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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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Case in legno di Stoccolma, il vicolo di Lotsgatan

📸 ✍️ Andrea Lessona

Col loro rosso intenso, le case in legno di Stoccolma ravvivano Lotsgatan: il vicolo cieco, che inizia a Sågargatan ed è parallelo alla Åsögatan, è una stradina nel quartiere di Södermalm – uno dei più famosi della capitale svedese.

Costruite intorno al 1700 sul piccolo promontorio di Åsöberget, in quella che in origine era la via dei sarti, queste abitazioni vennero usate durante la grande crisi degli alloggi di fine XIX secolo.

Nelle piccole case in legno di Stoccolma furono stipate intere famiglie: numerose, occuparono la zona dove già vivevano gli operai del porto Södra varvet o persone che comunque facevano altri lavori legati all’industria navale.

Ogni centimetro di questi poveri spazi fu stipato all'eccesso. Così facendo, le strutture andarono incontro a un declino inevitabile perdendo consistenza, stabilità e quel fascino che le aveva contraddistinte sin dalla loro realizzazione.

Il tutto continuò sin dopo la metà del Novecento quando nel 1956, il comune della capitale svedese decise di restaurare le piccole case in legno di Stoccolma. Abili mani dall'antico sapere iniziarono a ricostruire il futuro nel 1960.

La planimetria di alcuni edifici fu ampliata mentre altre strutture furono trapiantate da altre vie vicine, come l’Atelier di Lotsgatan 2, originariamente situato in Marieborg, a Farsta strand.

Le piccole case in legno di Stoccolma furono dotate di rete elettrica, dell’acqua corrente e del riscaldamento. Il vicolo cieco fu ricoperto di ciottolato e abbellito con lampioni luminosissimi.

Di notte ravvivano il Rosso Falun (faluröd) con cui sono “vestite” le abitazioni rimaste per lo più sul versante nord di Lotsgatan, oggi riserva culturale di proprietà di AB Stadsholmen.

Nove indirizzi soltanto, dall'uno al nove, per raccontare una storia che le piccole case in legno di Stoccolma trattengono nel tepore delle loro pareti colorate e riscaldate dal fuoco delle vecchie stufe in ferro.

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«Leggiamo per sapere che non siamo soli».
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Padrão dos Descobrimentos, il monumento delle scoperte di Lisbona

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore guarda il fiume Tago scorrere lento e portare via il riflesso bianco della caravella in pietra dedicata a lui e a tutti gli altri marinai portoghesi.

Imponente, il Padrão dos Descobrimentos si alza per 52 metri lungo il corso d'acqua più importante della capitale lusitana. Proprio lì dove in passato partivano le navi per scoprire e poi commerciare con le Indie.

Concepito nel 1939 dall'architetto José Ângelo Cottinelli Telmo e dallo scultore Leopoldo de Almeida per l'esposizione universale Exposição do Mundo Português, il Monumento delle scoperte di Lisbona fu poi demolito nel 1958.

Troppo insicuro e instabile, il Padrão dos Descobrimentos venne ricostruito in pietra bianca. Quello che ho di fronte ha la forma stilizzata di una caravella con lo scudo portoghese su entrambi i lati, e la spada della Dinastia di Aviz sulla porta d'ingresso.

Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore (1394-1460), rappresentato con un caravella in mano, guida le due file discendenti degli eroi lusitani che presero parte alle spedizioni.

Sul lato occidentale del Padrão dos Descobrimentos, sono stati immortalati l poeta Camões con un esemplare del suo capolavoro I Lusiadi, il pittore Nuno Gonçalves con una spatola e famosi navigatori, cartografi e re.

Prima di entrare nel Monumento delle scoperte di Lisbona dove prendendo l'ascensore e poi le scale è possibile salire sulla sommità della struttura, cammino sull'enorme piazzale antistante.

Distesa davanti al Padrão dos Descobrimentos, come un tappeto piastrellato, si trova la rosa dei venti: nel suo diametro di cinquanta metri sono tracciate le rotte dei navigatori portoghesi, nel XV e XVI secolo. Venne fatta costruire nel 1960 dal Sudafrica.

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«In viaggio la cosa migliore è perdersi. Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che il viaggio comincia».
Nicolas Bouvier
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CN Tower, Toronto dal cielo

✍️ Andrea Lessona

Dallo Skypod della CN Tower, guardo Toronto distendersi infinita lungo le sponde del lago Ontario. Uno sfavillio di luci riflesse l'attraversa sino a dove cala la notte. È là, nella linea buia dell'orizzonte, che il mio viaggio finisce.

Un viaggio iniziato prima al 301 Front St W dove, dal cuore asfalto della città più popolosa del Canada, la terza torre più alta al mondo sale nel cielo e lo sfida con i suoi 180 piani che superano i 553 metri.

La CN Tower fu costruita in soli quattro anni dalla Canadian National per fornire servizi di telecomunicazione. I lavori cominciarono il 6 febbraio 1973 e la struttura venne aperta al pubblico nella primavera del 1976.

L'antenna in cima che ne caratterizza il profilo, visibile in ogni angolo della città, serve stazioni radio FM e televisive. Per questo venne realizzata, divenendo poi simbolo della potenza economica canadese.

Negli Anni Novanta, gli alti costi di manutenzione costrinsero la Canadian National a vendere la CN Tower a una società privata che ancora oggi ne è la proprietaria. E ne ha valorizzato la vocazione turistica.

Così, dopo aver visto i computer interattivi, le presentazioni video e le attrazioni virtuali nello spazio aperto nel 1998 alla base della struttura, basta prendere uno dei sei ascensori esterni e sfidare le vertigini.

In meno di un minuto, mentre il cuore sale in gola e blocca il respiro, si arriva al piano panoramico della CN Tower: qui si può passare un tempo indefinito a guardare il panorama tanto è bello.

Appena un piano sotto, il pavimento di vetro regala una vista senza pari: dalla sua trasparenza si possono vedere i 342 metri della torre scendere uno a uno sino a toccare l'asfalto.

Ma per vivere tutta l'emozione della CN Tower bisogna salire ancora 33 piani: è lassù, a 447 metri di altezza, che si trova lo Skypod - lo spazio panoramico ad anello raggiungibile con un ascensore all'interno. Da lì si vede tutta Toronto e lo sfavillio dei suoi riflessi allungarsi nel lago Ontario.
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La "Mostra speciale di Panda del 1864" è attualmente esposta al Museo d'Arte Han Meilin di Pechino.

Questa mostra presenta un eccezionale assortimento di panda giganti selvatici del 1864, raccolti dal quarto sondaggio nazionale sui panda giganti. Han Meilin, un celebre artista noto per la sua straordinaria rappresentazione degli animali, possiede una profonda predilezione per questi amati e incantevoli panda, che hanno a lungo ricoperto una posizione speciale nell'affetto del pubblico.

Traendo ispirazione dalla purezza e dall'innocenza dei bambini umani, Han Meilin ha creato un adorabile cucciolo di panda che invoca un affetto tenero e sentito da parte di tutti coloro che visitano.

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Palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi

✍️ Andrea Lessona

“Fortezza nella fortezza”, il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi è l'esempio migliore di fortificazione nella città greca. Per imponenza e importanza è stato inserito nella lista del patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

Realizzata nel XIV secolo e trasformata in galera nel periodo ottomano, la grande struttura venne distrutta nel 1856 per l'esplosione di una polveriera nella vicina chiesa di San Giovanni.

Ciononostante, il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi fu ricostruito nel periodo italiano dell'Isola. Grazie all'architetto Vittorio Mesturino, i lavori iniziati nel 1937 terminarono nel 1940.

Le due torri gemelle sporgenti del portale maggiore con pianta a ferro di cavallo e merlatura a coda forcuta sono tra i pochi elementi originali rimasti del palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi.

Il blasone sull'ingresso principale è del gran maestro Hélion de Villeneuve, in carica dal 1319 al 1346. Ancora oggi, nonostante i rifacimenti, la struttura si presenta, nel suo insieme, come una fortezza.

Infatti il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi era il centro del Collachium, il quartiere dei militari. E, in caso di pericolo, rifugio ultimo della popolazione. Che per sfuggire agli attacchi nemici si precipitava tra le possenti mura.

La fortificazione vantava diverse altre torri e spalti merlati lungo il perimetro: in questo modo anche se le prime difese venivano meno, si poteva resistere lo stesso alla furia del nemico.

Il grande cortile porticato del palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi è lastricato con piastrelle di marmo a motivi geometrici. Sul lato nord, invece, spiccano statue greche che vengono dall'Odeon di Coo.

Gli interni della struttura, ricca di sale a mosaico, sono invece una summa di stili ellenici e italiani che hanno contribuito a restituire una delle bellezze dell'Isola al mondo.

ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
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«I viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni a casa, i turisti no». Pico Iyer
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Castello di Trakai, la fortezza della Lituania

📸 ✍️ Andrea Lessona

Tra il blue del cielo e del lago Galvé, il castello di Trakai si riverbera rosso. Mentre lo guardo dalle sponde del bacino più grande della Lituania, mi sembra sospeso nel tempo e nello spazio: figlio di una storia ingiusta che lo fece nascere Fortezza, e lo vide morire abbandonato.

Eppure oggi, quello che mi si avvicina mentre cammino il ponte in legno che lo lega alla riva, è una delle mete turistiche lituane più famose e visitate. Ha saputo rinascere a miglior vita nel 1961 anche se non gli è ancora stata resa giustizia per bellezza e importanza.

Non molti sanno che queste mura appartengono all'unico castello sull'acqua dell'Europa orientale: il maniero, infatti, si trova su una delle numerose isole del lago Galvė. E proprio per la sua posizione strategica, il Duca di Trakai, Kęstutis (1297-1382) , lo fece costruire qui.

Poi nel 1377, la Fortezza fu attaccata dai cavalieri teutonici. Dopo l'assassinio del monarca lituano, furono combattute diverse battaglie per la successione sino a quando non venne trovato un accordo tra Jogaila e Vytautas il Grande. A pace raggiunta, anche il castello prosperò di nuove strutture e arredamenti preziosi.

Dopo la battaglia di Grunwald, combattuta il 5 luglio 1410, durante la guerra polacco-lituano-teutonica, il maniero perse la sua importanza strategica e venne trasformato in una residenza.

Abbellita e resa più accattivante rispetto alla sua origine militare, la struttura fu decorata con dipinti preziosi – alcuni resti sono ancora visibili mentre ci si aggira per Trakai una volta superata la pesante porta in ferro e legno.

Da qui si apre uno spiazzo grande: in origine era il cortile nel cui mezzo si esercitavano i soldati. Ai lati c'erano le povere abitazioni in legno, oggi riconvertite ad ospitare oggetti del tempo andato.

Superato un altro ponte che si solleva sul fossato, arrivo nel palazzo Ducale. Dello sfarzo di un tempo conserva solo le mura rosse, rese fuoco dal sole quando brilla nel cielo. All'interno le scale in legno conducono tra le varie stanze dove sono conservate altri cimeli e fanno del Castello un museo importante per conservare la memoria di questa zona.

Delle ferite mortali del XVII secolo che portarono al suo abbandono, molte sono state curate soprattutto nel Novecento. Nel 1905 le autorità imperiali russe decisero per una parziale ristrutturazione.

Lo stesso fecero i tedeschi durante la I Guerra Mondiale. Un nuovo vernissage avvenne poi tra il 1935-1941 quando parti delle mura del Palazzo ducale su cui sto camminando ora furono fortificate e rese più stabili. Così come la torre sudest che fu riedificata con i tipici mattoni rossi.

Dopo il secondo conflitto mondiale, nuovi massicci interventi furono effettuati tra il 1951 e il 1952. Terminarono nel 1961, regalando al castello una foggia tipica del XV secolo con un'enorme rivalutazione della zona circostante.

Tanto che gli esponenti lituani e russi del partito comunista iniziarono ad accorgersi dell'area: un'oasi di pace dove edificare – magari di nascosto – qualche dacia e passare le vacanze. Secondo i più biechi dettami capitalisti.

ℹ️ Lituania Travel
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«Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo».
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La Settimana de il Reporter

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