From “Structure, Sign and Play in the Discourse of the Human Sciences”, by Jacques Derrida.
Nota su: SUR BATAILLE
L'opera risulta ora un equivoco delle operazioni intraprese sul corpo dell'oggetto.
La distinzione fra funzione e operazione, già lungamente operata, è stata impressa nel processo di stampa... la disgiunzione si è dunque rivelata per quello che è, nient'altro che una chiusura di due corpi all'intero del medesimo spazio operativo, quello del salotto.
Il fatto che l'opera sia tutto sommato una operazione e che la sua scrittura, seppur trascendentale, rimanga pur sempre una funzione applicata, ha portato la recherche a un punto di non ritorno: [mancante]
Ora, puntualmente, chiudendo l'opera, la si è esaurita, si è risolto il problema, solo per farne venire un altro. La sua ricerca è stata terminata, e, accerchiata dai sensi di colpa, tornerà a muoversi per stancarsi ancora. L'opera, all'epoca della sua riproducibilità teorica, che sia morta o viva non fa differenza, o, qualora sussistesse questa differenza, sarebbe indubbio di un certo rilievo, ma mai certa.
La ricerca non produce alcuna certezza, ne è certa.
La ricerca proprio a causa della sua natura protensiva non può avere come punto di origine, e dunque di arrivo, la certezza.
La recherche non è più una ricerca nel momento in cui si perde in quanto tale, nel momento in cui perde il momento della sua risoluzione. La recherche è l'assoluzione, ricerca il tempo perduto, ma il ritrovamento di quest'ultimo coincide con la sua propria perdizione.
Perdere l'opera è un destino inevitabile, poichè impossibile. Non si può perdere un fatto, lo si può solo cambiare, a meno che non si esca dalla ricerca, entrando nella recherche.
Sur Bataille è un Fuor-Bataille, un For-Bataille, un acustinario, un Sub-Bataille etc.
L'opera risulta ora un equivoco delle operazioni intraprese sul corpo dell'oggetto.
La distinzione fra funzione e operazione, già lungamente operata, è stata impressa nel processo di stampa... la disgiunzione si è dunque rivelata per quello che è, nient'altro che una chiusura di due corpi all'intero del medesimo spazio operativo, quello del salotto.
Il fatto che l'opera sia tutto sommato una operazione e che la sua scrittura, seppur trascendentale, rimanga pur sempre una funzione applicata, ha portato la recherche a un punto di non ritorno: [mancante]
Ora, puntualmente, chiudendo l'opera, la si è esaurita, si è risolto il problema, solo per farne venire un altro. La sua ricerca è stata terminata, e, accerchiata dai sensi di colpa, tornerà a muoversi per stancarsi ancora. L'opera, all'epoca della sua riproducibilità teorica, che sia morta o viva non fa differenza, o, qualora sussistesse questa differenza, sarebbe indubbio di un certo rilievo, ma mai certa.
La ricerca non produce alcuna certezza, ne è certa.
La ricerca proprio a causa della sua natura protensiva non può avere come punto di origine, e dunque di arrivo, la certezza.
La recherche non è più una ricerca nel momento in cui si perde in quanto tale, nel momento in cui perde il momento della sua risoluzione. La recherche è l'assoluzione, ricerca il tempo perduto, ma il ritrovamento di quest'ultimo coincide con la sua propria perdizione.
Perdere l'opera è un destino inevitabile, poichè impossibile. Non si può perdere un fatto, lo si può solo cambiare, a meno che non si esca dalla ricerca, entrando nella recherche.
Sur Bataille è un Fuor-Bataille, un For-Bataille, un acustinario, un Sub-Bataille etc.
❤1
«Vecchi ormai sono i sovrani del mondo, e figlio alcuno piú non avranno.
Fanciulli ancora, li afferra la morte.
Pallide le figlie cedettero le corone malate alla forza.
La plebe le spezza in monete; del mondo l'opportuno padrone machine ne trae, ligie, rumoreggiando, al suo volere.
Ma la felicità è lontana da esse.
Il bronzo rimpiange la casa. Fuggire egli vuole le avare monete e i congegni che gli insegnano una misera vita.
Fuggendo da fabbriche e scrigni, nel seno tornerà dei monti squarciati, che si richiuderanno per sempre»
Da “Buch der Pilgerschaft”, di Reiner Maria Rilke
Fanciulli ancora, li afferra la morte.
Pallide le figlie cedettero le corone malate alla forza.
La plebe le spezza in monete; del mondo l'opportuno padrone machine ne trae, ligie, rumoreggiando, al suo volere.
Ma la felicità è lontana da esse.
Il bronzo rimpiange la casa. Fuggire egli vuole le avare monete e i congegni che gli insegnano una misera vita.
Fuggendo da fabbriche e scrigni, nel seno tornerà dei monti squarciati, che si richiuderanno per sempre»
Da “Buch der Pilgerschaft”, di Reiner Maria Rilke
❤1