La Settimana de il Reporter
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Hofgarten, il parco di Innsbruck
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Castello di Olavinlinna, sentinella della Finlandia
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Monumento di Dante, la Trento del Vate
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Saas Fee, perla delle Alpi
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Besalu, Spagna medievale
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Cattedrale di Vilnius, neoclassico lituano
✍️ Andrea Lessona
Imponente riverbero neoclassico, la cattedrale di Vilnius allunga la sua ombra sulla piazza a cui dà nome - cuore della città vecchia e luogo antico dove una volta bruciava il fuoco sacro e si venerava il dio del tuono Perkunas.
È lì che durante il restauro della chiesa sono stati ritrovati alcuni altari e un pavimento originale di un tempio che risalgono al 1200, periodo in cui regnava re Mindaugas - l’unico sovrano nella storia della Lituania convertitosi al cristianesimo per questioni politiche.
Fu lui a ordinare la costruzione del primo edificio ecclesiastico che poi sarebbe diventato la cattedrale di Vilnius, principale luogo di culto cittadino dedicato ai santi Stanislao e Vladislao e sede vescovile della omonima arcidiocesi.
Quella che ho davanti è l'ultima struttura sopravvissuta a incendi, attacchi, distruzioni: venne costruita tra il 1779 e il 1783 in stile neoclassico su progetto dell’architetto locale Laurynas Stuoka Gucevicius.
Avvicinandomi, supero l'ombra del campanile a pianta rettangolare, sormontato da una guglia con croce dorata che, distaccato dalla la cattedrale di Vilnius, ne anticipa l'imponenza.
L’interno è a tre navate con volte a crociera. Il bianco vivido di fuori dipinge anche gli interni dagli arredi sacri in marmo dell'altare, dell'ambone e della cattedra del primo livello del presbiterio. Nel secondo spicca l'altare maggiore ottocentesco: ha un timpano triangolare sorretto da sei colonne tuscaniche in marmo verde.
Prima di uscire, raggiungo la cappella barocca di San Casimiro. Annessa alla chiesa, ha un'antica immagine bizantina del Santo e un altare con un altorilievo raffigurante la Gloria della Vergine.
La struttura dell’architetto svizzero Matteo Castelli è coperta da una cupola con lanterna e ornata da statue di santi che si trovano all'interno di alcune nicchie lungo le pareti. Fuori, l'ombra della cattedrale Vilnius occupa tutta la piazza.
ℹ️ Lituania Travel
✍️ Andrea Lessona
Imponente riverbero neoclassico, la cattedrale di Vilnius allunga la sua ombra sulla piazza a cui dà nome - cuore della città vecchia e luogo antico dove una volta bruciava il fuoco sacro e si venerava il dio del tuono Perkunas.
È lì che durante il restauro della chiesa sono stati ritrovati alcuni altari e un pavimento originale di un tempio che risalgono al 1200, periodo in cui regnava re Mindaugas - l’unico sovrano nella storia della Lituania convertitosi al cristianesimo per questioni politiche.
Fu lui a ordinare la costruzione del primo edificio ecclesiastico che poi sarebbe diventato la cattedrale di Vilnius, principale luogo di culto cittadino dedicato ai santi Stanislao e Vladislao e sede vescovile della omonima arcidiocesi.
Quella che ho davanti è l'ultima struttura sopravvissuta a incendi, attacchi, distruzioni: venne costruita tra il 1779 e il 1783 in stile neoclassico su progetto dell’architetto locale Laurynas Stuoka Gucevicius.
Avvicinandomi, supero l'ombra del campanile a pianta rettangolare, sormontato da una guglia con croce dorata che, distaccato dalla la cattedrale di Vilnius, ne anticipa l'imponenza.
L’interno è a tre navate con volte a crociera. Il bianco vivido di fuori dipinge anche gli interni dagli arredi sacri in marmo dell'altare, dell'ambone e della cattedra del primo livello del presbiterio. Nel secondo spicca l'altare maggiore ottocentesco: ha un timpano triangolare sorretto da sei colonne tuscaniche in marmo verde.
Prima di uscire, raggiungo la cappella barocca di San Casimiro. Annessa alla chiesa, ha un'antica immagine bizantina del Santo e un altare con un altorilievo raffigurante la Gloria della Vergine.
La struttura dell’architetto svizzero Matteo Castelli è coperta da una cupola con lanterna e ornata da statue di santi che si trovano all'interno di alcune nicchie lungo le pareti. Fuori, l'ombra della cattedrale Vilnius occupa tutta la piazza.
ℹ️ Lituania Travel
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Tikehau, atollo sperduto della Polinesia
✍️ Andrea Lessona
Anello di corallo sperduto nell’arcipelago delle Tuamotu, l’atollo di Tikehau è una laguna smeraldo di motu con spiagge bianche e rosa - una piscina naturale e ovale di 26 chilometri con un piccolo passaggio chiamato Tuheiava.
È da lì, sulla sponda occidentale, che le imbarcazioni entrano ed escono da questo paradiso della Polinesia francese – un luogo incantato composto da due isole grandi e numerose isolette ricoperte di palme da cocco. Il villaggio principale è Tuherahera.
Per arrivare qui, e godere della magia di Tikehau, oggi, ci sono voli giornalieri che lo collegano a Rangiroa e a Tahiti. In passato, il primo europeo che raggiunse questa destinazione fu il marinaio russo Otto von Kotzebue.
Chiamò l’atollo Krusenstern Island, e dopo lui fu la volta dell'esploratore russo Adam Johann von Krusenstern. La Spedizione di Wilkes passò per queste terre emerse il 9 settembre 1839.
Nel 1987, durante una visita, il gruppo di ricerca di Jacques Cousteau ha effettuato uno studio sulla laguna di Tikehau e ha scoperto che ha una maggiore varietà di specie di pesci rispetto a qualsiasi altro posto nella Polinesia francese.
Oggi, l’atollo è una destinazione turistica. Vanta un’eccezionale fauna sottomarina con diavoli di mare, banchi di barracuda e di tonni, squali grigi, tartarughe marine e delfini.
A Tikehau ci sono anche numerose varietà di uccelli che nidificano sulle spiagge disabitate: sabbia rosa, sollevata leggera dalla brezza del mare, che ogni giorno le intinge del suo smeraldo sale.
È il colore della laguna che muta al passare delle canoe, tratti leggeri che come penne variopinte ne sfregiano la superficie: pagaiano per raggiunge i numerosi motu disabitati che si trovano qui.
Zolle si terra strappate al mare dove passare una giornata in perfetta tranquillità e a stretto contatto con la natura. E guardare il sole imporporare le acque mentre la brezza fa crepitare il fuoco di nuove emozioni.
ℹ️ Tahiti Tourisme
✍️ Andrea Lessona
Anello di corallo sperduto nell’arcipelago delle Tuamotu, l’atollo di Tikehau è una laguna smeraldo di motu con spiagge bianche e rosa - una piscina naturale e ovale di 26 chilometri con un piccolo passaggio chiamato Tuheiava.
È da lì, sulla sponda occidentale, che le imbarcazioni entrano ed escono da questo paradiso della Polinesia francese – un luogo incantato composto da due isole grandi e numerose isolette ricoperte di palme da cocco. Il villaggio principale è Tuherahera.
Per arrivare qui, e godere della magia di Tikehau, oggi, ci sono voli giornalieri che lo collegano a Rangiroa e a Tahiti. In passato, il primo europeo che raggiunse questa destinazione fu il marinaio russo Otto von Kotzebue.
Chiamò l’atollo Krusenstern Island, e dopo lui fu la volta dell'esploratore russo Adam Johann von Krusenstern. La Spedizione di Wilkes passò per queste terre emerse il 9 settembre 1839.
Nel 1987, durante una visita, il gruppo di ricerca di Jacques Cousteau ha effettuato uno studio sulla laguna di Tikehau e ha scoperto che ha una maggiore varietà di specie di pesci rispetto a qualsiasi altro posto nella Polinesia francese.
Oggi, l’atollo è una destinazione turistica. Vanta un’eccezionale fauna sottomarina con diavoli di mare, banchi di barracuda e di tonni, squali grigi, tartarughe marine e delfini.
A Tikehau ci sono anche numerose varietà di uccelli che nidificano sulle spiagge disabitate: sabbia rosa, sollevata leggera dalla brezza del mare, che ogni giorno le intinge del suo smeraldo sale.
È il colore della laguna che muta al passare delle canoe, tratti leggeri che come penne variopinte ne sfregiano la superficie: pagaiano per raggiunge i numerosi motu disabitati che si trovano qui.
Zolle si terra strappate al mare dove passare una giornata in perfetta tranquillità e a stretto contatto con la natura. E guardare il sole imporporare le acque mentre la brezza fa crepitare il fuoco di nuove emozioni.
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Piazza Venceslao, cuore di Praga
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nella notte di Praga, le luci di piazza Venceslao brillano sui due lati della grande statua. L'effigie marmo del santo patrono della Boemia è lì, di fronte al museo Nazionale, a dare nome e presidiare il cuore politico e commerciale della capitale ceca.
Circondato da cespugli in fiore, il monumento equestre venne commissionato allo scultore Josef Václav Myslbek in sostituzione dell'opera originale trasferita a Vyšehrad nel 1879. Quella che ho di fronte, imponente, fu finita nel 1924.
Sei anni prima, una grande folla si era radunata per celebrare la fine dell'Impero Austroungarico e la propria indipendenza. Da allora piazza Venceslao è diventata il simbolo dei grandi eventi che hanno segnato la Cecoslovacchia, poi divenuta Repubblica Ceca.
Nato come Mercato dei Cavalli (Konský trh) nel 1348 per volere di Carlo IV, il cuore della capitale ha avuto il suo nome attuale nel 1848 durante la Rinascita Nazionale. Sempre qui il 16 gennaio 1969, Jan Palach si diede fuco in nome della libertà stuprata dai russi.
In segno di protesta contro l'oppressione sovietica, lo studente universitario di filosofia si lasciò morire tra le fiamme. Il suo gesto estremo superò i confini di piazza Venceslao, e attraversò il mondo inorridito. Stava finendo la Primavera di Praga.
Ma per salutare la Libertà e respirarla nel vento dovevano passare ancora vent'anni: un'altra folle enorme si radunò all'ombra del monumento equestre, quando Václav Havel l'arringava durante la Rivoluzione di velluto – il movimento pacifico che rovesciò il regime comunista cecoslovacco.
Oggi piazza Venceslao è luce distesa sui due lati della grande statua: 750 metri di negozi, hotel, ristoranti, nightclub e casinò – tanto da meritare l'appellativo di Piccoli Champs-Élysées per la sua somiglianza con la famosa strada di Parigi.
ℹ️ Visit Czech Republic
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nella notte di Praga, le luci di piazza Venceslao brillano sui due lati della grande statua. L'effigie marmo del santo patrono della Boemia è lì, di fronte al museo Nazionale, a dare nome e presidiare il cuore politico e commerciale della capitale ceca.
Circondato da cespugli in fiore, il monumento equestre venne commissionato allo scultore Josef Václav Myslbek in sostituzione dell'opera originale trasferita a Vyšehrad nel 1879. Quella che ho di fronte, imponente, fu finita nel 1924.
Sei anni prima, una grande folla si era radunata per celebrare la fine dell'Impero Austroungarico e la propria indipendenza. Da allora piazza Venceslao è diventata il simbolo dei grandi eventi che hanno segnato la Cecoslovacchia, poi divenuta Repubblica Ceca.
Nato come Mercato dei Cavalli (Konský trh) nel 1348 per volere di Carlo IV, il cuore della capitale ha avuto il suo nome attuale nel 1848 durante la Rinascita Nazionale. Sempre qui il 16 gennaio 1969, Jan Palach si diede fuco in nome della libertà stuprata dai russi.
In segno di protesta contro l'oppressione sovietica, lo studente universitario di filosofia si lasciò morire tra le fiamme. Il suo gesto estremo superò i confini di piazza Venceslao, e attraversò il mondo inorridito. Stava finendo la Primavera di Praga.
Ma per salutare la Libertà e respirarla nel vento dovevano passare ancora vent'anni: un'altra folle enorme si radunò all'ombra del monumento equestre, quando Václav Havel l'arringava durante la Rivoluzione di velluto – il movimento pacifico che rovesciò il regime comunista cecoslovacco.
Oggi piazza Venceslao è luce distesa sui due lati della grande statua: 750 metri di negozi, hotel, ristoranti, nightclub e casinò – tanto da meritare l'appellativo di Piccoli Champs-Élysées per la sua somiglianza con la famosa strada di Parigi.
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Ludbreg, in Croazia il centro del mondo
✍️ Andrea Lessona
Dalla piazza di Ludbreg, cerchi concentrici di mattonelle colorate si allargano all'infinito: originano lì, dove una placca con la scritta in latino Centrum Mundi sostiene che il cuore della città croata sia anche il centro del mondo.
Tanto che il primo aprile di ogni anno, in questa cittadina della Podravina superiore, vicino a Zagorje, si celebra una festa per ricordarlo.
Famosa in tutta Europa come importante centro spirituale istituito con decreto pontificio, Ludberg è luogo di pellegrinaggio al santuario locale, consacrato al Santissimo Sangue di Gesù.
Era il 1411 quando nella cappella del castello avvenne un miracolo eucaristico: mentre il sacerdote celebrava messa, il vino nel calice sarebbe divenuto sangue. Il fatto fu confermato da papa Leone X nel 1513.
L'antica leggenda che vuole la città centro del mondo risale invece al 1141 quando nella vicina Varaždinske Toplice nacque una bimba di nome Ludbrega. Figlia del fattore della tenuta del conte, divenne patrona di Ludbreg dopo essere cresciuta e aver bandito Satana.
La ragazza piantò un crocefisso in legno nel terreno con veemenza, tanto da farlo esplodere dall'altra parte della Terra, in una piccola isola vulcanica: quella che oggi fa parte degli Antipodi.
Molti credono che sia Ludberg, in questo luogo costruito sulle fondamenta romane dell'antico Castrum Ioviu, dove i cerchi del globo furono immaginati e su cui si troverebbero le grandi città del mondo.
La supposizione sarebbe stata confermata da un dottore svizzero, Erasmus Weddingen. Grazie a un divisore grafico e a una mappa, ha fatto partire linee immaginarie dal centro cittadino. E ha notato che sulle vie tracciate si trovavano davvero grandi agglomerati urbani.
Studiando latitudini e longitudini, Weddingen è riuscito a scoprire che il punto opposto di Ludbreg sono le piccole isole degli Antipodi nel Sud Pacifico, proprio vicino alla Nuova Zelanda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
✍️ Andrea Lessona
Dalla piazza di Ludbreg, cerchi concentrici di mattonelle colorate si allargano all'infinito: originano lì, dove una placca con la scritta in latino Centrum Mundi sostiene che il cuore della città croata sia anche il centro del mondo.
Tanto che il primo aprile di ogni anno, in questa cittadina della Podravina superiore, vicino a Zagorje, si celebra una festa per ricordarlo.
Famosa in tutta Europa come importante centro spirituale istituito con decreto pontificio, Ludberg è luogo di pellegrinaggio al santuario locale, consacrato al Santissimo Sangue di Gesù.
Era il 1411 quando nella cappella del castello avvenne un miracolo eucaristico: mentre il sacerdote celebrava messa, il vino nel calice sarebbe divenuto sangue. Il fatto fu confermato da papa Leone X nel 1513.
L'antica leggenda che vuole la città centro del mondo risale invece al 1141 quando nella vicina Varaždinske Toplice nacque una bimba di nome Ludbrega. Figlia del fattore della tenuta del conte, divenne patrona di Ludbreg dopo essere cresciuta e aver bandito Satana.
La ragazza piantò un crocefisso in legno nel terreno con veemenza, tanto da farlo esplodere dall'altra parte della Terra, in una piccola isola vulcanica: quella che oggi fa parte degli Antipodi.
Molti credono che sia Ludberg, in questo luogo costruito sulle fondamenta romane dell'antico Castrum Ioviu, dove i cerchi del globo furono immaginati e su cui si troverebbero le grandi città del mondo.
La supposizione sarebbe stata confermata da un dottore svizzero, Erasmus Weddingen. Grazie a un divisore grafico e a una mappa, ha fatto partire linee immaginarie dal centro cittadino. E ha notato che sulle vie tracciate si trovavano davvero grandi agglomerati urbani.
Studiando latitudini e longitudini, Weddingen è riuscito a scoprire che il punto opposto di Ludbreg sono le piccole isole degli Antipodi nel Sud Pacifico, proprio vicino alla Nuova Zelanda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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Schoner Brunnen, la Fontana Bella di Norimberga
✍️ Andrea Lessona
Guglia gotica traforata, la Fontana Bella di Norimberga si alza per 19 metri sulla piazza del Mercato Maggiore. E la riempie della sua bellezza istoriata. La struttura, cinta da una corona in ferro battuto, è uno dei monumenti più importanti della città bavarese.
Tanto che chi arriva qui, nel centro economico e culturale della Franconia, non può fare a meno di ammirare quest'opera: che da secoli, insieme alla vicina Frauenkirche, la Chiesa di Nostra Signora, regala meraviglia e stupore.
La Fontana Bella di Norimberga fu costruita tra il 1385 e il 1396: alcune fonti sostengono sia stato lo scultore locale Heinrich Beheim, altre attribuiscono la paternità ai fratelli Georg e Fritz Rupprecht che la realizzarono con l'aiuto di Sebald Schönhofer.
Infatti quella che ho davanti e che ogni giorno è ammirata da centinaia di persone è una coppia in calcare realizzata nel 1903 e innalzata qui, sull'Hauptmarkt, la piazza del Mercato Maggiore, nel 1912.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Fontana Bella di Norimberga fu circondata da un involucro di cemento, manto avvolto per proteggerla e preservarla dalle bombe alleate che cadevano dal cielo tedesco.
Avvicinandomi al monumento, posso meglio veder i particolari dei quattro livelli in cui è diviso: quaranta statue colorate simboleggiano la Visione del mondo del Sacro Romano Impero.
Dal basso, il mio sguardo sale piano sulla Fontana Bella di Norimberga per incontrare i Filosofi, le sette Arti liberali, i quattro Evangelisti i quattro Padri della Chiesa, i sette Principi elettori e i Nove Prodi, Mosè e sette Profeti.
La loro bellezza rapisce e il desiderio di toccarle si ferma contro la recinzione in ferro battuto: otto griglie forgiate nel 1587 nella città bavarese di Augusta da Paul Kühn nel 1587. Quelle sul lato sud-ovest hanno due anelli d'ottoni. Secondo una tradizione, chi li fa girare su stessi avrà fortuna. Ci provo.
✍️ Andrea Lessona
Guglia gotica traforata, la Fontana Bella di Norimberga si alza per 19 metri sulla piazza del Mercato Maggiore. E la riempie della sua bellezza istoriata. La struttura, cinta da una corona in ferro battuto, è uno dei monumenti più importanti della città bavarese.
Tanto che chi arriva qui, nel centro economico e culturale della Franconia, non può fare a meno di ammirare quest'opera: che da secoli, insieme alla vicina Frauenkirche, la Chiesa di Nostra Signora, regala meraviglia e stupore.
La Fontana Bella di Norimberga fu costruita tra il 1385 e il 1396: alcune fonti sostengono sia stato lo scultore locale Heinrich Beheim, altre attribuiscono la paternità ai fratelli Georg e Fritz Rupprecht che la realizzarono con l'aiuto di Sebald Schönhofer.
Infatti quella che ho davanti e che ogni giorno è ammirata da centinaia di persone è una coppia in calcare realizzata nel 1903 e innalzata qui, sull'Hauptmarkt, la piazza del Mercato Maggiore, nel 1912.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Fontana Bella di Norimberga fu circondata da un involucro di cemento, manto avvolto per proteggerla e preservarla dalle bombe alleate che cadevano dal cielo tedesco.
Avvicinandomi al monumento, posso meglio veder i particolari dei quattro livelli in cui è diviso: quaranta statue colorate simboleggiano la Visione del mondo del Sacro Romano Impero.
Dal basso, il mio sguardo sale piano sulla Fontana Bella di Norimberga per incontrare i Filosofi, le sette Arti liberali, i quattro Evangelisti i quattro Padri della Chiesa, i sette Principi elettori e i Nove Prodi, Mosè e sette Profeti.
La loro bellezza rapisce e il desiderio di toccarle si ferma contro la recinzione in ferro battuto: otto griglie forgiate nel 1587 nella città bavarese di Augusta da Paul Kühn nel 1587. Quelle sul lato sud-ovest hanno due anelli d'ottoni. Secondo una tradizione, chi li fa girare su stessi avrà fortuna. Ci provo.
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Centro Tessile di Edimburgo, filati di Scozia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel Centro Tessile di Edimburgo, i vecchi telai intrecciano storia a memoria: a ogni passaggio, lana spessa dai colori intensi forma il tartan - il tessuto più famoso e caratteristico di Scozia.
Qui, sul Royal Mile, a pochi metri dal castello, scesi i cinque piani di quest’edificio antico, si può assistere a un lavoro che le macchine hanno reso più veloce ma non meno affascinante.
Il loro continuo filare produce un rumore assordante e riempie l’aria di un odore unico e inconfondibile. Il caldo è soffocante tanto da dover togliere la giacca che fuori dal Centro Tessile di Edimburgo è indispensabile per camminare il cuore della capitale scozzese.
Chi vuole provare in prima persona l’esperienza di tessere deve solo pagare il biglietto e farsi fotografare mentre ci si cimenta in questa antico mestiere. Poche sterline per portare via un click e un pezzo di stoffa.
Chi invece vuole comprare quella già pronta e tessuta da mani sapienti ci sono gli altri quattro piani in cui il Centro Tessile di Edimburgo regala negozi colmi di ninnoli e sorprese per ogni tasca.
Dentro si trova davvero qualsiasi oggetto che riguarda la Scozia, soprattutto il superfluo. L’immancabile musica registrata di cornamuse delle Highlands riempie queste antiche pareti di pietra.
Prima di diventare il Centro Tessile di Edimburgo, lo stabile era un bacino idrico e riforniva d'acqua tutta la zona che scorre lungo il Royal Mile e origina la Old Town della capitale.
Oggi questo edificio che penetra nelle viscere della città ha ancora storia da raccontare: quella intrecciata nella memoria dei suoi filati, sepolti sotto una montagna di ninnoli inutili.
ℹ️ Visit Scotland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel Centro Tessile di Edimburgo, i vecchi telai intrecciano storia a memoria: a ogni passaggio, lana spessa dai colori intensi forma il tartan - il tessuto più famoso e caratteristico di Scozia.
Qui, sul Royal Mile, a pochi metri dal castello, scesi i cinque piani di quest’edificio antico, si può assistere a un lavoro che le macchine hanno reso più veloce ma non meno affascinante.
Il loro continuo filare produce un rumore assordante e riempie l’aria di un odore unico e inconfondibile. Il caldo è soffocante tanto da dover togliere la giacca che fuori dal Centro Tessile di Edimburgo è indispensabile per camminare il cuore della capitale scozzese.
Chi vuole provare in prima persona l’esperienza di tessere deve solo pagare il biglietto e farsi fotografare mentre ci si cimenta in questa antico mestiere. Poche sterline per portare via un click e un pezzo di stoffa.
Chi invece vuole comprare quella già pronta e tessuta da mani sapienti ci sono gli altri quattro piani in cui il Centro Tessile di Edimburgo regala negozi colmi di ninnoli e sorprese per ogni tasca.
Dentro si trova davvero qualsiasi oggetto che riguarda la Scozia, soprattutto il superfluo. L’immancabile musica registrata di cornamuse delle Highlands riempie queste antiche pareti di pietra.
Prima di diventare il Centro Tessile di Edimburgo, lo stabile era un bacino idrico e riforniva d'acqua tutta la zona che scorre lungo il Royal Mile e origina la Old Town della capitale.
Oggi questo edificio che penetra nelle viscere della città ha ancora storia da raccontare: quella intrecciata nella memoria dei suoi filati, sepolti sotto una montagna di ninnoli inutili.
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Cattedrale di Vilnius, neoclassico lituano
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Tikehau, atollo sperduto della Polinesia
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Piazza Venceslao, cuore di Praga
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Ludbreg, in Croazia il centro del mondo
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Valle delle 72 cascate, dipinto svizzero
📸 ✍️ Andrea Lessona
Acqua che fende la roccia e screzia l'orizzonte, la valle delle 72 cascate è un lunga galleria d'arte svizzera creata dalla natura: mentre in macchina la attraverso lento, ne ammiro una ad una le opere esposte.
Conosciuta come la vallata di Lauterbrunnen per il paese che apre la porta della zona, questo luogo è il cuore di una delle riserve più grandi dell'Oberland Bernese e del paese elvetico tutto.
Ventaglio di rocce incise da bianche lame trasparenti, la valle delle 72 cascate racchiude in sé distese terrene, pascoli alpini e rifugi di montagna: un quadro dipinto a parole dai più grandi della letteratura mondiale giunti qui per ammirarne l'elegante bellezza.
«L'Anima dell'uomo somiglia all'acqua, dal cielo discende, al cielo risale, di nuovo alla terra deve tornare, in eterna vicenda…» scrisse Goethe dopo aver visto la Staubbach, a Lauterbrunnen. Nella tragedia Manfred, Lord Byron ne paragonò il fragore al galoppo di un cavaliere dell’Apocalisse.
Il nome significa ruscello di polvere per la miriade di gocce che schizzano dalle rocce e, grazie al vento, diventano un turbinio trasparente che dà così vita uno degli spettacoli più affascinanti nella valle delle 72 cascate.
Di una bellezza ancora più sconvolgente, sono le cascate di Trümmelbach: le uniche al mondo nate da un ghiacciaio con accesso sotterraneo. Considerate le più grandi d'Europa del genere, sono collegate grazie a un ascensore, gallerie, tunnel, sentieri e piattaforme.
Solo loro convogliano nelle valle delle 72 cascate l'acqua fusa del ghiacciaio della Jungfrau, con una portata massima di venti mila litri al secondo. Ogni anno erodono più di venti mila tonnellate di detriti.
Mentre ne ammiro il flusso primordiale, ascolto rapito il fragore della loro caduta: assomiglia a un tuono che dilata i sensi e muta la percezione - fragore bianco nel bianco estremo della natura dipinta e viva.
ℹ️ Svizzera Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Acqua che fende la roccia e screzia l'orizzonte, la valle delle 72 cascate è un lunga galleria d'arte svizzera creata dalla natura: mentre in macchina la attraverso lento, ne ammiro una ad una le opere esposte.
Conosciuta come la vallata di Lauterbrunnen per il paese che apre la porta della zona, questo luogo è il cuore di una delle riserve più grandi dell'Oberland Bernese e del paese elvetico tutto.
Ventaglio di rocce incise da bianche lame trasparenti, la valle delle 72 cascate racchiude in sé distese terrene, pascoli alpini e rifugi di montagna: un quadro dipinto a parole dai più grandi della letteratura mondiale giunti qui per ammirarne l'elegante bellezza.
«L'Anima dell'uomo somiglia all'acqua, dal cielo discende, al cielo risale, di nuovo alla terra deve tornare, in eterna vicenda…» scrisse Goethe dopo aver visto la Staubbach, a Lauterbrunnen. Nella tragedia Manfred, Lord Byron ne paragonò il fragore al galoppo di un cavaliere dell’Apocalisse.
Il nome significa ruscello di polvere per la miriade di gocce che schizzano dalle rocce e, grazie al vento, diventano un turbinio trasparente che dà così vita uno degli spettacoli più affascinanti nella valle delle 72 cascate.
Di una bellezza ancora più sconvolgente, sono le cascate di Trümmelbach: le uniche al mondo nate da un ghiacciaio con accesso sotterraneo. Considerate le più grandi d'Europa del genere, sono collegate grazie a un ascensore, gallerie, tunnel, sentieri e piattaforme.
Solo loro convogliano nelle valle delle 72 cascate l'acqua fusa del ghiacciaio della Jungfrau, con una portata massima di venti mila litri al secondo. Ogni anno erodono più di venti mila tonnellate di detriti.
Mentre ne ammiro il flusso primordiale, ascolto rapito il fragore della loro caduta: assomiglia a un tuono che dilata i sensi e muta la percezione - fragore bianco nel bianco estremo della natura dipinta e viva.
ℹ️ Svizzera Turismo
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Municipio di Maribor, rinascimentale sloveno
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il suo profilo rinascimentale veste d'eleganza italiana Glavni trg. È lì, sulla piazza principale della seconda città della Slovenia, che spicca il municipio di Maribor – fiero, con la torre dell'orologio che si alza nel cielo grigio.
Realizzato nel 1515, l'edificio che ho di fronte subì diversi cambiamenti tra il 1563 e il 1565 quando la famiglia Del Allio gli diede questa foggia chiamando a realizzarlo maestri provenienti dall'Italia.
Così il municipio di Maribor (Mariborski Rotovž in sloveno) ha conservato nei secoli la sua facciata a sette assi simmetrica, con avancorpo e loggia minore. Al piano terreno si trova un portale semicircolare.
Ci entro, attraversando il corridoio che porta nell’interno. Qui si apre uno splendido cortile porticato: è collegato da una via riservata ai pedoni con piazza Slomšek. Sopra il portale, un balcone veneziano con tettoia e balaustrata mi riempie gli occhi di bellezza fine.
Il cortile interno del municipio di Maribor ha, sia al piano terra sia al primo piano, un corridoio porticato con volte a crociera e colonnine toscane. Tutto lo spiazzo è finemente selciato.
Gli ambienti interni, che un tempo facevano parte di due case confinanti, sono a volte. Di notevole fattura è anche la sala del consiglio: il soffitto con stucchi realizzati nel 1728 da Antonio Quadrio lascia senza fiato.
Tra il 1952 e il 1954, dopo gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, il municipio di Maribor fu radicalmente ristrutturato grazie al prezioso lavoro degli architetti J. Černigoj e S. Lovše.
Mentre esco di nuovo sulla piazza principale della città, non posso fare a meno di vedere la colonna della peste: quella originale risale al 1743 e fu realizzata da Jožef Straub. Quella che ho davanti, invece, è una coppia. Anch'essa, comunque, testimone di una libertà ritrovata dalla malattia attraverso una grazia ricevuta.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il suo profilo rinascimentale veste d'eleganza italiana Glavni trg. È lì, sulla piazza principale della seconda città della Slovenia, che spicca il municipio di Maribor – fiero, con la torre dell'orologio che si alza nel cielo grigio.
Realizzato nel 1515, l'edificio che ho di fronte subì diversi cambiamenti tra il 1563 e il 1565 quando la famiglia Del Allio gli diede questa foggia chiamando a realizzarlo maestri provenienti dall'Italia.
Così il municipio di Maribor (Mariborski Rotovž in sloveno) ha conservato nei secoli la sua facciata a sette assi simmetrica, con avancorpo e loggia minore. Al piano terreno si trova un portale semicircolare.
Ci entro, attraversando il corridoio che porta nell’interno. Qui si apre uno splendido cortile porticato: è collegato da una via riservata ai pedoni con piazza Slomšek. Sopra il portale, un balcone veneziano con tettoia e balaustrata mi riempie gli occhi di bellezza fine.
Il cortile interno del municipio di Maribor ha, sia al piano terra sia al primo piano, un corridoio porticato con volte a crociera e colonnine toscane. Tutto lo spiazzo è finemente selciato.
Gli ambienti interni, che un tempo facevano parte di due case confinanti, sono a volte. Di notevole fattura è anche la sala del consiglio: il soffitto con stucchi realizzati nel 1728 da Antonio Quadrio lascia senza fiato.
Tra il 1952 e il 1954, dopo gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, il municipio di Maribor fu radicalmente ristrutturato grazie al prezioso lavoro degli architetti J. Černigoj e S. Lovše.
Mentre esco di nuovo sulla piazza principale della città, non posso fare a meno di vedere la colonna della peste: quella originale risale al 1743 e fu realizzata da Jožef Straub. Quella che ho davanti, invece, è una coppia. Anch'essa, comunque, testimone di una libertà ritrovata dalla malattia attraverso una grazia ricevuta.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
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Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo
✍️ Andrea Lessona
Con la sua collezione di oltre seicento pezzi, il Centro nazionale delle Arti di Tokyo è uno dei musei più importanti di arte moderna di tutto il Sol Levante. Si trova nella capitale giapponese, nel distretto di Roppongi.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo venne inaugurato il 21 gennaio 2007 a seguito di un progetto promosso dall'Agenzia per gli affari culturali e l'Istituzione indipendente amministrativa.
Sull'attuale sito, dove oggi si trova il Centro nazionale delle Arti di Tokyo, in passato sorgeva la sede di un centro di ricerca della importante e famosa università della capitale giapponese.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo è stato realizzato dall'architetto Kisho Kurokawa. Si dispone sua una superficie di circa 50 mila metri quadrati, suddivisi in quattro livelli in superficie e uno sotto.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo vanta una collezione ricchissima: oltre 600 opere, che riguardano in particolar modo pitture del XX secolo e di arte moderna.
ℹ️ JNTO
✍️ Andrea Lessona
Con la sua collezione di oltre seicento pezzi, il Centro nazionale delle Arti di Tokyo è uno dei musei più importanti di arte moderna di tutto il Sol Levante. Si trova nella capitale giapponese, nel distretto di Roppongi.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo venne inaugurato il 21 gennaio 2007 a seguito di un progetto promosso dall'Agenzia per gli affari culturali e l'Istituzione indipendente amministrativa.
Sull'attuale sito, dove oggi si trova il Centro nazionale delle Arti di Tokyo, in passato sorgeva la sede di un centro di ricerca della importante e famosa università della capitale giapponese.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo è stato realizzato dall'architetto Kisho Kurokawa. Si dispone sua una superficie di circa 50 mila metri quadrati, suddivisi in quattro livelli in superficie e uno sotto.
Il Centro nazionale delle Arti di Tokyo vanta una collezione ricchissima: oltre 600 opere, che riguardano in particolar modo pitture del XX secolo e di arte moderna.
ℹ️ JNTO
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Hamburgische Staatsoper, l’Opera di Amburgo
✍️ Andrea Lessona
L'Opera di Amburgo è uno dei maggiori teatri operistici della Germania. L'Hamburgische Staatsoper, in lingua teutonica, fu fondata il 2 gennaio 1678, quando l'Opern-Theatrum venne inaugurato con la Singspiel, una rappresentazione biblica di Johann Theile.
L'Opera di Amburgo non era un teatro di Corte ma il primo teatro d'opera pubblico in terra tedesca. A fondarla era stato un gruppo di cittadini locali che facevano parte della Lega anseatica e amavano la musica.
Così, negli anni, l'Opera di Amburgo diventò il luogo più importante per la musica barocca teutonica a discapito dello stile italiano – in gran voga in quel periodo in molte parte del continente.
Altro merito dell'Opera di Amburgo fu l'ingaggio, nel 1703, come violinista e clavicembalista, di Georg Friedrich Händel (Halle, 1685 – Londra, 1759) . Ma solo due anni dopo, nel 1705, andò in scena la sua opera Nero.
Nel1826, invece, fu costruito il primo teatro in pietra per sostituire quello in legno. Venne inaugurato il 18 maggio con l'Egmont di Beethoven. I 2800 posti a sedere trovarono casa dove oggi sorge l'Opera di Amburgo.
Gli anni a venire, soprattutto nel XX secolo, furono forieri di grandi rappresentazioni. Poi la notte del 2 agosto 1943, l'Opera di Amburgo e gli edifici limitrofi furono rasi al suolo dai bombardamenti aerei alleati.
Dopo la II guerra mondiale l'edificio venne ricostruito. Per inaugurare la nuova Opera di Amburgo il 15 ottobre 1955 fu eseguito Il flauto magico di Mozart. Da allora sino ai giorni nostri, il teatro ha voluto dare spazi sempre più importanti a nuovi lavori. Una scelta coraggiosa che ha riscosso grande successo.
✍️ Andrea Lessona
L'Opera di Amburgo è uno dei maggiori teatri operistici della Germania. L'Hamburgische Staatsoper, in lingua teutonica, fu fondata il 2 gennaio 1678, quando l'Opern-Theatrum venne inaugurato con la Singspiel, una rappresentazione biblica di Johann Theile.
L'Opera di Amburgo non era un teatro di Corte ma il primo teatro d'opera pubblico in terra tedesca. A fondarla era stato un gruppo di cittadini locali che facevano parte della Lega anseatica e amavano la musica.
Così, negli anni, l'Opera di Amburgo diventò il luogo più importante per la musica barocca teutonica a discapito dello stile italiano – in gran voga in quel periodo in molte parte del continente.
Altro merito dell'Opera di Amburgo fu l'ingaggio, nel 1703, come violinista e clavicembalista, di Georg Friedrich Händel (Halle, 1685 – Londra, 1759) . Ma solo due anni dopo, nel 1705, andò in scena la sua opera Nero.
Nel1826, invece, fu costruito il primo teatro in pietra per sostituire quello in legno. Venne inaugurato il 18 maggio con l'Egmont di Beethoven. I 2800 posti a sedere trovarono casa dove oggi sorge l'Opera di Amburgo.
Gli anni a venire, soprattutto nel XX secolo, furono forieri di grandi rappresentazioni. Poi la notte del 2 agosto 1943, l'Opera di Amburgo e gli edifici limitrofi furono rasi al suolo dai bombardamenti aerei alleati.
Dopo la II guerra mondiale l'edificio venne ricostruito. Per inaugurare la nuova Opera di Amburgo il 15 ottobre 1955 fu eseguito Il flauto magico di Mozart. Da allora sino ai giorni nostri, il teatro ha voluto dare spazi sempre più importanti a nuovi lavori. Una scelta coraggiosa che ha riscosso grande successo.
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Biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra, meraviglia rococò
📸 ✍️ Andrea Lessona
Inestimabile tesoro del sapere antico che la rende la più importante raccolta monastica del Portogallo, la biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra è un immenso scrigno rococò che custodisce quasi 40 mila libri.
I suoi ottanta metri di lunghezza, nove e mezzo di larghezza e 13 di altezza occupano una parte importante dell'edificio costruito da João V a inizio del 1700 in questa città a 24 chilometri da Lisbona.
Mentre cammino le piastrelle in marmo rosa, grigio e bianco del pavimento, guardo i volumi della biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra sfilare immobili sui due ordini di scaffali.
Alzando gli occhi oltre, lo sguardo diventa stupore nel vedere la volta a botte che sovrasta la sala. Fu l'architetto portoghese Manuel Caetano de Sousa che, su ordine dei canonici regolari di Sant'Agostino, la realizzò nel 1771.
La maggior parte dei volumi nella biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra sono testi stampati, tra cui diversi incunaboli: rappresentano il livello della scienza occidentale dal XIV al XIX secolo. Pochi, invece, i manoscritti. Tra loro ci sono gli spartiti musicali dei più grandi compositori portoghesi.
Per preservare valore e storia dei libri è stata anteposta un'intercapedine di aria fra i muri e gli scaffali. E, anche se sembra strano, nella sala vengono “ospitati” dei pipistrelli affinché mangino gli insetti presenti - il nemico principale, insieme all'umidità, dei volumi.
Arrivato in fondo al lungo corridoio della biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra, dove furono girate alcune scene della miniserie televisiva I viaggi di Gulliver, penso alla fatica di chi, questi tesori di carta, lì ha classificati.
Mentre torno verso l'uscita, mi fermo un attimo lungo il pavimento in marmo. Guardo un'ultima volta la sala: il silenzio avvolge la biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra, e la rende ancora più preziosa.
ℹ️ Visit Portugal
📸 ✍️ Andrea Lessona
Inestimabile tesoro del sapere antico che la rende la più importante raccolta monastica del Portogallo, la biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra è un immenso scrigno rococò che custodisce quasi 40 mila libri.
I suoi ottanta metri di lunghezza, nove e mezzo di larghezza e 13 di altezza occupano una parte importante dell'edificio costruito da João V a inizio del 1700 in questa città a 24 chilometri da Lisbona.
Mentre cammino le piastrelle in marmo rosa, grigio e bianco del pavimento, guardo i volumi della biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra sfilare immobili sui due ordini di scaffali.
Alzando gli occhi oltre, lo sguardo diventa stupore nel vedere la volta a botte che sovrasta la sala. Fu l'architetto portoghese Manuel Caetano de Sousa che, su ordine dei canonici regolari di Sant'Agostino, la realizzò nel 1771.
La maggior parte dei volumi nella biblioteca del Palazzo nazionale di Mafra sono testi stampati, tra cui diversi incunaboli: rappresentano il livello della scienza occidentale dal XIV al XIX secolo. Pochi, invece, i manoscritti. Tra loro ci sono gli spartiti musicali dei più grandi compositori portoghesi.
Per preservare valore e storia dei libri è stata anteposta un'intercapedine di aria fra i muri e gli scaffali. E, anche se sembra strano, nella sala vengono “ospitati” dei pipistrelli affinché mangino gli insetti presenti - il nemico principale, insieme all'umidità, dei volumi.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Valle delle 72 cascate, dipinto svizzero
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