il Reporter
115 subscribers
1.22K photos
8 videos
389 links
Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
Download Telegram
San Martino in Monte, rustico paesino dell’Alto Adige

📸 ✍️ Andrea Lessona

Da San Martino in Monte, respiro l’orizzonte ghiacciato della catena dell’Ortles: profilo frastagliato dell’Alto Adige che declina nell’ombra della valle di sotto, incisa dalla strada e dalla ferrovia che si incrociano a Laces.

È lì che dal 2002 partono le carrozze fumé della funivia: un’alternativa sicura alla vecchia strada impervia che in otto minuti porta quassù, sul Monte Sole, dove a 1740 metri si disegna questo paesino rustico della Val Venosta.

Un bar ristorante con vista cielo, qualche abitazione sparsa in pietra o in legno che danno casa a 120 abitanti. E la chiesa a strapiombo di San Martino in Monte. Dalla stazione della funivia, una stradina d’asfalto porta davanti alle sue mura.

Dentro, il mio respiro attraversa i raggi di sole che filtrano dalle finestre: indicano la grotta naturale dove si trova la statua del Santo. La leggenda racconta che un giorno dalla chiesa di Covelano sparì una sua scultura che venne ritrovata proprio qui.

Portata indietro, la statua di San Martino tornò dove sono io adesso. Allora un uomo, Geor Platzer, chiuse l’oggetto nella propria abitazione. Ancora una volta la scultura si materializzò nella grotta.

E fu così che sopra vi costruirono la chiesetta. L’altare venne consacrato il 1° Maggio del 1510 dal vescovo Stefan von Veltlin. La cantoria è del 1830, mentre la decorazione neo barocca degli interni risale a metà del XIX secolo.

Uscito dalla chiesa di San Martino, un tempo meta di pellegrinaggio contadino per la protezione del bestiame e delle messi, riprendo il sentiero che attraversa il Monte Sole innevato.

Qui vicino ci sono diverse coppelle: si tratta di curiosi incavi di epoca neolitica scavati nelle rocce. Sempre da qui, si parte per i duemila metri della malga di San Martino o i tremila delle vette della Punta di Vermoi e della Cima Cermigna.

Mentre si sale, la vista sul gruppo dell’Ortles, sulla Val Martello e sull’Orecchia di Lepre è emozione da vivere.

ℹ️ Alto Adige
👏63👍1🔥1🥰1💯1
«La Patagonia!» gridò. «È un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice! Ti stringe tra le sue braccia e non ti lascia più».
Bruce Chatwin
👍82🔥1🥰1👏1💯1
Torre dell'orologio di Victoria, tempo delle Seychelles

📸 ✍️ Andrea Lessona

È un tempo lento, quasi sospeso, quello che da oltre cent'anni la torre dell'orologio di Victoria scandisce a Mahé: istanti infiniti che sembrano non passare mai come il traffico che sfreccia incurante intorno al monumento simbolo della capitale delle Seychelles.

Qui, sull'isola più grande dell'arcipelago, nel cuore della sua città più grande e più importante, è un frinire assordante di auto clacsonanti e frenate urlate per chi deve e vuole passare prima.

Intorno alla torre dell'orologio di Victoria tutto è cambiato negli anni: nuovi edifici sono stati abbattuti e sorti, la circolazione di mezzi e persone è aumentata sino a rendere l'aria irrespirabile di smog.

Solo la Lorloz, nome creolo del monumento, è rimasto uguale - punto fermo e di riferimento eretto nel 1903 e pagato in parte con una sottoscrizione pubblica in onore della regina Vitoria.

Il simbolo di Mahé venne eretto proprio lo stesso anno in cui le Seychelles celebrarono il nuovo status di colonia della Corona, amministrata direttamente da un governatore nominato da Londra anziché da Mauritius.

La torre dell'orologio di Victoria è replica elegante di quella realizzata nella capitale britannica nel 1897: la stessa che si trova all'incrocio tra Vauxhall Bridge Road e Victoria Street, vicino all’omonima stazione.

Sir Ernest Sweet-Escott, governatore delle Seychelles, se ne era innamorato durante una visita a Londra. Così decise che anche l'arcipelago dovesse averne una simile da innalzare in onore della sovrana.

Gillet e Johnson di Croydon vennero incaricati di realizzare la torre dell'orologio di Victoria. Nonostante fosse previsto nel progetto, non riuscirono a dotarla di suoneria.

Per sentire scandire le ore, si aspettò sino al 1999 quando un moderno sistema al quarzo sostituì quello vecchio e stanco che per quasi un secolo aveva fatto il suo dovere e insieme alla struttura tutta era monumento nazionale delle Seychelles.

ℹ️ Tourism Seychelles
5👍4🥰2🔥1👏1💯1
«Non tutti quelli che vagano sono persi».
J. R. R. Tolkien
👍3💯31🔥1🥰1👏1
Dublino e le storie del fiume Liffey

✍️ Andrea Lessona

Nelle luci sfumate del Liffey, Dublino scivola via verso il mare. Barlumi indefiniti di notti lontane raccontano di quando era solo un nucleo celtico, Baile Atha Cliath, e più tardi di quando i vichinghi fecero dello stagno nero, Dubh Linn, un centro permanente.

Storie e nomi annegati nel fiume che la divide e la unisce, in cui si specchia ogni giorno per restituire di sé l’immagine sfregiata dal giogo britannico e la fotografia sbiadita della Libertà ritrovata.

Anni di buia povertà per rinascere simbolo di benessere. Ma nelle arterie di Dublino, oltre al traffico caotico, scorre la storia di un popolo fiero e colto che ha regalato al mondo arte, letteratura, musica.

Ogni via della capitale d’Irlanda, percorsa sui i pullman a due piani, i Double Decker, o a piedi, è intrisa di questo passato che un futuro ultramoderno vuol piegare al turismo di massa. Ma i simboli di ieri vivono ovunque.

Negli edifici georgiani di Parnell Square e O’ Connell Street, il centro della città, dove i fori dei proiettili sulle mura della Posta Centrale raccontano dell’Insurrezione di Pasqua del 1916.

Nelle melodie dei menestrelli a Temple Bar, il quartiere intellettuale, a pochi passi dalla Bank of Ireland - struttura imponente, costruita per il parlamento irlandese, “cancellato” nel 1801 con l’Act Of Union.

Nell’università d’Irlanda, il Trinity College, fondato da Elisabetta I nel 1592, dove c’è il Book Of Kells - uno dei libri più antichi e preziosi al mondo con i quattro vangeli in latino e fini illustrazioni complesse.

Nei boccali alla Guinness Storehouse, dove la birra è primato. Dal settimo piano del Gravity Bar, si intuiscono il campanile cattolico della Christ Church e quello protestante della cattedrale di San Patrizio.

Nei Docks, dove le macchine dei moli hanno sostituito le povere braccia di ieri: lavorano merci che le navi nel porto distribuiranno in tutto il mondo, come le storie di Dublino che il Liffey porta al mare ogni giorno.

ℹ️ Turismo Irlandese
4👍4🤩3🥰1👏1💯1
«Senza i libri, molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente».
Tiziano Terzani
6👍3👏2🔥1🥰1💯1
La Settimana de il Reporter

Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!

Cabo da Roca, dove la terra finisce e comincia il mare
Leggi l’articolo »

Kapellbrücke, il Ponte di Lucerna
Leggi l’articolo »

Mudam, il Museo d'arte moderna di Lussemburgo
Leggi l’articolo »

I Dodici Apostoli, meraviglia australiana
Leggi l’articolo »

Il Museo di Sherlock Holmes di Londra
Leggi l’articolo »

San Martino in Monte, rustico paesino dell’Alto Adige
Leggi l’articolo »

Torre dell'orologio di Victoria, tempo delle Seychelles
Leggi l’articolo »

Dublino e le storie del fiume Liffey
Leggi l’articolo »
👍2👏2💯21🔥1
I Mulini a vento di Mykonos

✍️ Andrea Lessona

Sulle coline di Mykonos, un filare di mulini a vento tratteggia l’orizzonte azzurro: grandi pale di legno sovrastano i vecchi tetti in paglia che coprono le antiche mura intonacate di bianco.

Per circa quattrocento anni, le strutture che ho davanti sono state indispensabili per l’economia di quest’isola delle Cicladi. Realizzate nel XVI secolo e alimentate da venti in burrasca, macinavano grano che veniva poi esportato in Grecia come nel resto del mondo.

Dei 16 mulini a vento originali, oggi ne rimangono solo sette. Uno di loro – il Boni – è stato trasformato in museo: per sentire raccontare la sua storia, così come quella dei suoi simili, ho seguito il sentiero che dal porto conduce alle colline.

Qualche minuto zigzagato tra le stradine dell’isola, e sono arrivato quassù da dove si gode una vista unica: respirato lo iodio che sale dall’Egeo intorno, entro nel piccolo spazio adibito a memoria.

Qui ci sono mostre che tutti i giorni raccontano gratis i mulini a vento e come sono stati realizzati. Lo fanno sia in greco sia in inglese, spiegando a me come agli altri presenti stretti a sé il ruolo chiave di Mykonos nelle rotte commerciali.

Fotografie dettagliate dicono delle altre strutture a fianco: istanti fermati su carta per imprimere negli occhi quello che si può vedere a pochi passi da qui, sulle colline di quest’isola greca delle Cicladi.

Un filare di mulini a vento che tratteggia l’orizzonte azzurro: grandi pale di legno che sovrastano i vecchi tetti in paglia e che coprono le antiche mura intonacate di bianco. Storia della memoria.

ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
👍4🔥3🥰21💯1
«Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura».
Fabrizio Resca
👍32🔥1🥰1👏1🤔1💯1
Varaždinske Toplice, le terme più antiche della Croazia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Riflessi nelle acque termali di Varaždinske Toplice, i resti romani vivono del loro vecchio splendore: uno splendore costruito intorno alla fonte che da sempre caratterizza questo villaggio nella regione di Hrvastko Zagorje dove si trovano le terme più antiche della Croazia.

Un dono della Natura sfruttato nei secoli dall'uomo per realizzare l'abitato e curarsi: due milioni di litri al giorno con una temperatura di 58 gradi alla sorgente fluiscono costanti e tracciano percorsi sotterranei per poi emergere e regalare benessere.

I romani chiamarono il luogo Aquae Iasae dal nome dei suoi abitanti Iasi pannonici. Grazie a loro, Varaždinske Toplice divenne un importante luogo di cura, culto, cultura in quella che era l'Alta Pannonia.

Devastata dai Goti nel III secolo, la località viene fatta ricostruire da Costantino il Grande. Dopo il disfacimento dell'Impero romano entra sotto il controllo di Zagabria e vi resta per oltre otto secoli.

Solo nel 1829, Varaždinske Toplice diventa un luogo di cura moderno con l'introduzione del controllo medico permanente. La sua fama cresce così tanto da diventare ben presto uno dei luoghi mitteleuropei più conosciuti del suo genere.

Ed è a quel periodo che risalgono le scoperte architettoniche che ho di fronte: mentre si sistema il parco delle terme emergono le pareti del Ninfeo romano – un santuario dedicato alle ninfe.

La maggior parte dei reperti vengono usati per abbellire il complesso di Varaždinske Toplice. Resta solo il portale costruito nel 1865 in cui sono inseriti due leoni di marmo con coda di pesce, un frammento dell'immagine di una ninfa e la tabella che allude al periodo del Ninfeo.

Dell'antica struttura romana solo una quarta parte del sommerso è stata portata alla luce: i resti dei bagni termali, della piccola piazza e del sacrario fanno parte dei più importanti complessi archeologici della Croazia.

ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
👍62🔥1🥰1👏1😍1💯1
«Oltre l’est l’alba, oltre l’ovest il mare, e tra l’est e l’ovest la sete del viaggiatore che non mi dà pace».
Gerald Gould
4👍3🥰2🔥1👏1🤔1💯1