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Il primo quotidiano italiano di viaggi su Telegram fondato e diretto da Andrea Lessona. Telegrammi di viaggio da tutto il mondo. Racconti di luoghi e persone incontrate sul cammino della vita
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Rosenborg, il castello di Copenaghen

foto e testo di Andrea Lessona

Dai giardini reali che lo circondano, guardo il castello di Copenaghen alzarsi nel centro della capitale danese. Elegante tratteggio rinascimentale, il maniero di Rosenborg è oggi scrigno d'antico gloria.

I lavori per costruirlo come residenza reale, secondo il volere di re Cristiano IV, iniziano nel 1606 grazie all'architetto Bertel Lange - poi sostituito da Hans van Steenwinckel il Giovane.

Ampliato e modificato diverse volte nei successivi 18 anni, il castello di Copenaghen venne usato come dimora dalla famiglia reale sino al 1720. Poi, quando Federico IV fece costruire il maniero di Frederiksberg, il Rosenborg perse d'importanza.

Dal 1838, la struttura è sede della Danske Kongers Kronologiske Samling, il museo della Collezioni Reali Danesi. I tre piani in cui è diviso ospitano manufatti, pitture e arazzi - testimoni della cultura e dell'arte dei re danesi dal XVII al XIX secolo.

Il pian terreno racconta di re Cristiano IV. La stanza d'inverno, lo studio, la camera da letto, la toilette. Salite le scale a chiocciola, si entra nel mondo di Federico IV con studio e la sala che porta il suo nome. Poi, stanza dopo stanza, si scopre il nome e la storia dei sovrani successivi che hanno abitato il castello di Copenaghen.

Al terzo piano del Rosenborg, c'è la Sala dei Cavalieri completata nel 1624. Pensata come Salone da ballo, dal 1700 viene usata per i ricevimenti reali. A metà dell'800 prende il nome attuale e diventa Sala del Trono.

Alle pareti pendono dodici arazzi di Gobelins, voluti da Cristiano V: immortalano le Vittorie reali nella Guerra di Scania. L'impressionante volte a botte del soffitto ha stucchi del 600 con gli stemmi della Casa reale danese, dell'Ordine dell'Elefante e del Dannebrog.

Prima di lasciare il castello di Copenaghen, scendo le scale a chiocciola e arrivo nei sotterranei: sto per entrare nella stanza del tesoro dove i gioielli della corona danese brillano d'antica gloria.

ℹ️ VisitDenmark
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«Il Cervino è lo scoglio più nobile d’Europa»
John Ruskin
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Nel deserto di Marrakech in quad (1)

foto e testo di Andrea Lessona

Sulle montagne dell'Atlante, ricami di neve disegnano l'orizzonte intorno al deserto di Marrakech. Lo attraverso in quad, guardando questa immensità brulla nella visiera azzurra del casco: obbligo pesante per cavalcare la moto a quattro ruote, e seguire la scia di polvere rosa della mia guida.

Alef è un abile equilibrista, zigzaga sul terreno squilibrato, fa la strada e non mi perde mai di vista nel suo sguardo protettore. L'ho incontrato stamane al Maroc Loisirs, un centro sportivo polifunzionale al chilometro 11 sulla Route d'Ourika, a pochi minuti di macchina dalla città rossa.

I servizi offerti sono molti: nella struttura nata nel 2005 si può godere di nuotate rilassanti nella piscina, giocare a ping pong o a bocce e cavalcare pony e puledri sotto la supervisione di insegnanti qualificati. Dallo spiazzo antistante il centro, buggy e quad parcheggiati aspettano i visitatori più coraggiosi per affrontare il deserto di Marrakech.

Poche dettagliate spiegazioni di come funzionano i mezzi, il casco ben calato sulla testa e via verso un viaggio che, a seconda dei pacchetti, dura due giorni come due ore. Io ho scelto questa opzione e, sin dai primi metri, ho iniziato a star dietro alla mia guida.

Prima abbiamo attraversato la distesa di terra brulla vicino al Maroc Loisirs, e abbiamo tagliato verso un agglomerato di case in fango dove svetta un edificio dalla torre altissima. Superata la sua ombra in una curva stretta, ho visto molte abitazioni basse, le mura scrostate e bruciate dal caldo, in cui la gente vive con grande dignità.

Un asinello a mangiare nella sua greppia, la bottega di un fabbro a picchiare il ferro, qualche ragazzo ad accelerare il proprio motorino sul cavalletto, e siamo usciti sulla strada che costeggia uno dei canali in cui scorre l'acqua vitale per questa zona. Poi, abbiamo percorso l'asfalto per mezzo chilometro sino a una deviazione che porta nel deserto di Marrakech. (1. continua)

ℹ️ Maroc Loisirs
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Nel deserto di Marrakech in quad (2)

foto e testo di Andrea Lessona

E adesso sono qui, nel deserto di Marrakech, a cavallo del mio quad, le braccia strette al manubrio, il pollice destro sull'acceleratore per non perdermi Alef e la sua velocità esperta.

Stanco di vento impolverato ci fermiamo proprio sotto uno dei pochi alberi spelati della zona. Scendo dalla moto per far camminare le gambe intorpidite, e arrivo davanti a un'antica fortezza dalle mura di fango diroccato. Il sole le attraversa obliquo, unico visitatore quotidiano di un edificio senza nome né futuro.

Una sigaretta fumata veloce, qualche parola balbetta in francese e Alef ed io torniamo in sella. Il sentiero è accidentato, fatico a tenergli dietro la moto, ma ogni chilometro acquisto confidenza con il mezzo. Tanto che quando incontro un pastore sdraiato vicino al suo gregge, stacco la mano dal manubrio e me la batto sul petto in segno di saluto e rispetto. L'uomo, vestito di caftano nero e zucchetto bianco, si alza col bastone, e ricambia.

Il tempo nel deserto di Marrakech sembra eterno come il nulla. Solo qualche casa e qualche bambino sorridente, che corre dietro al mio quad, mi ricordano che la vita è anche qui. Qui dove un camion ha versato sabbia per riparare i buchi di fango di una casa, e ha bloccato il sentiero. Aspettiamo pazienti che il proprietario la sposti col badile e liberi la strada con fatica e un sorriso.

Dopo quasi due ore di traversata, la guida si ferma davanti a una nuova abitazione: entriamo nel cortile a cielo aperto in cui una gallina e alcuni conigli litigano, mentre la donna in cucina ci prepara un tè verde alla menta per lavare via la polvere dalla bocca e dissetarla. Alef ed io ci sediamo nell'ombra a guardare le foto dei nostri figli, lingua comune di due padri che si intendono a gesti e poche parole di francese.

Poi usciamo nel sole per cavalcare gli ultimi chilometri di deserto di Marrakech, circondato all'orizzonte dalle Montagne dell'Atlante ricamate di neve. (2. fine)

🏩 Dar Darma
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Padiglione d'oro di Kyoto, incanto giapponese

di Andrea Lessona

Riflesso antico e prezioso, il Padiglione d'oro di Kyoto si disegna nel Kyōko-chi: il lago Specchio è tela trasparente, riverbero armonico tra cielo e terra, sintonia perfetta di ogni elemento umano e naturale.

Tra le mete turistiche più importanti del Giappone e patrimonio mondiale dell'Unesco, il complesso circondato da un magnifico giardino fu costruito nel 1397 come villa per lo Shogun Ashikaga Yoshimitsu. Alla sua morte, il figlio lo trasformò in un tempio Zen della scuola Rinzai.

Il Padiglione d'oro di Kyoto (Kinkaku-ji in giapponese) prese fuoco due volte durante la guerra degli Ōnin. Il 2 luglio del 1950 Hayashi Yoken, monaco novizio di 22 anni, lo incendiò. E subito dopo cercò di togliersi la vita.

Ricostruito nel 1955 e ristrutturato nel 1987, l'edificio - dove si trovano le reliquie cenere del Buddha - subì nuovi lavori al tetto nel 2003. Due dei suoi tre piani sono rivestiti di foglie d'oro. Ogni livello ha un diverso stile architettonico: shinden, samurai e zen.

Il primo piano del Padiglione d'oro di Kyoto, chiamato anche La Camera di Dharma Waters ha la foggia residenziale tipica del XI secolo con verande, intonaco bianco e materiali naturali: simbiosi perfetta col paesaggio intorno.

Dalla finestra frontale è possibile vedere le statue di Buddha Shaka e Yoshimitsu. La maggior parte delle pareti hanno persiane regolabili per permettere alla luce di entrare: l'unica cui è concessa di visitare la pagoda.

Il secondo piano del Padiglione d'oro di Kyoto, noto come la Torre delle onde del suono, ha porte in legno scorrevoli che si aprono sulla Sala del Buddha e sul santuario dedicato a Kannon, la dea della misericordia nella religione buddhista.

Il terzo livello è dorato sia all’interno che all’esterno. Qui, in passato, si svolgevano gli eventi più riservati. Tra cui la cerimonia del tè. Sul tetto a forma piramidale svetta una fenice in bronzo, simbolo universale di rinascita.

ℹ️ JNTO
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«L’uomo non può scoprire nuovi oceani finché non avrà il coraggio di perdere di vista la riva».
André Gide
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Le Seychelles, paradiso emerso

foto e testo di Andrea Lessona

Paradiso emerso di 115 isole, le Seychelles sono un arcipelago d'infinita bellezza disteso nell'oceano Indiano. Meta prediletta di viaggiatori e turisti, sanno dare grandi emozioni a chi le visita.

La flora, la fauna e un clima caldo come il cuore sincero della gente le rendono uniche: un luogo senza tempo dove il tempo sembra essersi fermato, e la vita scorre lenta e leggera secondo i ritmi della natura.

Le Seychelles offrono una grande varietà di cose e luoghi da vedere. Cominciando il viaggio da Mahé, l'isola più grande dell'arcipelago, non si può fare a meno di visitare Victoria, la capitale più piccola del mondo.

L'isola di Praslin, la seconda in grandezza, è una bellezza di granito attraversata da est a ovest da una catena montuosa che ne delimita il profilo. Il candore delle spiagge attira viaggiatori e turisti, tutti affascinati dal suo calore entro cui lasciarsi avvolgere per giorni.

L'isola di La Digue è la quarta più grande delle Seychelles. Grazie all'estesa barriera corallina, ha nella parte orientale un'ampia laguna dalle acque basse. Anch'essa composta da formazioni granitiche, regala forme spettacolari, come quelle di Anse Source d'Argent di Grand Anse, che l'hanno resa famosa in tutto il mondo.

Per scoprire le isole, oltre alla macchina, si può affittare la bicicletta e pedalare lungo la costa, fare gite in barca e scoprire gli atolli dell'arcipelago dove fermarsi per un barbecue cucinato con maestria dai seychellois.

La cucina dell’arcipelago è come le razze che compongono la sua popolazione: le finezze sfumate di quella francese, gli aromi esotici di quella indiana e i sapori piccanti dei piatti asiatici: un mix perfetto da gustare sia negli alberghi e resort sia nei piccoli ristoranti sulla costa dove il cibo preparato sul posto è una delizia per il palato.

Seduti ai tavolini all’aperto, si gode di clima sempre caldo ma senza eccessi e si ammira l’orizzonte del paradiso emerso delle Seychelles.

ℹ️ Tourism Seychelles
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