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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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«Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi».
Stephen Littleword
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Orologio astronomico di Strasburgo, tempo antico

✍️ Andrea Lessona

Le statue degli apostoli passano davanti a Gesù che benedice i presenti. Il gallo sbatte le ali e canta tre volte. L'orologio astronomico di Strasburgo ha appena battuto il mezzogiorno. Come sempre.

I miei occhi increduli, guardano all'insù questo meccanismo perfetto segnare un tempo antico quando il tempo era maestria, apriva dimensioni impensabili e si raccontava attraverso storie che oggi sono storia.

Ciò che ho di fronte è opera dell’orologiaio Jean Baptiste Schwilgué che nel 1842 finì di restaurare l'orologio dei Re Magi costruito tra il 1352 e il 1354 e irrimediabilmente rotto nel 1547 nella cattedrale della città tedesca diventata poi francese.

La cassa è alta 18 metri e poggia su un basamento di quattro, largo sette metri e trenta centimetri. Grazie alla scala a chiocciola, si può raggiungere il quadrante esterno e la torre dentro cui scorrono cinque pesi.

L'enorme quadrante dell'orologio astronomico di Strasburgo ha lancette argentate che segnano l'ora ufficiale e quelle dorate che indicano il tempo locale - in ritardo di circa mezz'ora. A loro sono sincronizzate le sonerie dei personaggi meccanici.

A scandire il primo quarto d'ora c'è un putto alato. Per il secondo un fanciullo adolescente. Per il terzo, un adulto. E per il quarto un uomo anziano. Ognuno passa davanti a uno scheletro: nelle mani, una falce e un battaglio con cui batte le ore. Dopo i rintocchi, un putto alato rovescia la clessidra che ha in mano.

A rappresentare le settimane, ci sono le divinità romane. L'anno è descritto da un calendario perpetuo a forma di anello con i mesi, i giorni e i rispettivi santi, le feste fisse e mobili.

L’orologio astronomico di Strasburgo ha anche un globo celeste con più di cinque mila stelle e i movimenti della volta celeste intorno alla Terra ferma al centro. Il meccanismo viene ricaricato ogni settimana: il tempo che i pesi impiegano per ridiscendere nella loro posizione originale. E regalare meraviglia.

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«Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo».
Cesare Pavese
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Jeep Safari in Finlandia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nella neve profonda, la jeep avanza a fatica. Stretto al volante sfuggente, cerco di tenerla sui solchi scavati dalle auto davanti. Curva contro curva, sento la macchina sbandare sino a quando il ghiaccio morde forte le ruote senza catene. E le imprigiona.

Per liberarle, servono le spinte degli uomini che accompagnano me e il resto del gruppo in questo viaggio iniziato all’Holiday Village di Kuus-Hukkala - il centro turistico vicino a Juva, un paese di 7500 anime nella regione dei Mille Laghi della Finlandia.

È da lì che stamane è partito il serpente meccanico di cinque auto verdi guidate con istruttori professionisti al fianco. L’obiettivo è quello di far scoprire queste zone estreme vivendo un Jeep Safari in totale sicurezza.

Dopo avermi restituito l’auto con un sorriso, un membro dello staff mi spiega che «negli ultimi giorni, l'inverno ha scaricato mezzo metro di neve: poggiata sul ghiaccio, rende la guida molto più difficile. Ecco perché la macchina ha perso aderenza».

Stretto al volante sfuggente, riprendo la strada bianca. Delle due marce disponibili, uso solo la prima, mentre il motore sale di giri. Metri faticosi resi meno pesanti dalla bellezza sconfinata della Natura: boschi di betulle, intarsiati come corridoi, che nascondono il cielo niveo.

Poi l'orizzonte si apre come un sipario dinnanzi alla distesa di ghiaccio infinito. Intuisco le sagome verdi delle jeep con le catene che guidano la fila del nostro serpente meccanico, e anch’io arrivo vicino al capanno di legno.

Dal focolaio dove sono posate teiere in ferro, i membri dello staff mi prendono un tè caldo, corretto alcol. Scivola nella gola come miele ma nello stomaco brucia come fuoco. Simile a quello che crepita tra gli alberi intorno e rende la neve ancora più screziata.

Improvvisa, una folata di vento gelido soffia via le fiamme: è ora di ripartire. La testa verde del serpente meccanico si rimette in marcia. Io dietro, stretto al volante sfuggente.

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«A volte un viaggio scaturisce dalla speranza e dall'istinto, da quell'inebriante convinzione che vi invade mentre il vostro dito scorre sulla carta».
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Schatzkammer, la Camera del tesoro del Liechtenstein

✍️ Andrea Lessona

Nel buio denso della camera del tesoro del Liechtenstein, la corona principesca irradia luce. Attraverso la teca ne vedo i diamanti, i rubini e le altre pietre preziose incastonate nell'oro brillare.

Nonostante sia una coppia, è il pezzo più ammirato tra quelli conservati qui. Sembra infatti che l’originale sia stata trafugato a metà Ottocento. E con molte probabilità sia stata fuso e le gemme tagliate e rivendute.

Nota come la Schatzkammer, la Camera del tesoro del Liechtenstein ha aperto al pubblico il 31 marzo del 2015: un insieme di reperti della famiglia principesca e di altri collezionisti privati possono essere ammirati nell'edificio vicino all'Ufficio del turismo di Vaduz – la capitale del principato.

Continuando ad attraversare il buio della sala, scorgo oggetti incredibili: armi, coltelli da caccia e doni presentati da re e imperatori, come Federico il Grande e l'imperatore Giuseppe II, ai principi del Liechtenstein.

Nella Schatzkammer, ci sono anche reperti del collezionista Peter Adulf Goop (1921-2011), che li ha donati al Principato il 9 giugno 2010. Tra loro, la famosa collezione di uova di Pasqua tra cui spicca una selezione di epoca zarista – la più bella fuori della Russia.

Ma nella Camera del tesoro del Liechtenstein c'è anche e soprattutto il famoso uovo di melo realizzato da Karl Fabergé. Lungo le pareti, c’è una selezione dei dipinti Viaggio sul Reno di Johann Ludwig (Louis) Bleuler.

In fondo alla sala, l'ultima teca conserva le pietre lunari delle missioni Apollo 11 e 17. Sono un dono della Nasa per il grande contributo dato dal Principato all'Ente spaziale americano. Tanto che sulla Luna c'è la bandiera del piccolo stato europeo.

Prima di lasciare il buio della Camera del tesoro del Liechtenstein, guardo la vetrina in cui c’è il disegno originale del primo francobollo emesso nel Principato. Fu creato dall’artista austriaco Koloman Moser. Fuori, il sole brilla su Vaduz.

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Downpatrick, sulla tomba di San Patrizio

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sulla tomba di San Patrizio, l'ombra della cattedrale di Downpatrick cade obliqua e indica la pietra con inciso il nome Patric. Guardandola, fatico a immaginare che lì sotto ci siano i resti mortali del patrono d'Irlanda.

Secondo la tradizione, è qui che il cavaliere normanno del XII secolo, Sir John de Courcy, fece voto di seppellire le ossa del Santo insieme a quelle di San Columba, morto sull'isola di Iona nel 597, e di San Brigida, deceduta a Kildare nel 523.

Nessuno ha mai dimostrato con certezza che siano le spoglie di San Patrizio ma tutti lo credono. Tanto che nel 1901 sulla tomba venne distesa una lastra per impedire ai pellegrini di portare via zolle di terra consacrata.

Pellegrini che come flusso eterno, ogni giorno, arrivano a Downpatrick, capoluogo e centro amministrativo della contea di Down, 33 chilometri da Belfast, Irlanda del Nord. E qui, tra le nuvole alternate al sole, dove il profilo della cattedrale dedicata al Santo domina l'orizzonte, che anche io son voluto venire.

Entrato tra le sue pareti bianche, ho potuto vedere i rifacimenti degli Anni 80: sono di quel periodo le ultime modifiche che caratterizzano l’edificio odierno, risultato definitivo di 1600 anni di continue sovrapposizioni di stili.

I vichinghi rasero al suolo più volte ogni costruzione in onore di San Patrizio e consegnarono Downpatrick all'oblio. Almeno sino al XVII secolo quando la famiglia dei Southwell le diede nuovo vigore per rinascere.

Duecento anni dopo, la chiesa venne ricostruita e poi ampliata nell'Ottocento. Da allora è rimasta praticamente la stessa, mura antiche a trattenere le preghiere dei fedeli arrivati qui per scoprirne la storia.

Così, approfittando del loro ingresso nell’edificio, sono uscito nel silenzio della collina di Downpatrick. L'ombra obliqua della cattedrale mi ha indicato dove andare: lì dove una pietra, con inciso il suo nome, dice che San Patrizio rimarrà in Irlanda. Per sempre.

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La storia della parata del giorno di San Patrizio

Sin dalle sue origini, il giorno di San Patrizio fu una festa religiosa. Nel tempo, è diventato un evento celebrativo della cultura irlandese con sfilate, musica, balli, cibi speciali e verde ovunque.

A differenza di quanto si crede, la prima parata in onore del giorno di San Patrizio non si svolse in Irlanda ma negli Stati Uniti. Il 17 marzo 1762, i soldati irlandesi in servizio nelle forze armate inglesi marciarono per New York. L’evento aiutò i militari a non dimenticare le loro radici.

Nel corso dell'Ottocento, in un periodo in cui dovevano affrontare la discriminazione dell'America a maggioranza protestante, le parate per San Patrizio mostrarono la solidarietà e la forza dei cattolici irlandesi.

Oggi ci sono più di cento sfilate per il giorno di San Patrizio in tutti gli Stati Uniti. Boston (prima tappa per molti immigrati irlandesi) e New York su tutte. E naturalmente a Dublino, Belfast e nell’Irlanda intera.

Della festa religiosa delle origini, resta poco o niente. Oggi, il giorno di San Patrizio è più simile a un Carnevale e, in alcuni casi di poco gusto, a una carnevalata. (a.le.)
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La Settimana de il Reporter

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Fallas di Valencia, colori di Spagna

✍️ Andrea Lessona

Notte di fuochi d'artificio e balli per le strade. Notte d'emozioni e canzoni per cantare una passione e ricordare una tradizione. Notte del 19 marzo per bruciare i ninots e celebrare le Fallas di Valencia.

Nato alla fine del XVIII secolo, quest’evento deve le sue origini ai falegnami locali. Alla vigilia di San Giuseppe, loro patrono, preparavano il parot: la lampada in legno, con cui d’inverno illuminavano le botteghe, veniva vestita di vecchi stracci dandole un aspetto umano. Messa davanti ai laboratori, nelle piazze e nelle vie, finiva poi bruciata.

Alla metà del 1850, le dimensioni delle lanterne aumentarono e la foggia migliorò sino a diventare dei veri e propri fantocci: i ninots. Oggi sono il simbolo delle Fallas di Valencia.

Le celebrazioni della festività, divenuta patrimonio Unesco nel 2016, cominciano a inizio Marzo con le mascletás, gli spettacoli pirotecnici che si svolgono ogni giorno alle due del pomeriggio nella piazza del Municipio.

Poi arriva la notte del 15 Marzo, il momento della plantà delle Fallas di Valencia: oltre 700 figure vengono installate lungo le strade e nelle piazze. La mattina del 16, la città spagnola ha nuovi e ingombranti ospiti dai colori sgargianti: caricature e rappresentazioni satiriche di politici e personaggi famosi.

Il giorno dopo, si assiste a uno dei momenti più toccanti: l'Ofrenda, l'offerta dei fiori alla Virgen de los Desamparados, la Vergine degli abbandonati. Le commissioni fallere sfilano con le loro vesti regionali e arrivano a Plaza de la Virgen. Lì, vicino alla cattedrale, lasciano un mazzo di fiori con cui viene “ricamato” un arazzo che adorna il manto della Vergine.

Mentre la notte del 19 Marzo comincia a calare, si accendono le prime torce e inizia la cremà. È il momento delle Fallas di Valencia in cui i ninot vengono bruciati. Tutti, tranne uno: quello che, scelto da una votazione popolare, si salva dal fuoco ed entra nella collezione del Museo Fallero.

ℹ️ 📷 Visit Valencia
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