il Reporter
115 subscribers
1.22K photos
8 videos
389 links
Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
Download Telegram
Nel deserto di Marrakech in quad (2)

foto e testo di Andrea Lessona

E adesso sono qui, nel deserto di Marrakech, a cavallo del mio quad, le braccia strette al manubrio, il pollice destro sull'acceleratore per non perdermi Alef e la sua velocità esperta.

Stanco di vento impolverato ci fermiamo proprio sotto uno dei pochi alberi spelati della zona. Scendo dalla moto per far camminare le gambe intorpidite, e arrivo davanti a un'antica fortezza dalle mura di fango diroccato. Il sole le attraversa obliquo, unico visitatore quotidiano di un edificio senza nome né futuro.

Una sigaretta fumata veloce, qualche parola balbetta in francese e Alef ed io torniamo in sella. Il sentiero è accidentato, fatico a tenergli dietro la moto, ma ogni chilometro acquisto confidenza con il mezzo. Tanto che quando incontro un pastore sdraiato vicino al suo gregge, stacco la mano dal manubrio e me la batto sul petto in segno di saluto e rispetto. L'uomo, vestito di caftano nero e zucchetto bianco, si alza col bastone, e ricambia.

Il tempo nel deserto di Marrakech sembra eterno come il nulla. Solo qualche casa e qualche bambino sorridente, che corre dietro al mio quad, mi ricordano che la vita è anche qui. Qui dove un camion ha versato sabbia per riparare i buchi di fango di una casa, e ha bloccato il sentiero. Aspettiamo pazienti che il proprietario la sposti col badile e liberi la strada con fatica e un sorriso.

Dopo quasi due ore di traversata, la guida si ferma davanti a una nuova abitazione: entriamo nel cortile a cielo aperto in cui una gallina e alcuni conigli litigano, mentre la donna in cucina ci prepara un tè verde alla menta per lavare via la polvere dalla bocca e dissetarla. Alef ed io ci sediamo nell'ombra a guardare le foto dei nostri figli, lingua comune di due padri che si intendono a gesti e poche parole di francese.

Poi usciamo nel sole per cavalcare gli ultimi chilometri di deserto di Marrakech, circondato all'orizzonte dalle Montagne dell'Atlante ricamate di neve. (2. fine)

🏩 Dar Darma
👍4🔥3👏21🥰1💯1
Padiglione d'oro di Kyoto, incanto giapponese

di Andrea Lessona

Riflesso antico e prezioso, il Padiglione d'oro di Kyoto si disegna nel Kyōko-chi: il lago Specchio è tela trasparente, riverbero armonico tra cielo e terra, sintonia perfetta di ogni elemento umano e naturale.

Tra le mete turistiche più importanti del Giappone e patrimonio mondiale dell'Unesco, il complesso circondato da un magnifico giardino fu costruito nel 1397 come villa per lo Shogun Ashikaga Yoshimitsu. Alla sua morte, il figlio lo trasformò in un tempio Zen della scuola Rinzai.

Il Padiglione d'oro di Kyoto (Kinkaku-ji in giapponese) prese fuoco due volte durante la guerra degli Ōnin. Il 2 luglio del 1950 Hayashi Yoken, monaco novizio di 22 anni, lo incendiò. E subito dopo cercò di togliersi la vita.

Ricostruito nel 1955 e ristrutturato nel 1987, l'edificio - dove si trovano le reliquie cenere del Buddha - subì nuovi lavori al tetto nel 2003. Due dei suoi tre piani sono rivestiti di foglie d'oro. Ogni livello ha un diverso stile architettonico: shinden, samurai e zen.

Il primo piano del Padiglione d'oro di Kyoto, chiamato anche La Camera di Dharma Waters ha la foggia residenziale tipica del XI secolo con verande, intonaco bianco e materiali naturali: simbiosi perfetta col paesaggio intorno.

Dalla finestra frontale è possibile vedere le statue di Buddha Shaka e Yoshimitsu. La maggior parte delle pareti hanno persiane regolabili per permettere alla luce di entrare: l'unica cui è concessa di visitare la pagoda.

Il secondo piano del Padiglione d'oro di Kyoto, noto come la Torre delle onde del suono, ha porte in legno scorrevoli che si aprono sulla Sala del Buddha e sul santuario dedicato a Kannon, la dea della misericordia nella religione buddhista.

Il terzo livello è dorato sia all’interno che all’esterno. Qui, in passato, si svolgevano gli eventi più riservati. Tra cui la cerimonia del tè. Sul tetto a forma piramidale svetta una fenice in bronzo, simbolo universale di rinascita.

ℹ️ JNTO
💯5👍3🔥2👏2🥰1
«L’uomo non può scoprire nuovi oceani finché non avrà il coraggio di perdere di vista la riva».
André Gide
👍53👏3🔥2🥰1💯1
Le Seychelles, paradiso emerso

foto e testo di Andrea Lessona

Paradiso emerso di 115 isole, le Seychelles sono un arcipelago d'infinita bellezza disteso nell'oceano Indiano. Meta prediletta di viaggiatori e turisti, sanno dare grandi emozioni a chi le visita.

La flora, la fauna e un clima caldo come il cuore sincero della gente le rendono uniche: un luogo senza tempo dove il tempo sembra essersi fermato, e la vita scorre lenta e leggera secondo i ritmi della natura.

Le Seychelles offrono una grande varietà di cose e luoghi da vedere. Cominciando il viaggio da Mahé, l'isola più grande dell'arcipelago, non si può fare a meno di visitare Victoria, la capitale più piccola del mondo.

L'isola di Praslin, la seconda in grandezza, è una bellezza di granito attraversata da est a ovest da una catena montuosa che ne delimita il profilo. Il candore delle spiagge attira viaggiatori e turisti, tutti affascinati dal suo calore entro cui lasciarsi avvolgere per giorni.

L'isola di La Digue è la quarta più grande delle Seychelles. Grazie all'estesa barriera corallina, ha nella parte orientale un'ampia laguna dalle acque basse. Anch'essa composta da formazioni granitiche, regala forme spettacolari, come quelle di Anse Source d'Argent di Grand Anse, che l'hanno resa famosa in tutto il mondo.

Per scoprire le isole, oltre alla macchina, si può affittare la bicicletta e pedalare lungo la costa, fare gite in barca e scoprire gli atolli dell'arcipelago dove fermarsi per un barbecue cucinato con maestria dai seychellois.

La cucina dell’arcipelago è come le razze che compongono la sua popolazione: le finezze sfumate di quella francese, gli aromi esotici di quella indiana e i sapori piccanti dei piatti asiatici: un mix perfetto da gustare sia negli alberghi e resort sia nei piccoli ristoranti sulla costa dove il cibo preparato sul posto è una delizia per il palato.

Seduti ai tavolini all’aperto, si gode di clima sempre caldo ma senza eccessi e si ammira l’orizzonte del paradiso emerso delle Seychelles.

ℹ️ Tourism Seychelles
3👍2👏2🔥1🥰1💯1
«Un viaggiatore senza conoscenza è come un uccello senza ali».
Saˁdi
4👍4🔥1🥰1😁1💯1
Burren, Irlanda lunare

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel Burren, lucide distese calcaree disegnano scenari desolati. Il mio sguardo si perde nel grigio di colline scoscese che danno forma a una delle zone più selvagge d'Irlanda: oltre 40 mila ettari di apparente nulla dove la vita è nascosta tra le fessure delle rocce.

È tra questi solchi, i grykes, che in primavera fiori sgargianti regalano al terreno carsico, il clints, contrasti unici. È il fascino alterno del Boireann, il nome celtico del "Paese Roccioso" sulla costa ovest dell’Isola.

Eppure 350 milioni di anni fa, il Burren era un fondale marino dove si depositarono conchiglie e coralli che i fiumi immortalarono con limo e sabbia. L'incantesimo del tempo li imprigionò per sempre nella pietra.

Il ghiaccio levigò le colline sino a lucidarle, rendendole uno specchio in cui il cielo d'Irlanda brilla nelle ore senza nuvole. Oggi, nella zona diventata per la maggior parte Area speciale di conservazione, il grigio è ovunque.

È il colore che mi accompagna da stamane quando sono partito da Ennis, la cittadina della contea del Clare, per raggiungere le Scogliere di Moher. «Se vuoi vedere la Luna, non guardare lassù: vai nel Boireann» mi ha detto sorridendo il proprietario del B&B in cui ho dormito ieri sera.

Lungo la Burren way, il paesaggio costeggiato dai muretti a secco sale e scende in buche dove la pioggia della notte prima luccica ancora. Qui, cinque mila anni fa, gli eredi delle primi tribù nomadi innalzarono il Poulnabrone Dolmen, una delle 70 tombe della zona.

Lascio la macchina sul ciglio della strada e cammino il calcare lucido per ammirare uno dei monumenti più antichi d'Irlanda. In questa tomba a camera, qualcuno ha trovato riposo nell'età del Bronzo.

Ripreso l’asfalto, ai suoi lati vedo fiori rigogliosi farsi largo tra le fessure calcaree e piegarsi all'aria fredda della costa. Prima dell'ultima salita, fermo la macchina un'altra volta e scendo.

Lo sguardo si perde nell'infinito del Burren: sì, la Luna è caduta è qui.

ℹ️ Turismo Irlandese
4👍3🥰3💯3😍2🔥1👏1
«Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita».
Alphonse de Lamartine
👍43👏3🔥1🥰1💯1
La Settimana de il Reporter

Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!

Rosenborg, il castello di Copenaghen
Leggi l’articolo »

Nel deserto di Marrakech in quad (1)
Leggi l’articolo »

Nel deserto di Marrakech in quad (2)
Leggi l’articolo »

Padiglione d'oro di Kyoto, incanto giapponese
Leggi l’articolo »

Le Seychelles, paradiso emerso
Leggi l’articolo »

Burren, Irlanda lunare
Leggi l’articolo »
👍6💯2🔥1👏1👌1
Il muro di John Lennon a Praga, simbolo di Libertà

📸 ✍️ Andrea Lessona

Sul muro di John Lennon a Praga, la scritta “Gesù ti ama” spicca in grande sulle altre – lettere variopinte che compongono parole e raccontano la storia di uno dei luoghi simbolo della capitale della Repubblica Ceca.

Quella di una parete in piazza del Gran Priorato (Velkopřevorské náměstí) nella città piccola di Mala Strana diventata, a partire dagli anni 80, simbolo di pace e libertà per la popolazione. In particolare per i giovani.

Furono loro, ispirandosi al leader dei Beatles a vergare il cemento di graffiti e disegni e a trasformare questo angolo nel muro di John Lennon a Praga. Un grande manifesto di sfogo e pensiero libero.

Non gradendo affatto né il luogo né il significato che andava assumendo, nel 1988 il regime comunista guidato da Gustav Husak cercò di screditare agli occhi dell'opinione pubblica luogo e significato.

Definì “Lennoniani” i seguaci del movimento pacifista ceco che vedevano proprio nel muro di John Lennon a Praga e nel personaggio reale che lo aveva ispirato un leader da seguire per i suoi ideali.

Per i governanti, quei ragazzi erano solo dei violenti, alcolisti, psicopatici e "paladini del capitalismo". Così, in special modo di notte, cercarono di ridipingere la parete più e più volte. Mossa inutile perché i ragazzi la ricoprivamo dei loro graffiti.

Nel novembre del 2014 alcuni artisti di strada hanno imbiancato il muro di John Lennon a Praga coprendo così tutti i disegni colorati. Sulla parete bianca è stato scritto "The wall is over" per ricordare la caduta del muro di Berlino, poi modificato in "The war is over".

Ancora oggi la parete di Mala Strana è un simbolo di pace, amore e fratellanza riconosciuto da tutti. È di proprietà dei Cavalieri di Malta che permettono a chiunque di dipingerlo senza alcun divieto. E a chi passa di lì di ammirarne le scritte e ricordarne la storia.

ℹ️ Visit Czech Republic
6👍3🔥1🥰1💯1
«Un viaggio si misura meglio in amici, che in miglia».
Tim Cahill
👍63👏2💯2🔥1
Aurora boreale in Norvegia, l'incanto

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel cielo delle Vesterålen, ali d'aurora boreale volano oltre il faro di Andenes: luce nella luce di uno degli spettacoli più affascinanti che la Norvegia regala anche qui, in questo villaggio, trecento chilometri oltre il circolo polare artico.

In piedi vicino al porto, mentre mi soffiavo caldo tra le mani, ho alzato gli occhi e d’improvviso ho visto la notte dipingersi di un colore che l'uomo non può disegnare. E ho cercato di catturarlo in un click.

Rubandone la tonalità, ne ho lasciato l'intensità: troppo vera per essere riprodotta. L'aurora boreale è emozione da vivere dentro: arriva improvvisa, stupisce e se ne va come un soffio di vento.

Velo diafano, attraversa la Norvegia per regalare magia tra l'autunno e la primavera - il periodo migliore, senza garanzia, per poterla vedere. Sfuggente, si nega spesso. E nonostante possa apparire ovunque, preferisce l'estremo.

È lì, oltre il circolo polare artico, nella Norvegia del Nord, nelle isole Svalbard e stasera anche nell'arcipelago delle Vesterålen, che l'aurora boreale si disegna di forme e lunghezze cangianti. Così diverse e così uguali, almeno nello stupore che sempre dona.

Anche a chi le dà caccia: di tutto punto vestito, armato di cavalletto, macchina fotografica, torcia per vincere il buio, sfida da solo o in gruppo il freddo intenso e il tempo che sembra non passare mai.

Safari all'aurora boreale, chiamano questa esperienza: turismo senza tante comodità superflue e pochi fronzoli intorno. Solo l'uomo e la maestà della Natura che decide quando e come esaudire un sogno.

Succede, a volte che, nonostante le condizioni favorevoli del clima secco e del cielo limpido, lei, signora vezzosa che ama farsi attendere, non appaia.

Troppo ballerina nella sua voluttà, quanto ferma nella sua volontà. Così, mentre nel cielo delle Vesterålen, guardo le ali dell'aurora boreale volare oltre il faro di Andenes, ringrazio Dio.

ℹ️ Visit Norway
5👍3🤩3🔥1🥰1👏1💯1
«Io non sono più la stessa dopo aver visto la lucentezza della luna dall’altra parte del mondo».
Mary Anne Radmacher
6🔥1🥰1👏1🤩1💯1😘1