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In questo video di Time Capsule, uno sguardo retrò sulla New York degli Anni 30. Un salto indietro a colori tra le strade già allora affollate della Grande Mela
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Cattedrale di Berna, la chiesa più alta di Svizzera
foto e testo di Andrea Lessona
Dalle sponde del fiume Aar, guardo la cattedrale di Berna alzarsi nel cielo grigio: cento metri gotici che fanno della chiesa dedicata a San Vincenzo di Saragozza la più alta di tutta la Svizzera.
Ma solo quando l’ho di fronte, mi rendo davvero conto della sua imponenza: progettata da Matthäus Ensinger, si iniziò a costruirla nel 1421 sui resti della Leutkirche – un precedente edificio medievale.
Convertita al protestantesimo, la cattedrale di Berna venne terminata solo nel 1893: fu quello l’anno in cui la sua torre - che per secoli aveva dominato incompleta il profilo della città - fu finita.
Un’altra delle caratteristiche principali dell’edificio è il portale maggiore: 47 statue scolpite in pietra arenaria raccontano il Giudizio universale – l’opera più importante dello scultore Erhart Küng. Di fronte ho le repliche, le originali si trovano al museo storico di Berna.
I malvagi e nudi si trovano a destra, mentre i giusti vestiti di bianco a sinistra. Al centro c'è la Giustizia, con i Santi e le vergini sagge e sciocche che la circondano. Nel centro, si trova San Michele Arcangelo con una spada sollevata.
Superato l’ingresso della cattedrale di Berna, vedo le tre grandi navate senza transetto. La larghezza della struttura è coperta quasi per intero dalla torre campanaria che la caratterizza con la sua altezza.
Dalle grandi finestre dipinte, la luce entra appena e cade fioca sui grandi banchi in legno antico che contrastano con le mura grigie. Solo qualche candela accesa per un franco dà colore e calore al freddo che respiro. Durante le funzioni, il silenzio è spezzato dall’organo a canne sulla cantoria, costruito nel 1726. Con il coro, è la voce della cattedrale di Berna.
Un edificio che senza la torre sarebbe privo della sua caratteristica più importante: così, pagato il biglietto al severo controllore, entro dalla porticina cigolante e ne salgo gradini e storia.
ℹ️ Svizzera Turismo
foto e testo di Andrea Lessona
Dalle sponde del fiume Aar, guardo la cattedrale di Berna alzarsi nel cielo grigio: cento metri gotici che fanno della chiesa dedicata a San Vincenzo di Saragozza la più alta di tutta la Svizzera.
Ma solo quando l’ho di fronte, mi rendo davvero conto della sua imponenza: progettata da Matthäus Ensinger, si iniziò a costruirla nel 1421 sui resti della Leutkirche – un precedente edificio medievale.
Convertita al protestantesimo, la cattedrale di Berna venne terminata solo nel 1893: fu quello l’anno in cui la sua torre - che per secoli aveva dominato incompleta il profilo della città - fu finita.
Un’altra delle caratteristiche principali dell’edificio è il portale maggiore: 47 statue scolpite in pietra arenaria raccontano il Giudizio universale – l’opera più importante dello scultore Erhart Küng. Di fronte ho le repliche, le originali si trovano al museo storico di Berna.
I malvagi e nudi si trovano a destra, mentre i giusti vestiti di bianco a sinistra. Al centro c'è la Giustizia, con i Santi e le vergini sagge e sciocche che la circondano. Nel centro, si trova San Michele Arcangelo con una spada sollevata.
Superato l’ingresso della cattedrale di Berna, vedo le tre grandi navate senza transetto. La larghezza della struttura è coperta quasi per intero dalla torre campanaria che la caratterizza con la sua altezza.
Dalle grandi finestre dipinte, la luce entra appena e cade fioca sui grandi banchi in legno antico che contrastano con le mura grigie. Solo qualche candela accesa per un franco dà colore e calore al freddo che respiro. Durante le funzioni, il silenzio è spezzato dall’organo a canne sulla cantoria, costruito nel 1726. Con il coro, è la voce della cattedrale di Berna.
Un edificio che senza la torre sarebbe privo della sua caratteristica più importante: così, pagato il biglietto al severo controllore, entro dalla porticina cigolante e ne salgo gradini e storia.
ℹ️ Svizzera Turismo
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Castello di Cardiff, simbolo del Galles
di Andrea Lessona
Dalla torre normanna del castello di Cardiff, guardo la sera cadere sulle mura del solo maniero del Galles dove convivono tanti stili architettonici di epoche diverse.
Mi sono apparsi subito nella loro bellezza differente quando sono entrato sullo spiazzo grande disteso nel verde della struttura, e ho camminato l'intarsio dei corridoi in terra battuta.
Gli occhi si sono alzati verso il terrapieno circondato da un fossato su cui sorge il maschio. Fu Guglielmo il Conquistatore a farlo costruire per governare la regione del Glamorgan, dopo aver invaso l’Inghilterra nel 1081.
Durante gli anni e le battaglie, il castello di Cardiff passò di mano molte volte e subì delle modifiche: come quella voluta dalla famiglia locale dei Beuchamp che nel 1436 fece realizzare l'area residenziale del Palazzo.
Qui, grazie alla ristrutturazione voluta dai marchesi di Bute nel 1867, l'architetto William Burges ne fece un luogo dai temi medievali contrastanti: l'abbondanza ingombrante di figure mitologiche e storiche è prorompente.
Così come la pesantezza dei caminetti, “abbelliti” da sculture e bassorilievi. Ma ciò che più impressiona è la Stanza Araba con i decori islamici in marmo e lapislazzuli. Il soffitto, invece, è scolpito nella pietra con una foglia d'oro. Nella Stanza dei Bambini, le piastrelle sono dipinte a mano con le filastrocche delle balie.
Fuori dal Palazzo, sul lato meridionale delle mura, svetta la Torre dell'orologio. Realizzata nel 1869 dallo stravagante architetto, ha figure medievali al lato degli orologi dal quadrante blue e dalle lancette oro. Ed è il simbolo della città.
Nel 1947 il comune diventò proprietario del castello di Cardiff. E ancora oggi lo amministra, ospitando tra le sue mura spettacoli e concerti cui possono assistere sino a diecimila persone.
ℹ️ Visit Wales
di Andrea Lessona
Dalla torre normanna del castello di Cardiff, guardo la sera cadere sulle mura del solo maniero del Galles dove convivono tanti stili architettonici di epoche diverse.
Mi sono apparsi subito nella loro bellezza differente quando sono entrato sullo spiazzo grande disteso nel verde della struttura, e ho camminato l'intarsio dei corridoi in terra battuta.
Gli occhi si sono alzati verso il terrapieno circondato da un fossato su cui sorge il maschio. Fu Guglielmo il Conquistatore a farlo costruire per governare la regione del Glamorgan, dopo aver invaso l’Inghilterra nel 1081.
Durante gli anni e le battaglie, il castello di Cardiff passò di mano molte volte e subì delle modifiche: come quella voluta dalla famiglia locale dei Beuchamp che nel 1436 fece realizzare l'area residenziale del Palazzo.
Qui, grazie alla ristrutturazione voluta dai marchesi di Bute nel 1867, l'architetto William Burges ne fece un luogo dai temi medievali contrastanti: l'abbondanza ingombrante di figure mitologiche e storiche è prorompente.
Così come la pesantezza dei caminetti, “abbelliti” da sculture e bassorilievi. Ma ciò che più impressiona è la Stanza Araba con i decori islamici in marmo e lapislazzuli. Il soffitto, invece, è scolpito nella pietra con una foglia d'oro. Nella Stanza dei Bambini, le piastrelle sono dipinte a mano con le filastrocche delle balie.
Fuori dal Palazzo, sul lato meridionale delle mura, svetta la Torre dell'orologio. Realizzata nel 1869 dallo stravagante architetto, ha figure medievali al lato degli orologi dal quadrante blue e dalle lancette oro. Ed è il simbolo della città.
Nel 1947 il comune diventò proprietario del castello di Cardiff. E ancora oggi lo amministra, ospitando tra le sue mura spettacoli e concerti cui possono assistere sino a diecimila persone.
ℹ️ Visit Wales
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Hartzturm, la torre panoramica più alta della Germania
Come un grande tronco attorcigliato, la Hartzturm si alza per 65 metri nel cielo di Torfhaus. È qui, nel villaggio della Bassa Sassonia, vicino la città mineraria di Altenau, che in primavera verrà inaugurata la torre panoramica più alta della Germania.
Grazie a un percorso sospeso, chi salirà lassù potrà godere di una vista a 360°sulle montagne dell’Harz e sul Brocken, il picco più alto della regione - una meraviglia d’orizzonte da rimanere senza fiato.
Una sensazione simile che proveranno anche quelli che scenderanno sul “Rasantia”, uno scivolo lungo 110 metri arricchito da effetti sonori e luminosi - un’avventura nell’avventura.
Per tutti gli altri, Torfhaus regala i 18 chilometri del famoso sentiero di Goethe che porta al Brocken. O percorsi e itinerari affascinanti per gli appassionati di mountain-bike. (a.le.)
ℹ️ Ente Nazionale Germanico per il Turismo
📸 © Harzturm GmbH
Come un grande tronco attorcigliato, la Hartzturm si alza per 65 metri nel cielo di Torfhaus. È qui, nel villaggio della Bassa Sassonia, vicino la città mineraria di Altenau, che in primavera verrà inaugurata la torre panoramica più alta della Germania.
Grazie a un percorso sospeso, chi salirà lassù potrà godere di una vista a 360°sulle montagne dell’Harz e sul Brocken, il picco più alto della regione - una meraviglia d’orizzonte da rimanere senza fiato.
Una sensazione simile che proveranno anche quelli che scenderanno sul “Rasantia”, uno scivolo lungo 110 metri arricchito da effetti sonori e luminosi - un’avventura nell’avventura.
Per tutti gli altri, Torfhaus regala i 18 chilometri del famoso sentiero di Goethe che porta al Brocken. O percorsi e itinerari affascinanti per gli appassionati di mountain-bike. (a.le.)
ℹ️ Ente Nazionale Germanico per il Turismo
📸 © Harzturm GmbH
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Glorenza, la cittadina più piccola dell’Alto Adige
foto e testo di Andrea Lessona
Su Piazza della Città, la fontana zampilla acqua e memoria: racconta Glorenza, la cittadina più piccola dell’Alto Adige. Gorgoglia di un borgo antico dell’Alta Val Venosta conservato tra le sue mura scrigno.
Erette da Massimiliano I dopo la battaglia della Calva del 1499, lasciano il tempo di fuori. Basta sedersi sulla panchina circolare del centro, sotto i due ippocastani dalle chiome lunghe e fluenti, con i palazzi eleganti intorno, per viverne l’assenza.
Da qui passano gente e ricordi, nuove processioni di vecchie tradizioni che sfilano davanti alle chiese dell’Ospedale e di San Giacomo per raggiungere quella di San Pancrazio, fuori le mura.
Caratterizzata dal campanile con la cupola barocca a bulbo, la sua ombra romanica cade sulle tombe vicine, la strada d’asfalto che va lontana e il fiume Adige che costeggia una parte di Glorenza.
Dalle acque chiare che scorrono lungo il canale, un vecchio mulino restaurato ha ripreso vita. Rotea lento e ricorda che dal macinare calmo, gli artigiani di un tempo traevano forza per la produzione dei loro prodotti.
Venivano venduti qui, lungo via Portici, dove vicino alle botteghe c’erano anche le case degli artigiani. Un privilegio di ospitare un mercato concesso a Glorenza nel 1291 dal conte Mainardo II, fondatore del borgo.
Oggi quella tradizione è ancora viva, e ogni mese da maggio a novembre viene organizzato un mercatino a tema. Come allora, i coltivatori espongono i prodotti della zona. Prelibatezze che la gente di fuori apprezza molto.
Per gustarle, attraversano il tempo e le mura di Glorenza. E si fermano là, davanti alla Torre di Tube. Dentro, una mostra su quattro piani racconta la storia di questo borgo antico dell’Alta Val Venosta e che nel 1309 ottenne lo status di cittadina – la più piccola dell’Alto Adige.
ℹ️ Alto Adige/Südtirol
foto e testo di Andrea Lessona
Su Piazza della Città, la fontana zampilla acqua e memoria: racconta Glorenza, la cittadina più piccola dell’Alto Adige. Gorgoglia di un borgo antico dell’Alta Val Venosta conservato tra le sue mura scrigno.
Erette da Massimiliano I dopo la battaglia della Calva del 1499, lasciano il tempo di fuori. Basta sedersi sulla panchina circolare del centro, sotto i due ippocastani dalle chiome lunghe e fluenti, con i palazzi eleganti intorno, per viverne l’assenza.
Da qui passano gente e ricordi, nuove processioni di vecchie tradizioni che sfilano davanti alle chiese dell’Ospedale e di San Giacomo per raggiungere quella di San Pancrazio, fuori le mura.
Caratterizzata dal campanile con la cupola barocca a bulbo, la sua ombra romanica cade sulle tombe vicine, la strada d’asfalto che va lontana e il fiume Adige che costeggia una parte di Glorenza.
Dalle acque chiare che scorrono lungo il canale, un vecchio mulino restaurato ha ripreso vita. Rotea lento e ricorda che dal macinare calmo, gli artigiani di un tempo traevano forza per la produzione dei loro prodotti.
Venivano venduti qui, lungo via Portici, dove vicino alle botteghe c’erano anche le case degli artigiani. Un privilegio di ospitare un mercato concesso a Glorenza nel 1291 dal conte Mainardo II, fondatore del borgo.
Oggi quella tradizione è ancora viva, e ogni mese da maggio a novembre viene organizzato un mercatino a tema. Come allora, i coltivatori espongono i prodotti della zona. Prelibatezze che la gente di fuori apprezza molto.
Per gustarle, attraversano il tempo e le mura di Glorenza. E si fermano là, davanti alla Torre di Tube. Dentro, una mostra su quattro piani racconta la storia di questo borgo antico dell’Alta Val Venosta e che nel 1309 ottenne lo status di cittadina – la più piccola dell’Alto Adige.
ℹ️ Alto Adige/Südtirol
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