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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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Douz, la porta del Sahara tunisino

📸 ✍️ Andrea Lessona

Il mercato di Douz è un frinire di voci ammaliatrici e colori svolazzanti, museo vivo di cultura e tradizioni. Basta camminare la piazza in cui si trova per attraversare il tempo e scoprire le usanze senza tempo di questa città, porta del Sahara tunisino.

È qui, nel sud ovest del Paese, che l'oasi più importante della zona è diventato nei secoli villaggio e poi, dal 2004, municipalità di 24 mila abitanti. Molti appartengono all'etnia M'razig, popolo beduino discendente dalla tribù Banu Sulaim.

Anche loro contribuiscono a fare del mercato di Douz un proscenio da vivere. Semi nascosti dai portici, negozi di ogni tipo e per ogni tasca conservano e vendono qualsiasi oggetto: preziosi manufatti berberi, pelli conciate, stoffe pregiate, oli, profumi, spezie.

Contrattazioni sfinenti e cantilenanti sono preludio alla vendita di asini e dromedari: ne ho visti molti alla periferia della città dove il Sahara sbatte contro le oltre 500 mila palme della zona che proteggono la città dalla sua avanzata muta ma devastante.

È proprio da queste piante che deriva una delle fonti primarie di Douz: i datteri. L'area è una delle maggiori produttrici di frutti che, insieme al turismo sempre più crescente, contribuiscono al discreto benessere della regione.

Da qui partono escursioni a dorso di dromedario o safari per fare l'esperienza unica e antica di esplorare il deserto, vivere come i vecchi carovanieri, mangiare intorno al fuoco, dormire sotto una tenda o sotto un cielo di stelle.

Ma Douz è conosciuta anche per il Festival del Sahara, la manifestazione folcloristica che si svolge nei mesi di novembre e dicembre, e che richiama intorno alla città le tribù nomadi provenienti da Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto.

La sera, mostre, spettacoli artistici e musicali diventano bazar. Molto simile a quello che camminando la piazza del mercato di Douz posso vedere anche io. Nell'attesa di partire per il Sahara tunisino. E viverlo.

ℹ️ Discover Tunisia
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Rheinturm, la Torre di Düsseldorf

✍️ Andrea Lessona

Da qua sotto, sembra non finire mai: 240,5 metri di acciaio e cemento che salgono nel cielo, e fanno della Torre di Düsseldorf l'edificio più alto della capitale della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Progettata dall'architetto tedesco Harald Deilmann (1920-2008), la struttura ha un profilo inconfondibile. Grazie alla sua altezza, può essere vista da qualsiasi parte della città teutonica.

I lavori per realizzala sono iniziati il 20 gennaio del 1979 e si sono conclusi il 1° dicembre del 1981. Inaugurata il 1° marzo dell'anno dopo, la Torre di Düsseldorf è subito diventata un'icona del centro tedesco.

Il suo nome tedesco, Rheinturm, significa la torre del Reno. È nota anche come Fernsehturm – la torre della televisione. Infatti tale è: una torre di trasmissione su cui si può salire sino al suo piano più alto grazie a un comodo ascensore.

A 170 metri d’altezza della Torre di Düsseldorf si trova una balaustra da cui si può vedere la città tedesca a 360 gradi. Questo particolare punto di osservazione è aperto al pubblico dalle 10 del mattino sino alle 11 e mezza della sera.

Poco più sopra, a circa 175 metri, si trova un ristorante girevole: comodamente seduti a uno die tavoli, mentre si pranza o si beve semplicemente un drink, l'orizzonte gira lento intorno a sé.

A rendere ancora più unica e spettacolare la Torre di Düsseldorf c'è una particolarità sul suo albero. Progettata da Horst H. Baumann, si chiama Lichtzeitpegel, ed è una vera e propria scultura di luce. Nonché il più grande orologio digitale nel mondo.
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I tre velieri di Copenaghen

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel cielo di Copenaghen, alberi maestri orfani di vele e vento si alzano orgogliosi dai loro bastimenti: tre velieri ormeggiati vicino all'hotel Admiral, proprio dove inizia il fronte del porto della capitale danese.

È lì che le imbarcazioni vivono da aprile a settembre, scrigni di legno elegante per partecipare a meeting, assistere a conferenze e godere di party respirando il mare quasi dalla terra ferma.

I più avventurosi, invece, possono chiedere che i tre velieri di Copenaghen puntino la prua verso l'orizzonte e guadagnino il largo: così da vivere l'ebrezza unica che solo le onde sanno dare quando lo scafo le sfregia e sprigiona profumi inconfondibili.

Infatti le imbarcazioni sono pronte ad accogliere per giorni interi diversi ospiti, essendo dotate di tutti i comfort. Così i turisti possono partecipare a regate, prendere lezione di navigazione o semplicemente godere l'infinità del mare.

È così che le immagino mentre le scopro una ad una, camminando sulla banchina dove sono attraccate. La prima è la Halmø, una goletta di due alberi con una storia interessante da raccontare.

Varata nel 1900 a Faabarg in Danimarca solcò le acque come mercantile e portò in salvo in Svezia molti ebrei danesi durante la II Guerra Mondiale. Oggi può ospitare sino a 42 passeggeri durante il giorno con dieci posti per la notte.

Appena dopo scorgo il profilo della Mira, anch'essa goletta a due alberi costruita sempre a Faabarg ma nel 1898. Definita la Prima Donna di Nyhavn per la sua bellezza elegante ha 12 cuccette e 22 posti in coperta.

Vicina c'è la terza imbarcazione: la Lilla Dan. È stata realizzata nel 1951 a Svendborg in Danimarca come scafo da training per la J. Lauritzen Company che ancora oggi ne è proprietario insieme all'Admiral hotel.

Il veliero ha 16 cuccette per la notte e 40 posti durante il giorno. Il suo concept è chiaro: far scoprire ai tirocinanti il vero senso del mare. Quello che mi appresto a vivere salendo a bordo.

ℹ️ VisitDenmark
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Dolac, il mercato di Zagabria

📸 ✍️ Andrea Lessona

Frinire sussurrato di prezzi e offerte, il mercato di Zagabria è musica bisbigliata di contrattazioni perenni a cielo aperto. L'ascolto mentre attraverso le file d'asfalto di Dolac divise dai tipici ombrelloni rossi a strisce bianche.

Sono loro, in queste ore di pioggia, a riparare i commercianti e le loro merci contadine: arrivano fresche dalle zone vicine della capitale croata per essere vendute come ogni giorno, esclusi i festivi, dalle sette del mattino sino alle 15 del pomeriggio.

Realizzato nel 1930 e diviso su tre livelli, il mercato di Zagabria si trova a pochi metri dalla Cattedrale e da piazza Ban Jelačić. Per questo è conosciuto come il “ventre della città”. Un ventre fecondo di odori e sapori, antipasto di prelibatezze da gustare con gli occhi prima che col palato.

L'impatto cromatico di Dolac è impressionate: colori sgargianti vestono le tantissime bancarelle, manto disteso di fiori recisi, piante e piantine aromatiche. Si trovano soprattutto sul livello più alto.

Poi, scendendo pochi gradini soltanto, si entra nel cuore del mercato di Zagabria: dedalo vivo e profumato di frutta e verdura, accoglie l'originalità dei prodotti e di chi li vende con un sorriso bonario e a prezzo più basso del vicino con un occhiolino.

Ai lati di Dolac, i banchi dei prodotti artigianali espongono oggetti scolpiti nel legno fresco: attrezzi da cucina, giocattoli e bottiglie particolari sono testimoni incisi dell'antica arte contadina.

Antica come la tradizione che voleva le donne portare il loro lavoro duro dalla campagna al mercato di Zagabria. Lo facevano caricandosi sulla testa una cesta zeppa di prodotti: frutti di stagione, verdure, grappoli d'uva e miele.

Ancora oggi, vestite dei loro abiti tradizionali, ripetono quei gesti a Dolac: ricordano che quel tempo è memoria viva da conservare. Come fa la statua rigata di pioggia che le rappresenta.

Si trova lì, sul lato sinistro del mercato di Zagabria, appena salite le scale da piazza Ban Jelačić: è stata fatta in bronzo da Stjepan Gracan il 4 Marzo del 2006. Kumica, si chiama. Il nome delle donne contadine croate.

Proseguendo sotto i portici si vedono sfilare i negozi dove viene venduta la carne fresca e poi si arriva alla parte coperta di Dolac: qui l'odore del pesce fresco riempie le narici del suo profumo intenso.

Uscito, guardo la pioggia ballare sugli ombrelloni rossi a strisce bianche del mercato di Zagabria mentre il frinire dei commercianti attraversa la piazza e arriva là, vicino alla Cattedrale.

ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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Crooked House di Windsor, la più antica casa da tè d’Inghilterra

Mentre molte case storte sono state deliberatamente costruite storte per attirare i visitatori, quella che sorge nella piazza del mercato di Windsor, in Inghilterra, è il risultato di una svista.

La Crooked House di Windsor fu costruita nel 1592 ai margini della piazza del mercato della città e fu originariamente chiamata Market Cross House.

Nel 1687, il consiglio comunale ordinò di demolire la casa per far posto alla vicina Guildhall. Una disputa fondiaria scoppiò per il lotto e alla fine il tribunale ordinò al consiglio di ricostruire la casa nel suo luogo originale.

La casa fu ricostruita in fretta e furia, forse senza cura, utilizzando legno di quercia verde non stagionato. Quando il legno si asciugò, la casa si piegò, ma rimase in piedi. Da allora Market Cross House divenne nota come la Casa Storta di Windsor.

La Crooked House ha un passaggio segreto, ora bloccato, che conduce al Castello di Windsor e che si dice sia stato utilizzato per i rapporti illeciti tra il re Carlo II e la sua amante Nell Gwyn.

Il passaggio era anche utilizzato per consegnare i prodotti del mercato direttamente alle cucine del Castello di Windsor. (a.le.)
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Giardini botanici di Melbourne, verde australiano

✍️ Andrea Lessona

Scrigno verde dell'Australia, i Giardini botanici di Melbourne si distendono per 35 ettari vicino al fiume Yarra nello stato di Victoria. Qui ci sono oltre dieci mila specie e più di 50 mila piante di grande valore storico culturale.

Infatti, alcune di loro che si trovano nei Royal Botanic Gardens sono rarissime. In qualche caso sono addirittura scomparse nella natura selvaggia dell'isola continente e dal resto del mondo.

Ecco perché il ruolo dei Giardini botanici di Melbourne è molto importante, e va al di là della semplice esposizione: preservare questi esemplari è determinate per tutto il pianeta Terra.

L'elemento fondamentale per continuare in questa mission è l'acqua: infatti nei Royal Botanic Gardens c'è un lago e un moderno impianto di irrigazione e di riciclo dell'acqua piovana. Bene così prezioso e raro nella nazione australiana.

I Giardini botanici di Melbourne sono stati aperti nel 1846 e ogni anno oltre un milione di persone arrivano qui, nella cittadina dello stato di Victoria, per visitarli e apprendere l'importanza di questo luogo.

Nel 2006, nel sobborgo di Cranbourne, a circa 45 chilometri a sud-est della città, è stato aperta una seconda sede dei Royal Botanic Gardens. Sugli 897 acri ricavati allo scopo, si trovano esclusivamente piante native australiane.

Sin dal loro insediamento, i Giardini botanici di Melbourne si occupano di ricerca e impianti di identificazione. Questo viene fatto principalmente attraverso l'Erbario Nazionale di Victoria, che ha sede qui.

L'Erbario è anche sede della Collezione botanica statale che include oltre un milione e duecento mila esemplari di piante essiccate, e una grande collezione di opere d'arte, libri e riviste.

Più di recente, nei Royal Botanic Gardens di Melbourne è stato istituito il Centro australiano Ricerca per l'Ecologia Urbana per esaminare in particolare le piante che crescono in ambienti urbani.
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Bagni arabi di Girona, splendore catalano

📸 ✍️ Andrea Lessona

Dal lucernario dell'alta cupola, i raggi del sole attraversano il buio e illuminano i bagni arabi di Girona. A ogni mio passo, i loro contorni rivelano l'antico splendore di questo edificio unico.

Costruito nel 1194 su ispirazione delle terme romane e dei luoghi di abluzione musulmani di moda all'epoca, lo stabile venne seriamente danneggiato durante l'assedio della città catalana nel 1283. Undici anni dopo, nel 1294, furono ristrutturati.

Nel XV secolo, però, i bagni arabi di Girona vennero chiusi e diventarono di proprietà privata. Riconvertiti in un convento di cappuccini nel 1617, furono usati come magazzino per alimenti, cucina e lavanderia.

Presero il nome attuale nel XIX secolo e un centinaio di anni dopo, nel 1929, diventarono pubblici per essere ristrutturati. Oggi sono una delle attrattive più importanti e visitate della città spagnola.

Per visitare i bagni arabi di Girona, infatti, ho dovuto aspettare che la lunga coda dei turisti si esaurisse. Poi sono entrato nello spazio rettangolare che delimita il loto perimetro antico e prezioso.

Oltre l'ingresso c'è la sala dell’apoditerium: lo spogliatoio conserva una piscina ottagonale. Poco dopo, si accede al frigidarium, o sala fredda, e successivamente si arriva al tepidarium, o sala tiepida.

Purtroppo il caldarium, l'area dei bagni arabi di Girona destinata alle abluzioni di vapore, è quello peggio conservato. In passato tutte queste sale erano collegate tra loro da un sistema idraulico fatto di caldaie, serbatoi e canali di scolo.

Oggi ne restano solo dei tratti a testimonianza di una struttura complessa che regalava momenti piacevoli e confortanti ai suoi frequentatori. I danni del tempo, l'incuria e i cambi d'uso ne hanno minato il funzionamento ma non il fascino.

Anche in queste condizioni, i bagni arabi di Girona regalano meraviglia: basta che dal lucernario dell'alta cupola, i raggi del sole attraversino il buio e li illuminino del loro antico splendore.
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Mercato Bonsecours, Montreal palladiana

✍️ Andrea Lessona

Imponente profilo palladiano, il mercato Bonsecours veste di classico il 350 di rue Saint-Paul. Con i suoi due piani e la sua cupola rilucente, l'edificio satura l'orizzonte di Old Montreal.

È lì che, quello che per più di cento anni è stato il principale mercato pubblico nella zona più vecchia della città del Quebec, fu costruito nel 1844 dall'architetto britannico William Footner.

Nel 1849 il mercato Bonsecours (nome derivato dalla vicinanza con la chiesa di Notre-Dame-de-Bon-Secours) ha ospitato per una sola sessione il parlamento del Regno del Canada ed è stato usato come sede dell'Assemblea legislativa della Provincia del Canada.

Tra il 1852 e il 1878 le sue mura hanno fatto da casa al municipio cittadino le cui stanze sono ora una sala riunioni di 3700 metri quadrati. Completato nel 1860 dall'irlandese George Browne, l'edificio assomiglia molto alla Customs House di Dublino.

A Browne fu poi commissionata l'aggiunta di una sala da concerto di 900 metri quadri e diverse altre per ospitare banchetti. Così la struttura venne anche usata come luogo per mostre e festival.

Dopo una serie di disavventure tra cui anche qualche incendio, nel 1963 si decise di chiudere il mercato Bonsecours e di demolirlo. La popolazione, affezionato allo stabile, si oppose.

Così, sfruttando il rifacimento dell'area di Vieux-Montréal si optò per il recupero dell'edificio di rue Saint-Paul. Una cupola di metallo - una copia dell'originale - venne ricostruita, le pareti interne realizzate in cemento armato, e la facciata restaurata.

Nel 1984 il mercato Bonsecours è stato designato sito storico nazionale del Canada mentre per il 350° anniversario della fondazione di Montréal, la sala d'ingresso è stata rimodellata secondo la sua immagine originale. E il piano terra recuperato allo scopo commerciale.

Nel 2004, i nuovi progetti di restauro hanno permesso di riaprire le porte dell'edificio che erano rimaste chiusi per decenni.
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Da oggi il canale de il Reporter è in manutenzione. Tornerà a essere aggiornato non appena risolti i problemi tecnici.
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