Llangollen, Galles di confine
✍️ Andrea Lessona
Riflessa nel fiume Dee, Llangollen scivola via lungo l'antica ferrovia. Dalla locomotiva, sbuffi di vapore caldo si condensano nel freddo di questa cittadina del Galles nord orientale, nella contea del Denbighshire.
Situata ai piedi delle Berwyn Mountains, vicino al confine con l'Inghilterra, venne fondata da Sant Collen. Fu lui, monaco del VI secolo, a edificare una piccola chiesa che porta il suo nome - l'unica dell'intera nazione gallese.
Sulle alture intorno a Llangollen, spicca Castell Dinas Bran - roccaforte dei Principi di Powys. Oltre c'è la Eglwyseg Rocks, una grande scarpata di calcare. L'area vicino, nota come Panorama Walk, porta alla statua del poeta Hooson del villaggio di Rhosllannerchrugog.
A unire questa caratteristica cittadina del Galles e le due sponde del fiume Dee su cui vivono 3700 abitanti, c'è il ponte innalzato nel VXI secolo sui resti di quello precedente del 1345 realizzato da John Trevor, poi vescovo di St Asaph.
L'attuale campata di Llangollen, ampliata nel 1873 e poi ancora nel 1968, sfruttando la vecchia muratura, è in lista per ottenere il considerevole e ambito status di “antico monumento nazionale”.
Alla periferia della cittadina si trova Plas Newydd. Dal 1780, il “Nuovo Palazzo” è stato la casa delle dame di Llangollen: l'onorevole Sarah Ponsonby e Lady Eleanor Butler, le due donne irlandesi che per la loro relazione scandalizzarono i contemporanei.
Attrattiva del luogo nel mese di luglio è l'International Musical Eisteddfod. Turisti e appassionati si mischiano a quelli che vengono qui per vivere l'emozione di un viaggio sull'antica ferrovia.
Il tratto aperto nel 1865 per trasportare merci e passeggeri venne chiuso un centinaio di anni dopo con il Beeching Axe - il piano di ridimensionamento delle tratte britanniche.
Grazie a un manipolo di appassionati e di donazioni di privati, un tratto di dieci miglia della linea è stata restaurata tra la cittadina e Corwen. E oggi è la famosa Llangollen Railway.
ℹ️ Visit Wales
✍️ Andrea Lessona
Riflessa nel fiume Dee, Llangollen scivola via lungo l'antica ferrovia. Dalla locomotiva, sbuffi di vapore caldo si condensano nel freddo di questa cittadina del Galles nord orientale, nella contea del Denbighshire.
Situata ai piedi delle Berwyn Mountains, vicino al confine con l'Inghilterra, venne fondata da Sant Collen. Fu lui, monaco del VI secolo, a edificare una piccola chiesa che porta il suo nome - l'unica dell'intera nazione gallese.
Sulle alture intorno a Llangollen, spicca Castell Dinas Bran - roccaforte dei Principi di Powys. Oltre c'è la Eglwyseg Rocks, una grande scarpata di calcare. L'area vicino, nota come Panorama Walk, porta alla statua del poeta Hooson del villaggio di Rhosllannerchrugog.
A unire questa caratteristica cittadina del Galles e le due sponde del fiume Dee su cui vivono 3700 abitanti, c'è il ponte innalzato nel VXI secolo sui resti di quello precedente del 1345 realizzato da John Trevor, poi vescovo di St Asaph.
L'attuale campata di Llangollen, ampliata nel 1873 e poi ancora nel 1968, sfruttando la vecchia muratura, è in lista per ottenere il considerevole e ambito status di “antico monumento nazionale”.
Alla periferia della cittadina si trova Plas Newydd. Dal 1780, il “Nuovo Palazzo” è stato la casa delle dame di Llangollen: l'onorevole Sarah Ponsonby e Lady Eleanor Butler, le due donne irlandesi che per la loro relazione scandalizzarono i contemporanei.
Attrattiva del luogo nel mese di luglio è l'International Musical Eisteddfod. Turisti e appassionati si mischiano a quelli che vengono qui per vivere l'emozione di un viaggio sull'antica ferrovia.
Il tratto aperto nel 1865 per trasportare merci e passeggeri venne chiuso un centinaio di anni dopo con il Beeching Axe - il piano di ridimensionamento delle tratte britanniche.
Grazie a un manipolo di appassionati e di donazioni di privati, un tratto di dieci miglia della linea è stata restaurata tra la cittadina e Corwen. E oggi è la famosa Llangollen Railway.
ℹ️ Visit Wales
👍3👏2❤1🔥1👌1😍1💯1
La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Queen Studio di Montreux, il rock in mostra
Leggi l’articolo »
Erdapfel, il primo mappamondo della storia
Leggi l’articolo »
Museo archeologico dell'Alto Adige, la casa di Ötzi
Leggi l’articolo »
Audierne, Bretagna chic
Leggi l’articolo »
Llangollen, Galles di confine
Leggi l’articolo »
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Queen Studio di Montreux, il rock in mostra
Leggi l’articolo »
Erdapfel, il primo mappamondo della storia
Leggi l’articolo »
Museo archeologico dell'Alto Adige, la casa di Ötzi
Leggi l’articolo »
Audierne, Bretagna chic
Leggi l’articolo »
Llangollen, Galles di confine
Leggi l’articolo »
👍2❤1🔥1🥰1👏1
Cari amiche e amici de il Reporter
il giornalismo di viaggio libero e indipendente ha grandi costi per realizzare ogni giorno testi, foto e video da tutto il mondo.
Se anche tu credi in quel che faccio per regalarti l’emozione di luoghi nuovi, sostieni il mio lavoro con una donazione attraverso il conto corrente bancario:
IT20J0623010010000063709208 Credit Agricole, Andrea Lessona, causale DONAZIONE
Oppure tramite PayPal: andrea.lessona@gmail.com
Grazie e buon viaggio insieme!
il giornalismo di viaggio libero e indipendente ha grandi costi per realizzare ogni giorno testi, foto e video da tutto il mondo.
Se anche tu credi in quel che faccio per regalarti l’emozione di luoghi nuovi, sostieni il mio lavoro con una donazione attraverso il conto corrente bancario:
IT20J0623010010000063709208 Credit Agricole, Andrea Lessona, causale DONAZIONE
Oppure tramite PayPal: andrea.lessona@gmail.com
Grazie e buon viaggio insieme!
💯2🔥1🥰1👏1👌1
Castello di Cardona, fortezza della Catalogna
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla sommità della collina, il profilo dorato del castello di Cardona domina l'orizzonte della Catalogna centrale. E dai suoi 589 metri d'altezza presidia guardingo la strada dai Manresa a Berga, nel nord della provincia di Barcellona.
Mentre salgo la montagna che sovrasta questo antico borgo medievale spagnolo, mi rendo conto dell'imponenza della struttura: fortificata nell'880 da Guifred le Velu, è stata ricostruita nel XVIII secolo.
Il castello di Cardona, noto come il maniero di San Vicente, è stato per secoli sede di una delle più antiche dinastie del paese: i Signori del sale. Dalle mura posso vedere le miniere bianche, laggiù, mentre il sole le illumina al tramonto.
Per guardarle meglio, salgo i gradini della Torre della Minyona. Dalla torre della fanciulla, il panorama è splendido: una vista unica e a 360 gradi su questa immensa zona della Catalogna.
La struttura cilindrica del castello di Cardona è avvolta da una leggenda: Adelaide, figlia di un visconte del luogo, sarebbe stata imprigionata qui perché innamoratasi di un signore nemico.
Dopo aver aperto la pesante porta con un'enorme chiave, entro nel buio della Torre della Minyona: la lama di luce dell'ingresso illumina appena i dieci metri di diametro per 15 di altezza mentre un soffio lieve mi accarezza il volto.
Forse è il fantasma di Adelaide che la leggenda vuole essere ancora qui, tra le mura impenetrabili del castello di Cadorna. Non più maniero dei suoi tempi ma parador, albergo della catena pubblica dei paradores nazionali.
Tanto che proprio oggi tra le navate della collegiata di Sant Vincenç, capolavoro dell'arte romanica catalana del 1040, si celebra un matrimonio. Le porte sbarrate per tutelare la privacy mi negano la visita.
Così, sfinito dal cado, mi riposo un attimo nell'ombra gotica del Claustre. Restaurato di recente è un'altra perla del castello di Cadorna, antica fortezza catalana ceduta alla modernità che reclama denaro.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla sommità della collina, il profilo dorato del castello di Cardona domina l'orizzonte della Catalogna centrale. E dai suoi 589 metri d'altezza presidia guardingo la strada dai Manresa a Berga, nel nord della provincia di Barcellona.
Mentre salgo la montagna che sovrasta questo antico borgo medievale spagnolo, mi rendo conto dell'imponenza della struttura: fortificata nell'880 da Guifred le Velu, è stata ricostruita nel XVIII secolo.
Il castello di Cardona, noto come il maniero di San Vicente, è stato per secoli sede di una delle più antiche dinastie del paese: i Signori del sale. Dalle mura posso vedere le miniere bianche, laggiù, mentre il sole le illumina al tramonto.
Per guardarle meglio, salgo i gradini della Torre della Minyona. Dalla torre della fanciulla, il panorama è splendido: una vista unica e a 360 gradi su questa immensa zona della Catalogna.
La struttura cilindrica del castello di Cardona è avvolta da una leggenda: Adelaide, figlia di un visconte del luogo, sarebbe stata imprigionata qui perché innamoratasi di un signore nemico.
Dopo aver aperto la pesante porta con un'enorme chiave, entro nel buio della Torre della Minyona: la lama di luce dell'ingresso illumina appena i dieci metri di diametro per 15 di altezza mentre un soffio lieve mi accarezza il volto.
Forse è il fantasma di Adelaide che la leggenda vuole essere ancora qui, tra le mura impenetrabili del castello di Cadorna. Non più maniero dei suoi tempi ma parador, albergo della catena pubblica dei paradores nazionali.
Tanto che proprio oggi tra le navate della collegiata di Sant Vincenç, capolavoro dell'arte romanica catalana del 1040, si celebra un matrimonio. Le porte sbarrate per tutelare la privacy mi negano la visita.
Così, sfinito dal cado, mi riposo un attimo nell'ombra gotica del Claustre. Restaurato di recente è un'altra perla del castello di Cadorna, antica fortezza catalana ceduta alla modernità che reclama denaro.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
👍4👌3🔥2🥰1🤩1😍1💯1
«Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere. "Ah, ma io non posso perché..." Tutti possono. Ma capisci quello che dico? Bisogna inventarselo! Ed è possibile, possibile, possibile».
Tiziano Terzani
Tiziano Terzani
❤4🔥3🥰3💯2👏1
Road train, il camion australiano
📸 ✍️ Andrea Lessona
Vento d'acciaio a sfregiare la Stuart Highway, i road train attraversano l'Australia: corrono da sud a nord per unire il Paese e trasportare merci di ogni tipo. Colonne interminabili di rimorchi sono padrone dell'asfalto rubato al bush.
Così, se ti capita di avere uno o più dei camion australiani davanti, come è successo me sulla via verso Darwin, non c'è che armarsi di pazienza, e leggerne la targa sino a impararla a memoria.
Seppur qui le strade siano lunghi rettilinei, superare questi autotreni è molto difficile: la loro stazza prende tutta la carreggiata in larghezza e ne occupa decine di metri in lunghezza. Dipende dal modello. Il massimo lo si è raggiunto col Powertrain che ha addirittura un corpo di sei carri con cassoni ribaltabili e una capacità di 200 tonnellate.
Questo genere di camion australiano è usato soprattutto nella miniera d'oro Granite, nella zona occidentale del Territorio del Nord, per le grandi distanze da percorrere e dalla particolarità del materiale trasportato.
Per gli animali o altre merci, ci sono invece modelli diversi: il road train più piccolo ha solo due rimorchi poi si sale a tre, quattro, cinque sino al camion top. Il Guinness dei primati registra un record nel 2000 a Kalgoorlie, Australia Occidentale: un autotreno con 79 semirimorchi per una lunghezza totale superiore ai mille metri.
Non da meno è stato invece il secondo tentativo nel 2006 fatto a Clifton, Queensland: alla motrice del camion australiano sono stati aggiunti 112 semirimorchi per una lunghezza superiore ai 1.500 metri.
Nonostante queste esibizioni, i road train stanno lentamente perdendo l'asfalto: la ferrovia aperta nel Territorio del Nord tra Alice Springs e Darwin nel 2004 ha ridotto i costi di trasporto.
Ma se, come a me, ti capita di parlare con uno dei tanti autisti che guidano i camion australiani, ti dirà che il loro tempo non è ancora finito e che il loro vento d'acciaio continuerà ad attraversare il Paese.
ℹ️ Northern Territory
📸 ✍️ Andrea Lessona
Vento d'acciaio a sfregiare la Stuart Highway, i road train attraversano l'Australia: corrono da sud a nord per unire il Paese e trasportare merci di ogni tipo. Colonne interminabili di rimorchi sono padrone dell'asfalto rubato al bush.
Così, se ti capita di avere uno o più dei camion australiani davanti, come è successo me sulla via verso Darwin, non c'è che armarsi di pazienza, e leggerne la targa sino a impararla a memoria.
Seppur qui le strade siano lunghi rettilinei, superare questi autotreni è molto difficile: la loro stazza prende tutta la carreggiata in larghezza e ne occupa decine di metri in lunghezza. Dipende dal modello. Il massimo lo si è raggiunto col Powertrain che ha addirittura un corpo di sei carri con cassoni ribaltabili e una capacità di 200 tonnellate.
Questo genere di camion australiano è usato soprattutto nella miniera d'oro Granite, nella zona occidentale del Territorio del Nord, per le grandi distanze da percorrere e dalla particolarità del materiale trasportato.
Per gli animali o altre merci, ci sono invece modelli diversi: il road train più piccolo ha solo due rimorchi poi si sale a tre, quattro, cinque sino al camion top. Il Guinness dei primati registra un record nel 2000 a Kalgoorlie, Australia Occidentale: un autotreno con 79 semirimorchi per una lunghezza totale superiore ai mille metri.
Non da meno è stato invece il secondo tentativo nel 2006 fatto a Clifton, Queensland: alla motrice del camion australiano sono stati aggiunti 112 semirimorchi per una lunghezza superiore ai 1.500 metri.
Nonostante queste esibizioni, i road train stanno lentamente perdendo l'asfalto: la ferrovia aperta nel Territorio del Nord tra Alice Springs e Darwin nel 2004 ha ridotto i costi di trasporto.
Ma se, come a me, ti capita di parlare con uno dei tanti autisti che guidano i camion australiani, ti dirà che il loro tempo non è ancora finito e che il loro vento d'acciaio continuerà ad attraversare il Paese.
ℹ️ Northern Territory
👍4👌2❤1🔥1🥰1👏1🤩1💯1
Municipio di Tampere, scrigno d'arte finlandese
📸 ✍️ Andrea Lessona
Imponente ombra neo-rinascimentale caduta sulla piazza centrale, il municipio di Tampere è scrigno d'arte finlandese: tra le sue mura chiuse al pubblico conserva dipinti preziosissimi.
Progettato da Georg Schreck, l'edificio che è cuore amministrativo e storico della terza città della Finlandia, è stato costruito nel 1890. Sin dall'inizio ha accentrato a sé gli uffici più importanti.
Magistero, tribunale e dipartimento di polizia erano tutti allocati qui, nel municipio di Tampere, tra queste stanze che sono splendore rivelato ai pochi fortunati che ogni giorno le attraversano, lavorandoci.
Nella sua storia secolare, la struttura è stata testimone di eventi significativi. Il primo risale al 1905: durante il Grande Sciopero, dal balcone comunale venne letto il Manifesto Rosso.
Di fronte, sulla piazza centrale, la folla ascoltava il giornalista e politico finlandese Yrjö Mäkelin: chiedeva lo scioglimento del Senato del Grande Ducato della Finlandia, il suffragio universale, libertà politiche, e l'abolizione della censura.
Tredici anni dopo durante la guerra civile, il municipio di Tampere fu l'ultimo edificio del centro tenuto dai Rossi. Nelle pareti e sulle scale principali d'ingresso ci sono ancora i segni della battaglia che causò danni gravissimi alla struttura.
Ecco perché la città finlandese decise di ristrutturarla nel 1960 volendola utilizzare per giubilei e ricevimenti ufficiali. Durante i lavori, vecchie pitture decorative e opere d' arte sono state scoperte nel foyer principale e nella sala grande.
Oltre a nuove opere e mobili acquistati per rendere il municipio di Tampere ancora più affascinate dopo la ristrutturazione, diversi dipinti di artisti finnici sono stati ricevuti in regalo come quelli di Albert Edelfelt, Akseli Gallen-Kallela, Helene Schjerfbeck, Hjalmar Munsterhjelm, Pekka Halonen e Eero Järnefelt.
Ecco perché l'edificio comunale è considerato una sorta di tesoreria d'arte finlandese.
ℹ️ Visit Finland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Imponente ombra neo-rinascimentale caduta sulla piazza centrale, il municipio di Tampere è scrigno d'arte finlandese: tra le sue mura chiuse al pubblico conserva dipinti preziosissimi.
Progettato da Georg Schreck, l'edificio che è cuore amministrativo e storico della terza città della Finlandia, è stato costruito nel 1890. Sin dall'inizio ha accentrato a sé gli uffici più importanti.
Magistero, tribunale e dipartimento di polizia erano tutti allocati qui, nel municipio di Tampere, tra queste stanze che sono splendore rivelato ai pochi fortunati che ogni giorno le attraversano, lavorandoci.
Nella sua storia secolare, la struttura è stata testimone di eventi significativi. Il primo risale al 1905: durante il Grande Sciopero, dal balcone comunale venne letto il Manifesto Rosso.
Di fronte, sulla piazza centrale, la folla ascoltava il giornalista e politico finlandese Yrjö Mäkelin: chiedeva lo scioglimento del Senato del Grande Ducato della Finlandia, il suffragio universale, libertà politiche, e l'abolizione della censura.
Tredici anni dopo durante la guerra civile, il municipio di Tampere fu l'ultimo edificio del centro tenuto dai Rossi. Nelle pareti e sulle scale principali d'ingresso ci sono ancora i segni della battaglia che causò danni gravissimi alla struttura.
Ecco perché la città finlandese decise di ristrutturarla nel 1960 volendola utilizzare per giubilei e ricevimenti ufficiali. Durante i lavori, vecchie pitture decorative e opere d' arte sono state scoperte nel foyer principale e nella sala grande.
Oltre a nuove opere e mobili acquistati per rendere il municipio di Tampere ancora più affascinate dopo la ristrutturazione, diversi dipinti di artisti finnici sono stati ricevuti in regalo come quelli di Albert Edelfelt, Akseli Gallen-Kallela, Helene Schjerfbeck, Hjalmar Munsterhjelm, Pekka Halonen e Eero Järnefelt.
Ecco perché l'edificio comunale è considerato una sorta di tesoreria d'arte finlandese.
ℹ️ Visit Finland
👍3🤩3❤2🥰2😍1💯1
Giorno del Ringraziamento, storia di una Nazione
✍️ Andrea Lessona
Sulla collina di Plymouth, onorarono Dio e gli resero grazie per le messi raccolte. Nel 1623, due anni dopo essere sbarcati dalla Mayflower sulla costa orientale dell'America, i Padri Pellegrini celebrarono il primo Giorno del Ringraziamento.
E ancora oggi, il quarto giovedì del mese di Novembre, gli Stati Uniti si fermano e festeggiano la loro festa più sentita: quella che, come il Natale, unisce parenti e amici, pronti a sfidare le grandi distanze e ritrovarsi per l'occasione.
E' proprio quello che fecero nel XVII secolo i superstiti dei 102 pionieri partiti dall'Europa: avevano vinto l'Atlantico e le sue burrasche per sfuggire alle persecuzioni religiose in Inghilterra ed erano arrivati qui, sulla costa dell'attuale Massachusetts.
Erano partiti 52 uomini, 18 donne e 32 bambini ma durante il viaggio impervio molti si erano ammalati, altri erano morti. Chi ce l'aveva fatta aveva trovato l'inverno brullo ad accoglierlo. Le sementi portate come un tesoro prezioso non attecchivano sul nuovo terreno.
La morte per fame non era più solo un presagio ma una triste certezza. Fu allora che i Nativi Americani si presentarono ai nuovi arrivati e li aiutarono: consigliarono loro come affrontare la terra, cosa prendere, cosa lasciare, quali animali cacciare, quali risparmiare.
I primi tempi furono duri, oltre il limite. Ma quando le messi crebbero e il raccolto fu tagliato, William Bradford, il Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, ordinò alla sua gente di radunarsi alla Casa delle Assemblee, sulla collina, per ascoltare il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per le benedizioni ricevute.
Alla festa, secondo la leggenda, parteciparono anche i locali cui i coloni dovevano la loro salvezza. Nel menù del primo Ringraziamento americano ci furono pietanze che diventarono tradizione: il tacchino e la zucca su tutte, insieme alla carne di cervo, alle ostriche, ai molluschi, ai pesci, alle torte di cereali, alla frutta secca e alle noccioline.
Il 29 giugno 1676 Edward Rawson stilò una proclamazione ufficiale in nome del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts: con questo atto veniva indetto il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving) per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani". Altro ennesimo esempio di ribaltamento della Storia.
Nonostante George Washington decise di festeggiare l'evento per la vittoria contro gli inglesi a Saratoga durante la guerra d'Indipendenza, solo con Abraham Lincoln la festa diventò ufficiale per tutti gli stati dell'Unione. Fu lui a calendarizzarla il quarto giovedì di novembre.
Da quel momento la data è rimasta sempre uguale, e nessuno dei presidenti in carica ha più dimenticato di emettere il proclama annuale di Ringraziamento. Anzi. Ogni anno, si assiste alla Grazia del tacchino, l'animale simbolo e portata principale dell'evento.
L'inquilino della Casa Bianca libera il povero pennuto davanti a macchine fotografiche e cineprese, gesto simbolico di una festa che ha attraversato i secoli e la Storia degli Stati Uniti d'America.
✍️ Andrea Lessona
Sulla collina di Plymouth, onorarono Dio e gli resero grazie per le messi raccolte. Nel 1623, due anni dopo essere sbarcati dalla Mayflower sulla costa orientale dell'America, i Padri Pellegrini celebrarono il primo Giorno del Ringraziamento.
E ancora oggi, il quarto giovedì del mese di Novembre, gli Stati Uniti si fermano e festeggiano la loro festa più sentita: quella che, come il Natale, unisce parenti e amici, pronti a sfidare le grandi distanze e ritrovarsi per l'occasione.
E' proprio quello che fecero nel XVII secolo i superstiti dei 102 pionieri partiti dall'Europa: avevano vinto l'Atlantico e le sue burrasche per sfuggire alle persecuzioni religiose in Inghilterra ed erano arrivati qui, sulla costa dell'attuale Massachusetts.
Erano partiti 52 uomini, 18 donne e 32 bambini ma durante il viaggio impervio molti si erano ammalati, altri erano morti. Chi ce l'aveva fatta aveva trovato l'inverno brullo ad accoglierlo. Le sementi portate come un tesoro prezioso non attecchivano sul nuovo terreno.
La morte per fame non era più solo un presagio ma una triste certezza. Fu allora che i Nativi Americani si presentarono ai nuovi arrivati e li aiutarono: consigliarono loro come affrontare la terra, cosa prendere, cosa lasciare, quali animali cacciare, quali risparmiare.
I primi tempi furono duri, oltre il limite. Ma quando le messi crebbero e il raccolto fu tagliato, William Bradford, il Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, ordinò alla sua gente di radunarsi alla Casa delle Assemblee, sulla collina, per ascoltare il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per le benedizioni ricevute.
Alla festa, secondo la leggenda, parteciparono anche i locali cui i coloni dovevano la loro salvezza. Nel menù del primo Ringraziamento americano ci furono pietanze che diventarono tradizione: il tacchino e la zucca su tutte, insieme alla carne di cervo, alle ostriche, ai molluschi, ai pesci, alle torte di cereali, alla frutta secca e alle noccioline.
Il 29 giugno 1676 Edward Rawson stilò una proclamazione ufficiale in nome del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts: con questo atto veniva indetto il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving) per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani". Altro ennesimo esempio di ribaltamento della Storia.
Nonostante George Washington decise di festeggiare l'evento per la vittoria contro gli inglesi a Saratoga durante la guerra d'Indipendenza, solo con Abraham Lincoln la festa diventò ufficiale per tutti gli stati dell'Unione. Fu lui a calendarizzarla il quarto giovedì di novembre.
Da quel momento la data è rimasta sempre uguale, e nessuno dei presidenti in carica ha più dimenticato di emettere il proclama annuale di Ringraziamento. Anzi. Ogni anno, si assiste alla Grazia del tacchino, l'animale simbolo e portata principale dell'evento.
L'inquilino della Casa Bianca libera il povero pennuto davanti a macchine fotografiche e cineprese, gesto simbolico di una festa che ha attraversato i secoli e la Storia degli Stati Uniti d'America.
👏5😍2❤🔥1👍1👌1💯1