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Nel calcio dei… fondi, la favola italiana del Frosinone made in Ciociaria
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“Abbiamo portato in squadra un grande centravanti”: sceglie il vocabolario del pallone Paolo Trancassini e lascia sullo scaffale quello della Politica. Perché l'operazione che sta annunciando non è strategia, non riguarda la dottrina dei Partiti: è una scelta di popolo e di preferenze. Per questo a Frosinone il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia ha scelto di utilizzare parole di popolo per ufficializzare l’ingresso del sindaco di isola del Liri Massimiliano Quadrini, nella formazione di Giorgia Meloni.
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Una frase che non è solo un benvenuto caloroso ma una dichiarazione di intenti: Quadrini non entra come semplice comprimario ma come un giocatore di peso, destinato a scendere in campo per le prossime grandi sfide strategiche. E poco conta se saranno Provinciali o Regionali.
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Righini e Ruspandini: Quadrini valore aggiunto
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La grande manifestazione dello scorso marzo a Cassino
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Il quadro che emerge a distanza di poche ore, dal tavolo di oggi, è sulla stessa linea: uno stabilimento che lavora a singhiozzo, un territorio che aspetta risposte che non arrivano, voci che si inseguono senza trovare conferma. La Regione Lazio ha scelto di non aspettare il 21 maggio: il 24 aprile con il ministro Urso è l'occasione per trasformare le parole in impegni. Un incontro tra il Governo e Filosa è il minimo che uno Stato può fare per 2.130 lavoratori che da mesi guardano uno stabilimento quasi fermo e aspettano che qualcuno dica loro come va a finire.
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Quattro ‘elette’ così vicine e una battaglia lunga 270’ da ‘combattere’ a distanza, con il solo incrocio in quota tra Palermo e Venezia al ‘Penzo’ all’ultimo giro della stagione regolare quando i veneti potrebbero essere già promossi e i siciliani già proiettati nei playoff. Oltre le questioni di campo che appassionano i tifosi, andiamo alla scoperta quanto questa quattro società che si contenderanno due posti in Serie A dalla porta principale e il terzo da quella secondaria degli spareggi sono così ‘uguali’ (nel punteggio) e così diverse (nella struttura).
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Da una parte tre giganti, indiscutibilmente: il Venezia, il Monza e il Palermo. Tutte e tre parlano americano e la lingua dei fondi d'investimento. Che a loro volta si sono affidati a manager italiani, di primissimo piano. Dall’altra il Frosinone che fa riferimento dal 16 giugno 2003 alla famiglia Stirpe che compone per intero l’asset del club e che ha nel presidente Maurizio Stirpe il patron e garante di riferimento.
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L’uomo-simbolo di crescita, exploit e stabilità. La favola di casa nostra, la favola della piccola provincia italiana ma anche la favola di tutta l’Italia calciofila che, al momento, resiste all’invasione dello straniero, che sgomita, si aggrappa a competenza, radicamento, unicità e genuinità per tentare la quarta volta il salto dall’altra parte del guado.
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La mappa straniera e la leva dei ricavi
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Ad aprire l’incontro è stato Luca Fiorletta, coordinatore del circolo di Isola del Liri, che ha espresso profonda soddisfazione per un’operazione che consolida il gruppo locale. “Quando un amministratore di esperienza aderisce al nostro progetto - ha sottolineato Fiorletta - Significa che il Partito sta lavorando bene, che è percepito come una forza matura e capace di dare risposte”.
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Del resto, al tavolo della presidenza e in platea, il parterre era significativo: c'erano tutte le sensibilità interne dal Presidente del Consiglio comunale Stefano D’Amore all'esponente della minoranza Debora Bovenga. Sguardi attenti anche sul vicesindaco Francesco Romano, la cui presenza ha alimentato le voci, ormai insistenti, di una sua imminente transizione ufficiale verso FdI.
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Non è mancato il contributo dei vertici nazionali e regionali anche se erano assenti esponenti come i consiglieri regionali Daniele Maura e Alessia Savo, spia per qualcuno di posizioni non così univoche sull’ingresso di Quadrini nel Partito. Una giustificazione valida la avevano entrambi: il primo era impegnato in Regione per una seduta della Commissione Lavori Pubblici e poi in Commissione Cultura per garantire il numero legale. La seconda era in Commissione Sanità. Se poi quelle convocazioni siano capitate al momento giusto offrendo gratis un alibi di ferro nessuno lo saprà mai.
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Volemose bene
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Un brevissimo excursus che fa comprendere come si stia ridefinendo la geografia finanziaria del calcio italiano. In Serie B, Juve Stabia, Cesena, Sampdoria e Spezia (solo i liguri hanno fatto un restyling dello stadio, per inciso) – un capoluogo di regione e tre città di provincia – hanno messo le loro fortune calcistiche nelle mani di proprietà straniere. Il risultato, non esaltante in verità, basta leggerlo dalla classifica e dai sobbalzi continui nelle stanze che contano dei club.
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La Juve Stabia viaggia dentro i playoff ma tra gennaio e oggi è stata colpita prima da un’indagine per presunte infiltrazioni mafiose (per questo posta in amministrazione controllata) e poi dall’addio da parte della proprietà statunitense Solmate. A Castellammare si spera in un ritorno dell’ex patron Manniello ma al momento di concreto c’è la mossa dell’imprenditore di Torre Annunziata Francesco Agnello che ha in mano il closing con la Solmate.
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Tra i Cadetti c’è anche il Sudtirol, più austriaco che italiano nell’ampio boarding dirigenziale e nel gruppone degli oltre 30 soci, ma i bolzanini restano un’isola felice al fresco delle montagne bolzanine al di là di qualche rovescio sul campo. In Serie A sono ben 12 le società in mano a proprietà o fondi riconducibili a capitali stranieri e in massima parte americani, perdipiù la AI ha preso il sopravvento (che Dio ci preservi dallo scempio di giocatori e allenatori scelti con l’algoritmo) ma, fatta eccezione per l’Inter guidato non a caso da un grande dirigente come Beppe Marotta, c’è ugualmente poco da stare… allegri.
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Non è sempre 24 maggio
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Massimiliano Quadrini
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L'ingresso di Massimiliano Quadrini e delle sue preferenze cambia gli equilibri interni nell'intera provincia. Così come li cambiò nei tempi in cui frequentava l'area del Partito Democratico. È una presenza di peso, dotato di un consenso radicato e strutturato, che nell'area del centrodestra di oggi ci si ritrova in modo naturale perché all'atto della disgregazione della Prima Repubblica suo padre Vincenzo fu tra le figure di spicco dell'Udeur "La destra della sinistra e le sinistra della destra” come sosteneva un altro mostro sacro di quei tempi, l'assessore regionale Fernando D'Amata.
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Quel riassetto degli equilibri potrebbe risultare scomodo a chi nei Fratelli d'Italia ci sta dai tempi in cui il Partito aveva percentuali da prefisso telefonico e da prima ancora. Cioè l'area storica dell'onorevole Massimo Ruspandini, alla quale fa riferimento Daniele Maura.
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A cancellare ogni maldicenza, rasserenare il clima, arriva una clip registrata di Ruspandini. In quel video pone l’accento sull’amicizia e la stima verso Quadrini, definendo Isola del Liri “uno dei centri più importanti della provincia”.
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Il "codice" Quadrini e Trancassini placa le polemiche
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L'esterno Corazza del Cesena
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Questo non vuol assolutamente significare che debba essere sempre “24 maggio” nel calcio italiano, disco rosso allo straniero come sul Piave nella Prima Guerra Mondiale. Lo straniero che generalmente ha uno scopo: acquisire, stabilizzare, valorizzare e arrivare a chiudere il giro con il ‘trading’ dopo aver costruito uno Stadio. Ma sovente non basta immettere capitali freschi volti solo a garantire la sopravvivenza di un club, non basta dettare il margine tra quota di investimento iniziale e ricavi (solitamente da 1 a 3) associandolo allo spazio temporale del risultato sportivo da ottenere (da 1 a 5 anni).
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Serve guidare con le persone giuste ma anche senza spersonalizzare la storia, il background di una società. E’ vero, nel rovescio della medaglia, che il mondo del calcio sempre più globalizzato va in altra direzione. E forse la via d’uscita è riuscire a trovare un punto d’incontro tra i due percorsi. Ma non è facile. Oggi sempre più si va alla ricerca dei ricavi.
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Molti presidenti si fanno abbindolare da progetti irrealizzabili, buoni solo sulla carta. Partiamo dalle cose facili: in Italia i ricavi da stadio sono tra i più bassi d’Europa. Due dati su tutti: il Bayern di Monaco genera 75 euro di ricavi extraticket per spettatore ed è il primo club in Europa; in Italia prima è la Juventus che genera 11 euro di ricavi ‘extraticket’.
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Dal fallimento all’oro, incenso e... Mirri
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Nel 2022, al ritorno tra i Cadetti, l’80% delle quote del Palermo vennero acquisite da un fondo arabo. Più precisamente qatariota. Il City Football Group, nelle mani dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan. Cugino dell’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al-Thani, proprietario del Paris Saint-Germain. Perché Palermo? Perché strategica non solo dal punto di vista calcistico.
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Paolo Trancassini (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)
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Chi stappa la bottiglia di vino buono però è l’assessore regionale Giancarlo Righini: è lui il vero sponsor dell’ingresso di Quadrini. Realizzato non per una finalità personale ma per allargare il campo, consolidare il Partito, costruire dei Fratelli d'Italia ancora più corali raggiungendo anche quella sponda dell'Udeur che si era trovata senza un riferimento a destra.
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Righini ha ricordato i numeri: il successo di FdI alle scorse Provinciali e, soprattutto, l’impegno tangibile della Pisana, grazie al quale “Frosinone non è più una Cenerentola”.
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Nel suo intervento, Quadrini ha ringraziato Righini e Trancassini, ammettendo che, soprattutto con il primo, il rapporto umano e la conoscenza diretta sono stati determinanti per la sua decisione. Non ha negato il suo passato in altre forze politiche, come il Pd ed Azione ma ha rivendicato con forza la sua natura di amministratore pragmatico.
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Il territorio al centro
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A destra Dario Mirri, presidente del Palermo in tribuna al "Barbera" con Sergio Mattarella
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La città è la grande porta estrema dell’Occidente. Ha tifosi in tutta Italia. Sfiora il milione di abitanti e, con Catania (in Lega Pro e in mano anch’essa ad un gruppo straniero), si divide riferimento calcistico di una Regione a Statuto Speciale. La proprietà araba, che detiene le quote di ben 11 squadre di calcio satelliti dell’ammiraglia Manchester City, trovò terreno fertile nella lungimiranza del presidente dei rosanero Dario Mirri, proprietario del club dall’ottobre 2019 quando il Comune gli assegnò le chiavi della Società rinata dal fallimento.
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Mirri capì che quello era il momento di aprire a nuovi capitali, rimase con il 20% delle quote e presidente. Sul tavolo a Palermo c’era la costruzione del nuovo Centro sportivo – poi realizzato - e dello Stadio. Ma non solo perché gli arabi considerano il calcio come porta d’ingresso su un tessuto economico a 360 gradi.
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Amministratore delegato e direttore generale è Giovanni Gardini che accorpa la duplice carica di vertice (nel 2022 l’ad era Ferran Soriano, ex vice presidente del Barcellona e tornato ad essere ad del City), un uomo di calcio per i suoi trascorsi con Inter, Lazio e Verona ma anche il manager che ha condotto il passaggio nelle mani del Fondo qatariota. Consiglieri d’amministrazione Simon Richard Cliff, Alberto Galassi, Theodore Macbeath, Brian Marwood. Tre stranieri e un italiano. Non a caso.
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Dalla passione munifica di Berlusconi al colosso
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Massimiliano Quadrini
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"In questi anni alla guida della nostra città ho sempre avuto un riferimento chiaro: la centralità del territorio e delle persone - ha detto - La politica, per chi amministra, è responsabilità quotidiana: significa stare tra la gente e trasformare i bisogni in azioni. La coerenza, per un amministratore, non è restare fermo ma saper scegliere la strada giusta per gli interessi di una comunità”.
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Quanto alla sua scelta “ho osservato con attenzione l’operato della Regione Lazio, constatando una concreta vicinanza alle istanze locali. Ho conosciuto uomini e donne con una spiccata sensibilità politica, rivolta allo sviluppo e ai veri problemi delle persone”. La scelta nasce quindi “dalla consapevolezza che oggi i territori hanno bisogno di una rappresentanza forte e di capacità di incidere nei luoghi dove si determinano le opportunità”. Per il primo cittadino prendere la tessera di Fdi “non cambia il mio modo di essere, cambia il contesto per garantire alla nostra città più ascolto”. 
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Non potevano mancare i richiami alle polemiche che in questi giorni hanno scosso Isola del Liri, soprattutto da parte dei militanti storici di FdI che in più di un’occasione hanno sollevato dubbi sulla legittimità dell'operazione. A questi ha risposto ancora Paolo Trancassini, ricordando che la crescita di un Partito è merito sì dei fondatori ma anche di chi lo porta nuova linfa e voti. Ha invitato tutti alla prudenza e ad evitare “polemiche sterili”, ricordando che la forza di Fratelli d’Italia sta in ciò che unisce e nel legame viscerale che i sindaci, come Quadrini, hanno con il proprio elettorato. (Leggi qui: Isola del Liri, resa dei conti tra… Fratelli: la minoranza rispetti Quadrini (https://www.alessioporcu.it/politica/isola-del-liri-resa-dei-conti-tra-fratelli-la-minoranza-rispetti-quadrini/)).
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I risvolti ad Isola del Liri
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Il compianto Silvio Berlusconi, ex patron del Monza
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Da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, quindi dalla Fininvest, alla BLV (Beckett Layne Ventures), società americana che entro il prossimo mese di giugno acquisirà l’ultimo 20% delle quote rimaste nella cassaforte del colosso milanese. Una formula, quella di lasciare il 20% delle quote nelle mani della precedente proprietà, utilizzata generalmente a garanzia degli acquirenti.
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A monte c’è un patto di gentleman agreement tra le parti. Il Monza è così passato di mano lo scorso anno, nel settembre 2025. Il Ceo è Brandon Berger (fondatore della BLV, 900 milioni di dollari di fatturato, oltre 10 mila dipendenti) che, in coppia con Lauren Crampsie, managing director, gestirà per la prima volta una squadra di calcio. Ma i due, oltre ad essere appassionati di calcio, hanno già lavorato in un club. Ad altissimo livello. In Premier League, nel Chelsea, nella gestione del marketing.
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Achille Migliorelli
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A questo punto la domanda che molti si fanno è cosa accadrà in Comune. Ad esempio, alla fine della presentazione, una foto ha catturato l'attenzione di tutti: quella tra Debora Bovenga e il suo nuovo compagno di partito, il sindaco Quadrini.
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Per molti, quello scatto è il simbolo del passaggio ufficiale della Bovenga in maggioranza ad Isola del Liri. La domanda sorge dunque spontanea: che ne sarà della coalizione nata come civica? Con Quadrini, D’Amore, Bovenga (e il probabile Romano) sotto l’egida di Fratelli d’Italia, l’amministrazione è ormai a trazione centrodestra.
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Adriano Galliani, ex deus ex machina del Monza (Foto: Paolo Lo Debole / Imagoeconomica)
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Ora c’è il Monza per il quale hanno individuato un manager di primissimo livello, il CEO Mauro Baldissoni, peraltro legato da una buona amicizia con il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe. Baldissoni è stato per anni l’ad della Roma con l’ex patron Pallotta e prima ancora l’uomo di Unicredit per il dopo-Sensi. Tornando al Monza, è stato un passaggio del testimone ineluttabile per il club brianzolo, preso in Lega Pro e riportato nella massima Serie A grazie ad una potente iniezione di capitali e competenze del Cavaliere e del suo braccio destro Galliani, soprannominato ‘il Condor’ nel calcio mondiale.
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Il disimpegno della Fininvest
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La scomparsa di Silvio Berlusconi aveva determinato il progressivo e annunciato disimpegno di Fininvest dall’asset-calcio e quindi dal Monza. La retrocessione dalla Serie A e la svalutazione del cespite aveva condotto verso il percorso obbligato, la cessione. Perché la BLV ha scelto proprio la città di Monza? Perché il club brianzolo era una società comunque sana pur in presenza di una esposizione debitoria fisiologica dovuta alla perdita della Serie A.
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Questo, ovviamente, sposta l’asse politico e mette in seria difficoltà l’ala del Partito Democratico che ancora (la Di Pucchio no, per esempio) sostiene la maggioranza. Cosa faranno ora Stefano Vitale e Anna Paola Faticoni? Questione che ha già provocato frizioni tra Achille Migliorelli e Sara Battisti. (Leggi qui: Battisti vs Migliorelli. Il caso Quadrini diventa campo di battaglia interno al Pd (https://www.alessioporcu.it/politica/battisti-vs-migliorelli-il-caso-quadrini-diventa-campo-di-battaglia-interno-al-pd/)).
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Insomma, Isola del Liri non è più solo un comune, importante, della provincia: da oggi è il laboratorio politico dove il centrodestra testa la sua capacità di espansione e dove il centrosinistra deve decidere se restare a guardare o tentare una difficile contromossa. Nel frattempo, il “centravanti”Quadrini ha già indossato la maglia e sembra pronto a gonfiare la rete.
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Lo stadio di Monza
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Perché piazza vicina a Milano, che rappresenta il cuore finanziario dell’Italia. E perché permette di avere una visibilità extracalcistica per la presenza del Gran Premio di Formula 1. Durante l’ultima edizione, nella settimana di avvicinamento e di trattative tutti i manager della BLV furono ospiti a Monza ed ebbero modo di toccare con mano l’impatto di uno spettacolo automobilistico di livello planetario come un GP di Formula 1 per l’intero tessuto socio-economico della Brianza. C’è comunque da dire nella ‘pancia’ del Monza c’è il Centro Sportivo ‘Monzello’, una struttura all’avanguardia non solo per la prima squadra ma funzionale anche allo sviluppo del Settore Giovanile.
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E la sostenibilità famosa nasce proprio dalla possibilità di poter avere un Settore Giovanile raccolto all’interno di una struttura dedicata. Il subentro di Blv (da Il Sole 24 Ore del 25 settembre 2025) segna l’ingresso nel calcio europeo di un operatore con un portafoglio diversificato da oltre 10 miliardi di dollari di asset, che spazia dall’intrattenimento digitale (Epic Games, Samba TV) alle bevande (Mijenta Tequila, Best Day Brewing). La scelta di puntare su Monza risponde a una logica che intreccia opportunità sportive e potenzialità di sviluppo del territorio, anche in virtù della vicinanza con Milano e della visibilità internazionale offerta dal Gran Premio di Formula.
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Laguna americana dal 2017, svolta con Niederaurer
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La gioia del Venezia
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Il Venezia di oggi parte dal 2017, quando in sella al club arrivò l’avvocato newyorkese Joe Tacopina, noto anche per essere stato – col suo prestigioso studio nella Grande Mela – uno dei legali dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dal 2022 al 2024. Tacopina arriva in Laguna con due esperienze alle spalle, quella nella Roma in tandem con Dibenedetto (club dal quale uscì all’arrivo di James Pallotta non senza qualche frizione) e poi nel Bologna (rilevato dall’attuale patron italo-canadese Joe Saputo, allora il quinto uomo più ricco del Canada).
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A Venezia l’avvocato d’affari costituisce un consorzio di investitori. E bene o male tracciò una strada che, nel corso degli ultimi 6 anni ha stabilizzato la Società, oggi nelle mani della VFC Newco 2020 LLC (un consorzio composto da 6 soci, 5 statunitensi e 1 colombiano nessuno dei quali ha più del 15% di quote), sotto la presidenza di Duncan Niederauer, dirigente d’azienda statunitense.
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Tra questi il Director of Operation Andrea Rogg, ex Fiorentina e nel recente passato nei ranghi dirigenziali del Gruppo Marcolin e in Luxottica. Niederaurer riuscì a superare con grande maestria un momento complicato, prima dell’ultima promozione in Serie A, quando favorì l’ingresso nel capitale sociale di un 40 % di investitori privati che iniettarono 20 milioni fondamentali per la tenuta stagna del club.
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Il dossier
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Giovanni Stroppa, tecnico della capolista Venezia
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Nel frattempo in questi anni è andato avanti il dossier riguardante la costruzione del nuovo stadio, sulla terraferma, nell’area del Bosco dello Sport (un polo multifunzionale progettato per coniugare sport, socialità, educazione e benessere) e potrà ospitare competizioni sportive (calcio e rugby) ed eventi live (concerti ecc). Sarà di 16.000 posti, estendibili a 19.000 (www.sporteimpianti.it). Costo totale 82 milioni di euro, dei quali circa 43 milioni in quota Pnnr e 39 milioni e 951 mila euro a carico del Comune.
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A progettare la struttura sportiva gli studi Maffeis Engineering con Populous su incarico del raggruppamento di imprese che si è aggiudicato l’appalto nel marzo 2024. I lavori, già iniziati, dovrebbero durare circa 20 mesi. Inaugurazione nella prossima primavera. Tornando per un attimo alle cose di calcio, nel Venezia il direttore sportivo è una conoscenza del Frosinone, il terzino Cristian Molinaro, in giallazzurro nella stagione 2018-’19.
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Davide contro tre Golia
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Il presidente Maurizio Stirpe
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Come nelle favole, c’è il Frosinone. Il Davide contro Golia, anzi tre Golia in fila. Il Frosinone del quale conosciamo praticamente tutto dalla nascita e che la gestione della famiglia Stirpe - partendo dal grande sogno illuminato dal cavalier Benito Stirpe e alimentato nel solco della continuità generazionale dai figli, Maurizio, Patrizia, l’indimenticato Curzio scomparso nel 2023 e dai suoi eredi – ha condotto anche oltre dove era immaginabile potesse arrivare una Città che, se non avesse la squadra di calcio ai vertici del secondo campionato nazionale, non sarebbe nemmeno la parente povera di Venezia, Monza e Palermo.
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Frosinone è una città che perde abitanti, che non solo non crea ma perde posti di lavoro, che non ha una Università, non rappresenta un Polo Sanitario di riferimento, che è attraversata da una TAV di… sfuggita, che ha una pessima qualità dell’aria e mettiamo un bel punto. Nel calcio abbiamo un Frosinone che lotta, sgomita, fa soffrire e gioire in un’altalena di emozioni. Il Frosinone che ha saputo darsi una nuova impronta quando è stato necessario.
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Max Alvini
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A voler trovare il classico pelo nell’uovo, anche il Frosinone che dovrà coniugare ancora in maniera più determinata i princìpi legati a sostenibilità, brand, infrastrutture e settore giovanile. E player trading. Ma questo è anche il Frosinone dei 14 campionati di serie B, dei 3 di serie A, il Frosinone dello Stadio come un gioiello, il Frosinone abituato a doversi sudare tutto fino in fondo perché così è più bello, il Frosinone lassù tra i giganti. Come nelle favole.
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