Municipio di Stoccolma, simbolo svedese
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal traghetto che solca il lago Mälaren, guardo il profilo nazional-romantico del municipio di Stoccolma svettare sulla punta dell'isola di Kungsholmen: otto milioni di mattoni rossi che si alzano sui 106 metri della torre e proteggono i suoi saloni immensi.
Realizzata tra il 1911 e 1923 dall'architetto Ragnar Östberg, la struttura ospita il 10 dicembre di ogni anno il banchetto del Premio Nobel. Nel grande Salone Blu c'è anche il più grande organo del Nord Europa: dieci mila canne e 135 registri.
Nella Sala del Consiglio in cui si riunisce l'assemblea comunale di Stoccolma, il soffitto ha un'apertura simulata, simile a una lunga casa vichinga. I mobili preziosi di Carl Malmsten si alternano alla tappezzeria tessuta in Italia di Maja Sjöström.
Dalla Volta dei cento, l'ingresso principale del palazzo, si accede al quartiere delle feste. Su una sporgenza della parete si vede qualche ingranaggio del Gioco di San Giorgio. In estate, alle 12 e alle 18, il marchingegno ruota: e sul balcone di fuori, mentre le campane suonano, appaiono il Santo e la bestia.
Nell'Ovale del municipio di Stoccolma, ogni sabato pomeriggio si celebrano i matrimoni civili. Alle pareti, gli arazzi Tureholm tessuti in Francia verso la fine del 1600. La vicina Galleria del Principe viene usata per i ricevimenti ufficiali della città.
Appena dopo, la Sala delle Tre Corone vanta tre lampadari dorati che eleganti scendono dalla travatura del soffitto e le danno nome. L’ultima sala visitabile è il Salone Dorato.
Nascosto alla vista dalle due porte in rame, pesanti una tonnellata ognuna, custodisce un tesoro inestimabile: un mosaico di 18 milioni di tessere in vetro e oro realizzato da Einar Forseth. La sala è lunga 44 metri e sino al 1973 ospitava il banchetto di gala che segue la consegna dei premi Nobel. Oggi è eco di ricordi.
ℹ️ Visit Sweden
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal traghetto che solca il lago Mälaren, guardo il profilo nazional-romantico del municipio di Stoccolma svettare sulla punta dell'isola di Kungsholmen: otto milioni di mattoni rossi che si alzano sui 106 metri della torre e proteggono i suoi saloni immensi.
Realizzata tra il 1911 e 1923 dall'architetto Ragnar Östberg, la struttura ospita il 10 dicembre di ogni anno il banchetto del Premio Nobel. Nel grande Salone Blu c'è anche il più grande organo del Nord Europa: dieci mila canne e 135 registri.
Nella Sala del Consiglio in cui si riunisce l'assemblea comunale di Stoccolma, il soffitto ha un'apertura simulata, simile a una lunga casa vichinga. I mobili preziosi di Carl Malmsten si alternano alla tappezzeria tessuta in Italia di Maja Sjöström.
Dalla Volta dei cento, l'ingresso principale del palazzo, si accede al quartiere delle feste. Su una sporgenza della parete si vede qualche ingranaggio del Gioco di San Giorgio. In estate, alle 12 e alle 18, il marchingegno ruota: e sul balcone di fuori, mentre le campane suonano, appaiono il Santo e la bestia.
Nell'Ovale del municipio di Stoccolma, ogni sabato pomeriggio si celebrano i matrimoni civili. Alle pareti, gli arazzi Tureholm tessuti in Francia verso la fine del 1600. La vicina Galleria del Principe viene usata per i ricevimenti ufficiali della città.
Appena dopo, la Sala delle Tre Corone vanta tre lampadari dorati che eleganti scendono dalla travatura del soffitto e le danno nome. L’ultima sala visitabile è il Salone Dorato.
Nascosto alla vista dalle due porte in rame, pesanti una tonnellata ognuna, custodisce un tesoro inestimabile: un mosaico di 18 milioni di tessere in vetro e oro realizzato da Einar Forseth. La sala è lunga 44 metri e sino al 1973 ospitava il banchetto di gala che segue la consegna dei premi Nobel. Oggi è eco di ricordi.
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Toh-shiya, gara con l'arco in Giappone
✍️ Andrea Lessona
Righe di giovani donne in kimono tendono la corda, e dopo un attimo infinito scoccano: le frecce attraversano i sessanta metri del tempio buddista di Sanjusangen-do a Kyoto, e colpiscono il bersaglio. È il momento più emozionante del Toh-shiya, la gara con l'arco in Giappone.
A questa cerimonia, che si tiene la domenica più vicina al 15 gennaio, partecipano tiratori di livello avanzato e giovani ventenni provenienti da tutta la Nazione. Infatti, nel paese del Sol Levante, si diventa maggiorenni a vent'anni.
Il Toh-shiya sembra risalire al XII secolo. Si racconta che in passato i maestri arcieri riuscivano a colpire i loro obiettivi attraverso lo spazio di 120 metri. Esattamente tra le estremità nord e sud del tempio di Sanjusangen-do - la struttura in legno più lunga al mondo.
Nel periodo Edo (1603-1868), durante una sfida di 24 ore iniziata alle sei di sera e terminata il giorno successivo alla stessa ora, è stato ottenuto il record della gara con l'arco in Giappone. Record tutt'ora imbattuto.
Era il 1688 quando Wasa Daihachiro ha tirato 8.132 frecce, riuscendo a raggiungere il bersaglio con una percentuale del 62 per cento. Sui pilastri del tempio di Sanjusangen-do, si trovano ancora oggi tracce delle frecce scagliate dai Samurai che hanno fallito l'obiettivo.
Obbiettivo che nella modernità misura un metro di diametro ed è posto a sessanta metri dalla linea di tiro. Lì, allineate, si trovano le giovani tiratrice vestite dei loro kimono sgargianti.
Nella sala principale del tempio di Sanjusangen-do, cui si può accedere liberamente il giorno della gara con l'arco in Giappone, un monaco buddista pregherà per la salute dei visitatori.
Con un ramo di salice verrà spruzzata acqua purificata sulle persone intervenute. Cui seguiranno sette giorni consecutivi di preghiera dei religiosi affinché il nuovo anno regali una buona condizione fisica.
ℹ️ JNTO
✍️ Andrea Lessona
Righe di giovani donne in kimono tendono la corda, e dopo un attimo infinito scoccano: le frecce attraversano i sessanta metri del tempio buddista di Sanjusangen-do a Kyoto, e colpiscono il bersaglio. È il momento più emozionante del Toh-shiya, la gara con l'arco in Giappone.
A questa cerimonia, che si tiene la domenica più vicina al 15 gennaio, partecipano tiratori di livello avanzato e giovani ventenni provenienti da tutta la Nazione. Infatti, nel paese del Sol Levante, si diventa maggiorenni a vent'anni.
Il Toh-shiya sembra risalire al XII secolo. Si racconta che in passato i maestri arcieri riuscivano a colpire i loro obiettivi attraverso lo spazio di 120 metri. Esattamente tra le estremità nord e sud del tempio di Sanjusangen-do - la struttura in legno più lunga al mondo.
Nel periodo Edo (1603-1868), durante una sfida di 24 ore iniziata alle sei di sera e terminata il giorno successivo alla stessa ora, è stato ottenuto il record della gara con l'arco in Giappone. Record tutt'ora imbattuto.
Era il 1688 quando Wasa Daihachiro ha tirato 8.132 frecce, riuscendo a raggiungere il bersaglio con una percentuale del 62 per cento. Sui pilastri del tempio di Sanjusangen-do, si trovano ancora oggi tracce delle frecce scagliate dai Samurai che hanno fallito l'obiettivo.
Obbiettivo che nella modernità misura un metro di diametro ed è posto a sessanta metri dalla linea di tiro. Lì, allineate, si trovano le giovani tiratrice vestite dei loro kimono sgargianti.
Nella sala principale del tempio di Sanjusangen-do, cui si può accedere liberamente il giorno della gara con l'arco in Giappone, un monaco buddista pregherà per la salute dei visitatori.
Con un ramo di salice verrà spruzzata acqua purificata sulle persone intervenute. Cui seguiranno sette giorni consecutivi di preghiera dei religiosi affinché il nuovo anno regali una buona condizione fisica.
ℹ️ JNTO
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Duomo di Colonia, gotico Germania
✍️ Andrea Lessona
Le torri cuspidate del duomo di Colonia entrano nel cielo, e si perdono tra le nubi: 157 metri d'imponenza gotica che caratterizzano l'orizzonte del capoluogo storico culturale della Renania.
Quella che ho davanti è la seconda chiesa più alta della Germania, dopo Ulma, e la terza al mondo. Fatta costruire a pianta di croce latina nel 1248 dall'arcivescovo Konrad von Hochstaden, fu inaugurata solo 632 anni dopo, nel 1880, dall'imperatore Guglielmo I.
Colpita 14 volte da incursioni aeree durante la Seconda Guerra Mondiale, la basilica rimase in piedi. E quarant’anni dopo la ristrutturazione, finita nel 1956, fu inserita tra i Patrimoni Unesco.
Secondo le intenzioni, il duomo di Colonia doveva ospitare le reliquie dei Re Magi. Fu l'imperatore Federico Barbarossa a trafugarle dalla Basilica di Sant'Eustorgio a Milano e a portarle qui.
La cassa reliquiaria è uno dei più bei esempi di arte mosana e il tesoro più prezioso della chiesa dei Santi Pietro e Maria. Si trova dietro l'altare principale ed è fatta in legno e argento, pesa trecento chili, è alta più di un metro e mezzo e lunga più di due. È il sarcofago più grande d'Europa.
Altro oggetto prezioso, è l'organo a canne a trasmissione elettrica che si trova nella navata destra del braccio settentrionale del transetto. Fu costruito nel 1948 dalla ditta Johannes Klais Orgelbau che lo ampliò nel 1956.
La stessa ditta ha realizzato nel 1998 anche l'altro organo a canne della chiesa dei Santi Pietro e Maria. Ma la musica che per secoli ha contraddistinto il duomo di Colonia viene delle sue 12 campane: la prima fu quella dei tre re – la Dreikönigenglocke. Dal peso di 3,4 tonnellate, venne fusa nel 1418 e poi installata nel 1437, per essere di nuovo fusa nel 1880.
La campana di San Pietro pesa invece 24 tonnellate ed è la più grande del mondo fra quelle che possono ruotare completamente. Tutte loro, lassù tra le nubi della Renania, scandiscono con il loro suono il tempo dell'Eterno.
✍️ Andrea Lessona
Le torri cuspidate del duomo di Colonia entrano nel cielo, e si perdono tra le nubi: 157 metri d'imponenza gotica che caratterizzano l'orizzonte del capoluogo storico culturale della Renania.
Quella che ho davanti è la seconda chiesa più alta della Germania, dopo Ulma, e la terza al mondo. Fatta costruire a pianta di croce latina nel 1248 dall'arcivescovo Konrad von Hochstaden, fu inaugurata solo 632 anni dopo, nel 1880, dall'imperatore Guglielmo I.
Colpita 14 volte da incursioni aeree durante la Seconda Guerra Mondiale, la basilica rimase in piedi. E quarant’anni dopo la ristrutturazione, finita nel 1956, fu inserita tra i Patrimoni Unesco.
Secondo le intenzioni, il duomo di Colonia doveva ospitare le reliquie dei Re Magi. Fu l'imperatore Federico Barbarossa a trafugarle dalla Basilica di Sant'Eustorgio a Milano e a portarle qui.
La cassa reliquiaria è uno dei più bei esempi di arte mosana e il tesoro più prezioso della chiesa dei Santi Pietro e Maria. Si trova dietro l'altare principale ed è fatta in legno e argento, pesa trecento chili, è alta più di un metro e mezzo e lunga più di due. È il sarcofago più grande d'Europa.
Altro oggetto prezioso, è l'organo a canne a trasmissione elettrica che si trova nella navata destra del braccio settentrionale del transetto. Fu costruito nel 1948 dalla ditta Johannes Klais Orgelbau che lo ampliò nel 1956.
La stessa ditta ha realizzato nel 1998 anche l'altro organo a canne della chiesa dei Santi Pietro e Maria. Ma la musica che per secoli ha contraddistinto il duomo di Colonia viene delle sue 12 campane: la prima fu quella dei tre re – la Dreikönigenglocke. Dal peso di 3,4 tonnellate, venne fusa nel 1418 e poi installata nel 1437, per essere di nuovo fusa nel 1880.
La campana di San Pietro pesa invece 24 tonnellate ed è la più grande del mondo fra quelle che possono ruotare completamente. Tutte loro, lassù tra le nubi della Renania, scandiscono con il loro suono il tempo dell'Eterno.
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Carnevale di Cadice, Andalusia in estasi
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Rogaska Slatina, Slovenia termale
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Grazie e buon viaggio insieme!
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Palazzo di Nestore, Grecia omerica
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla collina di Epanò Englianos, i ruderi del palazzo di Nestore guardano l'orizzonte fitto di ulivi e ricordano la saggezza e la gloria del re greco, resa immortale da Omero nell'Odissea.
Scoperti nel 1939 dall'architetto statunitense Carl William Blegen, i resti dell’antica reggia furono portati alla luce solo nel 1954 con tecniche moderne di scavo.
Venne così scoperta una struttura realizzata sui resti di altre precedenti che coincide cronologicamente con il racconto di Omero. Nell'Odissea il poeta greco canta dell'arrivo di Telemaco al palazzo di Nestore.
Il giovane cerca il padre e viene ospitato dal sovrano con tutti gli onori: rifocillato e lavato addirittura dalla figlia del re, Policasta, gli viene messo a disposizione un cocchio per andare a Sparta da Menelao.
Di certo il figlio di Ulisse deve essere stato accolto qui, nel megaron, la sala del trono. È una delle zone visitabili del complesso e in passato il cuore del Palazzo di Nestore cui si accede attraverso una serie di tre atri monumentali.
Da qui si allineano in perfetto ordine ambienti una volta destinati a magazzini e abitazioni. Nella parte anteriore della struttura si trova il famoso archivio di tavolette scritto in lineare B, la forma più antica di greco.
L'ala meridionale del palazzo di Nestore conserva i resti dell'appartamento della regina dove è stata scoperta una tinozza da bagno in terracotta - elemento che coincide con la narrazione omerica.
Le mura del complesso sopravvissute sono alte circa un metro. In origine erano rivestite per la metà in legno con le parti superiori di mattoni cotti uniti da travi verticali e orizzontali. L'interno era decorato da fini affreschi.
Questo testimonia l'importanza del palazzo di Nestore e la forza del suo sovrano che durante la guerra di Troia inviò il secondo contingente militare più numeroso con le sue novanta navi nere.
ℹ️ Ente Nazionale Ellenico per il Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Sulla collina di Epanò Englianos, i ruderi del palazzo di Nestore guardano l'orizzonte fitto di ulivi e ricordano la saggezza e la gloria del re greco, resa immortale da Omero nell'Odissea.
Scoperti nel 1939 dall'architetto statunitense Carl William Blegen, i resti dell’antica reggia furono portati alla luce solo nel 1954 con tecniche moderne di scavo.
Venne così scoperta una struttura realizzata sui resti di altre precedenti che coincide cronologicamente con il racconto di Omero. Nell'Odissea il poeta greco canta dell'arrivo di Telemaco al palazzo di Nestore.
Il giovane cerca il padre e viene ospitato dal sovrano con tutti gli onori: rifocillato e lavato addirittura dalla figlia del re, Policasta, gli viene messo a disposizione un cocchio per andare a Sparta da Menelao.
Di certo il figlio di Ulisse deve essere stato accolto qui, nel megaron, la sala del trono. È una delle zone visitabili del complesso e in passato il cuore del Palazzo di Nestore cui si accede attraverso una serie di tre atri monumentali.
Da qui si allineano in perfetto ordine ambienti una volta destinati a magazzini e abitazioni. Nella parte anteriore della struttura si trova il famoso archivio di tavolette scritto in lineare B, la forma più antica di greco.
L'ala meridionale del palazzo di Nestore conserva i resti dell'appartamento della regina dove è stata scoperta una tinozza da bagno in terracotta - elemento che coincide con la narrazione omerica.
Le mura del complesso sopravvissute sono alte circa un metro. In origine erano rivestite per la metà in legno con le parti superiori di mattoni cotti uniti da travi verticali e orizzontali. L'interno era decorato da fini affreschi.
Questo testimonia l'importanza del palazzo di Nestore e la forza del suo sovrano che durante la guerra di Troia inviò il secondo contingente militare più numeroso con le sue novanta navi nere.
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Vicariato di Kenkävero, nella storia della Finlandia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal tetto del vicariato di Kenkävero, aghi di ghiaccio cadono verticali e si mischiano al suolo innevato: un manto bianco argento su cui si intersecano le ombre dell'edificio storico, a un chilometro dalla città di Mikkeli.
Il centro che ho di fronte, il più vasto del suo genere nei Mille Laghi della Finlandia, è stato costruito dai religiosi a metà del XV secolo. Tra le pareti in legno pallido conserva la storia del Savo-Carelia.
Come altri edifici simili, il vicariato di Kenkävero è stato un punto di riferimento per la vita della comunità: sia per questioni ecclesiastiche, sia pratiche. Dalla casa, all'abbigliamento, allo sviluppo tecnico a quello agricolo. La sua biblioteca era ricolma di libri su questi argomenti.
La struttura divenne fulcro della vita sociale nella zona per molto tempo: i contatti con i castelli vicini erano frequenti, i membri dell'alta borghesia erano spesso ospiti per discutere di nuove idee, si festeggiavano compleanni e onomastici, e si organizzavano circoli di cucito.
Mentre il Primo Maggio si celebrava l'inizio dell'anno ecclesiastico, d'estate c'erano grandi feste in giardino in cui gli ospiti di ieri potevano gustare le prelibatezze servite ancora qui oggi.
Poi, nel 1969, il Vicariato cadde nell'oblio: e venne trasferito in città. Solo nel 1988 ci fu la rinascita. L'edificio principale, quello in cui mi trovo adesso, venne ristrutturato, e si decise di utilizzarlo secondo il progetto dell’Associazione delle arti e dei mestieri di Mikkeli e del distretto di Martha nella regione del Savo-Carelia.
Lasciato il legno pallido dell'edificio e camminato sulla neve ghiacciata, entro nella struttura di fronte. Davanti a me ho più grande selezione di prodotti finnici - eredità senza pari di tradizione e cultura di un popolo capace di sopravvivere alle difficoltà.
ℹ️ Visit Finland
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal tetto del vicariato di Kenkävero, aghi di ghiaccio cadono verticali e si mischiano al suolo innevato: un manto bianco argento su cui si intersecano le ombre dell'edificio storico, a un chilometro dalla città di Mikkeli.
Il centro che ho di fronte, il più vasto del suo genere nei Mille Laghi della Finlandia, è stato costruito dai religiosi a metà del XV secolo. Tra le pareti in legno pallido conserva la storia del Savo-Carelia.
Come altri edifici simili, il vicariato di Kenkävero è stato un punto di riferimento per la vita della comunità: sia per questioni ecclesiastiche, sia pratiche. Dalla casa, all'abbigliamento, allo sviluppo tecnico a quello agricolo. La sua biblioteca era ricolma di libri su questi argomenti.
La struttura divenne fulcro della vita sociale nella zona per molto tempo: i contatti con i castelli vicini erano frequenti, i membri dell'alta borghesia erano spesso ospiti per discutere di nuove idee, si festeggiavano compleanni e onomastici, e si organizzavano circoli di cucito.
Mentre il Primo Maggio si celebrava l'inizio dell'anno ecclesiastico, d'estate c'erano grandi feste in giardino in cui gli ospiti di ieri potevano gustare le prelibatezze servite ancora qui oggi.
Poi, nel 1969, il Vicariato cadde nell'oblio: e venne trasferito in città. Solo nel 1988 ci fu la rinascita. L'edificio principale, quello in cui mi trovo adesso, venne ristrutturato, e si decise di utilizzarlo secondo il progetto dell’Associazione delle arti e dei mestieri di Mikkeli e del distretto di Martha nella regione del Savo-Carelia.
Lasciato il legno pallido dell'edificio e camminato sulla neve ghiacciata, entro nella struttura di fronte. Davanti a me ho più grande selezione di prodotti finnici - eredità senza pari di tradizione e cultura di un popolo capace di sopravvivere alle difficoltà.
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Amanti di Teruel, leggenda di Spagna
📸 ✍️ Andrea Lessona
Li guardo distesi nella pietra, le mani sfiorate nell'estremo gesto di un amore negato. Gli amanti di Teruel vivono il loro sentimento nell'eterno dell'arte: divisi nella vita, uniti oltre la morte. Simbolo romantico dell'Aragona e della Spegna tutta.
In realtà la storia di questi due giovani è conosciuta nel mondo grazie a molte opere artistiche. Ne avevo sentito l'eco prima di arrivare qui a Teruel, capoluogo dell'omonima provincia e patrimonio Unesco dal 1986 per l’architettura mudejar.
Camminando le vie della città, ho raggiunto il Mausoleo de los Amantes, l'edificio adiacente la chiesa di San Pietro che ospita e racconta la leggenda dei due giovani risalente a inizio XIII secolo.
In quel periodo, l’amicizia di Juan de Marcilla e Isabel de Segura diventa amore. Amore contrastato dal padre di lei per la povertà di lui. Juan non si arrende e chiede cinque anni per diventare ricco. Sfida la morte, vince la guerra, torna in tempo ma Isabel è già andata in sposa a un fratello del signore di Albarracín.
Seppur straziato, Juan riesce a vedere Isabel e le chiede un bacio. Lei, fedele ai precetti del matrimonio, glielo nega. Lui muore di dolore.
Il giorno dopo, nella chiesa di San Pietro, durante i funerali del giovane, una donna a lutto cammina verso il feretro: Isabel alza il velo e posa le labbra su quelle del giovane. Improvvisa cade al suo fianco, senza più vita.
Impressionato dalla vicenda, lo scultore Meridese Juan de Avalos scolpì le statue dei due giovani sotto cui giacciono le mummie degli Amanti di Teruel. Furono scoperte nel 1555, interrate nella cappella dei Santi Cosma e Damiano.
Mentre continuo a guardarli prigionieri della pietra, penso a un'altra storia d'amore tormentata: quella di Romeo e Giulietta.
Anche qui in Aragona, come a Verona, il 14 febbraio è festa: un giorno unico in cui lo spirito di Juan de Marcilla e Isabel de Segura lascia la pietra e si bacia in un attimo Infinito.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Li guardo distesi nella pietra, le mani sfiorate nell'estremo gesto di un amore negato. Gli amanti di Teruel vivono il loro sentimento nell'eterno dell'arte: divisi nella vita, uniti oltre la morte. Simbolo romantico dell'Aragona e della Spegna tutta.
In realtà la storia di questi due giovani è conosciuta nel mondo grazie a molte opere artistiche. Ne avevo sentito l'eco prima di arrivare qui a Teruel, capoluogo dell'omonima provincia e patrimonio Unesco dal 1986 per l’architettura mudejar.
Camminando le vie della città, ho raggiunto il Mausoleo de los Amantes, l'edificio adiacente la chiesa di San Pietro che ospita e racconta la leggenda dei due giovani risalente a inizio XIII secolo.
In quel periodo, l’amicizia di Juan de Marcilla e Isabel de Segura diventa amore. Amore contrastato dal padre di lei per la povertà di lui. Juan non si arrende e chiede cinque anni per diventare ricco. Sfida la morte, vince la guerra, torna in tempo ma Isabel è già andata in sposa a un fratello del signore di Albarracín.
Seppur straziato, Juan riesce a vedere Isabel e le chiede un bacio. Lei, fedele ai precetti del matrimonio, glielo nega. Lui muore di dolore.
Il giorno dopo, nella chiesa di San Pietro, durante i funerali del giovane, una donna a lutto cammina verso il feretro: Isabel alza il velo e posa le labbra su quelle del giovane. Improvvisa cade al suo fianco, senza più vita.
Impressionato dalla vicenda, lo scultore Meridese Juan de Avalos scolpì le statue dei due giovani sotto cui giacciono le mummie degli Amanti di Teruel. Furono scoperte nel 1555, interrate nella cappella dei Santi Cosma e Damiano.
Mentre continuo a guardarli prigionieri della pietra, penso a un'altra storia d'amore tormentata: quella di Romeo e Giulietta.
Anche qui in Aragona, come a Verona, il 14 febbraio è festa: un giorno unico in cui lo spirito di Juan de Marcilla e Isabel de Segura lascia la pietra e si bacia in un attimo Infinito.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
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