Saksun, la magia delle Faroe
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal mare, il vento si insinua tra le montagne strette. Increspa le acque chiare del lago nella baia. E piega l'erba dei tetti delle case di Saksun. Abbarbicate sul promontorio disegnano l'orizzonte di questo villaggio nel nord di Streymoy - la più grande delle isole Faroe.
Un orizzonte che la natura continua a cambiare col sovrapporsi dei colori mentre vestono i declivi intorno. Solo il bianco della piccola chiesa, lì davanti, sembra immutabile nel mutare del tempo.
Costruita a Tjørnuvík, fu smontata, portata attraverso le montagne e rimontata pezzo a pezzo a Saksun nel 1858. Circondato da una staccionata chiusa da un cancello con lucchetto, l'edificio viene aperto solo la domenica quando si celebra messa.
Dai vetri incrostati di salsedine, intuisco banchi di legno grezzo e il modellino di una nave appeso al soffitto. Prima che una tempesta bloccasse l'ingresso della baia, qui davanti c'era un porto naturale e profondo.
Oggi è un piccolo lago dalle acque chiare e leggere. Ricco di trote e salmoni ambite dai pescatori che arrivano sin qui, il Saksunarvatn riflette le montagne intorno venate da docili cascate che lo alimentano con la loro acqua scoscesa.
Non lontano dalla chiesa e dai pochi edifici dal tetto di torba che sono casa per i trenta abitanti di Saksun, c'è il museo di Dúvugarður. A dargli nome è la fattoria omonima caratterizzata dall'allevamento di circa trecento pecore.
La casa colonica del XVII secolo è fatta di pietra grezza ed erba: dentro ci sono gli oggetti usati dai faroesi per coltivare questa terra brulla rubata al mare, alcuni ninnoli delle vecchie abitazioni, i ricordi sopravvissuti.
Fuori, il vento soffia pioggia: bagna le case sul promontorio, buca le acque chiare del lago nella baia, e gonfia il mare oltre le montagne di Saksun.
ℹ️ Visit Faroe
📸 ✍️ Andrea Lessona
Dal mare, il vento si insinua tra le montagne strette. Increspa le acque chiare del lago nella baia. E piega l'erba dei tetti delle case di Saksun. Abbarbicate sul promontorio disegnano l'orizzonte di questo villaggio nel nord di Streymoy - la più grande delle isole Faroe.
Un orizzonte che la natura continua a cambiare col sovrapporsi dei colori mentre vestono i declivi intorno. Solo il bianco della piccola chiesa, lì davanti, sembra immutabile nel mutare del tempo.
Costruita a Tjørnuvík, fu smontata, portata attraverso le montagne e rimontata pezzo a pezzo a Saksun nel 1858. Circondato da una staccionata chiusa da un cancello con lucchetto, l'edificio viene aperto solo la domenica quando si celebra messa.
Dai vetri incrostati di salsedine, intuisco banchi di legno grezzo e il modellino di una nave appeso al soffitto. Prima che una tempesta bloccasse l'ingresso della baia, qui davanti c'era un porto naturale e profondo.
Oggi è un piccolo lago dalle acque chiare e leggere. Ricco di trote e salmoni ambite dai pescatori che arrivano sin qui, il Saksunarvatn riflette le montagne intorno venate da docili cascate che lo alimentano con la loro acqua scoscesa.
Non lontano dalla chiesa e dai pochi edifici dal tetto di torba che sono casa per i trenta abitanti di Saksun, c'è il museo di Dúvugarður. A dargli nome è la fattoria omonima caratterizzata dall'allevamento di circa trecento pecore.
La casa colonica del XVII secolo è fatta di pietra grezza ed erba: dentro ci sono gli oggetti usati dai faroesi per coltivare questa terra brulla rubata al mare, alcuni ninnoli delle vecchie abitazioni, i ricordi sopravvissuti.
Fuori, il vento soffia pioggia: bagna le case sul promontorio, buca le acque chiare del lago nella baia, e gonfia il mare oltre le montagne di Saksun.
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Pontcysyllte, l'acquedotto del Galles
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'acquedotto di Pontcysyllte sfuma nell'orizzonte del Galles sino a diventare ombra di foschia densa. Da sotto il suo profilo, ne seguo con lo sguardo la retta scura tagliare il cielo a metà, e perdersi in una vaporosa vacuità.
Con i suoi 307 metri lunghezza, 3,4 in larghezza e 1,6 di profondità è la struttura di questo genere più grande di tutto il Regno Unito. E patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco dal 2009.
Ma la storia di Pontcysyllte, classificato monumento, affonda le sue radici di ghisa all'inizio dell'Ottocento quando fu completato da Thomas Telford e William Jessop. I lavori durarono dieci anni e costarono, per l'epoca, la mirabolante cifra di 47 mila sterline.
Furono i due uomini a innalzare di 38 metri gli archi in ferro sui quali scorre il canale navigabile Llangollen lungo la valle del fiume Dee. E attraversa i villaggi di Trevor e di Froncysyllte, nella regione del Wrexham, nel Galles nord-orientale.
Diciannove pilastri sostengono la struttura in cui ogni campata è larga 16 metri. La loro imponenza mi cade negli occhi, alti verso il cielo per ammirare quest'opera realizzata con malta di calce, acqua e sangue di bue. Le placche di ferro, modellate come pietre tradizionali, vennero forgiate nella fonderia Plas Kynaston, costruita apposta per la realizzazione dell'acquedotto.
Una volta ultimato, il condotto fu inondato d'acqua per sei mesi per verificare eventuali perdite. Ancora oggi, al centro della struttura, si trova un tappo per permettere di drenarne il letto artificiale, facendolo defluire nel fiume Dee dabbasso, e consentire così la manutenzione di Pontcysyllte.
Ma a eccezione di questi brevi periodi, il tratto d'acciaio sospeso nell'orizzonte è navigabile: imbarcazioni lunghe e strette lo solcano mentre i lati si possono camminare protetti dai parapetti come ho fatto io, prima di scendere nell'ombra dell'acquedotto di Pontcysyllte.
ℹ️ Visit Wales
📸 ✍️ Andrea Lessona
L'acquedotto di Pontcysyllte sfuma nell'orizzonte del Galles sino a diventare ombra di foschia densa. Da sotto il suo profilo, ne seguo con lo sguardo la retta scura tagliare il cielo a metà, e perdersi in una vaporosa vacuità.
Con i suoi 307 metri lunghezza, 3,4 in larghezza e 1,6 di profondità è la struttura di questo genere più grande di tutto il Regno Unito. E patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco dal 2009.
Ma la storia di Pontcysyllte, classificato monumento, affonda le sue radici di ghisa all'inizio dell'Ottocento quando fu completato da Thomas Telford e William Jessop. I lavori durarono dieci anni e costarono, per l'epoca, la mirabolante cifra di 47 mila sterline.
Furono i due uomini a innalzare di 38 metri gli archi in ferro sui quali scorre il canale navigabile Llangollen lungo la valle del fiume Dee. E attraversa i villaggi di Trevor e di Froncysyllte, nella regione del Wrexham, nel Galles nord-orientale.
Diciannove pilastri sostengono la struttura in cui ogni campata è larga 16 metri. La loro imponenza mi cade negli occhi, alti verso il cielo per ammirare quest'opera realizzata con malta di calce, acqua e sangue di bue. Le placche di ferro, modellate come pietre tradizionali, vennero forgiate nella fonderia Plas Kynaston, costruita apposta per la realizzazione dell'acquedotto.
Una volta ultimato, il condotto fu inondato d'acqua per sei mesi per verificare eventuali perdite. Ancora oggi, al centro della struttura, si trova un tappo per permettere di drenarne il letto artificiale, facendolo defluire nel fiume Dee dabbasso, e consentire così la manutenzione di Pontcysyllte.
Ma a eccezione di questi brevi periodi, il tratto d'acciaio sospeso nell'orizzonte è navigabile: imbarcazioni lunghe e strette lo solcano mentre i lati si possono camminare protetti dai parapetti come ho fatto io, prima di scendere nell'ombra dell'acquedotto di Pontcysyllte.
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Tataouine e Oung Jmel, Guerre stellari in Tunisia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il giovane Obi One Kenobi fissa l'orizzonte al tramonto, e cerca la Forza. Tra qualche minuto affronterà Dart Fener nell'ultimo duello della giornata. Poco prima che il sipario di Guerre Stellari in Tunisia cali sul deserto del Sahara.
È qui che, circondato da onde di sabbia dense, sorge il villaggio di Mos Epa - condensato in miniatura di Tatooine, il pianeta natale della famiglia Skywalker che prende il nome dalla cittadina tunisina di Tataouine.
Divenuto icona della fortunata serie di film scritta e diretta da George Lucas, questo luogo immaginario ha dato i natali a Shmi Skywalker, e forse anche Anakin Skywalker, e per alcuni anni è stata la casa di Luke Skywalker, l'ultimo Jedi.
Venti edifici soltanto, distesi su dieci mila metri quadrati, ne fanno uno dei posti più amati di Guerre Stellari in Tunisia dove vennero girate alcune scene della pellicola Una nuova speranza, il quarto episodio ma il primo a uscire della saga di nove.
L'ambientazione si trova a nord ovest della città di Tozeur da cui sono partito. Lungo la pista, la carovana di jeep si è fermata ad Oung Jmel, la roccia a forma di testa di cammello vicino a cui vennero fatte alcune riprese del primo episodio della serie con Anakin Skywalker e Qui-Gon.
Lasciata alle spalle un'altra delle icone di Guerre Stellari in Tunisia, sono arrivato nel villaggio di Mos Epa: sottratto all'avanzare del deserto è oggi una meta turistica per gruppi di appassionati e non solo che vengono qui per fotografare le case, i loro eroi in maschera e cenare sotto una tenda.
Così, mentre camminavo tra questi edifici in cartapesta, ho incontrato alcuni soldati dell'Impero, il simpatico C1-P8, il vanesio C-3PO, Anakin Skywalker divenuto Dart Fener e Obi One Kenobi.
Ma prima che il duello tra i due iniziasse e le loro spade di laser si incrociassero in mille scintille, li ho visti bere un tè insieme: il potere magico di Guerre stellari in Tunisia.
ℹ️ Discover Tunisia
📸 ✍️ Andrea Lessona
Il giovane Obi One Kenobi fissa l'orizzonte al tramonto, e cerca la Forza. Tra qualche minuto affronterà Dart Fener nell'ultimo duello della giornata. Poco prima che il sipario di Guerre Stellari in Tunisia cali sul deserto del Sahara.
È qui che, circondato da onde di sabbia dense, sorge il villaggio di Mos Epa - condensato in miniatura di Tatooine, il pianeta natale della famiglia Skywalker che prende il nome dalla cittadina tunisina di Tataouine.
Divenuto icona della fortunata serie di film scritta e diretta da George Lucas, questo luogo immaginario ha dato i natali a Shmi Skywalker, e forse anche Anakin Skywalker, e per alcuni anni è stata la casa di Luke Skywalker, l'ultimo Jedi.
Venti edifici soltanto, distesi su dieci mila metri quadrati, ne fanno uno dei posti più amati di Guerre Stellari in Tunisia dove vennero girate alcune scene della pellicola Una nuova speranza, il quarto episodio ma il primo a uscire della saga di nove.
L'ambientazione si trova a nord ovest della città di Tozeur da cui sono partito. Lungo la pista, la carovana di jeep si è fermata ad Oung Jmel, la roccia a forma di testa di cammello vicino a cui vennero fatte alcune riprese del primo episodio della serie con Anakin Skywalker e Qui-Gon.
Lasciata alle spalle un'altra delle icone di Guerre Stellari in Tunisia, sono arrivato nel villaggio di Mos Epa: sottratto all'avanzare del deserto è oggi una meta turistica per gruppi di appassionati e non solo che vengono qui per fotografare le case, i loro eroi in maschera e cenare sotto una tenda.
Così, mentre camminavo tra questi edifici in cartapesta, ho incontrato alcuni soldati dell'Impero, il simpatico C1-P8, il vanesio C-3PO, Anakin Skywalker divenuto Dart Fener e Obi One Kenobi.
Ma prima che il duello tra i due iniziasse e le loro spade di laser si incrociassero in mille scintille, li ho visti bere un tè insieme: il potere magico di Guerre stellari in Tunisia.
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Giardino botanico delle Seychelles, verde creolo
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel giardino botanico delle Seychelles, il ventaglio di palme si muove appena. Il vento è refolo d'umidità indolente, capace solo di stancare l'aria di Mont Fleuri, alla periferia di Victoria.
È lì che si trova dal 1901 il Jardin Botanique o il National Botanical Garden. Ed è lì che, attraversando la capitale dell'Arcipelago, sono arrivato per scoprirne la storia e la bellezza distesa su cinque acri.
Nato come espressione coloniale, il giardino botanico delle Seychelles doveva servire a coltivare piante utili all’agricoltura e all’economia di inizio Novecento: albero del pane, palma da olio, noci di cocco, caffè, cannella, cacao vaniglia e diverse altre spezie.
Attraverso i decenni, però, la sua funzione cambia: nel 1980 il Jardin Botanique apre il cancello in ferro al pubblico come ha fatto oggi con me per mostrare a tutti la coltura delle specie endemiche. E diventa monumento nazionale.
Da allora nel giardino botanico delle Seychelles, l'agricoltura viene dimenticata e si pensa al turismo: oltre 30 mila persone l'anno camminano sui sentieri d'asfalto che attraversano il verde del National Botanical Garden.
Tutti ammirano le cinque specie di palme rare che crescono solo nell'Arcipelago, diverse altre pianti locali, fiori vividi e bellissimi che ornano di meraviglia il luogo dove si trova il famoso Coco de mer o Coco fesse.
La sua forma particolare, che fa arrossire le signore e fa sorridere i signori, racchiude un seme soltanto. Guardandole appese lassù, dove le foglie delle palme si muovono appena, mi viene da ridere a pensare che una volta si credeva crescessero in fondo al mare.
Un'altra attrattiva del giardino botanico delle Seychelles è la colonia delle tartarughe giganti di Aldabra. Alcune hanno superato i 150 anni. Proseguendo il mio viaggio, arrivo sino a dove ha dimora la grande colonia di pipistrelli della frutta.
Appesi agli alberi a testa in giù, fissano il mio camminare sino alla casa delle orchidee: dentro si trova una collezione di esemplari dai colori bellissimi e vivaci tra cui spiccano proprio quelle native dell'Arcipelago.
Fuori il refolo d'umidità indolente si è fatto vento: gonfia il ventaglio di palme e scurisce il cielo di nubi grige. Mentre esco dal cancello in ferro, nel giardino botanico delle Seychelles piove.
ℹ️ Tourism Seychelles
📸 ✍️ Andrea Lessona
Nel giardino botanico delle Seychelles, il ventaglio di palme si muove appena. Il vento è refolo d'umidità indolente, capace solo di stancare l'aria di Mont Fleuri, alla periferia di Victoria.
È lì che si trova dal 1901 il Jardin Botanique o il National Botanical Garden. Ed è lì che, attraversando la capitale dell'Arcipelago, sono arrivato per scoprirne la storia e la bellezza distesa su cinque acri.
Nato come espressione coloniale, il giardino botanico delle Seychelles doveva servire a coltivare piante utili all’agricoltura e all’economia di inizio Novecento: albero del pane, palma da olio, noci di cocco, caffè, cannella, cacao vaniglia e diverse altre spezie.
Attraverso i decenni, però, la sua funzione cambia: nel 1980 il Jardin Botanique apre il cancello in ferro al pubblico come ha fatto oggi con me per mostrare a tutti la coltura delle specie endemiche. E diventa monumento nazionale.
Da allora nel giardino botanico delle Seychelles, l'agricoltura viene dimenticata e si pensa al turismo: oltre 30 mila persone l'anno camminano sui sentieri d'asfalto che attraversano il verde del National Botanical Garden.
Tutti ammirano le cinque specie di palme rare che crescono solo nell'Arcipelago, diverse altre pianti locali, fiori vividi e bellissimi che ornano di meraviglia il luogo dove si trova il famoso Coco de mer o Coco fesse.
La sua forma particolare, che fa arrossire le signore e fa sorridere i signori, racchiude un seme soltanto. Guardandole appese lassù, dove le foglie delle palme si muovono appena, mi viene da ridere a pensare che una volta si credeva crescessero in fondo al mare.
Un'altra attrattiva del giardino botanico delle Seychelles è la colonia delle tartarughe giganti di Aldabra. Alcune hanno superato i 150 anni. Proseguendo il mio viaggio, arrivo sino a dove ha dimora la grande colonia di pipistrelli della frutta.
Appesi agli alberi a testa in giù, fissano il mio camminare sino alla casa delle orchidee: dentro si trova una collezione di esemplari dai colori bellissimi e vivaci tra cui spiccano proprio quelle native dell'Arcipelago.
Fuori il refolo d'umidità indolente si è fatto vento: gonfia il ventaglio di palme e scurisce il cielo di nubi grige. Mentre esco dal cancello in ferro, nel giardino botanico delle Seychelles piove.
ℹ️ Tourism Seychelles
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La Settimana de il Reporter
Tutti gli articoli della settimana da leggere in un fiato!
Winter Carnival, il carnevale di Quebec
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Carnevale di Cadice, Andalusia in estasi
✍️ Andrea Lessona
Di maschera in maschera e di canzone in canzone, migliaia di persone scivolano come un fiume in piena per le vie della città e la riempiono di colori sgargianti, strofe strampalate e tanta allegria. E insieme danno vita al Carnevale di Cadice.
Conosciuto in tutto il mondo, l’evento vive undici giorni di fila per le strade del capoluogo della Andalusia. Il centro spagnolo si riempie di gente che esce per divertirsi e divertire, per cantare e stare bene insieme.
I circoli cittadini, conosciuti come peñas, organizzano feste gastronomiche all’aperto: oltre a servire le prelibatezze tipiche del luogo cantano le coplas - canzoni giocose di humour e arguzia composte sulle notizie dell’anno.
Altro momento caratteristico del carnevale di Cadice è il concorso del Teatro Falla: più di cento gruppi, tra cui quelli delle famose chirigotas (canzoni umoristiche in rima) partecipano a questo spettacolo visivo ricco di ingegno, musica e colore.
Durante l’evento, è obbligatorio vestirsi in maschera. Da soli, in coppia o in gruppo, è importante sfoggiare il proprio costume almeno il primo sabato e durante le due sfilate.
La Sfilata Grande del carnevale di Cadice si svolge la prima domenica, attraversa la strada principale d’accesso alla città e raduna decine di migliaia di persone. La seconda è la Sfilata dello Humour, che passa dal centro storico durante l’ultimo fine settimana.
Le charangas ilegales sono un altro classico: nella piazza delle Flores, si ritrovano famiglie, gruppi di amici o colleghi di lavoro che con il loro repertorio di canzoni fanno a gara per buonumore e allegria con i gruppi musicali “ufficiali”.
Il momento più importante della festa è il Gran Finale: inizia il venerdì e dura fino al mattino dopo. È allora che l’allegria inonda le strade. I gruppi attraversano il centro storico cantando e, la domenica e il lunedì, si esibiscono su piattaforme nel Carosello dei Cori.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
✍️ Andrea Lessona
Di maschera in maschera e di canzone in canzone, migliaia di persone scivolano come un fiume in piena per le vie della città e la riempiono di colori sgargianti, strofe strampalate e tanta allegria. E insieme danno vita al Carnevale di Cadice.
Conosciuto in tutto il mondo, l’evento vive undici giorni di fila per le strade del capoluogo della Andalusia. Il centro spagnolo si riempie di gente che esce per divertirsi e divertire, per cantare e stare bene insieme.
I circoli cittadini, conosciuti come peñas, organizzano feste gastronomiche all’aperto: oltre a servire le prelibatezze tipiche del luogo cantano le coplas - canzoni giocose di humour e arguzia composte sulle notizie dell’anno.
Altro momento caratteristico del carnevale di Cadice è il concorso del Teatro Falla: più di cento gruppi, tra cui quelli delle famose chirigotas (canzoni umoristiche in rima) partecipano a questo spettacolo visivo ricco di ingegno, musica e colore.
Durante l’evento, è obbligatorio vestirsi in maschera. Da soli, in coppia o in gruppo, è importante sfoggiare il proprio costume almeno il primo sabato e durante le due sfilate.
La Sfilata Grande del carnevale di Cadice si svolge la prima domenica, attraversa la strada principale d’accesso alla città e raduna decine di migliaia di persone. La seconda è la Sfilata dello Humour, che passa dal centro storico durante l’ultimo fine settimana.
Le charangas ilegales sono un altro classico: nella piazza delle Flores, si ritrovano famiglie, gruppi di amici o colleghi di lavoro che con il loro repertorio di canzoni fanno a gara per buonumore e allegria con i gruppi musicali “ufficiali”.
Il momento più importante della festa è il Gran Finale: inizia il venerdì e dura fino al mattino dopo. È allora che l’allegria inonda le strade. I gruppi attraversano il centro storico cantando e, la domenica e il lunedì, si esibiscono su piattaforme nel Carosello dei Cori.
ℹ️ Ente Spagnolo del Turismo
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Rogaska Slatina, Slovenia termale
✍️ Andrea Lessona
Distesa su tre vallate, lungo i torrenti Ratanski e Irski potok che si gettano nel fiume Ložnica, l’eleganza raffinata del comune di Rogaska Slatina la rende una delle più importanti sede termali della Slovenia orientale.
Da duecento anni è ormai una famosa località turistica nota per il benessere, il relax e la bellezza che, insieme alla gastronomia e allo sport, fanno di questo luogo un centro famoso in tutta Europa.
Ma a caratterizzare storia e fortuna di Rogaska Slatina è soprattutto l’acqua minerale: la Donat Mg. Unica nel suo genere, ha poteri curativi noti sin dall’antichità quando questo luogo era già conosciuto sia dai Celti sia dai Romani.
Peter Zrinjski, nobile conte e uno dei feudatari più potenti del periodo in Europa, curò il suo fegato malato bevendo quella che ora è la Donat Mg. Era il 1665 e da allora la fama di Rogaska Slatina crebbe sino ad arrivare alla corte degli Asburgo.
Per tutto l'800, il centro divenne meta delle loro vacanze e delle loro cure. Il luogo si ingrandì, palazzi eleganti vennero innalzati, giardini favolosi composti, la vita sociale animata da nobili e artisti di spicco tra cui il famoso compositore ungherese Franz Liszt.
E ancora oggi è così. Grazie alle sue acque, Rogaska Slatina è un luogo termale europeo molto amato, specializzato nelle cure delle malattie croniche gastrointestinali, metaboliche (diabete, colesterolo, obesità), manageriali e psicosomatiche.
Il potere curativo dell’acqua minerale Donat Mg sta alla base delle maggiori procedure terapeutiche del centro medico Zdravilišče Rogaška- la sua fama riconosciuta è frutto di una lunga e proficua tradizione.
Finite le cure giornaliere, Rogaska Slatina offre ai suoi ospiti un ambiente elegante e raffinato – eredità viva dell’impero Asburgico i cui tratti sono riconoscibili ovunque mentre si cammina il centro.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
✍️ Andrea Lessona
Distesa su tre vallate, lungo i torrenti Ratanski e Irski potok che si gettano nel fiume Ložnica, l’eleganza raffinata del comune di Rogaska Slatina la rende una delle più importanti sede termali della Slovenia orientale.
Da duecento anni è ormai una famosa località turistica nota per il benessere, il relax e la bellezza che, insieme alla gastronomia e allo sport, fanno di questo luogo un centro famoso in tutta Europa.
Ma a caratterizzare storia e fortuna di Rogaska Slatina è soprattutto l’acqua minerale: la Donat Mg. Unica nel suo genere, ha poteri curativi noti sin dall’antichità quando questo luogo era già conosciuto sia dai Celti sia dai Romani.
Peter Zrinjski, nobile conte e uno dei feudatari più potenti del periodo in Europa, curò il suo fegato malato bevendo quella che ora è la Donat Mg. Era il 1665 e da allora la fama di Rogaska Slatina crebbe sino ad arrivare alla corte degli Asburgo.
Per tutto l'800, il centro divenne meta delle loro vacanze e delle loro cure. Il luogo si ingrandì, palazzi eleganti vennero innalzati, giardini favolosi composti, la vita sociale animata da nobili e artisti di spicco tra cui il famoso compositore ungherese Franz Liszt.
E ancora oggi è così. Grazie alle sue acque, Rogaska Slatina è un luogo termale europeo molto amato, specializzato nelle cure delle malattie croniche gastrointestinali, metaboliche (diabete, colesterolo, obesità), manageriali e psicosomatiche.
Il potere curativo dell’acqua minerale Donat Mg sta alla base delle maggiori procedure terapeutiche del centro medico Zdravilišče Rogaška- la sua fama riconosciuta è frutto di una lunga e proficua tradizione.
Finite le cure giornaliere, Rogaska Slatina offre ai suoi ospiti un ambiente elegante e raffinato – eredità viva dell’impero Asburgico i cui tratti sono riconoscibili ovunque mentre si cammina il centro.
ℹ️ Ente Sloveno per il Turismo
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