentre gli Stati Uniti colpiscono obiettivi legati all’Iran.
Leggi l’articolo di Davide Malacaria da Piccole Note qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/israele-va-allescalation-in-libano-gli-usa-attaccano-obiettivi-iraniani.html
#insideover #guerra #mediooriente #israele #iran
Cresce la tensione in Medio Oriente con l’escalation tra Israele e Libano mentre gli Stati Uniti colpiscono obiettivi legati all’Iran.
Leggi l’articolo di Davide Malacaria da Piccole Note qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/israele-va-allescalation-in-libano-gli-usa-attaccano-obiettivi-iraniani.html
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Le guerre stellari di Putin: Mosca ha circondato nello spazio il satellite più importante per Kiev
La Russia rafforza la propria presenza nello spazio, posizionando asset strategici attorno a un satellite cruciale per l’Ucraina e aprendo un nuovo fronte tecnologico.
Leggi l’articolo di Davide Bartoccini qui 👉 https://it.insideover.com/spazio/le-guerre-stellari-di-putin-mosca-ha-circondato-nello-spazio-il-satellite-piu-importante-per-kiev.html
#insideover #spazio #guerra #tecnologia #russia
La Russia rafforza la propria presenza nello spazio, posizionando asset strategici attorno a un satellite cruciale per l’Ucraina e aprendo un nuovo fronte tecnologico.
Leggi l’articolo di Davide Bartoccini qui 👉 https://it.insideover.com/spazio/le-guerre-stellari-di-putin-mosca-ha-circondato-nello-spazio-il-satellite-piu-importante-per-kiev.html
#insideover #spazio #guerra #tecnologia #russia
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“In Israele siamo tutti d’accordo, dal Primo Ministro al Gabinetto, fino all’intero governo, sul fatto che un accordo tra USA e Iran sarebbe dannoso per la vita di Israele. E noi non lo permetteremo”.
Dopo le violenze contro gli attivisti della Global Flotilla, Itamar Ben Gvir, Ministro della sicurezza di Israele, esprime senza mezzi termini la linea del governo israeliano: opposizione totale a un accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.
Teheran chiede espressamente lo stop agli attacchi israeliani in Libano per finalizzare un accordo con Washington e il governo Netanyahu sta apertamente sabotando gli accordi con una massiccia campagna di bombardamenti contro civili in Libano nonostante la cosiddetta “tregua”.
Poche ore dopo l’annuncio di Trump di un negoziato quasi raggiunto con l’Iran sabato 23 maggio, il senatore repubblica Lindsey Graham ha scritto su X che “un accordo che venga percepito come un’autorizzazione alla sopravvivenza dell’Iran e al controllo dello Stretto in futuro darebbe ulteriore slancio a Hezbollah in Libano e alle milizie sciite in Iraq”.
E la “giornalista” israelo-USA e direttrice di una delle più grandi organizzazioni internazionali dedicate alla difesa di Israele, Emily Schrader, commentava così il post di Graham: “Israele non lo permetterà”.
Le stesse identiche parole di Ben Gvir.
Ed è qui se si inserisce la questione più ampia che va ben oltre la squallida figura di Ben Gvir: fino a che punto le scelte di Washington sono condizionate dalle priorità strategiche del governo israeliano?
Sul tema è intervenuto Trita Parsi, politologo e direttore del Quincy Institute: “Il ministro israeliano Ben Gvir afferma che l’accordo di Trump con l’Iran è dannoso per Israele e che Israele non lo permetterà. Fermatevi un attimo a riflettere e ricordatevi di questo video la prossima volta che qualcuno sostiene che non si possa parlare apertamente, in modo fattuale, dell’influenza del governo israeliano a Washington”.
#bengvir #israele #iran
Dopo le violenze contro gli attivisti della Global Flotilla, Itamar Ben Gvir, Ministro della sicurezza di Israele, esprime senza mezzi termini la linea del governo israeliano: opposizione totale a un accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.
Teheran chiede espressamente lo stop agli attacchi israeliani in Libano per finalizzare un accordo con Washington e il governo Netanyahu sta apertamente sabotando gli accordi con una massiccia campagna di bombardamenti contro civili in Libano nonostante la cosiddetta “tregua”.
Poche ore dopo l’annuncio di Trump di un negoziato quasi raggiunto con l’Iran sabato 23 maggio, il senatore repubblica Lindsey Graham ha scritto su X che “un accordo che venga percepito come un’autorizzazione alla sopravvivenza dell’Iran e al controllo dello Stretto in futuro darebbe ulteriore slancio a Hezbollah in Libano e alle milizie sciite in Iraq”.
E la “giornalista” israelo-USA e direttrice di una delle più grandi organizzazioni internazionali dedicate alla difesa di Israele, Emily Schrader, commentava così il post di Graham: “Israele non lo permetterà”.
Le stesse identiche parole di Ben Gvir.
Ed è qui se si inserisce la questione più ampia che va ben oltre la squallida figura di Ben Gvir: fino a che punto le scelte di Washington sono condizionate dalle priorità strategiche del governo israeliano?
Sul tema è intervenuto Trita Parsi, politologo e direttore del Quincy Institute: “Il ministro israeliano Ben Gvir afferma che l’accordo di Trump con l’Iran è dannoso per Israele e che Israele non lo permetterà. Fermatevi un attimo a riflettere e ricordatevi di questo video la prossima volta che qualcuno sostiene che non si possa parlare apertamente, in modo fattuale, dell’influenza del governo israeliano a Washington”.
#bengvir #israele #iran
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L’entusiasmo degli albori si è spento.
La coalizione a guida ceca nata con grande slancio nel 2024 per fornire milioni di proiettili d’artiglieria all’Ucraina si è letteralmente dimezzata: da 18 Paesi partecipanti a soli 9.
A suonare la campana del flop è il presidente ceco Petr Pavel, ex comandante Nato, che in un’intervista al Financial Times ha confermato il trend negativo.
Praga aveva orchestrato la fornitura di oltre 4 milioni di munizioni di grosso calibro a Kiev, un contributo fondamentale per tamponare le esauste scorte ucraine e sostenere la difesa contro l’invasione russa.
L’iniziativa, secondo Pavel, ha coperto fino al 50% di tutti i proiettili di grosso calibro destinati agli ucraini. “In questo senso – ha dichiarato – non può essere sostituita facilmente da nient’altro”.
La svolta politica a Praga ha fatto la differenza. Da quando Andrej Babiš è tornato alla guida del governo a dicembre, con la promessa di non far pagare ai cittadini cechi le armi per l’Ucraina, la coalizione ha iniziato a perdere pezzi.
E non solo: Babiš ha minacciato di fermare del tutto l’iniziativa, contestandone la presunta mancanza di trasparenza sull’utilizzo dei fondi.
Il problema, spiega un funzionario, è che “alcuni Paesi ora trovano strano pagare per qualcosa che non è nemmeno adeguatamente sostenuto dai politici al potere del Paese capofila”.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha appena erogato all’Ucraina nuovi prestiti per la cifra record di 90 miliardi di euro.
Una cifra record, sebbene il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul abbia già un’iniezione aggiuntiva della stessa portata. A riferirlo è la Berliner Zeitung, che definisce la situazione “un’escalation finanziaria della guerra”
#ukraine #war #nato
La coalizione a guida ceca nata con grande slancio nel 2024 per fornire milioni di proiettili d’artiglieria all’Ucraina si è letteralmente dimezzata: da 18 Paesi partecipanti a soli 9.
A suonare la campana del flop è il presidente ceco Petr Pavel, ex comandante Nato, che in un’intervista al Financial Times ha confermato il trend negativo.
Praga aveva orchestrato la fornitura di oltre 4 milioni di munizioni di grosso calibro a Kiev, un contributo fondamentale per tamponare le esauste scorte ucraine e sostenere la difesa contro l’invasione russa.
L’iniziativa, secondo Pavel, ha coperto fino al 50% di tutti i proiettili di grosso calibro destinati agli ucraini. “In questo senso – ha dichiarato – non può essere sostituita facilmente da nient’altro”.
La svolta politica a Praga ha fatto la differenza. Da quando Andrej Babiš è tornato alla guida del governo a dicembre, con la promessa di non far pagare ai cittadini cechi le armi per l’Ucraina, la coalizione ha iniziato a perdere pezzi.
E non solo: Babiš ha minacciato di fermare del tutto l’iniziativa, contestandone la presunta mancanza di trasparenza sull’utilizzo dei fondi.
Il problema, spiega un funzionario, è che “alcuni Paesi ora trovano strano pagare per qualcosa che non è nemmeno adeguatamente sostenuto dai politici al potere del Paese capofila”.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha appena erogato all’Ucraina nuovi prestiti per la cifra record di 90 miliardi di euro.
Una cifra record, sebbene il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul abbia già un’iniezione aggiuntiva della stessa portata. A riferirlo è la Berliner Zeitung, che definisce la situazione “un’escalation finanziaria della guerra”
#ukraine #war #nato
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“Ci stanno abbandonando al nostro destino. Non ci danno niente, assolutamente niente... Come facciamo a mangiare, a pagare l'affitto?”
Sono le parole di Harold A., cittadino cubano, 58 anni, deportato dagli Stati Uniti in Messico nel febbraio 2026.
Un nuovo report di Human Rights Watch rivela che tra gennaio 2025 e marzo 2026 l’amministrazione Trump ha deportato in Messico quasi 13.000 altri cittadini di Paesi terzi.
Tra questi 4.353 erano cittadini cubani.
Né gli Stati Uniti né il Messico hanno reso pubblico l'accordo o l'intesa in base al quale avvengono queste deportazioni.
Il rapporto di Human Right Watch documenta gli abusi commessi dal governo USA contro i cubani e altri cittadini deportati in Messico.
Le persone intervistate da Human Right Watch hanno descritto condizioni disumane di detenzione negli Stati Uniti.
Sono le parole di Harold A., cittadino cubano, 58 anni, deportato dagli Stati Uniti in Messico nel febbraio 2026.
Un nuovo report di Human Rights Watch rivela che tra gennaio 2025 e marzo 2026 l’amministrazione Trump ha deportato in Messico quasi 13.000 altri cittadini di Paesi terzi.
Tra questi 4.353 erano cittadini cubani.
Né gli Stati Uniti né il Messico hanno reso pubblico l'accordo o l'intesa in base al quale avvengono queste deportazioni.
Il rapporto di Human Right Watch documenta gli abusi commessi dal governo USA contro i cubani e altri cittadini deportati in Messico.
Le persone intervistate da Human Right Watch hanno descritto condizioni disumane di detenzione negli Stati Uniti.
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Il governo degli Stati Uniti ha reinserito Francesca Albanese, esperta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, nella lista delle persone sanzionate, dopo che un giudice aveva emesso un'ingiunzione temporanea contro tale inserimento.
Pochi giorni fa un giudice distrettuale degli Stati Uniti aveva stabilito che l'amministrazione Trump ha violato il diritto di espressione di Albanese sancito dal Primo Emendamento imponendole sanzioni.
Mercoledì 27 maggio sul sito web dell'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense è apparso un aggiornamento che indicava l'inserimento di Albanese nella lista degli Specially Designated Nationals (SDN) dell'agenzia, senza fornire ulteriori dettagli.
Pochi giorni fa un giudice distrettuale degli Stati Uniti aveva stabilito che l'amministrazione Trump ha violato il diritto di espressione di Albanese sancito dal Primo Emendamento imponendole sanzioni.
Mercoledì 27 maggio sul sito web dell'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense è apparso un aggiornamento che indicava l'inserimento di Albanese nella lista degli Specially Designated Nationals (SDN) dell'agenzia, senza fornire ulteriori dettagli.
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