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Hinamatsuri, la Festa delle bambole in Giappone

✍️ Andrea Lessona

Evento tradizionale dal profondo significato, la festa delle bambole si celebra ogni anno in Giappone a partire dal 3 di Marzo. Durante l'Hinamatsuri, si realizzano pupazzi chiamati hina-ningyo e si prega perché le ragazze possano crescere sane.

In questo periodo, vengono preparate particolari piattaforme a sette gradini, dette hina dan, che poi vengono coperte da un telo rosso con una striscia arcobaleno in fondo nota come hi-mōsen.

Sopra vengono appoggiate bamboline ornamentali che rappresentano l'imperatore, l'imperatrice, gli attendenti e i musicisti della corte imperiale con vestiti di corte del periodo Heian.

Durante la festa delle bambole dell'Hinamatsuri, i familiari pregano perché le loro figlie possano avere bellezza e salute. L'antica credenza vuole infatti che le bambine possano passare la loro sfortuna ai pupazzi.

L'evento affonda le sue radici alla metà del VII secolo, nel periodo Heian: secondo il pensiero del tempo, le bamboline potevano contenere gli spiriti malvagi e le malattie corporali.

Durante il cerimoniale dell'hina-nagashi, i fantocci di paglia venivano posati lungo i fiumi per portare via con sé la negatività. Siccome in passato le bamboline finivano nelle reti dei pescatori, ora vengono recuperate e poi bruciate nei templi.

La festa delle bambole dell'Hinamatsuri è anche una iniziativa in onore della primavera: si inizia a preparare l'evento proprio nel primo giorno della nuova stagione: il Risshun, 4 febbraio, per poi proseguire con il 3 di marzo.

Nel corso delle celebrazioni vengono preparate pietanze tradizionali: hishimochi, tortine di riso a forma di diamante in tre differenti colori; hina-arare, crackers dolci di riso.

E poi ancora: ama-zake, una bevanda di riso dolce fermentato; hamaguri no osuimono, un'ottima zuppa di vongole, e anche chirashi-zushi, il riso sushi dalle differenti e deliziose farciture.

ℹ️ JNTO
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Horse Guards Parade, Londra in parata

📸 ✍️ Andrea Lessona

L'Horse Guards Parade è silenzio vuoto. Mentre lo cammino nel crepuscolo di un pomeriggio inglese, risento l'eco dei cavalli al trotto. Arrivati stamani alle 11, hanno occupato il campo da parata vicino a Whitehall, nel cuore di Londra, per il Cambio della Guardia.

È in quello spazio circoscritto che i Cavalieri di Sua Maestà, tirati a lucido per l'occasione quotidiana, si danno il cambio e si mostrano fieri. Sotto l'elmetto pesante non tradiscono emozione: schierati su due file, una di fronte all'altra, sembrano statue dipinte dal mantello rosso e nero.

Mentre i due comandanti si scambiano gli ordini al centro del campo da parata, loro trattengono i cavalli più bizzosi: quelli che tradirebbero volentieri il protocollo e correrebbero al galoppo attraverso St. James's Park.

La cerimonia dura circa una mezz'ora, molto meno di quella annuale del Trooping the Colour in cui viene celebrato il compleanno del Re o delle a Regina del Regno Unito dal 1748.

La storia di Horse Guards Parade risale ai tempi di Enrico VIII: in quel periodo l'area era occupata dalle Giostre per allietare il sovrano e i suoi ospiti. Lo stesso faceva Elisabetta I per festeggiare il genetliaco.

Così il campo da parata è diventato nei secoli il teatro celebrativo dei sovrani, anche se è stato usato come Quartier Generale del British Army. Il Duca di Wellington, quando era a capo delle forze britanniche, aveva qui la sua sede. Anche l'attuale ufficiale in comando del Distretto di Londra usa lo stesso ufficio e, addirittura, la stessa scrivania.

Nel XX secolo Horse Guards Parade è stato trasformato in parcheggio per le auto degli alti funzionari statali. Almeno sino al 7 febbraio 1991 quando la Provisional Irish Republican Army sferrò un attacco di mortaio contro il 10 di Downing Street. I colpi partirono proprio qui vicino a dove sono ora: nel silenzio vuoto di un pomeriggio inglese.

ℹ️ Visit Britain
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Basilica di Sant'Andrea Apostolo, cuore greco-ortodosso di Patrasso

✍️ Andrea Lessona

L’inusuale stile moderno-neobizantino della basilica di Sant'Andrea Apostolo mi riempe gli occhi. Considerata una delle chiese greco-ortodosse più importanti della Grecia, si trova nel centro della grande piazza di Patrasso, terza città della Nazione ellenica.

La sua costruzione è abbastanza recente: iniziò nel 1908 e terminò nel 1974. L'esterno dell'edificio ecclesiastico, realizzato per ospitare le reliquie di Sant'Andrea, è molto compatto.

Ai lati delle tre facciate e dell'abside si alzano due torri campanarie a pianta quadrata con celle ottagonali. Le tre facciate sono precedute da un portico sorretto da colonne corinzie conun'arcata per ogni porta della chiesa.

L'interno della basilica di Sant'Andrea Apostolo ha spazi dilatati. Il centro dell'edificio è proprio sotto la cupola da dove partono i quattro bracci della chiesa che formano la croce greca.

L'area è illuminata dalle grandi finestre delle facciate e del tamburo della cupola e caratterizzato dal pavimento in marmi intarsiati e dai mosaici sulle volte con scene della vita di Gesù e Maria.

L'abside semicircolare è dominato dal mosaico della Madonna del catino mentre nel sacello di destra si trovano le reliquie di sant'Andrea apostolo. Lì ci sono sia il legno della croce con cui fu martirizzato sia il reliquiario argenteo della testa del Santo.

ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
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Museo Ludwig, Colonia modernista

✍️ Andrea Lessona

Sulla facciata di mattoni bianchi, la luce scivola lungo i filari che dai tetti a shed cadono a terra proprio vicino al Duomo e alla stazione centrale. Fondato nel 1976 dal collezionista e magnate del cioccolato Peter Ludwig, con i suoi otto mila metri quadri, il Museo Ludwig di Colonia è una delle collezioni più importanti di arte moderna e contemporanea della Germania.

Progettato dagli architetti Peter Busmann e Godfrid Haberer, venne inaugurato nel 1986. Gli architetti hanno situato nel sottosuolo quelle parti del complesso che non necessitano di luce naturale. Tra questi, la sala concerti della Filarmonica insieme agli spazi tecnici e ai parcheggi.

Al suo interno, il museo Ludwig vanta la collezione d'arte degli anni 1914-39 dell'avvocato Josef Haubrich, donata alla città il 2 maggio 1946. Appena dopo la II Guerra Mondiale, Haubrich presentò Colonia con la sua raccolta espressionista.

I lavori di Erich Heckel, Karl Schmidt - Rottluff, Ernst Ludwig Kirchner, August Macke, Otto Mueller vennero affiancati da altri che rappresentavano il modernismo classico come Marc Chagall, Otto Dix. E oggi si trovano tutti al museo Ludwig.

Altra parte fondamentale dell'intera esposizione è la Sammlung Ludwig: una collezione d'arte di Picasso, avanguardia russa e pop art americana. Del grande artista spagnolo, il museo Ludwig conserva 900 opere.

Si tratta della terza collezione più grande al mondo dei lavori di Picasso dopo Barcellona e Parigi. Il magnate del cioccolato e la moglie Irene hanno poi lasciato in prestito permanente al museo di Ludwig la loro collezione di avanguardia russa.

Così, la struttura ospita oggi sei cento opere del periodo 1905-1935 di artisti come Kasimir Malevich Ljubov Popova, Natalia Goncharova, Mikhail Larionov e Alexander Rodchenko. In questo modo il museo Ludwig ha la più grande collezione di prime opere d'arte dell'avanguardia russa fuori dalla Russia.
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Katherine Gorge, tra le 13 gole australiane

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel Parco Nazionale di Katherine Gorge, dita d'acqua si allungano dense tra le alte pareti d'arenaria: il loro flusso primordiale le incide e forma 13 gole, labirinto di roccia e natura selvaggia in cui scoprire tracce dell’antica e misteriosa cultura aborigena.

Dalla prua della barca le vedo aprirsi davanti a me, sipario rosso fuoco posato sui 180 mila ettari di questa terra che appartiene alla popolazione dei Jawoyn: sono loro, insieme al governo del Territorio del Nord australiano, a gestire la riserva naturale a 350 chilometri dalla città di Darwin.

Katherine Gorge venne dichiarato Parco Nazionale nel 1962. Poi nel 1989 dopo che gli aborigeni ne rientrarono legalmente in possesso lo rinominarono Nitmiluk. Così, oggi, questa terra ha due nomi per raccontare un'unica travolgente selvaggia bellezza.

Per scoprirla si può camminare tra i sentieri erosi dal tempo sin sopra le cime dei canyon, affittare un elicottero per avere una visione d'insieme dall'alto, oppure navigare le 13 gole con una barca. Come sto facendo io.

Mi sono imbarcato da uno dei moli di Katherine: l'unica città del Parco prende nome dal fiume che attraversa la zona. Il ritmo lento mi ha permesso di vedere le sfumature delle pareti rocciose mutare nel mutare del sole.

Gli alberi di piccolo fusto, tipici del Top End, ne hanno attenuato un po' l'intensità. Poi, mentre la barca continuava ad avanzare nelle prima delle 13 gole ho visto alcuni uccelli volare nel cielo blu.

Appartengono alle 150 specie che vivono qui e che, soprattutto nella stagione delle piogge, fendono le cime. In quella secca, invece, se ne vedono pochi. In compenso i canyon di Katherine Gorge sono navigabili: cosa che durante il periodo invernale è impossibile.

Le acque si gonfiano impetuose e l' imbarcazione con passeggeri, la stessa su cui sono io, e ancora meno le canoe possono solcarle. In quel periodo dell'anno solo i coccodrilli d'acqua dolce che qui vivono dall'inizio dei tempi tornano sovrani incontrastati.

Nonostante il forte desiderio, non sono riuscito a vederne nessuno durante il primo tratto. Spero nel secondo: infatti dopo essere disceso dalla barca e aver camminato lungo un marciapiede naturale salgo a bordo di una seconda imbarcazione.

Anch'essa come la prima scivola calma sino a dove le acque si fanno così basse da dover tornare indietro mentre il sole scende piano dietro i canyon. Nuovi passi sulla banchina mi mostrano pareti sfumate di un rosso più vivo.

Alla fine del percorso salgo sulla barca che mi aveva portato a scoprire la prima delle 13 gole di Katherine Gorge. In coperta sono comparsi tavoli imbanditi: preludio della cena servita nei colori del tramonto riflessi sull'acqua.

ℹ️ Northern Territory
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La Settimana de il Reporter

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Jan, il castello romantico della Moravia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Seppure sbrecciate, le mura merlate tratteggiano il profilo gotico di Jan - il castello romantico della Moravia.

Edificato sulla riva del fiume Dyje tra il 1807 e il 1810 su un progetto di Joseph Hardtmuth, il maniero è monumento nazionale della Repubblica Ceca e parte del complesso di Lednice-Valtice, patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1996.

Il castello romantico della Moravia porta il nome di Jan Josef I - Principe del Liechtenstein. Fu lui a ridimensionare costi e disegni originali che prevedevano una struttura molto più grande seppur sempre ispirata al gotico inglese.

Il maniero vanta una grande hall con le stanze attigue decorate da dipinti ornamentali a parete. Nella Sala dei Cavalieri al primo piano si tenevano invece grandi banchetti e si cucinavano gli animali uccisi durante la caccia. Nelle quattro torri si trovano invece i salotti.

Oggi, oltre a essere attrattiva immancabile per chi passeggia tra i 2.200 ettari del terreno adiacente, il castello romantico della Moravia ospita tra le sue mura mostre sulla viticoltura e cerimonie di diverse tipo.

ℹ️ Visit Czech Republic
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