Jan, il castello romantico della Moravia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Seppure sbrecciate, le mura merlate tratteggiano il profilo gotico di Jan - il castello romantico della Moravia.
Edificato sulla riva del fiume Dyje tra il 1807 e il 1810 su un progetto di Joseph Hardtmuth, il maniero è monumento nazionale della Repubblica Ceca e parte del complesso di Lednice-Valtice, patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1996.
Il castello romantico della Moravia porta il nome di Jan Josef I - Principe del Liechtenstein. Fu lui a ridimensionare costi e disegni originali che prevedevano una struttura molto più grande seppur sempre ispirata al gotico inglese.
Il maniero vanta una grande hall con le stanze attigue decorate da dipinti ornamentali a parete. Nella Sala dei Cavalieri al primo piano si tenevano invece grandi banchetti e si cucinavano gli animali uccisi durante la caccia. Nelle quattro torri si trovano invece i salotti.
Oggi, oltre a essere attrattiva immancabile per chi passeggia tra i 2.200 ettari del terreno adiacente, il castello romantico della Moravia ospita tra le sue mura mostre sulla viticoltura e cerimonie di diverse tipo.
ℹ️ Visit Czech Republic
📸 ✍️ Andrea Lessona
Seppure sbrecciate, le mura merlate tratteggiano il profilo gotico di Jan - il castello romantico della Moravia.
Edificato sulla riva del fiume Dyje tra il 1807 e il 1810 su un progetto di Joseph Hardtmuth, il maniero è monumento nazionale della Repubblica Ceca e parte del complesso di Lednice-Valtice, patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1996.
Il castello romantico della Moravia porta il nome di Jan Josef I - Principe del Liechtenstein. Fu lui a ridimensionare costi e disegni originali che prevedevano una struttura molto più grande seppur sempre ispirata al gotico inglese.
Il maniero vanta una grande hall con le stanze attigue decorate da dipinti ornamentali a parete. Nella Sala dei Cavalieri al primo piano si tenevano invece grandi banchetti e si cucinavano gli animali uccisi durante la caccia. Nelle quattro torri si trovano invece i salotti.
Oggi, oltre a essere attrattiva immancabile per chi passeggia tra i 2.200 ettari del terreno adiacente, il castello romantico della Moravia ospita tra le sue mura mostre sulla viticoltura e cerimonie di diverse tipo.
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Grand Theatre di Swansea, arte gallese
✍️ Andrea Lessona
Nell’eleganza antica del Grand Theatre, eventi culturali, artistici e di intrattenimento fanno battere d’emozione il cuore di Swansea - la seconda città del Galles. Il teatro è anche l'unica base in Gran Bretagna del Ballet Russe Swansea, la compagnia di balletto russa.
Inaugurata nel 1897, l’elegante struttura fu disegnata dall'architetto William Hope che seguì le indicazioni dei proprietari Morell e Mouillot anche se poi l’edificio venne realizzato da D. Jenkins.
La prima performance al Grand Theatre di Swansea fu di Adelina Patti - una diva operistica che, a dispetto del nome chiaramente italiano, risiedeva da tempo nella nota località gallese.
Quasi un secolo dopo, e più precisamente nel 1968, il teatro rischiò la chiusura: grazie all'intervento deciso del suo direttore artistico, John Chilvers, che guidò una campagna di sensibilizzazione per salvare la struttura, il teatro non chiuse i battenti.
Infatti la Swansea Corporation affittò l'edificio a maggio dal 1969 per poi comprarlo a titolo definitivo nel 1979. La struttura venne ristrutturata tra il 1983 e il 1987, spendendo una cifra di 6,5 milioni di sterline.
Nel 1999 un altro milione di sterline fu investito per aprire una nuova ala artistica. Oggi il Grand Theatre di Swansea ha un auditorium con a capienza di mille e 14 posti cui vanno aggiunte diverse piccole stanze e studi.
ℹ️ Visit Wales
✍️ Andrea Lessona
Nell’eleganza antica del Grand Theatre, eventi culturali, artistici e di intrattenimento fanno battere d’emozione il cuore di Swansea - la seconda città del Galles. Il teatro è anche l'unica base in Gran Bretagna del Ballet Russe Swansea, la compagnia di balletto russa.
Inaugurata nel 1897, l’elegante struttura fu disegnata dall'architetto William Hope che seguì le indicazioni dei proprietari Morell e Mouillot anche se poi l’edificio venne realizzato da D. Jenkins.
La prima performance al Grand Theatre di Swansea fu di Adelina Patti - una diva operistica che, a dispetto del nome chiaramente italiano, risiedeva da tempo nella nota località gallese.
Quasi un secolo dopo, e più precisamente nel 1968, il teatro rischiò la chiusura: grazie all'intervento deciso del suo direttore artistico, John Chilvers, che guidò una campagna di sensibilizzazione per salvare la struttura, il teatro non chiuse i battenti.
Infatti la Swansea Corporation affittò l'edificio a maggio dal 1969 per poi comprarlo a titolo definitivo nel 1979. La struttura venne ristrutturata tra il 1983 e il 1987, spendendo una cifra di 6,5 milioni di sterline.
Nel 1999 un altro milione di sterline fu investito per aprire una nuova ala artistica. Oggi il Grand Theatre di Swansea ha un auditorium con a capienza di mille e 14 posti cui vanno aggiunte diverse piccole stanze e studi.
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Giardino botanico di Goteborg, verde svedese
✍️ Andrea Lessona
Così bello e grande, addirittura da perdersi, il giardino botanico di Goteborg è una meraviglia di profumi e colori. Ogni anno migliaia di svedesi e non lo visitano per viverne l'emozione e portare a casa un ricordo.
Nato su un progettato del Comune, la sua realizzazione avvenne grazie al contributo importante di generosi donatori. Fu inaugurato nel 1923, in occasione del 300° anniversario della città svedese.
Una delle figure più importanti che hanno contribuito a realizzare il giardino botanico di Goteborg fu lo scienziato ed esploratore Carl Skottsberg, che compì diversi viaggi in tutto il mondo per raccogliere le piante rare da portare qui.
La superficie totale è di 175 ettari: per la maggior parte si tratta di una riserva naturale, tra cui anche un arboreto. L'area coltivata è di circa 40 ettari dove si trovano 16 mila specie diverse.
Il giardino botanico di Goteborg è suddiviso in aree di origine delle piante (America, Europa e Asia). Conserva anche esemplari prezioso: dalle stelle alpine alla flora dell’Himalaya. Persino una pianta carnivora dall’America.
Altri luoghi imperdibili da vedere sono la Valle Rhododendron, la radura giapponese e le serre con circa quattro mila piante diverse, tra cui circa 1.500 orchidee, un appartamento di tufo e il raro albero dell'Isola di Pasqua, Sophora toromiro.
ℹ️ Visit Sweden
✍️ Andrea Lessona
Così bello e grande, addirittura da perdersi, il giardino botanico di Goteborg è una meraviglia di profumi e colori. Ogni anno migliaia di svedesi e non lo visitano per viverne l'emozione e portare a casa un ricordo.
Nato su un progettato del Comune, la sua realizzazione avvenne grazie al contributo importante di generosi donatori. Fu inaugurato nel 1923, in occasione del 300° anniversario della città svedese.
Una delle figure più importanti che hanno contribuito a realizzare il giardino botanico di Goteborg fu lo scienziato ed esploratore Carl Skottsberg, che compì diversi viaggi in tutto il mondo per raccogliere le piante rare da portare qui.
La superficie totale è di 175 ettari: per la maggior parte si tratta di una riserva naturale, tra cui anche un arboreto. L'area coltivata è di circa 40 ettari dove si trovano 16 mila specie diverse.
Il giardino botanico di Goteborg è suddiviso in aree di origine delle piante (America, Europa e Asia). Conserva anche esemplari prezioso: dalle stelle alpine alla flora dell’Himalaya. Persino una pianta carnivora dall’America.
Altri luoghi imperdibili da vedere sono la Valle Rhododendron, la radura giapponese e le serre con circa quattro mila piante diverse, tra cui circa 1.500 orchidee, un appartamento di tufo e il raro albero dell'Isola di Pasqua, Sophora toromiro.
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Port El Kantaoui, la Marina di Sousse
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il Mediterraneo entra a Port El Kantaoui, e riempie di blu la Marina di Sousse. Soffiato dal vento, il mare si increspa in piccole onde che fanno oscillare le barche attraccate nel bacino artificiale.
Intorno all'insenatura, il complesso turistico è una corona bianca di edifici moderni in foggia antica. Si trova a soli dieci chilometri a nord dalla terza cittadina tunisina, ed è stato costruito nel 1979 per rispondere alla forte esigenza turistica della zona.
Tutto qui si anima durante i periodi “caldi” dell'anno quando molti viaggiatori, oltre al clima, possono godere di molte attività sportive compreso il golf. Le 36 buche da campionato PGA approvato fanno di Port El Kantaoui una destinazione popolare per praticare questo sport.
Sospinto dal vento, cammino sulle banchine bianche della Marina di Sousse che costeggiano il porto: gli alberi maestri di molte imbarcazioni ormeggiate si conficcano come aghi nel cielo grigio. Anche loro sono ormeggiate nell'insenatura artificiale insieme agli yacht.
Il bacino offre approdo a 340 barche tra cui spiccano, oltre a quelle di lusso, anche galeoni pirati perfettamente ricostruiti. In alta stagione caricano i turisti e li portano al largo mettendo in scena vere e proprie fiction corsare.
Lungo il mio cammino, negozi di ogni tipo si alternano a ristoranti dal menù prelibato dove mangiare pesce appena pescato. Ad attrarre la mia attenzione è una statua in ferro, proprio davanti a una trattoria.
Più in là, alcune bancarelle vendono dolci tipici della zona nel vento freddo che continua a spirare nel mare. È lui a guidarmi sino a dove finisce l'asfalto e inizia il blu delle onde increspate.
Poco prima, un vecchio carro in legno trattiene tra le sue ante scrostate il ricordo di profumi preparati a venduti alle tante donne che richiedono l'elisir per conquistare l'amato. Io mi accontento di respirare l'odore del Mediterraneo, vero e antico effluvio della Tunisia più vera.
ℹ️ Discover Tunisia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il Mediterraneo entra a Port El Kantaoui, e riempie di blu la Marina di Sousse. Soffiato dal vento, il mare si increspa in piccole onde che fanno oscillare le barche attraccate nel bacino artificiale.
Intorno all'insenatura, il complesso turistico è una corona bianca di edifici moderni in foggia antica. Si trova a soli dieci chilometri a nord dalla terza cittadina tunisina, ed è stato costruito nel 1979 per rispondere alla forte esigenza turistica della zona.
Tutto qui si anima durante i periodi “caldi” dell'anno quando molti viaggiatori, oltre al clima, possono godere di molte attività sportive compreso il golf. Le 36 buche da campionato PGA approvato fanno di Port El Kantaoui una destinazione popolare per praticare questo sport.
Sospinto dal vento, cammino sulle banchine bianche della Marina di Sousse che costeggiano il porto: gli alberi maestri di molte imbarcazioni ormeggiate si conficcano come aghi nel cielo grigio. Anche loro sono ormeggiate nell'insenatura artificiale insieme agli yacht.
Il bacino offre approdo a 340 barche tra cui spiccano, oltre a quelle di lusso, anche galeoni pirati perfettamente ricostruiti. In alta stagione caricano i turisti e li portano al largo mettendo in scena vere e proprie fiction corsare.
Lungo il mio cammino, negozi di ogni tipo si alternano a ristoranti dal menù prelibato dove mangiare pesce appena pescato. Ad attrarre la mia attenzione è una statua in ferro, proprio davanti a una trattoria.
Più in là, alcune bancarelle vendono dolci tipici della zona nel vento freddo che continua a spirare nel mare. È lui a guidarmi sino a dove finisce l'asfalto e inizia il blu delle onde increspate.
Poco prima, un vecchio carro in legno trattiene tra le sue ante scrostate il ricordo di profumi preparati a venduti alle tante donne che richiedono l'elisir per conquistare l'amato. Io mi accontento di respirare l'odore del Mediterraneo, vero e antico effluvio della Tunisia più vera.
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Millet Tour du Rutor Extrême, scialpinismo tra la vette valdostane
✍️ Andrea Lessona
Tra le maestà delle vette valdostane, l’estremo diventa sport e racconta la storia iniziata nel 1933 della gara più tecnica e affascinante dello scialplinismo italiano: la Millet Tour du Rutor Extrême. La 21° edizione di quest’anno sarà anche finale di Coppa Italia FISI e unica tappa italiana 2024 di La Grande Course.
Dal 22 al 24 marzo, tra i 7000 metri di dislivelli tra La Thuile, Valgrisenche e Arvier, le squadre da due elementi per il settore assoluto e individuale per le categorie giovanili con percorsi appositi sfideranno la Natura per vincere se stessi.
Il primo giorno del Millet Tour du Rutor Extrême, la gara inizia da La Thuile con arrivo a Valgrisenche. Una gara di 2400 m di dislivello in salita che almeno in parte ricalca l’itinerario del ’33 con la spettacolare traversata su uno dei ghiacciai più grandi della Valle d’Aosta e delle Alpi.
Il secondo giorno da Valgrisenche e Alpe Vielle si disegna di tante salite, discese, canalini, cambi d’assetto e tratti alpinistici in cresta. La tappa ha un tratto alpinistico della Cresta, sino ai 2963 mslm dell’Alpe Vielle.
Da lì, la discesa nel vallone di San Grato al confine con la Francia per risalire su un pendio incontaminato dritto alla picchiata del traguardo della seconda tappa del Millet Tour du Rutor Extrême. Questa volta i metri di salita sono 2100.
Il terzo giorno, l’ultima tappa della gara inizia e finisce Planaval nel comune di Arvier (1554 mslm), proprio dove il Tour du Rutor moderno è nato. L’itinerario prevede di raggiungere la vetta a 3.422 mslm dopo aver superato gli alpeggi Orfeuille (1982) e Plan-Petet (2282). Il tutto con un dislivello positivo di 2300 metri.
Nell’organizzazione della 21° edizione del Millet Tour du Rutor Extrême, sono coinvolti oltre 150 volonatri – tutti pronti a garantire la massima sicurezza e a mostrare la bellezza estrema di questo territorio unico e maestoso.
ℹ️ 📷 Tour du Rutor
✍️ Andrea Lessona
Tra le maestà delle vette valdostane, l’estremo diventa sport e racconta la storia iniziata nel 1933 della gara più tecnica e affascinante dello scialplinismo italiano: la Millet Tour du Rutor Extrême. La 21° edizione di quest’anno sarà anche finale di Coppa Italia FISI e unica tappa italiana 2024 di La Grande Course.
Dal 22 al 24 marzo, tra i 7000 metri di dislivelli tra La Thuile, Valgrisenche e Arvier, le squadre da due elementi per il settore assoluto e individuale per le categorie giovanili con percorsi appositi sfideranno la Natura per vincere se stessi.
Il primo giorno del Millet Tour du Rutor Extrême, la gara inizia da La Thuile con arrivo a Valgrisenche. Una gara di 2400 m di dislivello in salita che almeno in parte ricalca l’itinerario del ’33 con la spettacolare traversata su uno dei ghiacciai più grandi della Valle d’Aosta e delle Alpi.
Il secondo giorno da Valgrisenche e Alpe Vielle si disegna di tante salite, discese, canalini, cambi d’assetto e tratti alpinistici in cresta. La tappa ha un tratto alpinistico della Cresta, sino ai 2963 mslm dell’Alpe Vielle.
Da lì, la discesa nel vallone di San Grato al confine con la Francia per risalire su un pendio incontaminato dritto alla picchiata del traguardo della seconda tappa del Millet Tour du Rutor Extrême. Questa volta i metri di salita sono 2100.
Il terzo giorno, l’ultima tappa della gara inizia e finisce Planaval nel comune di Arvier (1554 mslm), proprio dove il Tour du Rutor moderno è nato. L’itinerario prevede di raggiungere la vetta a 3.422 mslm dopo aver superato gli alpeggi Orfeuille (1982) e Plan-Petet (2282). Il tutto con un dislivello positivo di 2300 metri.
Nell’organizzazione della 21° edizione del Millet Tour du Rutor Extrême, sono coinvolti oltre 150 volonatri – tutti pronti a garantire la massima sicurezza e a mostrare la bellezza estrema di questo territorio unico e maestoso.
ℹ️ 📷 Tour du Rutor
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Jan, il castello romantico della Moravia
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Grazie e buon viaggio insieme!
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Hofgarten, il parco di Innsbruck
✍️ Andrea Lessona
Nel verde primavera dell'Hofgarten, il cielo è un intreccio d'antichi rami: un tetto profumato attraverso cui i raggi del sole filtrano a terra, e sfiorano l'erba rigogliosa del più bel parco di Innsbruck.
Qui, su questo manto nel centro storico del capoluogo del Tirolo settentrionale, vicino al palazzo imperiale dell'Hofburg, al palazzo dei Congressi e al Teatro statale tirolese, respiro un'aria diversa.
Effervescente ma naturale, contraddistingue questo parco di Innsbruck. Considerato da tutti il polmone verde della città, è un luogo di incontro, di socializzazione ma anche di arte e cultura.
Durante i seicento anni della sua fondazione, l'Hofgarten è cambiato molto: disteso su circa dieci ettari, è stato dapprima zona ripariale, poi giardino rinascimentale, barocco e, da 150 anni, all'inglese.
Qui, in questo parco di Innsbruck, ancora oggi, ci sono alcuni alberi piantati dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria (13 maggio 1717 - 29 novembre 1780). Che tanto amava l'attuale capoluogo del Tirolo settentrionale.
Gestito dall'Österreichische Bundesgärten, il dipartimento subordinato al ministero dell'ambiente, l'Hofgarten è una delle zone più frequentate dalle persone di qui, soprattutto durante la bella stagione.
Il parco di Innsbruck vanta una grande varietà di piante, uno stagno magnifico in cui si specchiano, un parco giochi moderno per i più piccoli, una serra e un famoso ristorante con un giardino rigoglioso.
Al centro dell'Hofgarten, un padiglione costruito nel 1733 ospita diversi eventi – in particolar modo concerti. Ci sono anche due scacchiere sovradimensionate su cui gli appassionati si sfidano in infinite partite di scacchi.
Nei giorni feriali, è possibile vedere le oltre 1700 specie di piante che si trovano nella serra del parco di Innsbruck. Durante l'esposizione di quadri e sculture, sempre nel periodo estivo, il vivaio è aperto anche nei giorni festivi. Un tripudio di colori e di profumi che riflette quello di fuori.
ℹ️ Innsbruck Info
✍️ Andrea Lessona
Nel verde primavera dell'Hofgarten, il cielo è un intreccio d'antichi rami: un tetto profumato attraverso cui i raggi del sole filtrano a terra, e sfiorano l'erba rigogliosa del più bel parco di Innsbruck.
Qui, su questo manto nel centro storico del capoluogo del Tirolo settentrionale, vicino al palazzo imperiale dell'Hofburg, al palazzo dei Congressi e al Teatro statale tirolese, respiro un'aria diversa.
Effervescente ma naturale, contraddistingue questo parco di Innsbruck. Considerato da tutti il polmone verde della città, è un luogo di incontro, di socializzazione ma anche di arte e cultura.
Durante i seicento anni della sua fondazione, l'Hofgarten è cambiato molto: disteso su circa dieci ettari, è stato dapprima zona ripariale, poi giardino rinascimentale, barocco e, da 150 anni, all'inglese.
Qui, in questo parco di Innsbruck, ancora oggi, ci sono alcuni alberi piantati dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria (13 maggio 1717 - 29 novembre 1780). Che tanto amava l'attuale capoluogo del Tirolo settentrionale.
Gestito dall'Österreichische Bundesgärten, il dipartimento subordinato al ministero dell'ambiente, l'Hofgarten è una delle zone più frequentate dalle persone di qui, soprattutto durante la bella stagione.
Il parco di Innsbruck vanta una grande varietà di piante, uno stagno magnifico in cui si specchiano, un parco giochi moderno per i più piccoli, una serra e un famoso ristorante con un giardino rigoglioso.
Al centro dell'Hofgarten, un padiglione costruito nel 1733 ospita diversi eventi – in particolar modo concerti. Ci sono anche due scacchiere sovradimensionate su cui gli appassionati si sfidano in infinite partite di scacchi.
Nei giorni feriali, è possibile vedere le oltre 1700 specie di piante che si trovano nella serra del parco di Innsbruck. Durante l'esposizione di quadri e sculture, sempre nel periodo estivo, il vivaio è aperto anche nei giorni festivi. Un tripudio di colori e di profumi che riflette quello di fuori.
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Castello di Olavinlinna, sentinella della Finlandia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo basso e grigio dei Mille Laghi della Finlandia, le tre torri del castello di Olavinlinna entrano nelle nuvole. Mentre attraverso il ponte che lega la città di Savonlinna alla fortezza medievale, vedo chiaro l’imponenza delle sue mura innalzate nel 1745 su questo sperone di roccia.
Fu realizzato dal danese Erik Axelsson Tott, governatore di Vyborg e delle Province Orientali, per proteggere il confine finnico-svedese da quello russo. A quei tempi, la Finlandia non era uno stato indipendente ma parte dell'Unione di Kalmar con Svezia, Norvegia e Danimarca. Axelsson Tott battezzò il maniero con il nome di un crociato norvegese: Olavinlinna o Olaf, divenuto poi santo patrono di tutti i cavalieri.
Oltre la porta in legno massiccio del castello di Olavinlinna, si apre la grane piazza su cui i soldati si dividevano le incombenze e le bevande: infatti, venivano pagati con cinque litri di birra al giorno e sette la domenica. Oggi, invece, per l'intero mese di Luglio si può assistere al Festival dell'Opera e a Gennaio al Festival del ghiaccio.
Ed è proprio per queste acque, strette in una morsa gelida d'inverno, che il maniero venne edificato qui. Oltre a garantirgli protezione dagli attacchi nemici, era una sentinella attenta per vigilare e controllare la zona.
Con l'annessione della Finlandia alla Russia nel 1809, il castello di Olavinlinna perse la sua “vena” militare e negli anni 50 del XIX secolo divenne una prigione. Poi negli anni 60 due incendi lo danneggiarono gravemente. Solo tra il 1961 e il 1975 fu restaurato così come lo vedo io oggi.
Tornato indietro dal ponte, risalgo la salita verso il centro di Savonlinna: dei suoi 27.253 abitanti incontro solo un giovane in bicicletta. Pattina sul ghiaccio con due ruote, ma non desiste. Poi, prima di ripartire, guardo per l'ultima volta le tre torri del castello di Olavinlinna: da quassù sembrano ancora più dentro le nuvole.
ℹ️ Visit Finland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo basso e grigio dei Mille Laghi della Finlandia, le tre torri del castello di Olavinlinna entrano nelle nuvole. Mentre attraverso il ponte che lega la città di Savonlinna alla fortezza medievale, vedo chiaro l’imponenza delle sue mura innalzate nel 1745 su questo sperone di roccia.
Fu realizzato dal danese Erik Axelsson Tott, governatore di Vyborg e delle Province Orientali, per proteggere il confine finnico-svedese da quello russo. A quei tempi, la Finlandia non era uno stato indipendente ma parte dell'Unione di Kalmar con Svezia, Norvegia e Danimarca. Axelsson Tott battezzò il maniero con il nome di un crociato norvegese: Olavinlinna o Olaf, divenuto poi santo patrono di tutti i cavalieri.
Oltre la porta in legno massiccio del castello di Olavinlinna, si apre la grane piazza su cui i soldati si dividevano le incombenze e le bevande: infatti, venivano pagati con cinque litri di birra al giorno e sette la domenica. Oggi, invece, per l'intero mese di Luglio si può assistere al Festival dell'Opera e a Gennaio al Festival del ghiaccio.
Ed è proprio per queste acque, strette in una morsa gelida d'inverno, che il maniero venne edificato qui. Oltre a garantirgli protezione dagli attacchi nemici, era una sentinella attenta per vigilare e controllare la zona.
Con l'annessione della Finlandia alla Russia nel 1809, il castello di Olavinlinna perse la sua “vena” militare e negli anni 50 del XIX secolo divenne una prigione. Poi negli anni 60 due incendi lo danneggiarono gravemente. Solo tra il 1961 e il 1975 fu restaurato così come lo vedo io oggi.
Tornato indietro dal ponte, risalgo la salita verso il centro di Savonlinna: dei suoi 27.253 abitanti incontro solo un giovane in bicicletta. Pattina sul ghiaccio con due ruote, ma non desiste. Poi, prima di ripartire, guardo per l'ultima volta le tre torri del castello di Olavinlinna: da quassù sembrano ancora più dentro le nuvole.
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Monumento di Dante, la Trento del Vate
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel parco vicino alla stazione, il monumento a Dante è luce viva che attraversa la notte di Trento: scivola sul suo profilo marmo e tratteggia una lunga ombra. Arriva sino alla panchina dove sono seduto, intento a guardarlo.
Uno sguardo che dal basamento sale alla corona d'alloro che cinge il capo al Vate e sfoca nel buio. Oltre, c'è solo il cielo scuro e la gloria che lo accompagna nei secoli per averci dato una lingua comune.
Ed è questo il motivo per cui il monumento a Dante venne realizzato: simbolo dell'italianità in un Trentino che nel 1896 era territorio della Contea del Tirolo, nell'Impero austro-ungarico.
I lavori affidati a Cesare Zocchi (1851-1922) iniziarono il 20 aprile 1893 con la prima posa simbolica con incisa la scritta: “Pietra fondamentale del Monumento dei Tridentini a Dante Alighieri. Mostrò ciò che potea la lingua nostra. XX APR MDCCCXCIII”.
Sfidando le ombre, mi avvicino al monumento a Dante per vederne i particolari. La base, in granito carnicino di Predazzo, ha statue bronzee con risvolti allegorici. Sotto, c'è l'Inferno con Minosse seduto su un drago che guidica i dannati.
Salgo al secondo livello, dove si trova il Purgatorio: lì vedo il Vate con il maestro Virgilio mentre sul loro cammino incontrano le anime travagliate degli espianti: i superbi, gli invidiosi e gli oziosi.
Dove la luce è più vivida, ecco rappresentato il Paradiso sul monumento a Dante: lì si trova Beatrice con le braccia distese, l'ideale. E gli angeli che ricordano la circulata melodia dei Beati.
In cima alla scultura, lui: il Poeta è immortalato mentre avanza. Con la mano sinistra tiene un libro - si pensa la Divina Commedia; il braccio destro è teso verso Nord – forse a indicare le Alpi, il confine geografico dell'Italia. A cui ha dato una lingua comune e da cui gloria ha ricevuto.
ℹ️ Visit Trentino
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel parco vicino alla stazione, il monumento a Dante è luce viva che attraversa la notte di Trento: scivola sul suo profilo marmo e tratteggia una lunga ombra. Arriva sino alla panchina dove sono seduto, intento a guardarlo.
Uno sguardo che dal basamento sale alla corona d'alloro che cinge il capo al Vate e sfoca nel buio. Oltre, c'è solo il cielo scuro e la gloria che lo accompagna nei secoli per averci dato una lingua comune.
Ed è questo il motivo per cui il monumento a Dante venne realizzato: simbolo dell'italianità in un Trentino che nel 1896 era territorio della Contea del Tirolo, nell'Impero austro-ungarico.
I lavori affidati a Cesare Zocchi (1851-1922) iniziarono il 20 aprile 1893 con la prima posa simbolica con incisa la scritta: “Pietra fondamentale del Monumento dei Tridentini a Dante Alighieri. Mostrò ciò che potea la lingua nostra. XX APR MDCCCXCIII”.
Sfidando le ombre, mi avvicino al monumento a Dante per vederne i particolari. La base, in granito carnicino di Predazzo, ha statue bronzee con risvolti allegorici. Sotto, c'è l'Inferno con Minosse seduto su un drago che guidica i dannati.
Salgo al secondo livello, dove si trova il Purgatorio: lì vedo il Vate con il maestro Virgilio mentre sul loro cammino incontrano le anime travagliate degli espianti: i superbi, gli invidiosi e gli oziosi.
Dove la luce è più vivida, ecco rappresentato il Paradiso sul monumento a Dante: lì si trova Beatrice con le braccia distese, l'ideale. E gli angeli che ricordano la circulata melodia dei Beati.
In cima alla scultura, lui: il Poeta è immortalato mentre avanza. Con la mano sinistra tiene un libro - si pensa la Divina Commedia; il braccio destro è teso verso Nord – forse a indicare le Alpi, il confine geografico dell'Italia. A cui ha dato una lingua comune e da cui gloria ha ricevuto.
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Saas Fee, perla delle Alpi
📸 ✍️ Andrea Lessona
Circondato dall'eternità dei ghiacciai, Saas Fee si distende sull'altopiano della valle a cui dà nome. Qui, mani contadine innalzarono le prime case già dal 1300 realizzando quella che sarebbe poi diventata la “Perla delle Alpi”.
Così è conosciuto questo villaggio svizzero dove il cielo è blu e l'aria frizzante per l'assenza di traffico: sin dal 1951, le sue vie strette e curate sono attraversate da gente a piedi o da piccole auto elettriche.
Le macchine tradizionali appartengono al mondo di fuori, e fuori restano da Saas Fee – stipate in un apposito parcheggio alla periferia del paese, proprio dove i pullman gialli finiscono la loro corsa.
Ed è da lì che inizia il viaggio in questo villaggio di oltre 1600 anime, case come baite, hotel per accogliere i turisti d'estate e d'inverno, la chiesa del Sacro Cuore per raccogliersi e un piccolo museo per raccontarsi.
Fede e storia divisi da pochi passi soltanto e uniti lungo il cammino che grazie a un sistema coordinato di funivie e teleferiche porta lassù, sull'eternità dei ghiacciai che circondano Saas Fee.
Il comprensorio sciistico invernale del paese si avvale di 22 impianti di risalita e oltre cento chilometri di piste preparate. Ed è considerato il cuore dell’intera regione sciistica.
Saas Fee dispone della più alta funicolare sotterranea di tutto il mondo: la Metro Alpin sale lassù, sino alla zona sciistica, dove a 3.500, metri si trova anche il più alto ristorante girevole della Terra. E poi c'è il padiglione di ghiaccio per vivere da dentro la sua trasparenza.
A primavera inoltrata, dal villaggio partono 350 chilometri di percorsi con itinerari a tema. Là, sotto la stazione di montagna di Spielboden, appena svegliate dal lungo sonno, si possono incontrare le marmotte.
Gli occhi cisposi e il corpo magro, aspettano impazienti che grandi e piccoli diano loro noccioline e carote per riprendersi dal letargo. E iniziare a respirare l'orizzonte di Saas Fee che qui sembra non finire mai.
ℹ️ Svizzera Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Circondato dall'eternità dei ghiacciai, Saas Fee si distende sull'altopiano della valle a cui dà nome. Qui, mani contadine innalzarono le prime case già dal 1300 realizzando quella che sarebbe poi diventata la “Perla delle Alpi”.
Così è conosciuto questo villaggio svizzero dove il cielo è blu e l'aria frizzante per l'assenza di traffico: sin dal 1951, le sue vie strette e curate sono attraversate da gente a piedi o da piccole auto elettriche.
Le macchine tradizionali appartengono al mondo di fuori, e fuori restano da Saas Fee – stipate in un apposito parcheggio alla periferia del paese, proprio dove i pullman gialli finiscono la loro corsa.
Ed è da lì che inizia il viaggio in questo villaggio di oltre 1600 anime, case come baite, hotel per accogliere i turisti d'estate e d'inverno, la chiesa del Sacro Cuore per raccogliersi e un piccolo museo per raccontarsi.
Fede e storia divisi da pochi passi soltanto e uniti lungo il cammino che grazie a un sistema coordinato di funivie e teleferiche porta lassù, sull'eternità dei ghiacciai che circondano Saas Fee.
Il comprensorio sciistico invernale del paese si avvale di 22 impianti di risalita e oltre cento chilometri di piste preparate. Ed è considerato il cuore dell’intera regione sciistica.
Saas Fee dispone della più alta funicolare sotterranea di tutto il mondo: la Metro Alpin sale lassù, sino alla zona sciistica, dove a 3.500, metri si trova anche il più alto ristorante girevole della Terra. E poi c'è il padiglione di ghiaccio per vivere da dentro la sua trasparenza.
A primavera inoltrata, dal villaggio partono 350 chilometri di percorsi con itinerari a tema. Là, sotto la stazione di montagna di Spielboden, appena svegliate dal lungo sonno, si possono incontrare le marmotte.
Gli occhi cisposi e il corpo magro, aspettano impazienti che grandi e piccoli diano loro noccioline e carote per riprendersi dal letargo. E iniziare a respirare l'orizzonte di Saas Fee che qui sembra non finire mai.
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