Alla vigilia della festività musulmana dell’Eid al-Adha, e in “pieno cessate il fuoco”, nelle ultime 24 ore Israele ha ucciso più di 50 persone in Libano e almeno 5 civili a Gaza con una nuova ondata di bombardamenti.
Nella serata di martedì 26 maggio, mentre l’aviazione israeliana colpiva centinaia di obiettivi in tutto il Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu scriveva su X: “Dall’operazione ‘Il ruggito del leone’ abbiamo eliminato circa 2.500 terroristi di Hezbollah. Solo durante il cessate il fuoco, sono stati eliminati 700 terroristi di Hezbollah. Le nostre forze stanno completando la distruzione delle infrastrutture terroristiche adiacenti alle nostre comunità”.
Le immagini che arrivano dal Libano mostrano bambini, donne e interi nuclei familiari colpiti in bombardamenti su aree residenziali.
Questi sono i terroristi per Netanyahu.
A Tiro sono state uccise 14 persone, tra cui 2 bambini e 2 donne. 8 corpi sono stati recuperati dalle macerie, altre quattro persone risultano ancora disperse. Tra queste anche Rania Malah, mentre sua madre Haney Randa Kreet è stata uccisa nell’attacco.
A Haboush altre 4 persone sono state uccise, inclusi 2 bambini. I feriti sono almeno dieci, tra cui donne e minori. Due paramedici sono stati uccisi mentre intervenivano per soccorrere i civili colpiti.
Il 26 maggio Israele ha inoltre bombardato un centro medico a Srifa, uccidendo il paramedico Ali Abbas Nadji. In meno di tre mesi sono stati uccisi oltre 130 paramedici in Libano.
L’esercito israeliano ha avviato operazioni di terra oltre la cosiddetta “Yellow Line”, la linea di sicurezza dichiarata da Israele nel sud del Libano, spingendosi ben oltre la zona cuscinetto annunciata nei mesi scorsi.
Dalla tregua di aprile, gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 700 persone nel Paese, tra cui oltre 200 bambini e 130 operatori sanitari.
Dal 2 marzo 3.213 civili sono stati uccisi in Libano.
La reporter Courtney Bonneau, operativa in Libano, continua a sottolineare che Israele sta compiendo atti di genocidio nel sud del Libano.
Nella serata di martedì 26 maggio, mentre l’aviazione israeliana colpiva centinaia di obiettivi in tutto il Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu scriveva su X: “Dall’operazione ‘Il ruggito del leone’ abbiamo eliminato circa 2.500 terroristi di Hezbollah. Solo durante il cessate il fuoco, sono stati eliminati 700 terroristi di Hezbollah. Le nostre forze stanno completando la distruzione delle infrastrutture terroristiche adiacenti alle nostre comunità”.
Le immagini che arrivano dal Libano mostrano bambini, donne e interi nuclei familiari colpiti in bombardamenti su aree residenziali.
Questi sono i terroristi per Netanyahu.
A Tiro sono state uccise 14 persone, tra cui 2 bambini e 2 donne. 8 corpi sono stati recuperati dalle macerie, altre quattro persone risultano ancora disperse. Tra queste anche Rania Malah, mentre sua madre Haney Randa Kreet è stata uccisa nell’attacco.
A Haboush altre 4 persone sono state uccise, inclusi 2 bambini. I feriti sono almeno dieci, tra cui donne e minori. Due paramedici sono stati uccisi mentre intervenivano per soccorrere i civili colpiti.
Il 26 maggio Israele ha inoltre bombardato un centro medico a Srifa, uccidendo il paramedico Ali Abbas Nadji. In meno di tre mesi sono stati uccisi oltre 130 paramedici in Libano.
L’esercito israeliano ha avviato operazioni di terra oltre la cosiddetta “Yellow Line”, la linea di sicurezza dichiarata da Israele nel sud del Libano, spingendosi ben oltre la zona cuscinetto annunciata nei mesi scorsi.
Dalla tregua di aprile, gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 700 persone nel Paese, tra cui oltre 200 bambini e 130 operatori sanitari.
Dal 2 marzo 3.213 civili sono stati uccisi in Libano.
La reporter Courtney Bonneau, operativa in Libano, continua a sottolineare che Israele sta compiendo atti di genocidio nel sud del Libano.
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Così la Russia ha "circondato" il satellite più importante per Kiev https://share.google/05bVfe7r0lNLDKpPQ
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Così la Russia ha "circondato" il satellite più importante per Kiev
La Russia ha portato cinque satelliti militari sullo stesso pian orbitale di Iceye-X36, il satellite fondamentale per le operazioni ucraine.
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Pnrr, la stangata del Financial Times all'Italia e a Meloni https://share.google/yM066Ct1wHmj2OZiZ
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Pnrr, la stangata del Financial Times all'Italia e a Meloni
Pnrr, il Financial Times "boccia" l'Italia: fine della luna di miele con Meloni? Gli scenari per l'Italia che sarà.
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Guerre Usa, Pompeo e Nuland umiliati dai due professori https://share.google/JNDG9hC28imAveY2F
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Guerre Usa, Pompeo e Nuland umiliati dai due professori
John Mearsheimer e Stephen Walt stravincono il dibattito pubblico contro i falchi Mike Pompeo e Victoria Nuland, umiliati dai due professori
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Il Finacial Times scarica l’Italia di Giorgia Meloni.
Il quotidiano finanziario definisce "un fallimento" il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, criticando la mancanza di risultati significativi nonostante i 194 miliardi di euro stanziati.
L'Italia, prima beneficiaria del fondo europeo, non è stata in grado di trasformare le sovvenzioni in crescita e sviluppo. La spinta del PNRR ha mantenuto positive le stime sul PIL, ma il Paese resta indietro in termini di sviluppo.
L'uscita del FT segue anni di posizioni ben più favorevoli sulla capcità di Meloni di governare le finanze pubbliche e di presentarsi come leader stabile e capace di governare il Paese.
In definitiva, a poco più di un anno dalle elezioni politiche nazionali, il sistema finanziario internazionale inizia a essere scettico sulle capacità di Giorgia Meloni di guidare il Paese.
La premier era già stata criticata per la strategia politica di puntare sull’asse con Francesco Gaetano Caltagirone e per l'endorsement eccessivo a Donald Trump.
La luna di miele è terminata: un editoriale del Financial Times vale più di un referendum perso in termini di capitale politico: ed invertire la strada non sarà facile.
Per Meloni questa sfida internazionale varrà quanto quella politica interna: la corsa verso un secondo mandato passa anche dalla risoluzione di nodi irrisolti sullo scenario globale, e quello economico-finanziario è tra i più importanti.
#italy #giorgiameloni
Il quotidiano finanziario definisce "un fallimento" il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, criticando la mancanza di risultati significativi nonostante i 194 miliardi di euro stanziati.
L'Italia, prima beneficiaria del fondo europeo, non è stata in grado di trasformare le sovvenzioni in crescita e sviluppo. La spinta del PNRR ha mantenuto positive le stime sul PIL, ma il Paese resta indietro in termini di sviluppo.
L'uscita del FT segue anni di posizioni ben più favorevoli sulla capcità di Meloni di governare le finanze pubbliche e di presentarsi come leader stabile e capace di governare il Paese.
In definitiva, a poco più di un anno dalle elezioni politiche nazionali, il sistema finanziario internazionale inizia a essere scettico sulle capacità di Giorgia Meloni di guidare il Paese.
La premier era già stata criticata per la strategia politica di puntare sull’asse con Francesco Gaetano Caltagirone e per l'endorsement eccessivo a Donald Trump.
La luna di miele è terminata: un editoriale del Financial Times vale più di un referendum perso in termini di capitale politico: ed invertire la strada non sarà facile.
Per Meloni questa sfida internazionale varrà quanto quella politica interna: la corsa verso un secondo mandato passa anche dalla risoluzione di nodi irrisolti sullo scenario globale, e quello economico-finanziario è tra i più importanti.
#italy #giorgiameloni
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BricsPay, valute digitali, Yuan: dove cova la rivolta contro re dollaro - InsideOver https://share.google/3Hhvu1rMe7ImRaS1u
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BricsPay, valute digitali, Yuan: dove cova la rivolta contro re dollaro - InsideOver
La guerra finanziaria entra nella fase infrastrutturale Per anni il dibattito sulla “de-dollarizzazione” è stato raccontato come una sfida simbolica al
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Bolivia, aerei argentini e repressione: cosa si nasconde dietro gli "aiuti umanitari" di Milei a Paz https://share.google/szr9d5iTNl5Fp8F5l
InsideOver
Bolivia, aerei argentini e repressione: cosa si nasconde dietro gli "aiuti umanitari" di Milei a Paz
Gli aerei militari argentini decollati verso la Bolivia con "aiuti umanitari" nascondoni equipaggiamento antisommossa?
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Javier Milei ha inviato aerei militari in Bolivia che, secondo quanto dichiarato dalle autorità argentine trasportavano "aiuti umanitari". Ma è davvero così?
Da oltre tre settimane la Bolivia è paralizzata da blocchi stradali e proteste di massa. La gente chiede le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi. Paz aveva promesso "capitalismo per tutti", una formula ingannevole per imporre misure neoliberiste. Il presidente ha aumentato i prezzi dei carburanti, tentato di svendere le risorse naturali del Paese, distribuito benzina adulterata e approvato una legge che minaccia le terre dei contadini indigeni.
Il governo ha risposto alle proteste con la repressione. Sabato scorso, durante un'operazione militare, è morto un uomo di 24 anni colpito da un proiettile.
Il 16 maggio, l'Argentina ha inviato in Bolivia due aerei C-130 Hercules — uno in più di quanto dichiarato dalle autorità argentine. Ufficialmente traspportavano cibo e beni di prima necessità destinati al popolo boliviano. Ma Evo Morales e altri leader del paese andino denunciano che a bordo c'era equipaggiamento antisommossa. Un copione già visto: nel 2019, sotto il governo dell'allora presidente Macri, un C-130 consegnò munizioni e lacrimogeni alle forze golpiste dell'ex l'ex presidente boliviana Áñez.
In Argentina, deputati dell'opposizione hanno chiesto al governo Milei di fare chiarezza: cosa c'era su quegli aerei? Chi era a bordo? Quali accordi militari legano Buenos Aires a La Paz? E qual è il legame con l'"Escudo de las Américas", il piano di cooperazione militare lanciato da Trump a marzo?
Washington, Tel Aviv, Buenos Aires: intorno a Paz si stringe una rete di supporto internazionale. Mentre in Bolivia il popolo continua a scendere il piazza per chiedere giustizia sociale.
#bolivia #argentina #southamerica
Da oltre tre settimane la Bolivia è paralizzata da blocchi stradali e proteste di massa. La gente chiede le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi. Paz aveva promesso "capitalismo per tutti", una formula ingannevole per imporre misure neoliberiste. Il presidente ha aumentato i prezzi dei carburanti, tentato di svendere le risorse naturali del Paese, distribuito benzina adulterata e approvato una legge che minaccia le terre dei contadini indigeni.
Il governo ha risposto alle proteste con la repressione. Sabato scorso, durante un'operazione militare, è morto un uomo di 24 anni colpito da un proiettile.
Il 16 maggio, l'Argentina ha inviato in Bolivia due aerei C-130 Hercules — uno in più di quanto dichiarato dalle autorità argentine. Ufficialmente traspportavano cibo e beni di prima necessità destinati al popolo boliviano. Ma Evo Morales e altri leader del paese andino denunciano che a bordo c'era equipaggiamento antisommossa. Un copione già visto: nel 2019, sotto il governo dell'allora presidente Macri, un C-130 consegnò munizioni e lacrimogeni alle forze golpiste dell'ex l'ex presidente boliviana Áñez.
In Argentina, deputati dell'opposizione hanno chiesto al governo Milei di fare chiarezza: cosa c'era su quegli aerei? Chi era a bordo? Quali accordi militari legano Buenos Aires a La Paz? E qual è il legame con l'"Escudo de las Américas", il piano di cooperazione militare lanciato da Trump a marzo?
Washington, Tel Aviv, Buenos Aires: intorno a Paz si stringe una rete di supporto internazionale. Mentre in Bolivia il popolo continua a scendere il piazza per chiedere giustizia sociale.
#bolivia #argentina #southamerica
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L’analisi di Gideon Rose (Foreign Affairs): Iran e Ucraina come Vietnam e Corea, la guerra è roba vecchia
Un’analisi mette a confronto i conflitti contemporanei con quelli del passato, sostenendo che le dinamiche strategiche di Iran e Ucraina riprendono schemi già visti nel Novecento.
Leggi l’articolo di Roberto Domini qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/lanalisi-di-gideon-rose-foreign-affairs-iran-e-ucraina-come-vietnam-e-corea-la-guerra-e-roba-vecchia.html
#insideover #guerra #geopolitica #iran #ucraina
Un’analisi mette a confronto i conflitti contemporanei con quelli del passato, sostenendo che le dinamiche strategiche di Iran e Ucraina riprendono schemi già visti nel Novecento.
Leggi l’articolo di Roberto Domini qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/lanalisi-di-gideon-rose-foreign-affairs-iran-e-ucraina-come-vietnam-e-corea-la-guerra-e-roba-vecchia.html
#insideover #guerra #geopolitica #iran #ucraina
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Ieri il Giappone, domani la Cina: perché gli Usa riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico occidentale
Washington rafforza la propria presenza militare nel Pacifico riattivando vecchie basi, in una strategia di contenimento che guarda sempre più alla Cina.
Leggi l’articolo di Paolo Mauri qui 👉 https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html
#insideover #difesa #geopolitica #usa #cina
Washington rafforza la propria presenza militare nel Pacifico riattivando vecchie basi, in una strategia di contenimento che guarda sempre più alla Cina.
Leggi l’articolo di Paolo Mauri qui 👉 https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html
#insideover #difesa #geopolitica #usa #cina
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Sei sospetto finché la macchina non decide il contrario: la nostra vita nell’epoca della sorveglianza permanente
L’evoluzione delle tecnologie di controllo sta trasformando la società, sollevando interrogativi su privacy e libertà in un mondo sempre più sorvegliato.
Leggi l’articolo di Giuseppe Gagliano qui 👉 https://it.insideover.com/tecnologia/sei-sospetto-finche-la-macchina-non-decide-il-contrario-la-nostra-vita-nellepoca-della-sorveglianza-permanente.html
#insideover #tecnologia #societa #privacy #digitale
L’evoluzione delle tecnologie di controllo sta trasformando la società, sollevando interrogativi su privacy e libertà in un mondo sempre più sorvegliato.
Leggi l’articolo di Giuseppe Gagliano qui 👉 https://it.insideover.com/tecnologia/sei-sospetto-finche-la-macchina-non-decide-il-contrario-la-nostra-vita-nellepoca-della-sorveglianza-permanente.html
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Israele va all’escalation in Libano, gli Usa attaccano obiettivi iraniani
Cresce la tensione in Medio Oriente con l’escalation tra Israele e Libano mentre gli Stati Uniti colpiscono obiettivi legati all’Iran.
Leggi l’articolo di Davide Malacaria da Piccole Note qui 👉 https://it.insideover.com/guerra/israele-va-allescalation-in-libano-gli-usa-attaccano-obiettivi-iraniani.html
#insideover #guerra #mediooriente #israele #iran
Cresce la tensione in Medio Oriente con l’escalation tra Israele e Libano mentre gli Stati Uniti colpiscono obiettivi legati all’Iran.
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Le guerre stellari di Putin: Mosca ha circondato nello spazio il satellite più importante per Kiev
La Russia rafforza la propria presenza nello spazio, posizionando asset strategici attorno a un satellite cruciale per l’Ucraina e aprendo un nuovo fronte tecnologico.
Leggi l’articolo di Davide Bartoccini qui 👉 https://it.insideover.com/spazio/le-guerre-stellari-di-putin-mosca-ha-circondato-nello-spazio-il-satellite-piu-importante-per-kiev.html
#insideover #spazio #guerra #tecnologia #russia
La Russia rafforza la propria presenza nello spazio, posizionando asset strategici attorno a un satellite cruciale per l’Ucraina e aprendo un nuovo fronte tecnologico.
Leggi l’articolo di Davide Bartoccini qui 👉 https://it.insideover.com/spazio/le-guerre-stellari-di-putin-mosca-ha-circondato-nello-spazio-il-satellite-piu-importante-per-kiev.html
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“In Israele siamo tutti d’accordo, dal Primo Ministro al Gabinetto, fino all’intero governo, sul fatto che un accordo tra USA e Iran sarebbe dannoso per la vita di Israele. E noi non lo permetteremo”.
Dopo le violenze contro gli attivisti della Global Flotilla, Itamar Ben Gvir, Ministro della sicurezza di Israele, esprime senza mezzi termini la linea del governo israeliano: opposizione totale a un accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.
Teheran chiede espressamente lo stop agli attacchi israeliani in Libano per finalizzare un accordo con Washington e il governo Netanyahu sta apertamente sabotando gli accordi con una massiccia campagna di bombardamenti contro civili in Libano nonostante la cosiddetta “tregua”.
Poche ore dopo l’annuncio di Trump di un negoziato quasi raggiunto con l’Iran sabato 23 maggio, il senatore repubblica Lindsey Graham ha scritto su X che “un accordo che venga percepito come un’autorizzazione alla sopravvivenza dell’Iran e al controllo dello Stretto in futuro darebbe ulteriore slancio a Hezbollah in Libano e alle milizie sciite in Iraq”.
E la “giornalista” israelo-USA e direttrice di una delle più grandi organizzazioni internazionali dedicate alla difesa di Israele, Emily Schrader, commentava così il post di Graham: “Israele non lo permetterà”.
Le stesse identiche parole di Ben Gvir.
Ed è qui se si inserisce la questione più ampia che va ben oltre la squallida figura di Ben Gvir: fino a che punto le scelte di Washington sono condizionate dalle priorità strategiche del governo israeliano?
Sul tema è intervenuto Trita Parsi, politologo e direttore del Quincy Institute: “Il ministro israeliano Ben Gvir afferma che l’accordo di Trump con l’Iran è dannoso per Israele e che Israele non lo permetterà. Fermatevi un attimo a riflettere e ricordatevi di questo video la prossima volta che qualcuno sostiene che non si possa parlare apertamente, in modo fattuale, dell’influenza del governo israeliano a Washington”.
#bengvir #israele #iran
Dopo le violenze contro gli attivisti della Global Flotilla, Itamar Ben Gvir, Ministro della sicurezza di Israele, esprime senza mezzi termini la linea del governo israeliano: opposizione totale a un accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.
Teheran chiede espressamente lo stop agli attacchi israeliani in Libano per finalizzare un accordo con Washington e il governo Netanyahu sta apertamente sabotando gli accordi con una massiccia campagna di bombardamenti contro civili in Libano nonostante la cosiddetta “tregua”.
Poche ore dopo l’annuncio di Trump di un negoziato quasi raggiunto con l’Iran sabato 23 maggio, il senatore repubblica Lindsey Graham ha scritto su X che “un accordo che venga percepito come un’autorizzazione alla sopravvivenza dell’Iran e al controllo dello Stretto in futuro darebbe ulteriore slancio a Hezbollah in Libano e alle milizie sciite in Iraq”.
E la “giornalista” israelo-USA e direttrice di una delle più grandi organizzazioni internazionali dedicate alla difesa di Israele, Emily Schrader, commentava così il post di Graham: “Israele non lo permetterà”.
Le stesse identiche parole di Ben Gvir.
Ed è qui se si inserisce la questione più ampia che va ben oltre la squallida figura di Ben Gvir: fino a che punto le scelte di Washington sono condizionate dalle priorità strategiche del governo israeliano?
Sul tema è intervenuto Trita Parsi, politologo e direttore del Quincy Institute: “Il ministro israeliano Ben Gvir afferma che l’accordo di Trump con l’Iran è dannoso per Israele e che Israele non lo permetterà. Fermatevi un attimo a riflettere e ricordatevi di questo video la prossima volta che qualcuno sostiene che non si possa parlare apertamente, in modo fattuale, dell’influenza del governo israeliano a Washington”.
#bengvir #israele #iran
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