Ex Captivitate Salus
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"Salvezza dalla prigionia"; canale divulgativo e controcorrente per una Weltanschauung della rinascenza europea.
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Ex Captivitate Salus - Luminar:
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Egli era fondamentalmente convinto che un popolo — e anche i singoli individui — non dovessero perdere il legame con l’ambiente in cui erano nati. All’estero, ma anche tra i nostri intellettuali alienati dalla terra, si ironizzava sulla formula abbreviata “sangue e suolo”. Eppure, nella retrospettiva storica, e soprattutto nell’antichità, si trova la conferma di questa connessione. Solo nel legame con il proprio ambiente nasce per un popolo la volontà di vivere e la forza di una cultura radicata nella terra, ricca di varietà e di sottili differenziazioni. Inoltre, egli credeva che il radicamento dei tedeschi nel loro spazio vitale naturale, nella terra, fosse qualcosa di particolarmente peculiare, persino necessario.

H. GIESLER, Ein Anderer Hitler, op., cit., p. 374.
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Oggi, finalmente, non ci pieghiamo più davanti allo Stato come di fronte a un idolo: lo Stato non è un fine, ma solo un mezzo tra i tanti per organizzare il popolo, come dovrebbero esserlo la religione, il diritto, l'arte e la scienza. Le forme statali cambiano, le leggi costituzionali passano: solo il concetto di popolo resta.

A. ROSENBERG, Il Mito del XX secolo, op., cit., p. 412.
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Un uomo che non abbia il senso della storia è come un uomo a cui manchi il senso dell'udito e della vista. È vero che si può vivere in questo modo, ma a che scopo? [...] Studiare la storia significa cercare le forze che conducono agli effetti che noi abbiamo davanti ai nostri occhi come fatti storici contemporanei. L'arte del leggere, come dell'imparare, è anche qui ricordare l'essenziale e dimenticare il contingente.

Mein Kampf citato da J. CHAPOUTOT, Il Nazismo e l'antichità, Einaudi, PDF, pp. 115-116
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...ce lo sentimmo sbocciare nel cuore il Fascismo, come impeto di ribellione dello spirito alla degradazione che stava imponendo la plutocrazia impadronitasi del potere...

Rutilio Sermonti intervistato da Pietro Guerra, P. GUERRA, I volontari italiani nelle Waffen SS, edizione Solfanelli
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Dal punto di vista puramente interiore, che è quello assunto da La Dottrina, la rivolta contro il mondo moderno si esplica nell'ascesi quale opera di rimozione e di difesa dalle influenze caotiche di un ambiente spiritualmente degradato quale quello dell'attuale civiltà. Ciò fino alla realizzazione di un'intima calma e di una fermezza che consentano di "far sì che ciò su cui non si può nulla, nulla possa su di noi". Realizzato questo "compito essenziale che oggi si pone all'uomo differenziato", la restaurazione spirituale a cui l'ascesi deve condurre consiste nel "suscitare in sé stessi una dimensione ulteriore, appunto la dimensione della trascendenza".

S. CONSOLATO, Evola e il buddhismo, Sear Edizioni, Borzano (1995), p. 45.
Fin da principio, quella cui si votarono gli uomini politici di Weimar fu un'impresa audace ma senza speranza. Né lo stato sballottato altezzosamente dalle potenze vincitrici e sconvolto dalle crisi economiche e sociali, né le istituzioni pubbliche nella loro debolezza e nel loro riserbo democratico potevano offrire sicurezza contro il malcontento collettivo che da tutte le parti si stava addensando come una tempesta sopra di loro. Quella compagine statale, durata appena quattordici anni, è stata definita "una repubblica senza repubblicani". In effetti, una parte della nazione viveva nel futuro e l'altra nel passato [...] La forza di Hitler, costituitasi con rapidità imprevedibile, derivava dal fatto che lui era sia l'espressione che l'organizzatore dei sentimenti di ripulsa nei confronti della situazione esistente. Egli si proclamò patrocinatore dei desideri che spuntavano confusi e contraddittori, li riunì e fornì loro le parole d'ordine di una certezza nuova, sebbene rivolta all'antico. In questo modo le masse impaurite e smarrite acquistarono non solo una propria coscienza, ma d'un tratto credettero anche di sapere ciò che il loro oscuro impeto comportava: attuare una rivoluzione culturale con l'obiettivo di spingere il corso della storia nella direzione opposta e di ritornare al punto di partenza, a quei tempi migliori, improntati dalla natura e dal mito, prima dell'inizio dei grandi traviamenti.

J. FEST, Il sogno distrutto, Garzanti, Milano (1992), pp. 38 - 39
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Mostrò uno scarsissimo interesse nelle faccende mondane che invece tenevano occupati i suoi camerati - le lettere da casa, qualche chiacchiera su famiglia e amici, il fumo e l'alcool, le donne e il sesso [...] non riusciva ad abbandonarsi alle atmosfere scherzose e al chiacchiericcio dei suoi compagni; il suo passatempo preferito, l'incessante dedicarsi a disegni e schizzi, non faceva altro che contribuire al suo isolamento. Quando non disegnava, passava il tempo libero a leggere e, sebbene sia difficile credere alla sua affermazione secondo cui "ha portato con sé cinque volumi di Schopenhauer per tutta la durata della guerra", di certo comprendeva il concetto di volontà come insaziabile espressione di vita. Ai suoi compagni, l'emanciato e serio giovane, sempre in disparte nelle poche fotografie di quegli anni che lo ritraggono, appariva strano ed eccentrico, ma non per questo veniva meno considerato o rispettato. Possedeva coraggio fisico, era affidabile e raramente cercava di sottrarsi ai propri doveri.
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S. G. FRITZ, Hitler il primo soldato, LEG, Gorizia (2019) pp. 46-47
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Per parafrasare lo storico Percy Ernst Schramm, dal 1943 custode del diario di guerra dell'OKW e attento osservatore del Führer, sarebbe errato sminuire Hitler in qualità di stratega. Nicolaus von Below, aiutante di Hitler per la Luftwaffe, credeva che Hitler mostrasse "una logica acuta e una sensibilità straordinaria per le situazioni militari", era "molto abile nel mettersi nei panni del nemico", ed era in grado di formulare giudizi militari "equilibrati e attenti". Manstein, non certo un estimatore di Hitler, arrivò ad accettare che le sue tesi, tanto militari quanto politico-economiche, non potevano essere "liquidate su due piedi". Il feldmaresciallo, in effetti, credeva che Hitler avesse "diverse qualità indispensabili a un comandante supremo". Non solo era dotato di una volontà ferrea e di nervi d'acciaio, ma era anche "molto acuto" e in possesso di un "cervello interessato" che gli permetteva di comprendere in fretta ogni questione di carattere tecnico, mostrava infine un "istinto naturale per i problemi operativi.

S. G. FRITZ, Hitler il primo soldato, LEG, Gorizia (2019), pp. 206-207
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Jodl, in effetti, dichiarò a metà maggio 1945 che sin dall'inizio del 1942 Hitler aveva capito che la vittoria non era più a portata di mano: "Prima di qualsiasi persona al mondo, Hitler capì che la guerra era persa. Ma è possibile abbandonare il Reich e un popolo prima che essi siano effettivamente perduti? Un uomo come Hitler non avrebbe mai potuto farlo.

S. G. FRITZ, Hitler il primo soldato, op., cit., p. 318
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In realtà, aggiunse Winifred, a noi era stato insegnato, ancora da giovani, una specie di orgoglio della trasgressione, un qualcosa che nessuno di quei "Pimpfe cresciuti" capiva e che nessuno di loro aveva mai conosciuto. Per parte mia affermai che, ogni qual volta mi si chiedeva quali fossero i principi che mi avevano da sempre guidato, citavo la mia impostazione scettica e anche l'avversione per lo spirito del tempo e per quanti acriticamente lo rincorrevano. L'insegnamento degli anni del nazionalsocialismo si traduceva per me nell'oppormi all'opinione dominante e nel non esserne contagiabile. Per questo la tentazione del comunismo non mi ha mai seriamente sfiorato.

J. FEST, Io no: memorie d'infanzia e gioventù, Edizione Garzanti (2007), Milano, p.
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Avverso tanto all'Ebraismo che all'Islam, identificati con un teismo e un ottimismo da combattere proprio nel segno dell'antiteismo e del pessimismo indiani, egli vede nel Brahmanesimo e nel Buddhismo non solo il frutto della più alta e antica dottrina e della più profonda e nobile saggezza umana, ma anche il bacino originario cui attinsero sia l'Egitto, Pitagora, Platone, il Neoplatonismo e tutta la mitologia greco-romana, sia il vero Cristianesimo neotestamentario, il quale non sarebbe che "il riflesso di una luce originaria dell'Asia, che dalle rovine dell'Egitto cadde disgraziatamente sul suolo giudaico".

G. GURISATTI, in "Il Mio Oriente" di A. SCHOPENHAUER, Adelphi, p. 191
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Tra noi e gli altri si erige inconciliabilmente la spada fiammeggiante del nostro credo. Di là c'è lo Stato, o meglio, il non-Stato, di stampo liberale, democratico, parlamentare, che nasconde appena la tirannia del capitale usuraio. Ai suoi piedi, tutto il brulichio e il formicolio dei servi del giudaismo, gli intrallazzatori parlamentari e i protetti, i beneficiari del sistema e i suoi lacchè. Dalla nostra parte, la lotta per la liberazione e la pulizia del nostro paese, una lotta per il vero Stato di giustizia sociale e di libertà nazionale.

G. FEDER, Il Programma del NSDAP, Thule Italia (2011), p. 109.
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La guerra era perduta e s'era in ballo per ragioni di dignità nazionale. Si sapeva, anzi, che la guerra era perduta in partenza; se si restava nel solco, è perché si voleva dimostrare ed affermare dinanzi agli uomini e alla storia degli uomini che il carattere non era vana parola per tutti gli italiani e che non tutti gli italiani seguivano, plaudendo, il carro del vincitore. Si voleva essere romantici, gli ultimi romantici di una tradizione cavalleresca, romantici dalle mani pulite, dalla coscienza senza macule, dall'anima fiera [...] si trattava dunque di mettersi al di sopra della guerra, anche se la guerra si faceva sentire con boati tellurici, e operare in profondità, al di sopra delle baionetta straniere, creando l'ambiente e il clima per una intesa di tutti gli italiani, in virtù e in nome del socialismo, che è amore e non odio.

S. RUINAS, Pioggia sulla Repubblica, Corso, Roma (1979), pp. 82-83
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Rivolta contro gli alti gerarchi che, dopo aver ostentato per un ventennio i loro galloni fiammanti, si buttarono nelle braccia dell'antifascismo. Rivolta contro la borghesia la monarchia e l'aristocrazia che pur di salvare la pelle e i portafogli erano decise a prostituirsi ad Annibale ch'era alle porte. Rivolta contro gli emeriti girella e arlecchini che dopo aver esaltato per tanto tempo l'alleanza italo-germanica e la Germania più della loro patria, diventarono in un battibaleno mangiatedeschi e anglofili frenetici. Rivolta contro i generali che, non essendo all'altezza dei loro compiti, disfecero, in un giorno, l'esercito ricco di oltre quattro milioni di effettivi. Rivolta contro Badoglio, che dopo aver detto "la guerra continua" si schierò dalla parte degli alleati. Rivolta contro il re, che dopo aver sostenuto ed assecondato Mussolini anche nei suoi errori e nei suoi soliloqui con Cesare e Napoleone, lo fece arrestare sulla soglia della sua villa, passando dopo nel campo opposto, come un sergente messicano senza dignità né onore. Rivolta contro tutti e contro tutto.

S. RUINAS, Pioggia sulla Repubblica, op. cit., pp. 115-116
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L'individuo può fare a meno dello Stato, le masse no: lo Stato dovrà pertanto corrispondere alle esigenze del popolo sia sul piano materiale sia su quello spirituale. Come? Con dei piani prestabiliti: uno per la ricostruzione delle città, l'altro per la creazione di una società nuova. Orbene: questo secondo piano è quello che io ho inteso delineare con la socializzazione. Ma torniamo alla parola che ci sta a cuore, al socialismo. La parola può, deve circolare. Ma ad un patto: ch'essa non serva a far passare merce di contrabbando, e non indulga a nostalgie marxistiche. Parliamo un linguaggio socialista nostro, cioè fascista.

Benito Mussolini in U. MANUNTA, La caduta degli Angeli, Azienda Editoriale Italiana, Roma (1947), p. 69
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Uno storico inglese del calibro di F. W. Deakin rivela, a proposito del processo di Verona, che Hitler ordinò all'ambasciatore Rahn di considerare inizio e conclusione di quella tragica vicenda esclusivamente affare interno italiano. Pertanto, il sangue versato al poligono di tiro della metropoli scaligera è da addebitare solo all'ala estremista, fondamentalista, komheinista oggi diremmo, del PFR. Afferma il Deakin: Il Dr. Rahn ha comunicato all'autore che a questo punto egli si recò in volo al Quartier Generale di Hitler per proporre di lasciar scappare Ciano in Svizzera; sarebbe stato infatti pericoloso che Mussolini permettesse l'esecuzione del proprio genero, dato il modo di sentire italiano verso la famiglia. Hitler ripeté le sue istruzioni, che cioè il processo doveva essere considerato una questione esclusiva di Mussolini nella quale i tedeschi non dovevano interferire, né in un senso, né in un altro.

E. LANDOLFI, Ciao Rossa Salò, Edizioni dell'Oleandro, Roma, 1996, pp. 174-175
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