Horse Guards Parade, Londra in parata
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'Horse Guards Parade è silenzio vuoto. Mentre lo cammino nel crepuscolo di un pomeriggio inglese, risento l'eco dei cavalli al trotto. Arrivati stamani alle 11, hanno occupato il campo da parata vicino a Whitehall, nel cuore di Londra, per il Cambio della Guardia.
È in quello spazio circoscritto che i Cavalieri di Sua Maestà, tirati a lucido per l'occasione quotidiana, si danno il cambio e si mostrano fieri. Sotto l'elmetto pesante non tradiscono emozione: schierati su due file, una di fronte all'altra, sembrano statue dipinte dal mantello rosso e nero.
Mentre i due comandanti si scambiano gli ordini al centro del campo da parata, loro trattengono i cavalli più bizzosi: quelli che tradirebbero volentieri il protocollo e correrebbero al galoppo attraverso St. James's Park.
La cerimonia dura circa una mezz'ora, molto meno di quella annuale del Trooping the Colour in cui viene celebrato il compleanno del Re o delle a Regina del Regno Unito dal 1748.
La storia di Horse Guards Parade risale ai tempi di Enrico VIII: in quel periodo l'area era occupata dalle Giostre per allietare il sovrano e i suoi ospiti. Lo stesso faceva Elisabetta I per festeggiare il genetliaco.
Così il campo da parata è diventato nei secoli il teatro celebrativo dei sovrani, anche se è stato usato come Quartier Generale del British Army. Il Duca di Wellington, quando era a capo delle forze britanniche, aveva qui la sua sede. Anche l'attuale ufficiale in comando del Distretto di Londra usa lo stesso ufficio e, addirittura, la stessa scrivania.
Nel XX secolo Horse Guards Parade è stato trasformato in parcheggio per le auto degli alti funzionari statali. Almeno sino al 7 febbraio 1991 quando la Provisional Irish Republican Army sferrò un attacco di mortaio contro il 10 di Downing Street. I colpi partirono proprio qui vicino a dove sono ora: nel silenzio vuoto di un pomeriggio inglese.
ℹ️ Visit Britain
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'Horse Guards Parade è silenzio vuoto. Mentre lo cammino nel crepuscolo di un pomeriggio inglese, risento l'eco dei cavalli al trotto. Arrivati stamani alle 11, hanno occupato il campo da parata vicino a Whitehall, nel cuore di Londra, per il Cambio della Guardia.
È in quello spazio circoscritto che i Cavalieri di Sua Maestà, tirati a lucido per l'occasione quotidiana, si danno il cambio e si mostrano fieri. Sotto l'elmetto pesante non tradiscono emozione: schierati su due file, una di fronte all'altra, sembrano statue dipinte dal mantello rosso e nero.
Mentre i due comandanti si scambiano gli ordini al centro del campo da parata, loro trattengono i cavalli più bizzosi: quelli che tradirebbero volentieri il protocollo e correrebbero al galoppo attraverso St. James's Park.
La cerimonia dura circa una mezz'ora, molto meno di quella annuale del Trooping the Colour in cui viene celebrato il compleanno del Re o delle a Regina del Regno Unito dal 1748.
La storia di Horse Guards Parade risale ai tempi di Enrico VIII: in quel periodo l'area era occupata dalle Giostre per allietare il sovrano e i suoi ospiti. Lo stesso faceva Elisabetta I per festeggiare il genetliaco.
Così il campo da parata è diventato nei secoli il teatro celebrativo dei sovrani, anche se è stato usato come Quartier Generale del British Army. Il Duca di Wellington, quando era a capo delle forze britanniche, aveva qui la sua sede. Anche l'attuale ufficiale in comando del Distretto di Londra usa lo stesso ufficio e, addirittura, la stessa scrivania.
Nel XX secolo Horse Guards Parade è stato trasformato in parcheggio per le auto degli alti funzionari statali. Almeno sino al 7 febbraio 1991 quando la Provisional Irish Republican Army sferrò un attacco di mortaio contro il 10 di Downing Street. I colpi partirono proprio qui vicino a dove sono ora: nel silenzio vuoto di un pomeriggio inglese.
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Basilica di Sant'Andrea Apostolo, cuore greco-ortodosso di Patrasso
✍️ Andrea Lessona
L’inusuale stile moderno-neobizantino della basilica di Sant'Andrea Apostolo mi riempe gli occhi. Considerata una delle chiese greco-ortodosse più importanti della Grecia, si trova nel centro della grande piazza di Patrasso, terza città della Nazione ellenica.
La sua costruzione è abbastanza recente: iniziò nel 1908 e terminò nel 1974. L'esterno dell'edificio ecclesiastico, realizzato per ospitare le reliquie di Sant'Andrea, è molto compatto.
Ai lati delle tre facciate e dell'abside si alzano due torri campanarie a pianta quadrata con celle ottagonali. Le tre facciate sono precedute da un portico sorretto da colonne corinzie conun'arcata per ogni porta della chiesa.
L'interno della basilica di Sant'Andrea Apostolo ha spazi dilatati. Il centro dell'edificio è proprio sotto la cupola da dove partono i quattro bracci della chiesa che formano la croce greca.
L'area è illuminata dalle grandi finestre delle facciate e del tamburo della cupola e caratterizzato dal pavimento in marmi intarsiati e dai mosaici sulle volte con scene della vita di Gesù e Maria.
L'abside semicircolare è dominato dal mosaico della Madonna del catino mentre nel sacello di destra si trovano le reliquie di sant'Andrea apostolo. Lì ci sono sia il legno della croce con cui fu martirizzato sia il reliquiario argenteo della testa del Santo.
ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
✍️ Andrea Lessona
L’inusuale stile moderno-neobizantino della basilica di Sant'Andrea Apostolo mi riempe gli occhi. Considerata una delle chiese greco-ortodosse più importanti della Grecia, si trova nel centro della grande piazza di Patrasso, terza città della Nazione ellenica.
La sua costruzione è abbastanza recente: iniziò nel 1908 e terminò nel 1974. L'esterno dell'edificio ecclesiastico, realizzato per ospitare le reliquie di Sant'Andrea, è molto compatto.
Ai lati delle tre facciate e dell'abside si alzano due torri campanarie a pianta quadrata con celle ottagonali. Le tre facciate sono precedute da un portico sorretto da colonne corinzie conun'arcata per ogni porta della chiesa.
L'interno della basilica di Sant'Andrea Apostolo ha spazi dilatati. Il centro dell'edificio è proprio sotto la cupola da dove partono i quattro bracci della chiesa che formano la croce greca.
L'area è illuminata dalle grandi finestre delle facciate e del tamburo della cupola e caratterizzato dal pavimento in marmi intarsiati e dai mosaici sulle volte con scene della vita di Gesù e Maria.
L'abside semicircolare è dominato dal mosaico della Madonna del catino mentre nel sacello di destra si trovano le reliquie di sant'Andrea apostolo. Lì ci sono sia il legno della croce con cui fu martirizzato sia il reliquiario argenteo della testa del Santo.
ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
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Museo Ludwig, Colonia modernista
✍️ Andrea Lessona
Sulla facciata di mattoni bianchi, la luce scivola lungo i filari che dai tetti a shed cadono a terra proprio vicino al Duomo e alla stazione centrale. Fondato nel 1976 dal collezionista e magnate del cioccolato Peter Ludwig, con i suoi otto mila metri quadri, il Museo Ludwig di Colonia è una delle collezioni più importanti di arte moderna e contemporanea della Germania.
Progettato dagli architetti Peter Busmann e Godfrid Haberer, venne inaugurato nel 1986. Gli architetti hanno situato nel sottosuolo quelle parti del complesso che non necessitano di luce naturale. Tra questi, la sala concerti della Filarmonica insieme agli spazi tecnici e ai parcheggi.
Al suo interno, il museo Ludwig vanta la collezione d'arte degli anni 1914-39 dell'avvocato Josef Haubrich, donata alla città il 2 maggio 1946. Appena dopo la II Guerra Mondiale, Haubrich presentò Colonia con la sua raccolta espressionista.
I lavori di Erich Heckel, Karl Schmidt - Rottluff, Ernst Ludwig Kirchner, August Macke, Otto Mueller vennero affiancati da altri che rappresentavano il modernismo classico come Marc Chagall, Otto Dix. E oggi si trovano tutti al museo Ludwig.
Altra parte fondamentale dell'intera esposizione è la Sammlung Ludwig: una collezione d'arte di Picasso, avanguardia russa e pop art americana. Del grande artista spagnolo, il museo Ludwig conserva 900 opere.
Si tratta della terza collezione più grande al mondo dei lavori di Picasso dopo Barcellona e Parigi. Il magnate del cioccolato e la moglie Irene hanno poi lasciato in prestito permanente al museo di Ludwig la loro collezione di avanguardia russa.
Così, la struttura ospita oggi sei cento opere del periodo 1905-1935 di artisti come Kasimir Malevich Ljubov Popova, Natalia Goncharova, Mikhail Larionov e Alexander Rodchenko. In questo modo il museo Ludwig ha la più grande collezione di prime opere d'arte dell'avanguardia russa fuori dalla Russia.
✍️ Andrea Lessona
Sulla facciata di mattoni bianchi, la luce scivola lungo i filari che dai tetti a shed cadono a terra proprio vicino al Duomo e alla stazione centrale. Fondato nel 1976 dal collezionista e magnate del cioccolato Peter Ludwig, con i suoi otto mila metri quadri, il Museo Ludwig di Colonia è una delle collezioni più importanti di arte moderna e contemporanea della Germania.
Progettato dagli architetti Peter Busmann e Godfrid Haberer, venne inaugurato nel 1986. Gli architetti hanno situato nel sottosuolo quelle parti del complesso che non necessitano di luce naturale. Tra questi, la sala concerti della Filarmonica insieme agli spazi tecnici e ai parcheggi.
Al suo interno, il museo Ludwig vanta la collezione d'arte degli anni 1914-39 dell'avvocato Josef Haubrich, donata alla città il 2 maggio 1946. Appena dopo la II Guerra Mondiale, Haubrich presentò Colonia con la sua raccolta espressionista.
I lavori di Erich Heckel, Karl Schmidt - Rottluff, Ernst Ludwig Kirchner, August Macke, Otto Mueller vennero affiancati da altri che rappresentavano il modernismo classico come Marc Chagall, Otto Dix. E oggi si trovano tutti al museo Ludwig.
Altra parte fondamentale dell'intera esposizione è la Sammlung Ludwig: una collezione d'arte di Picasso, avanguardia russa e pop art americana. Del grande artista spagnolo, il museo Ludwig conserva 900 opere.
Si tratta della terza collezione più grande al mondo dei lavori di Picasso dopo Barcellona e Parigi. Il magnate del cioccolato e la moglie Irene hanno poi lasciato in prestito permanente al museo di Ludwig la loro collezione di avanguardia russa.
Così, la struttura ospita oggi sei cento opere del periodo 1905-1935 di artisti come Kasimir Malevich Ljubov Popova, Natalia Goncharova, Mikhail Larionov e Alexander Rodchenko. In questo modo il museo Ludwig ha la più grande collezione di prime opere d'arte dell'avanguardia russa fuori dalla Russia.
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Katherine Gorge, tra le 13 gole australiane
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel Parco Nazionale di Katherine Gorge, dita d'acqua si allungano dense tra le alte pareti d'arenaria: il loro flusso primordiale le incide e forma 13 gole, labirinto di roccia e natura selvaggia in cui scoprire tracce dell’antica e misteriosa cultura aborigena.
Dalla prua della barca le vedo aprirsi davanti a me, sipario rosso fuoco posato sui 180 mila ettari di questa terra che appartiene alla popolazione dei Jawoyn: sono loro, insieme al governo del Territorio del Nord australiano, a gestire la riserva naturale a 350 chilometri dalla città di Darwin.
Katherine Gorge venne dichiarato Parco Nazionale nel 1962. Poi nel 1989 dopo che gli aborigeni ne rientrarono legalmente in possesso lo rinominarono Nitmiluk. Così, oggi, questa terra ha due nomi per raccontare un'unica travolgente selvaggia bellezza.
Per scoprirla si può camminare tra i sentieri erosi dal tempo sin sopra le cime dei canyon, affittare un elicottero per avere una visione d'insieme dall'alto, oppure navigare le 13 gole con una barca. Come sto facendo io.
Mi sono imbarcato da uno dei moli di Katherine: l'unica città del Parco prende nome dal fiume che attraversa la zona. Il ritmo lento mi ha permesso di vedere le sfumature delle pareti rocciose mutare nel mutare del sole.
Gli alberi di piccolo fusto, tipici del Top End, ne hanno attenuato un po' l'intensità. Poi, mentre la barca continuava ad avanzare nelle prima delle 13 gole ho visto alcuni uccelli volare nel cielo blu.
Appartengono alle 150 specie che vivono qui e che, soprattutto nella stagione delle piogge, fendono le cime. In quella secca, invece, se ne vedono pochi. In compenso i canyon di Katherine Gorge sono navigabili: cosa che durante il periodo invernale è impossibile.
Le acque si gonfiano impetuose e l' imbarcazione con passeggeri, la stessa su cui sono io, e ancora meno le canoe possono solcarle. In quel periodo dell'anno solo i coccodrilli d'acqua dolce che qui vivono dall'inizio dei tempi tornano sovrani incontrastati.
Nonostante il forte desiderio, non sono riuscito a vederne nessuno durante il primo tratto. Spero nel secondo: infatti dopo essere disceso dalla barca e aver camminato lungo un marciapiede naturale salgo a bordo di una seconda imbarcazione.
Anch'essa come la prima scivola calma sino a dove le acque si fanno così basse da dover tornare indietro mentre il sole scende piano dietro i canyon. Nuovi passi sulla banchina mi mostrano pareti sfumate di un rosso più vivo.
Alla fine del percorso salgo sulla barca che mi aveva portato a scoprire la prima delle 13 gole di Katherine Gorge. In coperta sono comparsi tavoli imbanditi: preludio della cena servita nei colori del tramonto riflessi sull'acqua.
ℹ️ Northern Territory
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel Parco Nazionale di Katherine Gorge, dita d'acqua si allungano dense tra le alte pareti d'arenaria: il loro flusso primordiale le incide e forma 13 gole, labirinto di roccia e natura selvaggia in cui scoprire tracce dell’antica e misteriosa cultura aborigena.
Dalla prua della barca le vedo aprirsi davanti a me, sipario rosso fuoco posato sui 180 mila ettari di questa terra che appartiene alla popolazione dei Jawoyn: sono loro, insieme al governo del Territorio del Nord australiano, a gestire la riserva naturale a 350 chilometri dalla città di Darwin.
Katherine Gorge venne dichiarato Parco Nazionale nel 1962. Poi nel 1989 dopo che gli aborigeni ne rientrarono legalmente in possesso lo rinominarono Nitmiluk. Così, oggi, questa terra ha due nomi per raccontare un'unica travolgente selvaggia bellezza.
Per scoprirla si può camminare tra i sentieri erosi dal tempo sin sopra le cime dei canyon, affittare un elicottero per avere una visione d'insieme dall'alto, oppure navigare le 13 gole con una barca. Come sto facendo io.
Mi sono imbarcato da uno dei moli di Katherine: l'unica città del Parco prende nome dal fiume che attraversa la zona. Il ritmo lento mi ha permesso di vedere le sfumature delle pareti rocciose mutare nel mutare del sole.
Gli alberi di piccolo fusto, tipici del Top End, ne hanno attenuato un po' l'intensità. Poi, mentre la barca continuava ad avanzare nelle prima delle 13 gole ho visto alcuni uccelli volare nel cielo blu.
Appartengono alle 150 specie che vivono qui e che, soprattutto nella stagione delle piogge, fendono le cime. In quella secca, invece, se ne vedono pochi. In compenso i canyon di Katherine Gorge sono navigabili: cosa che durante il periodo invernale è impossibile.
Le acque si gonfiano impetuose e l' imbarcazione con passeggeri, la stessa su cui sono io, e ancora meno le canoe possono solcarle. In quel periodo dell'anno solo i coccodrilli d'acqua dolce che qui vivono dall'inizio dei tempi tornano sovrani incontrastati.
Nonostante il forte desiderio, non sono riuscito a vederne nessuno durante il primo tratto. Spero nel secondo: infatti dopo essere disceso dalla barca e aver camminato lungo un marciapiede naturale salgo a bordo di una seconda imbarcazione.
Anch'essa come la prima scivola calma sino a dove le acque si fanno così basse da dover tornare indietro mentre il sole scende piano dietro i canyon. Nuovi passi sulla banchina mi mostrano pareti sfumate di un rosso più vivo.
Alla fine del percorso salgo sulla barca che mi aveva portato a scoprire la prima delle 13 gole di Katherine Gorge. In coperta sono comparsi tavoli imbanditi: preludio della cena servita nei colori del tramonto riflessi sull'acqua.
ℹ️ Northern Territory
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Hinamatsuri, la Festa delle bambole in Giappone
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Jan, il castello romantico della Moravia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Seppure sbrecciate, le mura merlate tratteggiano il profilo gotico di Jan - il castello romantico della Moravia.
Edificato sulla riva del fiume Dyje tra il 1807 e il 1810 su un progetto di Joseph Hardtmuth, il maniero è monumento nazionale della Repubblica Ceca e parte del complesso di Lednice-Valtice, patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1996.
Il castello romantico della Moravia porta il nome di Jan Josef I - Principe del Liechtenstein. Fu lui a ridimensionare costi e disegni originali che prevedevano una struttura molto più grande seppur sempre ispirata al gotico inglese.
Il maniero vanta una grande hall con le stanze attigue decorate da dipinti ornamentali a parete. Nella Sala dei Cavalieri al primo piano si tenevano invece grandi banchetti e si cucinavano gli animali uccisi durante la caccia. Nelle quattro torri si trovano invece i salotti.
Oggi, oltre a essere attrattiva immancabile per chi passeggia tra i 2.200 ettari del terreno adiacente, il castello romantico della Moravia ospita tra le sue mura mostre sulla viticoltura e cerimonie di diverse tipo.
ℹ️ Visit Czech Republic
📸 ✍️ Andrea Lessona
Seppure sbrecciate, le mura merlate tratteggiano il profilo gotico di Jan - il castello romantico della Moravia.
Edificato sulla riva del fiume Dyje tra il 1807 e il 1810 su un progetto di Joseph Hardtmuth, il maniero è monumento nazionale della Repubblica Ceca e parte del complesso di Lednice-Valtice, patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1996.
Il castello romantico della Moravia porta il nome di Jan Josef I - Principe del Liechtenstein. Fu lui a ridimensionare costi e disegni originali che prevedevano una struttura molto più grande seppur sempre ispirata al gotico inglese.
Il maniero vanta una grande hall con le stanze attigue decorate da dipinti ornamentali a parete. Nella Sala dei Cavalieri al primo piano si tenevano invece grandi banchetti e si cucinavano gli animali uccisi durante la caccia. Nelle quattro torri si trovano invece i salotti.
Oggi, oltre a essere attrattiva immancabile per chi passeggia tra i 2.200 ettari del terreno adiacente, il castello romantico della Moravia ospita tra le sue mura mostre sulla viticoltura e cerimonie di diverse tipo.
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Grand Theatre di Swansea, arte gallese
✍️ Andrea Lessona
Nell’eleganza antica del Grand Theatre, eventi culturali, artistici e di intrattenimento fanno battere d’emozione il cuore di Swansea - la seconda città del Galles. Il teatro è anche l'unica base in Gran Bretagna del Ballet Russe Swansea, la compagnia di balletto russa.
Inaugurata nel 1897, l’elegante struttura fu disegnata dall'architetto William Hope che seguì le indicazioni dei proprietari Morell e Mouillot anche se poi l’edificio venne realizzato da D. Jenkins.
La prima performance al Grand Theatre di Swansea fu di Adelina Patti - una diva operistica che, a dispetto del nome chiaramente italiano, risiedeva da tempo nella nota località gallese.
Quasi un secolo dopo, e più precisamente nel 1968, il teatro rischiò la chiusura: grazie all'intervento deciso del suo direttore artistico, John Chilvers, che guidò una campagna di sensibilizzazione per salvare la struttura, il teatro non chiuse i battenti.
Infatti la Swansea Corporation affittò l'edificio a maggio dal 1969 per poi comprarlo a titolo definitivo nel 1979. La struttura venne ristrutturata tra il 1983 e il 1987, spendendo una cifra di 6,5 milioni di sterline.
Nel 1999 un altro milione di sterline fu investito per aprire una nuova ala artistica. Oggi il Grand Theatre di Swansea ha un auditorium con a capienza di mille e 14 posti cui vanno aggiunte diverse piccole stanze e studi.
ℹ️ Visit Wales
✍️ Andrea Lessona
Nell’eleganza antica del Grand Theatre, eventi culturali, artistici e di intrattenimento fanno battere d’emozione il cuore di Swansea - la seconda città del Galles. Il teatro è anche l'unica base in Gran Bretagna del Ballet Russe Swansea, la compagnia di balletto russa.
Inaugurata nel 1897, l’elegante struttura fu disegnata dall'architetto William Hope che seguì le indicazioni dei proprietari Morell e Mouillot anche se poi l’edificio venne realizzato da D. Jenkins.
La prima performance al Grand Theatre di Swansea fu di Adelina Patti - una diva operistica che, a dispetto del nome chiaramente italiano, risiedeva da tempo nella nota località gallese.
Quasi un secolo dopo, e più precisamente nel 1968, il teatro rischiò la chiusura: grazie all'intervento deciso del suo direttore artistico, John Chilvers, che guidò una campagna di sensibilizzazione per salvare la struttura, il teatro non chiuse i battenti.
Infatti la Swansea Corporation affittò l'edificio a maggio dal 1969 per poi comprarlo a titolo definitivo nel 1979. La struttura venne ristrutturata tra il 1983 e il 1987, spendendo una cifra di 6,5 milioni di sterline.
Nel 1999 un altro milione di sterline fu investito per aprire una nuova ala artistica. Oggi il Grand Theatre di Swansea ha un auditorium con a capienza di mille e 14 posti cui vanno aggiunte diverse piccole stanze e studi.
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Giardino botanico di Goteborg, verde svedese
✍️ Andrea Lessona
Così bello e grande, addirittura da perdersi, il giardino botanico di Goteborg è una meraviglia di profumi e colori. Ogni anno migliaia di svedesi e non lo visitano per viverne l'emozione e portare a casa un ricordo.
Nato su un progettato del Comune, la sua realizzazione avvenne grazie al contributo importante di generosi donatori. Fu inaugurato nel 1923, in occasione del 300° anniversario della città svedese.
Una delle figure più importanti che hanno contribuito a realizzare il giardino botanico di Goteborg fu lo scienziato ed esploratore Carl Skottsberg, che compì diversi viaggi in tutto il mondo per raccogliere le piante rare da portare qui.
La superficie totale è di 175 ettari: per la maggior parte si tratta di una riserva naturale, tra cui anche un arboreto. L'area coltivata è di circa 40 ettari dove si trovano 16 mila specie diverse.
Il giardino botanico di Goteborg è suddiviso in aree di origine delle piante (America, Europa e Asia). Conserva anche esemplari prezioso: dalle stelle alpine alla flora dell’Himalaya. Persino una pianta carnivora dall’America.
Altri luoghi imperdibili da vedere sono la Valle Rhododendron, la radura giapponese e le serre con circa quattro mila piante diverse, tra cui circa 1.500 orchidee, un appartamento di tufo e il raro albero dell'Isola di Pasqua, Sophora toromiro.
ℹ️ Visit Sweden
✍️ Andrea Lessona
Così bello e grande, addirittura da perdersi, il giardino botanico di Goteborg è una meraviglia di profumi e colori. Ogni anno migliaia di svedesi e non lo visitano per viverne l'emozione e portare a casa un ricordo.
Nato su un progettato del Comune, la sua realizzazione avvenne grazie al contributo importante di generosi donatori. Fu inaugurato nel 1923, in occasione del 300° anniversario della città svedese.
Una delle figure più importanti che hanno contribuito a realizzare il giardino botanico di Goteborg fu lo scienziato ed esploratore Carl Skottsberg, che compì diversi viaggi in tutto il mondo per raccogliere le piante rare da portare qui.
La superficie totale è di 175 ettari: per la maggior parte si tratta di una riserva naturale, tra cui anche un arboreto. L'area coltivata è di circa 40 ettari dove si trovano 16 mila specie diverse.
Il giardino botanico di Goteborg è suddiviso in aree di origine delle piante (America, Europa e Asia). Conserva anche esemplari prezioso: dalle stelle alpine alla flora dell’Himalaya. Persino una pianta carnivora dall’America.
Altri luoghi imperdibili da vedere sono la Valle Rhododendron, la radura giapponese e le serre con circa quattro mila piante diverse, tra cui circa 1.500 orchidee, un appartamento di tufo e il raro albero dell'Isola di Pasqua, Sophora toromiro.
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Port El Kantaoui, la Marina di Sousse
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il Mediterraneo entra a Port El Kantaoui, e riempie di blu la Marina di Sousse. Soffiato dal vento, il mare si increspa in piccole onde che fanno oscillare le barche attraccate nel bacino artificiale.
Intorno all'insenatura, il complesso turistico è una corona bianca di edifici moderni in foggia antica. Si trova a soli dieci chilometri a nord dalla terza cittadina tunisina, ed è stato costruito nel 1979 per rispondere alla forte esigenza turistica della zona.
Tutto qui si anima durante i periodi “caldi” dell'anno quando molti viaggiatori, oltre al clima, possono godere di molte attività sportive compreso il golf. Le 36 buche da campionato PGA approvato fanno di Port El Kantaoui una destinazione popolare per praticare questo sport.
Sospinto dal vento, cammino sulle banchine bianche della Marina di Sousse che costeggiano il porto: gli alberi maestri di molte imbarcazioni ormeggiate si conficcano come aghi nel cielo grigio. Anche loro sono ormeggiate nell'insenatura artificiale insieme agli yacht.
Il bacino offre approdo a 340 barche tra cui spiccano, oltre a quelle di lusso, anche galeoni pirati perfettamente ricostruiti. In alta stagione caricano i turisti e li portano al largo mettendo in scena vere e proprie fiction corsare.
Lungo il mio cammino, negozi di ogni tipo si alternano a ristoranti dal menù prelibato dove mangiare pesce appena pescato. Ad attrarre la mia attenzione è una statua in ferro, proprio davanti a una trattoria.
Più in là, alcune bancarelle vendono dolci tipici della zona nel vento freddo che continua a spirare nel mare. È lui a guidarmi sino a dove finisce l'asfalto e inizia il blu delle onde increspate.
Poco prima, un vecchio carro in legno trattiene tra le sue ante scrostate il ricordo di profumi preparati a venduti alle tante donne che richiedono l'elisir per conquistare l'amato. Io mi accontento di respirare l'odore del Mediterraneo, vero e antico effluvio della Tunisia più vera.
ℹ️ Discover Tunisia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il Mediterraneo entra a Port El Kantaoui, e riempie di blu la Marina di Sousse. Soffiato dal vento, il mare si increspa in piccole onde che fanno oscillare le barche attraccate nel bacino artificiale.
Intorno all'insenatura, il complesso turistico è una corona bianca di edifici moderni in foggia antica. Si trova a soli dieci chilometri a nord dalla terza cittadina tunisina, ed è stato costruito nel 1979 per rispondere alla forte esigenza turistica della zona.
Tutto qui si anima durante i periodi “caldi” dell'anno quando molti viaggiatori, oltre al clima, possono godere di molte attività sportive compreso il golf. Le 36 buche da campionato PGA approvato fanno di Port El Kantaoui una destinazione popolare per praticare questo sport.
Sospinto dal vento, cammino sulle banchine bianche della Marina di Sousse che costeggiano il porto: gli alberi maestri di molte imbarcazioni ormeggiate si conficcano come aghi nel cielo grigio. Anche loro sono ormeggiate nell'insenatura artificiale insieme agli yacht.
Il bacino offre approdo a 340 barche tra cui spiccano, oltre a quelle di lusso, anche galeoni pirati perfettamente ricostruiti. In alta stagione caricano i turisti e li portano al largo mettendo in scena vere e proprie fiction corsare.
Lungo il mio cammino, negozi di ogni tipo si alternano a ristoranti dal menù prelibato dove mangiare pesce appena pescato. Ad attrarre la mia attenzione è una statua in ferro, proprio davanti a una trattoria.
Più in là, alcune bancarelle vendono dolci tipici della zona nel vento freddo che continua a spirare nel mare. È lui a guidarmi sino a dove finisce l'asfalto e inizia il blu delle onde increspate.
Poco prima, un vecchio carro in legno trattiene tra le sue ante scrostate il ricordo di profumi preparati a venduti alle tante donne che richiedono l'elisir per conquistare l'amato. Io mi accontento di respirare l'odore del Mediterraneo, vero e antico effluvio della Tunisia più vera.
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