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Museo nazionale del Liechtenstein, storia del Principato

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel cuore di Vaduz, le pesanti porti in legno del bianco edificio classico si aprono sul museo nazionale del Liechtenstein: 42 sale espositive che raccontano la storia e la cultura del Principato e della sua capitale.

La struttura, che risale all'inizio del XV secolo, è stata riaperta nel 2003. E da allora si è arricchita da antichi manufatti e preziosi resti che mostrano le tradizioni di questo piccolo Paese.

Nella prima sala espositiva del museo Nazionale del Liechtenstein, quella al pian terreno dell'edificio, si attraversa la storia della civilizzazione della nazione ammirando attrezzi realizzati con cura e utensili preistorici.

Una preziosa ciotola in ceramica servirà a riportare il tempo indietro sino al V secolo a.C. Così come passo a passo sarà possibile scoprire in che modo sia le costruzioni sia l'abbigliamento siano progrediti da allora.

Al primo piano del museo Nazionale del Liechtenstein, invece, c'è una sala protetta dedicata al Medioevo: qui si trova un'imperdibile e preziosissima collezione di monete d'oro.

Qualche passo e si arriva all'area celebrativa: pareti e soffitti densi di colore immortalano le diverse festività rurali celebrate nelle campagne dal XIX secolo. Il muro dedicato alla stalla è decorato con particolari cuori in legno: venivano usati per ornare il bestiame riportato a valle alla fine dell'estate.

L'ultimo piano del museo Nazionale del Liechtenstein è un tributo alla storia moderna del Principato: qui si vedono i cippi che dividevano i grandi territori e vengono raccontate le battaglie e gli assedi dell'esercito prima della sua abolizione nel 1868.

Subito dopo si ammira l'esposizione dedicata agli habitat naturali del Paese e alle tantissime creature che li popolano. Sculture e foto di grandi dimensioni, una selezione di uccelli con un martin pescatore e un'aquila reale, sembrano trasportarti nel mezzo della natura selvaggia: quella più bella, quella più vera.

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Cattedrale di Losanna, gotico svizzero

📸 ✍️ Andrea Lessona

Cielo scolpito nel cielo, la cattedrale di Losanna è orizzonte gotico sublime. Simbolo della capitale del cantone Vaud, i suoi 152 metri d'altezza sono una scala immaginata e immaginaria per raggiungere Dio.

Dal sagrato della chiesa, guardo lassù per cercare di intuirne la fine dove tutto ha inizio. Nubi grige e gonfie l'avvolgono di silenzio, e l'immaginazione cede alla storia di questo edificio ecclesiastico – il più bello del suo genere in tutta la Svizzera.

La cattedrale di Losanna fu iniziata nel 1175 e consacrata nel 1275 da Papa Gregorio X. Durante il Medioevo i pellegrini venivano qui per pregare la Vergine d'Oro, una scultura miracolosa di Maria a cui la chiesa di Notre-Dame era dedicata.

Nel 1536 la forza distruttrice della Riforma la spogliò delle sue decorazioni più belle. E l'esercito invasore di Berna fuse la statua per farne delle monete. Il tesoro di paramenti sacri e arazzi fu portato nell'attuale capitale svizzera, dove oggi è conservato in un museo.

Mentre ci penso, passo dopo passo, raggiungo l'ingresso ovest della cattedrale di Losanna: davanti mi trovo decorazioni, culture bibliche, santi e creature scolpiti nel legno antico del Portone Montfalcon. Un capolavoro il cui nome deriva da un vescovo del XVI secolo.

Superatolo, entro in Notre-Dame attraversando il Grande Portale, l'enorme arcata con alcune statue che ricorda la foggia delle chiese inglesi di Lincoln e Canterbury. Sulle volte si intuiscono degli affreschi sfocati.

L'interno della cattedrale di Losanna è tipicamente gotico con la sua navata centrale altissima per essere più vicino a Dio. Nonostante non sia ricca di decorazioni secondo il dettame della chiesa calvinista, sopravvivono resti d'arte medievale.

I più belli, si trovano nel Portale Dipinto del 1215-30. Ci sono statue a colonna di profeti, apostoli ed evangelisti. Sull'architrave, divisa in due sezioni, la dormizione e l'assunzione della Vergine Maria. Sul timpano, la sua incoronazione. Nel medioevo questa era l'entrata principale della chiesa.

Anche il Rosone, che si trova nella parte meridionale della cattedrale di Losanna, risale al XIII secolo. Solo il pezzo centrale non è originale. La rosa era una popolare rappresentazione dell'universo.

Quella davanti a me, da cui la luce di fuori filtra come unacaleidoscopio, ha immagini che rappresentano le quattro stagioni, i quattro elementi, i quattro venti, i quattro fiumi del paradiso, le 12 fatiche dei mesi e i 12 segni zodiacali.

Nel transetto, a sud della cattedrale di Losanna riesco appena a scorgere qualche dipinto medievale che adorna le colonne. Dietro al semplice altare di pietra ci sono le sedie del coro e la tomba di Otto di Grandson, un celebre e antico cavaliere.

Mentre ripercorro la navata principale per uscire, vedo il grande organo inaugurato nel 2003. Realizzato da Fisk, su un disegno di Giugiaro, è l'unico nel suo genere in tutto il mondo: quasi sette mila canne per un peso di quaranta tonnellate.

Suona musica classica e sinfonica francese, melodie barocche e romantiche tedesche: durante le celebrazioni e i concerti, data la vocazione ecumenica di Notre-Dame, vibrano nella chiesa. E salgono sulla guglia dove si trova il guet, la vedetta della cattedrale di Losanna che incontrerò stasera.

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Demolition derby, gare d'auto americane

✍️ Andrea Lessona

Occhi fissi negli occhi, corrono l'uno contro l'altro per vincersi. Dopo aver eliminato tutti i pretendenti, sono rimasti soli. Novelli cavalieri di bolidi sfiniti, si sfidano all'ultimo scontro della schiacciante sfida del Demolition derby.

È così che funziona questo sport motoristico, nato intorno agli Anni 60, che gli americani tanto amano. Alla fine ne resterà uno solo: l'unico che, dopo aver eliminato gli altri concorrenti sarà ancora in grado di far muovere la sua vettura, avrà vinto.

E sì, perché di questo si tratta: il Demolition derby è una tenzone di altri tempi con mezzi moderni che si celebra in ogni attraverso gli Stati Uniti in occasione di fiere di contea e festival.

Le regole variano da manifestazione a manifestazione anche se l'obiettivo ultimo è sempre lo stesso. Per motivi di sicurezza le macchine vengono preparate ad hoc per fronteggiarsi col minore rischio possibile per i piloti.

Tutti i vetri dei veicoli che partecipano al Demolition derby devono essere rimossi. Lo speronamento dalla parte del guidatore è proibito. Per questo, la porta del pilota deve essere dipinta di bianco con numeri neri o comunque con colori dal forte contrasto.

La maggior parte delle competizioni si tengono in campo aperto o piste sterrate zuppe d'acqua. Così facendo, le auto vengono rallentate nella loro corsa, garantendo maggior sicurezza sia ai guidatori sia al pubblico intorno.

Anche in questo sport, ci sono tecniche precise per colpire l'avversario e mandarlo fuori gioco. Le auto più usate ai Demolition derby sono sedan e station wagon degli Anni 60 e 70. Ma anche altri veicoli, come pick up o suv, sono ormai accettati.

Difficile quantificare i partecipanti a queste gare trattandosi spesso di manifestazioni fai da te o comunque in luoghi sperduti. Ciononostante ci ha provato il Los Angeles Times nel 2001: in quell'anno circa 75 mila piloti hanno preso parte a duemila corse in tutti gli Stati Uniti.
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Safari all'aquila in Norvegia

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel cielo opaco delle Lofoten, ali spiegate volteggiano sospese dal vento. In bilico sulla rib boat, le guardo volare leggere sino a quando si calano in picchiata per prendere il pesce gettato dalla barca: è il momento più emozionante del safari all'aquila in Norvegia.

Momento atteso per anni, regalo sognato da quando sono arrivato a Svolvær - la città più antica del Circolo polare artico. E ho immaginato di vedere questi animali nell'obiettivo della mia macchina fotografica.

Me lo aveva promesso stamane, il capitano: mentre nella sede della sua compagnia, mi vestivo di giallo e blu con la tuta pesante per vincere il freddo del Nord, mi ha spiegato che avrebbe fatto l'impossibile per rendere unico il mio safari all'aquila in Norvegia.

Così, imbottito e impedito nei movimenti, ho atteso sulla banchina di Svolvær che lui preparasse la rib boat. E la spingesse là, tra i fiordi davanti le Lofoten che proteggono queste terre emerse nel profondo Nord dell'Europa.

È lì che vivono gli occhi rapaci di animali maestosi, sentinelle perfette che vedono avvicinarsi il canotto grigio ancor prima che il motore emetta il suo suono graffiato mentre sfregia le acque grigie.

Mezz'ora o poco più di traversata dal molo di Svolvær a casa loro, in cui l'emozione di vivere un safari all'aquila in Norvegia è cresciuta a ogni battito - ritmo incerto di un desiderio bambino.

Armato di una pazienza insospettabile, ho atteso che il capitano mettesse l'imbarcazione al riparo della corrente, quasi contro le rocce. E che dal frigorifero portatile estraesse il pesce pescato e tagliato stamattina prima di partire.

Poi, con un fischio simile a un richiamo, lo ha gettato in acqua. Da dietro i fiordi una coppia rapace si è alzata in volo e, lasciandosi trasportare dal vento, ha iniziato a volteggiare sospesa.

Al secondo pesce gettato, si è buttata avida in picchiata: e in un momento unico ho vissuto l'emozione più intensa del safari all'aquila in Norvegia.

ℹ️ Visit Norway
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