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Museo delle marionette di Pilsen, magica emozione

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel museo delle marionette di Pilsen, i burattini danzano al ritmo dell'organetto. Melodiosa e allegra, la musica attraversa i tre piani dell'edificio patrizio al 23 di náměstí Republiky – cuore della quarta città della Repubblica Ceca.

Qui, in questo luogo, dove viene preservato l'ingegno meccanico e il talento manuale, si racconta la storia di un'arte iniziata verso la fine del XIX secolo. E sopravvissuta alla modernità.

Nel museo delle marionette di Pilsen si narra degli spettacoli di strada che la gente tanto amava e aspettava con impazienza: gli artisti arrivavano con i loro cavalli belli e stanchi per aver trainato carri pieni di gioia e meraviglia.

Grandi e piccoli si facevano loro intorno e, nella magia del vento che dilatava la musica degli organetti, li vedevano muovere con mani invisibili marionette e passione per raccontare che la principessa aveva baciato il suo bello e il drago soffiato l'ultimo fuoco.

Erano tante, allora, le famiglie ad attraversare le strade e il tempo per poter narrare storie e guadagnare due spicci: i nomi di Kopecký, Maizner, Dubský, Kočka o Fink sono eco vivo nel museo delle marionette di Pilsen.

Come quello del Teatro Skoda, il primo ad avere un unico modello animato realizzato grazie a un negativo ben preservato. Al secondo piano dell'edificio, il mondo dei bambini si unisce a quello degli adulti e diventa uno sull'asse del tempo immaginario.

Una magia riuscita agli artisti Karel Novák, Josef Skupa e Jiri Trinka il cui teatro è stato ricostruito e meccanizzato. Esposto al museo delle marionette di Pilsen, regala ai visitatori di oggi l'incanto di ieri.

Al terzo piano dell'edificio patrizio, ci sono spazi espositivi e una sala dove i visitatori possono gestire pupazzi e conoscere le varie tecniche. Nella sala si organizzano conferenze e spettacoli teatrali perché la meraviglia non abbia fine.

ℹ️ V isit Czech Republic
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Castello di Skoloster, il più grande edificio privato di Svezia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Il Castello di Skoloster si specchia nel lago Mälaren, ricordo riflesso dell'epoca d'oro svedese. Edificato in stile barocco nel XVII secolo quando la Svezia era al massimo della sua potenza continentale, oggi è l'edificio privato più grande del paese scandinavo.

Imponente nella sua fattura, acceca di bianco l'orizzonte mentre il battello si avvicina all'attracco. A metà strada tra Stoccolma e Uppsala, da dove sto arrivando a bordo del traghetto, il maniero è una importante attrazione turistica grazie ai tesori che conserva.

Appena superate le mura, gli occhi si aprono sul cortile intorno a cui sono disposti gli edifici. In cima, due torri sormontate da cupole a lanterna brillano nel cielo. Accompagnato dalla guida del castello di Skoloster, salgo le scale contornate da balaustre intarsiate e arrivo al primo piano.

Qui, i lunghi corridoi hanno 151 frasi dipinte in svedese, latino, italiano, spagnolo, francese, inglese e tedesco. Il primo a introdurre questa curiosa usanza fu nel 1700 Abraham Brahe, il nipote di Carl Gustav Wrangel, l'uomo che diede ordine all'architetto Nicodemus Tessin il vecchio di progettare il maniero.

Da allora e sino al XIX secolo la strana moda del luogo è continuata per finire nel 1930 quando l'edificio venne acquistato dalla famiglia von Essens: che, a sua volta, lo cedette definitivamente al governo svedese nel 1967. Dopo un po' Skoloster venne aperto al pubblico, curioso come me di scoprirne le ricchezze.

Così, dopo aver letto alcune scritte, arrivo agli appartamenti di Wrangel dove spicca la Hall del Re con il suo soffitto a stucco del 1664 dipinto di colori vividi. Ai quattro lati ci sono rappresentazioni esotiche dei continenti conosciuti in quel tempo: America, Asia, Africa, Europa.

Anche la vicina Stanza da letto del Conte non è da meno: sempre Wrangel la volle ricca di raffinati arazzi. Il baldacchino è rivestito di rossa seta preziosa mentre alle pareti spiccano tappeti intrecciati fatti nei Paesi Bassi.

Pure il Conte Magnus Brahe, proprietario del palazzo all'inizio del XIX secolo, si fece costruire una stanza commemorativa in una delle due torri in cui risalta la statua marmorea di Marte, il re della guerra per i Romani.

Camminati altri corridoi, raggiungo l'ala ovest del palazzo, l'Appartamento di Brahe: lo sfarzo barocco si manifesta nel pomposo salotto alle cui parete il colore si intravede appena a causa di tutti i ritratti di famiglia appesi. A compensare il troppo, nella più raffinata Sala da pranzo, c'è il camino finemente lavorato su cui è dipinto l'emblema di famiglia.

Salite di nuovo le scale, arrivo nella biblioteca voluta da Carl Gustav Wrangel: i suoi trenta mila titoli sono suddivisi in sette diverse stanze. La collezione spazia dal 1466 al 1840 e copre numerose aree di interesse tra cui la botanica, la storia e la geografia.

Interessi, questi, che trovano espressione nei numerosi mappamondi e nelle cartine appese alle mura di una delle camere della torre dove si trovano molti antichi strumenti di misurazione.

Sempre quassù è ospitata la più grande collezione privata di armi al mondo: armature, moschetti, pistole, spade – persino quelle giapponesi -, piccoli cannoni, balestre, archibugi. In mezzo a questa Santa Barbara si trova pure il modello del castello di Skoloster in scala originale che l'architetto Tessin fece per mostrarlo a Wrangel.

Ridiscese le scale arrivo a quella che doveva essere la Sala dei banchetti. Qui tutto è come nel 1676 quando i costruttori assunti abbandonarono il lavoro perché i nuovi proprietari, i Brahe, non avevano intenzione di spendere denaro per terminarli.

Possedenti di altri castelli, lasciarono quest'ala al destino che, grazie alle favorevoli condizioni climatiche del lago Mälaren, l'ha conservata intatta sino a giorni nostri.

ℹ️ Visit Sweden
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Municipio di Anversa, fiammingo rinascimentale

✍️ Andrea Lessona

Insieme sublime d'arte fiamminga e rinascimentale, il municipio di Anversa è simbolo orgoglioso della città belga e della sua storia. Eretto sul lato occidentale di Grote Markt, la piazza del Grande Mercato, fu realizzato tra il 1561 e il 1565.

Il progetto venne disegnato dall'architetto e scultore Cornelis Floris de Vriendt. Fu lui, insieme a molti altri artisti dell'epoca che presero parte ai lavori, a dare alla costruzione questa foggia.

I materiali per costruire il municipio di Anversa vennero usati per puntellare le difese cittadine. Quando poi nel 1560 la situazione mutò per il meglio, il gotico non era più di moda: e si scelse lo stile rinascimentale da valorizzare col fiammingo.

Orgoglio e costruzione andarono in fumo a seguito dell'incendio appiccato dagli spagnoli nel 1576. Ciononostante gli abitanti della città belga non si persero d'animo e riedificarono l'edificio tre anni dopo.

L'ultima ristrutturazione del municipio di Anversa risale al XIX secolo quando l'architetto Pierre Bruno Bourla ne modificò gli interni con decorazioni signorili, chiudendo poi con un tetto il cortile interno a cielo aperto.

Ma la bellezza dell'edificio è senza dubbio nella sua facciata principale, quella che si spechhia su Grote Markt. Il basso porticato del piano terra è in pietra bugnata, e un tempo ospitava piccoli negozi. Sopra ci sono due piani con colonne doriche e ioniche che separano grandi bifore, e poi ancora un quarto piano a formare il loggiato.

La sezione centrale del municipio di Anversa è riccamente decorata: in una nicchia si trova la statua della Vergine Maria, e nelle altre due le sculture della Giustizia e della Prudenza. A sinistra c'è lo stemma del ducato di Brabante, in mezzo quello di Filippo II e sulla destra quella del marchesato di Anversa.
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Eilean Donan, il castello più famoso di Scozia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Dalla sommità delle Highlands i raggi del sole si allungano nella valle, brillano nelle acque dei tre laghi salati e dipingono l'Eilean Donan. Qui, dove il Loch Duich incontra il Loch Long e il Loch Alsh, un lembo di terra si è fatta isola per ospitare il castello più famoso di Scozia.

Superata la garrita del custode su cui sventola la bandiera scozzese, cammino il ponte in pietra che unisce il maniero alla terra ferma. Dall'altra parte, i miei passi affondano nella ghiaia spessa che porta all'entrata.

Un portone dal legno pesante e intarsiato si apre su una sala dai soffitti bassi: il bagliore artificiale di luci soffuse illumina a stento i pannelli e i plastici che raccontano la storia di quest'isola.

A darle nome fu un monaco irlandese, Donan, che nel 580 venne in Scozia per evangelizzare la terra degli Highlanders. I suoi seguaci si stabilirono qui, formando un comunità cristiana tra il VI e il VII secolo.

Ma solo intorno al 1220 venne edificato il primo castello da Alessandro II come baluardo contro le razzie dei vichinghi. Alcuni sostengono che Robert Bruce, in fuga dagli inglesi, vi trovò rifugio.

Inglesi che nel 1719 durante una delle insurrezioni giacobite per l'indipendenza della Scozia bombardarono il castello e i suoi occupanti: 46 soldati spagnoli arrivati per aiutare gli Stuart a riprendersi il trono su cui sedevano gli Hannover.

Il castello rimase abbandonato a se stesso sino al 1912 quando il Tenente Colonnello John MacRae-Gilstrap decise di ricostruirlo. Massi enormi vennero tagliati nella zona, legni pregiati per gli interni arrivarono da Edimburgo, i pesanti tetti d'ardesia dalla regione del Caithness. Tutti trasportati via nave.

I lavori, che subirono una pausa durante la Prima Guerra Mondiale, costarono un quarto di milione di sterline. Il castello venne inaugurato nel 1932, e oggi è uno dei simboli della Scozia, grazie alla lucida follia di quest'uomo.

Entro nella Billeting Room, un soffitto a botte sembra schiacciare il cammino acceso, dove brucia fuoco di torba. L'odore acre impregna la stanza e i suoi mobili. Qui il Dottor Samuel Johnson e James Boswell si fermarono a prendere “un buon té” durante il loro epico viaggio alle Ebridi.

Ma la sala più grande, che trattiene cimeli e la storia della Scozia è la Great Hall: intorno al tavolo rettangolare le pareti ospitano ritratti, bandiere, armi di chi credette in un sogno e morì per realizzarlo: la Libertà della Scozia.

Dopo una visita veloce alle Camere da letto e alle Cucine, esco dal castello e cammino intorno al suo perimetro. Arrivo davanti a due cannoni puntati verso il mare aperto: fanno la guardia al War Memorial del maniero. Una lapide ricorda i caduti del Clan MacRaes durante la Prima Guerra Mondiale.

Tra i loro nomi spicca la frase del Tenente Colonello: “In Flanders fields the poppies blow between the crosses, row and row”. Per tutti la poesia simbolo del primo conflitto mondiale. Il mio sguardo cade sui fiori appassiti davanti al monumento.

Attraverso il ponte per ultimo, mentre il custode ammaina la bandiera scozzese. Dalla sommità delle Highlands, le ombre della sera si allungano nella valle, scuriscono le acque dei tre laghi salati, e chiudono l'Eilean Donan Castle.

ℹ️ Visit Scotland
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Arco di Riccardo, Trieste romana

📸 ✍️ Andrea Lessona

Illuminato dal sole che l'attraversa, l'arco di Riccardo si tende stretto tra gli edifici moderni di piazzetta Barbacan. Ritenuto un'antica porta della cinta muraria di Trieste, è uno dei più importanti monumenti romani della città.

Costruita all’epoca di Ottaviano Augusto intorno al 33 a.C., la struttura si trovava su una vecchia strada. Trovarla oggi non è facile: ho dovuto camminare il dedalo di strette vie che la circondano e la nascondono a chi non è di qui.

Secondo un'altra ipotesi, l'arco di Riccardo potrebbe essere stato l'ingresso di una zona sacra realizzata in onore della Magna Mater – antica divinità anatolica e dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici.

Di certo, del monumento che ho di fronte, resta l'imponenza e la sua importanza artistica e storica come centro nevralgico di Tergeste – il vecchio nome della città di Trieste, oggi capoluogo del Friuli-Venezia Giulia.

Alto 7,2 metri, largo 5,3, profondo due, l'arco di Riccardo ha un coronamento superiore orfano di decorazioni. Delle due lesene a scanalature con sopra capitelli di ordine corinzio, se ne vede solo una. L'altra è murata dentro un edificio moderno.

Anche sul nome della struttura esistono diverse interpretazioni. E gli storici non hanno ancora stabilito quale sia la più vera. Una leggenda vuole essere legato a Riccardo Cuor di Leone che di ritorno dalla Terra Santa, sarebbe stato imprigionato a Trieste.

Un'altra ipotesi vuole che l'arco di Riccardo sia stato dedicato a Carlo Magno di passaggio nella città alabardata. Qualche studioso pensa invece che sia una deformazione della parola “cardo” - nome di uno dei classici assi viari romani.

Tra le varie possibilità, esiste poi quella secondo cui sia una deformazione di “ricario” - la magistratura medievale la cui sede non era molto lontano da qui. Al di là dei nomi, l'arco di Riccardo resta tra i simboli più preziosi e di valore di Trieste.
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Bettmeralp, Svizzera dipinta

📸 ✍️ Andrea Lessona

Fine tratteggio sulla tela della natura svizzera, Bettmeralp è un filare di chalet di fronte alla valle del Rodano. Dai loro balconi in fiore, si respira aria trasparente e si vedono le Alpi Vallesi con Corno Bianco, Dom e Cervino.

Lo spettacolo riempie gli occhi, e fa bene al cuore. Come il camminare lungo la strada principale, priva di auto: quassù, a 1950 metri sul livello del mare, possono circolare solo mezzi elettrici. Il rumore, il traffico e lo smog appartengono a un altro mondo.

Quello che inizia laggiù a Betten e che solo la funivia, che sale e scende con precisione svizzera ogni trenta minuti, lega a Bettmeralp. Qui, d'estate come d'inverno, tutto sembra avvolto da una quiete irreale ma splendida.

Così, lasciato l'hotel con vista orizzonte, esco sulla strada maestra. Dal suo asfalto rivoli di sentieri salgono verso le case in alto e scendono verso la terrazza naturale dove si trova la piccola chiesa del villaggio.

Entro in questo spazio stretto da pareti bianche: pochi banchi in legno portano all'altare dalla foggia barocca. Fuori dalla chiesetta di Bettmeralp, una panchina per sedersi e guardare l'infinito di montagne incappucciate di bianco.

Dopo minuti senza tempo, riprendo la via principale e tra il parlare sussurrato dei pochi abitanti e dei molti turisti vedo sfilare alcuni negozi di artigianato locale, una fontana da cui scende acqua ghiacciata e casette in legno degne di una fiaba.

Come il sole che qui sembra splendere sempre: trecento giorni all'anno dicono gli esperti. Luce per illuminare Bettmeralp, il suo parco avventura nel romantico bosco dei larici e la zona intorno.

Oltre cento chilometri di piste, 35 impianti di risalita che ne fanno un'attrattiva irrinunciabile per gli amanti dello sci che d'inverno arrivano qui numerosi e rendono il villaggio effervescente.

ℹ️ Svizzera Turismo Aletsch Arena AG
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