Erasmus, il ponte di Rotterdam
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nella notte di Rotterdam, le ali bianche di Erasmus brillano intense. Dalla sponda meridionale della Nuova Mosa, guardo il ponte simbolo della seconda città d'Olanda allungarsi sul fiume.
Ho attraversato la sua campata prima, a bordo di uno dei tanti tram che, instancabili, portano da mattina a sera migliaia di passeggeri dalla zona nord a quella sud. Adesso, invece, lo cammino a piedi.
Nonostante il vento freddo del nord, non sono riuscito a resistere al suo fascino ammaliatore. Così mentre le luci artificiali che ne disegnano il profilo cadono nel fiume di sotto, passo a passo ne scopro l'anima e la storia.
L’Erasmusbrug (ponte Erasmus in olandese) è stato realizzato in sei anni. I lavori iniziati nel 1990 sono finiti nel 1996, e il 4 settembre dello stesso anno la regina Beatrice ha inaugurato la struttura, una delle più famose del suo genere in tutta Olanda.
L'obiettivo dichiarato era quello di unire ciò che la Nieuwe Maas, la Nuova Mosa, l'affluente del Reno lungo 24 chilometri, divide: la parte sud con quella nord della città nederlandese.
Dopo estenuanti disamine e dispute su costi e progetti venne scelto quello di Ben van Berkel. Il ponte si allunga da una sponda all'altra per 800 metri ed è una struttura davvero “democratica”.
Il suo progettista l'ha pensata per tutti: infatti ci sono spazi riservati ai pedoni, ai ciclisti, ai tram e alle macchine. Una vera e propria arteria sulla quale svetta l'avveniristico pilone alto 139 metri.
Data la forma particolare e il colore bianco, la struttura è stata soprannominata de Zwaan, il Cigno. A guardarle da qua sotto, invece, le ali nate dai 32 tiranti mi ricordano un'arpa, corde d'acciaio suonate dal vento freddo del nord.
La loro melodia metallica mi accompagna lungo tutta la campata sino a quando arrivo dall'altra parte della Nuova Mosa, e guadagno la zona nord di Rotterdam.
ℹ️ Holland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nella notte di Rotterdam, le ali bianche di Erasmus brillano intense. Dalla sponda meridionale della Nuova Mosa, guardo il ponte simbolo della seconda città d'Olanda allungarsi sul fiume.
Ho attraversato la sua campata prima, a bordo di uno dei tanti tram che, instancabili, portano da mattina a sera migliaia di passeggeri dalla zona nord a quella sud. Adesso, invece, lo cammino a piedi.
Nonostante il vento freddo del nord, non sono riuscito a resistere al suo fascino ammaliatore. Così mentre le luci artificiali che ne disegnano il profilo cadono nel fiume di sotto, passo a passo ne scopro l'anima e la storia.
L’Erasmusbrug (ponte Erasmus in olandese) è stato realizzato in sei anni. I lavori iniziati nel 1990 sono finiti nel 1996, e il 4 settembre dello stesso anno la regina Beatrice ha inaugurato la struttura, una delle più famose del suo genere in tutta Olanda.
L'obiettivo dichiarato era quello di unire ciò che la Nieuwe Maas, la Nuova Mosa, l'affluente del Reno lungo 24 chilometri, divide: la parte sud con quella nord della città nederlandese.
Dopo estenuanti disamine e dispute su costi e progetti venne scelto quello di Ben van Berkel. Il ponte si allunga da una sponda all'altra per 800 metri ed è una struttura davvero “democratica”.
Il suo progettista l'ha pensata per tutti: infatti ci sono spazi riservati ai pedoni, ai ciclisti, ai tram e alle macchine. Una vera e propria arteria sulla quale svetta l'avveniristico pilone alto 139 metri.
Data la forma particolare e il colore bianco, la struttura è stata soprannominata de Zwaan, il Cigno. A guardarle da qua sotto, invece, le ali nate dai 32 tiranti mi ricordano un'arpa, corde d'acciaio suonate dal vento freddo del nord.
La loro melodia metallica mi accompagna lungo tutta la campata sino a quando arrivo dall'altra parte della Nuova Mosa, e guadagno la zona nord di Rotterdam.
ℹ️ Holland
👍3👏3💯2❤1🔥1👌1
Central Market, il mercato di Cardiff
✍️ Andrea Lessona
Dal grande tetto in vetro la luce entra obliqua e screzia le bancarelle del mercato di Cardiff. Appoggiato alla balaustra del secondo piano dell'edificio, le guardo brulicare di ogni tipo di merce e persone.
È uno spettacolo, questo, che si ripete da oltre cento anni. Dopo essere stato disegnato dall'ispettore comunale William Harpur, il Central Market venne inaugurato nel maggio del 1891 proprio dove nel XVIII si trovava il mercato degli agricoltori.
Nonostante i centri commerciali di ultima generazione tutt'intorno, è bello vederlo ancora lì, nel centro della capitale del Galles. Inconfondibile struttura vittoriana, il mercato di Cardiff è memoria viva di un passato che non vuole passare.
Così, entrato nelle sue viscere dall'ingresso di High street, ho subito visto il grande orologio del Central Market: fabbricato dalla compagnia Smith of Derby nel 1963 è stato restaurato nel 2011 per circa 25 mila sterline.
Quello attuale ha sostituito l'esemplare H. Samuel che dal 1910 segnava l'ora del mercato di Cardiff: le sue lancette non sbagliavano mai e, puntuali, stabilivano l'inizio e la fine delle infinite contrattazioni.
Ancora oggi il Central Market - Marchnad Ganolog in gallese - è un mondo a sé dove si vende e si compra (quasi) tutto. Camminando lungo i corridoi del piano terra ho visto prodotti di ogni tipo.
Al mercato di Cardiff, spopolano i banchi della verdura e del pesce fresco così come negozi di decorazione e chincaglierie. Ho scoperto anche un posto dove si vendono vecchi e nuovi Lp da collezione e una bottega del barbiere.
Alcune famiglie di commercianti sembrano stare qui da sempre. Come gli Ashton che lavorano al Central Market dal 1866. La loro bancarella di pesce si trova vicino all'ingresso di Trinity Street. Nel 2012 sono finiti sui giornali per aver venduto 550 libre di carne (249 chili), ricavate da uno squalo lungo venti piedi (sei metri).
Un altro mercante di lunga data al mercato di Cardiff è The Market Deli: si tratta di un piccolo commercio portato avanti da oltre cento anni dalla stessa famiglia. Si trova nello stesso stallo dal 1928.
ℹ️ Visit Wales
✍️ Andrea Lessona
Dal grande tetto in vetro la luce entra obliqua e screzia le bancarelle del mercato di Cardiff. Appoggiato alla balaustra del secondo piano dell'edificio, le guardo brulicare di ogni tipo di merce e persone.
È uno spettacolo, questo, che si ripete da oltre cento anni. Dopo essere stato disegnato dall'ispettore comunale William Harpur, il Central Market venne inaugurato nel maggio del 1891 proprio dove nel XVIII si trovava il mercato degli agricoltori.
Nonostante i centri commerciali di ultima generazione tutt'intorno, è bello vederlo ancora lì, nel centro della capitale del Galles. Inconfondibile struttura vittoriana, il mercato di Cardiff è memoria viva di un passato che non vuole passare.
Così, entrato nelle sue viscere dall'ingresso di High street, ho subito visto il grande orologio del Central Market: fabbricato dalla compagnia Smith of Derby nel 1963 è stato restaurato nel 2011 per circa 25 mila sterline.
Quello attuale ha sostituito l'esemplare H. Samuel che dal 1910 segnava l'ora del mercato di Cardiff: le sue lancette non sbagliavano mai e, puntuali, stabilivano l'inizio e la fine delle infinite contrattazioni.
Ancora oggi il Central Market - Marchnad Ganolog in gallese - è un mondo a sé dove si vende e si compra (quasi) tutto. Camminando lungo i corridoi del piano terra ho visto prodotti di ogni tipo.
Al mercato di Cardiff, spopolano i banchi della verdura e del pesce fresco così come negozi di decorazione e chincaglierie. Ho scoperto anche un posto dove si vendono vecchi e nuovi Lp da collezione e una bottega del barbiere.
Alcune famiglie di commercianti sembrano stare qui da sempre. Come gli Ashton che lavorano al Central Market dal 1866. La loro bancarella di pesce si trova vicino all'ingresso di Trinity Street. Nel 2012 sono finiti sui giornali per aver venduto 550 libre di carne (249 chili), ricavate da uno squalo lungo venti piedi (sei metri).
Un altro mercante di lunga data al mercato di Cardiff è The Market Deli: si tratta di un piccolo commercio portato avanti da oltre cento anni dalla stessa famiglia. Si trova nello stesso stallo dal 1928.
Dopo aver bevuto un tè a uno dei diversi bar e ristoranti del Central Market, sono salito al secondo piano dove ci sono altri negozi. Tutt'intorno, una balaustra delimita il perimetro della struttura. Appoggiato, guardo giù le bancarelle screziate dalla luce obliqua che entra dal grande tetto in vetro.ℹ️ Visit Wales
❤4👍1🔥1👏1🤩1💯1
Il viaggio è la gioia di non avere più niente da perdere, ma tutto da scoprire, nessuna catena legata a nessuna abitudine, solo la libertà e la capacità di godere delle proprie trasformazioni, giorno dopo giorno.
Quante finestre, quanti occhi, quanta strada, quante vite si scoprono in un viaggio.
Fabrizio Caramagna
Quante finestre, quanti occhi, quanta strada, quante vite si scoprono in un viaggio.
Fabrizio Caramagna
👍4❤2👏2💯2🔥1🥰1
Balene alle Isole Australi
✍️ Andrea Lessona
Eccole, le balene. Nelle acque blu delle Isole Australi, le vedi soffiare forte, inarcare la schiena, immergersi tra i flutti del mare mentre il ventaglio della loro coda fende l'aria calda dell'oceano Pacifico.
È uno spettacolo unico che la natura mette in scena ogni anno da luglio a ottobre al largo di questo arcipelago. Scoperto nel XVIII secolo dal navigatore britannico James Cook, fa parte della Polinesia francese.
A comporlo sono sette atolli, cinque abitati e raggiungibili con l'aereo. Grazie al loro isolamento e alla loro purezza, le acque delle isole Australi sono un habitat perfetto per questi cetacei.
Il loro viaggio in questa parte di mondo inizia tra la fine di giugno e l'inizio di luglio con la fioritura dell’Atae, noto anche come l'albero delle balene: è lui a dare l'annuncio dell'imminente arrivo dei grandi mammiferi nelle acque tahitiane.
Passano vicino alle isole di Moorea e Tahiti per riunirsi a Tahiti Iti prima di iniziare la loro migrazione verso il polo sud. Lungo il percorso, si “fermano” alle Isole Australi dove è possibile avvistarle.
Nelle acque calme e calde dell'arcipelago, i grandi cetacei danno alla luce i loro piccoli. Le grotte e le scogliere delle isole australi sono perfette per osservare il loro passaggio, che avviene molto vicino alla riva.
Per vedere più da vicino le balene, invece, si può salire a bordo di una barca o, addirittura, immergersi in acqua per entrare in contatto il più possibile con questi mammiferi straordinari.
Così vicini a loro è bellissimo ascoltare il canto tipico dei maschi che richiamano gli esemplari femmina. Il tutto avviene in massima sicurezza sia per gli uomini sia per gli animali nel totale rispetto della natura.
Ecco perché le isole di Tahiti sono state dichiarate Santuario dei mammiferi marini e hanno promosso una moratoria sulla caccia alla balena dal 1986. Con questo spettacolo meraviglioso, messo in scena ogni anno, è come se i cetacei volessero ringraziare.
ℹ️ Tahiti Tourisme
✍️ Andrea Lessona
Eccole, le balene. Nelle acque blu delle Isole Australi, le vedi soffiare forte, inarcare la schiena, immergersi tra i flutti del mare mentre il ventaglio della loro coda fende l'aria calda dell'oceano Pacifico.
È uno spettacolo unico che la natura mette in scena ogni anno da luglio a ottobre al largo di questo arcipelago. Scoperto nel XVIII secolo dal navigatore britannico James Cook, fa parte della Polinesia francese.
A comporlo sono sette atolli, cinque abitati e raggiungibili con l'aereo. Grazie al loro isolamento e alla loro purezza, le acque delle isole Australi sono un habitat perfetto per questi cetacei.
Il loro viaggio in questa parte di mondo inizia tra la fine di giugno e l'inizio di luglio con la fioritura dell’Atae, noto anche come l'albero delle balene: è lui a dare l'annuncio dell'imminente arrivo dei grandi mammiferi nelle acque tahitiane.
Passano vicino alle isole di Moorea e Tahiti per riunirsi a Tahiti Iti prima di iniziare la loro migrazione verso il polo sud. Lungo il percorso, si “fermano” alle Isole Australi dove è possibile avvistarle.
Nelle acque calme e calde dell'arcipelago, i grandi cetacei danno alla luce i loro piccoli. Le grotte e le scogliere delle isole australi sono perfette per osservare il loro passaggio, che avviene molto vicino alla riva.
Per vedere più da vicino le balene, invece, si può salire a bordo di una barca o, addirittura, immergersi in acqua per entrare in contatto il più possibile con questi mammiferi straordinari.
Così vicini a loro è bellissimo ascoltare il canto tipico dei maschi che richiamano gli esemplari femmina. Il tutto avviene in massima sicurezza sia per gli uomini sia per gli animali nel totale rispetto della natura.
Ecco perché le isole di Tahiti sono state dichiarate Santuario dei mammiferi marini e hanno promosso una moratoria sulla caccia alla balena dal 1986. Con questo spettacolo meraviglioso, messo in scena ogni anno, è come se i cetacei volessero ringraziare.
ℹ️ Tahiti Tourisme
❤3👍3💯2🔥1🥰1🤩1
Amazônia, la mostra fotografica di Sebastião Salgado
Sono oltre duecento le fotografie esposte sino al 19 Novembre 2023 alla Fabbrica del Vapore di Milano che raccontano l’Amazônia con gli occhi di Sebastião Salgado.
La mostra, curata da Léila Wanick Salgado, compagna di vita e di lavoro del grande fotografo brasiliano, immortala la vegetazione, i fiumi, le montagne e le persone che popolano l'Amazzonia brasiliana.
Il desiderio di Lélia era quello di «creare un ambiente in cui il visitatore si sentisse all'interno della foresta, integrato con la sua esuberante vegetazione e con la vita quotidiana delle popolazioni indigene. La mia idea era di presentare queste immagini, accompagnate da testi pertinenti, in modo da sottolineare la bellezza della natura e dei suoi abitanti, nonché la sua dimensione ecologica e umana, tutti elementi che oggi sono così minacciati e che è fondamentale proteggere e preservare».
Per Sebastião Salgado, queste immagini testimoniano ciò che sopravvive prima di un'ulteriore progressiva scomparsa. «Il mio desiderio, con tutto il cuore, con tutta la mia energia, con tutta la passione che possiedo, è che tra 50 anni questa mostra non assomigli a una testimonianza di un mondo perduto», afferma Salgado. «L'Amazzonia deve continuare a vivere - e, avere sempre nel suo cuore, i suoi abitanti indigeni».
⏳Lunedì, martedì, mercoledì ore 10.00 – 20.00; giovedì, venerdì, sabato e domenica ore 10.00 – 22.00
Orario estivo in vigore nel periodo dal 16 luglio 2023 al 31 agosto 2023. Da Martedì a domenica ore 12.00 – 22.00 Lunedì chiuso.
📧mostrasalgado2023@gmail.com
☎️ +39 339 7138171
Sono oltre duecento le fotografie esposte sino al 19 Novembre 2023 alla Fabbrica del Vapore di Milano che raccontano l’Amazônia con gli occhi di Sebastião Salgado.
La mostra, curata da Léila Wanick Salgado, compagna di vita e di lavoro del grande fotografo brasiliano, immortala la vegetazione, i fiumi, le montagne e le persone che popolano l'Amazzonia brasiliana.
Il desiderio di Lélia era quello di «creare un ambiente in cui il visitatore si sentisse all'interno della foresta, integrato con la sua esuberante vegetazione e con la vita quotidiana delle popolazioni indigene. La mia idea era di presentare queste immagini, accompagnate da testi pertinenti, in modo da sottolineare la bellezza della natura e dei suoi abitanti, nonché la sua dimensione ecologica e umana, tutti elementi che oggi sono così minacciati e che è fondamentale proteggere e preservare».
Per Sebastião Salgado, queste immagini testimoniano ciò che sopravvive prima di un'ulteriore progressiva scomparsa. «Il mio desiderio, con tutto il cuore, con tutta la mia energia, con tutta la passione che possiedo, è che tra 50 anni questa mostra non assomigli a una testimonianza di un mondo perduto», afferma Salgado. «L'Amazzonia deve continuare a vivere - e, avere sempre nel suo cuore, i suoi abitanti indigeni».
⏳Lunedì, martedì, mercoledì ore 10.00 – 20.00; giovedì, venerdì, sabato e domenica ore 10.00 – 22.00
Orario estivo in vigore nel periodo dal 16 luglio 2023 al 31 agosto 2023. Da Martedì a domenica ore 12.00 – 22.00 Lunedì chiuso.
📧mostrasalgado2023@gmail.com
☎️ +39 339 7138171
👍3💯3❤2🔥1🥰1👏1
La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Kumano Kodo, le vie di pellegrinaggio in Giappone
Leggi l’articolo »
Canale di Nyhavn, Copenaghen dipinta
Leggi l’articolo »
Erasmus, il ponte di Rotterdam
Leggi l’articolo »
Central Market, il mercato di Cardiff
Leggi l’articolo »
Balene alle isoli Australi
Leggi l’articolo »
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Kumano Kodo, le vie di pellegrinaggio in Giappone
Leggi l’articolo »
Canale di Nyhavn, Copenaghen dipinta
Leggi l’articolo »
Erasmus, il ponte di Rotterdam
Leggi l’articolo »
Central Market, il mercato di Cardiff
Leggi l’articolo »
Balene alle isoli Australi
Leggi l’articolo »
👏2❤1👍1🔥1🥰1👌1💯1
Cari amiche e amici de il Reporter,
il giornalismo di viaggio libero e indipendente ha grandi costi per realizzare ogni giorno testi, foto e video da tutto il mondo.
Se anche tu credi in quel che faccio per regalarti l’emozione di luoghi nuovi, sostieni il mio lavoro con una donazione attraverso il conto corrente bancario:
IT20J0623010010000063709208 Credit Agricole, Andrea Lessona, causale DONAZIONE
Oppure tramite PayPal: andrea.lessona@gmail.com
Grazie e buon viaggio insieme!
il giornalismo di viaggio libero e indipendente ha grandi costi per realizzare ogni giorno testi, foto e video da tutto il mondo.
Se anche tu credi in quel che faccio per regalarti l’emozione di luoghi nuovi, sostieni il mio lavoro con una donazione attraverso il conto corrente bancario:
IT20J0623010010000063709208 Credit Agricole, Andrea Lessona, causale DONAZIONE
Oppure tramite PayPal: andrea.lessona@gmail.com
Grazie e buon viaggio insieme!
👏4❤1👍1🔥1👌1
Case in legno di Stoccolma, il vicolo di Lotsgatan
📸 ✍️ Andrea Lessona
Col loro rosso intenso, le case in legno di Stoccolma ravvivano Lotsgatan: il vicolo cieco, che inizia a Sågargatan ed è parallelo alla Åsögatan, è una stradina nel quartiere di Södermalm – uno dei più famosi della capitale svedese.
Costruite intorno al 1700 sul piccolo promontorio di Åsöberget, in quella che in origine era la via dei sarti, queste abitazioni vennero usate durante la grande crisi degli alloggi di fine XIX secolo.
Nelle piccole case in legno di Stoccolma furono stipate intere famiglie: numerose, occuparono la zona dove già vivevano gli operai del porto Södra varvet o persone che comunque facevano altri lavori legati all’industria navale.
Ogni centimetro di questi poveri spazi fu stipato all'eccesso. Così facendo, le strutture andarono incontro a un declino inevitabile perdendo consistenza, stabilità e quel fascino che le aveva contraddistinte sin dalla loro realizzazione.
Il tutto continuò sin dopo la metà del Novecento quando nel 1956, il comune della capitale svedese decise di restaurare le piccole case in legno di Stoccolma. Abili mani dall'antico sapere iniziarono a ricostruire il futuro nel 1960.
La planimetria di alcuni edifici fu ampliata mentre altre strutture furono trapiantate da altre vie vicine, come l’Atelier di Lotsgatan 2, originariamente situato in Marieborg, a Farsta strand.
Le piccole case in legno di Stoccolma furono dotate di rete elettrica, dell’acqua corrente e del riscaldamento. Il vicolo cieco fu ricoperto di ciottolato e abbellito con lampioni luminosissimi.
Di notte ravvivano il Rosso Falun (faluröd) con cui sono “vestite” le abitazioni rimaste per lo più sul versante nord di Lotsgatan, oggi riserva culturale di proprietà di AB Stadsholmen.
Nove indirizzi soltanto, dall'uno al nove, per raccontare una storia che le piccole case in legno di Stoccolma trattengono nel tepore delle loro pareti colorate e riscaldate dal fuoco delle vecchie stufe in ferro.
ℹ️ Visit Sweden
📸 ✍️ Andrea Lessona
Col loro rosso intenso, le case in legno di Stoccolma ravvivano Lotsgatan: il vicolo cieco, che inizia a Sågargatan ed è parallelo alla Åsögatan, è una stradina nel quartiere di Södermalm – uno dei più famosi della capitale svedese.
Costruite intorno al 1700 sul piccolo promontorio di Åsöberget, in quella che in origine era la via dei sarti, queste abitazioni vennero usate durante la grande crisi degli alloggi di fine XIX secolo.
Nelle piccole case in legno di Stoccolma furono stipate intere famiglie: numerose, occuparono la zona dove già vivevano gli operai del porto Södra varvet o persone che comunque facevano altri lavori legati all’industria navale.
Ogni centimetro di questi poveri spazi fu stipato all'eccesso. Così facendo, le strutture andarono incontro a un declino inevitabile perdendo consistenza, stabilità e quel fascino che le aveva contraddistinte sin dalla loro realizzazione.
Il tutto continuò sin dopo la metà del Novecento quando nel 1956, il comune della capitale svedese decise di restaurare le piccole case in legno di Stoccolma. Abili mani dall'antico sapere iniziarono a ricostruire il futuro nel 1960.
La planimetria di alcuni edifici fu ampliata mentre altre strutture furono trapiantate da altre vie vicine, come l’Atelier di Lotsgatan 2, originariamente situato in Marieborg, a Farsta strand.
Le piccole case in legno di Stoccolma furono dotate di rete elettrica, dell’acqua corrente e del riscaldamento. Il vicolo cieco fu ricoperto di ciottolato e abbellito con lampioni luminosissimi.
Di notte ravvivano il Rosso Falun (faluröd) con cui sono “vestite” le abitazioni rimaste per lo più sul versante nord di Lotsgatan, oggi riserva culturale di proprietà di AB Stadsholmen.
Nove indirizzi soltanto, dall'uno al nove, per raccontare una storia che le piccole case in legno di Stoccolma trattengono nel tepore delle loro pareti colorate e riscaldate dal fuoco delle vecchie stufe in ferro.
ℹ️ Visit Sweden
👍7❤2🥰2🔥1👏1
Padrão dos Descobrimentos, il monumento delle scoperte di Lisbona
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore guarda il fiume Tago scorrere lento e portare via il riflesso bianco della caravella in pietra dedicata a lui e a tutti gli altri marinai portoghesi.
Imponente, il Padrão dos Descobrimentos si alza per 52 metri lungo il corso d'acqua più importante della capitale lusitana. Proprio lì dove in passato partivano le navi per scoprire e poi commerciare con le Indie.
Concepito nel 1939 dall'architetto José Ângelo Cottinelli Telmo e dallo scultore Leopoldo de Almeida per l'esposizione universale Exposição do Mundo Português, il Monumento delle scoperte di Lisbona fu poi demolito nel 1958.
Troppo insicuro e instabile, il Padrão dos Descobrimentos venne ricostruito in pietra bianca. Quello che ho di fronte ha la forma stilizzata di una caravella con lo scudo portoghese su entrambi i lati, e la spada della Dinastia di Aviz sulla porta d'ingresso.
Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore (1394-1460), rappresentato con un caravella in mano, guida le due file discendenti degli eroi lusitani che presero parte alle spedizioni.
Sul lato occidentale del Padrão dos Descobrimentos, sono stati immortalati l poeta Camões con un esemplare del suo capolavoro I Lusiadi, il pittore Nuno Gonçalves con una spatola e famosi navigatori, cartografi e re.
Prima di entrare nel Monumento delle scoperte di Lisbona dove prendendo l'ascensore e poi le scale è possibile salire sulla sommità della struttura, cammino sull'enorme piazzale antistante.
Distesa davanti al Padrão dos Descobrimentos, come un tappeto piastrellato, si trova la rosa dei venti: nel suo diametro di cinquanta metri sono tracciate le rotte dei navigatori portoghesi, nel XV e XVI secolo. Venne fatta costruire nel 1960 dal Sudafrica.
ℹ️ Visit Portugal
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore guarda il fiume Tago scorrere lento e portare via il riflesso bianco della caravella in pietra dedicata a lui e a tutti gli altri marinai portoghesi.
Imponente, il Padrão dos Descobrimentos si alza per 52 metri lungo il corso d'acqua più importante della capitale lusitana. Proprio lì dove in passato partivano le navi per scoprire e poi commerciare con le Indie.
Concepito nel 1939 dall'architetto José Ângelo Cottinelli Telmo e dallo scultore Leopoldo de Almeida per l'esposizione universale Exposição do Mundo Português, il Monumento delle scoperte di Lisbona fu poi demolito nel 1958.
Troppo insicuro e instabile, il Padrão dos Descobrimentos venne ricostruito in pietra bianca. Quello che ho di fronte ha la forma stilizzata di una caravella con lo scudo portoghese su entrambi i lati, e la spada della Dinastia di Aviz sulla porta d'ingresso.
Sulla prua del Monumento delle scoperte di Lisbona, la statua di Enrico il Navigatore (1394-1460), rappresentato con un caravella in mano, guida le due file discendenti degli eroi lusitani che presero parte alle spedizioni.
Sul lato occidentale del Padrão dos Descobrimentos, sono stati immortalati l poeta Camões con un esemplare del suo capolavoro I Lusiadi, il pittore Nuno Gonçalves con una spatola e famosi navigatori, cartografi e re.
Prima di entrare nel Monumento delle scoperte di Lisbona dove prendendo l'ascensore e poi le scale è possibile salire sulla sommità della struttura, cammino sull'enorme piazzale antistante.
Distesa davanti al Padrão dos Descobrimentos, come un tappeto piastrellato, si trova la rosa dei venti: nel suo diametro di cinquanta metri sono tracciate le rotte dei navigatori portoghesi, nel XV e XVI secolo. Venne fatta costruire nel 1960 dal Sudafrica.
ℹ️ Visit Portugal
❤5👍3🥰2👏2💯2🔥1