«E se il rifiuto stesso dovesse divenire la piú alta e la più severa rivelazione dell'essere? Visto a partire dalla metafisica (cioè a partire dal problema dell'essere [Seinstrage] nella forma: che cos'è l'ente?), l'essenza nascosta dell'essere (il rifiuto) si rivela come il mero non-essente, il nulla. Ma il nulla come nulla [Nichthafte] dell'ente è la piú radicale controparte del semplice niente [Nichtige].
Il nulla non è mai un mero niente, come non è affatto qualcosa, alla stregua di un oggetto; il nulla è l'essere stesso, la cui verità sopravverrà all'uomo quando si sarà oltrepassato come soggetto, cioè quando non si rappresenterà piú l'ente come oggetto»
Da “Holzwege”, di Martin Heidegger
Il nulla non è mai un mero niente, come non è affatto qualcosa, alla stregua di un oggetto; il nulla è l'essere stesso, la cui verità sopravverrà all'uomo quando si sarà oltrepassato come soggetto, cioè quando non si rappresenterà piú l'ente come oggetto»
Da “Holzwege”, di Martin Heidegger
❤1
«In fact, the admirable viscosity of the fluxes ceaselessly setting up and wiping out on the great libidinal film, we affirm its exclusive value, but the exclusive value is called truth. Therefore, we affirm schizo-desire, there is truth.
How then does the dispositif of our affirmation differ from that by which the ancient statements—love is the truth, renunciation is the truth, knowledge is the truth, socialism is the truth—were affirmed?
Doesn’t their reactive element lie in their power of exclusion? Are we too not going to exclude? How pitiful.
This then is not how the libidinal dispositif named Marx should be described, merely described, not as the effect of ressentiment. Our rule should be never to describe anything as effect. We should describe everything as capable of effect»
From Economie Libidinale, by Jean-François Lyotard
How then does the dispositif of our affirmation differ from that by which the ancient statements—love is the truth, renunciation is the truth, knowledge is the truth, socialism is the truth—were affirmed?
Doesn’t their reactive element lie in their power of exclusion? Are we too not going to exclude? How pitiful.
This then is not how the libidinal dispositif named Marx should be described, merely described, not as the effect of ressentiment. Our rule should be never to describe anything as effect. We should describe everything as capable of effect»
From Economie Libidinale, by Jean-François Lyotard
🥰1
«At the center, the permutation of the transformation of elements, which may of course be structures enclosed within a structure, is forbidden. At least this permutation has always remained interdicted, and I am using this word deliberately. Thus it has always been thought that the center, which is by definition unique, constituted that very thing within a structure, which, while governing the structure, escapes structurality. This is why classical thought concerning structure could say that the center is paradoxically within the structure and outside it. The center is at the center of the totality, and yet, since the center does not belong to the totality, is not part of the totality, the totality has its center elsewhere. The center is not the center. The concept of centered structure, although it represents coherence itself, the condition of the episteme as philosophy or science, is contradictorily coherent. And as always, coherence in contradiction expresses the force of a desire»
From “Structure, Sign and Play in the Discourse of the Human Sciences”, by Jacques Derrida.
Nota su: SUR BATAILLE
L'opera risulta ora un equivoco delle operazioni intraprese sul corpo dell'oggetto.
La distinzione fra funzione e operazione, già lungamente operata, è stata impressa nel processo di stampa... la disgiunzione si è dunque rivelata per quello che è, nient'altro che una chiusura di due corpi all'intero del medesimo spazio operativo, quello del salotto.
Il fatto che l'opera sia tutto sommato una operazione e che la sua scrittura, seppur trascendentale, rimanga pur sempre una funzione applicata, ha portato la recherche a un punto di non ritorno: [mancante]
Ora, puntualmente, chiudendo l'opera, la si è esaurita, si è risolto il problema, solo per farne venire un altro. La sua ricerca è stata terminata, e, accerchiata dai sensi di colpa, tornerà a muoversi per stancarsi ancora. L'opera, all'epoca della sua riproducibilità teorica, che sia morta o viva non fa differenza, o, qualora sussistesse questa differenza, sarebbe indubbio di un certo rilievo, ma mai certa.
La ricerca non produce alcuna certezza, ne è certa.
La ricerca proprio a causa della sua natura protensiva non può avere come punto di origine, e dunque di arrivo, la certezza.
La recherche non è più una ricerca nel momento in cui si perde in quanto tale, nel momento in cui perde il momento della sua risoluzione. La recherche è l'assoluzione, ricerca il tempo perduto, ma il ritrovamento di quest'ultimo coincide con la sua propria perdizione.
Perdere l'opera è un destino inevitabile, poichè impossibile. Non si può perdere un fatto, lo si può solo cambiare, a meno che non si esca dalla ricerca, entrando nella recherche.
Sur Bataille è un Fuor-Bataille, un For-Bataille, un acustinario, un Sub-Bataille etc.
L'opera risulta ora un equivoco delle operazioni intraprese sul corpo dell'oggetto.
La distinzione fra funzione e operazione, già lungamente operata, è stata impressa nel processo di stampa... la disgiunzione si è dunque rivelata per quello che è, nient'altro che una chiusura di due corpi all'intero del medesimo spazio operativo, quello del salotto.
Il fatto che l'opera sia tutto sommato una operazione e che la sua scrittura, seppur trascendentale, rimanga pur sempre una funzione applicata, ha portato la recherche a un punto di non ritorno: [mancante]
Ora, puntualmente, chiudendo l'opera, la si è esaurita, si è risolto il problema, solo per farne venire un altro. La sua ricerca è stata terminata, e, accerchiata dai sensi di colpa, tornerà a muoversi per stancarsi ancora. L'opera, all'epoca della sua riproducibilità teorica, che sia morta o viva non fa differenza, o, qualora sussistesse questa differenza, sarebbe indubbio di un certo rilievo, ma mai certa.
La ricerca non produce alcuna certezza, ne è certa.
La ricerca proprio a causa della sua natura protensiva non può avere come punto di origine, e dunque di arrivo, la certezza.
La recherche non è più una ricerca nel momento in cui si perde in quanto tale, nel momento in cui perde il momento della sua risoluzione. La recherche è l'assoluzione, ricerca il tempo perduto, ma il ritrovamento di quest'ultimo coincide con la sua propria perdizione.
Perdere l'opera è un destino inevitabile, poichè impossibile. Non si può perdere un fatto, lo si può solo cambiare, a meno che non si esca dalla ricerca, entrando nella recherche.
Sur Bataille è un Fuor-Bataille, un For-Bataille, un acustinario, un Sub-Bataille etc.
❤1
«Vecchi ormai sono i sovrani del mondo, e figlio alcuno piú non avranno.
Fanciulli ancora, li afferra la morte.
Pallide le figlie cedettero le corone malate alla forza.
La plebe le spezza in monete; del mondo l'opportuno padrone machine ne trae, ligie, rumoreggiando, al suo volere.
Ma la felicità è lontana da esse.
Il bronzo rimpiange la casa. Fuggire egli vuole le avare monete e i congegni che gli insegnano una misera vita.
Fuggendo da fabbriche e scrigni, nel seno tornerà dei monti squarciati, che si richiuderanno per sempre»
Da “Buch der Pilgerschaft”, di Reiner Maria Rilke
Fanciulli ancora, li afferra la morte.
Pallide le figlie cedettero le corone malate alla forza.
La plebe le spezza in monete; del mondo l'opportuno padrone machine ne trae, ligie, rumoreggiando, al suo volere.
Ma la felicità è lontana da esse.
Il bronzo rimpiange la casa. Fuggire egli vuole le avare monete e i congegni che gli insegnano una misera vita.
Fuggendo da fabbriche e scrigni, nel seno tornerà dei monti squarciati, che si richiuderanno per sempre»
Da “Buch der Pilgerschaft”, di Reiner Maria Rilke
❤1