Nostalgická Linka C. 91, il tram nostalgico di Praga
di Andrea Lessona
Legato al cielo da vene elettriche, scivola a terra su arterie d'acciaio. In piedi, nel ventre ligneo del Nostalgická Linka C. 91, guardo la capitale ceca e la sua storia sfilare via dal finestrino del Tram Nostalgico di Praga.
Dopo essere salito a bordo alla periferia di Vozovna Strešovice, il mezzo dalla livrea bianca e rossa è partito con uno scampanellio verso il centro della città. Mentre il conducente guidava lento, una fisarmonica ha iniziato a suonare roca per i viaggiatori seduti su due file.
Vestito della sua divisa grigia, il cabin stewart del Tram Nostalgico di Praga ha riempito loro calici di champagne: sorridendo, i passeggeri hanno brindato a un viaggio a ritroso nel tempo. Un tempo che qui, in questa carrozza dagli interni originali, sembra essersi fermato alla Belle Époque.
Dal finestrino del Nostalgická Linka C. 91, ho iniziato a guardare la capitale ceca sfilare via. E ora vedo il verde dei grandi viali alberati, Piazza Venceslao, l'edificio della più antica birreria della città, U Fleku, il superbo Teatro Nazionale, il cielo basso sul fiume Moldava, attraversato dal ponte da cui si intuisce la maestà del Castello e che porta a Malà Strana.
Un nuovo scampanellio e il Tram nostalgico di Praga prosegue verso il Monumento alle vittime del regime sovietico, passa davanti alla chiesa di Santa Maria Vittoriosa, dove c'è la statua dalle virtù benefiche del Bambin Gesù, e arriva a piazza Malostranske. La fisarmonica è muta, lo champagne nei calici finito, la corsa dentro un altro tempo anche.
Dal Nostalgická Linka C. 91, esco nell'ombra del tardo pomeriggio, resa ancora più scura dall'imponenza barocca della chiesa di San Nicola. Sono arrivato nel centro della città, a pochi passi e a pochi battiti dal suo cuore eterno.
ℹ️ Visit Czech Republic
di Andrea Lessona
Legato al cielo da vene elettriche, scivola a terra su arterie d'acciaio. In piedi, nel ventre ligneo del Nostalgická Linka C. 91, guardo la capitale ceca e la sua storia sfilare via dal finestrino del Tram Nostalgico di Praga.
Dopo essere salito a bordo alla periferia di Vozovna Strešovice, il mezzo dalla livrea bianca e rossa è partito con uno scampanellio verso il centro della città. Mentre il conducente guidava lento, una fisarmonica ha iniziato a suonare roca per i viaggiatori seduti su due file.
Vestito della sua divisa grigia, il cabin stewart del Tram Nostalgico di Praga ha riempito loro calici di champagne: sorridendo, i passeggeri hanno brindato a un viaggio a ritroso nel tempo. Un tempo che qui, in questa carrozza dagli interni originali, sembra essersi fermato alla Belle Époque.
Dal finestrino del Nostalgická Linka C. 91, ho iniziato a guardare la capitale ceca sfilare via. E ora vedo il verde dei grandi viali alberati, Piazza Venceslao, l'edificio della più antica birreria della città, U Fleku, il superbo Teatro Nazionale, il cielo basso sul fiume Moldava, attraversato dal ponte da cui si intuisce la maestà del Castello e che porta a Malà Strana.
Un nuovo scampanellio e il Tram nostalgico di Praga prosegue verso il Monumento alle vittime del regime sovietico, passa davanti alla chiesa di Santa Maria Vittoriosa, dove c'è la statua dalle virtù benefiche del Bambin Gesù, e arriva a piazza Malostranske. La fisarmonica è muta, lo champagne nei calici finito, la corsa dentro un altro tempo anche.
Dal Nostalgická Linka C. 91, esco nell'ombra del tardo pomeriggio, resa ancora più scura dall'imponenza barocca della chiesa di San Nicola. Sono arrivato nel centro della città, a pochi passi e a pochi battiti dal suo cuore eterno.
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Le Conquet, il villaggio più a ovest di Francia
di Andrea Lessona
Case in pietra grigia strette a sé tratteggiano Le Conquet, il villaggio più a ovest della Francia continentale. Le guardo riflesse nella rada naturale che ne è il porto, e da cui ogni giorno partono le navi dei pescatori e i traghetti per l'isola di Ouessant.
Definita eau profonde per le acque profonde, la baia permette alle imbarcazioni di attraccare anche durante la bassa marea. Nel XVII secolo, questo bacino aveva più traffico di Brest, superava Bordeaux per il commercio del vino e Guerande per il sale.
Oggi Le Conquet è solo un ultimo lembo di terra ferma situato nel dipartimento del Finistère, nella regione della Bretagna, dove vivono circa 2.691 abitanti. E ogni tanto arriva qualche viaggiatore.
Abitata sin dall'antichità, questa zona ha in Konk-Léon (ansa di Leon in bretone) il suo nome originale. Il porto del paesino appare per la prima volta tra le pieghe della storia intorno al XIII secolo. Poi, fino al XV viene registrato sugli annali di infinite guerre contro gli inglesi.
Di quel periodo, a Le Conquet resta la Maison des Seigneurs: una casa fortificata riconoscibile dalla tipica torre a strapiombo sulle acque dabbasso. Oggi è un mini albergo di tre stanze soltanto.
Un'altra, tra le abitazioni più caratteristiche del villaggio, è La Casa Inglese o degli Inglesi. È chiamata così perché sarebbe uno degli otto edifici originali non distrutti durante un saccheggio dei britannici a metà del XVI secolo.
Oggi, Le Conquet gode di un clima temperato e di una tranquillità invidiabile, rotta solo dai rintocchi delle campane della chiesa neo-goticoa di Sainte-Croix. Davanti alle sue mura scrostate di salsedine c'è una statua con la scritta “Aux morts pur la Patrie”, e l’elenco dei cittadini morti per la Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Attorno al villaggio si trovano il faro e il forte di Kermorvan. Se si prosegue verso nord, si trova anche il forte dell'Îlette. Laddove sto andando ora.
ℹ️ Explore France
di Andrea Lessona
Case in pietra grigia strette a sé tratteggiano Le Conquet, il villaggio più a ovest della Francia continentale. Le guardo riflesse nella rada naturale che ne è il porto, e da cui ogni giorno partono le navi dei pescatori e i traghetti per l'isola di Ouessant.
Definita eau profonde per le acque profonde, la baia permette alle imbarcazioni di attraccare anche durante la bassa marea. Nel XVII secolo, questo bacino aveva più traffico di Brest, superava Bordeaux per il commercio del vino e Guerande per il sale.
Oggi Le Conquet è solo un ultimo lembo di terra ferma situato nel dipartimento del Finistère, nella regione della Bretagna, dove vivono circa 2.691 abitanti. E ogni tanto arriva qualche viaggiatore.
Abitata sin dall'antichità, questa zona ha in Konk-Léon (ansa di Leon in bretone) il suo nome originale. Il porto del paesino appare per la prima volta tra le pieghe della storia intorno al XIII secolo. Poi, fino al XV viene registrato sugli annali di infinite guerre contro gli inglesi.
Di quel periodo, a Le Conquet resta la Maison des Seigneurs: una casa fortificata riconoscibile dalla tipica torre a strapiombo sulle acque dabbasso. Oggi è un mini albergo di tre stanze soltanto.
Un'altra, tra le abitazioni più caratteristiche del villaggio, è La Casa Inglese o degli Inglesi. È chiamata così perché sarebbe uno degli otto edifici originali non distrutti durante un saccheggio dei britannici a metà del XVI secolo.
Oggi, Le Conquet gode di un clima temperato e di una tranquillità invidiabile, rotta solo dai rintocchi delle campane della chiesa neo-goticoa di Sainte-Croix. Davanti alle sue mura scrostate di salsedine c'è una statua con la scritta “Aux morts pur la Patrie”, e l’elenco dei cittadini morti per la Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Attorno al villaggio si trovano il faro e il forte di Kermorvan. Se si prosegue verso nord, si trova anche il forte dell'Îlette. Laddove sto andando ora.
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El Jem, l'anfiteatro tunisino
foto e testo di Andrea Lessona
Nell'anfiteatro di El Jem, l'eco della storia è vento caldo che attraversa i resti di uno dei lasciti più preziosi dell'Impero Romano in Tunisia. In piedi nell'arena, immagino le gesta di chi qui ha combattuto per la vita di fronte a oltre trentamila spettatori urlanti sui gradoni.
Costruita a nord dell'omonima città, oggi governatorato di Mahdia, la struttura del III secolo ha un tracciato ellittico, misura 148 metri di lunghezza, 122 di larghezza con un perimetro di 427 metri. È, per dimensioni, la terza del suo genere, dopo quelle di Roma e Capua.
Quest'opera, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, è superiore alle eredità romane lasciate a Verona, Arles e Nimes. Si crede sia stata fatta edificare da Gordiano I, proconsole d'Africa, mecenate e amante appassionato degli spettacoli dell'arena.
L'anfiteatro, anche se molti sbagliando continuano a chiamarlo Colosseo, è stato realizzato con pietre provenienti da oltre trenta chilometri di distanza. Il materiale friabile non ne ha consentito la scolpitura ma la pesantezza ritmata delle arcate e lo spessore di 4,56 metri delle pareti danno all'opera una dimensione imponete
La facciata originale aveva 64 archi su tre piani, con uso di ordine corinzio al primo e al terzo piano, mentre al secondo ci sono stili compositi che lo diversificano dal Colosseo di Roma in cui gli ordini sono distribuiti in modo differente (dorico, ionico, corinzio).
Osservo i bastioni, antiche sedie in pietra da moderno stadio dove i romani e i nobili della zona assistevano ai giochi. Poi costeggio il perimetro del circo, location cinematografica usata per girare alcune scene del film il Gladiatore, con Russel Crowe.
Prima di lasciare l'arena guardo attraverso la grata che semi-nasconde le celle-dormitorio dei gladiatori. Seguendo le indicazioni scendo nel buio di scale strette e le raggiungo: quaggiù, anche se il vento fatica ad arrivare, l'eco della storia è ancora più forte.
ℹ️ Discover Tunisia
foto e testo di Andrea Lessona
Nell'anfiteatro di El Jem, l'eco della storia è vento caldo che attraversa i resti di uno dei lasciti più preziosi dell'Impero Romano in Tunisia. In piedi nell'arena, immagino le gesta di chi qui ha combattuto per la vita di fronte a oltre trentamila spettatori urlanti sui gradoni.
Costruita a nord dell'omonima città, oggi governatorato di Mahdia, la struttura del III secolo ha un tracciato ellittico, misura 148 metri di lunghezza, 122 di larghezza con un perimetro di 427 metri. È, per dimensioni, la terza del suo genere, dopo quelle di Roma e Capua.
Quest'opera, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, è superiore alle eredità romane lasciate a Verona, Arles e Nimes. Si crede sia stata fatta edificare da Gordiano I, proconsole d'Africa, mecenate e amante appassionato degli spettacoli dell'arena.
L'anfiteatro, anche se molti sbagliando continuano a chiamarlo Colosseo, è stato realizzato con pietre provenienti da oltre trenta chilometri di distanza. Il materiale friabile non ne ha consentito la scolpitura ma la pesantezza ritmata delle arcate e lo spessore di 4,56 metri delle pareti danno all'opera una dimensione imponete
La facciata originale aveva 64 archi su tre piani, con uso di ordine corinzio al primo e al terzo piano, mentre al secondo ci sono stili compositi che lo diversificano dal Colosseo di Roma in cui gli ordini sono distribuiti in modo differente (dorico, ionico, corinzio).
Osservo i bastioni, antiche sedie in pietra da moderno stadio dove i romani e i nobili della zona assistevano ai giochi. Poi costeggio il perimetro del circo, location cinematografica usata per girare alcune scene del film il Gladiatore, con Russel Crowe.
Prima di lasciare l'arena guardo attraverso la grata che semi-nasconde le celle-dormitorio dei gladiatori. Seguendo le indicazioni scendo nel buio di scale strette e le raggiungo: quaggiù, anche se il vento fatica ad arrivare, l'eco della storia è ancora più forte.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Safari delle balene in Norvegia
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Le Porte colorate di Dublino
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I mille laghi della Finlandia
di Andrea Lessona
Negli occhi ho ancora infinite distese ghiacciate. Tante tonalità di bianco spezzate solo dai colori tenui di cottage emersi dalle acque del Saimaa. È lì, nel cuore della regione dei Mille Laghi della Finlandia, vicino alla Carelia, che ho sentito il cuore battere forte.
In pochi giorni ho lambito le sponde del bacino più grande del paese, il quinto in Europa. Chilometri e chilometri su strade quasi deserte, dove l'asfalto è un ricordo sepolto dalla neve. Come quella profonda che ho sfidato tra alte betulle su un fuoristrada d'epoca vicino Juva.
Nel mio viaggio, piccole città si sono alternate a piccoli villaggi: scrigno di storia, cultura e tradizioni rivelati nell'estenuante bellezza della Natura sopita dal ghiaccio. La sua aura senza pari contorna edifici intagliati da mani maestre: antichi manieri, moderni resort, ville eleganti. Tutti pronti a offrire la loro calda ospitalità.
Sulle acque congelate, ho attraversato parte del lago Saimaa con le racchette, poi con il tipico slittino potkukelkka e infine con la motoslitta per tagliare il Parco Nazionale di Linnansaari e raggiungere il villaggio di Oravi.
Lungo il percorso, ho incontrato pattini veloci che sfregiavano la pista, rocce emerse sotto cui si nascondevano le foche e i loro piccoli, pescatori esperti che foravano il ghiaccio per prendere enormi pesci.
Li ho mangiati seduto intorno al fuoco, nel silenzio di un campo all’aperto dove tutto è immensità: e in quell'immensità ovattata ho sentito il cuore battere al ritmo di una Natura che ha non ha eguali.
Una sensazione simile provata l’ultimo giorno a Kerimäki, dentro la chiesa in legno più grande al mondo. Le note del coro locale si sono alzate lungo le pareti intagliate: e mi hanno impregnato l'anima.
Decollato dal piccolo aeroporto di Savonlinna, il velivolo ha sorvolato la regione dei Mille Laghi della Finlandia: ultimo sguardo dall'alto per tenere ancora negli occhi infinite distese ghiacciate.
ℹ️ Visit Finland
di Andrea Lessona
Negli occhi ho ancora infinite distese ghiacciate. Tante tonalità di bianco spezzate solo dai colori tenui di cottage emersi dalle acque del Saimaa. È lì, nel cuore della regione dei Mille Laghi della Finlandia, vicino alla Carelia, che ho sentito il cuore battere forte.
In pochi giorni ho lambito le sponde del bacino più grande del paese, il quinto in Europa. Chilometri e chilometri su strade quasi deserte, dove l'asfalto è un ricordo sepolto dalla neve. Come quella profonda che ho sfidato tra alte betulle su un fuoristrada d'epoca vicino Juva.
Nel mio viaggio, piccole città si sono alternate a piccoli villaggi: scrigno di storia, cultura e tradizioni rivelati nell'estenuante bellezza della Natura sopita dal ghiaccio. La sua aura senza pari contorna edifici intagliati da mani maestre: antichi manieri, moderni resort, ville eleganti. Tutti pronti a offrire la loro calda ospitalità.
Sulle acque congelate, ho attraversato parte del lago Saimaa con le racchette, poi con il tipico slittino potkukelkka e infine con la motoslitta per tagliare il Parco Nazionale di Linnansaari e raggiungere il villaggio di Oravi.
Lungo il percorso, ho incontrato pattini veloci che sfregiavano la pista, rocce emerse sotto cui si nascondevano le foche e i loro piccoli, pescatori esperti che foravano il ghiaccio per prendere enormi pesci.
Li ho mangiati seduto intorno al fuoco, nel silenzio di un campo all’aperto dove tutto è immensità: e in quell'immensità ovattata ho sentito il cuore battere al ritmo di una Natura che ha non ha eguali.
Una sensazione simile provata l’ultimo giorno a Kerimäki, dentro la chiesa in legno più grande al mondo. Le note del coro locale si sono alzate lungo le pareti intagliate: e mi hanno impregnato l'anima.
Decollato dal piccolo aeroporto di Savonlinna, il velivolo ha sorvolato la regione dei Mille Laghi della Finlandia: ultimo sguardo dall'alto per tenere ancora negli occhi infinite distese ghiacciate.
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Isola di Bled, incanto sloveno
foto e testo di Andrea Lessona
Dall'isola di Bled, lievi rintocchi attraversano il lago e arrivano sino alle sponde. Lì ormeggiate, caratteristiche barche a remi aspettano i passeggeri per portarli là, tra questo specchio d'acqua delle Alpi Giulie.
Di origine glaciale, si trova nel nord-ovest della Slovenia. Tela trasparente dell'unica isola naturale della Nazione, riflette il paesaggio vergato dal castello, dalle montagne e dalle foreste intorno.
Ne vedo i tratti sfregiati mentre l'imbarcazione va verso l'isola di Bled e i rintocchi si fanno più forti. Dopo un quarto d'ora, attracca di fronte a 99 scalini. Tradizione vuole che chi si sposi qui debba salirli con in braccio la futura moglie. Esausto, si trova di fronte la chiesa di Santa Maria Assunta.
Edificata proprio dove c'era un tempio per la dea pagana dell'amore Živa, nel 1465 aveva tratti gotici con navata singola. Poi nel XVII secolo, l’edificio fu rifatto in stile barocco. Nell'atrio, il piccolo lapidario conserva il rilievo originale della Croce di Hren di Ljubljana. L’altare maggiore ha intarsi dorati del 1747, le pareti affreschi della vita di Maria.
Dall'ultima trave della navata, una corda lunga e spessa pende sin quasi al pavimento: se tirata forte, fa suonare la campana. Opera di F. Patavino da Padova, risale al 1534.
Leggenda vuole che nel castello sul lago vivesse la vedova Polissena. Dopo la morte del marito, fece fondere una campanella per la chiesa. Durante il trasporto, la barca si capovolse per un forte temporale.
Così la campana finì in acqua e ogni tanto se ne sentono i rintocchi. Alla scomparsa della donna, il Papa ne mandò una nuova. Da allora, chiunque la suoni per onorare la Madonna vedrà realizzato il suo desiderio.
A fianco della chiesa, staccato dall'edificio, c’è il campanile: 52 metri d'ingegno in pietra bucata - nota come grano saraceno. Dalle sue finestre, si può ammirare il lago e le sponde intorno: un incanto dipinto dalla natura.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
foto e testo di Andrea Lessona
Dall'isola di Bled, lievi rintocchi attraversano il lago e arrivano sino alle sponde. Lì ormeggiate, caratteristiche barche a remi aspettano i passeggeri per portarli là, tra questo specchio d'acqua delle Alpi Giulie.
Di origine glaciale, si trova nel nord-ovest della Slovenia. Tela trasparente dell'unica isola naturale della Nazione, riflette il paesaggio vergato dal castello, dalle montagne e dalle foreste intorno.
Ne vedo i tratti sfregiati mentre l'imbarcazione va verso l'isola di Bled e i rintocchi si fanno più forti. Dopo un quarto d'ora, attracca di fronte a 99 scalini. Tradizione vuole che chi si sposi qui debba salirli con in braccio la futura moglie. Esausto, si trova di fronte la chiesa di Santa Maria Assunta.
Edificata proprio dove c'era un tempio per la dea pagana dell'amore Živa, nel 1465 aveva tratti gotici con navata singola. Poi nel XVII secolo, l’edificio fu rifatto in stile barocco. Nell'atrio, il piccolo lapidario conserva il rilievo originale della Croce di Hren di Ljubljana. L’altare maggiore ha intarsi dorati del 1747, le pareti affreschi della vita di Maria.
Dall'ultima trave della navata, una corda lunga e spessa pende sin quasi al pavimento: se tirata forte, fa suonare la campana. Opera di F. Patavino da Padova, risale al 1534.
Leggenda vuole che nel castello sul lago vivesse la vedova Polissena. Dopo la morte del marito, fece fondere una campanella per la chiesa. Durante il trasporto, la barca si capovolse per un forte temporale.
Così la campana finì in acqua e ogni tanto se ne sentono i rintocchi. Alla scomparsa della donna, il Papa ne mandò una nuova. Da allora, chiunque la suoni per onorare la Madonna vedrà realizzato il suo desiderio.
A fianco della chiesa, staccato dall'edificio, c’è il campanile: 52 metri d'ingegno in pietra bucata - nota come grano saraceno. Dalle sue finestre, si può ammirare il lago e le sponde intorno: un incanto dipinto dalla natura.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
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In questo video di Time Capsule, uno sguardo retrò sulla New York degli Anni 30. Un salto indietro a colori tra le strade già allora affollate della Grande Mela
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Cattedrale di Berna, la chiesa più alta di Svizzera
foto e testo di Andrea Lessona
Dalle sponde del fiume Aar, guardo la cattedrale di Berna alzarsi nel cielo grigio: cento metri gotici che fanno della chiesa dedicata a San Vincenzo di Saragozza la più alta di tutta la Svizzera.
Ma solo quando l’ho di fronte, mi rendo davvero conto della sua imponenza: progettata da Matthäus Ensinger, si iniziò a costruirla nel 1421 sui resti della Leutkirche – un precedente edificio medievale.
Convertita al protestantesimo, la cattedrale di Berna venne terminata solo nel 1893: fu quello l’anno in cui la sua torre - che per secoli aveva dominato incompleta il profilo della città - fu finita.
Un’altra delle caratteristiche principali dell’edificio è il portale maggiore: 47 statue scolpite in pietra arenaria raccontano il Giudizio universale – l’opera più importante dello scultore Erhart Küng. Di fronte ho le repliche, le originali si trovano al museo storico di Berna.
I malvagi e nudi si trovano a destra, mentre i giusti vestiti di bianco a sinistra. Al centro c'è la Giustizia, con i Santi e le vergini sagge e sciocche che la circondano. Nel centro, si trova San Michele Arcangelo con una spada sollevata.
Superato l’ingresso della cattedrale di Berna, vedo le tre grandi navate senza transetto. La larghezza della struttura è coperta quasi per intero dalla torre campanaria che la caratterizza con la sua altezza.
Dalle grandi finestre dipinte, la luce entra appena e cade fioca sui grandi banchi in legno antico che contrastano con le mura grigie. Solo qualche candela accesa per un franco dà colore e calore al freddo che respiro. Durante le funzioni, il silenzio è spezzato dall’organo a canne sulla cantoria, costruito nel 1726. Con il coro, è la voce della cattedrale di Berna.
Un edificio che senza la torre sarebbe privo della sua caratteristica più importante: così, pagato il biglietto al severo controllore, entro dalla porticina cigolante e ne salgo gradini e storia.
ℹ️ Svizzera Turismo
foto e testo di Andrea Lessona
Dalle sponde del fiume Aar, guardo la cattedrale di Berna alzarsi nel cielo grigio: cento metri gotici che fanno della chiesa dedicata a San Vincenzo di Saragozza la più alta di tutta la Svizzera.
Ma solo quando l’ho di fronte, mi rendo davvero conto della sua imponenza: progettata da Matthäus Ensinger, si iniziò a costruirla nel 1421 sui resti della Leutkirche – un precedente edificio medievale.
Convertita al protestantesimo, la cattedrale di Berna venne terminata solo nel 1893: fu quello l’anno in cui la sua torre - che per secoli aveva dominato incompleta il profilo della città - fu finita.
Un’altra delle caratteristiche principali dell’edificio è il portale maggiore: 47 statue scolpite in pietra arenaria raccontano il Giudizio universale – l’opera più importante dello scultore Erhart Küng. Di fronte ho le repliche, le originali si trovano al museo storico di Berna.
I malvagi e nudi si trovano a destra, mentre i giusti vestiti di bianco a sinistra. Al centro c'è la Giustizia, con i Santi e le vergini sagge e sciocche che la circondano. Nel centro, si trova San Michele Arcangelo con una spada sollevata.
Superato l’ingresso della cattedrale di Berna, vedo le tre grandi navate senza transetto. La larghezza della struttura è coperta quasi per intero dalla torre campanaria che la caratterizza con la sua altezza.
Dalle grandi finestre dipinte, la luce entra appena e cade fioca sui grandi banchi in legno antico che contrastano con le mura grigie. Solo qualche candela accesa per un franco dà colore e calore al freddo che respiro. Durante le funzioni, il silenzio è spezzato dall’organo a canne sulla cantoria, costruito nel 1726. Con il coro, è la voce della cattedrale di Berna.
Un edificio che senza la torre sarebbe privo della sua caratteristica più importante: così, pagato il biglietto al severo controllore, entro dalla porticina cigolante e ne salgo gradini e storia.
ℹ️ Svizzera Turismo
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