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Marble Arch, l'arco trionfale di Londra

✍️ Andrea Lessona

Il marmo bianco di Marble Arch è storia incisa dell'impero Britannico. Emblema smanioso di celebrazione, l'arco trionfale di Londra è oggi uno dei tanti simboli che caratterizzano la capitale inglese.

Sfidando il passato divieto, che solo ai membri anziani della famiglia reale e alcuni soldati scelti dava il privilegio di attraversarlo, sono passato sotto all'arcata più grande delle tre: quella centrale.

Da lì ho potuto ammirare il marmo di Carrara e Seravezza con cui Marble Arch venne pensato e realizzato. Fu l'urbanista e architetto inglese John Nash (1752-1835) a disegnarlo nel 1828.

Dopo aver studiato per anni l'arco di Costantino a Roma e quello di Trionfo del Carrousel a Parigi, stese il progetto. In origine, la struttura doveva essere e rappresentare una grande entrata trionfale alla nuova residenza reale di Buckingham Palace.

Purtroppo, le arcate di Marble Arch non erano grandi abbastanza per le carrozze. Così l'opera di Nash - uno tra i massimi rappresentanti del genere pittoresco - venne ricollocata nel 1851.

L'arco trionfale di Londra fu trasportato nella piazza a cui dà nome – proprio vicino alla confluenza di Bayswater Road e Edgware Road con un piccolo ma significativo scorcio su Hyde Park, il polmone della capitale britannica.

Non lontano da lì, c'è il famoso Speakers' Corner - la zona franca dove esprimere pareri e opinioni in massima libertà. Entrambe le attrattive occupano i resti dell'antica Tyburn, il luogo in cui per quasi seicento anni avvenivano le pubbliche esecuzioni. Poi nel XVIII secolo furono sospese.

Dove oggi si trova il lato meridionale di Marble Arch, nel 1658 fu impiccato il cadavere di Oliver Cromwell (1599-1658). Il corpo del Lord Protettore del Commonwealth e del Protettorato d'Inghilterra, Scozia e Irlanda e delle Colonie britanniche, fu riesumato per la macabra occasione. E appeso tra il pubblico ludibrio degli astanti.

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Iberdrola, la Torre di Bilb

📸 ✍️ Andrea Lessona

Triangolo isoscele dai lati ricurvi, la torre di Bilbao riflette in verticale il capoluogo della provincia di Biscaglia: quaranta piani in vetro per 165 metri, che ne fanno l'edificio più alto della città e dei Paesi Baschi.

I lavori per realizzarla nell'ex area industriale di Abandoibarra, vicino al fiume Nervión e al museo Guggenheim, iniziarono il 19 marzo del 2009. Quattro anni dopo, il 21 febbraio del 2012 re Juan Carlos la inaugurò ufficialmente.

Tranne quando la foschia cala nella valle, la torre di Bilbao è visibile da ogni angolo della città: imperiosa, si alza nel cielo del centro dei Paesi Baschi e lo tratteggia col suo profilo aggraziato.

Progettato dall'architetto argentino Cesar Pelli, l'edificio è il quartiere generale della Iberdrola - la più grande azienda produttrice e distributrice di elettricità e gas naturale in Spagna.

È lei a dare nome alla torre di Bilbao che, secondo le intenzioni, nei suoi primi otto piani doveva ospitare un hotel dalla catena alberghiera spagnola ABBA. Al suo posto, invece, c'è un auditorium con una capienza di 200 persone.

Gli altri piani della struttura, per un totale di 50 mila metri quadrati, ospitano uffici. Dalle loro pareti in vetro si gode una vista ineguagliabile: la più importante città dei Paesi Baschi circondata dal fiume Nervión.

Facilmente raggiungibile grazie alla nuova e potente mezzi di trasporti, la torre di Bilbao è diventata uno dei simboli più importanti della città. Proprio come il vicinissimo museo Guggenheim che l'edificio in vetro sovrasta con la sua altezza.

In cima alla Iberdrola, è stato predisposto un eliporto: viene usato solo in caso di gravi necessità, principalmente dai mezzi di soccorso medico per fornire un pronto intervento d'aiuto.

È lassù che, il triangolo isoscele dai lati ricurvi della torre di Bilbao, finisce – limite verticale imposto da terra che il cielo della città e dei Paesi Baschi delimita con le sue nuvole.

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Steven J. Carroll
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St George's Market, il mercato di Belfast

📸 ✍️ Andrea Lessona

Oltre i suoi mattoni rossi in stile vittoriano, il mercato di Belfast rivela un mondo antico di performance e contrattazioni moderne: dal venerdì alla domenica, alcuni artisti e oltre 300 commercianti si contendono l'attenzione e l'acquisto dei presenti.

Anche se l'offerta dei prodotti è davvero ampia, molte di loro vengono al St George’s Market più per vivere l'atmosfera di un tempo passato scandita da qualche nota musicale che per comprare davvero qualcosa.

Edificato in tre fasi tra il 1890 e il 1896, in May Street vicino al fiume Lagan, il mercato di Belfast è l'ultimo coperto della capitale dell’Irlanda del Nord. Disegnato da JC Bretland, l'edificio in mattoni rossi e arenaria ha l'ingresso tratteggiato da archi romani.

Sulle mura esterne del St George's Market, c'è il motto latino della città: Pro Tanto Quid Retribuamus che significa «Cosa dobbiamo dare in cambio per così tanto». E quello in gaelico: Lámh Dearg na Éireann, la Mano Rossa d'Irlanda.

Dentro il mercato di Belfast, le lunghe file ordinate di bancarelle mettono in mostra di tutto: carne, pesce, frutta e verdura fresca, prodotti biologici, oggetti di artigianato locale, vecchi vestiti, libri e fumetti.

Così mentre le faccio passare una a una posso davvero vivere l'atmosfera del St George's Market che sin dalla sua apertura ha caratterizzato la vita degli abitanti della città. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando dal cielo cadevano bombe naziste, si rifugiavano qui.

Di quei rumori di morte, oggi, resta solo l'eco della batteria: insieme ad altri strumenti ravviva alcune performance musicali o teatrali organizzate per qualche occasione particolare. O solo per correggere le voci stonate dei commercianti nel mercato di Belfast.

Molti di loro hanno ereditato da nonni o genitori lavoro e passione. Alcune bancarelle sono rimaste addirittura le stesse - tradizione tramandata di un mondo antico da vivere al St George's Market.

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Anonimo
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Mala Strana, l'essenza di Praga

📸 ✍️ Andrea Lessona

Mala Strana è l'essenza di Praga: affascinante, magica, senza tempo. La piccola città, in lingua ceca, è da camminare passo a passo seguendo l'acciottolato delle sue strade e la sua storia antica.

È così che va scoperta. Ed è così che, iniziando dalla piazza che dà nome al quartiere, ho risalito la Nerudova - una delle vie barocche meglio conservate della capitale ceca. Da lassù, ho visto la zona distendersi.

Proseguendo per l'Úvoz, il vicolo di ciottoli tra le case barocche che porta al monastero di Strahov, sono ridisceso lungo la strada intitolata a Jan Neruda: il poeta visse a Mala Strana al 47 di questi edifici dalle insegne scolpite con cui identificare le abitazioni prima dell'introduzione dei numeri.

Tra loro spiccano per foggia e importanza il palazzo Bretfeld del 1765 con le sue cancellate barocche, il palazzo Thun-Hohenstein del 1720, sede dell'ambasciata italiana con i suoi frontoni rinascimentali sul retro e il portone principale con due aquile scolpite da Matthias Braun.

Poco oltre, Palazzo Moržin esalta le sue figure di mori ricurvi. Appena dopo, al 12, un'insegna dalla forma di tre violini ricorda che qui a Mala Strana abitò una famiglia di liutai: gli Edlinger.

Finita via Neruda, la città piccola si apre sulla piazza che le dà nome e ne è cuore. Al centro si trova San Nicola, la chiesa capolavoro dei Dientzenhofer, padre e figlio. La facciata terminata nel 1710 è ingresso dalla manifesta rotondità degli interni, ricchi di pitture e statue realizzate da Platzer il Vecchio.

Vicino all'edificio ecclesiastico si trova la colonna alla Vergine del 1715 e l'imponenza soffocante di palazzo Liechenstein del 1791. Proseguendo per piazza Mala Strana sono arrivato davanti al vecchio municipio del quartiere.

Ieri il suo stile rinascimentale conservava l'anagrafe della zona, oggi dispensa piacere e divertimento attraverso il ristorante, il bar e un locale con musica dal vivo. Poi sono sceso per via Karmelistká e ho imboccato il sottopassaggio per i giardini pensili di Vrtba.

È la zona più tranquilla e più verde di Mala Strana, dove godere di un panorama unico. Appena dopo, si trova la chiesa barocca di Nostra Signora della Vittoria con la statua, grande come una bambola, di Gesù Bambino.

Voltato a sinistra sula Harantova sono arrivato davanti a Maria in Vincoli, l'edificio ecclesiastico del 1169 più vecchio del quartiere. Le sue arcate romaniche sorreggono i vecchi campanili gotici e tutelano gli interni barocchi.

Da qui, dopo aver superato alcuni palazzi barocchi dove Beethoven e Mozart stettero per qualche tempo, mi sono imbattuto nell'edificio ex sede del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta.

Poi, svoltato su piazza Velkoprevorske, ho camminato gli ultimi passi di Mala Strana e ho raggiunto l'isola di Kampa. Seppure le appartenga geograficamente, l'atollo artificiale è per chi la conosce zona a sé: magia nella magia di un quartiere e di una città che non ha eguali.

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«Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per iI quale non mi ero in alcun modo preparato, ma, che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso».
Tiziano Terzani
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Municipio di Helsinki, cuore della capitale finlandese

📸 ✍️ Andrea Lessona

Riflesso nel mar Baltico, il municipio di Helsinki tremula elegante. Un tratteggio fine che diventa imponenza tenue non appena la barca ne sfregia l'immagine e io dalla prua alzo lo sguardo per guardare l'edificio nella sua interezza.

Verniciata di azzurro opaco, la struttura neoclassica si distende sulla piazza proprio davanti al porto della capitale – simbolo e scrigno storico della più importante città finlandese.

E pensare che in origine il municipio di Helsinki era un albergo: infatti venne progettato da Carl Ludvig Engel che disegnò anche altri grandi edifici attorno alla vicina Piazza del Senato.

Terminato nel 1833, l'hotel Seurahuone diventò presto un importante centro culturale. Oltre alle sue 27 camere e le sale per incontri e riunioni ospitavano artisti, musicisti, scrittori e ricchi di San Pietroburgo arrivati qui per le terme.

Ogni martedì, nella sala delle Feste si organizzavano concerti - tanto che la prima di Sibellius, il noto musicista finnico, si tenne qui. Come qui, nel 1896, vennero proiettati i trenta minuti del film “Il treno arriva in città” trasmesso solo sei mesi prima a Parigi.

Nel 1901, la struttura venne acquistata dalla città che – dopo il trasferimento dell'albergo nel 1913 - lo trasformò nel municipio di Helsinki sfruttando l'estensione dell'edificio e la grandezza degli spazi interni.

Tra il 1965 e il 1970, il la necessità di rinnovare il comune era ormai tale che venne indetto un concorso architettonico. Ad aggiudicarselo fu Aarno Ruusuvuori che trasformò molti dei vecchi interni classici realizzando moderni inserti in vetro.

Oggi il municipio di Helsinki ospita gli uffici del sindaco, degli assessori, le sali consiliari e gli uffici al pian terreno dove si può accedere liberamente. E dove ci sono esposizioni, concerti e mostre. Per visitare le stanze di sopra, occorre prenotare una visita guidata e scoprire così le opere e la storia che conservano.

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«Mentre sei giovane, dovresti viaggiare. Dovresti prenderti il tempo di vedere il mondo e assaporare la pienezza della vita». Anonimo
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Princes street gardens, i giardini di Edimburgo

📸 ✍️ Andrea Lessona

L'ombra gotica del monumento di Scott taglia obliqua i Princes street gardens e li stria di un verde opaco. Seduto su una delle tante panchine del parco, guardo la gente attraversarlo veloce mentre io respiro i giardini di Edimburgo.

Creati nel 1820 dopo la bonifica del Loch Nor e la creazione della New Town, sono il polmone della capitale scozzese e uno dei luoghi più amati dai suoi abitanti. Distesi per 27 acri, sono divisi in due aree da un grande tumulo: la zona est e quella ovest che arriva sino alle chiese di Saint John e Saint Cuthbert.

Mentre la gente continua ad attraversare veloce i Princes street gardens, i miei occhi li abbracciano in un solo sguardo: insieme di tanti dettagli che li rendono un perfetto mix di arte e natura.

I giardini di Edimburgo, infatti, sono costellati di monumenti: il più importante è il Gothic Scott Monument, realizzato sul lato sud nel 1844 in onore dello scrittore Walter Scott. Si trova sul lato sud, proprio dietro me.

Alzatomi dalla panchina, dove ora una ragazza mangia la sua colazione, giro per i Princes street gardens: e arrivo davanti alla statua dell’esploratore David Livingstone. Oltre, c'è quella dell'editore Adam Black e del saggista John Wilson.

Camminando, raggiungo la zona ovest dei giardini di Edimburgo: lì ci sono le sculture del poeta Allan Ramsay, del riformatore Thomas Guthrie, del medico pioniere dell'ostetricia James Young Simpson. E poi ancora: lo Scottish American War Memorial e l'orologio floreale.

Passo dopo passo arrivo sino al monumento più caratteristico dei Princes street gardens: la fontana di Ross. Realizzata a metà del XIX secolo in ferro lavorato e decorato, raffigura cinque sirene: scienza, poesia, arte e industria sono le quattro alla base; l'ultima è sulla sommità della scultura.

Alzando lo sguardo al cielo, oltre l'acqua che zampilla cristallina, vedo il promontorio da cui il castello di Edimburgo domina l'orizzonte della capitale della Scozia.

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Crocosaurus Cove, tra i coccodrilli australiani

📸 ✍️ Andrea Lessona

Tra le fauci spalancate, i denti sono lame aguzze pronte a infilzare la preda: un enorme pezzo di carne appesa a una canna da pesca, tenuta in mano dal fortunato visitatore di
oggi.

Non appena l’esca gli arriva vicina, con un balzo l'animale si alza sulle zampe posteriori e con la coda lunga e possente timona la direzione. Poi, con la forza ancestrale di cui la Natura l'ha dotato, strappa via il suo pasto.

Al sicuro dietro le inferriate, i turisti riempiono la vasca con i loro applausi mentre io cerco di fotografare uno dei tanti coccodrilli australiani che si trovano a Crocosaurus Cove di Darwin.

Situato nel cuore della città, questo centro è il rettilario più famoso e importante del Territorio del Nord. Qui ci sono alcuni dei più grandi alligatori del mondo e oltre settanta specie di rettili del Top End.

La struttura offre emozioni forti a ognuno dei tanti visitatori che può vedere i giovani coccodrilli australiani lanciarsi fuori dall'acqua per afferrare il cibo proprio come è appena successo.

Per i più temerari c'è la gabbia della morte: una struttura trasparente immersa nell'acqua in cui si può guardare faccia a faccia gli alligatori scagliarsi famelici con le fauci spalancate contro la struttura comunque sicura.

Il Crocosaurus Cove ha anche un acquario con duecento mila litri d'acqua dolce a due piani, modellato su un tipico fiume Top End con oltre 15 pesci specie, tra cui il famoso barramundi locale.

Per gli adulti e i bambini che lo desiderano è possibile farsi fotografare con un piccolo di coccodrillo australiano in braccio. L'animale le cui fauci sono bloccate per motivi di sicurezza da una cordicella elasticizzata è comunque sempre tenuto sotto controllo da uno degli addetti del Centro.

Molti di loro fanno anche da guida in questo dedalo di vasche e ambienti naturali perfettamente ricostruiti: per i rettili, il Crocosaurus Cove è davvero un paradiso terrestre in cui l'essere umano è fuori luogo.

ℹ️ Northern Territory
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