Assessori e consiglieri di FdI
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Se Forza Italia rappresenta la rottura esplicita nel centrodestra, Fratelli d'Italia si muove invece su una linea più sfumata. L'impressione è che alla fine il Partito sosterrà la candidatura a sindaco di Mastrangeli più per mancanza di alternative realmente praticabili che per reale convinzione. Non perché tra i meloniani manchino figure politiche di peso - tutt'altro. Ma perché nessuno sembra disposto ad aprire uno scontro interno al Partito, una potenziale spaccatura che rischierebbe di lasciare sul campo più danni che benefici. Se la scelta del candidato sindaco a Frosinone spetta alla Lega, perché forzare gli equilibri? È una scelta tattica, più che strategica.
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Una scelta che però segna un arretramento politico: Fratelli d'Italia sembra aver rinunciato a rivendicare la candidatura a sindaco del capoluogo, un'opzione che fino a poco tempo fa non era affatto remota. Oppure è stata solo messa in stand-by?
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Sullo sfondo resta anche il tema dell'«arricchimento programmatico», indicato proprio da FdI come condizione per proseguire il percorso con Mastrangeli. Ma a oggi di questo arricchimento non c'è traccia: non lo ha prodotto il sindaco, né il Partito lo ha più rivendicato con forza. A dodici mesi dal voto è difficile immaginare una revisione seria del programma. Si andrà avanti con quanto già scritto e concordato tra i partiti a inizio consiliatura - BRT compreso - e con quanto previsto nei vari bilanci di previsione.
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L'alleanza per necessità
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Se Forza Italia rappresenta la rottura esplicita nel centrodestra, Fratelli d'Italia si muove invece su una linea più sfumata. L'impressione è che alla fine il Partito sosterrà la candidatura a sindaco di Mastrangeli più per mancanza di alternative realmente praticabili che per reale convinzione. Non perché tra i meloniani manchino figure politiche di peso - tutt'altro. Ma perché nessuno sembra disposto ad aprire uno scontro interno al Partito, una potenziale spaccatura che rischierebbe di lasciare sul campo più danni che benefici. Se la scelta del candidato sindaco a Frosinone spetta alla Lega, perché forzare gli equilibri? È una scelta tattica, più che strategica.
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Una scelta che però segna un arretramento politico: Fratelli d'Italia sembra aver rinunciato a rivendicare la candidatura a sindaco del capoluogo, un'opzione che fino a poco tempo fa non era affatto remota. Oppure è stata solo messa in stand-by?
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Sullo sfondo resta anche il tema dell'«arricchimento programmatico», indicato proprio da FdI come condizione per proseguire il percorso con Mastrangeli. Ma a oggi di questo arricchimento non c'è traccia: non lo ha prodotto il sindaco, né il Partito lo ha più rivendicato con forza. A dodici mesi dal voto è difficile immaginare una revisione seria del programma. Si andrà avanti con quanto già scritto e concordato tra i partiti a inizio consiliatura - BRT compreso - e con quanto previsto nei vari bilanci di previsione.
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L'alleanza per necessità
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(Foto © DepositPhotos.com (http://foto%20%C2%A9%20depositphotos.com/))
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Si tratta di una piattaforma logistica di circa 20mila metri quadrati dotata di tecnologie per la gestione dei flussi logistici, tra cui sistemi automatizzati in radiofrequenza e video-sorveglianza. Si integra con il terminal portuale di Oristano, dotato di aree logistiche e magazzini di proprietà (circa 30mila metri quadrati), già attrezzati con tre linee di confezionamento, una linea di pellettizzazione e una flotta di trasporto dedicata.
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“Non si tratta soltanto di ampliare la capacità di stoccaggio o di distribuzione – ha fatto sapere la famiglia Di Sarmo – Ma di costruire un sistema logistico moderno, scalabile e radicato, in grado di accompagnare la crescita di filiere produttive ed energetiche strategiche per l’isola”.
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Intergroup insomma intende potenziare il proprio sistema logistico già sviluppato in Sardegna e potenziare la capacità distributiva di Green Alliance, progetto industriale italiano attivo nella vendita di pellet e biomasse legnose, con i marchi Woodtech Italia, Woodtech France, MyFire, Ricci Pietro, Bioenergy Europe – Pellet and Fire, Eco Green, Buffoli Legnami e Fochista, garantendo i magazzini costieri e una capillare distribuzione “just in time” in tutta l’isola.
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Crocierismo, arrivano gli americani
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Si tratta di una piattaforma logistica di circa 20mila metri quadrati dotata di tecnologie per la gestione dei flussi logistici, tra cui sistemi automatizzati in radiofrequenza e video-sorveglianza. Si integra con il terminal portuale di Oristano, dotato di aree logistiche e magazzini di proprietà (circa 30mila metri quadrati), già attrezzati con tre linee di confezionamento, una linea di pellettizzazione e una flotta di trasporto dedicata.
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“Non si tratta soltanto di ampliare la capacità di stoccaggio o di distribuzione – ha fatto sapere la famiglia Di Sarmo – Ma di costruire un sistema logistico moderno, scalabile e radicato, in grado di accompagnare la crescita di filiere produttive ed energetiche strategiche per l’isola”.
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Intergroup insomma intende potenziare il proprio sistema logistico già sviluppato in Sardegna e potenziare la capacità distributiva di Green Alliance, progetto industriale italiano attivo nella vendita di pellet e biomasse legnose, con i marchi Woodtech Italia, Woodtech France, MyFire, Ricci Pietro, Bioenergy Europe – Pellet and Fire, Eco Green, Buffoli Legnami e Fochista, garantendo i magazzini costieri e una capillare distribuzione “just in time” in tutta l’isola.
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Crocierismo, arrivano gli americani
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La fascia tricolore in ballo tra un anno a Frosinone
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Il quadro che emerge è quello di un'alleanza tra Lega e Fratelli d'Italia destinata a reggere anche nel 2027, più per necessità che per reale convinzione. Una scelta dettata dalla ragion di Stato, nazionale e regionale: insieme per forza. Giova ricordare a questo proposito una frase del filosofo francese Raymond Aron: «Le alleanze sono come le assicurazioni: si fanno contro i rischi, non per affinità».
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<!-- wp:paragraph -->
Il centrodestra a Frosinone sembra esattamente questo: un'assicurazione contro il rischio di perdere - ipotesi peraltro assai remota se, come sembra, il centrosinistra si presenterà diviso, come da tradizione pluridecennale - non una coalizione unita e determinata.
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In questo scenario, l'ipotesi più realistica è che Forza Italia - insieme agli altri consiglieri eletti nel 2022 con Mastrangeli e poi passati all'opposizione - resti fuori dal perimetro del centrodestra anche nel 2027. Perché la verità, al netto delle dichiarazioni ufficiali, è piuttosto semplice: tutti parlano di unità perché sanno che è necessario farlo. Ma nessuno, finora, ha davvero fatto qualcosa per ricostruirla. E, forse soprattutto, non è chiaro chi dovrebbe iniziare.
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Il quadro che emerge è quello di un'alleanza tra Lega e Fratelli d'Italia destinata a reggere anche nel 2027, più per necessità che per reale convinzione. Una scelta dettata dalla ragion di Stato, nazionale e regionale: insieme per forza. Giova ricordare a questo proposito una frase del filosofo francese Raymond Aron: «Le alleanze sono come le assicurazioni: si fanno contro i rischi, non per affinità».
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Il centrodestra a Frosinone sembra esattamente questo: un'assicurazione contro il rischio di perdere - ipotesi peraltro assai remota se, come sembra, il centrosinistra si presenterà diviso, come da tradizione pluridecennale - non una coalizione unita e determinata.
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In questo scenario, l'ipotesi più realistica è che Forza Italia - insieme agli altri consiglieri eletti nel 2022 con Mastrangeli e poi passati all'opposizione - resti fuori dal perimetro del centrodestra anche nel 2027. Perché la verità, al netto delle dichiarazioni ufficiali, è piuttosto semplice: tutti parlano di unità perché sanno che è necessario farlo. Ma nessuno, finora, ha davvero fatto qualcosa per ricostruirla. E, forse soprattutto, non è chiaro chi dovrebbe iniziare.
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Il porto di Gaeta ha ospitato la nave da crociera "Silver Shadow" (Foto © DepositPhotos.com (http://foto%20%C2%A9%20depositphotos.com/))
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Nel solo giorno di Pasqua hanno invaso Gaeta oltre 400 crocieristi, gli stessi che numericamente hanno fatto scalo nell’intero 2025. Sono giunti sulle banchine del “Salvo d’Acquisto” a bordo della “Silver Shadow”, una nave in servizio dal 2000 che (ha una stazza lorda di circa 28.258 tonnellate, una lunghezza di circa 186 metri e una larghezza di 24,8 metri, ospita sino a 382 passeggeri, assistiti da un equipaggio di circa 295 membri) è considerata della gemella Silver Whisper essendo stata costruita presso i cantieri Mariotti Shipyard di Genova.
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Quasi tutti con passaporto Usa, i crocieristi tra severe ma discrete misure di sicurezza hanno deciso di rinunciare a visitare l’abbazia di Montecassino o gli scavi di Pompei. Sono rimasti a Gaeta con una “puntatina” nel Cisternone romano di Castellone a Formia. Con una conferma. Il turismo crocieristico nel Lazio non è solo Civitavecchia ma anche Gaeta dove le navi possono arrivare, i turisti possono restare e la città è capace di accoglierli. Mica una cosa di poco conto.
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Nel solo giorno di Pasqua hanno invaso Gaeta oltre 400 crocieristi, gli stessi che numericamente hanno fatto scalo nell’intero 2025. Sono giunti sulle banchine del “Salvo d’Acquisto” a bordo della “Silver Shadow”, una nave in servizio dal 2000 che (ha una stazza lorda di circa 28.258 tonnellate, una lunghezza di circa 186 metri e una larghezza di 24,8 metri, ospita sino a 382 passeggeri, assistiti da un equipaggio di circa 295 membri) è considerata della gemella Silver Whisper essendo stata costruita presso i cantieri Mariotti Shipyard di Genova.
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Quasi tutti con passaporto Usa, i crocieristi tra severe ma discrete misure di sicurezza hanno deciso di rinunciare a visitare l’abbazia di Montecassino o gli scavi di Pompei. Sono rimasti a Gaeta con una “puntatina” nel Cisternone romano di Castellone a Formia. Con una conferma. Il turismo crocieristico nel Lazio non è solo Civitavecchia ma anche Gaeta dove le navi possono arrivare, i turisti possono restare e la città è capace di accoglierli. Mica una cosa di poco conto.
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Sandro Cellupica, l’ultimo tipografo. Se ne va un’epoca di inchiostro e piombo
https://www.alessioporcu.it/rubriche/coccodrilli/sandro-cellupica-lultimo-tipografo-se-ne-va-unepoca-di-inchiostro-e-piombo/
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Con Sandro Cellupica, scomparso a soli 59 anni, Isola del Liri perde qualcosa che non si recupera: un mestiere, una memoria, un modo di stare al mondo che apparteneva a un'epoca in cui le parole si fondevano letteralmente — nel piombo fuso della Linotype, carattere dopo carattere, frase dopo frase.
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Sandro era stato folgorato dalla tipografia da bambino, nella bottega di famiglia lungo via Napoli, tra i consigli dello zio Egidio e del padre Mario. Quello che all'inizio era un gioco era diventato una vocazione, poi una maestria, infine una delle ultime testimonianze viventi di un'arte che il digitale ha spazzato via senza troppi rimpianti. Lui invece i rimpianti non li aveva: aveva attraversato intere epoche storiche partendo da una quarantina di metri quadrati dove l'odore dell'inchiostro e del fumo delle sigarette scandiva le giornate, e ne era fiero.
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L'ultimo tipografo
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Con Sandro Cellupica, scomparso a soli 59 anni, Isola del Liri perde qualcosa che non si recupera: un mestiere, una memoria, un modo di stare al mondo che apparteneva a un'epoca in cui le parole si fondevano letteralmente — nel piombo fuso della Linotype, carattere dopo carattere, frase dopo frase.
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Sandro era stato folgorato dalla tipografia da bambino, nella bottega di famiglia lungo via Napoli, tra i consigli dello zio Egidio e del padre Mario. Quello che all'inizio era un gioco era diventato una vocazione, poi una maestria, infine una delle ultime testimonianze viventi di un'arte che il digitale ha spazzato via senza troppi rimpianti. Lui invece i rimpianti non li aveva: aveva attraversato intere epoche storiche partendo da una quarantina di metri quadrati dove l'odore dell'inchiostro e del fumo delle sigarette scandiva le giornate, e ne era fiero.
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L'ultimo tipografo
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Sandro Cellupica (a sinistra) con la prima copertina del libro Andata e Ritorno insieme agli autori Alessandro Andrelli e Francesco 'Crispino' Perna
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Conosceva tutto. Le macchinari anteguerra e quelli moderne, le fustelle e le lastre metalliche, i telai per la serigrafia. Sapeva montare lettera per lettera i necrologi — mestiere nel mestiere, ironia sottile della vita — con la stessa cura con cui si incide il marmo. Per mezzo secolo, quelle mani perennemente sporche di inchiostro avevano stampato la memoria collettiva di una comunità: annunci, manifesti, inviti, cerimonie. La vita di un paese intera, passata sotto i suoi torchi.
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Nei primi anni Novanta il trasferimento ad Arpino, in un capannone industriale dove lo spazio finalmente non mancava per far crescere quella che ormai era diventata un'arte vera. Ma l'anima restava quella di sempre: artigiana, precisa, innamorata della carta e di ciò che vi si imprimeva sopra.
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Lo stop improvviso
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Oggi quelle macchine si sono fermate. E con loro si è fermato un sapere che non si trasmette sui manuali, perché vive nelle mani di chi lo ha praticato ogni giorno per decenni. Sandro Cellupica era l'ultimo di quella stirpe. Lo era con la consapevolezza tranquilla di chi sa di custodire qualcosa di irripetibile, senza farne bandiera, semplicemente continuando a lavorare.
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Aveva 59 anni. Ne avrebbe meritati molti di più.
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Conosceva tutto. Le macchinari anteguerra e quelli moderne, le fustelle e le lastre metalliche, i telai per la serigrafia. Sapeva montare lettera per lettera i necrologi — mestiere nel mestiere, ironia sottile della vita — con la stessa cura con cui si incide il marmo. Per mezzo secolo, quelle mani perennemente sporche di inchiostro avevano stampato la memoria collettiva di una comunità: annunci, manifesti, inviti, cerimonie. La vita di un paese intera, passata sotto i suoi torchi.
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Nei primi anni Novanta il trasferimento ad Arpino, in un capannone industriale dove lo spazio finalmente non mancava per far crescere quella che ormai era diventata un'arte vera. Ma l'anima restava quella di sempre: artigiana, precisa, innamorata della carta e di ciò che vi si imprimeva sopra.
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Lo stop improvviso
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Oggi quelle macchine si sono fermate. E con loro si è fermato un sapere che non si trasmette sui manuali, perché vive nelle mani di chi lo ha praticato ogni giorno per decenni. Sandro Cellupica era l'ultimo di quella stirpe. Lo era con la consapevolezza tranquilla di chi sa di custodire qualcosa di irripetibile, senza farne bandiera, semplicemente continuando a lavorare.
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Aveva 59 anni. Ne avrebbe meritati molti di più.
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Sicurezza, la tregua dura una settimana: scontro aperto tra Salera e opposizione
https://www.alessioporcu.it/politica/sicurezza-la-tregua-dura-una-settimana-scontro-aperto-tra-salera-e-opposizione/
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L’università di Cassino si lancia in… Quarta
https://www.alessioporcu.it/politica/luniversita-di-cassino-si-lancia-in-quarta/
https://www.alessioporcu.it/politica/luniversita-di-cassino-si-lancia-in-quarta/
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Sembrava che, per una volta e su un tema così politicamente sentito, ci si fosse riusciti. Che davanti a una preoccupazione collettiva che monta fuori da Palazzo De Gasperi si fosse finalmente riusciti a chiudere gli opportunismi nei cassetti e a mettere da parte la corsa alla primogenitura, per costruire un impegno comune su un unico argomento. Quantomeno per una questione di dignità istituzionale. Ma non è stato così. La pace armata tra le mura di Palazzo De Gasperi è durata poco più di una settimana.
<!-- /wp:paragraph -->
<!-- wp:paragraph -->
Sembrava che il tema della sicurezza — quel nervo scoperto che agita i sogni dei cittadini e sposta i blocchi di voti — potesse finalmente farsi terreno di una sorta di «convergenza repubblicana» tutta cassinate. Ma è stata solo un'illusione ottica. È bastato un aggettivo — quel "unanimità" ostentato dalla maggioranza in una dichiarazione pubblica — a far saltare i ponti e riaprire le ostilità in un'arena politica che non concede sconti.
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Cinquecento firme
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Sembrava che, per una volta e su un tema così politicamente sentito, ci si fosse riusciti. Che davanti a una preoccupazione collettiva che monta fuori da Palazzo De Gasperi si fosse finalmente riusciti a chiudere gli opportunismi nei cassetti e a mettere da parte la corsa alla primogenitura, per costruire un impegno comune su un unico argomento. Quantomeno per una questione di dignità istituzionale. Ma non è stato così. La pace armata tra le mura di Palazzo De Gasperi è durata poco più di una settimana.
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Sembrava che il tema della sicurezza — quel nervo scoperto che agita i sogni dei cittadini e sposta i blocchi di voti — potesse finalmente farsi terreno di una sorta di «convergenza repubblicana» tutta cassinate. Ma è stata solo un'illusione ottica. È bastato un aggettivo — quel "unanimità" ostentato dalla maggioranza in una dichiarazione pubblica — a far saltare i ponti e riaprire le ostilità in un'arena politica che non concede sconti.
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Cinquecento firme
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Quasi trent'anni all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, trascorsi tra appalti, patrimonio, affari istituzionali e servizi agli studenti. È lì che si è fatto le ossa, ha accumulato esperienza. La stessa che ora porterà in provincia di Frosinone: nell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il dottor Alessandro Quarta è il nuovo Direttore Generale dell'ateneo, monta lui in cassetta e prende le redini della macchina amministrativa.
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Quarta nuovo Direttore Generale
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Quasi trent'anni all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, trascorsi tra appalti, patrimonio, affari istituzionali e servizi agli studenti. È lì che si è fatto le ossa, ha accumulato esperienza. La stessa che ora porterà in provincia di Frosinone: nell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il dottor Alessandro Quarta è il nuovo Direttore Generale dell'ateneo, monta lui in cassetta e prende le redini della macchina amministrativa.
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Quarta nuovo Direttore Generale
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Paola Polidoro
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Un tema che agita anche chi è rimasto fuori dall'Aula consiliare: la lista «Jammi Cassino» batte il marciapiede raccogliendo oltre cinquecento firme in meno di una settimana, un termometro sociale che segna febbre alta.
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Nel frattempo, dentro l'Aula si consuma un duello alla prima firma sulla cronologia dei meriti. La minoranza non ci sta a passare per comparsa in un film scritto da altri. Così la «triade» Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli ha sguainato i verbali, trasformando la mozione approvata dall'Assise due settimane fa in una clava politica per bacchettare la maggioranza.
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Lo scippo della medaglia
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Un tema che agita anche chi è rimasto fuori dall'Aula consiliare: la lista «Jammi Cassino» batte il marciapiede raccogliendo oltre cinquecento firme in meno di una settimana, un termometro sociale che segna febbre alta.
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Nel frattempo, dentro l'Aula si consuma un duello alla prima firma sulla cronologia dei meriti. La minoranza non ci sta a passare per comparsa in un film scritto da altri. Così la «triade» Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli ha sguainato i verbali, trasformando la mozione approvata dall'Assise due settimane fa in una clava politica per bacchettare la maggioranza.
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Lo scippo della medaglia
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La nomina di Quarta non è solo un passaggio tecnico. Si colloca dentro una fase precisa della vita dell'ateneo cassinate, che oggi conta circa 8.500 iscritti e che negli ultimi anni ha costruito una propria identità chiara: radicamento territoriale e apertura internazionale.
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Cassino è diventata progressivamente un punto di riferimento anche per studenti stranieri, rafforzando una dimensione accademica fondata sul confronto tra culture diverse. Un elemento che non è solo numerico, ma che incide sulla qualità della formazione e sulla capacità dell'università di essere luogo di dialogo e integrazione, in un contesto sociale ed economico sempre più interconnesso.
<!-- /wp:paragraph -->
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Parallelamente, l'ateneo ha portato avanti un lavoro strutturato sul piano dell'offerta formativa, con particolare attenzione ai corsi in ambito ingegneristico e manageriale. Un investimento che ha contribuito a formare figure professionali richieste dal mercato, rafforzando il legame tra università e sistema produttivo.
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La sfida del nuovo Direttore
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La nomina di Quarta non è solo un passaggio tecnico. Si colloca dentro una fase precisa della vita dell'ateneo cassinate, che oggi conta circa 8.500 iscritti e che negli ultimi anni ha costruito una propria identità chiara: radicamento territoriale e apertura internazionale.
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Cassino è diventata progressivamente un punto di riferimento anche per studenti stranieri, rafforzando una dimensione accademica fondata sul confronto tra culture diverse. Un elemento che non è solo numerico, ma che incide sulla qualità della formazione e sulla capacità dell'università di essere luogo di dialogo e integrazione, in un contesto sociale ed economico sempre più interconnesso.
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Parallelamente, l'ateneo ha portato avanti un lavoro strutturato sul piano dell'offerta formativa, con particolare attenzione ai corsi in ambito ingegneristico e manageriale. Un investimento che ha contribuito a formare figure professionali richieste dal mercato, rafforzando il legame tra università e sistema produttivo.
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La sfida del nuovo Direttore
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Giuseppe Sebastianelli
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«La coerenza non è un optional», ringhiano i tre, accusando il sindaco Enzo Salera di aver messo in scena un trasformismo di facciata.
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Il j'accuse è frontale: la maggioranza avrebbe prima eretto un muro ideologico bocciando le proposte dell'opposizione lo scorso luglio, per poi compiere un'acrobazia tattica, tentando di appuntarsi al petto una medaglia sottratta agli avversari quando parla di «mozione unanime». Per la minoranza non è senso delle istituzioni: è opportunismo puro, un copione già visto in cui si rincorre la piazza dopo averne ignorato le istanze.
<!-- /wp:paragraph -->
<!-- wp:paragraph -->
Ma il sindaco Enzo Salera non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera. Asserragliato dietro i numeri divulgati in questi giorni — oltre 2.200 sanzioni elevate dalla Polizia Locale nel primo trimestre del 2026 — il primo cittadino usa le cifre come proiettili di carta per respingere le accuse di lassismo e rilancia la sfida. Non è più solo una questione di agenti in strada, ma di prestigio mediatico.
<!-- /wp:paragraph -->
<!-- wp:paragraph -->
Salera sventola la sua interlocuzione con il Ministero e l'intervista al Fatto Quotidiano come trofei di guerra, in un tono che più che rassicurare l'opposizione suona come un guanto di sfida lanciato nel fango della contesa.
<!-- /wp:paragraph -->
<!-- wp:heading -->
L'ostaggio si chiama sicurezza
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«La coerenza non è un optional», ringhiano i tre, accusando il sindaco Enzo Salera di aver messo in scena un trasformismo di facciata.
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Il j'accuse è frontale: la maggioranza avrebbe prima eretto un muro ideologico bocciando le proposte dell'opposizione lo scorso luglio, per poi compiere un'acrobazia tattica, tentando di appuntarsi al petto una medaglia sottratta agli avversari quando parla di «mozione unanime». Per la minoranza non è senso delle istituzioni: è opportunismo puro, un copione già visto in cui si rincorre la piazza dopo averne ignorato le istanze.
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Ma il sindaco Enzo Salera non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera. Asserragliato dietro i numeri divulgati in questi giorni — oltre 2.200 sanzioni elevate dalla Polizia Locale nel primo trimestre del 2026 — il primo cittadino usa le cifre come proiettili di carta per respingere le accuse di lassismo e rilancia la sfida. Non è più solo una questione di agenti in strada, ma di prestigio mediatico.
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Salera sventola la sua interlocuzione con il Ministero e l'intervista al Fatto Quotidiano come trofei di guerra, in un tono che più che rassicurare l'opposizione suona come un guanto di sfida lanciato nel fango della contesa.
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L'ostaggio si chiama sicurezza
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Lucescu e il sacrificio senza ritorno: restare quando tutti andrebbero via
https://www.alessioporcu.it/rubriche/senza-ricevuta-di-ritorno/lucescu-e-il-sacrificio-senza-ritorno-restare-quando-tutti-andrebbero-via/
https://www.alessioporcu.it/rubriche/senza-ricevuta-di-ritorno/lucescu-e-il-sacrificio-senza-ritorno-restare-quando-tutti-andrebbero-via/
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In questo quadro, il ruolo del Direttore Generale diventa strategico: garantire il funzionamento efficiente della struttura amministrativa significa sostenere concretamente didattica, ricerca e servizi agli studenti. È su questo terreno che si misura la scelta di Quarta, chiamato a dare continuità a un percorso già avviato e a gestire le prossime sfide organizzative.
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L'Università di Cassino si trova oggi in una posizione particolare: abbastanza grande da essere competitiva, abbastanza radicata da restare connessa al territorio. La sfida è mantenere questo equilibrio, continuando a crescere senza perdere la propria funzione di presidio culturale e sociale. Un equilibrio che non si costruisce per decreto, ma si alimenta ogni giorno con scelte amministrative coerenti, capaci di tenere insieme visione e operatività.
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La nomina del nuovo Direttore Generale va letta in questa direzione: rafforzare la struttura per accompagnare un ateneo che, negli anni, ha dimostrato di saper coniugare formazione, apertura e sviluppo. Il cantiere è aperto. Alessandro Quarta è chiamato a tenerlo in ordine.
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In questo quadro, il ruolo del Direttore Generale diventa strategico: garantire il funzionamento efficiente della struttura amministrativa significa sostenere concretamente didattica, ricerca e servizi agli studenti. È su questo terreno che si misura la scelta di Quarta, chiamato a dare continuità a un percorso già avviato e a gestire le prossime sfide organizzative.
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L'Università di Cassino si trova oggi in una posizione particolare: abbastanza grande da essere competitiva, abbastanza radicata da restare connessa al territorio. La sfida è mantenere questo equilibrio, continuando a crescere senza perdere la propria funzione di presidio culturale e sociale. Un equilibrio che non si costruisce per decreto, ma si alimenta ogni giorno con scelte amministrative coerenti, capaci di tenere insieme visione e operatività.
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La nomina del nuovo Direttore Generale va letta in questa direzione: rafforzare la struttura per accompagnare un ateneo che, negli anni, ha dimostrato di saper coniugare formazione, apertura e sviluppo. Il cantiere è aperto. Alessandro Quarta è chiamato a tenerlo in ordine.
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L'appuntamento si sposta ora nell'Aula di Biasio, alla prossima assise, che si preannuncia non come un consesso civile ma come il teatro di un'ennesima resa dei conti. Tra accuse di «lezioni di galateo istituzionale» e difese a oltranza, la sensazione è che la sicurezza sia diventata l'ostaggio di una scherma pesante tra fazioni. Un argomento che animerà, mai come ora, la tensione politica.
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In questo clima di guerriglia verbale, una domanda resta sospesa: mentre maggioranza e opposizione si accapigliano per decidere chi ha chiamato prima il 112 per segnalare un furto, chi si impegnerà davvero per aumentare le pattuglie che sorvegliano Cassino?
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L'appuntamento si sposta ora nell'Aula di Biasio, alla prossima assise, che si preannuncia non come un consesso civile ma come il teatro di un'ennesima resa dei conti. Tra accuse di «lezioni di galateo istituzionale» e difese a oltranza, la sensazione è che la sicurezza sia diventata l'ostaggio di una scherma pesante tra fazioni. Un argomento che animerà, mai come ora, la tensione politica.
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In questo clima di guerriglia verbale, una domanda resta sospesa: mentre maggioranza e opposizione si accapigliano per decidere chi ha chiamato prima il 112 per segnalare un furto, chi si impegnerà davvero per aumentare le pattuglie che sorvegliano Cassino?
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C’è una parola che la modernità ha quasi smesso di usare: sacrificio. Non quello retorico, da discorso ufficiale, ma quello vero. Quello che ti chiede di restare quando sarebbe più facile andare via.
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Gli antichi lo sapevano bene. Teseo entra nel labirinto non perché sia certo di uscirne, ma perché qualcuno deve farlo. Pietro Micca accende la miccia sapendo perfettamente che non ci sarà ritorno. In tempi più moderni, Teseo Tesei lanciato contro la flotta nemica a cavallo di un siluro, si accorge che il detonatore non funzione ed imposta la spoletta su ‘zero secondi’ esploderà con lei.
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Il sacrificio, quello autentico, non è mai una scelta comoda. È una scelta inevitabile per chi non accetta di tirarsi indietro. Mircea Lucescu apparteneva a quella razza lì.
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Il sacrificio di Lucescu
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C’è una parola che la modernità ha quasi smesso di usare: sacrificio. Non quello retorico, da discorso ufficiale, ma quello vero. Quello che ti chiede di restare quando sarebbe più facile andare via.
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Gli antichi lo sapevano bene. Teseo entra nel labirinto non perché sia certo di uscirne, ma perché qualcuno deve farlo. Pietro Micca accende la miccia sapendo perfettamente che non ci sarà ritorno. In tempi più moderni, Teseo Tesei lanciato contro la flotta nemica a cavallo di un siluro, si accorge che il detonatore non funzione ed imposta la spoletta su ‘zero secondi’ esploderà con lei.
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Il sacrificio, quello autentico, non è mai una scelta comoda. È una scelta inevitabile per chi non accetta di tirarsi indietro. Mircea Lucescu apparteneva a quella razza lì.
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Il sacrificio di Lucescu
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Patti e trasparenza: unanimità in Aula, scontro sull’acqua e voci che corrono
https://www.alessioporcu.it/politica/patti-e-trasparenza-unanimita-in-aula-scontro-sullacqua-e-voci-che-corrono/
https://www.alessioporcu.it/politica/patti-e-trasparenza-unanimita-in-aula-scontro-sullacqua-e-voci-che-corrono/
Mircea Lucescu (Foto © DepositPhotos.com (https://it.depositphotos.com/stock-photography.html))
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A ottant’anni, con un corpo che già mandava segnali chiari, ha detto sì alla sua Romania. Non per calcolo, non per nostalgia, ma per una forma antica di coerenza. «Non potevo scappare, non potevo fare la figura del codardo». È una frase che oggi suona quasi fuori tempo massimo. E proprio per questo pesa di più.
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Lucescu non era solo un allenatore. Aveva girato il mondo, vinto ovunque, insegnato a generazioni di calciatori. Poteva fermarsi. Poteva scegliere la tribuna, il commento, il ricordo. Invece ha scelto la panchina. Ancora.
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Perché c’è un momento, nella vita, in cui non si tratta più di aggiungere qualcosa al proprio percorso. Si tratta di chiuderlo nel modo giusto. E il “modo giusto”, per alcuni, coincide con il restare fino in fondo.
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La sua storia finisce come spesso finiscono le storie di chi non conosce il compromesso: senza retromarcia. Un allenamento, un malore, l’ospedale, il coma. Poi il silenzio.
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Non è romanticismo. È una linea di condotta. nIl sacrificio non è eroismo. È fedeltà a se stessi. E Lucescu, fino all’ultimo giorno, è rimasto fedele.
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Senza Ricevuta di Ritorno. (https://www.alessioporcu.it/categoria/rubriche/senza-ricevuta-di-ritorno/)
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(Foto di copertina © DepositPhotos.com (https://it.depositphotos.com/stock-photography.html))
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A ottant’anni, con un corpo che già mandava segnali chiari, ha detto sì alla sua Romania. Non per calcolo, non per nostalgia, ma per una forma antica di coerenza. «Non potevo scappare, non potevo fare la figura del codardo». È una frase che oggi suona quasi fuori tempo massimo. E proprio per questo pesa di più.
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Lucescu non era solo un allenatore. Aveva girato il mondo, vinto ovunque, insegnato a generazioni di calciatori. Poteva fermarsi. Poteva scegliere la tribuna, il commento, il ricordo. Invece ha scelto la panchina. Ancora.
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Perché c’è un momento, nella vita, in cui non si tratta più di aggiungere qualcosa al proprio percorso. Si tratta di chiuderlo nel modo giusto. E il “modo giusto”, per alcuni, coincide con il restare fino in fondo.
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La sua storia finisce come spesso finiscono le storie di chi non conosce il compromesso: senza retromarcia. Un allenamento, un malore, l’ospedale, il coma. Poi il silenzio.
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Non è romanticismo. È una linea di condotta. nIl sacrificio non è eroismo. È fedeltà a se stessi. E Lucescu, fino all’ultimo giorno, è rimasto fedele.
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Senza Ricevuta di Ritorno. (https://www.alessioporcu.it/categoria/rubriche/senza-ricevuta-di-ritorno/)
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(Foto di copertina © DepositPhotos.com (https://it.depositphotos.com/stock-photography.html))
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Il Patto: cittadini e Comune “insieme”
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Partiamo dalla scena più nitida: unanimità. Il Consiglio comunale di Ceccano ha approvato il regolamento che disciplina i Patti di collaborazione tra Comune e cittadinanza attiva per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa di beni e aree verdi comuni. Una scelta che l’Amministrazione del sindaco Andrea Querqui rivendica come “seria e condivisa”, costruita anche con il lavoro in Commissione Patrimonio (due passaggi tra novembre e gennaio) e con un ringraziamento non rituale al presidente Mariano Ranieri ed ai componenti: Emiliano Di Pofi, Mariano Cavese, Ginevra Bianchini, Manuela Maliziola.
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Il Patto: cittadini e Comune “insieme”
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Partiamo dalla scena più nitida: unanimità. Il Consiglio comunale di Ceccano ha approvato il regolamento che disciplina i Patti di collaborazione tra Comune e cittadinanza attiva per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa di beni e aree verdi comuni. Una scelta che l’Amministrazione del sindaco Andrea Querqui rivendica come “seria e condivisa”, costruita anche con il lavoro in Commissione Patrimonio (due passaggi tra novembre e gennaio) e con un ringraziamento non rituale al presidente Mariano Ranieri ed ai componenti: Emiliano Di Pofi, Mariano Cavese, Ginevra Bianchini, Manuela Maliziola.
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