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Erdapfel, il primo mappamondo della storia

✍️ Andrea Lessona

Dipinto di figurazioni misteriose e fantastiche, il suo globo di lino laminato racconta la Terra prima della scoperta delle Americhe. E fa dell'Erdapfel, il primo mappamondo della storia.

Realizzato a Norimberga nel 1492 da Martin Behaim, questo esemplare che oggi si trova al museo Nazionale Germanico, è considerato un capolavoro. Un preludio al futuro seppur con alcuni e gravi imperfezioni.

Attingendo dalle concezioni di Martellus Germanicus e Toscanelli, il famoso marinaio, cartografo, geografo, filosofo e astronomo tedesco alla corte del re del Portogallo ha realizzato quello che viene considerato il primo mappamondo della storia.

Nonché la prima rappresentazione sferica del nostro pianeta. Infatti il nome di Erdapfel, datogli dal suo inventore, nella lingua tedesca significa “mela terrestre”. Una mela che rappresenta il pensiero e le teorie cartografiche di Cristoforo Colombo.

Secondo alcuni, il navigatore genovese avrebbe incontrato Behaim prima del suo viaggio per le Indie. E dopo aver visto quello che oggi si pensa essere il primo mappamondo della storia, ne sarebbe rimasto molto impressionato.

L'originale conservato al museo Nazionale Germanico è protetto da una teca di vetro attraverso la quale osservare il manufatto: un globo di lino laminato in due metà, rinforzato con legno e ricoperto con un mappa dipinta da Georg Glockendon.

Naturalmente, essendo stato realizzato nel 1492, non ha raffigurato le Americhe. E le proporzioni dei continenti non sono corrette. Ma vanta centinaia di iscrizioni tratte da Tolomeo e Marco Polo.

Si riferiscono ad alcune figure di santi, a leggende di animali mostruosi e a gesta di sovrani vicini e lontani. Guardare le figurazioni vergate sulla sua superficie è un po' come viaggiare con la fantasia.

Tra i tanti luoghi disegnati sul primo mappamondo della storia, ci sono anche l'isola di Antillia e il Cipangu: il famoso Giappone dai tetti d’oro e dalle ricchezze inestimabili raccontato da Marco Polo.
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Il bello del viaggiare è che l’ordinario di qualcuno, diventa il tuo straordinario.
Anonimo
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Museo archeologico dell'Alto Adige, la casa di Ötzi

✍️ Andrea Lessona

Dal vetro spesso che lo protegge, la mummia di Ötzi sembra un riflesso del tempo: un corpo sopravvissuto nei secoli che la natura ha conservato, e che il Museo archeologico dell'Alto Adige custodisce in una apposita struttura divenuta la sua casa.

Era il marzo del 1998 quando, “l'uomo venuto dal ghiaccio”, è stato portato qui nell'edificio di via Museo a Bolzano, in passato sede della imperiale Banca Nazionale Austriaca. E dal 1919 e fino agli anni novanta della Banca d'Italia.

Da allora, il museo archeologico dell'Alto Adige racconta quasi totalmente di lui attraverso un'impressionante serie di oggetti esposti: indumenti, armi, materiali, plastici esplicativi, coadiuvati da audio e video dettagliati.

Scoperta il 19 settembre 1991 da una coppia tedesca sulle Alpi dell’Ötztal, vicino il Similaun a 3.210 m di altezza, la mummia di Ötzi si trovava 92,55 metri prima del confine con l’Austria. Per questo motivo, dopo lunghe dispute, è oggi in Italia.

Per riprodurre le stesse condizioni che l'hanno preservata nei secoli, nel museo archeologico di Bolzano è stata realizzata una struttura che mantiene l’umidità al 98 per cento e le condizioni climatiche (-6°C) che servono a conservare il cadavere.

E oggi è ancora qui, davanti ai miei occhi che la fissano attraverso la finestrella in vetro spesso grazie al quale i visitatori possono vederla nella stessa posizione in cui venne ritrovata.

Grazie ad anni di ricerca, si sa quasi tutto della vita di Ötzi: visse intorno al 3.300 a.C. e quando morì era intorno ai 45 anni – una bella età per quel tempo antico. Il corpo era lungo 1,58 metri.

Seppur incentrato su “l'uomo venuto dal ghiaccio”, il museo archeologico dell'Alto Adige documenta con molta cura anche la storia della regione, dal periodo paleolitico e mesolitico (15.000 a.C.) sino all’epoca carolingia intorno al 800 d.C.

ℹ️ Alto Adige
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«Viviamo in un mondo stupendo, pieno di bellezza, charm e avventura. Non c’è fine all’avventure che possiamo vivere se solo le cercassimo con gli occhi aperti».
Anonimo
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Audierne, Bretagna chic

✍️ Andrea Lessona

Il porto di Audierne è puntinato di yacht di ogni stazza: tratteggiano di bianco la baia davanti al piccolo villaggio francese nel dipartimento del Finistère, nella regione della Bretagna.

Dal primo di gennaio del 2016, il comune si è fuso con il vicino paese di Esquibien: ora, insieme, formano una nuova municipalità e raggiungono una popolazione di circa 3752 abitanti.

Audierne giace su una piccola penisola alla bocca del fiume Goyen. Per secoli è stato un centro di pescatori con un'ampia spiaggia di sabbia bianca. Oggi, dal porto che ieri era il centro dell'attività peschereccia, partono le imbarcazioni dirette all'isola di Sein.

Nonostante la pericolosità del tragitto, dovuto alle acque perigliose, l'atollo al largo della costa francese continua a essere una delle attrattive turistiche più rinomate e conosciute della zona.

Nella rada di Audierne si possono ancora trovare i resti della vecchia fabbrica di ostriche che caratterizzava l'economia dell'area circostante. E dava lavoro a molte persone del villaggio e benessere alle loro famiglie.

Oggi quel benessere deriva soprattutto dal turismo: la gente che viene qui si innamora di questo paese caratterizzato da viuzze strette e pittoresche, dove ogni pietra ha una storia da raccontare.

Come la battaglia nella baia di Audierne combattuta tra le forze Alleate e tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale: era il 23 agosto 1944 quando tre navi statunitensi e inglesi intercettarono e affondarono otto navi naziste di un convoglio armato.

Lungo le rive del porto, ora “rifugio” dorato di yacht di ogni stazza e bandiera, crescono negozi e caffé, bar e ristoranti che fanno del villaggio bretone un centro amato da locali e turisti per la sua qualità della vita.

Ogni sabato mattina, poi, c'è il famoso mercato contadino in cui vengono venduti i prodotti del luogo: una vera e propria tradizione che nel tempo è diventata attrattiva sia per i vacanzieri che per gli abitanti di Audierne.

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«La migliore istruzione che avrai mai è viaggiare. Niente ti insegna di più che esplorare il mondo e accumulare esperienze».
Anonimo
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Llangollen, Galles di confine

✍️ Andrea Lessona

Riflessa nel fiume Dee, Llangollen scivola via lungo l'antica ferrovia. Dalla locomotiva, sbuffi di vapore caldo si condensano nel freddo di questa cittadina del Galles nord orientale, nella contea del Denbighshire.

Situata ai piedi delle Berwyn Mountains, vicino al confine con l'Inghilterra, venne fondata da Sant Collen. Fu lui, monaco del VI secolo, a edificare una piccola chiesa che porta il suo nome - l'unica dell'intera nazione gallese.

Sulle alture intorno a Llangollen, spicca Castell Dinas Bran - roccaforte dei Principi di Powys. Oltre c'è la Eglwyseg Rocks, una grande scarpata di calcare. L'area vicino, nota come Panorama Walk, porta alla statua del poeta Hooson del villaggio di Rhosllannerchrugog.

A unire questa caratteristica cittadina del Galles e le due sponde del fiume Dee su cui vivono 3700 abitanti, c'è il ponte innalzato nel VXI secolo sui resti di quello precedente del 1345 realizzato da John Trevor, poi vescovo di St Asaph.

L'attuale campata di Llangollen, ampliata nel 1873 e poi ancora nel 1968, sfruttando la vecchia muratura, è in lista per ottenere il considerevole e ambito status di “antico monumento nazionale”.

Alla periferia della cittadina si trova Plas Newydd. Dal 1780, il “Nuovo Palazzo” è stato la casa delle dame di Llangollen: l'onorevole Sarah Ponsonby e Lady Eleanor Butler, le due donne irlandesi che per la loro relazione scandalizzarono i contemporanei.

Attrattiva del luogo nel mese di luglio è l'International Musical Eisteddfod. Turisti e appassionati si mischiano a quelli che vengono qui per vivere l'emozione di un viaggio sull'antica ferrovia.

Il tratto aperto nel 1865 per trasportare merci e passeggeri venne chiuso un centinaio di anni dopo con il Beeching Axe - il piano di ridimensionamento delle tratte britanniche.

Grazie a un manipolo di appassionati e di donazioni di privati, un tratto di dieci miglia della linea è stata restaurata tra la cittadina e Corwen. E oggi è la famosa Llangollen Railway.

ℹ️ Visit Wales
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Castello di Cardona, fortezza della Catalogna

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sulla sommità della collina, il profilo dorato del castello di Cardona domina l'orizzonte della Catalogna centrale. E dai suoi 589 metri d'altezza presidia guardingo la strada dai Manresa a Berga, nel nord della provincia di Barcellona.

Mentre salgo la montagna che sovrasta questo antico borgo medievale spagnolo, mi rendo conto dell'imponenza della struttura: fortificata nell'880 da Guifred le Velu, è stata ricostruita nel XVIII secolo.

Il castello di Cardona, noto come il maniero di San Vicente, è stato per secoli sede di una delle più antiche dinastie del paese: i Signori del sale. Dalle mura posso vedere le miniere bianche, laggiù, mentre il sole le illumina al tramonto.

Per guardarle meglio, salgo i gradini della Torre della Minyona. Dalla torre della fanciulla, il panorama è splendido: una vista unica e a 360 gradi su questa immensa zona della Catalogna.

La struttura cilindrica del castello di Cardona è avvolta da una leggenda: Adelaide, figlia di un visconte del luogo, sarebbe stata imprigionata qui perché innamoratasi di un signore nemico.

Dopo aver aperto la pesante porta con un'enorme chiave, entro nel buio della Torre della Minyona: la lama di luce dell'ingresso illumina appena i dieci metri di diametro per 15 di altezza mentre un soffio lieve mi accarezza il volto.

Forse è il fantasma di Adelaide che la leggenda vuole essere ancora qui, tra le mura impenetrabili del castello di Cadorna. Non più maniero dei suoi tempi ma parador, albergo della catena pubblica dei paradores nazionali.

Tanto che proprio oggi tra le navate della collegiata di Sant Vincenç, capolavoro dell'arte romanica catalana del 1040, si celebra un matrimonio. Le porte sbarrate per tutelare la privacy mi negano la visita.

Così, sfinito dal cado, mi riposo un attimo nell'ombra gotica del Claustre. Restaurato di recente è un'altra perla del castello di Cadorna, antica fortezza catalana ceduta alla modernità che reclama denaro.

ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
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«Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere. "Ah, ma io non posso perché..." Tutti possono. Ma capisci quello che dico? Bisogna inventarselo! Ed è possibile, possibile, possibile».
Tiziano Terzani
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Road train, il camion australiano

📸 ✍️ Andrea Lessona

Vento d'acciaio a sfregiare la Stuart Highway, i road train attraversano l'Australia: corrono da sud a nord per unire il Paese e trasportare merci di ogni tipo. Colonne interminabili di rimorchi sono padrone dell'asfalto rubato al bush.

Così, se ti capita di avere uno o più dei camion australiani davanti, come è successo me sulla via verso Darwin, non c'è che armarsi di pazienza, e leggerne la targa sino a impararla a memoria.

Seppur qui le strade siano lunghi rettilinei, superare questi autotreni è molto difficile: la loro stazza prende tutta la carreggiata in larghezza e ne occupa decine di metri in lunghezza. Dipende dal modello. Il massimo lo si è raggiunto col Powertrain che ha addirittura un corpo di sei carri con cassoni ribaltabili e una capacità di 200 tonnellate.

Questo genere di camion australiano è usato soprattutto nella miniera d'oro Granite, nella zona occidentale del Territorio del Nord, per le grandi distanze da percorrere e dalla particolarità del materiale trasportato.

Per gli animali o altre merci, ci sono invece modelli diversi: il road train più piccolo ha solo due rimorchi poi si sale a tre, quattro, cinque sino al camion top. Il Guinness dei primati registra un record nel 2000 a Kalgoorlie, Australia Occidentale: un autotreno con 79 semirimorchi per una lunghezza totale superiore ai mille metri.

Non da meno è stato invece il secondo tentativo nel 2006 fatto a Clifton, Queensland: alla motrice del camion australiano sono stati aggiunti 112 semirimorchi per una lunghezza superiore ai 1.500 metri.

Nonostante queste esibizioni, i road train stanno lentamente perdendo l'asfalto: la ferrovia aperta nel Territorio del Nord tra Alice Springs e Darwin nel 2004 ha ridotto i costi di trasporto.

Ma se, come a me, ti capita di parlare con uno dei tanti autisti che guidano i camion australiani, ti dirà che il loro tempo non è ancora finito e che il loro vento d'acciaio continuerà ad attraversare il Paese.

ℹ️ Northern Territory
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Viaggia. I tuoi soldi torneranno. Il tuo tempo, no.
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