Il 12 giugno 2026 è entrato pienamente in applicazione il Nuovo Patto Europeo su migrazione e asilo. Presentato come una grande riforma, conserva un principio fondamentale della logica di Dublino: in determinate circostanze, la responsabilità della domanda d’asilo resta legata al Paese di primo ingresso, mentre vengono rafforzate le procedure per trasferire chi si sposta successivamente in un altro Stato.
La domanda è semplice: chi paga il conto della geografia europea? Mentre Bruxelles parla di «solidarietà», l’Italia resta uno dei principali Paesi di frontiera dell’Unione, esposto agli arrivi via Mediterraneo e alle conseguenze di un sistema che continua a gravare soprattutto sui Paesi meridionali.
E c’è un’altra contraddizione: nel Mediterraneo operano ONG attraverso navi battenti anche bandiera di Stati del Nord Europa. Se questi Paesi vogliono ergersi a campioni dell’accoglienza, perché non dovrebbero assumersi una quota maggiore delle conseguenze?
L’Italia non può limitarsi a lamentarsi. Deve avere il coraggio di porre una questione politica: fino a dove siamo disposti a obbedire a un meccanismo europeo che continua a scaricare una parte sproporzionata del problema sui Paesi di frontiera?
La sovranità è la capacità di assumersi il rischio delle proprie decisioni. Dopo Ceuta, la barra deve restare dritta: prima di tutto, la nostra sovranità.
La domanda è semplice: chi paga il conto della geografia europea? Mentre Bruxelles parla di «solidarietà», l’Italia resta uno dei principali Paesi di frontiera dell’Unione, esposto agli arrivi via Mediterraneo e alle conseguenze di un sistema che continua a gravare soprattutto sui Paesi meridionali.
E c’è un’altra contraddizione: nel Mediterraneo operano ONG attraverso navi battenti anche bandiera di Stati del Nord Europa. Se questi Paesi vogliono ergersi a campioni dell’accoglienza, perché non dovrebbero assumersi una quota maggiore delle conseguenze?
L’Italia non può limitarsi a lamentarsi. Deve avere il coraggio di porre una questione politica: fino a dove siamo disposti a obbedire a un meccanismo europeo che continua a scaricare una parte sproporzionata del problema sui Paesi di frontiera?
La sovranità è la capacità di assumersi il rischio delle proprie decisioni. Dopo Ceuta, la barra deve restare dritta: prima di tutto, la nostra sovranità.
“Non lasciate trascorrere una settimana senza andare a camminare nella foresta o nella natura ancora quasi selvaggia, o perlomeno in un parco urbano non inquinato. Tutte le regioni di Francia e innumerevoli regioni d’Europa sono propizie a questi ritiri nella natura, lontano dai miasmi della città. Potete scegliere una passeggiata anche breve, o una vera e propria escursione, l’importanza sta nella rottura, nell’odore dei boschi, del suolo, dei colori, nell’attenzione verso gli alberi e le piante che seguono le stagioni, nell’eventuale presenza di animali selvatici di cui rispettare scrupolosamente la tranquillità. Non si parla dentro la foresta. Nessun grido. Ci si immerge nello splendore, nel silenzio e nella poesia.”
26 + 6 = 1. 🇮🇪
Qui la matematica non c’entra, non c’è nessun errore di calcolo. Da Malin Head a West Cork ci sono trentadue contee e una sola nazione: l’Irlanda.
Eppure Andy Burnham, primo ministro britannico, durante la sua visita a Belfast qualche giorno fa dichiara che il referendum sull’unità irlandese è “off the table”.
Laburisti o conservatori, poco cambia, la solfa britannica rimane la stessa. L’autodeterminazione dell’Irlanda appartiene al suo popolo, non è un appannaggio di Westminster e non lo sarà mai.
Qui la matematica non c’entra, non c’è nessun errore di calcolo. Da Malin Head a West Cork ci sono trentadue contee e una sola nazione: l’Irlanda.
Eppure Andy Burnham, primo ministro britannico, durante la sua visita a Belfast qualche giorno fa dichiara che il referendum sull’unità irlandese è “off the table”.
Laburisti o conservatori, poco cambia, la solfa britannica rimane la stessa. L’autodeterminazione dell’Irlanda appartiene al suo popolo, non è un appannaggio di Westminster e non lo sarà mai.
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“Per me la cosa peggiore sarebbe vivere da schiavo! Si può avere tutto nella vita: mangiare, bere, vestire, un tetto sotto cui dormire. Ma se non si ha la libertà, se non si ha la fierezza, se non si è indipendenti, tutto ciò non ha significato né valore”.
Basterebbe questa frase di Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panjshir assassinato il 9 settembre 2001, per trasmetterne il mito. Un mito spesso poco ricordato, ma che ancora aleggia tra le valli del nord dell’Afghanistan, dove il figlio ha raccolto il suo testimone per continuare la lotta antitalebana. È attraverso le parole del reporter di guerra Fausto Biloslavo su Il Foglio — che nel 1987 ha vissuto al suo fianco per mesi — che vogliamo ricordarlo, per restituirne l’essenza più autentica.
Link del reportage completo:
https://shorturl.at/sLqaq
Basterebbe questa frase di Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panjshir assassinato il 9 settembre 2001, per trasmetterne il mito. Un mito spesso poco ricordato, ma che ancora aleggia tra le valli del nord dell’Afghanistan, dove il figlio ha raccolto il suo testimone per continuare la lotta antitalebana. È attraverso le parole del reporter di guerra Fausto Biloslavo su Il Foglio — che nel 1987 ha vissuto al suo fianco per mesi — che vogliamo ricordarlo, per restituirne l’essenza più autentica.
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Quello che è accaduto questa notte a La Spezia, con l’incendio doloso della sede cittadina di CPI, non può lasciare indifferenti. Il clima di odio politico, frutto dell’antifascismo militante, ha un disegno ben preciso: trasformare chi la pensa diversamente in un nemico da eliminare.
Nessuno si volti dall’altra parte facendo finta di non vedere come il clima di tensione stia crescendo, e come l’antifascismo continui a spargere odio colpendo chi ha idee differenti.
Solidarietà ai ragazzi dell’Olandese Volante.
Nessuno si volti dall’altra parte facendo finta di non vedere come il clima di tensione stia crescendo, e come l’antifascismo continui a spargere odio colpendo chi ha idee differenti.
Solidarietà ai ragazzi dell’Olandese Volante.
CIASCUNO DI NOI È L’ULTIMO DEGLI EUROPEI
L’Europa non è soltanto un territorio. È identità, memoria e Civiltà. Per secoli abbiamo costruito città, comunità, università, cattedrali e piazze. Abbiamo ereditato una storia che ha contribuito a plasmare il mondo. Una storia fatta di idee, sacrifici, conquiste e bellezza.
Oggi quella civiltà attraversa una crisi profonda. Una crisi demografica, perché gli europei fanno sempre meno figli. Una crisi culturale, perché la memoria viene considerata un peso anziché un’eredità. Una crisi politica, perché troppe decisioni vengono prese lontano dai popoli e dai loro interessi. Una crisi migratoria, perché il nostro continente è invaso da masse allogene che non potranno mai integrarsi e che non costituiscono una “risorsa”.
Le élite globaliste vogliono trasformare i nostri spazi in una tabula rasa priva di radici e di specificità: un grande non-luogo dominato dal mercato, dove tutti sono intercambiabili e nessuno ha un’origine e un’appartenenza.
Nessuno verrà a salvarti
Né i politicanti in giacca e cravatta, né le ONG che trafficano in sostituzione demografica, né i media che ti accusano di odio e parlano del “solito caso isolato” mentre assistono in silenzio alla fine della tua gente.
Noi, al contrario, vogliamo un’Europa capace di tornare a credere in sé stessa. Un’Europa che difenda i propri confini e la propria sovranità. Che sostenga la famiglia e la natalità. Che non ceda all’islamizzazione. Che pretenda il rispetto delle proprie leggi e della propria cultura. Che custodisca le proprie tradizioni senza vergognarsene. Che non si riduca ad una governance asettica fatta di burocrati e banchieri. Che restituisca ai giovani una speranza e una possibilità. Che non si consegni all’abisso della “grande sostituzione”.
Abbiamo ricevuto un’eredità immensa: sta a noi decidere se consegnarla intatta a chi verrà dopo di noi oppure assistere, in silenzio, alla sua dissoluzione.
L’Europa ha ancora un destino.
Nessuno lotterà al posto nostro: sta a noi avere il coraggio di conquistare il futuro. Qui ed ora, per la riconquista europea.
L’Europa non è soltanto un territorio. È identità, memoria e Civiltà. Per secoli abbiamo costruito città, comunità, università, cattedrali e piazze. Abbiamo ereditato una storia che ha contribuito a plasmare il mondo. Una storia fatta di idee, sacrifici, conquiste e bellezza.
Oggi quella civiltà attraversa una crisi profonda. Una crisi demografica, perché gli europei fanno sempre meno figli. Una crisi culturale, perché la memoria viene considerata un peso anziché un’eredità. Una crisi politica, perché troppe decisioni vengono prese lontano dai popoli e dai loro interessi. Una crisi migratoria, perché il nostro continente è invaso da masse allogene che non potranno mai integrarsi e che non costituiscono una “risorsa”.
Le élite globaliste vogliono trasformare i nostri spazi in una tabula rasa priva di radici e di specificità: un grande non-luogo dominato dal mercato, dove tutti sono intercambiabili e nessuno ha un’origine e un’appartenenza.
Nessuno verrà a salvarti
Né i politicanti in giacca e cravatta, né le ONG che trafficano in sostituzione demografica, né i media che ti accusano di odio e parlano del “solito caso isolato” mentre assistono in silenzio alla fine della tua gente.
Noi, al contrario, vogliamo un’Europa capace di tornare a credere in sé stessa. Un’Europa che difenda i propri confini e la propria sovranità. Che sostenga la famiglia e la natalità. Che non ceda all’islamizzazione. Che pretenda il rispetto delle proprie leggi e della propria cultura. Che custodisca le proprie tradizioni senza vergognarsene. Che non si riduca ad una governance asettica fatta di burocrati e banchieri. Che restituisca ai giovani una speranza e una possibilità. Che non si consegni all’abisso della “grande sostituzione”.
Abbiamo ricevuto un’eredità immensa: sta a noi decidere se consegnarla intatta a chi verrà dopo di noi oppure assistere, in silenzio, alla sua dissoluzione.
L’Europa ha ancora un destino.
Nessuno lotterà al posto nostro: sta a noi avere il coraggio di conquistare il futuro. Qui ed ora, per la riconquista europea.
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Forwarded from Passaggio al Bosco Edizioni
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🔥 È RIPARTITA ACCADEMIA GIOVANI🌲
Questo fine settimana è iniziato il secondo anno di Accademia Giovani, la prima scuola di Formazione identitaria d’Italia promossa da Passaggio al Bosco E.T.S e resa possibile dalle donazioni dei nostri sostenitori. Trenta ragazzi tra i 18 e i 28 hanno formato la classe Adriano Romualdi, che frequenterà il progetto nelle quattro tappe previste da qui a giugno.
Due giorni di interventi, approfondimenti, natura, sport e musica, in un contesto rurale e comunitario. Tanti i temi trattati: dai fondamenti dell’identità a quelli del comunitarismo, passando per l’ecologia, per la storia antica e per la filosofia, attraverso un percorso arricchito da fonti bibliografiche, materiale digitale e lavori di gruppo.
Il lavoro di semina per la creazione di un’élite metapolitica che ambisca alla corretta diffusione del pensiero non allineato, finalmente, sta prendendo forma. Continuate a seguire e sostenere le nostre attività, che rappresentano uno sforzo concreto e visibile per la lunga memoria europea e per la Riconquista dei nostri spazi.
🌲 www.pabterzosettore.it
Questo fine settimana è iniziato il secondo anno di Accademia Giovani, la prima scuola di Formazione identitaria d’Italia promossa da Passaggio al Bosco E.T.S e resa possibile dalle donazioni dei nostri sostenitori. Trenta ragazzi tra i 18 e i 28 hanno formato la classe Adriano Romualdi, che frequenterà il progetto nelle quattro tappe previste da qui a giugno.
Due giorni di interventi, approfondimenti, natura, sport e musica, in un contesto rurale e comunitario. Tanti i temi trattati: dai fondamenti dell’identità a quelli del comunitarismo, passando per l’ecologia, per la storia antica e per la filosofia, attraverso un percorso arricchito da fonti bibliografiche, materiale digitale e lavori di gruppo.
Il lavoro di semina per la creazione di un’élite metapolitica che ambisca alla corretta diffusione del pensiero non allineato, finalmente, sta prendendo forma. Continuate a seguire e sostenere le nostre attività, che rappresentano uno sforzo concreto e visibile per la lunga memoria europea e per la Riconquista dei nostri spazi.
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CIASCUNO DI NOI È L’ULTIMO DEGLI EUROPEI!
In diverse città d’Italia i muri hanno iniziato a parlare all’unisono. Un’unica voce risuona nelle strade della nostra Nazione, con un messaggio chiaro: il futuro non può essere delegato.
C’è bisogno di un riscatto generazionale, di una nuova energia capace di rompere il grigiore e l’apatia della società contemporanea, riportando una generazione a vivere le piazze, le strade e i quartieri delle proprie città.
Perché in ballo non c’è soltanto il nostro futuro individuale, ma quello della nostra civiltà.
👉🏻 Casaggì Firenze
👉🏻 Aretè - Spazio Identitario
👉🏻 Arce21
👉🏻 Riconquista
👉🏻 Polaris
👉🏻 Arciere
In diverse città d’Italia i muri hanno iniziato a parlare all’unisono. Un’unica voce risuona nelle strade della nostra Nazione, con un messaggio chiaro: il futuro non può essere delegato.
C’è bisogno di un riscatto generazionale, di una nuova energia capace di rompere il grigiore e l’apatia della società contemporanea, riportando una generazione a vivere le piazze, le strade e i quartieri delle proprie città.
Perché in ballo non c’è soltanto il nostro futuro individuale, ma quello della nostra civiltà.
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“No proprio no, ma come bisogna dirvelo! Non stiamo parlando di Grisù il draghetto – pompiere dei cartoni animati – e neanche di Nessie – il mitico draghetto del lago – meglio conosciuto come il MOSTRO (mah!) di Lochness che quegli stronzi di inglesi volevano pescare a tutti i costi…
Stiamo parlando del Drago, quello vero, quello che fa paura, quello che rapisce le principesse e uccide i cavalieri. Stiamo parlando del Drago simbolo fin dall’antichità del male e del demonio.
Come ben sapete il Drago non sempre si mostra nelle sue reali sembianze ma assume forme tali da ingannare il suo avversario per renderlo più vulnerabile.
Si credeva fino a poco tempo fa che il Drago fosse estinto da secoli. E invece no…la sua presenza è segnalata ovunque, le sue trasformazioni sono impressionanti….ci guarda con occhi di telecamera, i suoi polmoni emettono miasmi venefici di mille fabbriche, i suoi passi risuonano nel rumore di migliaia di automobili, i suoi artigli estirpano intere foreste, il suo corpo immenso sembra ricoperto di squame e rifiuti industriali….
I Draghi, da che mondo è mondo hanno sempre usato il soffio per bruciare, gelare, pietrificare.
Non sempre ci si poteva accorgere del drago ma il soffio si percepiva sempre…quando era troppo tardi.
Il soffio agiva in due direzioni, una fisica e una interiore.
Anche il drago di oggi col suo soffio colpisce nello stesso modo.
La conseguenza fisica dei suoi attacchi la troviamo nella distruzione delle foreste, nella eutrofizzazione, nella morte dei fiumi e dei laghi, nelle piogge acide, nella sempre più continua e indiscriminata cementificazione, nella morte assurda procurata dalla droga.
Ma l’effetto più devastante del soffio agisce nella sfera interiore dell’uomo. È il soffio di un mondo opulento e rampante che scardina i valori e li sostituisce con il mito di un benessere fine a se stesso. Esso ci spinge a vivere all’ insegna di un egoismo sfrenato, alla disperata ricerca di valori effimeri, di apparenze. L’essere è continuamente sopraffatto dall’ avere, vero ed unico dogma di una civiltà consumistica.
Non avete ancora capito?
Il Drago, il nemico da abbattere, è ciò che la società occidentale è riuscita a creare con il suo culto per il modernismo a tutti i costi, per l’egoismo personale, per il consumismo.
Il suo obiettivo è semplice: creare una società tutta uguale, massificata, quel “villaggio globale” tanto lucidamente presentato da George Orwell.
Ma il Drago non è invincibile! Il Drago si può anche uccidere….attraverso la riscoperta di valori tradizionali del nostro mondo; ribellandoci ai falsi miti che ci vengono imposti; rivendicando il verde; rivendicando le differenze che esistono tra gli uomini; riscoprendo le radici profonde che sono in ognuno di noi e non geleranno mai.
Ma allora che fare?
Niente paura, il modo migliore per evitare il soffio del Drago è ….una passeggiata in montagna e/o una festa all’aria aperta e/o un bel falò acceso sulle rive del lago con una chitarra e tanta allegria…e / o “sprecare” un po’ del proprio tempo libero per aiutare qualcuno a impegnarsi a costruire qualcosa…
Insomma, bisogna essere un po’ anticonformisti…e soprattutto bisogna avere la forza e il coraggio di continuare a cercare “l’isola che non c’è” (esiste, non vi preoccupate!) perché come dice Edoardo Bennato “chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te…..”
Da Morbillo , Contro il Soffio del Drago
In “Giovanni Blini: una vita, una storia, un bene comune”
Editrice il Cerchio
Stiamo parlando del Drago, quello vero, quello che fa paura, quello che rapisce le principesse e uccide i cavalieri. Stiamo parlando del Drago simbolo fin dall’antichità del male e del demonio.
Come ben sapete il Drago non sempre si mostra nelle sue reali sembianze ma assume forme tali da ingannare il suo avversario per renderlo più vulnerabile.
Si credeva fino a poco tempo fa che il Drago fosse estinto da secoli. E invece no…la sua presenza è segnalata ovunque, le sue trasformazioni sono impressionanti….ci guarda con occhi di telecamera, i suoi polmoni emettono miasmi venefici di mille fabbriche, i suoi passi risuonano nel rumore di migliaia di automobili, i suoi artigli estirpano intere foreste, il suo corpo immenso sembra ricoperto di squame e rifiuti industriali….
I Draghi, da che mondo è mondo hanno sempre usato il soffio per bruciare, gelare, pietrificare.
Non sempre ci si poteva accorgere del drago ma il soffio si percepiva sempre…quando era troppo tardi.
Il soffio agiva in due direzioni, una fisica e una interiore.
Anche il drago di oggi col suo soffio colpisce nello stesso modo.
La conseguenza fisica dei suoi attacchi la troviamo nella distruzione delle foreste, nella eutrofizzazione, nella morte dei fiumi e dei laghi, nelle piogge acide, nella sempre più continua e indiscriminata cementificazione, nella morte assurda procurata dalla droga.
Ma l’effetto più devastante del soffio agisce nella sfera interiore dell’uomo. È il soffio di un mondo opulento e rampante che scardina i valori e li sostituisce con il mito di un benessere fine a se stesso. Esso ci spinge a vivere all’ insegna di un egoismo sfrenato, alla disperata ricerca di valori effimeri, di apparenze. L’essere è continuamente sopraffatto dall’ avere, vero ed unico dogma di una civiltà consumistica.
Non avete ancora capito?
Il Drago, il nemico da abbattere, è ciò che la società occidentale è riuscita a creare con il suo culto per il modernismo a tutti i costi, per l’egoismo personale, per il consumismo.
Il suo obiettivo è semplice: creare una società tutta uguale, massificata, quel “villaggio globale” tanto lucidamente presentato da George Orwell.
Ma il Drago non è invincibile! Il Drago si può anche uccidere….attraverso la riscoperta di valori tradizionali del nostro mondo; ribellandoci ai falsi miti che ci vengono imposti; rivendicando il verde; rivendicando le differenze che esistono tra gli uomini; riscoprendo le radici profonde che sono in ognuno di noi e non geleranno mai.
Ma allora che fare?
Niente paura, il modo migliore per evitare il soffio del Drago è ….una passeggiata in montagna e/o una festa all’aria aperta e/o un bel falò acceso sulle rive del lago con una chitarra e tanta allegria…e / o “sprecare” un po’ del proprio tempo libero per aiutare qualcuno a impegnarsi a costruire qualcosa…
Insomma, bisogna essere un po’ anticonformisti…e soprattutto bisogna avere la forza e il coraggio di continuare a cercare “l’isola che non c’è” (esiste, non vi preoccupate!) perché come dice Edoardo Bennato “chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te…..”
Da Morbillo , Contro il Soffio del Drago
In “Giovanni Blini: una vita, una storia, un bene comune”
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UNIVERSA SACRA ITALIA
Ieri si è tenuto il nostro omaggio a Cola di Rienzo: un momento di approfondimento e riscoperta di questa figura spesso dimenticata, ma importante per la nostra identità.
Un “Tribuno del popolo” che riaffermò la centralità del popolo contro i soprusi dei baroni e che, con cinque secoli d’anticipo, riportò Roma al suo destino naturale, riconsacrando la Nazione al suo spirito.
Ieri come oggi, l’Italia come comunità di destino.
Ieri si è tenuto il nostro omaggio a Cola di Rienzo: un momento di approfondimento e riscoperta di questa figura spesso dimenticata, ma importante per la nostra identità.
Un “Tribuno del popolo” che riaffermò la centralità del popolo contro i soprusi dei baroni e che, con cinque secoli d’anticipo, riportò Roma al suo destino naturale, riconsacrando la Nazione al suo spirito.
Ieri come oggi, l’Italia come comunità di destino.
Forwarded from Comunità Militante Raido
Ieri, presso i locali di Raido, si è svolta la presentazione del sesto numero di Megafono, il bollettino d’azione della comunità militante, dedicato al tema «Virilità 2.0».
Un incontro incentrato sul significato della virilità e sulle sue contraffazioni contemporanee: dalla retorica della «mascolinità tossica» al fenomeno della manosfera, passando per i modelli che riducono l’esser uomo all’ostentazione della forza, della ricchezza e del successo personale. Al centro della riflessione, il recupero di una concezione della virilità fondata sul dominio di sé, sulla misura, sulla responsabilità.
Un’occasione di confronto e formazione, volta a riportare l’attenzione su disciplina e impegno quotidiano; due qualità attraverso cui dare sostanza al proprio percorso personale e Comunitario, come vuole la Tradizione.
Passa in Via Bressanone 1 e ritira anche tu la tua copia! 📣
Un incontro incentrato sul significato della virilità e sulle sue contraffazioni contemporanee: dalla retorica della «mascolinità tossica» al fenomeno della manosfera, passando per i modelli che riducono l’esser uomo all’ostentazione della forza, della ricchezza e del successo personale. Al centro della riflessione, il recupero di una concezione della virilità fondata sul dominio di sé, sulla misura, sulla responsabilità.
Un’occasione di confronto e formazione, volta a riportare l’attenzione su disciplina e impegno quotidiano; due qualità attraverso cui dare sostanza al proprio percorso personale e Comunitario, come vuole la Tradizione.
Passa in Via Bressanone 1 e ritira anche tu la tua copia! 📣
Sono trascorsi settant’anni dalla gloriosa rivolta d’Ungheria, quando migliaia di studenti, di braccianti e di operai scelsero di sfidare la dittatura comunista, scagliandosi contro i carri armati sovietici e scrivendo una tragica ed eroica pagina di storia.
Il loro esempio, consumatosi nel silenzio del mondo, resta ancora oggi un faro di libertà.
Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest.
Il loro esempio, consumatosi nel silenzio del mondo, resta ancora oggi un faro di libertà.
Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest.
Forwarded from Istituto Eneide
🔴 EUROPA DOMANI | DALL’ATTUALE DECLINO ANTROPOLOGICO ALLA RINASCITA EUROPEA
Prosegue il II Convegno dell’Istituto Eneide con l’intervento di Marco Scatarzi, dedicato alle radici del declino antropologico contemporaneo e alle condizioni necessarie per una rinascita europea.
Dall’individualismo alla società dei consumi, dalla perdita dei legami comunitari all’oblio della memoria storica, Scatarzi analizza la progressiva affermazione di un individuo sempre più sradicato, omologato e dipendente.
«Il risveglio comincia proprio quando questa consapevolezza del declino diventa assunzione di responsabilità».
La risposta, secondo Scatarzi, passa attraverso quattro pilastri: radicamento, trasmissione, formazione e responsabilità. Non una sterile nostalgia del passato, ma la volontà di trasformare l’eredità europea in cultura viva, carattere e iniziativa.
📺 Segui il convegno in diretta sul canale YouTube di Kulturaeuropa.
Prosegue il II Convegno dell’Istituto Eneide con l’intervento di Marco Scatarzi, dedicato alle radici del declino antropologico contemporaneo e alle condizioni necessarie per una rinascita europea.
Dall’individualismo alla società dei consumi, dalla perdita dei legami comunitari all’oblio della memoria storica, Scatarzi analizza la progressiva affermazione di un individuo sempre più sradicato, omologato e dipendente.
«Il risveglio comincia proprio quando questa consapevolezza del declino diventa assunzione di responsabilità».
La risposta, secondo Scatarzi, passa attraverso quattro pilastri: radicamento, trasmissione, formazione e responsabilità. Non una sterile nostalgia del passato, ma la volontà di trasformare l’eredità europea in cultura viva, carattere e iniziativa.
📺 Segui il convegno in diretta sul canale YouTube di Kulturaeuropa.
NON POTEVI AVERE QUEL CORAGGIO SE NON CREDEVI IN QUELLO CHE FACEVI
Nel ricordo di Mario Zicchieri, Figlio d’Italia.
“Se penso a Mario, a Cremino, la prima cosa che mi viene in mente è il coraggio. Coraggio fisico, intendo. So che adesso questa parola suona quasi male, pare inappropriata, fuori luogo: nei salotti non piace.
...
Invece, se penso a Mario, mi viene in mente il ricordo di un pomeriggio del ‘75, un assalto alla famosa sezione di via Gattamelata. Mi ritrovai dentro quella trappola per topi con un pugno di ragazzini, di cui il più grande aveva nemmeno diciannove anni: il Nucleo Prenestino era fatto da pischelli, tutti di famiglie umilissime, proletarie. Ma insomma: noi eravamo lì dentro, e sulla saracinesca arrivavano sassi e molotov come se piovesse, un pezzo di porta già bruciava. Allora dico ai tre più grandi: «Apriamo la saracinesca, mettiamoci sulla soglia, facciamo da bersaglio». E ai ragazzini, fra cui Mario, che allora credo avesse appena compiuto sedici anni, faccio: «Appena ci danno addosso, voi scappate». Le cose non andarono come pensavo: il primo che esce lo inseguono in venti, lo buttano giù e iniziano a riempirlo di calci in mezzo alla strada. Se non lo liberiamo, penso, è morto. Prendo in mano la prima cosa che trovo, forse la gamba di una sedia, esco fuori alla disperata: urlo come una bestia, mi butto nella mischia. riesco, non co come, a riprendere il ragazzo. Come a volte accadeva, la forza della disperazione aveva creato un effetto sorpresa: eravamo riusciti a far scappare gli autonomi. Come era possibile? Mi giro e vedo che tre dei ragazzini mi erano venuti dietro, e continuavano a gridare anche loro come dei pazzi: «Ahhh! Ahhh!» In un altro momento avrei potuto anche ridere, allora, lo confesso, mi venne da piangere. Uno di loro aveva la cintura in mano, e la girava ancora sopra la testa, come una fionda: era Mario, era Cremino. gli dissi: «Oh Mario...è finita!» E a quel punto scoppiammo a ridere tutti.
Vede, oggi si parla del coraggio fisico come se fosse una brutta cosa.
...
Era il contrario: non potevi avere quel coraggio se non credevi in quello che facevi, non potevi rischiare come facevano quei ragazzi, se non eri convinto che stavi costruendo – anche in quei terribili momenti – un mondo migliore.
Mario era uno così: un ragazzo timido, silenzioso, coraggioso. Uno che si era messo in gioco.”
Nel ricordo di Mario Zicchieri, Figlio d’Italia.
“Se penso a Mario, a Cremino, la prima cosa che mi viene in mente è il coraggio. Coraggio fisico, intendo. So che adesso questa parola suona quasi male, pare inappropriata, fuori luogo: nei salotti non piace.
...
Invece, se penso a Mario, mi viene in mente il ricordo di un pomeriggio del ‘75, un assalto alla famosa sezione di via Gattamelata. Mi ritrovai dentro quella trappola per topi con un pugno di ragazzini, di cui il più grande aveva nemmeno diciannove anni: il Nucleo Prenestino era fatto da pischelli, tutti di famiglie umilissime, proletarie. Ma insomma: noi eravamo lì dentro, e sulla saracinesca arrivavano sassi e molotov come se piovesse, un pezzo di porta già bruciava. Allora dico ai tre più grandi: «Apriamo la saracinesca, mettiamoci sulla soglia, facciamo da bersaglio». E ai ragazzini, fra cui Mario, che allora credo avesse appena compiuto sedici anni, faccio: «Appena ci danno addosso, voi scappate». Le cose non andarono come pensavo: il primo che esce lo inseguono in venti, lo buttano giù e iniziano a riempirlo di calci in mezzo alla strada. Se non lo liberiamo, penso, è morto. Prendo in mano la prima cosa che trovo, forse la gamba di una sedia, esco fuori alla disperata: urlo come una bestia, mi butto nella mischia. riesco, non co come, a riprendere il ragazzo. Come a volte accadeva, la forza della disperazione aveva creato un effetto sorpresa: eravamo riusciti a far scappare gli autonomi. Come era possibile? Mi giro e vedo che tre dei ragazzini mi erano venuti dietro, e continuavano a gridare anche loro come dei pazzi: «Ahhh! Ahhh!» In un altro momento avrei potuto anche ridere, allora, lo confesso, mi venne da piangere. Uno di loro aveva la cintura in mano, e la girava ancora sopra la testa, come una fionda: era Mario, era Cremino. gli dissi: «Oh Mario...è finita!» E a quel punto scoppiammo a ridere tutti.
Vede, oggi si parla del coraggio fisico come se fosse una brutta cosa.
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Era il contrario: non potevi avere quel coraggio se non credevi in quello che facevi, non potevi rischiare come facevano quei ragazzi, se non eri convinto che stavi costruendo – anche in quei terribili momenti – un mondo migliore.
Mario era uno così: un ragazzo timido, silenzioso, coraggioso. Uno che si era messo in gioco.”