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Oggi alle 15:00 apre il Price Action Lab, con Arduino Schenato.

Due grafici veri, smontati candela per candela: non i pattern del manuale, ma il ragionamento che sta sotto, quello che resta valido anche quando la figura non c'è.

Chi si è iscritto ha il link nella mail. Chi non l'ha ancora fatto fa in tempo: ci si iscrive fino a poco prima dell'inizio, la conferma arriva subito e il link insieme a lei. E se oggi alle 15 sei al lavoro, la registrazione arriva comunque.

Il Lab è un percorso di quattro incontri fino a dicembre, ma ognuno sta in piedi da solo.

👉 https://financialdesk.it/professionaldesk/price-action-lab-22-settembre
🚨 L’AI torna a spingere Wall Street. Ma questa volta il mercato sta guardando dalla parte sbagliata del chip.

Oggi alle 11:30 torna Daily Desk LIVE su FinancialDesk.

AMD, Intel, Arm e Meta accelerano, il tema AI torna dominante sui mercati e dietro il rally emerge una storia nuova: non solo GPU e addestramento dei modelli, ma CPU, agenti AI, data center, debito ed energia.

E mentre l’azionario festeggia, il conto dell’intelligenza artificiale si sposta su credito, infrastrutture e politica.

Durante la live analizziamo:
📌 perché il nuovo rally AI è diverso dal 2024-2025
📌 cosa sta succedendo su AMD, Intel, Arm e Meta
📌 SoftBank, OpenAI e il debito che finanzia l’AI
📌 petrolio sopra area 100$, Iran e Medio Oriente
📌 il possibile accordo AI tra Stati Uniti e Cina

Una domanda guiderà tutta la puntata:
Wall Street sta prezzando la crescita dell’AI. Ma chi sta prezzando il costo?

🟢 LIVE oggi alle 11:30

🎥 Partecipa qui:
👉 https://youtube.com/live/hDHXX7AWBdU

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Capire i mercati. Costruire metodo.
🏛 MacroDesk | Cancellare il debito costa più che tenerlo

Tre proposte francesi per azzerare i 600 miliardi di debito pubblico finiti nel bilancio della banca centrale, e il conto che non torna. L'analisi completa nel messaggio qui sotto.
🏛 MacroDesk | Cancellare il debito costa più che tenerlo

Alla scuola estiva della France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon ha rilanciato un'idea che in Italia conosciamo bene: cancellare la parte di debito pubblico che sta nel bilancio della banca centrale. Le proposte sul tavolo sono tre. Trasformare i titoli detenuti dalla BCE in obbligazioni perpetue a cedola zero, cioè senza scadenza e senza interessi. Far comprare il debito direttamente alla BCE scavalcando le banche private. Oppure cancellarlo e basta. A luglio 2026 il debito francese in mano all'Eurosistema valeva 600 miliardi di euro, di cui 494 alla sola Banque de France: il 14% del debito pubblico francese. Si vota per le presidenziali fra il 18 aprile e il 2 maggio.

Qui c'è la prima cosa che non torna. Quei 600 miliardi sono il debito più conveniente che la Francia possiede. Il portafoglio in mano all'Eurosistema rende lo 0,7% all'anno, mentre rifinanziarsi sul mercato oggi costerebbe il 3,7%. Cancellare quel debito significa liberarsi del creditore che chiede meno di tutti e restare con quelli che chiedono cinque volte tanto.

Il vincolo vero però è un altro, ed è contabile. Gli interessi che lo Stato francese paga alla sua banca centrale tornano indietro: dal 2008 la Banque de France gira al Tesoro francese fra 1,5 e 3 miliardi l'anno di utili. Le regole dell'Eurosistema impongono di iscrivere a bilancio le perdite latenti ma non i profitti latenti, quindi nel momento in cui si crea la perdita il trasferimento degli utili si ferma, e si ferma a lungo. Nello scenario peggiore lo Stato deve ricapitalizzare la propria banca centrale. Si rinuncerebbe a un incasso per risparmiare una spesa che in buona parte era quello stesso incasso.

La conseguenza che quasi nessuno sta prezzando sta nei numeri finali, e dipende da una cosa che non si controlla. Sulla carta le prime due proposte insieme farebbero risparmiare 30,6 miliardi entro il 2030 e 51 entro il 2033. Ma se il mercato chiedesse 100 punti base in più di premio al rischio sul resto del debito francese, il risparmio netto al 2033 crollerebbe a 5,4 miliardi. Se ne chiedesse 50, il guadagno sarebbe 14,9 miliardi. Se ne chiedesse 150, non sarebbe più un guadagno: sarebbero 4 miliardi di costo in più. Gli autori lo riassumono in una riga: il pavimento si conosce, il soffitto no.

E non è una storia francese. Le tre proposte violerebbero almeno quattro articoli del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dal divieto di finanziamento monetario all'indipendenza della banca centrale, quindi servirebbe cambiare il Trattato. Ma il motivo per cui non succederà è più terra terra: la BCE non può farlo per un paese solo senza che tutti gli altri paesi molto indebitati chiedano la stessa cosa il giorno dopo. È esattamente per questo che in Consiglio direttivo una maggioranza non si troverebbe.

La domanda giusta, allora, non è se si può cancellare il debito comprato dalla banca centrale. È chi, fra tutti i creditori di uno Stato, sia l'unico che i soldi li restituisce.

I tre grafici sono tratti dal report "Cancelling Public Debt: A well-intentioned mistake" (EMEA Macro Snapshot) di Natixis Corporate and Investment Banking (Alain Durré, Jean-François Robin, Bastien Aillet), 1 settembre 2026.

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Fra un quarto d'ora comincia il Price Action Lab: due o tre grafici veri, smontati barra per barra.

È con registrazione, ma l'iscrizione richiede trenta secondi e il link arriva subito via email. Fai ancora in tempo: si entra fino a poco dopo l'inizio.

E se non ce la fai, iscriviti lo stesso: la registrazione arriva a tutti.

👉 https://financialdesk.it/professionaldesk/price-action-lab-22-settembre

#priceaction #FinancialDesk
Domani alle 16, con Giancarlo Prisco, si parte da una domanda che sembra banale e non lo è: cosa misura esattamente quella barra del volume sotto il grafico.

Sembra banale perché la risposta ovvia è "quanto si è scambiato". Il fatto è che da quel numero quasi tutti tirano fuori tre informazioni che lì dentro non ci sono, e ognuna delle tre porta a un errore diverso.

È il primo di quattro episodi. Ma vale anche da solo: dopo questa ora guardi quell'istogramma sapendo cosa ti sta dicendo e cosa no.

Ci si iscrive fino a poco prima dell'inizio, e la registrazione arriva comunque a tutti gli iscritti.

👉 Chi muove il prezzo, Episodio 1, con Giancarlo Prisco
domani, mercoledì 23 settembre, ore 16:00
Gratuito, con registrazione
https://financialdesk.it/professionaldesk/il-volume-23-settembre

#analisivolumetrica #FinancialDesk
Il numero delle vendite al dettaglio che finisce nei titoli è quello che il mercato usa di meno.

Il motivo è che il dato totale contiene due voci che sporcano tutto il resto: le auto e il carburante. Le auto perché sono cicliche e dipendono da quanto costano i prestiti, dalle promozioni e da quanti pezzi il concessionario ha in piazzale. Il carburante perché segue il prezzo del petrolio, che con lo stato di salute dei consumi non c'entra niente.

Un mese in cui il petrolio sale del 10% produce vendite al dettaglio in crescita anche se le persone hanno comprato esattamente le stesse cose. Anzi: hanno comprato meno di tutto il resto, per pagare la benzina.

Ecco perché chi guarda il dato sul serio legge le versioni depurate. Tolte le auto, si vede la tendenza dei consumi generali senza il rumore del comparto più volatile. E tolti anche carburante e materiali edili, si arriva al dato che entra direttamente nel calcolo del PIL.

Stessa uscita, tre numeri diversi, e uno solo racconta cosa hanno deciso davvero le famiglie.

Tutte le componenti, quale guardare e in che ordine:
https://financialdesk.it/analisi/retail-sales-cosa-indicano-davvero

#retailsales #consumi #FinancialDesk
Domani alle 16 Nicola Para apre I Quattro Pilastri del Trader, e comincia dal rischio.

Ripeto la prova di due settimane fa, perché è il modo più veloce per capire se questo appuntamento ti serve. Se hai una posizione aperta adesso, senza guardare la piattaforma: quanto stai rischiando su quella posizione, in euro?

Se non sai rispondere in due secondi, quel numero non l'hai deciso tu.

Domani si esce con la regola scritta e il foglio da compilare, non con il principio.

Ci si iscrive fino a poco prima dell'inizio, e la registrazione arriva comunque a tutti gli iscritti.

👉 I Quattro Pilastri del Trader, Pilastro 1, con Nicola Para
domani, giovedì 24 settembre, ore 16:00
Gratuito, con registrazione
https://financialdesk.it/professionaldesk/quanto-posso-perdere-24-settembre
Ieri l'indice dei semiconduttori di Filadelfia ha fatto un altro +2,06%, sesta seduta di rialzo di fila. Nvidia si è fermata a +0,66%.

Da inizio anno il titolo guadagna il 21,2%, il suo indice di settore il 72,2%: cinquantuno punti di distacco in nove mesi.

Non è il mercato che sta uscendo dall'intelligenza artificiale. Se uscisse dal tema uscirebbe dal settore, e invece il settore corre. Il denaro è dentro, si è spostato lungo la filiera: da chi vende i processori a chi vende la memoria e l'alimentazione. Quello che viene riprezzato non è quanto cresce l'intelligenza artificiale, ma quanta parte di quella crescita resta a Nvidia.

Il dettaglio che nessuna fonte mette in fila: dal 2019 al 2024 Nvidia ha battuto il suo settore ogni anno tranne il 2022. Nel 2025 lo perde per la prima volta, di sei punti. Nel 2026 di cinquantuno.

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Fra un quarto d'ora, Episodio 1 di Chi muove il prezzo: il volume, cosa misura davvero e le tre cose che non misura.

Iscrizione in trenta secondi, il link arriva subito via email. Fai ancora in tempo. E se oggi non ci sei, la registrazione arriva comunque a tutti gli iscritti.

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#analisivolumetrica #FinancialDesk
Domani alle 16 Nicola Para apre I Quattro Pilastri del Trader, e comincia dal rischio.

Ripeto la prova di due settimane fa, perché è il modo più veloce per capire se questo appuntamento ti serve. Se hai una posizione aperta adesso, senza guardare la piattaforma: quanto stai rischiando su quella posizione, in euro?

Se non sai rispondere in due secondi, quel numero non l'hai deciso tu.

Domani si esce con la regola scritta e il foglio da compilare, non con il principio.

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👉 I Quattro Pilastri del Trader, Pilastro 1, con Nicola Para
domani, giovedì 24 settembre, ore 16:00
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#moneymanagement #FinancialDesk
Ieri il decennale americano ha chiuso al 5,11%, quasi 15 centesimi in una seduta: la chiusura più alta dal luglio 2007. Il quinquennale ha superato il 5% per la prima volta dal 2007 (Bloomberg).

La domanda utile non è quanto sale, ma di cosa è fatto. Sui dati della Federal Reserve, dal settembre 2021 il nominale sale di 3,55 punti e l'inflazione attesa di due centesimi. Il resto è rendimento reale, il costo vero del denaro, oggi al massimo dal novembre 2008.

La differenza pesa: un rialzo fatto di inflazione si sgonfia quando scende il petrolio. Uno fatto di costo reale no, dipende dalla crescita e dalla Fed.

Il dettaglio che pochi guardano: a ottobre 2023 il decennale era quasi allo stesso livello, ma dentro c'era più inflazione e meno costo reale.

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🚨 TASSI USA OLTRE IL 5%: COSA STA SUCCEDENDO AI MERCATI?

Oggi torna Daily Desk su FinancialDesk.

Il Treasury USA a 10 anni è salito al 5,11%, sui livelli più alti dal 2007. Ma il punto più importante è un altro: non sta salendo solo l’inflazione attesa, sta aumentando soprattutto il rendimento reale, cioè il vero costo del denaro per l’economia.
E questo cambia completamente la lettura dello scenario.

Nel live analizziamo:
📌 Perché i rendimenti USA stanno esplodendo
📌 Fed e aspettative sui prossimi rialzi dei tassi
📌 Wall Street, Nasdaq e S&P 500 sotto pressione
📌 Dollaro forte, oro in calo e franco svizzero
📌 Brent sopra i 100 dollari e tensioni sullo Stretto di Hormuz
📌 Cosa deve succedere perché i rendimenti inizino davvero a scendere

La domanda di oggi è semplice:
il mercato sta ancora prezzando inflazione… o sta iniziando a prezzare un costo del denaro strutturalmente più alto?

🟢 LIVE OGGI ORE 11:30

🎥 Guarda la diretta qui:
👉 https://youtube.com/live/KJRrjS6QUXc?feature=share

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Capire i mercati. Costruire metodo.
🏛 MacroDesk | La Germania ha trovato i soldi, ora non riesce a spenderli

Cinquecento miliardi sbloccati, una parte piccola spesa davvero, e nel 2028 una riforma delle pensioni che chiede alle famiglie di risparmiare di più. L'analisi completa nel messaggio qui sotto.
🏛 MacroDesk | La Germania ha trovato i soldi, ora non riesce a spenderli

Nell'aprile 2025 il governo di Friedrich Merz ha cambiato la Costituzione per poter spendere a debito: un fondo da 500 miliardi di euro per le infrastrutture, e le spese militari oltre l'1% del PIL tolte dal freno al debito, la regola che tiene il disavanzo sotto controllo. Un anno e mezzo dopo qualcosa si muove. Il PIL cresce dell'1% annuo nel secondo trimestre 2026, dopo due anni di stagnazione, il PMI manifatturiero, il sondaggio sui direttori acquisti delle fabbriche, ad agosto è a 54,3 contro 49,8 di un anno prima, e gli ordini all'industria crescono a doppia cifra, spinti dalla domanda interna. Il deficit pubblico passa dal 3% del PIL nel 2025 al 4,1% previsto per quest'anno.

Qui c'è la prima cosa che non torna: i soldi ci sono, ma escono col contagocce. Da gennaio a luglio Berlino ha completato il 24,8% degli acquisti di armamenti previsti per l'anno, contro il 44,4% dello stesso periodo del 2025. Nel primo semestre il fondo infrastrutture ha speso il 32% del suo budget, e la quota destinata ai Länder, le regioni tedesche, è rimasta quasi intatta. L'unica voce arrivata a bersaglio è il fondo per il clima. Per gli autori il bilancio federale chiuderà il 2026 con un deficit di 78 miliardi, 20 sotto l'obiettivo del governo.

Il vincolo è che la finestra non resta aperta a lungo. Dal 2028 il fondo speciale della Bundeswehr si esaurisce e la spesa militare rientra nel bilancio ordinario, dove la difesa sale da 109,7 a 153,9 miliardi. Il freno al debito non verrà riscritto un'altra volta: servono i due terzi del Parlamento, cioè i voti di Die Linke o dell'AfD, e la CDU ha già detto no a febbraio. Con entrate che crescono poco, quasi tutto lo spazio andrà alla difesa. Intanto nel 2027 gli interessi sul debito federale salgono di 11,6 miliardi, più 38%, mentre gli investimenti del bilancio centrale scendono del 4%.

La conseguenza che quasi nessuno sta guardando è che nel 2028 lo Stato smette di spingere proprio mentre chiede alle famiglie di risparmiare di più. La riforma delle pensioni alza di oltre un punto i contributi del sistema a ripartizione e aggiunge una quota obbligatoria a capitalizzazione, cioè accantonata e investita in un fondo: mezzo punto di stipendio in più ogni anno fino al 2% nel 2031. Il carico contributivo complessivo è già al 42,5% del salario lordo. Risparmio forzato significa meno consumi. Per Natixis l'impulso fiscale, cioè quanto il bilancio pubblico aggiunge alla crescita, vale 0,8 punti di PIL nel 2026, 0,6 nel 2027 e diventa negativo, meno 0,2, nel 2028.

Non è solo un dettaglio contabile. La Bundesbank per il 2028 vede ancora un più 0,2, ma è obbligata a ragionare a leggi invariate, e gli autori si aspettano che a dicembre si avvicini ai loro numeri. E soprattutto, secondo il report, questo stimolo dà una spinta di breve senza alzare la crescita potenziale, cioè la velocità a cui l'economia tedesca riesce a correre da sola, quando il sostegno pubblico si spegne.

La domanda giusta, allora, non è quanto spende Berlino. È quanto riesce a spenderne prima che, nel 2028, a spendere meno siano le famiglie tedesche.

I tre grafici sono tratti dal report "Germany: Stimulus Today, Consolidation Tomorrow" (EMEA Macro Insights) di Natixis Corporate and Investment Banking (Bastien Aillet), 22 settembre 2026.

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Fra un quarto d'ora, Pilastro 1: il rischio. Quanto posso perdere, e come si calcola davvero.

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