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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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CN Tower, Toronto dal cielo

✍️ Andrea Lessona

Dallo Skypod della CN Tower, guardo Toronto distendersi infinita lungo le sponde del lago Ontario. Uno sfavillio di luci riflesse l'attraversa sino a dove cala la notte. È là, nella linea buia dell'orizzonte, che il mio viaggio finisce.

Un viaggio iniziato prima al 301 Front St W dove, dal cuore asfalto della città più popolosa del Canada, la terza torre più alta al mondo sale nel cielo e lo sfida con i suoi 180 piani che superano i 553 metri.

La CN Tower fu costruita in soli quattro anni dalla Canadian National per fornire servizi di telecomunicazione. I lavori cominciarono il 6 febbraio 1973 e la struttura venne aperta al pubblico nella primavera del 1976.

L'antenna in cima che ne caratterizza il profilo, visibile in ogni angolo della città, serve stazioni radio FM e televisive. Per questo venne realizzata, divenendo poi simbolo della potenza economica canadese.

Negli Anni Novanta, gli alti costi di manutenzione costrinsero la Canadian National a vendere la CN Tower a una società privata che ancora oggi ne è la proprietaria. E ne ha valorizzato la vocazione turistica.

Così, dopo aver visto i computer interattivi, le presentazioni video e le attrazioni virtuali nello spazio aperto nel 1998 alla base della struttura, basta prendere uno dei sei ascensori esterni e sfidare le vertigini.

In meno di un minuto, mentre il cuore sale in gola e blocca il respiro, si arriva al piano panoramico della CN Tower: qui si può passare un tempo indefinito a guardare il panorama tanto è bello.

Appena un piano sotto, il pavimento di vetro regala una vista senza pari: dalla sua trasparenza si possono vedere i 342 metri della torre scendere uno a uno sino a toccare l'asfalto.

Ma per vivere tutta l'emozione della CN Tower bisogna salire ancora 33 piani: è lassù, a 447 metri di altezza, che si trova lo Skypod - lo spazio panoramico ad anello raggiungibile con un ascensore all'interno. Da lì si vede tutta Toronto e lo sfavillio dei suoi riflessi allungarsi nel lago Ontario.
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La "Mostra speciale di Panda del 1864" è attualmente esposta al Museo d'Arte Han Meilin di Pechino.

Questa mostra presenta un eccezionale assortimento di panda giganti selvatici del 1864, raccolti dal quarto sondaggio nazionale sui panda giganti. Han Meilin, un celebre artista noto per la sua straordinaria rappresentazione degli animali, possiede una profonda predilezione per questi amati e incantevoli panda, che hanno a lungo ricoperto una posizione speciale nell'affetto del pubblico.

Traendo ispirazione dalla purezza e dall'innocenza dei bambini umani, Han Meilin ha creato un adorabile cucciolo di panda che invoca un affetto tenero e sentito da parte di tutti coloro che visitano.

ℹ️ Visit Beijing
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Palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi

✍️ Andrea Lessona

“Fortezza nella fortezza”, il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi è l'esempio migliore di fortificazione nella città greca. Per imponenza e importanza è stato inserito nella lista del patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

Realizzata nel XIV secolo e trasformata in galera nel periodo ottomano, la grande struttura venne distrutta nel 1856 per l'esplosione di una polveriera nella vicina chiesa di San Giovanni.

Ciononostante, il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi fu ricostruito nel periodo italiano dell'Isola. Grazie all'architetto Vittorio Mesturino, i lavori iniziati nel 1937 terminarono nel 1940.

Le due torri gemelle sporgenti del portale maggiore con pianta a ferro di cavallo e merlatura a coda forcuta sono tra i pochi elementi originali rimasti del palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi.

Il blasone sull'ingresso principale è del gran maestro Hélion de Villeneuve, in carica dal 1319 al 1346. Ancora oggi, nonostante i rifacimenti, la struttura si presenta, nel suo insieme, come una fortezza.

Infatti il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi era il centro del Collachium, il quartiere dei militari. E, in caso di pericolo, rifugio ultimo della popolazione. Che per sfuggire agli attacchi nemici si precipitava tra le possenti mura.

La fortificazione vantava diverse altre torri e spalti merlati lungo il perimetro: in questo modo anche se le prime difese venivano meno, si poteva resistere lo stesso alla furia del nemico.

Il grande cortile porticato del palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi è lastricato con piastrelle di marmo a motivi geometrici. Sul lato nord, invece, spiccano statue greche che vengono dall'Odeon di Coo.

Gli interni della struttura, ricca di sale a mosaico, sono invece una summa di stili ellenici e italiani che hanno contribuito a restituire una delle bellezze dell'Isola al mondo.

ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
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«I viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni a casa, i turisti no». Pico Iyer
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Castello di Trakai, la fortezza della Lituania

📸 ✍️ Andrea Lessona

Tra il blue del cielo e del lago Galvé, il castello di Trakai si riverbera rosso. Mentre lo guardo dalle sponde del bacino più grande della Lituania, mi sembra sospeso nel tempo e nello spazio: figlio di una storia ingiusta che lo fece nascere Fortezza, e lo vide morire abbandonato.

Eppure oggi, quello che mi si avvicina mentre cammino il ponte in legno che lo lega alla riva, è una delle mete turistiche lituane più famose e visitate. Ha saputo rinascere a miglior vita nel 1961 anche se non gli è ancora stata resa giustizia per bellezza e importanza.

Non molti sanno che queste mura appartengono all'unico castello sull'acqua dell'Europa orientale: il maniero, infatti, si trova su una delle numerose isole del lago Galvė. E proprio per la sua posizione strategica, il Duca di Trakai, Kęstutis (1297-1382) , lo fece costruire qui.

Poi nel 1377, la Fortezza fu attaccata dai cavalieri teutonici. Dopo l'assassinio del monarca lituano, furono combattute diverse battaglie per la successione sino a quando non venne trovato un accordo tra Jogaila e Vytautas il Grande. A pace raggiunta, anche il castello prosperò di nuove strutture e arredamenti preziosi.

Dopo la battaglia di Grunwald, combattuta il 5 luglio 1410, durante la guerra polacco-lituano-teutonica, il maniero perse la sua importanza strategica e venne trasformato in una residenza.

Abbellita e resa più accattivante rispetto alla sua origine militare, la struttura fu decorata con dipinti preziosi – alcuni resti sono ancora visibili mentre ci si aggira per Trakai una volta superata la pesante porta in ferro e legno.

Da qui si apre uno spiazzo grande: in origine era il cortile nel cui mezzo si esercitavano i soldati. Ai lati c'erano le povere abitazioni in legno, oggi riconvertite ad ospitare oggetti del tempo andato.

Superato un altro ponte che si solleva sul fossato, arrivo nel palazzo Ducale. Dello sfarzo di un tempo conserva solo le mura rosse, rese fuoco dal sole quando brilla nel cielo. All'interno le scale in legno conducono tra le varie stanze dove sono conservate altri cimeli e fanno del Castello un museo importante per conservare la memoria di questa zona.

Delle ferite mortali del XVII secolo che portarono al suo abbandono, molte sono state curate soprattutto nel Novecento. Nel 1905 le autorità imperiali russe decisero per una parziale ristrutturazione.

Lo stesso fecero i tedeschi durante la I Guerra Mondiale. Un nuovo vernissage avvenne poi tra il 1935-1941 quando parti delle mura del Palazzo ducale su cui sto camminando ora furono fortificate e rese più stabili. Così come la torre sudest che fu riedificata con i tipici mattoni rossi.

Dopo il secondo conflitto mondiale, nuovi massicci interventi furono effettuati tra il 1951 e il 1952. Terminarono nel 1961, regalando al castello una foggia tipica del XV secolo con un'enorme rivalutazione della zona circostante.

Tanto che gli esponenti lituani e russi del partito comunista iniziarono ad accorgersi dell'area: un'oasi di pace dove edificare – magari di nascosto – qualche dacia e passare le vacanze. Secondo i più biechi dettami capitalisti.

ℹ️ Lituania Travel
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«Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo».
Socrate
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La Settimana de il Reporter

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Mercato di Victoria, colori e sapori delle Seychelles

📸 ✍️ Andrea Lessona

Dipinto vivo di colori sgargianti e profumi tropicali, il mercato di Victoria è il cuore della capitale delle Seychelles. Costruito nel 1840 e rinnovato nel 1999, il Sir Selwyn Selwyn-Clarke Market è spettacolo imperdibile.

Qui, in Street Market, va in scena uno spaccato di vita locale: venditori, carichi di ogni ben di Dio, arrivano da tutta l'isola di Mahé.

Sulle bancarelle dispongono fiori, frutta, verdura e pesce: tesoro prezioso da vendere per ricavare i proventi e continuare una tradizione secolare. Fanno prezzi che le massaie rifiutano, e allora iniziano a contrattare sino all'ultima rupia.

Il giorno migliore con l'offerta più ampia di prodotti è il sabato: durante il fine settimana si può trovare davvero tutto, e la gente si contende gli ultimi arrivi: prelibatezze nostrane per titillare il palato e acuire i sensi.

Al mercato di Victoria si possono trovare verdure dalle strane forme, frutti tropicali, e piante da appartamento sconosciute. E poi ancora: zenzero e chiodi di garofano, spezie profumate, cannella e noce moscata, estratti ed olii essenziali.

C'è anche e il potente e ricercatissimo “mazavarou”: si tratta di un miscuglio a base di peperoncino rosso, aglio, zenzero e olio bollente. Con un tale insieme si possono creare piatti particolari dal forte sapore creolo.

Continuando a girare per il mercato di Victoria, vedo esposti manufatti dalla forma particolare: il venditore mi spiega che si tratta di utensili tipici della cucina seychellois.

Davanti, mi trovo il mortaio con il pestello in legno per le spezie, la grattugia di metallo per il cocco, dei bottoni incisi a mano, ricavati dai gusci delle noci di cocco, e del vasellame coloratissimo.

Sugli alberi di mango del mercato di Victoria, i Madam Paton, i grandi aironi bianchi, aspettano pazienti che compratori e commercianti lascino la scena e qualche scarto. Così che anche per loro sia festa di colori e sapori.

ℹ️ Tourism Seychelles
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«La meta è partire».
Giuseppe Ungaretti
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Portorose, Slovenia termale

✍️ Andrea Lessona

Elegante e mondana, Portorose si specchia nell'Adriatico: riflessi di alberghi di lusso, casinò e barche di ogni stazza si allungano sul mare trasparente, e ne dilatano la fama di centro termale d'avanguardia della Slovenia.

Legata per posizione alla vicina municipalità di Pirano, di cui è parte, ne condivide la storia primordiale: i primi insediamenti degli Illiri, l'arrivo delle tribù celtiche, l'annessione all'impero Romano.

Ma è nel XIII secolo che Portorose, nome originato dalla chiesa di Maria delle rose, inizia a essere conosciuta come centro termale. A scoprire il potere e il valore della terapia con le acque del mare, i fanghi delle saline e la salamoia furono i monaci.

La scoperta divenne tradizione tramandata da governante a governante: così, i Veneziani, gli Asburgo e i Francesi goderono anch'essi dei benefici dei religiosi. Il tutto sino al XIX secolo quando nacque una Società per azioni che realizzò diversi centri termali e balneari.

Il benessere divenuto business aveva però bisogno di strutture d'accoglienza: ed ecco che nel 1910 fu costruito l'Hotel Palace che, nel tempo, avrebbe ospitato l'eleganza dei potenti. Oggi molti altri hotel hanno trasformato la località, divenuta la piccola Montecarlo slovena.

Le stesse terme di Portorose hanno assunto nel 1975 la denominazione ufficiale di terme naturali: un nome e un modo più per ribadire la salubrità della zona e delle cure che qui vengono fatte.

La spiaggia di sabbia, affacciata sulla baia dal mare trasparente, è un altro modo per rilassare i pensieri pesanti e godere di innumerevoli servizi: lunghe camminate, nuoto, vela, immersioni, equitazione, tennis, escursioni in bicicletta e trekking.

Gli oltre mille posti barca nella Marina di Portorose garantiscono un continuo flusso di persone ed entrate. In inverno le imbarcazioni restano attraccate qui, dove insieme agli hotel e ai casinò allungano i riflessi sul mare trasparente della Slovenia.

ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
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