Castello di Tracoskan, la fortezza della Croazia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla torre del castello di Tracoskan, il mio sguardo si perde nel verde intenso che lo circonda: è qui, nel nord della Croazia oggi provincia di Varazdin, che il maniero è stato costruito e rinnovato nei secoli.
Della fortezza, che faceva parte di un sistema difensivo a protezione della zona, si ha menzione a partire dal 1334 quando era di proprietà dei conti Celje. Ma fu nel XVI secolo che la struttura crebbe in fama e fortuna.
Nel 1569, re Massimiliano II concesse il castello di Tracoskan alla famiglia Draskovic che, tranne dal 1646 al 1651, lo possedette sino al 1944. Poi venne nazionalizzato così come gli 87 ettari di edifici esterni, dei boschi e del laghetto artificiale in cui si specchia.
Da lì, un sentiero sale il promontorio dove si trova il maniero: lo stesso che ho camminato prima per entrare nell'edificio fortificato e ammirarlo. Tra i più belli e meglio conservati della Croazia, è anche struttura museale.
Il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan è iniziato nella sala di caccia arredata con trofei in cui risalta una grande stufa in maiolica. Dopo sono entrato nella biblioteca arredata con mobili in stile neo-rinascimentale che custodiscono oltre 1500 volumi.
Raggiunta la sala dei cavalieri, ho visto due armature brillare al centro della stanza adornata con armi in asta e l'enorme camino in legno. Poi ho superato la sala familiare piena di ritrattati dei Draskovic, quella da pranzo, e il piccolo salotto – l'unico luogo del maniero in cui si poteva fumare.
Dopo ho raggiunto le due sale dove è rappresentata la storia della famiglia e le fotografie che li ritraggono. Continuando il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan ho ammirato la camera da letto con mobili in stile neo-barocco, il soffitto a cassettoni e la stufa in maiolica.
Subito dopo ho visto il camerino dai grandi armadi e la piccola biblioteca che serviva da salotto di lettura. Vicino c'è una cameretta di preghiera con la collezione sacrale della famiglia.
Superata la sala di musica, sono arrivato alla camera di Julijana – ricostruzione della contessa Draskovic, ritenuta la prima pittrice accademica in Croazia. A seguire, ho visto la sala barocca e quella rococò che fanno del castello di Tracoskan un insieme di tanti stili diversi.
Passate quelle delle tappezzerie e dei ritratti ufficiali, ho ammirato la sala classicista e la sala Biedermaier dai sontuosi candelieri. Attraversata poi la sala neo-rinascimentale e la galleria dei quadri, ho ammirato la collezione di armi del maniero e sono entrato nelle vecchie cucine.
Uscito nel cortile al cui centro si trova un pozzo in pietra, ho imboccato le strette scale in legno e, gradino dopo gradino sono arrivato in cima alla torre del castello di Tracoskan da dove il mio sguardo continua a perdersi nel verde intenso che lo circonda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla torre del castello di Tracoskan, il mio sguardo si perde nel verde intenso che lo circonda: è qui, nel nord della Croazia oggi provincia di Varazdin, che il maniero è stato costruito e rinnovato nei secoli.
Della fortezza, che faceva parte di un sistema difensivo a protezione della zona, si ha menzione a partire dal 1334 quando era di proprietà dei conti Celje. Ma fu nel XVI secolo che la struttura crebbe in fama e fortuna.
Nel 1569, re Massimiliano II concesse il castello di Tracoskan alla famiglia Draskovic che, tranne dal 1646 al 1651, lo possedette sino al 1944. Poi venne nazionalizzato così come gli 87 ettari di edifici esterni, dei boschi e del laghetto artificiale in cui si specchia.
Da lì, un sentiero sale il promontorio dove si trova il maniero: lo stesso che ho camminato prima per entrare nell'edificio fortificato e ammirarlo. Tra i più belli e meglio conservati della Croazia, è anche struttura museale.
Il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan è iniziato nella sala di caccia arredata con trofei in cui risalta una grande stufa in maiolica. Dopo sono entrato nella biblioteca arredata con mobili in stile neo-rinascimentale che custodiscono oltre 1500 volumi.
Raggiunta la sala dei cavalieri, ho visto due armature brillare al centro della stanza adornata con armi in asta e l'enorme camino in legno. Poi ho superato la sala familiare piena di ritrattati dei Draskovic, quella da pranzo, e il piccolo salotto – l'unico luogo del maniero in cui si poteva fumare.
Dopo ho raggiunto le due sale dove è rappresentata la storia della famiglia e le fotografie che li ritraggono. Continuando il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan ho ammirato la camera da letto con mobili in stile neo-barocco, il soffitto a cassettoni e la stufa in maiolica.
Subito dopo ho visto il camerino dai grandi armadi e la piccola biblioteca che serviva da salotto di lettura. Vicino c'è una cameretta di preghiera con la collezione sacrale della famiglia.
Superata la sala di musica, sono arrivato alla camera di Julijana – ricostruzione della contessa Draskovic, ritenuta la prima pittrice accademica in Croazia. A seguire, ho visto la sala barocca e quella rococò che fanno del castello di Tracoskan un insieme di tanti stili diversi.
Passate quelle delle tappezzerie e dei ritratti ufficiali, ho ammirato la sala classicista e la sala Biedermaier dai sontuosi candelieri. Attraversata poi la sala neo-rinascimentale e la galleria dei quadri, ho ammirato la collezione di armi del maniero e sono entrato nelle vecchie cucine.
Uscito nel cortile al cui centro si trova un pozzo in pietra, ho imboccato le strette scale in legno e, gradino dopo gradino sono arrivato in cima alla torre del castello di Tracoskan da dove il mio sguardo continua a perdersi nel verde intenso che lo circonda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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Biblioteca universitaria di Utrecht, sapere d’Olanda
📸 ✍️ Andrea Lessona
Parallelepipedo di calcestruzzo e vetro serigrafato, la biblioteca universitaria di Utrecht è scrigno del sapere olandese. Tra i suoi scaffali ultra moderni trovano casa oltre 4,2 milioni di libri.
Luogo che travalica, e di molto, il concetto tradizionale di biblioteca, la struttura si trova alla periferia della città olandese. Progettata da Wiel Arets Architects, arricchisce il prestigio di una delle Università più importanti e famose dei Paesi Bassi.
Contigua all'ateneo, la biblioteca universitaria di Utrecht sorge su un’area di 36.250 metri quadrati, ha mille posti a sedere, un parcheggio da 450 posti, un auditorium, un bar e sei negozi in cui trovano lavoro molti studenti che vivono proprio qui vicino negli alloggi messi loro a disposizione dall'Università.
Vista da fuori, la struttura dà l'apparenza di un luogo squadrato, stretto e chiuso – quasi ripiegato su se stesso. L'interno, invece, è stupore e sorpresa di luce e spazi ampi disegnati per valorizzare le diverse zone, collegate tra loro da scale e ballatoi.
Gli interni della biblioteca universitaria di Utrecht sono caratterizzati dal colore nero per meglio connotare gli elementi volumetrici di cui è composta e da un pavimento, luminoso e lucido che riflettere sia la luce naturale sia artificiale.
In questo modo, tutti i 4,2 milioni di libri sistemati su mensole aperte sono illuminati. I lunghi tavoli bianchi consentono agli studenti di consultare i volumi e di usare gli strumenti elettronici con semplicità.
Altra caratteristica importante della biblioteca universitaria di Utrecht sono le postazioni di lavoro individuali: oltre a essere fornite di ogni confort, sono disposte in modo da avere più facilità di comunicazione con lo studente vicino.
Tutta la struttura è organizzata secondo un principio di multifunzionalità: qui tutto ha un senso e uno scopo. Che solo dall'interno, attraversando l'edificio, si scopre passo dopo passo rimanendone meravigliati.
ℹ️ Holland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Parallelepipedo di calcestruzzo e vetro serigrafato, la biblioteca universitaria di Utrecht è scrigno del sapere olandese. Tra i suoi scaffali ultra moderni trovano casa oltre 4,2 milioni di libri.
Luogo che travalica, e di molto, il concetto tradizionale di biblioteca, la struttura si trova alla periferia della città olandese. Progettata da Wiel Arets Architects, arricchisce il prestigio di una delle Università più importanti e famose dei Paesi Bassi.
Contigua all'ateneo, la biblioteca universitaria di Utrecht sorge su un’area di 36.250 metri quadrati, ha mille posti a sedere, un parcheggio da 450 posti, un auditorium, un bar e sei negozi in cui trovano lavoro molti studenti che vivono proprio qui vicino negli alloggi messi loro a disposizione dall'Università.
Vista da fuori, la struttura dà l'apparenza di un luogo squadrato, stretto e chiuso – quasi ripiegato su se stesso. L'interno, invece, è stupore e sorpresa di luce e spazi ampi disegnati per valorizzare le diverse zone, collegate tra loro da scale e ballatoi.
Gli interni della biblioteca universitaria di Utrecht sono caratterizzati dal colore nero per meglio connotare gli elementi volumetrici di cui è composta e da un pavimento, luminoso e lucido che riflettere sia la luce naturale sia artificiale.
In questo modo, tutti i 4,2 milioni di libri sistemati su mensole aperte sono illuminati. I lunghi tavoli bianchi consentono agli studenti di consultare i volumi e di usare gli strumenti elettronici con semplicità.
Altra caratteristica importante della biblioteca universitaria di Utrecht sono le postazioni di lavoro individuali: oltre a essere fornite di ogni confort, sono disposte in modo da avere più facilità di comunicazione con lo studente vicino.
Tutta la struttura è organizzata secondo un principio di multifunzionalità: qui tutto ha un senso e uno scopo. Che solo dall'interno, attraversando l'edificio, si scopre passo dopo passo rimanendone meravigliati.
ℹ️ Holland
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Annasäule, la Colonna di Sant'Anna a Innsbruck
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla colonna di Sant'Anna, la statua della Vergine Maria guarda finire Innsbruck contro il monte Hafelekar: un affresco di case colorate e gente a passeggio che si rinnova ogni giorno dal 1706.
È in quell'anno, infatti, che il monumento è stato innalzato sulla Maria Theresien Strasse - l'arteria principale della città. A volerla fu l'assemblea degli stati tirolesi per ricordare la sventata invasione dei bavaresi durante la guerra di successione spagnola del 1703.
Progettata in stile corinzio dall'architetto italiano Cristoforo Benedetti, la colonna di Sant'Anna (Annasäule in tedesco) è stata ufficialmente consacrata il 26 luglio – proprio nel giorno della madre di Maria.
Alla base del monumento, si possono ammirare i dettagli perfetti dei cherubini scolpiti ai lati e le scanalature naturali nel marmo rosso. Ma anche le quattro statue di santi, ognuno dei quali è rivolto verso un punto cardinale.
Ci sono San Giorgio, uno dei protettori del Tirolo, San Cassiano, San Virgilio e Sant'Anna da cui la colonna prende nome. In cima alla scultura, a un'altezza di 13 metri, si trova la statua della Vergine Maria.
Il prato intorno alla colonna di Sant'Anna è un punto ideale per fare un pic-nic – uno dei luoghi preferiti dagli abitanti di Innsbruck così come dei tanti turisti che affollano la capitale del Tirolo.
Da questa posizione, mentre si mangia uno snack o si beve una bevanda è possibile vedere brulicare la Maria Theresien Strasse di gente di ogni dove. E sentire parlare tante lingue diverse il cui suono, mischiandosi, ne forma una sola.
ℹ️ Innsbruck Info
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla colonna di Sant'Anna, la statua della Vergine Maria guarda finire Innsbruck contro il monte Hafelekar: un affresco di case colorate e gente a passeggio che si rinnova ogni giorno dal 1706.
È in quell'anno, infatti, che il monumento è stato innalzato sulla Maria Theresien Strasse - l'arteria principale della città. A volerla fu l'assemblea degli stati tirolesi per ricordare la sventata invasione dei bavaresi durante la guerra di successione spagnola del 1703.
Progettata in stile corinzio dall'architetto italiano Cristoforo Benedetti, la colonna di Sant'Anna (Annasäule in tedesco) è stata ufficialmente consacrata il 26 luglio – proprio nel giorno della madre di Maria.
Alla base del monumento, si possono ammirare i dettagli perfetti dei cherubini scolpiti ai lati e le scanalature naturali nel marmo rosso. Ma anche le quattro statue di santi, ognuno dei quali è rivolto verso un punto cardinale.
Ci sono San Giorgio, uno dei protettori del Tirolo, San Cassiano, San Virgilio e Sant'Anna da cui la colonna prende nome. In cima alla scultura, a un'altezza di 13 metri, si trova la statua della Vergine Maria.
Il prato intorno alla colonna di Sant'Anna è un punto ideale per fare un pic-nic – uno dei luoghi preferiti dagli abitanti di Innsbruck così come dei tanti turisti che affollano la capitale del Tirolo.
Da questa posizione, mentre si mangia uno snack o si beve una bevanda è possibile vedere brulicare la Maria Theresien Strasse di gente di ogni dove. E sentire parlare tante lingue diverse il cui suono, mischiandosi, ne forma una sola.
ℹ️ Innsbruck Info
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Wicklow Mountains, le montagne d’Irlanda
✍️ Andrea Lessona
Un saliscendi d'asfalto stretto sfregia le Wicklow Mountains. Guido d'istinto sulla Military Road mentre gli occhi vagano tra le distese brulle del "Giardino d'Irlanda" - una delle zone più affascinanti e impervie dell'Isola.
Profili scoscesi si alternano lungo i venti mila ettari del Parco Nazionale che gli irlandesi chiamano montagne, nonostante la cima più alta non arrivi a mille metri. Un blu intenso seduce l'orizzonte e le cime delle colline, ricoperte di arbusti spinosi, erica e felci.
Spesso mi sono dovuto fermare per far passare le greggi che hanno “casa” tra queste distese in cui i ruscelli gonfiano i loro flutti e si fanno cascate. Forse sono gli stessi che aiutarono a dissetarsi i ribelli irlandesi in fuga dalla repressione normanna prima e da quella inglese poi.
Proseguo il mio viaggio sulla Military Road la strada costruita dai britannici intorno al 1800, e continuo a pensare a questi irriducibili, piegati dalla fame e dal freddo, cercare rifugio in qualche anfratto, magari sul Sally Gap che inerpica lassù.
Secondo una delle tante leggende, San Patrizio morì qui: e in groppa al destriero bianco di Oisín, il poeta guerriero dei Fianna, andò in Cielo. Quello stesso che ora sembra cadere sui 520 metri del passo più alto dell'Isola.
Sotto intuisco il nero del Lough Tay, il lago della famiglia Guinness. Alcuni sostengono che guardandolo dalla loro residenza baciare la riva di sabbia bianca sia nata l'idea di creare una birra scura come le acque dense del bacino.
Riprendo a guidare verso Glendalough, supero i due laghi gemelli e il centro monastico, cuore della Cristianità irlandese, e devio a sud attraversando la Glenmalure Valley. Lì incontro Lugnaquilla.
I 924 metri della cima più alta delle Wicklow Mountains si alzano tra le nubi. Qualcuno segue i sentieri stretti che ne costeggiano il profilo. Io mi fermo alle sue pendici: e ascolto il silenzio reso meno melanconico dal vento che fruscia tra la brughiera.
ℹ️ Turismo Irlandese
✍️ Andrea Lessona
Un saliscendi d'asfalto stretto sfregia le Wicklow Mountains. Guido d'istinto sulla Military Road mentre gli occhi vagano tra le distese brulle del "Giardino d'Irlanda" - una delle zone più affascinanti e impervie dell'Isola.
Profili scoscesi si alternano lungo i venti mila ettari del Parco Nazionale che gli irlandesi chiamano montagne, nonostante la cima più alta non arrivi a mille metri. Un blu intenso seduce l'orizzonte e le cime delle colline, ricoperte di arbusti spinosi, erica e felci.
Spesso mi sono dovuto fermare per far passare le greggi che hanno “casa” tra queste distese in cui i ruscelli gonfiano i loro flutti e si fanno cascate. Forse sono gli stessi che aiutarono a dissetarsi i ribelli irlandesi in fuga dalla repressione normanna prima e da quella inglese poi.
Proseguo il mio viaggio sulla Military Road la strada costruita dai britannici intorno al 1800, e continuo a pensare a questi irriducibili, piegati dalla fame e dal freddo, cercare rifugio in qualche anfratto, magari sul Sally Gap che inerpica lassù.
Secondo una delle tante leggende, San Patrizio morì qui: e in groppa al destriero bianco di Oisín, il poeta guerriero dei Fianna, andò in Cielo. Quello stesso che ora sembra cadere sui 520 metri del passo più alto dell'Isola.
Sotto intuisco il nero del Lough Tay, il lago della famiglia Guinness. Alcuni sostengono che guardandolo dalla loro residenza baciare la riva di sabbia bianca sia nata l'idea di creare una birra scura come le acque dense del bacino.
Riprendo a guidare verso Glendalough, supero i due laghi gemelli e il centro monastico, cuore della Cristianità irlandese, e devio a sud attraversando la Glenmalure Valley. Lì incontro Lugnaquilla.
I 924 metri della cima più alta delle Wicklow Mountains si alzano tra le nubi. Qualcuno segue i sentieri stretti che ne costeggiano il profilo. Io mi fermo alle sue pendici: e ascolto il silenzio reso meno melanconico dal vento che fruscia tra la brughiera.
ℹ️ Turismo Irlandese
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Schlossplatz, la piazza di Stoccarda
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Castello di Tracoskan, la fortezza della Croazia
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Hinamatsuri, la Festa delle bambole in Giappone
✍️ Andrea Lessona
Evento tradizionale dal profondo significato, la festa delle bambole si celebra ogni anno in Giappone a partire dal 3 di Marzo. Durante l'Hinamatsuri, si realizzano pupazzi chiamati hina-ningyo e si prega perché le ragazze possano crescere sane.
In questo periodo, vengono preparate particolari piattaforme a sette gradini, dette hina dan, che poi vengono coperte da un telo rosso con una striscia arcobaleno in fondo nota come hi-mōsen.
Sopra vengono appoggiate bamboline ornamentali che rappresentano l'imperatore, l'imperatrice, gli attendenti e i musicisti della corte imperiale con vestiti di corte del periodo Heian.
Durante la festa delle bambole dell'Hinamatsuri, i familiari pregano perché le loro figlie possano avere bellezza e salute. L'antica credenza vuole infatti che le bambine possano passare la loro sfortuna ai pupazzi.
L'evento affonda le sue radici alla metà del VII secolo, nel periodo Heian: secondo il pensiero del tempo, le bamboline potevano contenere gli spiriti malvagi e le malattie corporali.
Durante il cerimoniale dell'hina-nagashi, i fantocci di paglia venivano posati lungo i fiumi per portare via con sé la negatività. Siccome in passato le bamboline finivano nelle reti dei pescatori, ora vengono recuperate e poi bruciate nei templi.
La festa delle bambole dell'Hinamatsuri è anche una iniziativa in onore della primavera: si inizia a preparare l'evento proprio nel primo giorno della nuova stagione: il Risshun, 4 febbraio, per poi proseguire con il 3 di marzo.
Nel corso delle celebrazioni vengono preparate pietanze tradizionali: hishimochi, tortine di riso a forma di diamante in tre differenti colori; hina-arare, crackers dolci di riso.
E poi ancora: ama-zake, una bevanda di riso dolce fermentato; hamaguri no osuimono, un'ottima zuppa di vongole, e anche chirashi-zushi, il riso sushi dalle differenti e deliziose farciture.
ℹ️ JNTO
✍️ Andrea Lessona
Evento tradizionale dal profondo significato, la festa delle bambole si celebra ogni anno in Giappone a partire dal 3 di Marzo. Durante l'Hinamatsuri, si realizzano pupazzi chiamati hina-ningyo e si prega perché le ragazze possano crescere sane.
In questo periodo, vengono preparate particolari piattaforme a sette gradini, dette hina dan, che poi vengono coperte da un telo rosso con una striscia arcobaleno in fondo nota come hi-mōsen.
Sopra vengono appoggiate bamboline ornamentali che rappresentano l'imperatore, l'imperatrice, gli attendenti e i musicisti della corte imperiale con vestiti di corte del periodo Heian.
Durante la festa delle bambole dell'Hinamatsuri, i familiari pregano perché le loro figlie possano avere bellezza e salute. L'antica credenza vuole infatti che le bambine possano passare la loro sfortuna ai pupazzi.
L'evento affonda le sue radici alla metà del VII secolo, nel periodo Heian: secondo il pensiero del tempo, le bamboline potevano contenere gli spiriti malvagi e le malattie corporali.
Durante il cerimoniale dell'hina-nagashi, i fantocci di paglia venivano posati lungo i fiumi per portare via con sé la negatività. Siccome in passato le bamboline finivano nelle reti dei pescatori, ora vengono recuperate e poi bruciate nei templi.
La festa delle bambole dell'Hinamatsuri è anche una iniziativa in onore della primavera: si inizia a preparare l'evento proprio nel primo giorno della nuova stagione: il Risshun, 4 febbraio, per poi proseguire con il 3 di marzo.
Nel corso delle celebrazioni vengono preparate pietanze tradizionali: hishimochi, tortine di riso a forma di diamante in tre differenti colori; hina-arare, crackers dolci di riso.
E poi ancora: ama-zake, una bevanda di riso dolce fermentato; hamaguri no osuimono, un'ottima zuppa di vongole, e anche chirashi-zushi, il riso sushi dalle differenti e deliziose farciture.
ℹ️ JNTO
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Horse Guards Parade, Londra in parata
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'Horse Guards Parade è silenzio vuoto. Mentre lo cammino nel crepuscolo di un pomeriggio inglese, risento l'eco dei cavalli al trotto. Arrivati stamani alle 11, hanno occupato il campo da parata vicino a Whitehall, nel cuore di Londra, per il Cambio della Guardia.
È in quello spazio circoscritto che i Cavalieri di Sua Maestà, tirati a lucido per l'occasione quotidiana, si danno il cambio e si mostrano fieri. Sotto l'elmetto pesante non tradiscono emozione: schierati su due file, una di fronte all'altra, sembrano statue dipinte dal mantello rosso e nero.
Mentre i due comandanti si scambiano gli ordini al centro del campo da parata, loro trattengono i cavalli più bizzosi: quelli che tradirebbero volentieri il protocollo e correrebbero al galoppo attraverso St. James's Park.
La cerimonia dura circa una mezz'ora, molto meno di quella annuale del Trooping the Colour in cui viene celebrato il compleanno del Re o delle a Regina del Regno Unito dal 1748.
La storia di Horse Guards Parade risale ai tempi di Enrico VIII: in quel periodo l'area era occupata dalle Giostre per allietare il sovrano e i suoi ospiti. Lo stesso faceva Elisabetta I per festeggiare il genetliaco.
Così il campo da parata è diventato nei secoli il teatro celebrativo dei sovrani, anche se è stato usato come Quartier Generale del British Army. Il Duca di Wellington, quando era a capo delle forze britanniche, aveva qui la sua sede. Anche l'attuale ufficiale in comando del Distretto di Londra usa lo stesso ufficio e, addirittura, la stessa scrivania.
Nel XX secolo Horse Guards Parade è stato trasformato in parcheggio per le auto degli alti funzionari statali. Almeno sino al 7 febbraio 1991 quando la Provisional Irish Republican Army sferrò un attacco di mortaio contro il 10 di Downing Street. I colpi partirono proprio qui vicino a dove sono ora: nel silenzio vuoto di un pomeriggio inglese.
ℹ️ Visit Britain
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'Horse Guards Parade è silenzio vuoto. Mentre lo cammino nel crepuscolo di un pomeriggio inglese, risento l'eco dei cavalli al trotto. Arrivati stamani alle 11, hanno occupato il campo da parata vicino a Whitehall, nel cuore di Londra, per il Cambio della Guardia.
È in quello spazio circoscritto che i Cavalieri di Sua Maestà, tirati a lucido per l'occasione quotidiana, si danno il cambio e si mostrano fieri. Sotto l'elmetto pesante non tradiscono emozione: schierati su due file, una di fronte all'altra, sembrano statue dipinte dal mantello rosso e nero.
Mentre i due comandanti si scambiano gli ordini al centro del campo da parata, loro trattengono i cavalli più bizzosi: quelli che tradirebbero volentieri il protocollo e correrebbero al galoppo attraverso St. James's Park.
La cerimonia dura circa una mezz'ora, molto meno di quella annuale del Trooping the Colour in cui viene celebrato il compleanno del Re o delle a Regina del Regno Unito dal 1748.
La storia di Horse Guards Parade risale ai tempi di Enrico VIII: in quel periodo l'area era occupata dalle Giostre per allietare il sovrano e i suoi ospiti. Lo stesso faceva Elisabetta I per festeggiare il genetliaco.
Così il campo da parata è diventato nei secoli il teatro celebrativo dei sovrani, anche se è stato usato come Quartier Generale del British Army. Il Duca di Wellington, quando era a capo delle forze britanniche, aveva qui la sua sede. Anche l'attuale ufficiale in comando del Distretto di Londra usa lo stesso ufficio e, addirittura, la stessa scrivania.
Nel XX secolo Horse Guards Parade è stato trasformato in parcheggio per le auto degli alti funzionari statali. Almeno sino al 7 febbraio 1991 quando la Provisional Irish Republican Army sferrò un attacco di mortaio contro il 10 di Downing Street. I colpi partirono proprio qui vicino a dove sono ora: nel silenzio vuoto di un pomeriggio inglese.
ℹ️ Visit Britain
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