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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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Ferrovia del Furka, sui treni a vapore svizzeri

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sui binari della ferrovia del Furka, il treno a vapore sbuffa forte: aspetta il fischio del capostazione per partire dalla stazione di Realp nel canton Uri, e portarmi sino a Oberwald nel canton Vallese.

È un viaggio che il convoglio fa ogni giorno nel periodo estivo: attraversa una delle zone più affascinanti della Svizzera, e ne racconta la storia. Una storia fatta di ingegno, passione e tanto lavoro per vincere la Natura senza offenderla.

Me lo spiega nel suo inglese dalla forte inflessione tedesca il bigliettaio: un minuto dopo che il treno a vapore è partito, lui è lì nell'ultima carrozza a controllare puntuale il tagliando dei passeggeri e a spiegare loro come è nata la ferrovia del Furka.

Così con gli occhi fuori dal finestrino e l'orecchio dentro ad ascoltarlo mi godo questo viaggio di 18 chilometri di aspra bellezza di fronte al ghiacciaio del Rodano. I lavori per realizzare la tratta a scartamento ridotto iniziarono nel 1911.

Poi nel 1915 a causa della I Guerra mondiale e delle difficoltà economiche, la costruzione della ferrovia del Furka fu interrotta per essere ripresa solo nel 1924 e terminata un anno dopo. Nel 1942 venne elettrificata.

Mentre il treno a vapore segue il fiume Reuss, il bigliettaio cicerone continua il suo racconto alternando l'inglese al tedesco per farsi capire da tutti. Così dice della galleria di base del Furka finita nel 1982 per vincere l'inverno e l'immobilità lunga sette mesi.

Durante quel periodo nessun convoglio poteva viaggiare sulla linea ferroviaria: il vecchio ponte metallico di Steffenbach, lungo 37,5 metri, veniva chiuso, e i macchinari messi a riposo con altissimi costi di manutenzione. Ecco perché una volta aperto il nuovo tunnel di base lungo 15,4 chilometri, il destino della ferrovia del Furka era segnato.

Ma dalla demolizione certa di una cosa ritenuta ormai inutile, si passò a un salvataggio insperato. Un manipolo di appassionati riunitisi in associazione, la DFB (Dampfbahan Furka Bergsrecke), lavorarono per farla rinascere.

Oltre 7.800 volontari provenienti da ogni parte del mondo, in cambio solo di vitto e alloggio, dedicarono tutto se stessi perché i treni a vapore tornassero a correre lungo la ferrovia del Furka.

Due locomotive della linea, vendute in Vietnam, vennero ritrovate in mezzo alla giungla, rimpatriate e restaurate. Sempre laggiù furono trovate altre due locomotive a vapore di costruzione svizzera.

Una per volta, partono da Realp (1546 metri sul livello del mare), e percorrendo la valle dell’impetuoso torrente Furkareuss raggiungono Tiefenbach (1849 ), la seconda tratta della ferrovia del Furka aperta nel 1992.

Da qui posso vedere la stazione realizzata nel fianco della montagna per ripararla dalle slavine, e il famoso ponte smontabile. Quello che durante l'inverno viene demolito per poi essere rimontato.

Qualche minuto di paesaggio mozzafiato e il treno a vapore supera un altro lungo ponte e raggiunge Furka (2163 m.): la stazione che dà nome al percorso dove si può scendere per bere e mangiare qualcosa, venne riaperta nel 1993 dopo la ricostruzione delle acclivi rampe.

Una volta ripristinata la galleria di valico, nel 2000 s’iniziò la discesa fino a Muttbach (2120 m.). Mentre il treno a vapore lo raggiunge, dal finestrino abbassato respiro l'aria frizzante e mi riempio gli occhi del ghiacciaio da cui nasce il Rodano.

Poi il convoglio inizia a scendere ripido fino a Gletsc (1762 m.). Su questa tratta della Ferrovia del Furka che porta al capolinea di Oberwald (1.369 m.), i lavori cominciarono nel 2001: furono riaperti la galleria elicoidale di Gletsc e il lungo viadotto di Lammen.

Il 12 agosto 2010 il primo treno a vapore inaugurava l’intera linea. Lo stesso emozionante percorso il cui paesaggio e la cui storia rivivo ancora mentre dalla pensilina guardo i volontari ruotare la locomotiva su una piattaforma girevole perché riagganci le carrozze e riparta verso il futuro.

ℹ️ Svizzera Turismo
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«Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove».
Marguerite Yourcenar
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Camí de Cavalls, il giro di Minorca lungo la costa

Antico tratteggio che incide la terra di Minorca, il Camí de Cavalls è un sentiero storico di 185 chilometri lungo tutto il litorale dell’isola spagnola.

Suddiviso in venti tratti, il percorso è via maestra per scoprire i paesaggi e gli spazi naturali di questo luogo diventato Riserva della biosfera. Un incantevole cammino tra i boschi, i campi e le scogliere, che porta a conoscere le spiagge e le cale di Minorca.

L’origine del sentiero e del suo nome (Cammino dei cavalli in italiano) risale al XIV secolo quando, per ordine regio divenne obbligatorio per i cavalieri di Minorca tenere un cavallo armato per vigilare la costa e difendere l’isola. In seguito, sarebbero stati i soldati inglesi e francesi a utilizzarlo per lo stesso fine.

Con il tempo, l’antico tracciato impiegato da questi fantini è stato recuperato per l’uso pubblico e si è trasformato in un meraviglioso percorso attorno all’isola, lungo tutto il litorale, che può essere compiuto a piedi, in bicicletta e, naturalmente, a cavallo. (a.le.)

ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
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«Come sempre suole accadere in un lungo viaggio, alle prime due o tre stazioni l’immaginazione resta ferma nel luogo di dove sei partito, e poi d’un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la meta del viaggio e ormai costruisce là i castelli dell’avvenire».
Lev Tolstoj
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Pointe du Raz, sulla punta della Bretagna

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sfregiata dal mar d’Iroise, Pointe du Raz è un fremito di violenta bellezza. In piedi, sulla punta della Bretagna, guardo le onde incidere l’ultimo lembo della terraferma francese.

Poi, dopo essere stato rapito dal vento dell'Atlantico e restituito a me in un attimo infinito, riprendo la via del parcheggio. È lì che sono arrivato dal comune di Plogoff, nel dipartimento del Finistère.

Invece di salire sulla navetta elettrica che parte dal Centro turistico, ho seguito il percorso a piedi delimitato dai segnali, ho camminato lungo i faraglioni su cui volano liberi i gabbiani. E sono arrivato qui: settanta metri sul livello dell'oceano.

Volevo vedere dalla costa ciò che ieri ho attraversato col traghetto: gli otto chilometri d'acqua che dividono l'Isola di Sein da Pointe du Raz. Un tratto pericoloso che i marinai affrontano pregando: «Soccorrimi, o Dio, al Raz: la mia nave è così piccola e il mare è così immenso».

Lo ricorda anche la statua della Madonna davanti alla quale mi sono inginocchiato prima. È intitolata a Notre-Dame-des-Naufrages (Nostra Signora dei Naufragi). È stata messa qui nel 1904, viso dolce a rammentare che la fede può vincere l'oblio mortale della corrente.

Lì vicino c'è il Semaforo di Pointe du Raz: il sito della Marina Nazionale Francese è stato costruito nel 1838 ed è in funzione ventiquattro ore su ventiquattro. È deputato alla osservazione meteorologica. Durante l'occupazione nazista della Francia era usato dalla Luftwaffe per monitorare le coste.

L'altro faro, quello quadrato dell’Île de la Vieille, si trova su uno sperone di roccia nel mare, lì davanti. Venne acceso nel 1887 e alimentato negli anni da uomini coraggiosi che attraversavano il fazzoletto d'acqua da Pointe du Raz all'isolotto per tenerlo vivo e garantire luce e speranza ai naviganti. Nel 1995 fu automatizzato.

Oggi è una delle attrattive principali della Punta d'Europa, forse la più fotografata dall'oltre milione di persone che ogni anno vengono qui a godere della bellezza selvaggia del Grand Site National (importante sito nazionale) di Francia, e patrimonio dell'Unesco.

Tutti attenti a rispettare la zona, protetta dal 1996 per tutelare le colonie di volatili che vivono e nidificano. Anche per questo il Centro vicino al parcheggio, oltre ai negozi che vendono ninnoli e cartoline – le più richieste della Bretagna – ospita una mostra interattiva.

Grazie a pannelli touch screen viene spiegata la storia e l'evoluzione della zona dal neolitico – periodo cui risalgono le prime tracce di occupazione – sino ai giorni nostri. Giorni moderni quando la bellezza estrema di Pointr du Raz non è negata ma favorita.

Sia per gli escursionisti che possono percorrere il sentiero in sicurezza lungo il bordo delle falesie, sia per i surfisti che raggiungendo la Baie des Trépassés (Baia dei Trapassati) possono cavalcare le onde.

Forse è lì, nell'estremo violento della Natura, che Victor Hugo e Gustave Flaubert si innamorarono di questo posto e ne fecero un luogo dell'Anima da raccontare, immortalandolo.

ℹ️ Explore France
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«Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria delle meta da cui è tornato».
Edgar Allan Poe
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