Cattedrale di Losanna, gotico svizzero
📸 ✍️ Andrea Lessona
Cielo scolpito nel cielo, la cattedrale di Losanna è orizzonte gotico sublime. Simbolo della capitale del cantone Vaud, i suoi 152 metri d'altezza sono una scala immaginata e immaginaria per raggiungere Dio.
Dal sagrato della chiesa, guardo lassù per cercare di intuirne la fine dove tutto ha inizio. Nubi grige e gonfie l'avvolgono di silenzio, e l'immaginazione cede alla storia di questo edificio ecclesiastico – il più bello del suo genere in tutta la Svizzera.
La cattedrale di Losanna fu iniziata nel 1175 e consacrata nel 1275 da Papa Gregorio X. Durante il Medioevo i pellegrini venivano qui per pregare la Vergine d'Oro, una scultura miracolosa di Maria a cui la chiesa di Notre-Dame era dedicata.
Nel 1536 la forza distruttrice della Riforma la spogliò delle sue decorazioni più belle. E l'esercito invasore di Berna fuse la statua per farne delle monete. Il tesoro di paramenti sacri e arazzi fu portato nell'attuale capitale svizzera, dove oggi è conservato in un museo.
Mentre ci penso, passo dopo passo, raggiungo l'ingresso ovest della cattedrale di Losanna: davanti mi trovo decorazioni, culture bibliche, santi e creature scolpiti nel legno antico del Portone Montfalcon. Un capolavoro il cui nome deriva da un vescovo del XVI secolo.
Superatolo, entro in Notre-Dame attraversando il Grande Portale, l'enorme arcata con alcune statue che ricorda la foggia delle chiese inglesi di Lincoln e Canterbury. Sulle volte si intuiscono degli affreschi sfocati.
L'interno della cattedrale di Losanna è tipicamente gotico con la sua navata centrale altissima per essere più vicino a Dio. Nonostante non sia ricca di decorazioni secondo il dettame della chiesa calvinista, sopravvivono resti d'arte medievale.
I più belli, si trovano nel Portale Dipinto del 1215-30. Ci sono statue a colonna di profeti, apostoli ed evangelisti. Sull'architrave, divisa in due sezioni, la dormizione e l'assunzione della Vergine Maria. Sul timpano, la sua incoronazione. Nel medioevo questa era l'entrata principale della chiesa.
Anche il Rosone, che si trova nella parte meridionale della cattedrale di Losanna, risale al XIII secolo. Solo il pezzo centrale non è originale. La rosa era una popolare rappresentazione dell'universo.
Quella davanti a me, da cui la luce di fuori filtra come unacaleidoscopio, ha immagini che rappresentano le quattro stagioni, i quattro elementi, i quattro venti, i quattro fiumi del paradiso, le 12 fatiche dei mesi e i 12 segni zodiacali.
Nel transetto, a sud della cattedrale di Losanna riesco appena a scorgere qualche dipinto medievale che adorna le colonne. Dietro al semplice altare di pietra ci sono le sedie del coro e la tomba di Otto di Grandson, un celebre e antico cavaliere.
Mentre ripercorro la navata principale per uscire, vedo il grande organo inaugurato nel 2003. Realizzato da Fisk, su un disegno di Giugiaro, è l'unico nel suo genere in tutto il mondo: quasi sette mila canne per un peso di quaranta tonnellate.
Suona musica classica e sinfonica francese, melodie barocche e romantiche tedesche: durante le celebrazioni e i concerti, data la vocazione ecumenica di Notre-Dame, vibrano nella chiesa. E salgono sulla guglia dove si trova il guet, la vedetta della cattedrale di Losanna che incontrerò stasera.
ℹ️ Svizzera Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Cielo scolpito nel cielo, la cattedrale di Losanna è orizzonte gotico sublime. Simbolo della capitale del cantone Vaud, i suoi 152 metri d'altezza sono una scala immaginata e immaginaria per raggiungere Dio.
Dal sagrato della chiesa, guardo lassù per cercare di intuirne la fine dove tutto ha inizio. Nubi grige e gonfie l'avvolgono di silenzio, e l'immaginazione cede alla storia di questo edificio ecclesiastico – il più bello del suo genere in tutta la Svizzera.
La cattedrale di Losanna fu iniziata nel 1175 e consacrata nel 1275 da Papa Gregorio X. Durante il Medioevo i pellegrini venivano qui per pregare la Vergine d'Oro, una scultura miracolosa di Maria a cui la chiesa di Notre-Dame era dedicata.
Nel 1536 la forza distruttrice della Riforma la spogliò delle sue decorazioni più belle. E l'esercito invasore di Berna fuse la statua per farne delle monete. Il tesoro di paramenti sacri e arazzi fu portato nell'attuale capitale svizzera, dove oggi è conservato in un museo.
Mentre ci penso, passo dopo passo, raggiungo l'ingresso ovest della cattedrale di Losanna: davanti mi trovo decorazioni, culture bibliche, santi e creature scolpiti nel legno antico del Portone Montfalcon. Un capolavoro il cui nome deriva da un vescovo del XVI secolo.
Superatolo, entro in Notre-Dame attraversando il Grande Portale, l'enorme arcata con alcune statue che ricorda la foggia delle chiese inglesi di Lincoln e Canterbury. Sulle volte si intuiscono degli affreschi sfocati.
L'interno della cattedrale di Losanna è tipicamente gotico con la sua navata centrale altissima per essere più vicino a Dio. Nonostante non sia ricca di decorazioni secondo il dettame della chiesa calvinista, sopravvivono resti d'arte medievale.
I più belli, si trovano nel Portale Dipinto del 1215-30. Ci sono statue a colonna di profeti, apostoli ed evangelisti. Sull'architrave, divisa in due sezioni, la dormizione e l'assunzione della Vergine Maria. Sul timpano, la sua incoronazione. Nel medioevo questa era l'entrata principale della chiesa.
Anche il Rosone, che si trova nella parte meridionale della cattedrale di Losanna, risale al XIII secolo. Solo il pezzo centrale non è originale. La rosa era una popolare rappresentazione dell'universo.
Quella davanti a me, da cui la luce di fuori filtra come unacaleidoscopio, ha immagini che rappresentano le quattro stagioni, i quattro elementi, i quattro venti, i quattro fiumi del paradiso, le 12 fatiche dei mesi e i 12 segni zodiacali.
Nel transetto, a sud della cattedrale di Losanna riesco appena a scorgere qualche dipinto medievale che adorna le colonne. Dietro al semplice altare di pietra ci sono le sedie del coro e la tomba di Otto di Grandson, un celebre e antico cavaliere.
Mentre ripercorro la navata principale per uscire, vedo il grande organo inaugurato nel 2003. Realizzato da Fisk, su un disegno di Giugiaro, è l'unico nel suo genere in tutto il mondo: quasi sette mila canne per un peso di quaranta tonnellate.
Suona musica classica e sinfonica francese, melodie barocche e romantiche tedesche: durante le celebrazioni e i concerti, data la vocazione ecumenica di Notre-Dame, vibrano nella chiesa. E salgono sulla guglia dove si trova il guet, la vedetta della cattedrale di Losanna che incontrerò stasera.
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Demolition derby, gare d'auto americane
✍️ Andrea Lessona
Occhi fissi negli occhi, corrono l'uno contro l'altro per vincersi. Dopo aver eliminato tutti i pretendenti, sono rimasti soli. Novelli cavalieri di bolidi sfiniti, si sfidano all'ultimo scontro della schiacciante sfida del Demolition derby.
È così che funziona questo sport motoristico, nato intorno agli Anni 60, che gli americani tanto amano. Alla fine ne resterà uno solo: l'unico che, dopo aver eliminato gli altri concorrenti sarà ancora in grado di far muovere la sua vettura, avrà vinto.
E sì, perché di questo si tratta: il Demolition derby è una tenzone di altri tempi con mezzi moderni che si celebra in ogni attraverso gli Stati Uniti in occasione di fiere di contea e festival.
Le regole variano da manifestazione a manifestazione anche se l'obiettivo ultimo è sempre lo stesso. Per motivi di sicurezza le macchine vengono preparate ad hoc per fronteggiarsi col minore rischio possibile per i piloti.
Tutti i vetri dei veicoli che partecipano al Demolition derby devono essere rimossi. Lo speronamento dalla parte del guidatore è proibito. Per questo, la porta del pilota deve essere dipinta di bianco con numeri neri o comunque con colori dal forte contrasto.
La maggior parte delle competizioni si tengono in campo aperto o piste sterrate zuppe d'acqua. Così facendo, le auto vengono rallentate nella loro corsa, garantendo maggior sicurezza sia ai guidatori sia al pubblico intorno.
Anche in questo sport, ci sono tecniche precise per colpire l'avversario e mandarlo fuori gioco. Le auto più usate ai Demolition derby sono sedan e station wagon degli Anni 60 e 70. Ma anche altri veicoli, come pick up o suv, sono ormai accettati.
Difficile quantificare i partecipanti a queste gare trattandosi spesso di manifestazioni fai da te o comunque in luoghi sperduti. Ciononostante ci ha provato il Los Angeles Times nel 2001: in quell'anno circa 75 mila piloti hanno preso parte a duemila corse in tutti gli Stati Uniti.
✍️ Andrea Lessona
Occhi fissi negli occhi, corrono l'uno contro l'altro per vincersi. Dopo aver eliminato tutti i pretendenti, sono rimasti soli. Novelli cavalieri di bolidi sfiniti, si sfidano all'ultimo scontro della schiacciante sfida del Demolition derby.
È così che funziona questo sport motoristico, nato intorno agli Anni 60, che gli americani tanto amano. Alla fine ne resterà uno solo: l'unico che, dopo aver eliminato gli altri concorrenti sarà ancora in grado di far muovere la sua vettura, avrà vinto.
E sì, perché di questo si tratta: il Demolition derby è una tenzone di altri tempi con mezzi moderni che si celebra in ogni attraverso gli Stati Uniti in occasione di fiere di contea e festival.
Le regole variano da manifestazione a manifestazione anche se l'obiettivo ultimo è sempre lo stesso. Per motivi di sicurezza le macchine vengono preparate ad hoc per fronteggiarsi col minore rischio possibile per i piloti.
Tutti i vetri dei veicoli che partecipano al Demolition derby devono essere rimossi. Lo speronamento dalla parte del guidatore è proibito. Per questo, la porta del pilota deve essere dipinta di bianco con numeri neri o comunque con colori dal forte contrasto.
La maggior parte delle competizioni si tengono in campo aperto o piste sterrate zuppe d'acqua. Così facendo, le auto vengono rallentate nella loro corsa, garantendo maggior sicurezza sia ai guidatori sia al pubblico intorno.
Anche in questo sport, ci sono tecniche precise per colpire l'avversario e mandarlo fuori gioco. Le auto più usate ai Demolition derby sono sedan e station wagon degli Anni 60 e 70. Ma anche altri veicoli, come pick up o suv, sono ormai accettati.
Difficile quantificare i partecipanti a queste gare trattandosi spesso di manifestazioni fai da te o comunque in luoghi sperduti. Ciononostante ci ha provato il Los Angeles Times nel 2001: in quell'anno circa 75 mila piloti hanno preso parte a duemila corse in tutti gli Stati Uniti.
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Safari all'aquila in Norvegia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo opaco delle Lofoten, ali spiegate volteggiano sospese dal vento. In bilico sulla rib boat, le guardo volare leggere sino a quando si calano in picchiata per prendere il pesce gettato dalla barca: è il momento più emozionante del safari all'aquila in Norvegia.
Momento atteso per anni, regalo sognato da quando sono arrivato a Svolvær - la città più antica del Circolo polare artico. E ho immaginato di vedere questi animali nell'obiettivo della mia macchina fotografica.
Me lo aveva promesso stamane, il capitano: mentre nella sede della sua compagnia, mi vestivo di giallo e blu con la tuta pesante per vincere il freddo del Nord, mi ha spiegato che avrebbe fatto l'impossibile per rendere unico il mio safari all'aquila in Norvegia.
Così, imbottito e impedito nei movimenti, ho atteso sulla banchina di Svolvær che lui preparasse la rib boat. E la spingesse là, tra i fiordi davanti le Lofoten che proteggono queste terre emerse nel profondo Nord dell'Europa.
È lì che vivono gli occhi rapaci di animali maestosi, sentinelle perfette che vedono avvicinarsi il canotto grigio ancor prima che il motore emetta il suo suono graffiato mentre sfregia le acque grigie.
Mezz'ora o poco più di traversata dal molo di Svolvær a casa loro, in cui l'emozione di vivere un safari all'aquila in Norvegia è cresciuta a ogni battito - ritmo incerto di un desiderio bambino.
Armato di una pazienza insospettabile, ho atteso che il capitano mettesse l'imbarcazione al riparo della corrente, quasi contro le rocce. E che dal frigorifero portatile estraesse il pesce pescato e tagliato stamattina prima di partire.
Poi, con un fischio simile a un richiamo, lo ha gettato in acqua. Da dietro i fiordi una coppia rapace si è alzata in volo e, lasciandosi trasportare dal vento, ha iniziato a volteggiare sospesa.
Al secondo pesce gettato, si è buttata avida in picchiata: e in un momento unico ho vissuto l'emozione più intensa del safari all'aquila in Norvegia.
ℹ️ Visit Norway
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cielo opaco delle Lofoten, ali spiegate volteggiano sospese dal vento. In bilico sulla rib boat, le guardo volare leggere sino a quando si calano in picchiata per prendere il pesce gettato dalla barca: è il momento più emozionante del safari all'aquila in Norvegia.
Momento atteso per anni, regalo sognato da quando sono arrivato a Svolvær - la città più antica del Circolo polare artico. E ho immaginato di vedere questi animali nell'obiettivo della mia macchina fotografica.
Me lo aveva promesso stamane, il capitano: mentre nella sede della sua compagnia, mi vestivo di giallo e blu con la tuta pesante per vincere il freddo del Nord, mi ha spiegato che avrebbe fatto l'impossibile per rendere unico il mio safari all'aquila in Norvegia.
Così, imbottito e impedito nei movimenti, ho atteso sulla banchina di Svolvær che lui preparasse la rib boat. E la spingesse là, tra i fiordi davanti le Lofoten che proteggono queste terre emerse nel profondo Nord dell'Europa.
È lì che vivono gli occhi rapaci di animali maestosi, sentinelle perfette che vedono avvicinarsi il canotto grigio ancor prima che il motore emetta il suo suono graffiato mentre sfregia le acque grigie.
Mezz'ora o poco più di traversata dal molo di Svolvær a casa loro, in cui l'emozione di vivere un safari all'aquila in Norvegia è cresciuta a ogni battito - ritmo incerto di un desiderio bambino.
Armato di una pazienza insospettabile, ho atteso che il capitano mettesse l'imbarcazione al riparo della corrente, quasi contro le rocce. E che dal frigorifero portatile estraesse il pesce pescato e tagliato stamattina prima di partire.
Poi, con un fischio simile a un richiamo, lo ha gettato in acqua. Da dietro i fiordi una coppia rapace si è alzata in volo e, lasciandosi trasportare dal vento, ha iniziato a volteggiare sospesa.
Al secondo pesce gettato, si è buttata avida in picchiata: e in un momento unico ho vissuto l'emozione più intensa del safari all'aquila in Norvegia.
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Praia do Guincho, la spiaggia del surf portoghese
📸 ✍️ Andrea Lessona
Avvolta di nebbia e onde bianche, la Praia do Guincho sfoca all'orizzonte. Quadro astratto di una delle più belle spiagge del Portogallo, questo lembo di terra sulla strada costiera da Cascais è mondo a sé.
Lungo il suo miglio di sabbia densa, il vento soffia di un'energia selvaggia. Sembra spingerti via, contro le rocce: vuole spazi vuoti su cui vagare e levigare millennio dopo millennio la zona nel distretto di Lisbona.
Ecco perché è molto difficile, se non impossibile, potersi sdraiare a prendere il sole sulla Praia do Guincho. Questa spiaggia non sopporta ombrelloni, palette e secchielli e l'odore dolciastro delle creme abbronzanti.
Mentre la si cammina attraversandone distanza e tempo antico si respira solo iodio. Lo stesso che riempie i polmoni dei surfisti. Arrivano qui da tutta Europa per cimentarsi con le enormi onde bianche dell'Atlantico: le sognano, le cavalcano, non sempre le domano.
Negli Anni Novanta, la Praia do Guincho fu uno dei luoghi in cui si disputarono le gare della coppa del mondi di windsurf. Nell'ultimo periodo, invece, è teatro naturale per molti eventi sportivi: tra cui i campionati nazionali portoghesi di surf e BodyBoarding.
Se ne parla spesso e volentieri nei bar lungo la spiaggia, nel campeggio vicino di Orbitur Point, nelle scuole che insegnano a “trovare l'onda”. Così come qualcuno ricorda ancora alcune riprese fatte qui del film Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà.
Si tratta della sesta pellicola della serie di James Bond. Diretto da Peter R. Hunt e interpretato da George Lazenby, Diana Rigg, Telly Savalas e Gabriele Ferzetti, fu il primo senza Sean Connery.
Mostrata nelle sequenze prima dei titoli, Praia do Guincho diventò famosa a livello mondiale. Se oggi tutti o quasi la conoscono, in pochi sfidano la nebbia e le onde bianche in cui è avvolta – quadro astratto di un mondo a sé.
ℹ️ Visit Portugal
📸 ✍️ Andrea Lessona
Avvolta di nebbia e onde bianche, la Praia do Guincho sfoca all'orizzonte. Quadro astratto di una delle più belle spiagge del Portogallo, questo lembo di terra sulla strada costiera da Cascais è mondo a sé.
Lungo il suo miglio di sabbia densa, il vento soffia di un'energia selvaggia. Sembra spingerti via, contro le rocce: vuole spazi vuoti su cui vagare e levigare millennio dopo millennio la zona nel distretto di Lisbona.
Ecco perché è molto difficile, se non impossibile, potersi sdraiare a prendere il sole sulla Praia do Guincho. Questa spiaggia non sopporta ombrelloni, palette e secchielli e l'odore dolciastro delle creme abbronzanti.
Mentre la si cammina attraversandone distanza e tempo antico si respira solo iodio. Lo stesso che riempie i polmoni dei surfisti. Arrivano qui da tutta Europa per cimentarsi con le enormi onde bianche dell'Atlantico: le sognano, le cavalcano, non sempre le domano.
Negli Anni Novanta, la Praia do Guincho fu uno dei luoghi in cui si disputarono le gare della coppa del mondi di windsurf. Nell'ultimo periodo, invece, è teatro naturale per molti eventi sportivi: tra cui i campionati nazionali portoghesi di surf e BodyBoarding.
Se ne parla spesso e volentieri nei bar lungo la spiaggia, nel campeggio vicino di Orbitur Point, nelle scuole che insegnano a “trovare l'onda”. Così come qualcuno ricorda ancora alcune riprese fatte qui del film Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà.
Si tratta della sesta pellicola della serie di James Bond. Diretto da Peter R. Hunt e interpretato da George Lazenby, Diana Rigg, Telly Savalas e Gabriele Ferzetti, fu il primo senza Sean Connery.
Mostrata nelle sequenze prima dei titoli, Praia do Guincho diventò famosa a livello mondiale. Se oggi tutti o quasi la conoscono, in pochi sfidano la nebbia e le onde bianche in cui è avvolta – quadro astratto di un mondo a sé.
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Inveraray, Scozia georgiana
✍️ Andrea Lessona
Nelle acque dense del Loch Fyne, le case di Inveraray si riflettono tremule. Intonacate di calce bianca, con le finestre a due battenti neri, caratterizzano lo stile georgiano di questa cittadina scozzese di quattrocento persone - capoluogo della regione storica dell’Argyll.
Fu il terzo duca dell'omonimo casato a farla costruire qui, sulle sponde dell'insenatura del lago: era il 1745, quando il capo del glorioso clan dei Campbell decise di radere al suolo il vecchio villaggio di pescatori.
Al suo posto, fece nascere un nuovo centro che controllava dal castello neogotico di Inveraray. Dal XVIII secolo, il tempo ha mutato il bianco delle sue case, appesantendolo. Ne seguo il profilo un po' scrostato che dà su Front Street, la via che corre parallela al molo.
Qui si trova la Inveraray Cross: decorata con alcune sculture, risale al XV secolo. Proseguendo, arrivo vicino all'Artic Pinguin: dove si trova la goletta a tre alberi, costruita a Dublino nel 1911.
Continuando sul molo, una perpendicolare di Front Street porta sulla Main Street. Lì si trova la vecchia prigione della città. Costruita nel 1813, è oggi un museo.
Nell'edificio di Inveraray, il tribunale in stile georgiano e le celle sono dimostrazione ricostruita di un tempo lontano. Nella sala a semicerchio delle udienze, si celebrano finti processi contro poveri cittadini inermi.
Uscito, imbocco The Avenue e arrivo alla All Saint's Church: la chiesa ha un campanile su cui è possibile salire e da dove, nei giorni di sole, si gode una vista magnifica di tutto il lago di fronte.
La struttura è stata realizzata dal X duca di Argyll per i familiari caduti durante la Prima Guerra mondiale. All'interno si trova un carillon di dieci campane, il secondo più pesante al mondo.
Per sentire tutte le sequenze musicali delle varie combinazioni, servono circa quattro ore. Troppo per perdere il tramonto che ravviva le case di Inveraray mentre si riflettono tremule nelle acque dense del Loch Fyne.
ℹ️ Visit Scotland
✍️ Andrea Lessona
Nelle acque dense del Loch Fyne, le case di Inveraray si riflettono tremule. Intonacate di calce bianca, con le finestre a due battenti neri, caratterizzano lo stile georgiano di questa cittadina scozzese di quattrocento persone - capoluogo della regione storica dell’Argyll.
Fu il terzo duca dell'omonimo casato a farla costruire qui, sulle sponde dell'insenatura del lago: era il 1745, quando il capo del glorioso clan dei Campbell decise di radere al suolo il vecchio villaggio di pescatori.
Al suo posto, fece nascere un nuovo centro che controllava dal castello neogotico di Inveraray. Dal XVIII secolo, il tempo ha mutato il bianco delle sue case, appesantendolo. Ne seguo il profilo un po' scrostato che dà su Front Street, la via che corre parallela al molo.
Qui si trova la Inveraray Cross: decorata con alcune sculture, risale al XV secolo. Proseguendo, arrivo vicino all'Artic Pinguin: dove si trova la goletta a tre alberi, costruita a Dublino nel 1911.
Continuando sul molo, una perpendicolare di Front Street porta sulla Main Street. Lì si trova la vecchia prigione della città. Costruita nel 1813, è oggi un museo.
Nell'edificio di Inveraray, il tribunale in stile georgiano e le celle sono dimostrazione ricostruita di un tempo lontano. Nella sala a semicerchio delle udienze, si celebrano finti processi contro poveri cittadini inermi.
Uscito, imbocco The Avenue e arrivo alla All Saint's Church: la chiesa ha un campanile su cui è possibile salire e da dove, nei giorni di sole, si gode una vista magnifica di tutto il lago di fronte.
La struttura è stata realizzata dal X duca di Argyll per i familiari caduti durante la Prima Guerra mondiale. All'interno si trova un carillon di dieci campane, il secondo più pesante al mondo.
Per sentire tutte le sequenze musicali delle varie combinazioni, servono circa quattro ore. Troppo per perdere il tramonto che ravviva le case di Inveraray mentre si riflettono tremule nelle acque dense del Loch Fyne.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Cattedrale di Losanna, gotico svizzero
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Demolition derby, gare d'auto americane
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Safari all'aquila in Norvegia
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Schlossplatz, la piazza di Stoccarda
✍️ Andrea Lessona
Sulla Schlossplatz, l'ombra della colonna del Giubileo si muove ogni ora. Come una lancetta dell'orologio, indica una delle tante attrattive che cingono la piazza di Stoccarda.
Un tempo parte dei Giardini di piacere dei Duchi del Württemberg, dal 1746 l'area venne usata come piazza d’armi per esercitazioni e parate. Poi, verso la metà del XIX secolo, diventò un giardino barocco aperto alla gente.
Oggi, la piazza di Stoccarda è il cuore della capitale del Baden-Württemberg: punto di incontro, di socializzazione, e di eventi. Un unicum imperdibile per gli abitanti così come per i visitatori su cui si affacciano il castello Nuovo e quello Vecchio.
Il più recente realizzato tra il 1746 e il 1807 ha influssi architettonici misti: barocchi, neoclassici, rococò e stile impero. Sino alla metà del XIX secolo, vi abitarono i re del Württemberg. Oggi, invece, è sede di due ministeri del Land Baden-Württemberg e vanta alcune sale di rappresentanza importanti.
Il vicino castello Vecchio, un tempo residenza dei Conti e Duchi locali, è diventato la sede del museo Storico del Land Württemberg. Nella sua corte interna, ogni anno, si svolgono le cerimonie d’inaugurazione della sagra del vino e del mercatino di Natale.
Sulla piazza di Stoccarda spicca poi il Kunstmuseum: un cubo di vetro alto 27 metri che si illumina la notte, rivelando i dettagli dell'altro cubo di marmo all'interno. Questo museo ha una collezione di quindici mila opere dal XVII secolo in poi, e contemporanee.
Sull’angolo di fronte la Schlossplatz c'è il Kunstgebäude: inconfondibile, grazie al tetto a cupola sormontato da un cervo dorato, viene usato per le mostre d’arte contemporanea organizzate dal Württembergische Kunstverein.
Tra questo edificio e il castello Nuovo si trovano i giardini del maniero dove spicca il Teatro dell’Opera e la sede del Parlamento del Land: uguale su tutti i lati e trasparente, è simbolo di essenzialità e nuovo gioiello della piazza di Stoccarda.
✍️ Andrea Lessona
Sulla Schlossplatz, l'ombra della colonna del Giubileo si muove ogni ora. Come una lancetta dell'orologio, indica una delle tante attrattive che cingono la piazza di Stoccarda.
Un tempo parte dei Giardini di piacere dei Duchi del Württemberg, dal 1746 l'area venne usata come piazza d’armi per esercitazioni e parate. Poi, verso la metà del XIX secolo, diventò un giardino barocco aperto alla gente.
Oggi, la piazza di Stoccarda è il cuore della capitale del Baden-Württemberg: punto di incontro, di socializzazione, e di eventi. Un unicum imperdibile per gli abitanti così come per i visitatori su cui si affacciano il castello Nuovo e quello Vecchio.
Il più recente realizzato tra il 1746 e il 1807 ha influssi architettonici misti: barocchi, neoclassici, rococò e stile impero. Sino alla metà del XIX secolo, vi abitarono i re del Württemberg. Oggi, invece, è sede di due ministeri del Land Baden-Württemberg e vanta alcune sale di rappresentanza importanti.
Il vicino castello Vecchio, un tempo residenza dei Conti e Duchi locali, è diventato la sede del museo Storico del Land Württemberg. Nella sua corte interna, ogni anno, si svolgono le cerimonie d’inaugurazione della sagra del vino e del mercatino di Natale.
Sulla piazza di Stoccarda spicca poi il Kunstmuseum: un cubo di vetro alto 27 metri che si illumina la notte, rivelando i dettagli dell'altro cubo di marmo all'interno. Questo museo ha una collezione di quindici mila opere dal XVII secolo in poi, e contemporanee.
Sull’angolo di fronte la Schlossplatz c'è il Kunstgebäude: inconfondibile, grazie al tetto a cupola sormontato da un cervo dorato, viene usato per le mostre d’arte contemporanea organizzate dal Württembergische Kunstverein.
Tra questo edificio e il castello Nuovo si trovano i giardini del maniero dove spicca il Teatro dell’Opera e la sede del Parlamento del Land: uguale su tutti i lati e trasparente, è simbolo di essenzialità e nuovo gioiello della piazza di Stoccarda.
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