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Dopo soli tre giorni dal suo rilascio dalle carceri israeliane, il giornalista palestinese Mujahid Bani Mufleh è stato ricoverato d'urgenza in terapia intensiva a seguito di un'emorragia cerebrale potenzialmente letale.

Il giornalista è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza al cervello giovedì 15 gennaio a causa della rottura di un'arteria. Il fratello ha confermato che l'operazione è riuscita, sebbene Mujahid sia ancora in coma sotto stretta osservazione medica.

Secondo la sua famiglia, Mujahid aveva riscontrato gravi difficoltà respiratorie subito dopo il suo rilascio, probabilmente a causa di un pericoloso picco di pressione sanguigna.

Il giornalista soffriva da tempo di diabete di tipo 2 ed era stato privato di cure durante la detenzione.

Bani Mufleh è stato arrestato a luglio 2025 e trattenuto senza processo con accuse comunemente usate contro cittadini palestinesi come "appartenenza a un gruppo terroristico e relativo finanziamento".

#journalistsarenotatarget #westbankunderattack
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LA PUNIZIONE - L'inviato speciale del presidente Trump per la Groenlandia, e governatore della Louisiana, Jeff Landry, si è visto ritirare l'invito alla tradizionale corsa con le slitte trainate dai cani dall'Associazione delle slitte della Groenlandia (KNQK) in risposta alle recenti minacce da parte del presidente Trump.
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La Danimarca continua a inviare soldati in Groenlandia.
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“Nessuno lo vuole perché sarà fuori dall’incarico molto presto. Metterò dazi su 200% sui suoi vini e a quel punto entrerà”.

Così Donald Trump parlando di Macron che ha rifiutato di prendere parte al “Board of Peace” per Gaza, istituito per supervisionare la governance della Striscia nella seconda fase della tregua.

Nel board hanno già confermato da giorni la presenza leader come Javier Milei, Edi Rama, Recep Tayyip Erdogan e Lula. Anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha confermato di essere tra gli invitati.

In un botta e risposta con i giornalisti alla Casa Bianca, il presidente USA prima ha detto di aver invitato anche Vladimir Putin a unirsi al Consiglio per la Pace, poi ha minacciato dazi del 200% su vini e champagne francesi per spingere Emmanuel Macron ad aderire al progetto, dopo che Parigi ha fatto sapere di voler declinare l’invito.

#gazagenocide #gazaboardofpeace #trump
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PASTI CALDI A KIEV - A Kiev, il Servizio di Stato per le Situazioni di Emergenza sta allestendo cucine mobili con pasti caldi per la popolazione. Lo ha annunciato la Prima Ministra Sviridenko. Come da lei dichiarato, nella capitale sono già operative 41 cucine mobili, mentre 40 sono in riserva. Ha inoltre aggiunto che si sta attualmente elaborando una decisione relativa a finanziamenti aggiuntivi dal fondo di riserva del bilancio statale per fornire pasti caldi alle categorie vulnerabili di cittadini, anche a Kiev. Sembra che presto inizieranno davvero a introdurre un sistema di buoni pasto.
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Gerusalemme Est: all’alba di martedì 20 gennaio Israele ha demolito alcune strutture all’interno del compound dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, edificio già requisito dalle autorità israeliane l’anno scorso.

L’operazione – condotta con bulldozer e sotto la protezione delle forze israeliane – è stata duramente condannata dall’agenzia ONU: il Commissario generale UNRWA, Philippe Lazzarini, ha definito l’intervento israeliano “un attacco senza precedenti contro un'agenzia delle Nazioni Unite e i suoi edifici. Un nuovo livello di aperta e deliberata violazione da parte di Israele del diritto internazionale, compresi i privilegi e le immunità delle Nazioni Unite”.

Ex dipendenti dell’agenzia ONU hanno raccontato che gli edifici demoliti venivano impiegati come magazzini per lo stoccaggio di aiuti destinati alla Cisgiordania occupata e alla Striscia di Gaza.
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ODESSA - Una delle centrali elettriche colpite dai recenti bombardamenti russi.
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SIRIA - Un video girato dalle forze siriane presso la prigione Al-Aqtan di Raqqa, ancora tenuta dalle milizie curde nonostante i ripetuti assalti dell'esercito di Damasco.
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A Istanbul ha aperto “Free Gazza”, il primo supermercato cittadino interamente dedicato al boicottaggio dei marchi considerati vicini o sostenitori di Israele.

Nato all’interno di un movimento di boicottaggio economico in crescita, il punto vendita — operativo dallo scorso mese nel distretto di Beylikdüzü, nella parte occidentale della metropoli — ha attirato attenzione per la sua impostazione etica.

A raccontare l’origine del progetto la manager Naile Aktaş: “Free Gaza Market è nato quando molte persone hanno iniziato a chiedersi cosa potessero fare di fronte all’oppressione israeliana. Almeno, abbiamo pensato che fosse possibile smettere di comprare i loro prodotti, interrompere il flusso di denaro e limitare la loro portata economica” ha spiegato Aktaş al quotidiano Daily Sabah.

#bds #turkey #gazagenocide #palestine
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