Safari all'aquila in Norvegia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo opaco delle Lofoten, ali spiegate volteggiano sospese dal vento. In bilico sulla rib boat, le guardo volare leggere sino a quando si calano in picchiata per prendere il pesce gettato dalla barca: è il momento più emozionante del safari all'aquila in Norvegia.
Momento atteso per anni, regalo sognato da quando sono arrivato a Svolvær - la città più antica del Circolo polare artico. E ho immaginato di vedere questi animali nell'obiettivo della mia macchina fotografica.
Me lo aveva promesso stamane, il capitano: mentre nella sede della sua compagnia, mi vestivo di giallo e blu con la tuta pesante per vincere il freddo del Nord, mi ha spiegato che avrebbe fatto l'impossibile per rendere unico il mio safari all'aquila in Norvegia.
Così, imbottito e impedito nei movimenti, ho atteso sulla banchina di Svolvær che lui preparasse la rib boat. E la spingesse là, tra i fiordi davanti le Lofoten che proteggono queste terre emerse nel profondo Nord dell'Europa.
È lì che vivono gli occhi rapaci di animali maestosi, sentinelle perfette che vedono avvicinarsi il canotto grigio ancor prima che il motore emetta il suo suono graffiato mentre sfregia le acque grigie.
Mezz'ora o poco più di traversata dal molo di Svolvær a casa loro, in cui l'emozione di vivere un safari all'aquila in Norvegia è cresciuta a ogni battito - ritmo incerto di un desiderio bambino.
Armato di una pazienza insospettabile, ho atteso che il capitano mettesse l'imbarcazione al riparo della corrente, quasi contro le rocce. E che dal frigorifero portatile estraesse il pesce pescato e tagliato stamattina prima di partire.
Poi, con un fischio simile a un richiamo, lo ha gettato in acqua. Da dietro i fiordi una coppia rapace si è alzata in volo e, lasciandosi trasportare dal vento, ha iniziato a volteggiare sospesa.
Al secondo pesce gettato, si è buttata avida in picchiata: e in un momento unico ho vissuto l'emozione più intensa del safari all'aquila in Norvegia.
ℹ️ Visit Norway
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo opaco delle Lofoten, ali spiegate volteggiano sospese dal vento. In bilico sulla rib boat, le guardo volare leggere sino a quando si calano in picchiata per prendere il pesce gettato dalla barca: è il momento più emozionante del safari all'aquila in Norvegia.
Momento atteso per anni, regalo sognato da quando sono arrivato a Svolvær - la città più antica del Circolo polare artico. E ho immaginato di vedere questi animali nell'obiettivo della mia macchina fotografica.
Me lo aveva promesso stamane, il capitano: mentre nella sede della sua compagnia, mi vestivo di giallo e blu con la tuta pesante per vincere il freddo del Nord, mi ha spiegato che avrebbe fatto l'impossibile per rendere unico il mio safari all'aquila in Norvegia.
Così, imbottito e impedito nei movimenti, ho atteso sulla banchina di Svolvær che lui preparasse la rib boat. E la spingesse là, tra i fiordi davanti le Lofoten che proteggono queste terre emerse nel profondo Nord dell'Europa.
È lì che vivono gli occhi rapaci di animali maestosi, sentinelle perfette che vedono avvicinarsi il canotto grigio ancor prima che il motore emetta il suo suono graffiato mentre sfregia le acque grigie.
Mezz'ora o poco più di traversata dal molo di Svolvær a casa loro, in cui l'emozione di vivere un safari all'aquila in Norvegia è cresciuta a ogni battito - ritmo incerto di un desiderio bambino.
Armato di una pazienza insospettabile, ho atteso che il capitano mettesse l'imbarcazione al riparo della corrente, quasi contro le rocce. E che dal frigorifero portatile estraesse il pesce pescato e tagliato stamattina prima di partire.
Poi, con un fischio simile a un richiamo, lo ha gettato in acqua. Da dietro i fiordi una coppia rapace si è alzata in volo e, lasciandosi trasportare dal vento, ha iniziato a volteggiare sospesa.
Al secondo pesce gettato, si è buttata avida in picchiata: e in un momento unico ho vissuto l'emozione più intensa del safari all'aquila in Norvegia.
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Praia do Guincho, la spiaggia del surf portoghese
📸 ✍️ Andrea Lessona
Avvolta di nebbia e onde bianche, la Praia do Guincho sfoca all'orizzonte. Quadro astratto di una delle più belle spiagge del Portogallo, questo lembo di terra sulla strada costiera da Cascais è mondo a sé.
Lungo il suo miglio di sabbia densa, il vento soffia di un'energia selvaggia. Sembra spingerti via, contro le rocce: vuole spazi vuoti su cui vagare e levigare millennio dopo millennio la zona nel distretto di Lisbona.
Ecco perché è molto difficile, se non impossibile, potersi sdraiare a prendere il sole sulla Praia do Guincho. Questa spiaggia non sopporta ombrelloni, palette e secchielli e l'odore dolciastro delle creme abbronzanti.
Mentre la si cammina attraversandone distanza e tempo antico si respira solo iodio. Lo stesso che riempie i polmoni dei surfisti. Arrivano qui da tutta Europa per cimentarsi con le enormi onde bianche dell'Atlantico: le sognano, le cavalcano, non sempre le domano.
Negli Anni Novanta, la Praia do Guincho fu uno dei luoghi in cui si disputarono le gare della coppa del mondi di windsurf. Nell'ultimo periodo, invece, è teatro naturale per molti eventi sportivi: tra cui i campionati nazionali portoghesi di surf e BodyBoarding.
Se ne parla spesso e volentieri nei bar lungo la spiaggia, nel campeggio vicino di Orbitur Point, nelle scuole che insegnano a “trovare l'onda”. Così come qualcuno ricorda ancora alcune riprese fatte qui del film Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà.
Si tratta della sesta pellicola della serie di James Bond. Diretto da Peter R. Hunt e interpretato da George Lazenby, Diana Rigg, Telly Savalas e Gabriele Ferzetti, fu il primo senza Sean Connery.
Mostrata nelle sequenze prima dei titoli, Praia do Guincho diventò famosa a livello mondiale. Se oggi tutti o quasi la conoscono, in pochi sfidano la nebbia e le onde bianche in cui è avvolta – quadro astratto di un mondo a sé.
ℹ️ Visit Portugal
📸 ✍️ Andrea Lessona
Avvolta di nebbia e onde bianche, la Praia do Guincho sfoca all'orizzonte. Quadro astratto di una delle più belle spiagge del Portogallo, questo lembo di terra sulla strada costiera da Cascais è mondo a sé.
Lungo il suo miglio di sabbia densa, il vento soffia di un'energia selvaggia. Sembra spingerti via, contro le rocce: vuole spazi vuoti su cui vagare e levigare millennio dopo millennio la zona nel distretto di Lisbona.
Ecco perché è molto difficile, se non impossibile, potersi sdraiare a prendere il sole sulla Praia do Guincho. Questa spiaggia non sopporta ombrelloni, palette e secchielli e l'odore dolciastro delle creme abbronzanti.
Mentre la si cammina attraversandone distanza e tempo antico si respira solo iodio. Lo stesso che riempie i polmoni dei surfisti. Arrivano qui da tutta Europa per cimentarsi con le enormi onde bianche dell'Atlantico: le sognano, le cavalcano, non sempre le domano.
Negli Anni Novanta, la Praia do Guincho fu uno dei luoghi in cui si disputarono le gare della coppa del mondi di windsurf. Nell'ultimo periodo, invece, è teatro naturale per molti eventi sportivi: tra cui i campionati nazionali portoghesi di surf e BodyBoarding.
Se ne parla spesso e volentieri nei bar lungo la spiaggia, nel campeggio vicino di Orbitur Point, nelle scuole che insegnano a “trovare l'onda”. Così come qualcuno ricorda ancora alcune riprese fatte qui del film Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà.
Si tratta della sesta pellicola della serie di James Bond. Diretto da Peter R. Hunt e interpretato da George Lazenby, Diana Rigg, Telly Savalas e Gabriele Ferzetti, fu il primo senza Sean Connery.
Mostrata nelle sequenze prima dei titoli, Praia do Guincho diventò famosa a livello mondiale. Se oggi tutti o quasi la conoscono, in pochi sfidano la nebbia e le onde bianche in cui è avvolta – quadro astratto di un mondo a sé.
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Inveraray, Scozia georgiana
✍️ Andrea Lessona
Nelle acque dense del Loch Fyne, le case di Inveraray si riflettono tremule. Intonacate di calce bianca, con le finestre a due battenti neri, caratterizzano lo stile georgiano di questa cittadina scozzese di quattrocento persone - capoluogo della regione storica dell’Argyll.
Fu il terzo duca dell'omonimo casato a farla costruire qui, sulle sponde dell'insenatura del lago: era il 1745, quando il capo del glorioso clan dei Campbell decise di radere al suolo il vecchio villaggio di pescatori.
Al suo posto, fece nascere un nuovo centro che controllava dal castello neogotico di Inveraray. Dal XVIII secolo, il tempo ha mutato il bianco delle sue case, appesantendolo. Ne seguo il profilo un po' scrostato che dà su Front Street, la via che corre parallela al molo.
Qui si trova la Inveraray Cross: decorata con alcune sculture, risale al XV secolo. Proseguendo, arrivo vicino all'Artic Pinguin: dove si trova la goletta a tre alberi, costruita a Dublino nel 1911.
Continuando sul molo, una perpendicolare di Front Street porta sulla Main Street. Lì si trova la vecchia prigione della città. Costruita nel 1813, è oggi un museo.
Nell'edificio di Inveraray, il tribunale in stile georgiano e le celle sono dimostrazione ricostruita di un tempo lontano. Nella sala a semicerchio delle udienze, si celebrano finti processi contro poveri cittadini inermi.
Uscito, imbocco The Avenue e arrivo alla All Saint's Church: la chiesa ha un campanile su cui è possibile salire e da dove, nei giorni di sole, si gode una vista magnifica di tutto il lago di fronte.
La struttura è stata realizzata dal X duca di Argyll per i familiari caduti durante la Prima Guerra mondiale. All'interno si trova un carillon di dieci campane, il secondo più pesante al mondo.
Per sentire tutte le sequenze musicali delle varie combinazioni, servono circa quattro ore. Troppo per perdere il tramonto che ravviva le case di Inveraray mentre si riflettono tremule nelle acque dense del Loch Fyne.
ℹ️ Visit Scotland
✍️ Andrea Lessona
Nelle acque dense del Loch Fyne, le case di Inveraray si riflettono tremule. Intonacate di calce bianca, con le finestre a due battenti neri, caratterizzano lo stile georgiano di questa cittadina scozzese di quattrocento persone - capoluogo della regione storica dell’Argyll.
Fu il terzo duca dell'omonimo casato a farla costruire qui, sulle sponde dell'insenatura del lago: era il 1745, quando il capo del glorioso clan dei Campbell decise di radere al suolo il vecchio villaggio di pescatori.
Al suo posto, fece nascere un nuovo centro che controllava dal castello neogotico di Inveraray. Dal XVIII secolo, il tempo ha mutato il bianco delle sue case, appesantendolo. Ne seguo il profilo un po' scrostato che dà su Front Street, la via che corre parallela al molo.
Qui si trova la Inveraray Cross: decorata con alcune sculture, risale al XV secolo. Proseguendo, arrivo vicino all'Artic Pinguin: dove si trova la goletta a tre alberi, costruita a Dublino nel 1911.
Continuando sul molo, una perpendicolare di Front Street porta sulla Main Street. Lì si trova la vecchia prigione della città. Costruita nel 1813, è oggi un museo.
Nell'edificio di Inveraray, il tribunale in stile georgiano e le celle sono dimostrazione ricostruita di un tempo lontano. Nella sala a semicerchio delle udienze, si celebrano finti processi contro poveri cittadini inermi.
Uscito, imbocco The Avenue e arrivo alla All Saint's Church: la chiesa ha un campanile su cui è possibile salire e da dove, nei giorni di sole, si gode una vista magnifica di tutto il lago di fronte.
La struttura è stata realizzata dal X duca di Argyll per i familiari caduti durante la Prima Guerra mondiale. All'interno si trova un carillon di dieci campane, il secondo più pesante al mondo.
Per sentire tutte le sequenze musicali delle varie combinazioni, servono circa quattro ore. Troppo per perdere il tramonto che ravviva le case di Inveraray mentre si riflettono tremule nelle acque dense del Loch Fyne.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Cattedrale di Losanna, gotico svizzero
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Demolition derby, gare d'auto americane
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Schlossplatz, la piazza di Stoccarda
✍️ Andrea Lessona
Sulla Schlossplatz, l'ombra della colonna del Giubileo si muove ogni ora. Come una lancetta dell'orologio, indica una delle tante attrattive che cingono la piazza di Stoccarda.
Un tempo parte dei Giardini di piacere dei Duchi del Württemberg, dal 1746 l'area venne usata come piazza d’armi per esercitazioni e parate. Poi, verso la metà del XIX secolo, diventò un giardino barocco aperto alla gente.
Oggi, la piazza di Stoccarda è il cuore della capitale del Baden-Württemberg: punto di incontro, di socializzazione, e di eventi. Un unicum imperdibile per gli abitanti così come per i visitatori su cui si affacciano il castello Nuovo e quello Vecchio.
Il più recente realizzato tra il 1746 e il 1807 ha influssi architettonici misti: barocchi, neoclassici, rococò e stile impero. Sino alla metà del XIX secolo, vi abitarono i re del Württemberg. Oggi, invece, è sede di due ministeri del Land Baden-Württemberg e vanta alcune sale di rappresentanza importanti.
Il vicino castello Vecchio, un tempo residenza dei Conti e Duchi locali, è diventato la sede del museo Storico del Land Württemberg. Nella sua corte interna, ogni anno, si svolgono le cerimonie d’inaugurazione della sagra del vino e del mercatino di Natale.
Sulla piazza di Stoccarda spicca poi il Kunstmuseum: un cubo di vetro alto 27 metri che si illumina la notte, rivelando i dettagli dell'altro cubo di marmo all'interno. Questo museo ha una collezione di quindici mila opere dal XVII secolo in poi, e contemporanee.
Sull’angolo di fronte la Schlossplatz c'è il Kunstgebäude: inconfondibile, grazie al tetto a cupola sormontato da un cervo dorato, viene usato per le mostre d’arte contemporanea organizzate dal Württembergische Kunstverein.
Tra questo edificio e il castello Nuovo si trovano i giardini del maniero dove spicca il Teatro dell’Opera e la sede del Parlamento del Land: uguale su tutti i lati e trasparente, è simbolo di essenzialità e nuovo gioiello della piazza di Stoccarda.
✍️ Andrea Lessona
Sulla Schlossplatz, l'ombra della colonna del Giubileo si muove ogni ora. Come una lancetta dell'orologio, indica una delle tante attrattive che cingono la piazza di Stoccarda.
Un tempo parte dei Giardini di piacere dei Duchi del Württemberg, dal 1746 l'area venne usata come piazza d’armi per esercitazioni e parate. Poi, verso la metà del XIX secolo, diventò un giardino barocco aperto alla gente.
Oggi, la piazza di Stoccarda è il cuore della capitale del Baden-Württemberg: punto di incontro, di socializzazione, e di eventi. Un unicum imperdibile per gli abitanti così come per i visitatori su cui si affacciano il castello Nuovo e quello Vecchio.
Il più recente realizzato tra il 1746 e il 1807 ha influssi architettonici misti: barocchi, neoclassici, rococò e stile impero. Sino alla metà del XIX secolo, vi abitarono i re del Württemberg. Oggi, invece, è sede di due ministeri del Land Baden-Württemberg e vanta alcune sale di rappresentanza importanti.
Il vicino castello Vecchio, un tempo residenza dei Conti e Duchi locali, è diventato la sede del museo Storico del Land Württemberg. Nella sua corte interna, ogni anno, si svolgono le cerimonie d’inaugurazione della sagra del vino e del mercatino di Natale.
Sulla piazza di Stoccarda spicca poi il Kunstmuseum: un cubo di vetro alto 27 metri che si illumina la notte, rivelando i dettagli dell'altro cubo di marmo all'interno. Questo museo ha una collezione di quindici mila opere dal XVII secolo in poi, e contemporanee.
Sull’angolo di fronte la Schlossplatz c'è il Kunstgebäude: inconfondibile, grazie al tetto a cupola sormontato da un cervo dorato, viene usato per le mostre d’arte contemporanea organizzate dal Württembergische Kunstverein.
Tra questo edificio e il castello Nuovo si trovano i giardini del maniero dove spicca il Teatro dell’Opera e la sede del Parlamento del Land: uguale su tutti i lati e trasparente, è simbolo di essenzialità e nuovo gioiello della piazza di Stoccarda.
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Castello di Tracoskan, la fortezza della Croazia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla torre del castello di Tracoskan, il mio sguardo si perde nel verde intenso che lo circonda: è qui, nel nord della Croazia oggi provincia di Varazdin, che il maniero è stato costruito e rinnovato nei secoli.
Della fortezza, che faceva parte di un sistema difensivo a protezione della zona, si ha menzione a partire dal 1334 quando era di proprietà dei conti Celje. Ma fu nel XVI secolo che la struttura crebbe in fama e fortuna.
Nel 1569, re Massimiliano II concesse il castello di Tracoskan alla famiglia Draskovic che, tranne dal 1646 al 1651, lo possedette sino al 1944. Poi venne nazionalizzato così come gli 87 ettari di edifici esterni, dei boschi e del laghetto artificiale in cui si specchia.
Da lì, un sentiero sale il promontorio dove si trova il maniero: lo stesso che ho camminato prima per entrare nell'edificio fortificato e ammirarlo. Tra i più belli e meglio conservati della Croazia, è anche struttura museale.
Il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan è iniziato nella sala di caccia arredata con trofei in cui risalta una grande stufa in maiolica. Dopo sono entrato nella biblioteca arredata con mobili in stile neo-rinascimentale che custodiscono oltre 1500 volumi.
Raggiunta la sala dei cavalieri, ho visto due armature brillare al centro della stanza adornata con armi in asta e l'enorme camino in legno. Poi ho superato la sala familiare piena di ritrattati dei Draskovic, quella da pranzo, e il piccolo salotto – l'unico luogo del maniero in cui si poteva fumare.
Dopo ho raggiunto le due sale dove è rappresentata la storia della famiglia e le fotografie che li ritraggono. Continuando il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan ho ammirato la camera da letto con mobili in stile neo-barocco, il soffitto a cassettoni e la stufa in maiolica.
Subito dopo ho visto il camerino dai grandi armadi e la piccola biblioteca che serviva da salotto di lettura. Vicino c'è una cameretta di preghiera con la collezione sacrale della famiglia.
Superata la sala di musica, sono arrivato alla camera di Julijana – ricostruzione della contessa Draskovic, ritenuta la prima pittrice accademica in Croazia. A seguire, ho visto la sala barocca e quella rococò che fanno del castello di Tracoskan un insieme di tanti stili diversi.
Passate quelle delle tappezzerie e dei ritratti ufficiali, ho ammirato la sala classicista e la sala Biedermaier dai sontuosi candelieri. Attraversata poi la sala neo-rinascimentale e la galleria dei quadri, ho ammirato la collezione di armi del maniero e sono entrato nelle vecchie cucine.
Uscito nel cortile al cui centro si trova un pozzo in pietra, ho imboccato le strette scale in legno e, gradino dopo gradino sono arrivato in cima alla torre del castello di Tracoskan da dove il mio sguardo continua a perdersi nel verde intenso che lo circonda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dalla torre del castello di Tracoskan, il mio sguardo si perde nel verde intenso che lo circonda: è qui, nel nord della Croazia oggi provincia di Varazdin, che il maniero è stato costruito e rinnovato nei secoli.
Della fortezza, che faceva parte di un sistema difensivo a protezione della zona, si ha menzione a partire dal 1334 quando era di proprietà dei conti Celje. Ma fu nel XVI secolo che la struttura crebbe in fama e fortuna.
Nel 1569, re Massimiliano II concesse il castello di Tracoskan alla famiglia Draskovic che, tranne dal 1646 al 1651, lo possedette sino al 1944. Poi venne nazionalizzato così come gli 87 ettari di edifici esterni, dei boschi e del laghetto artificiale in cui si specchia.
Da lì, un sentiero sale il promontorio dove si trova il maniero: lo stesso che ho camminato prima per entrare nell'edificio fortificato e ammirarlo. Tra i più belli e meglio conservati della Croazia, è anche struttura museale.
Il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan è iniziato nella sala di caccia arredata con trofei in cui risalta una grande stufa in maiolica. Dopo sono entrato nella biblioteca arredata con mobili in stile neo-rinascimentale che custodiscono oltre 1500 volumi.
Raggiunta la sala dei cavalieri, ho visto due armature brillare al centro della stanza adornata con armi in asta e l'enorme camino in legno. Poi ho superato la sala familiare piena di ritrattati dei Draskovic, quella da pranzo, e il piccolo salotto – l'unico luogo del maniero in cui si poteva fumare.
Dopo ho raggiunto le due sale dove è rappresentata la storia della famiglia e le fotografie che li ritraggono. Continuando il mio viaggio attraverso il castello di Tracoskan ho ammirato la camera da letto con mobili in stile neo-barocco, il soffitto a cassettoni e la stufa in maiolica.
Subito dopo ho visto il camerino dai grandi armadi e la piccola biblioteca che serviva da salotto di lettura. Vicino c'è una cameretta di preghiera con la collezione sacrale della famiglia.
Superata la sala di musica, sono arrivato alla camera di Julijana – ricostruzione della contessa Draskovic, ritenuta la prima pittrice accademica in Croazia. A seguire, ho visto la sala barocca e quella rococò che fanno del castello di Tracoskan un insieme di tanti stili diversi.
Passate quelle delle tappezzerie e dei ritratti ufficiali, ho ammirato la sala classicista e la sala Biedermaier dai sontuosi candelieri. Attraversata poi la sala neo-rinascimentale e la galleria dei quadri, ho ammirato la collezione di armi del maniero e sono entrato nelle vecchie cucine.
Uscito nel cortile al cui centro si trova un pozzo in pietra, ho imboccato le strette scale in legno e, gradino dopo gradino sono arrivato in cima alla torre del castello di Tracoskan da dove il mio sguardo continua a perdersi nel verde intenso che lo circonda.
ℹ️ Ente Nazionale Croato per il Turismo
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Biblioteca universitaria di Utrecht, sapere d’Olanda
📸 ✍️ Andrea Lessona
Parallelepipedo di calcestruzzo e vetro serigrafato, la biblioteca universitaria di Utrecht è scrigno del sapere olandese. Tra i suoi scaffali ultra moderni trovano casa oltre 4,2 milioni di libri.
Luogo che travalica, e di molto, il concetto tradizionale di biblioteca, la struttura si trova alla periferia della città olandese. Progettata da Wiel Arets Architects, arricchisce il prestigio di una delle Università più importanti e famose dei Paesi Bassi.
Contigua all'ateneo, la biblioteca universitaria di Utrecht sorge su un’area di 36.250 metri quadrati, ha mille posti a sedere, un parcheggio da 450 posti, un auditorium, un bar e sei negozi in cui trovano lavoro molti studenti che vivono proprio qui vicino negli alloggi messi loro a disposizione dall'Università.
Vista da fuori, la struttura dà l'apparenza di un luogo squadrato, stretto e chiuso – quasi ripiegato su se stesso. L'interno, invece, è stupore e sorpresa di luce e spazi ampi disegnati per valorizzare le diverse zone, collegate tra loro da scale e ballatoi.
Gli interni della biblioteca universitaria di Utrecht sono caratterizzati dal colore nero per meglio connotare gli elementi volumetrici di cui è composta e da un pavimento, luminoso e lucido che riflettere sia la luce naturale sia artificiale.
In questo modo, tutti i 4,2 milioni di libri sistemati su mensole aperte sono illuminati. I lunghi tavoli bianchi consentono agli studenti di consultare i volumi e di usare gli strumenti elettronici con semplicità.
Altra caratteristica importante della biblioteca universitaria di Utrecht sono le postazioni di lavoro individuali: oltre a essere fornite di ogni confort, sono disposte in modo da avere più facilità di comunicazione con lo studente vicino.
Tutta la struttura è organizzata secondo un principio di multifunzionalità: qui tutto ha un senso e uno scopo. Che solo dall'interno, attraversando l'edificio, si scopre passo dopo passo rimanendone meravigliati.
ℹ️ Holland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Parallelepipedo di calcestruzzo e vetro serigrafato, la biblioteca universitaria di Utrecht è scrigno del sapere olandese. Tra i suoi scaffali ultra moderni trovano casa oltre 4,2 milioni di libri.
Luogo che travalica, e di molto, il concetto tradizionale di biblioteca, la struttura si trova alla periferia della città olandese. Progettata da Wiel Arets Architects, arricchisce il prestigio di una delle Università più importanti e famose dei Paesi Bassi.
Contigua all'ateneo, la biblioteca universitaria di Utrecht sorge su un’area di 36.250 metri quadrati, ha mille posti a sedere, un parcheggio da 450 posti, un auditorium, un bar e sei negozi in cui trovano lavoro molti studenti che vivono proprio qui vicino negli alloggi messi loro a disposizione dall'Università.
Vista da fuori, la struttura dà l'apparenza di un luogo squadrato, stretto e chiuso – quasi ripiegato su se stesso. L'interno, invece, è stupore e sorpresa di luce e spazi ampi disegnati per valorizzare le diverse zone, collegate tra loro da scale e ballatoi.
Gli interni della biblioteca universitaria di Utrecht sono caratterizzati dal colore nero per meglio connotare gli elementi volumetrici di cui è composta e da un pavimento, luminoso e lucido che riflettere sia la luce naturale sia artificiale.
In questo modo, tutti i 4,2 milioni di libri sistemati su mensole aperte sono illuminati. I lunghi tavoli bianchi consentono agli studenti di consultare i volumi e di usare gli strumenti elettronici con semplicità.
Altra caratteristica importante della biblioteca universitaria di Utrecht sono le postazioni di lavoro individuali: oltre a essere fornite di ogni confort, sono disposte in modo da avere più facilità di comunicazione con lo studente vicino.
Tutta la struttura è organizzata secondo un principio di multifunzionalità: qui tutto ha un senso e uno scopo. Che solo dall'interno, attraversando l'edificio, si scopre passo dopo passo rimanendone meravigliati.
ℹ️ Holland
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