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Camí de Cavalls, il giro di Minorca lungo la costa

Antico tratteggio che incide la terra di Minorca, il Camí de Cavalls è un sentiero storico di 185 chilometri lungo tutto il litorale dell’isola spagnola.

Suddiviso in venti tratti, il percorso è via maestra per scoprire i paesaggi e gli spazi naturali di questo luogo diventato Riserva della biosfera. Un incantevole cammino tra i boschi, i campi e le scogliere, che porta a conoscere le spiagge e le cale di Minorca.

L’origine del sentiero e del suo nome (Cammino dei cavalli in italiano) risale al XIV secolo quando, per ordine regio divenne obbligatorio per i cavalieri di Minorca tenere un cavallo armato per vigilare la costa e difendere l’isola. In seguito, sarebbero stati i soldati inglesi e francesi a utilizzarlo per lo stesso fine.

Con il tempo, l’antico tracciato impiegato da questi fantini è stato recuperato per l’uso pubblico e si è trasformato in un meraviglioso percorso attorno all’isola, lungo tutto il litorale, che può essere compiuto a piedi, in bicicletta e, naturalmente, a cavallo. (a.le.)

ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
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«Come sempre suole accadere in un lungo viaggio, alle prime due o tre stazioni l’immaginazione resta ferma nel luogo di dove sei partito, e poi d’un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la meta del viaggio e ormai costruisce là i castelli dell’avvenire».
Lev Tolstoj
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Pointe du Raz, sulla punta della Bretagna

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sfregiata dal mar d’Iroise, Pointe du Raz è un fremito di violenta bellezza. In piedi, sulla punta della Bretagna, guardo le onde incidere l’ultimo lembo della terraferma francese.

Poi, dopo essere stato rapito dal vento dell'Atlantico e restituito a me in un attimo infinito, riprendo la via del parcheggio. È lì che sono arrivato dal comune di Plogoff, nel dipartimento del Finistère.

Invece di salire sulla navetta elettrica che parte dal Centro turistico, ho seguito il percorso a piedi delimitato dai segnali, ho camminato lungo i faraglioni su cui volano liberi i gabbiani. E sono arrivato qui: settanta metri sul livello dell'oceano.

Volevo vedere dalla costa ciò che ieri ho attraversato col traghetto: gli otto chilometri d'acqua che dividono l'Isola di Sein da Pointe du Raz. Un tratto pericoloso che i marinai affrontano pregando: «Soccorrimi, o Dio, al Raz: la mia nave è così piccola e il mare è così immenso».

Lo ricorda anche la statua della Madonna davanti alla quale mi sono inginocchiato prima. È intitolata a Notre-Dame-des-Naufrages (Nostra Signora dei Naufragi). È stata messa qui nel 1904, viso dolce a rammentare che la fede può vincere l'oblio mortale della corrente.

Lì vicino c'è il Semaforo di Pointe du Raz: il sito della Marina Nazionale Francese è stato costruito nel 1838 ed è in funzione ventiquattro ore su ventiquattro. È deputato alla osservazione meteorologica. Durante l'occupazione nazista della Francia era usato dalla Luftwaffe per monitorare le coste.

L'altro faro, quello quadrato dell’Île de la Vieille, si trova su uno sperone di roccia nel mare, lì davanti. Venne acceso nel 1887 e alimentato negli anni da uomini coraggiosi che attraversavano il fazzoletto d'acqua da Pointe du Raz all'isolotto per tenerlo vivo e garantire luce e speranza ai naviganti. Nel 1995 fu automatizzato.

Oggi è una delle attrattive principali della Punta d'Europa, forse la più fotografata dall'oltre milione di persone che ogni anno vengono qui a godere della bellezza selvaggia del Grand Site National (importante sito nazionale) di Francia, e patrimonio dell'Unesco.

Tutti attenti a rispettare la zona, protetta dal 1996 per tutelare le colonie di volatili che vivono e nidificano. Anche per questo il Centro vicino al parcheggio, oltre ai negozi che vendono ninnoli e cartoline – le più richieste della Bretagna – ospita una mostra interattiva.

Grazie a pannelli touch screen viene spiegata la storia e l'evoluzione della zona dal neolitico – periodo cui risalgono le prime tracce di occupazione – sino ai giorni nostri. Giorni moderni quando la bellezza estrema di Pointr du Raz non è negata ma favorita.

Sia per gli escursionisti che possono percorrere il sentiero in sicurezza lungo il bordo delle falesie, sia per i surfisti che raggiungendo la Baie des Trépassés (Baia dei Trapassati) possono cavalcare le onde.

Forse è lì, nell'estremo violento della Natura, che Victor Hugo e Gustave Flaubert si innamorarono di questo posto e ne fecero un luogo dell'Anima da raccontare, immortalandolo.

ℹ️ Explore France
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«Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria delle meta da cui è tornato».
Edgar Allan Poe
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Monumento Scott, Edimburgo gotica

✍️ Andrea Lessona

Nei giardini di Edimburgo, la sua ombra stria il verde ondulato: un aguzzo intarsio gotico che solo quando alzo gli occhi vedo nitido nella possanza dell’arenaria che veste il monumento Scott.

Simile a una guglia, quella che ho davanti è la più grande struttura monumentale al mondo dedicata a uno scrittore. Nella fattispecie a Sir Walter Scott, I Baronetto Scott (1771-1832), poeta e romanziere scozzese, considerato il padre del moderno romanzo storico.

La prima pietra del monumento Scott fu posata il 15 agosto 1840. La sua torre, alta 61,11 metri, ha 287 gradini e una serie di piattaforme di osservazione unite da strette scale a chiocciola che garantiscono una vista panoramica del centro della capitale scozzese.

Oltre alla figura del poeta, seduto vicino al suo cane Maida, ci sono 68 statue figurative di cui 64 visibili da terra. Le altro quattro si trovano sopra la galleria di visualizzazione e si possono vedere solo con un teleobiettivo.

A guardarli uno a uno, da sotto il monumento Scott, oltre al conto si perdono i loro nomi. Come quelli rappresentati dalle sedici teste di scrittori e poeti scozzesi che si trovano sulla facciata dei pilastri inferiori.

Nella stanza al primo piano si può scoprire la storia della struttura: a progettarla così, fu George Meikle Kemp che sfruttando i soldi raccolti con una sottoscrizione pubblica appena dopo la morte del poeta iniziò a lavorare a quest’opera immensa.

Opera che il destino gli negò finita: in una notte bigia di nebbia, il carpentiere falegname cadde in un canale e affogò. I lavori proseguirono sino alla naturale conclusione del monumento Scott che avvenne il 15 Agosto 1846.

La stanza ospita una mostra dedicata alla vita e alle opere dello scrittore. Mentre dalle quattro maestose vetrate, su cui sono raffigurati gli stemmi di Edimburgo, Scozia, Sant'Andrea e Sant'Egidio si può vedere l’ombra della struttura striare il verde ondulato dei giardini della capitale.

ℹ️ Visit Scotland
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«Il libro è una cosa: lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto. ma se lo apri e leggi diventa un mondo».
Leonardo Sciascia
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