Rastoke, la Croazia dei mulini ad acqua
📸 ✍️ Andrea Lessona
Girano, i mulini ad acqua di Rastoke. Girano di una forza trasparente ed eterna: quella del fiume Slunjčica che attraversa questo villaggio croato da favola, e poi si butta in cascate nel fiume Korana.
È qui, nella regione di Kordun, che oltre trecento anni fa l'uomo ha saputo sfruttare il regalo della Natura: un altopiano calcareo scolpito nei millenni. E ha costruito un borgo di poche case che ancora oggi sono icona di un mondo antico da preservare.
Per questo motivo Rastoke, centro storico della municipalità di Slunj, è stato messo sotto protezione nel 1962 dall'Istituto croato per la conservazione. Sette anni dopo è diventato monumento nazionale.
Durante la guerra in Croazia nel 1995, diverse case del villaggio sono state danneggiate per il tentativo, da parte delle truppe paramilitari serbe, di far saltare il grande ponte sul Korana. Per fortuna, i danni sono stati riparati al termine del conflitto che ha diviso la Jugoslavia per sempre.
Oggi Rastoke è un'importante attrazione turistica, volano per lo sviluppo economico della città di Slunj e la regione di Kordun. Molte persone arrivano qui ogni anno, in quella che un tempo era considerata la terra di nessuno, a soli 33 chilometri dal famoso Parco nazionale dei laghi di Plitvice.
Sfruttando la sua favorevole posizione, sulla strada da o verso il mare Adriatico, il villaggio è meta di chi come me vuole vedere la sua architettura tradizionale e caratteristica, gustare i prodotti gastronomici locali, scoprire le abitudini e le origini culturali. E godere della squisita ospitalità delle trenta famiglie che lo abitano e lo preservano.
Incastonato in un mondo a sé, questo borgo antico è meraviglia di 23 cascate crepitanti, gonfiate dal cadere incessante del fiume Slunjčica. Lo stesso che col suo fluire fa girare i 22 mulini ad acqua di Rastoke.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Girano, i mulini ad acqua di Rastoke. Girano di una forza trasparente ed eterna: quella del fiume Slunjčica che attraversa questo villaggio croato da favola, e poi si butta in cascate nel fiume Korana.
È qui, nella regione di Kordun, che oltre trecento anni fa l'uomo ha saputo sfruttare il regalo della Natura: un altopiano calcareo scolpito nei millenni. E ha costruito un borgo di poche case che ancora oggi sono icona di un mondo antico da preservare.
Per questo motivo Rastoke, centro storico della municipalità di Slunj, è stato messo sotto protezione nel 1962 dall'Istituto croato per la conservazione. Sette anni dopo è diventato monumento nazionale.
Durante la guerra in Croazia nel 1995, diverse case del villaggio sono state danneggiate per il tentativo, da parte delle truppe paramilitari serbe, di far saltare il grande ponte sul Korana. Per fortuna, i danni sono stati riparati al termine del conflitto che ha diviso la Jugoslavia per sempre.
Oggi Rastoke è un'importante attrazione turistica, volano per lo sviluppo economico della città di Slunj e la regione di Kordun. Molte persone arrivano qui ogni anno, in quella che un tempo era considerata la terra di nessuno, a soli 33 chilometri dal famoso Parco nazionale dei laghi di Plitvice.
Sfruttando la sua favorevole posizione, sulla strada da o verso il mare Adriatico, il villaggio è meta di chi come me vuole vedere la sua architettura tradizionale e caratteristica, gustare i prodotti gastronomici locali, scoprire le abitudini e le origini culturali. E godere della squisita ospitalità delle trenta famiglie che lo abitano e lo preservano.
Incastonato in un mondo a sé, questo borgo antico è meraviglia di 23 cascate crepitanti, gonfiate dal cadere incessante del fiume Slunjčica. Lo stesso che col suo fluire fa girare i 22 mulini ad acqua di Rastoke.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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Vredespaleis, il palazzo della Pace de L'Aia
✍️ Andrea Lessona
Dall’enorme tetto di piastrelle grige, il profilo del Vredespaleis scivola spiovente sul granito, l’arenaria e i laterizi che vestono gli stili romanico, gotico e bizantino del palazzo della Pace de L'Aia.
Aperto ufficialmente il 28 agosto 1913, aveva lo scopo di dare una casa simbolica alla Corte permanente di arbitrato - un tribunale creato per far finire la guerra a seguito del trattato alla Conferenza di Pace dell'Aia 1899.
L'8 aprile 2014 con decisione della Commissione europea il Palazzo della Pace è stato insignito del Marchio del patrimonio europeo per il suo impegno nella realizzazione degli ideali di pace.
Il progetto del Vredespaleis prevedeva inizialmente due grandi torri davanti e due più piccole dietro. Ma per rispettare il budget di spesa, l'architetto francese Louis M. Cordonnier e il suo socio olandese Van der Steur hanno dovuto rivedere il disegno.
Così l'attuale palazzo della Pace de L'Aia è nato solo con una torre grande e una piccola e la libreria che avrebbe dovuto essere separata dal resto dell'edificio ne fa invece parte.
Anche i giardini che lo circondano, progettati da Thomas Hayton Mawson, sono stati privati per lo stesso motivo economico delle sculture e delle fontane rispetto a come erano stati pensati.
ℹ️ Holland
✍️ Andrea Lessona
Dall’enorme tetto di piastrelle grige, il profilo del Vredespaleis scivola spiovente sul granito, l’arenaria e i laterizi che vestono gli stili romanico, gotico e bizantino del palazzo della Pace de L'Aia.
Aperto ufficialmente il 28 agosto 1913, aveva lo scopo di dare una casa simbolica alla Corte permanente di arbitrato - un tribunale creato per far finire la guerra a seguito del trattato alla Conferenza di Pace dell'Aia 1899.
L'8 aprile 2014 con decisione della Commissione europea il Palazzo della Pace è stato insignito del Marchio del patrimonio europeo per il suo impegno nella realizzazione degli ideali di pace.
Il progetto del Vredespaleis prevedeva inizialmente due grandi torri davanti e due più piccole dietro. Ma per rispettare il budget di spesa, l'architetto francese Louis M. Cordonnier e il suo socio olandese Van der Steur hanno dovuto rivedere il disegno.
Così l'attuale palazzo della Pace de L'Aia è nato solo con una torre grande e una piccola e la libreria che avrebbe dovuto essere separata dal resto dell'edificio ne fa invece parte.
Anche i giardini che lo circondano, progettati da Thomas Hayton Mawson, sono stati privati per lo stesso motivo economico delle sculture e delle fontane rispetto a come erano stati pensati.
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Skansen Kronan, la fortezza di Goteborg
📸 ✍️ Andrea Lessona
La corona di Skansen Kronan brilla con gli ultimi raggi di sole. Li ho seguiti sin quassù, gradino dopo gradino, lungo la scalinata che dal quartiere di Haga porta alla collina su cui domina la fortezza di Goteborg.
Uno spiazzo di terra battuta accoglie il mio respiro corto di fatica: negli occhi ho mura imponenti, spezzate da finestrelle di ferro e circondate da infissi di legno, che disegnano un edificio dalla storia centenaria, sormontato dal simbolo reale.
Costruita nella seconda metà del XVII secolo, questa fortezza di Goteborg fu realizzata da Erik Dahlberg. Venne inaugurata nel 1689 e, come l'avamposto gemello di Skansen Lejonet, doveva proteggere la seconda città di Svezia dai nemici danesi. Che non arrivarono mai.
Per questo motivo i 23 cannoni di cui è circondato Skansen Kronan non spararono un colpo. Ancora oggi sono qui, muti, nel loro alzo verso l'orizzonte vuoto: vengono cavalcati dai ragazzi per ciondolare le gambe e godere il tramonto.
Intorno al 1850, la struttura diventò un rifugio per i senzatetto. In quel periodo le abitazioni della seconda città di Svezia non erano sufficienti, e i più sfortunati venivano stipati qui. Qualche anno dopo, l'edificio venne addirittura usato come prigione.
La domenica, sullo spiazzo di Skansen Kronan, i carcerati vendevano i loro manufatti di stracci alle persone. Come ho fatto io prima, salivano la collina per comprare a poco prezzo fazzoletti e coperte e, a volte, irridere i condannati.
Sino al 2004 questa fortezza di Goteborg venne adibita a museo militare. Ma a prescindere dall'utilizzo attuale e passato della struttura, ciò che più amano le persone è la vista che si gode da quassù.
Gli occhi possono abbracciare la linea delle case di legno e le strade acciottolate del quartiere di Haga, laggiù. Prima di ridiscendere l'infinita scalinata e attraversarlo, mi volto verso Skansen Kronan. Il sole si è spento dietro l'orizzonte, ma la sua corona continua a brillare dorata.
ℹ️ Visit Sweden
📸 ✍️ Andrea Lessona
La corona di Skansen Kronan brilla con gli ultimi raggi di sole. Li ho seguiti sin quassù, gradino dopo gradino, lungo la scalinata che dal quartiere di Haga porta alla collina su cui domina la fortezza di Goteborg.
Uno spiazzo di terra battuta accoglie il mio respiro corto di fatica: negli occhi ho mura imponenti, spezzate da finestrelle di ferro e circondate da infissi di legno, che disegnano un edificio dalla storia centenaria, sormontato dal simbolo reale.
Costruita nella seconda metà del XVII secolo, questa fortezza di Goteborg fu realizzata da Erik Dahlberg. Venne inaugurata nel 1689 e, come l'avamposto gemello di Skansen Lejonet, doveva proteggere la seconda città di Svezia dai nemici danesi. Che non arrivarono mai.
Per questo motivo i 23 cannoni di cui è circondato Skansen Kronan non spararono un colpo. Ancora oggi sono qui, muti, nel loro alzo verso l'orizzonte vuoto: vengono cavalcati dai ragazzi per ciondolare le gambe e godere il tramonto.
Intorno al 1850, la struttura diventò un rifugio per i senzatetto. In quel periodo le abitazioni della seconda città di Svezia non erano sufficienti, e i più sfortunati venivano stipati qui. Qualche anno dopo, l'edificio venne addirittura usato come prigione.
La domenica, sullo spiazzo di Skansen Kronan, i carcerati vendevano i loro manufatti di stracci alle persone. Come ho fatto io prima, salivano la collina per comprare a poco prezzo fazzoletti e coperte e, a volte, irridere i condannati.
Sino al 2004 questa fortezza di Goteborg venne adibita a museo militare. Ma a prescindere dall'utilizzo attuale e passato della struttura, ciò che più amano le persone è la vista che si gode da quassù.
Gli occhi possono abbracciare la linea delle case di legno e le strade acciottolate del quartiere di Haga, laggiù. Prima di ridiscendere l'infinita scalinata e attraversarlo, mi volto verso Skansen Kronan. Il sole si è spento dietro l'orizzonte, ma la sua corona continua a brillare dorata.
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Austerlitz, monumento di guerra e pace
📸 ✍️ Andrea Lessona
Svetta nel cielo della Moravia, memoria di guerra e pace. Lo vedo già dal finestrino del pullman, mentre il mezzo sale la collina di Pratzen e mi porta nell'ombra pesante del monumento di Austerlitz.
Memento di pietra eretto per commemorare i morti di uno dei più grandi scontri della Storia: quello combattuto in questa landa il 2 dicembre del 1805 e definito dagli studiosi La battaglia dei tre Imperatori.
Oltre 160 mila uomini degli eserciti di Napoleone, di Alessandro I, Zar di Russia e Francesco I, sovrano d'Austria, si affrontarono per vincersi in un combattimento senza pari prima di quel giorno.
Un giorno che cent'anni dopo, per volere del prete Alois Slovák, doveva commemorare tutti i caduti, senza distinzione. E così nacque ad Austerlitz, oggi Slavkov u Brna (comune di 6.062 abitanti nella regione morava della Repubblica Ceca), un Tumulo di Pace in cui ospitare i resti umani dei soldati.
Molti di loro sono sepolti dentro la cappella, sorretta all'esterno dalle statue di due donne affrante. Sopra la cancellata in ferro dell'ingresso, la scritta in latino: Interfecti Mei Resurgent (I Morti Risorgeranno).
Appena dentro al monumento, unico nel suo genere e uno dei più vecchi nell’Europa centrale, vedo un sepolcro di marmo scuro, incastonato nel pavimento dalle mattonelle quadrate, con incisa in grande la parola Honor. Di fronte, un altare su cui risalta Gesù Cristo in croce.
Ai quattro lati della sala, quattro aperture a volta permettono di sentire i bisbigli sussurrati all'estremità di ciascuna di loro: un gioco acustico, o eco della Storia e di quel giorno che la cambiò.
Per riviverlo mi bastano pochi passi fuori dal Tumulo, e arrivo al padiglione museale realizzato a giugno del 2010, esattamente cento anni dalla data in cui nel 1910 iniziò la costruzione del Monumento.
La prima parte del percorso multimediale inizia il 14 luglio del 1789 con la Rivoluzione francese. Pannelli esplicativi mostrano l'Europa in quel tempo lontano e i maggiori eventi che la caratterizzarono sino allo scontro di Austerlitz.
Poi, lasciata la stanza dalla pareti bianche, entro in una tendina da campo militare che si apre sul buio più cupo: qualche istante e dal pavimento si alzano schermi da cui rimbombano colpi di cannone, urla strazianti di uomini maciullati, il nitrito sferzato di cavalli al galoppo. Il suono trionfale di una tromba che annunzia la vittoria delle truppe napoleoniche.
Tutto torna nero, come un vuoto temporale da attraversare per essere proiettati in un'altra dimensione. Questa volta le luci si accendono nella stanza attigua: illuminano un plastico su cui sono schierati gli eserciti. Alle pareti teche di vetro proteggono armi e divise dell'epoca, portate senza orgoglio da manichini dal sorriso abbozzato.
Poco più avanti, nuovi attori di cartapesta impersonano i tre imperatori mentre negoziano la resa e la spartizione dell'Europa. Parlano a comando la lingua di un registratore stentato: basta scegliere l'idioma tra inglese, francese, tedesco, russo e ceco per avere il resoconto di un potere ottenuto col sangue.
Dopo aver guardato la “muta” di soldatini dell'epoca, in vendita insieme a tanti libri della battaglia nel negozio di souvenir, esco nell'aria fresca. Cammino lungo il perimetro del Tumulo, e guardo queste colline distendersi serene nell'orizzonte moravo della Repubblica Ceca. Respiro un senso di Pace.
ℹ️ Visit Czech Republic
📸 ✍️ Andrea Lessona
Svetta nel cielo della Moravia, memoria di guerra e pace. Lo vedo già dal finestrino del pullman, mentre il mezzo sale la collina di Pratzen e mi porta nell'ombra pesante del monumento di Austerlitz.
Memento di pietra eretto per commemorare i morti di uno dei più grandi scontri della Storia: quello combattuto in questa landa il 2 dicembre del 1805 e definito dagli studiosi La battaglia dei tre Imperatori.
Oltre 160 mila uomini degli eserciti di Napoleone, di Alessandro I, Zar di Russia e Francesco I, sovrano d'Austria, si affrontarono per vincersi in un combattimento senza pari prima di quel giorno.
Un giorno che cent'anni dopo, per volere del prete Alois Slovák, doveva commemorare tutti i caduti, senza distinzione. E così nacque ad Austerlitz, oggi Slavkov u Brna (comune di 6.062 abitanti nella regione morava della Repubblica Ceca), un Tumulo di Pace in cui ospitare i resti umani dei soldati.
Molti di loro sono sepolti dentro la cappella, sorretta all'esterno dalle statue di due donne affrante. Sopra la cancellata in ferro dell'ingresso, la scritta in latino: Interfecti Mei Resurgent (I Morti Risorgeranno).
Appena dentro al monumento, unico nel suo genere e uno dei più vecchi nell’Europa centrale, vedo un sepolcro di marmo scuro, incastonato nel pavimento dalle mattonelle quadrate, con incisa in grande la parola Honor. Di fronte, un altare su cui risalta Gesù Cristo in croce.
Ai quattro lati della sala, quattro aperture a volta permettono di sentire i bisbigli sussurrati all'estremità di ciascuna di loro: un gioco acustico, o eco della Storia e di quel giorno che la cambiò.
Per riviverlo mi bastano pochi passi fuori dal Tumulo, e arrivo al padiglione museale realizzato a giugno del 2010, esattamente cento anni dalla data in cui nel 1910 iniziò la costruzione del Monumento.
La prima parte del percorso multimediale inizia il 14 luglio del 1789 con la Rivoluzione francese. Pannelli esplicativi mostrano l'Europa in quel tempo lontano e i maggiori eventi che la caratterizzarono sino allo scontro di Austerlitz.
Poi, lasciata la stanza dalla pareti bianche, entro in una tendina da campo militare che si apre sul buio più cupo: qualche istante e dal pavimento si alzano schermi da cui rimbombano colpi di cannone, urla strazianti di uomini maciullati, il nitrito sferzato di cavalli al galoppo. Il suono trionfale di una tromba che annunzia la vittoria delle truppe napoleoniche.
Tutto torna nero, come un vuoto temporale da attraversare per essere proiettati in un'altra dimensione. Questa volta le luci si accendono nella stanza attigua: illuminano un plastico su cui sono schierati gli eserciti. Alle pareti teche di vetro proteggono armi e divise dell'epoca, portate senza orgoglio da manichini dal sorriso abbozzato.
Poco più avanti, nuovi attori di cartapesta impersonano i tre imperatori mentre negoziano la resa e la spartizione dell'Europa. Parlano a comando la lingua di un registratore stentato: basta scegliere l'idioma tra inglese, francese, tedesco, russo e ceco per avere il resoconto di un potere ottenuto col sangue.
Dopo aver guardato la “muta” di soldatini dell'epoca, in vendita insieme a tanti libri della battaglia nel negozio di souvenir, esco nell'aria fresca. Cammino lungo il perimetro del Tumulo, e guardo queste colline distendersi serene nell'orizzonte moravo della Repubblica Ceca. Respiro un senso di Pace.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Museo Walser a Triesenberg, Liechtenstein antico
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Rastoke, la Croazia dei mulini ad acqua
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Vredespaleis, il palazzo della Pace de L'Aia
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Skansen Kronan, la fortezza di Goteborg
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Austerlitz, monumento di guerra e pace
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Austerlitz, monumento di guerra e pace
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Cattedrale di Maribor, gotico sloveno
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel verde di piazza Slomškov trg, la cattedrale di Maribor si alza nel cuore medievale della seconda città slovena. Mentre mi avvicino, non posso fare a meno di notare i suoi stili sovrapposti in cui spicca il gotico.
È il risultato delle ristrutturazioni cui la chiesa, costruita nel XII secolo, è stata sottoposta negli anni: in origine era un edificio romanico con un'unica navata dal tetto in legno e abside semicircolare.
Oggi, l'esterno della cattedrale di Maribor ha tratti gotici con il presbiterio dai contrafforti graduali, e il campanile dalla cuspide neoclassicista che in passato fu torre civica. Nella facciata, varie lastre tombali ricordano chi non c'è più.
Vicino all'ingresso, è stata conservata una delle migliori colonne della luce eterna tardogotiche di pietra: risale al 1517 ed è l’unico memento rimasto del vecchio cimitero che circondava la chiesa.
Entrando nella cattedrale di Maribor, dedicata a San Giovanni Battista, intuisco che la struttura romanica pilastrata a tre navate è senza transetto. Camminando tra i banchi, arrivo al presbiterio con costoloni, chiavi di volta e baldacchini nelle pareti.
Sull’arco di trionfo, vedo i bassorilievi di leoni realizzati dalle botteghe boeme. Prima del 1520, la parte della navata centrale aveva una volta reticolare e ancora oggi le pareti trattengono la distribuzione romanica dell’ambiente. Le volte delle navate laterali risalgono invece al 1467.
L’arredo della cattedrale di Maribor è di grande qualità: gli stalli barocchi del coro sono stupendi. Di notevole pregio sono anche l’altare della Santa Croce della seconda metà del XVIII secolo, quello di San Francesco Saverio d'inizio Settecento, l’altare di S. Floriano e il pulpito ligneo del XVII secolo.
Nella Cappella della Santa Croce, nella parte settentrionale dell'edificio, proprio sulla tomba del vescovo Anton Martin Slomšek, si trova una lastra istoricista realizzata dallo scultore Ksaver Zajec.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel verde di piazza Slomškov trg, la cattedrale di Maribor si alza nel cuore medievale della seconda città slovena. Mentre mi avvicino, non posso fare a meno di notare i suoi stili sovrapposti in cui spicca il gotico.
È il risultato delle ristrutturazioni cui la chiesa, costruita nel XII secolo, è stata sottoposta negli anni: in origine era un edificio romanico con un'unica navata dal tetto in legno e abside semicircolare.
Oggi, l'esterno della cattedrale di Maribor ha tratti gotici con il presbiterio dai contrafforti graduali, e il campanile dalla cuspide neoclassicista che in passato fu torre civica. Nella facciata, varie lastre tombali ricordano chi non c'è più.
Vicino all'ingresso, è stata conservata una delle migliori colonne della luce eterna tardogotiche di pietra: risale al 1517 ed è l’unico memento rimasto del vecchio cimitero che circondava la chiesa.
Entrando nella cattedrale di Maribor, dedicata a San Giovanni Battista, intuisco che la struttura romanica pilastrata a tre navate è senza transetto. Camminando tra i banchi, arrivo al presbiterio con costoloni, chiavi di volta e baldacchini nelle pareti.
Sull’arco di trionfo, vedo i bassorilievi di leoni realizzati dalle botteghe boeme. Prima del 1520, la parte della navata centrale aveva una volta reticolare e ancora oggi le pareti trattengono la distribuzione romanica dell’ambiente. Le volte delle navate laterali risalgono invece al 1467.
L’arredo della cattedrale di Maribor è di grande qualità: gli stalli barocchi del coro sono stupendi. Di notevole pregio sono anche l’altare della Santa Croce della seconda metà del XVIII secolo, quello di San Francesco Saverio d'inizio Settecento, l’altare di S. Floriano e il pulpito ligneo del XVII secolo.
Nella Cappella della Santa Croce, nella parte settentrionale dell'edificio, proprio sulla tomba del vescovo Anton Martin Slomšek, si trova una lastra istoricista realizzata dallo scultore Ksaver Zajec.
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