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Glorenza, la cittadina più piccola dell’Alto Adige

foto e testo di Andrea Lessona

Su Piazza della Città, la fontana zampilla acqua e memoria: racconta Glorenza, la cittadina più piccola dell’Alto Adige. Gorgoglia di un borgo antico dell’Alta Val Venosta conservato tra le sue mura scrigno.

Erette da Massimiliano I dopo la battaglia della Calva del 1499, lasciano il tempo di fuori. Basta sedersi sulla panchina circolare del centro, sotto i due ippocastani dalle chiome lunghe e fluenti, con i palazzi eleganti intorno, per viverne l’assenza.

Da qui passano gente e ricordi, nuove processioni di vecchie tradizioni che sfilano davanti alle chiese dell’Ospedale e di San Giacomo per raggiungere quella di San Pancrazio, fuori le mura.

Caratterizzata dal campanile con la cupola barocca a bulbo, la sua ombra romanica cade sulle tombe vicine, la strada d’asfalto che va lontana e il fiume Adige che costeggia una parte di Glorenza.

Dalle acque chiare che scorrono lungo il canale, un vecchio mulino restaurato ha ripreso vita. Rotea lento e ricorda che dal macinare calmo, gli artigiani di un tempo traevano forza per la produzione dei loro prodotti.

Venivano venduti qui, lungo via Portici, dove vicino alle botteghe c’erano anche le case degli artigiani. Un privilegio di ospitare un mercato concesso a Glorenza nel 1291 dal conte Mainardo II, fondatore del borgo.

Oggi quella tradizione è ancora viva, e ogni mese da maggio a novembre viene organizzato un mercatino a tema. Come allora, i coltivatori espongono i prodotti della zona. Prelibatezze che la gente di fuori apprezza molto.

Per gustarle, attraversano il tempo e le mura di Glorenza. E si fermano là, davanti alla Torre di Tube. Dentro, una mostra su quattro piani racconta la storia di questo borgo antico dell’Alta Val Venosta e che nel 1309 ottenne lo status di cittadina – la più piccola dell’Alto Adige.

ℹ️ Alto Adige/Südtirol
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Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.
Stephen Littleword
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La Torre dell'orologio di Graz

di Andrea Lessona

Dalla collina di Schlossberg, la Torre dell'orologio di Graz domina l'orizzonte della seconda città d'Austria. E con le sue lancette invertite ne scandisce il tempo. Un tempo antico che nei secoli ne ha fatto il simbolo della capitale della Stiria.

Quassù, dove l'ombra della struttura cade nel verde scosceso del declivio, i giovani si incontrano e si scambiano il primo bacio come vuole la tradizione che ritiene questo luogo il più romantico del centro austriaco.

In passato, la Torre dell'orologio di Graz era parte della fortezza distrutta da Napoleone nella guerra contro gli Asburgo del 1809. Grazie al riscatto pagato dalla città ai francesi, fu risparmiata.

Guardandola da vicino, si notano le sue lancette invertite: infatti, prima venne realizzata quella più lunga per le ore e solo più tardi quella più corta per i minuti. Fu Michael Sylvester Funck nel 1712 a progettare e a realizzare il meccanismo. Dalla metà del XX secolo è mosso dall'elettricità.

La Torre dell'orologio di Graz ha tre campane: una del 1645 suonava in caso di incendi. L'altra del 1382 è la più antica della città e scandisce le ore. La Armesünderglocke del 1450 è quella dei poveri peccatori e tintinnava alle esecuzioni. Più tardi avrebbe ricordato ai nottambuli il momento di tornare a casa. Da qui il soprannome di “campana dei vagabondi”.

Avvicinandomi alla struttura, noto che ai tre angoli ci sono gli stemmi araldici che decoravano le mura e i bastioni di Schlossberg. Così posso vedere la Pantera Stiriana con la corona dei duchi della Stiria del 1570, l'aquila del re Ferdinand, il futuro imperatore Ferdinand I, (1552), e l'aquila bicipite con le iniziali della seconda metà del XVIII secolo di Maria Teresa.

Da qui, scorgo il bastione di Bürgerbastei: si distende proprio sotto la Torre dell'orologio di Graz. In caso di guerra doveva essere difeso dai contadini. Oggi è circondato da un parco fiorito con panchine sparse qua e là dove sedersi e scambiarsi il primo bacio.

ℹ️ Graz Tourismus
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«Le nostre valigie ammaccate erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo più modi per andare. Ma non importa, la strada è vita».
Jack Kerouac
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Mercato di Setubal, tutti i sapori del Portogallo

foto e testo di Andrea Lessona

Nel suo enorme ventre di mura piastrellate e colonne in ghisa, 132 bancarelle vocianti espongono merci di ogni tipo e fanno del mercado do Livramento il più importante mercato di Setubal.

Impossibile visitare questa città di antiche origini - famosa per essere il terzo porto del Portogallo, per il suo centro monumentale e i caratteristici quartieri moderni - senza passare da qui.

Quello che l'esterno dell'edificio rosso in stile Art Deco non lascerebbe mai immaginare si rivela all'interno del mercato di Setubal: occhi stupiti e increduli vagano per i sei mila metri quadrati della struttura realizzata nel 1876.

I sensi cedono ai colori, agli odori, ai sapori intensi distesi metro dopo metro sulle bancarelle del mercado do Livramento. Divise da larghi corridoi, espongono i beni dei 126 produttori iscritti al registro delle vendite.

La carne appena macellata e portata qui dalle fattorie intorno la città, la frutta e la verdura appena colta e portata qui dalle piantagioni limitrofe, il pesce appena pescato e portato qui dal porto vicino rendono il mercato di Setubal un luogo unico.

Ma la sua unicità non è solo nella varietà delle merci che i titolari dei 44 negozi presenti al mercado do Livramento vendono: se fosse “solo” per il formaggio, le olive, il pane, la frutta di stagione questo posto sarebbe simili a tanti altri.

Invece il mercato di Setubal è un affresco vivente della cultura portoghese: quattro enormi statue di pescivendoli, agricoltori, macellai e coltivatori sono l'emblema della regione. Come le scene di vita quotidiana dipinte sulle 5700 piastrelle delle mura.

Dicono di gente gioviale e fiera che si alza con l'alba e va a dormire col tramonto; di una fatica antica quanto la terra e il mare che li sfama; di un tempo in cui il tempo era regolato dalla natura e non dal profitto. Dicono di un mondo che non c'è più se non al mercado do Livramento.

ℹ️ Visit Portugal
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Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore.
Confucio
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La Funicolare di Zagabria

foto e testo di Andrea Lessona

Saliscendi blu di antiche carrozze, la funicolare di Zagabria unisce lenta la città bassa con quella alta. Simbolo della capitale croata, è una delle più piccole e ripide del suo genere in tutto il mondo. E per la sua originalità è sotto tutela legale come un monumento.

Costruita nel 1890, è entrata in funzione il 23 Aprile del 1893. E da allora, fatte salve qualche occasioni, i suoi due vagoni hanno continuato a salire e scendere instancabili lungo i binari obliqui inclinati del 52 per cento.

Così, raggiunta via Ilica in Donji Grad, la città bassa, non ho resisto al mio desiderio bambino e sono entrato nella carrozza della funicolare di Zagabria. Dentro c'è posto solo per 28 passeggeri: 12 in piedi, gli altri seduti su vecchie e scomode panche in legno.

Mentre il vagone saliva verso Strossmayerovo šetalište in Gornji Grad, la città alta, i vetri spessi si appannavano per il fiato della gente stretta a sé. Fuori, la pioggia rigava il blu del vecchio acciaio e bagnava i tetti delle case vicine.

A ogni metro percorso dei 66 del tragitto, una sensazione strana mi ha fatto immaginare la carrozza più pesante delle sue cinque tonnellate, e più lunga dei suoi cinque metri e mezzo: quasi la forza elettrica, trainandola da lassù, potesse dilatarne dimensione e percezione.

Il motore che fa muovere la funicolare di Zagabria si trova nella stazione nord. Nel 1934 ha sostituito quello a vapore che sin dalla sua nascita ha trainato i due vagoni che si incrociano a metà del percorso ripido.

È lì, che in istante frainteso e sovrapposto, sembrano diventare uno per poi lasciarsi in senso opposto. Mentre guardo la carrozza scendere, la mia continua a salire lenta: e in un battito di ciglia, 55 secondi dopo essere partito, arrivo a Strossmayerovo šetalište.

ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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In questo video dell’Irish Post la drammatica bellezza della costa irlandese vista dall’alto: brevi istanti di scenari mozzafiato dell’Ovest dell’Isola di Smeraldo.
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Nella Lapponia svedese con i cani da slitta

Sulla neve della Lapponia svedese, tratti incisi dalle slitte trainate dai cani disegnano linee sinuose. Attraversano le foreste boreali vicino Skellefteå - la città eco sostenibile a 200 chilometri a sud del circolo polare artico.

Per arrivare qui, vicino al Mar Baltico, in questo zona di 73 mila abitanti dove si sono trasferiti anche alcuni italiani, basta atterrare nell'aeroporto fossil free con la torre di controllo del traffico aereo in legno e una stazione di rifornimento per ricaricare gli aerei elettrici.

Poi, saliti su uno degli autobus urbani con biogas prodotto in loco, si può raggiunge l’albergo The Wood hotel - un capolavoro architettonico senza acciaio né cemento ma tutto in legno che con i suoi venti piani e i quasi ottanta metri è uno degli edifici più alti nel mondo del suo genere.

Chi ha fretta, invece, può andare direttamente in una delle tante strutture della zona che permettono di vivere l’emozione di un viaggio tra la neve della Lapponia svedese meridionale con le ciaspole o con i cani da slitta.

Col cielo negli occhi, il pelo folto, la bocca aperta da cui la lingua penzola e il fiato si fa grosso, gli husky sono pronti. Imbragati, guardano l’istruttore pronto a farli partire non appena gli ospiti si sono seduti.

Poi, con un urlo che sa di libertà, l’istruttore dà loro il via. Il primo tratto è lento ma un po’ alla volta, i cani cominciano ad accelerare: l’aria si fa più fredda, il cielo più basso e nella mezz’ora in cui di norma dura il giro, nuove linee sinuose si disegnano sulla neve della Lapponia svedese. (a.le.)

ℹ️ 📷 Visit Skellefteå
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