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InsideOver è un sito di reportage, approfondimento e analisi su temi internazionali. Grazie ai nostri lettori abbiamo realizzato reportage in tutto il mondo.

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Trentadue anni fa, nell’aprile del 1994, in Ruanda iniziava uno dei genocidi più rapidi e violenti della storia: in circa cento giorni furono uccise oltre 800mila persone, in gran parte tutsi, ma anche hutu moderati.

32 anni sono ormai trascorse da quando nel cuore del continente africano si perpetrò un massacro di uomini, donne e bambini.

Odio etnico, pianificazione meticolosa e complicità internazionali hanno prodotto uno dei massimi orrori contemporanei.

Oggi, per evitare che l’anniversario sia solo una compunta celebrazione di un avvenimento che ingiustamente riteniamo ormai consegnato alle pagine della storia, occorre ripercorre gli eventi più salienti di quei mesi di sangue e terrore.

Che iniziamo molto prima di quella terribile notte del 6 aprile 1994 quando il genocidio ebbe inizio e andò avanti fino a luglio dello stesso anno.

Con la comunità internazionale che guardava passivo: con l’ONU che ridusse la presenza, gli Stati Uniti che rimasero fermi e la Francia che fu accusata di aver sostenuto il governo Hutu.

#ruanda #genocide #africa
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L’IRAN CHIUDE - Dopo le ultime minacce di Trump, l’Iran ha ufficialmente deciso di interrompere tutti i canali diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti e annuncia la sospensione dello scambio di messaggi.
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IRAN, LA CATENA UMANA - Al Mayadeen ha diffuso un filmato che mostra una catena umana di cittadini iraniani formatasi per difendere un ponte nella città di Ilam, nell'Iran occidentale.
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“Stanotte un'intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”.

Sono le parole di Donald Trump in un post su Truth Social di martedì 7 aprile in cui minaccia apertamente di radere al suolo l’intera civiltà iraniana.

Il messaggio genocidario del presidente USA giunge poche ore prima dell’ultimatum posto al governo iraniano per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

La scadenza è prevista per le 20:00 ora statunitense, 2 di notte ora italiana.

L'Iran ha respinto un cessate il fuoco temporaneo e ha presentato una controproposta in 10 punti chiedendo la fine definitiva della guerra.

Negli ultimi giorni Trump ha minacciato di colpire ponti, impianti di desalinizzazione e obiettivi energetici, tra cui infrastrutture civili.

Per gli esperti di diritto internazionale un attacco alle infrastrutture civili costituirebbe un crimine di guerra.
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Nuovi episodi di violenza contro civili palestinesi in Cisgiordania occupata.

A Jayyous, a est di Qalqilya, Sabriya Shamasneh, un’anziana donna palestinese, è morta dopo essere stata picchiata da soldati israeliani durante un raid nella sua abitazione.

Secondo fonti locali, la donna è stata colpita e aggredita dai soldati durante l’irruzione.

Il decesso è stato dichiarato presso l’ospedale governativo Darwish Nazzal di Qalqilya, dove era presente anche il marito della donna che alla notizia della morte della moglie, piange disperato.

Nelle stesse ore, Mohammed Faraj, 39 anni, ingegnere civile e padre di cinque figli, è stato ucciso da coloni che hanno fatto irruzione sul terreno agricolo di proprietà della sua famiglia a sud di Gerusalemme.

Secondo quanto riportato dal giornale israeliano Haaretz, Faraj è stato colpito alla testa da un colono armato.

Il padre, Ahmed Faraj, 75 anni, è rimasto ferito mentre assisteva all’omicidio e del figlio.

Come spiega Haaretz, la famiglia Faraj risulta proprietaria del terreno da generazioni, con registrazione nel catasto israeliano.

Tuttavia, negli ultimi mesi, l’area è stata oggetto di incursioni da parte di coloni, che ne contestano la proprietà. In un precedente confronto, uno dei coloni ha rivendicato il diritto esclusivo degli ebrei sulla terra, dichiarando di agire al di sopra della legge.

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), nei primi tre mesi del 2026 sono stati uccisi 33 palestinesi in Cisgiordania.

Di questi, 22 — tra cui sette minori —sono stati uccisi da forze israeliane o da coloni dopo l’inizio della guerra in Iran, il 28 febbraio.

Nel solo mese di marzo, l’OCHA ha inoltre registrato oltre 211 attacchi da parte di coloni israeliani in più di 100 comunità palestinesi, con una media di circa sei episodi al giorno, che colpiscono quotidianamente diverse località del territorio.

#westbankunderattack
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