Telegrammi di viaggio dal mondo
di Andrea Lessona
Da oggi il Reporter (ri)nasce su Telegram. E diventa così il primo quotidiano italiano di viaggi su questa piattaforma.
Ogni giorno, riceverete telegrammi da ogni dove. Racconti di eventi, luoghi e persone incontrate sul cammino della vita.
Articoli, foto e video per vivere le emozioni che ho vissuto e scambiare idee, suggerimenti e informazioni attraverso i commenti.
Come è stato su Internet, adesso sarà ancora su Telegram: l’amore per la scoperta e il racconto vissuto in prima persona. L’anima de il Reporter.
Buon viaggio insieme!
di Andrea Lessona
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Il viaggio in treno più lungo al mondo
Dal Portogallo a Singapore: 18.755 chilometri su rotaia in quello che potrebbe essere il viaggio in treno più lungo al mondo.
L’ipotetico percorso è stato calcolato dagli appassionati di Reddit con l'aiuto dell'esperto di ferrovie Mark Smith, gestore del sito web seat61.com che dà consigli per lunghi tragitti.
Sinora, un viaggio in treno senza interruzioni su questa rotta sarebbe finito in Vietnam. Per raggiungere Singapore, i passeggeri avrebbero dovuto prendere un autobus da Saigon a Bangkok passando per la Cambogia.
Ora è stata inaugurata una linea ferroviaria ad alta velocità che collega Kunming, in Cina, a Vientiane, la capitale del Laos. Quindi adesso è possibile muoversi tra Pechino e Bangkok e poi a Singapore, realizzando così il nuovo viaggio in treno più lungo al mondo.
Un simile percorso di andata e ritorno, in cui si attraversano 13 differenti paesi, non può essere affrontato con un solo convoglio e senza soste.
Durante i 21 giorni di viaggio sono previsti alcuni pernottamenti e sono necessari anche alcuni brevi spostamenti tra le città per raggiungere le diverse stazioni ferroviarie.
Con un costo stimato in 1200 euro, si potrà vivere un'esperienza indimenticabile e avventurosa. (a.le.)
Dal Portogallo a Singapore: 18.755 chilometri su rotaia in quello che potrebbe essere il viaggio in treno più lungo al mondo.
L’ipotetico percorso è stato calcolato dagli appassionati di Reddit con l'aiuto dell'esperto di ferrovie Mark Smith, gestore del sito web seat61.com che dà consigli per lunghi tragitti.
Sinora, un viaggio in treno senza interruzioni su questa rotta sarebbe finito in Vietnam. Per raggiungere Singapore, i passeggeri avrebbero dovuto prendere un autobus da Saigon a Bangkok passando per la Cambogia.
Ora è stata inaugurata una linea ferroviaria ad alta velocità che collega Kunming, in Cina, a Vientiane, la capitale del Laos. Quindi adesso è possibile muoversi tra Pechino e Bangkok e poi a Singapore, realizzando così il nuovo viaggio in treno più lungo al mondo.
Un simile percorso di andata e ritorno, in cui si attraversano 13 differenti paesi, non può essere affrontato con un solo convoglio e senza soste.
Durante i 21 giorni di viaggio sono previsti alcuni pernottamenti e sono necessari anche alcuni brevi spostamenti tra le città per raggiungere le diverse stazioni ferroviarie.
Con un costo stimato in 1200 euro, si potrà vivere un'esperienza indimenticabile e avventurosa. (a.le.)
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Orologio a vapore di Vancouver, tempo del Canada
di Andrea Lessona
Nel centro storico di Vancouver, il tempo passa in un soffio: quello sibiltato ogni quarto d'ora dall'orologio a vapore più famoso del Canada. Alto oltre tre metri, si trova a Gastown tra Cambie e Water Street dal 1977 quando fu costruito da Raymond Saunders.
La sua foggia a pendolo è oggetto di curiosità e scatti increduli di chi non lo ha mai visto prima. Ma anche chi si trova a passare spesso per il quartiere più famoso della città non può fare a meno di rimanere colpito dalla sua voce stridula.
Per realizzare l'orologio a vapore, il costruttore studiò i vecchi progetti di un modello simile all'attuale. Lo scopo aveva poco di estetico: doveva coprire una grata del sistema di riscaldamento cittadino. E, allo stesso tempo, impedire che qualche senzatetto la usasse come rifugio.
A seguito di un guasto del sistema di alimentazione originale, la pendola si fermò. Per farla ripartire, si dovette usare la corrente elettrica: per un po' si rinunciò così al suo fascino e, soprattutto, al suo sibilo.
Dopo che il danno nel condotto venne riparato, l'orologio a vapore ricominciò a far sentire la sua voce a tutto il quartiere, diventando anno dopo anno un'attrazione dell'attrattiva Gastown.
Mentre si ammira questo angolo delizioso di Vancouver, è possibile vedere anche il funzionamento dei meccanismi attraverso i pannelli di vetro laterali della pendola più famosa del Canada.
Alla base dell'orologio a vapore c'è un motore in miniatura collegato a una catena che sposta verso l'alto sfere d'acciaio: sono loro che salendo e scendendo fanno muovere la struttura come un pendolo tradizionale.
Nonostante sia di recente realizzazione, questo oggetto è considerato patrimonio da conservare. Al mondo ne esistono solo sei così. E uno è proprio qui a Gastown, centro storico di Vancouver, Canada.
di Andrea Lessona
Nel centro storico di Vancouver, il tempo passa in un soffio: quello sibiltato ogni quarto d'ora dall'orologio a vapore più famoso del Canada. Alto oltre tre metri, si trova a Gastown tra Cambie e Water Street dal 1977 quando fu costruito da Raymond Saunders.
La sua foggia a pendolo è oggetto di curiosità e scatti increduli di chi non lo ha mai visto prima. Ma anche chi si trova a passare spesso per il quartiere più famoso della città non può fare a meno di rimanere colpito dalla sua voce stridula.
Per realizzare l'orologio a vapore, il costruttore studiò i vecchi progetti di un modello simile all'attuale. Lo scopo aveva poco di estetico: doveva coprire una grata del sistema di riscaldamento cittadino. E, allo stesso tempo, impedire che qualche senzatetto la usasse come rifugio.
A seguito di un guasto del sistema di alimentazione originale, la pendola si fermò. Per farla ripartire, si dovette usare la corrente elettrica: per un po' si rinunciò così al suo fascino e, soprattutto, al suo sibilo.
Dopo che il danno nel condotto venne riparato, l'orologio a vapore ricominciò a far sentire la sua voce a tutto il quartiere, diventando anno dopo anno un'attrazione dell'attrattiva Gastown.
Mentre si ammira questo angolo delizioso di Vancouver, è possibile vedere anche il funzionamento dei meccanismi attraverso i pannelli di vetro laterali della pendola più famosa del Canada.
Alla base dell'orologio a vapore c'è un motore in miniatura collegato a una catena che sposta verso l'alto sfere d'acciaio: sono loro che salendo e scendendo fanno muovere la struttura come un pendolo tradizionale.
Nonostante sia di recente realizzazione, questo oggetto è considerato patrimonio da conservare. Al mondo ne esistono solo sei così. E uno è proprio qui a Gastown, centro storico di Vancouver, Canada.
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«La spedizione mi dava una buona ragione per rimettermi in viaggio, per riprovare quella gioia unica che solo i drogati di partenze capiscono, quel senso di libertà che prende nell’arrivare in posti dove non si conosce nessuno, di cui si è solo letto nei libri altrui, quell’impareggiabile piacere nel cercare di conoscere in prima persona e di capire».
Tiziano Terzani
Tiziano Terzani
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The Rocks, il quartiere antico di Sydney
di Andrea Lessona
Su strade acciottolate e vicoli ciechi, cottage in arenaria, case a schiera con scale in ferro e vecchi magazzini disegnano il quartiere antico di Sydney: The Rocks. Questa zona effervescente è uno scrigno prezioso che conserva la storia della città.
Una storia iniziata il lontano 26 gennaio 1788 quando i primi marinai inglesi sbarcarono qui. Poi, poco a poco iniziò l’insediamento permanente che nei secoli avrebbe originato una delle più importanti città dell’Australia.
Camminando per le vie del quartiere antico di Sydney è difficile pensare come un tempo questa zona fosse sede delle prigioni di Sua Maestà: poveri uomini e donne costrette in catene per espiare qui i reati commessi sul suolo britannico.
La maggior parte di loro erano per lo più povera gente: persone costrette a piccoli furti per poter sopravvivere alla fame e non delinquenti seriali. Eppure non c’era posto per loro nelle patrie galere: meglio quindi spedirli nelle colonie per far fruttare l’Impero.
Tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, il quartiere antico di Sydney è stato demolito in parte per poter costruire il famoso Harbour Bridge che si staglia imponente proprio alla fine di The Rocks.
Negli anni Sessanta, a causa di problemi con la criminalità locale, si pensò addirittura di raderlo al suolo. Per fortuna venne risparmiato e consegnato a un destino di rivalutazione e prosperità.
Basta attraversarne le strade per rendersi conto di quanto il quartiere antico di Sydney sia cambiato e sia oggi una delle zone più “in” della città. E una delle più amate dai turisti di tutto il mondo.
Lo è grazie ai suoi musei e gallerie, alle boutique alla moda come i bar e i locali notturni e ai mercati del week end e agli hotel con vista sulla baia. Da qui, è facile raggiungere le attrattive principali e vivere l’effervescenza di The Rocks.
di Andrea Lessona
Su strade acciottolate e vicoli ciechi, cottage in arenaria, case a schiera con scale in ferro e vecchi magazzini disegnano il quartiere antico di Sydney: The Rocks. Questa zona effervescente è uno scrigno prezioso che conserva la storia della città.
Una storia iniziata il lontano 26 gennaio 1788 quando i primi marinai inglesi sbarcarono qui. Poi, poco a poco iniziò l’insediamento permanente che nei secoli avrebbe originato una delle più importanti città dell’Australia.
Camminando per le vie del quartiere antico di Sydney è difficile pensare come un tempo questa zona fosse sede delle prigioni di Sua Maestà: poveri uomini e donne costrette in catene per espiare qui i reati commessi sul suolo britannico.
La maggior parte di loro erano per lo più povera gente: persone costrette a piccoli furti per poter sopravvivere alla fame e non delinquenti seriali. Eppure non c’era posto per loro nelle patrie galere: meglio quindi spedirli nelle colonie per far fruttare l’Impero.
Tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, il quartiere antico di Sydney è stato demolito in parte per poter costruire il famoso Harbour Bridge che si staglia imponente proprio alla fine di The Rocks.
Negli anni Sessanta, a causa di problemi con la criminalità locale, si pensò addirittura di raderlo al suolo. Per fortuna venne risparmiato e consegnato a un destino di rivalutazione e prosperità.
Basta attraversarne le strade per rendersi conto di quanto il quartiere antico di Sydney sia cambiato e sia oggi una delle zone più “in” della città. E una delle più amate dai turisti di tutto il mondo.
Lo è grazie ai suoi musei e gallerie, alle boutique alla moda come i bar e i locali notturni e ai mercati del week end e agli hotel con vista sulla baia. Da qui, è facile raggiungere le attrattive principali e vivere l’effervescenza di The Rocks.
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Tempelhof, l’aeroporto della Guerra Fredda
di Andrea Lessona
Sulle case di Berlino, l’ombra dell’ultimo aereo si abbassò sino quasi a toccarne i tetti. Poi, si posò leggera sulla pista di Tempelhof.
Pochi giorni dopo, il 30 ottobre del 2008, l’aeroporto, inaugurato nel 1923 nel centro di Schoeneberg, uno dei quartieri più popolati a dieci minuti dalla Porta di Brandeburgo, venne chiuso per sempre.
Progettato durante la Repubblica di Weimar, fu il Terzo Reich a farne un emblema della nuova via nazionalsocialista. Ma lo scalo entrò nella storia di Berlino e del mondo come simbolo di Libertà durante la Guerra Fredda.
Era il 1948. Stalin, nel tentativo di isolare la zona occidentale della città, bloccò tutti gli accessi alla futura capitale tedesca. I trasporti stradali, ferroviari e fluviali, che passavano attraverso il territorio della Germania Est e collegavano Berlino Ovest con la Germania libera, furono interrotti.
L’unica via era il cielo. Così, ogni 90 secondi, a Tempelhof atterrava un aereo americano che riforniva i berlinesi di viveri, medicinali e beni di prima necessità. Dopo alcuni mesi, Stalin fu costretto a cedere: e rinunciò al blocco.
Negli Anni 60, con l’introduzione di nuovi Jumbo, iniziò il declino dello storico scalo: le due piste disponibili erano troppo corte per far atterrare i nuovi giganti del cielo. Così molte compagnie abbandonarono Tempelhof, preferendogli il nuovo aeroporto di Tegel.
Per salvare lo scalo e la sua memoria, nel 2008 si tenne un referendum sulla chiusura: solo il 22 per cento degli aventi diritto partecipò al voto esprimendosi comunque a favore del mantenimento. Non bastò.
L’aeroporto fu chiuso il 30 ottobre nel 2008, nel 2010 l’area venne convertita in un parco pubblico e nel 2015 fu realizzato un circuito lungo 2469 metri su cui si corse una gara del primo campionato mondiale di Formula E.
Il prezzo del progresso che nega il ricordo e dimentica la storia.
di Andrea Lessona
Sulle case di Berlino, l’ombra dell’ultimo aereo si abbassò sino quasi a toccarne i tetti. Poi, si posò leggera sulla pista di Tempelhof.
Pochi giorni dopo, il 30 ottobre del 2008, l’aeroporto, inaugurato nel 1923 nel centro di Schoeneberg, uno dei quartieri più popolati a dieci minuti dalla Porta di Brandeburgo, venne chiuso per sempre.
Progettato durante la Repubblica di Weimar, fu il Terzo Reich a farne un emblema della nuova via nazionalsocialista. Ma lo scalo entrò nella storia di Berlino e del mondo come simbolo di Libertà durante la Guerra Fredda.
Era il 1948. Stalin, nel tentativo di isolare la zona occidentale della città, bloccò tutti gli accessi alla futura capitale tedesca. I trasporti stradali, ferroviari e fluviali, che passavano attraverso il territorio della Germania Est e collegavano Berlino Ovest con la Germania libera, furono interrotti.
L’unica via era il cielo. Così, ogni 90 secondi, a Tempelhof atterrava un aereo americano che riforniva i berlinesi di viveri, medicinali e beni di prima necessità. Dopo alcuni mesi, Stalin fu costretto a cedere: e rinunciò al blocco.
Negli Anni 60, con l’introduzione di nuovi Jumbo, iniziò il declino dello storico scalo: le due piste disponibili erano troppo corte per far atterrare i nuovi giganti del cielo. Così molte compagnie abbandonarono Tempelhof, preferendogli il nuovo aeroporto di Tegel.
Per salvare lo scalo e la sua memoria, nel 2008 si tenne un referendum sulla chiusura: solo il 22 per cento degli aventi diritto partecipò al voto esprimendosi comunque a favore del mantenimento. Non bastò.
L’aeroporto fu chiuso il 30 ottobre nel 2008, nel 2010 l’area venne convertita in un parco pubblico e nel 2015 fu realizzato un circuito lungo 2469 metri su cui si corse una gara del primo campionato mondiale di Formula E.
Il prezzo del progresso che nega il ricordo e dimentica la storia.
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Cascate di Kravice, l'anfiteatro della Bosnia
di Andrea Lessona
Le sento raccontarsi già da qui, voce gorgogliante di flusso eterno. Il loro scroscio supera il folto dei boschi dietro cui si nascondono, e mi indica la via. Una striscia d'asfalto che dal parcheggio scende sino a dove l'acqua caduta dalle pareti di tufo diventa specchio calmo, e riflette il cielo.
Un cielo basso di nuvole gonfie che incorona le cascate di Kravice, l’anfiteatro naturale della Bosnia. Questo scenario di inestimabile bellezza si trova a circa 40 chilometri dalla città di Mostar. Lo crea il Trebižat: l'affluente della Narenta, il fiume più largo nella zona est nel bacino adriatico.
Nel primo tratto del sentiero, tra rami incrociati di alti fusti, intuisco i primi rivoli. A ogni passo li vedo ingrossarsi. Nel punto in cui la strada svolta a gomito, scorgo una casa sul lato della collinetta. Per un attimo, dimentico le cascate di Kravice e salgo tra gli arbusti.
Sul muro esterno dell’abitazione, oltre ai fori di pallottole, c'è una svastica disegnata con una bomboletta e qualche scritta sbiadita. Nell'edificio dal tento sventrato, senza porte e finestre, le mura interne sono scrostate d’umido. Per terra, solo rifiuti. Forse la casa è stata distrutta durante la guerra che spaccò per sempre la Jugoslavia.
Riprendo il sentiero e scendo verso il gorgoglio delle acque: come un ventaglio bianco, si aprono e poi si lasciano cadere inerti creando un bacino largo oltre 150 metri. In estate appassionati di rafting e abitanti della zona vengono qui per godere di questo spettacolo. Tra loro, c’è chi riesce a entrare nella grotta naturale.
Al parcheggio, alcuni ragazzi mi hanno detto, sorridendo, che lì si trovano stalattiti di carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello. Io, da qui, dove l'asfalto finisce e le cascate di Kravice si raccontano gorgoglianti nel loro flusso eterno, posso solo immaginare.
di Andrea Lessona
Le sento raccontarsi già da qui, voce gorgogliante di flusso eterno. Il loro scroscio supera il folto dei boschi dietro cui si nascondono, e mi indica la via. Una striscia d'asfalto che dal parcheggio scende sino a dove l'acqua caduta dalle pareti di tufo diventa specchio calmo, e riflette il cielo.
Un cielo basso di nuvole gonfie che incorona le cascate di Kravice, l’anfiteatro naturale della Bosnia. Questo scenario di inestimabile bellezza si trova a circa 40 chilometri dalla città di Mostar. Lo crea il Trebižat: l'affluente della Narenta, il fiume più largo nella zona est nel bacino adriatico.
Nel primo tratto del sentiero, tra rami incrociati di alti fusti, intuisco i primi rivoli. A ogni passo li vedo ingrossarsi. Nel punto in cui la strada svolta a gomito, scorgo una casa sul lato della collinetta. Per un attimo, dimentico le cascate di Kravice e salgo tra gli arbusti.
Sul muro esterno dell’abitazione, oltre ai fori di pallottole, c'è una svastica disegnata con una bomboletta e qualche scritta sbiadita. Nell'edificio dal tento sventrato, senza porte e finestre, le mura interne sono scrostate d’umido. Per terra, solo rifiuti. Forse la casa è stata distrutta durante la guerra che spaccò per sempre la Jugoslavia.
Riprendo il sentiero e scendo verso il gorgoglio delle acque: come un ventaglio bianco, si aprono e poi si lasciano cadere inerti creando un bacino largo oltre 150 metri. In estate appassionati di rafting e abitanti della zona vengono qui per godere di questo spettacolo. Tra loro, c’è chi riesce a entrare nella grotta naturale.
Al parcheggio, alcuni ragazzi mi hanno detto, sorridendo, che lì si trovano stalattiti di carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello. Io, da qui, dove l'asfalto finisce e le cascate di Kravice si raccontano gorgoglianti nel loro flusso eterno, posso solo immaginare.
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