il Reporter
115 subscribers
1.22K photos
8 videos
389 links
Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
Download Telegram
Finlandia, in motoslitta sul lago Saimaa

📸 ✍️ Andrea Lessona

Scie bianche di motoslitta si perdono nell'orizzonte del lago Saimaa. Seduto sul mezzo che ne sfregia il ghiaccio, attraverso il Parco Nazionale di Linnansaari - infinita distesa d'acqua congelata di questa zona dei Mille Laghi della Finlandia.

«Guarda quelle rocce - dice l'autista del mezzo dopo averlo fermato -: lì sotto, le foche degli anelli allattano i loro cuccioli. In meno di due minuti, sono capaci di forare un metro di pack per respirare».

Istituito nel 1956, il Parco Nazionale di Linnansaari è la loro casa come anche di grandi lucci. Per vederne uno enorme, basta qualche chilometro: la motoslitta si spegne un’altra volta proprio a fianco di un uomo nel mezzo del bianco nulla.

Intirizzito per lui, lo guardo immergere le mani nude nel foro d'acqua gelida e staccare dalle maglie blu della rete alcuni pesci. Ancor più stupito, apprendo che quello sarà il mio pranzo.

Dopo altri chilometri scivolati sul ghiaccio, arrivo sull'isola di Linnansaari. Dalla neve ondulata spuntano alcuni cottage e un capanno. Mi siedo nel suo tepore vicino al fuoco, mentre l'autista taglia la legna per alimentarlo. Poi, con movenze degne del miglior chirurgo, seziona il luccio in piccoli dadi.

Il pesce si scioglie nel palato e, grazie al brodo, scalda lo stomaco. Poco più in là, alcune persone mangiano all’aperto su un tavolo da picnic. Stupito e infreddolito anche per loro, mi alzo e cammino sulla neve fresca.

Con lo sguardo cerco il volo dei falchi pescatori, tipici della zona. Ma nel cielo basso c'è solo il grigio che cade plumbeo sulle betulle intorno al piccolo molo, dove d'estate attraccano le imbarcazioni.

Dopo mezz’ora, la motoslitta è pronta: risalgo a bordo per ripartire verso il villaggio di Oravi. Gli ultimi chilometri dei trenta dell'intero percorso iniziato stamattina. Mentre il mezzo scivola sul ghiaccio, mi guardo indietro per un attimo. Scie bianche si perdono nell'orizzonte del lago Saimaa.

ℹ️ Visit Finland
4👌3👍2🔥1👏1💯1
il Reporter pinned a photo
«Viaggiare insegna la tolleranza».
Benjamin Disraeli
👏43👍2🔥1🥰1
Széchenyi, il Ponte delle catene di Budapest

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nella notte di Budapest, il ponte delle catene è un tratto di luci attraverso il blu del Danubio: 375 metri arcuati d'acciaio e cemento che dal 1849 legano due città diventate una.

I lavori per la costruzione della struttura iniziarono dieci anni prima per volere del conte István Széchenyi. Il nobile, da cui l'opera prende il nome in lingua ungherese, fu uno dei più grandi statisti d'Ungheria.

Commissionò la realizzazione del ponte delle catene all'inglese William Tienery Clark e allo scozzese Adam Clark. I due ingegneri del Regno Unito, dal cognome comune senza alcun grado di parentela, impiegarono dieci anni.

L'idea del conte Széchenyi era quella di edificare una gittata permanente che collegasse Buda a Pest: in passato le due città erano tenute insieme da un ponte su chiatte che, prima dell'inverno veniva smantellato, per essere ricostruito la stagione successiva.

Così per unire ciò che il Danubio aveva diviso, si decise di realizzare un ponte sospeso: vennero innalzati due piloni in stile neoclassico la cui campata centrale misura 202 metri – una delle più lunghe al mondo per quel periodo.

All'entrata, dalla parte della città imperiale, il ponte delle catene è decorato da statue di leoni. A guardarle bene, si vede che i re della foresta, criniera folta, posa possente, non hanno la lingua. Simbolo muto di forza perduta.

Il traffico automobilistico scorre sotto i due piloni del ponte delle catene. Chi vuole può attraversarlo a piedi. Basta imboccare sia dalla parte di Buda sia da quella di Pest i marciapiedi che scorrono lungo gli archi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la struttura fu fatta saltare dai nazisti per impedire l'avanzata dei liberatori russi. Gli stessi che da lì a poco si sarebbero trasformati in occupanti.

Ricostruito nel 1949, oltre che emblema e attrazione turistica principale della città, il ponte delle catene è diventato simbolo della libertà ungherese.

ℹ️ Visit Hungary
👍42🔥1🥰1👏1💯1
«Tra vent’anni non sarai deluso dalle cose che avrai fatto, ma da quelle che non avrai fatto. Quindi molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri».
Mark Twain
5👍5🔥2👏2🥰1🤩1
La Settimana de il Reporter

Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!

I Mulini a vento di Mykonos
Leggi l’articolo »

Varaždinske Toplice, le terme più antiche della Croazia
Leggi l’articolo »

Jemaa El Fna, la piazza di Marrakech
Leggi l’articolo »

Finlandia, in motoslitta sul lago Saimaa
Leggi l’articolo »

Széchenyi, il Ponte delle catene di Budapest
Leggi l’articolo »
2👍1🔥1🥰1👏1💯1
Casa di Monet, Giverny impressionista

✍️ Andrea Lessona

Incorniciato da un immenso giardino in fiore, l'intonaco rosa della casa di Monet risalta tra il verde di Giverny: quasi irreale, tanto da sembrare dipinto, contraddistingue questo paesino della Alta Normandia.

Arrivato qui nel 1890, il maestro dell'Impressionismo acquistò il casolare per creare un grande ornamentale. «Il giardinaggio è un'attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l'essere diventato un pittore», disse.

Quella che ho di fronte fu la sua alcova artistica dal 1883 sino al il 5 dicembre 1926 quando morì. Dal 1980, per volere del figlio, è anche la sede della Fondazione a lui dedicata.

Ristrutturata in collaborazione con l'Accademia delle Belle Arti e i fondi di mecenati francesi e americani, la casa di Monet conserva i tratti e le invenzioni dell’artista sia all'interno che all'esterno.

Dopo aver tinto l'edificio di rosa e verde, realizzò il Clos Normand: il giardino inno di luce, arte e vita dai lunghi sentieri, archi metallici con rose canine, gelsomini e ninfee nate dal piccolo stagno creato dalla confluenza del fiume Epte.

Superato da un ponte verde brillante, simil giapponese, lo specchio d'acqua si arricchì poi di peonie, glicini viola e bianchi, ciliegi ornamentali, ontani, tamerici, agrifogli, frassini, salici piangenti.

La visita alla dimora inizia dalla piccola sala blu, l’area di lettura coi grandi mobili a muro in cui sono conservati tè e olio di oliva. Subito dopo c’è il primo atelier in cui il maestro dipinse sino al 1899. Salendo le scale, si arriva alla sua camera: qui spicca l'adorata scrivania e il cassettone del XVIII secolo.

Proseguendo, si arriva nella sala da toilette del pittore, quella della moglie Alice e la camera con la tappezzeria damascata. Oltre, si trovano la sala da pranzo e la cucina. Sia quando si cammina nella casa di Monet sia tra i gli amati giardini, sembra davvero di vivere un tempo di sensazioni impressioniste.

ℹ️ Explore France
👍43💯2🔥1🥰1👏1🤩1
«Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo».
Fernando Pessoa
👍54🥰1👏1👌1💯1
Speaker's Corner, voce libera di Londra

✍️ Andrea Lessona

Dallo Speaker's Corner, la voce di George risuona roca nel verde di Hyde a Park. Urla contro il governo britannico e i nuovi tagli al welfare imposti dall'austerity. I Bobbies passeggiano tranquilli davanti al capannello di gente che lo ascolta, e passano oltre.

Esempio moderno di libertà antica, questo angolo di Londra vicino a Marble Arch è ancora oggi zona franca dove si può dire tutto ciò che si vuole senza incorrere in gravi sanzioni. O essere arrestati.

Ogni domenica mattina, allo Speaker's Corner, chiunque lo voglia può prendere la parola e sfogare pensieri e frustrazioni. Lo fecero pure Karl Marx, Lenin, George Orwell e William Morris.

L'area fu concessa allo scopo dopo le proteste e i disordini pubblici per ottenere riforme democratiche e il diritto di opinione. Il Parks Regulation Act del 1872 sancì la svolta, e da quella data qui è stato un susseguirsi di parole in libertà.

Alcuni pensano che lo Speaker's Corner abbia una forte legame col vecchio villaggio di Tyburn: nonostante il nome sereno, derivato dai due ruscelli che confluivano nel Tamigi, il luogo divenne famoso per il patibolo a tre ceppi.

Si ritiene che tra il 1300 e il 1783 siano state impiccate oltre 50 mila persone: molte di loro trascinate a forza dalla Torre di Londra. L'unica, povera, consolazione era che ai condannati veniva concessa la possibilità di esprimere l'ultimo pensiero.

Da qui l'idea che lo Speaker's Corner abbia ereditato il diritto di proferir verbo, senza però che l'opinionista sia costretto a passare a miglior vita. Ciononostante deve accettare le provocazioni degli astanti. Molti dei quali sono veri e propri sobillatori professionisti.

A chi non riesce a reggere la pressione, non resta che ripiegare il seggiolino su cui si era issato per dire la sua, e abbandonare il luogo a favore del prossimo oratore. Come da tradizione che vince il tempo in nome della Libertà.

ℹ️ Visit Britain
👍3👏31🔥1🥰1💯1
«Non si considerava un turista bensì un viaggiatore, e spiegava che si tratta in parte di una differenza temporale. Dopo poche settimane, o pochi mesi, il turista si affretta a tornare a casa; il viaggiatore, che non appartiene ad alcun luogo in particolare, si sposta lentamente da un punto all’altro della terra, per anni».
Paul Bowles
👍3👏2💯21🔥1🥰1👌1
Petrín, la funicolare di Praga

📸 ✍️ Andrea Lessona

Dalla cabina della funicolare di Praga, vedo la città svelarsi sotto i miei occhi. A ogni metro salito sulla collina di Petrín, la capitale ceca si distende dabbasso nella sua bellezza antica e moderna - palcoscenico inimitabile di un teatro senza tempo.

I vetri fumè della carrozza la rendono ancora più affascinate, sfocando appena i contorni degli edifici e i loro tetti frastagliati, divisi dalle stradine che li separano in mille rivoli d'asfalto grigio.

Per godere di questo spettacolo, ho dovuto fare una lunga coda e prendere il biglietto nella stazione di Újezd, a Mala Strana, cuore della capitale ceca. E lì, ai piedi della collina Petrín che dà nome alla funicolare di Praga, che inizia il percorso e la storia di questa tratta dall'antico fascino.

Le carrozze solcano i 501 metri dei binari disposti tra il verde rubato alla terra. È così sin dal 1851 quando la funivia entrò in funzione per la prima volta. Nel 1932 la modernità le impose uno stop per sostituire il vecchio meccanismo ad acqua col quale aveva funzionato sin dall'inizio, e introdurre i motori elettrici.

A causa di alcuni smottamenti del terreno, la circolazione fu interrotta di nuovo dal 1965 sino al 1985. Poi, grazie a interventi di stabilizzazione, il servizio riprese e i passeggeri possono di nuovo ammirare la capitale ceca dalla cabina della funicolare di Praga: serve solo un po' di fortuna e prendere il posto vicino al finestrino come ho fatto io.

Da qui riesco a vedere l'altro convoglio scendere verso la stazione di partenza. Poco oltre la carrozza si ferma, e alcuni passeggeri scendono a Nebozízek, la fermata intermedia del percorso.

Qualche istante e riparte verso la cima di Petřín, il capolinea. Grazie all'andatura lenta di 14 chilometri all'ora mi godo il panorama della città che, quando la funicolare di Praga raggiunge la cima, si svela tutta nella sua bellezza distesa.

ℹ️ Visit Czech Republic
👍53🔥1🥰1👏1💯1
«Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia».
Ralph Waldo Emerson
👍52🔥1🥰1💯1
Aker Brygge, il quartiere più “in” di Oslo

✍️ Andrea Lessona

Sul molo di Aker Brygge, l'orologio faro segna l'ora e il tempo del quartiere più “in” di Oslo: mentre le sue lancette si spostano impercettibili, la sua banderuola segue il vento che attraversa la baia.

È così da sempre, qui sul fiordo. Sin da quando le prime case costruite in legno formarono un villaggio e, indietreggiando, divennero città – la più grande e più importante della Norvegia.

L'area in cui cammino oggi ha ospitato i cantieri navali e l'industria meccanica di Aker Mekaniske Verksted AS per più di cent'anni fino al 1982 . Poi, dal 1986, il quartiere di Aker Brygge è stato riconvertito.

Gli agenti immobiliari Aker Eiendom AS hanno demolito alcuni vecchi edifici industriali, mentre alcune delle loro principali sale sono state adattate ad aree commerciali.

Il primo passo per ridare nuova vita e funzione ad Aker Brygge è stato nel 1986 grazie al lavoro degli architetti Telje, Torp e Aasen. L'edificio dell'Assicurazione Storebrand, di fronte a Munkedamsveien, è stato completato nel 1998.

Oggi l'area, che si distende su 260 mila metri quadrati, è costituita da un centro commerciale con negozi e ristoranti, un cinema, uffici e appartamenti. Inoltre, c'è un porticciolo e un terminale per i traghetti Nesodden.

Qui, in quest'angolo di Oslo, antico e moderno si mischiano, si confondono, creano un unicum dove vivono novecento persone e altre seimila ci lavorano per soddisfare gli abitanti della città e i turisti.

Negli anni, il quartiere è diventato il luogo di ritrovo numero uno sia di giorno sia di sera. Soprattutto durante il periodo estivo: la bella stagione svela la perfetta combinazione naturale e architettonica.

Camminando sul molo, sin a dove la banchina finisce, sembra davvero di entrare nel mare: è lì che si trova l'orologio faro di Aker Brygge che continua a segnare l'ora e il tempo del quartiere più “in” di Oslo.

ℹ️ Visit Norway
👍6🥰2👏21🔥1💯1
«È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa».
Voltaire
4💯3👍1🔥1🥰1👏1
Asakusa Yabusame, tiro con l'arco a cavallo in Giappone

✍️ Andrea Lessona

Nell'aria ferma del parco Sumidagawa a Tokyo, la freccia attraversa il sospiro trattenuto della gente e colpisce il bersaglio. Terza delle tre scoccate a infilarsi al centro, segna il momento più importante di Asakusa Yabusame: il tiro con l'arco a cavallo in Giappone.

L'evento affonda le sue radici nel periodo Kamakura (1192–1334). Nata per intrattenere gli dei, questa disciplina deriva dal kyudo – un'arte marziale nipponica il cui significato è “la via dell'arco”.

In passato, la manifestazione si svolgeva a capodanno nel santuario di Asakusa (1600-1868). Oggi, invece, il tiro con l'arco a cavallo in Giappone si celebra soprattutto ogni aprile nella capitale, al parco di Sumidagawa.

Per praticare lo Yabusame serve una grande abilità sia per stare in sella sia per impugnare l'arco e scoccare la freccia: in questo modo l'arciere può usare solo le gambe per mantenersi in equilibrio sul destriero lanciato al galoppo in una corsia lunga circa 250 metri.

Per giunta, i bersagli da colpire nel tiro con l'arco a cavallo in Giappone sono tre: distanziati di circa cinquanta metri l'uno dall'altro. Dopo il primo lancio, il cavaliere deve incoccare un'altra freccia e cercare di cogliere il secondo centro.

Ripetendo gli stessi gesti, tenta poi di fare lo stesso col terzo sotto lo sguardo attento del pubblico ma anche dei giudici dislocati lungo il percorso. Le frecce usate non hanno punta ma una specie di rigonfiamento ovoidale per evitare che qualcuno si faccia male.

Allo Yabusame possono partecipare anche le donne: vestite dei costumi tradizionali duecenteschi, cavalcano puledri agghindati con finimenti preziosi tanto da sembrare quadri dell'epoca in movimento.

Un altro momento imperdibile del tiro con l'arco a cavallo in Giappone è la cerimonia di premiazione dell’arciere che è riuscito a colpire tutti e tre i bersagli. Si chiama Shirokunon Gi ed è un evento nell'evento dal cerimoniale elegante.

ℹ️ JNTO
👍2👏2💯21🔥1🥰1
«Leggo. Viaggio. Divento».
Derek Walcott
👍8👏21🔥1🥰1💯1
La Settimana de il Reporter

Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!

Casa di Monet, Giverny impressionista
Leggi l’articolo »

Speaker's Corner, voce libera di Londra
Leggi l’articolo »

Petrín, la funicolare di Praga
Leggi l’articolo »

Aker Brygge, il quartiere più “in” di Oslo
Leggi l’articolo »

Asakusa Yabusame, tiro con l'arco a cavallo in Giappone
Leggi l’articolo »
2👍2🥰1👏1👌1💯1