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«Viaggiare è ancora il modo più intenso di imparare»
Kevin Kelly
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Lusto, il Museo della foresta finlandese

📸 ✍️ Andrea Lessona

Nel cuore della regione dei Mille Laghi, il profilo ligneo di Lusto si confonde con la natura intorno. Pensato e realizzato per non alterare il paesaggio ma per raccontarlo, questo edificio ospita il museo della foresta finlandese.

Mentre ne attraverso le sali enormi, mi immergo in spazi senza tempo in cui animali, alberi, piante, e costruzioni di una volta dicono di questa zona nel distretto di Punkaharju nel sud-est finnico, nel centro del lago Saimaa.

Lusto, nella lingua locale, significa l’anello che misura la crescita annuale di un albero. Infatti il focus di questo scrigno del sapere sono proprio i boschi, il loro sviluppo e salvaguardia e l'industria del legname locale.

Questo museo della foresta finlandese conserva e fornisce materiali riguardanti la storia e la cultura della zona. Le collezioni, in continua crescita, attualmente contengono circa 13 mila manufatti, 350 mila fotografie e negativi e oltre 1500 film e pellicole.

La biblioteca, invece, ha 15 mila pubblicazioni consultabili in ogni momento della giornata per ogni giorno dell’anno. Lusto, infatti, è sempre aperto e moltissimi sono gli stranieri che vengono qui a studiare e a consultare il materiale a disposizione.

Le varie teche, con etichette in inglese, disposte nello scrigno di Lusto raccontano della biodiversità delle foreste, dei guaritori che le abitano dei miti che le circondano, della storia degli insediamenti e della tecnologia forestale.

L'enorme sala del museo della foresta finlandese è piena di macchinari: c’è addirittura una torre di motoseghe e vari display interattivi. E molti provano le proprie capacità motorie con un caricatore di legname.

Molti sono anche gli esemplari di animali che popolano la zona dei Mille Laghi. Come l’orso disteso ventre a terra che mi fissa senza guardarmi: occhi di vetro che brillano alle luci artificiali di Lusto, il museo della foresta finlandese.

ℹ️ Visit Finland
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Preferisco avere un passaporto pieno di timbri piuttosto che una casa piena di cose.
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Honfleur, Francia impressionista

✍️ Andrea Lessona

Riflessa nel suo porto, Honfleur è un quadro impressionista da vivere con l'anima. In piedi sulla banchina, guardo le case a graticcio e le barche di questa cittadina della Bassa Normandia striare le acque blu cielo della Senna.

È qui, sulla riva meridionale dell'estuario del grande fiume, che il piccolo centro conserva la sua magia originata intorno all'anno mille quando vennero innalzati i primi edifici di pescatori e contadini.

Oggi, Honfleur si trova nel dipartimento del Calvados. Ed è una delle cittadine più affascinanti della Normandia e della Francia tutta. Ne ho attraversato le vie e la storia prima di arrivare qui.

Ho camminato le vie fiorite del quartiere Sainte-Catherine dove si trova la chiesa omonima: è imponente e tutta in legno. Guardandone il tetto, ho pensato fosse lo scafo rovesciato di una nave.

Poi, ho proseguito il mio viaggio alla scoperta di Honfleur sulla rue Alphonse Allais dove si trova il museo dedicato a Eugène Boudin. Precursore dell’Impressionismo, fu uno dei primi a spostare il cavalletto dallo studio all’aria aperta.

Proprio davanti alla struttura museale, ho imboccato le scale che portano alla via Haute fino alle Maison Satie: è una sorta di percorso scenografico e musicale per scoprire il compositore Erik Satie, originario di qui.

Dopo ho raggiunto il Naturospace di Honfleur: su una superficie di 800 metri quadrati a 28 gradi tutto l'anno, si distende la più grande serra di farfalle tropicali della Francia. Si tratta di una vera e propria foresta popolata da migliaia di esseri variopinti e svolazzanti.

Poco oltre c'è il museo d’Alphonse, il più piccolo della stato francese. Tra le sue pareti si trova una collezione di invenzioni e oggetti strani: i tappi di cera neri per le orecchie per persone in lutto che vogliono silenzio, l’amido blu, bianco e rosso per irrigidire la bandiera transalpina.

E poi ancora altre stranezze che rendono unico questo luogo particolare di Honfleur: la macchina che trasforma in non potabile l’acqua potabile, la macchina per realizzare i fondi di cassetto e il cranio di Voltaire a 17 anni.

Facendomi guidare dall'istinto sono entrato e uscito da infinite gallerie d’arte e i musei come quello di Etnografica che si trova in un edificio tipico del XVI secolo e all’epoca adibito a prigione.

È dedicato agli stili di vita di Honfleur con un allestimento specifico in ognuna delle sue nove sale: il negozio del mercante, la bottega del tessitore, la sala del borghese, la camera della giovane donna.

Per ultimo ho visitato il museo della Marina. Allestito dentro una chiesa, mette in mostra oggetti, modelli e documenti legati alla storia marittima della cittadina durante il XVIII e il XIX secolo.

Poi, dopo aver girato tutto il giorno sono arrivato qui dove mi trovo ora. Qui, in piedi sulla banchina, dove, riflessa nel suo porto, Honfleur è un quadro impressionista da vivere con l'anima.

ℹ️ Explore France
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«Vorrei andare verso una vita davvero più leggera, più lenta, anche più vuota, magari in Asia, magari in questa o in un’altra esistenza».
Tiziano Terzani
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Safari degli stambecchi sul monte Pilatus

✍️ Andrea Lessona

Sul crinale del monte Pilatus, alcuni stambecchi guardano il sole sorgere lento sulla neve della notte: immobili nella loro bellezza fiera, fissano l’alba e ne respirano l’aria fredda e trasparente.

Da pochi metri soltanto, ne vedo il profilo sospeso all’orizzonte: le corna maestose si arcuano all’indietro su un corpo robusto i cui arti snelli e leggeri si arrampicano, di balzo in balzo, sulle pareti di questa montagna svizzera sopra la città di Lucerna.

Per ammirarli, ieri ho preso la funivia da Kriens e sono arrivato al Pilatus Kulm dove ho pernottato. Alzatomi prestissimo stamattina, ho lasciato il caldo dell’hotel e sfidando il gelo ho seguito la guida e il gruppo di persone che con me stanno vivendo questo safari.

Sulle tenue tracce dei sentieri ricoperti di neve, ho camminato per oltre venti minuti verso il versante sud della montagna nella speranza di vedere gli stambecchi e poterli fotografare il più vicino possibile. E così è stato.

Sussurrando, la guida mi ha spiegato che, seppur non addomesticati, questi animali sono abituati alla presenza dell’uomo. E se ci si mantiene a distanza, non lo temono. Anzi. Vezzosi, sembrano mettersi in posa per uno scatto.

Quelli che ho di fronte, sono gli eredi degli esemplari reintrodotti qui, sul monte Pilatus, negli Anni 60 del Novecento. Alla fine del 1800, l’uso indiscriminato delle armi da fuoco aveva portato questa specie vicino alla completa estinzione su tutte le Alpi.

Alla mattanza, era sopravvissuto solo un piccolo gruppo: meno di cento esemplari che vivevano sul massiccio del Gran Paradiso. Grazie alla loro protezione e a una progressiva reintroduzione negli anni questi animali si sono riprodotti.

E oggi, alcuni di loro, zampettano sul monte Pilatus. Vederli liberi, nella natura maestosa popolata da tanti animali e scenari unici su questa roccia emersa dal lago di sotto per oltre duemila metri, è una meraviglia che la macchina fotografica immortala.

ℹ️ Svizzera Turismo
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Osa viaggiare su nuovi sentieri
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Anse Source d'Argent, la spiaggia più bella di La Digue

📸 ✍️ Andrea Lessona

Infinitamente fine e bianca, la sabbia di Anse Source d'Argent è un velo posato tra massi neri di granito e l'oceano Indiano. Mentre la cammino, capisco perché quest'ansa dell'isola di La Digue sia considerata una tra le spiaggie più belle delle Seychelles.

I suoi colori intensi, resi vividi dal cielo e dalle acque, ne fanno un luogo unico, uno tra i più fotografati al mondo. Il tempo ne ha setacciato la rena, e il mare l'ha lavata nei millenni sino a renderla diafana.

A ogni passo fatto, sento Anse Source d'Argent catturarmi con la sua bellezza primordiale: anche l'urlo sguaiato di qualche turista sembra lontano, isolato dalla Natura che lo relega in un anfratto a fotografare il superfluo.

Passo dopo passo, vedo questi massi di granito cambiare forma e sfocare colore: sembrano essersi formati durante il periodo Precambriano, più o meno 750 milioni di anni fa, quando la Terra mutava ed era ancora orfana degli esseri umani

Le rocce di Anse Source d'Argent, come molte altre zone dell'isola di La Digue, la quarta più grande delle Seychelles, sono nate dal raffreddamento lento del magna sotto la crosta terreste.

Nei millenni, madre natura li ha spinti fuori a poco a poco: e il vento e le acque ne hanno tratteggiato il profilo attuale. Così ciò che continua a sfilarmi al fianco, mentre proseguo verso la fine della spiaggia, è questa regalo ancestrale.

In alcuni punti, i massi si incontrano e formano un corridoio di roccia sotto cui passare. Di là, il mare cristallino porta qualche conchiglia. E il bianco delle onde avvolge quello della rena.

Prima la porta via, poi la restituisce all'ansa di La Digue: moto infinito che rapisce mentre lo guardo sospeso nel tempo e nello spazio della sabbia infinitamente fine e bianca di Anse Source d'Argent.

ℹ️ Tourism Seychelles
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«Ho viaggiato nel modo più inefficiente possibile e mi ha portato esattamente dove volevo andare».
Andrew Evans
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