Museo di Sissi, a Vienna la storia di una principessa
📸 ✍️ Andrea Lessona
Negli appartamenti Imperiali di Hofburg a Vienna, il museo di Sissi è scrigno vero di ricordi vissuti: raccontano la vita privata di una delle figure più amate e controverse nella storia d'Austria. Oltre l'apparenza da cerimoniale.
E così, camminando passo a passo le sei sale in cui i suoi oggetti e il suo mondo quasi segreto sono ora in mostra, ho scoperto un'altra donna: diversa e molto più bella e più vera da quella raccontata da libri e pellicole.
Di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata a Monaco il 24 dicembre del 1837, e morta assassinata con una stilettata per mano dell'anarchico italiano Luigi Lucheni a Ginevra il 10 settembre 1898, c'è davvero tanto al museo di Sissi.
L'eco dell'imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria e regina di Boemia e di Croazia e consorte di Francesco Giuseppe, risuona tra queste pareti mentre le guardo adornate dei suoi ritratti più belli.
Immortalano una grazia che non è solo dipinta, ma vissuta nei tratti del volto, negli occhi vividi e malinconici, nella posa che trascende l'inquietudine mal celata. È questo che si avverte di più nel museo di Sissi.
Di una donna diventata regina restano i suoi moti di generosa ribellione verso ciò che è austero e artificiale: come il cerimoniale di corte da cui fuggire per dedicarsi alla cura maniacale del corpo attraverso diete ferree, esercizi continui, sport faticosi.
Protette da spesse teche in vetro, al museo di Sissi ci sono anche le sue poesie: testamento esaltante e struggente di una vita in perenne fuga da sé, viaggio gettato in avanti per cercarsi senza trovarsi mai.
Ma qui c'è anche il lusso di cui era circondata: oltre ai ritratti, anche i gioielli che ogni tanto portava risplendono nella luce degli antichi lampadari. Antichi come la “carrozza salone” di corte.
E poi c'è lei, la sua ultima maschera: quella mortuaria dietro cui riposare per essere finalmente se stessa.
ℹ️ 📷 Wien Info
📸 ✍️ Andrea Lessona
Negli appartamenti Imperiali di Hofburg a Vienna, il museo di Sissi è scrigno vero di ricordi vissuti: raccontano la vita privata di una delle figure più amate e controverse nella storia d'Austria. Oltre l'apparenza da cerimoniale.
E così, camminando passo a passo le sei sale in cui i suoi oggetti e il suo mondo quasi segreto sono ora in mostra, ho scoperto un'altra donna: diversa e molto più bella e più vera da quella raccontata da libri e pellicole.
Di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata a Monaco il 24 dicembre del 1837, e morta assassinata con una stilettata per mano dell'anarchico italiano Luigi Lucheni a Ginevra il 10 settembre 1898, c'è davvero tanto al museo di Sissi.
L'eco dell'imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria e regina di Boemia e di Croazia e consorte di Francesco Giuseppe, risuona tra queste pareti mentre le guardo adornate dei suoi ritratti più belli.
Immortalano una grazia che non è solo dipinta, ma vissuta nei tratti del volto, negli occhi vividi e malinconici, nella posa che trascende l'inquietudine mal celata. È questo che si avverte di più nel museo di Sissi.
Di una donna diventata regina restano i suoi moti di generosa ribellione verso ciò che è austero e artificiale: come il cerimoniale di corte da cui fuggire per dedicarsi alla cura maniacale del corpo attraverso diete ferree, esercizi continui, sport faticosi.
Protette da spesse teche in vetro, al museo di Sissi ci sono anche le sue poesie: testamento esaltante e struggente di una vita in perenne fuga da sé, viaggio gettato in avanti per cercarsi senza trovarsi mai.
Ma qui c'è anche il lusso di cui era circondata: oltre ai ritratti, anche i gioielli che ogni tanto portava risplendono nella luce degli antichi lampadari. Antichi come la “carrozza salone” di corte.
E poi c'è lei, la sua ultima maschera: quella mortuaria dietro cui riposare per essere finalmente se stessa.
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Museo nazionale del Liechtenstein, storia del Principato
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cuore di Vaduz, le pesanti porti in legno del bianco edificio classico si aprono sul museo nazionale del Liechtenstein: 42 sale espositive che raccontano la storia e la cultura del Principato e della sua capitale.
La struttura, che risale all'inizio del XV secolo, è stata riaperta nel 2003. E da allora si è arricchita da antichi manufatti e preziosi resti che mostrano le tradizioni di questo piccolo Paese.
Nella prima sala espositiva del museo Nazionale del Liechtenstein, quella al pian terreno dell'edificio, si attraversa la storia della civilizzazione della nazione ammirando attrezzi realizzati con cura e utensili preistorici.
Una preziosa ciotola in ceramica servirà a riportare il tempo indietro sino al V secolo a.C. Così come passo a passo sarà possibile scoprire in che modo sia le costruzioni sia l'abbigliamento siano progrediti da allora.
Al primo piano del museo Nazionale del Liechtenstein, invece, c'è una sala protetta dedicata al Medioevo: qui si trova un'imperdibile e preziosissima collezione di monete d'oro.
Qualche passo e si arriva all'area celebrativa: pareti e soffitti densi di colore immortalano le diverse festività rurali celebrate nelle campagne dal XIX secolo. Il muro dedicato alla stalla è decorato con particolari cuori in legno: venivano usati per ornare il bestiame riportato a valle alla fine dell'estate.
L'ultimo piano del museo Nazionale del Liechtenstein è un tributo alla storia moderna del Principato: qui si vedono i cippi che dividevano i grandi territori e vengono raccontate le battaglie e gli assedi dell'esercito prima della sua abolizione nel 1868.
Subito dopo si ammira l'esposizione dedicata agli habitat naturali del Paese e alle tantissime creature che li popolano. Sculture e foto di grandi dimensioni, una selezione di uccelli con un martin pescatore e un'aquila reale, sembrano trasportarti nel mezzo della natura selvaggia: quella più bella, quella più vera.
ℹ️ Liechtenstein Marketing
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel cuore di Vaduz, le pesanti porti in legno del bianco edificio classico si aprono sul museo nazionale del Liechtenstein: 42 sale espositive che raccontano la storia e la cultura del Principato e della sua capitale.
La struttura, che risale all'inizio del XV secolo, è stata riaperta nel 2003. E da allora si è arricchita da antichi manufatti e preziosi resti che mostrano le tradizioni di questo piccolo Paese.
Nella prima sala espositiva del museo Nazionale del Liechtenstein, quella al pian terreno dell'edificio, si attraversa la storia della civilizzazione della nazione ammirando attrezzi realizzati con cura e utensili preistorici.
Una preziosa ciotola in ceramica servirà a riportare il tempo indietro sino al V secolo a.C. Così come passo a passo sarà possibile scoprire in che modo sia le costruzioni sia l'abbigliamento siano progrediti da allora.
Al primo piano del museo Nazionale del Liechtenstein, invece, c'è una sala protetta dedicata al Medioevo: qui si trova un'imperdibile e preziosissima collezione di monete d'oro.
Qualche passo e si arriva all'area celebrativa: pareti e soffitti densi di colore immortalano le diverse festività rurali celebrate nelle campagne dal XIX secolo. Il muro dedicato alla stalla è decorato con particolari cuori in legno: venivano usati per ornare il bestiame riportato a valle alla fine dell'estate.
L'ultimo piano del museo Nazionale del Liechtenstein è un tributo alla storia moderna del Principato: qui si vedono i cippi che dividevano i grandi territori e vengono raccontate le battaglie e gli assedi dell'esercito prima della sua abolizione nel 1868.
Subito dopo si ammira l'esposizione dedicata agli habitat naturali del Paese e alle tantissime creature che li popolano. Sculture e foto di grandi dimensioni, una selezione di uccelli con un martin pescatore e un'aquila reale, sembrano trasportarti nel mezzo della natura selvaggia: quella più bella, quella più vera.
ℹ️ Liechtenstein Marketing
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
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Cattedrale di Losanna, gotico svizzero
📸 ✍️ Andrea Lessona
Cielo scolpito nel cielo, la cattedrale di Losanna è orizzonte gotico sublime. Simbolo della capitale del cantone Vaud, i suoi 152 metri d'altezza sono una scala immaginata e immaginaria per raggiungere Dio.
Dal sagrato della chiesa, guardo lassù per cercare di intuirne la fine dove tutto ha inizio. Nubi grige e gonfie l'avvolgono di silenzio, e l'immaginazione cede alla storia di questo edificio ecclesiastico – il più bello del suo genere in tutta la Svizzera.
La cattedrale di Losanna fu iniziata nel 1175 e consacrata nel 1275 da Papa Gregorio X. Durante il Medioevo i pellegrini venivano qui per pregare la Vergine d'Oro, una scultura miracolosa di Maria a cui la chiesa di Notre-Dame era dedicata.
Nel 1536 la forza distruttrice della Riforma la spogliò delle sue decorazioni più belle. E l'esercito invasore di Berna fuse la statua per farne delle monete. Il tesoro di paramenti sacri e arazzi fu portato nell'attuale capitale svizzera, dove oggi è conservato in un museo.
Mentre ci penso, passo dopo passo, raggiungo l'ingresso ovest della cattedrale di Losanna: davanti mi trovo decorazioni, culture bibliche, santi e creature scolpiti nel legno antico del Portone Montfalcon. Un capolavoro il cui nome deriva da un vescovo del XVI secolo.
Superatolo, entro in Notre-Dame attraversando il Grande Portale, l'enorme arcata con alcune statue che ricorda la foggia delle chiese inglesi di Lincoln e Canterbury. Sulle volte si intuiscono degli affreschi sfocati.
L'interno della cattedrale di Losanna è tipicamente gotico con la sua navata centrale altissima per essere più vicino a Dio. Nonostante non sia ricca di decorazioni secondo il dettame della chiesa calvinista, sopravvivono resti d'arte medievale.
I più belli, si trovano nel Portale Dipinto del 1215-30. Ci sono statue a colonna di profeti, apostoli ed evangelisti. Sull'architrave, divisa in due sezioni, la dormizione e l'assunzione della Vergine Maria. Sul timpano, la sua incoronazione. Nel medioevo questa era l'entrata principale della chiesa.
Anche il Rosone, che si trova nella parte meridionale della cattedrale di Losanna, risale al XIII secolo. Solo il pezzo centrale non è originale. La rosa era una popolare rappresentazione dell'universo.
Quella davanti a me, da cui la luce di fuori filtra come unacaleidoscopio, ha immagini che rappresentano le quattro stagioni, i quattro elementi, i quattro venti, i quattro fiumi del paradiso, le 12 fatiche dei mesi e i 12 segni zodiacali.
Nel transetto, a sud della cattedrale di Losanna riesco appena a scorgere qualche dipinto medievale che adorna le colonne. Dietro al semplice altare di pietra ci sono le sedie del coro e la tomba di Otto di Grandson, un celebre e antico cavaliere.
Mentre ripercorro la navata principale per uscire, vedo il grande organo inaugurato nel 2003. Realizzato da Fisk, su un disegno di Giugiaro, è l'unico nel suo genere in tutto il mondo: quasi sette mila canne per un peso di quaranta tonnellate.
Suona musica classica e sinfonica francese, melodie barocche e romantiche tedesche: durante le celebrazioni e i concerti, data la vocazione ecumenica di Notre-Dame, vibrano nella chiesa. E salgono sulla guglia dove si trova il guet, la vedetta della cattedrale di Losanna che incontrerò stasera.
ℹ️ Svizzera Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Cielo scolpito nel cielo, la cattedrale di Losanna è orizzonte gotico sublime. Simbolo della capitale del cantone Vaud, i suoi 152 metri d'altezza sono una scala immaginata e immaginaria per raggiungere Dio.
Dal sagrato della chiesa, guardo lassù per cercare di intuirne la fine dove tutto ha inizio. Nubi grige e gonfie l'avvolgono di silenzio, e l'immaginazione cede alla storia di questo edificio ecclesiastico – il più bello del suo genere in tutta la Svizzera.
La cattedrale di Losanna fu iniziata nel 1175 e consacrata nel 1275 da Papa Gregorio X. Durante il Medioevo i pellegrini venivano qui per pregare la Vergine d'Oro, una scultura miracolosa di Maria a cui la chiesa di Notre-Dame era dedicata.
Nel 1536 la forza distruttrice della Riforma la spogliò delle sue decorazioni più belle. E l'esercito invasore di Berna fuse la statua per farne delle monete. Il tesoro di paramenti sacri e arazzi fu portato nell'attuale capitale svizzera, dove oggi è conservato in un museo.
Mentre ci penso, passo dopo passo, raggiungo l'ingresso ovest della cattedrale di Losanna: davanti mi trovo decorazioni, culture bibliche, santi e creature scolpiti nel legno antico del Portone Montfalcon. Un capolavoro il cui nome deriva da un vescovo del XVI secolo.
Superatolo, entro in Notre-Dame attraversando il Grande Portale, l'enorme arcata con alcune statue che ricorda la foggia delle chiese inglesi di Lincoln e Canterbury. Sulle volte si intuiscono degli affreschi sfocati.
L'interno della cattedrale di Losanna è tipicamente gotico con la sua navata centrale altissima per essere più vicino a Dio. Nonostante non sia ricca di decorazioni secondo il dettame della chiesa calvinista, sopravvivono resti d'arte medievale.
I più belli, si trovano nel Portale Dipinto del 1215-30. Ci sono statue a colonna di profeti, apostoli ed evangelisti. Sull'architrave, divisa in due sezioni, la dormizione e l'assunzione della Vergine Maria. Sul timpano, la sua incoronazione. Nel medioevo questa era l'entrata principale della chiesa.
Anche il Rosone, che si trova nella parte meridionale della cattedrale di Losanna, risale al XIII secolo. Solo il pezzo centrale non è originale. La rosa era una popolare rappresentazione dell'universo.
Quella davanti a me, da cui la luce di fuori filtra come unacaleidoscopio, ha immagini che rappresentano le quattro stagioni, i quattro elementi, i quattro venti, i quattro fiumi del paradiso, le 12 fatiche dei mesi e i 12 segni zodiacali.
Nel transetto, a sud della cattedrale di Losanna riesco appena a scorgere qualche dipinto medievale che adorna le colonne. Dietro al semplice altare di pietra ci sono le sedie del coro e la tomba di Otto di Grandson, un celebre e antico cavaliere.
Mentre ripercorro la navata principale per uscire, vedo il grande organo inaugurato nel 2003. Realizzato da Fisk, su un disegno di Giugiaro, è l'unico nel suo genere in tutto il mondo: quasi sette mila canne per un peso di quaranta tonnellate.
Suona musica classica e sinfonica francese, melodie barocche e romantiche tedesche: durante le celebrazioni e i concerti, data la vocazione ecumenica di Notre-Dame, vibrano nella chiesa. E salgono sulla guglia dove si trova il guet, la vedetta della cattedrale di Losanna che incontrerò stasera.
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