Ambiente e Territorio
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Gigantismo veicolare
Le nuove auto immatricolate in Europa crescono di un centimetro in larghezza ogni due anni. Ad affermarlo è l’ong Transport & Environment, secondo cui questa tendenza continuerà a meno che non ci sia un intervento da parte dei legislatori. Ad oggi, la legge consente alle nuove auto di essere larghe quanto i camion. In Italia le città sono urbanisticamente vecchie e le auto sottrarranno sempre più spazio alle persone, parcheggiando sui marciapiedi e necessitando di parcheggi sempre più ampi. Inoltre, l’aumento dell’altezza dei veicoli comporta un maggior rischio di incidenti mortali per pedoni e ciclisti. Auto più grandi comportano anche maggiori emissioni di CO2, le quali possono persino compensare i miglioramenti tecnologici avuti negli ultimi anni. In molte città, tra cui Parigi, si è deciso di applicare tariffe al parcheggio proporzionali alle dimensioni ed al peso del veicolo, ad esclusione di quelli elettrici.
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Sulla scorta del precedente messaggio, saresti favorevole alla tariffazione dei parcheggi proporzionale alla stazza ed alla massa dei veicoli?
Anonymous Poll
70%
Si, sarei favorevole.
4%
No, non lo sarei.
26%
Dipende, solo in alcune circostanze.
L'albero del Ténerè
L’albero più solitario al mondo è stato per lungo tempo un’Acacia tortilis che si eregeva nel deserto del Tèneré. Era l’ultimo sopravvissuto di un gruppo che si insediò nel deserto quando era meno arido. È vissuto a lungo prendendo acqua da una falda freatica profonda 33-36 metri. Era così solo da essere l’unico albero ad essere rappresentato su una carta in scala 1:4.000.000. Venne avvistato per la prima volta nel 1934. Punto di riferimento per carovane di cammelli, fu travolto per due volte da un camion. Il secondo investimento avvenne nel 1973, da parte di un camionista ubriaco e fu per l’albero fatale. L’albero resistette a siccità e carenza di nutrienti e la probabilità che morisse in questo modo era quasi nulla. Al suo posto oggi c’è una scultura metallica simboleggiante un albero. Nel 1974 il Niger lo ha commemorato con un francobollo da 50 franchi.
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Briglie
Le briglie sono opere idrauliche che vengono spesso realizzate nei torrenti montani. Esse sono costituite da un muro a sezione generalmente trapezia. Il paramento a monte è verticale ed è immorsato nelle sponde. Centralmente è posta la “gaveta”, una sezione tipicamente trapezia che permette all’acqua di defluire nelle sue condizioni normali, evitando l’erosione delle sponde. Le briglie trattengono il materiale trasportato dalla corrente. In questo modo, esse riescono a regolare la pendenza di fondo alveo, portandola al valore di equilibrio, tale per cui deposito ed erosione si compensano. Ciò fa si che i versanti a monte della briglia vengano protetti dai fenomeni franosi. Le briglie possono essere realizzate anche per proteggere dall’erosione le opere poste a monte.
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Biogas da allevamento
Anche dagli allevamenti è possibile ricavare energia. Infatti, dalle deiezioni animali è possibile ottenere biogas e fertilizzante attraverso un processo noto come digestione anaerobica. In questo processo entrano in gioco dei batteri che vivono in assenza di ossigeno e si nutrono del letame producendo biogas, una miscela aeriforme contenente prevalentemente metano ed anidride carbonica. Questa miscela viene poi trattata per ottenerne una ad alto rendimento. Il materiale di risulta del processo (digestato) può essere impiegato in agricoltura come fertilizzante o come terriccio per giardinaggio.
Inoltre, il digestato ha un impatto olfattivo minore rispetto al letame. L’Italia è uno dei principali produttori mondiali di biogas, con una potenza installata di oltre 200.000 kW. Inoltre, la digestione anaerobica permette uno smaltimento più sostenibile del liquame zootecnico, entrando a pieno diritto nella filosofia dell’economia circolare.
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Quale tecnologia per la produzione di energia preferisci tra le seguenti?
Anonymous Poll
14%
Turbine eoliche
24%
Pannelli fotovoltaici
24%
Centrale nucleare
29%
Centrale geotermica
10%
Digestori
Cemento e CO₂
L’industria del cemento è causa dell’otto per cento delle emissioni mondiali di CO₂ legate alle attività umane. Purtroppo, il cemento resta il principale materiale edile impiegato e la sua domanda è in crescita.
Esistono però delle tecniche che possono rendere più sostenibile la sua produzione.
Per prima cosa, quando viene prodotto cemento è necessario estrarre calcare, il quale viene poi miscelato all’argilla in un forno rotativo tenuto a 1400°C. Il calore estrare carbonio e ossigeno che, combinandosi, formano CO₂. Gli agglomerati rimanenti, detti clinker, vengono poi raffreddati e macinati per ottenere il cemento.
Per rendere più sostenibile il processo, è possibile prelevare la CO₂ prodotta ed iniettarla nel calcestruzzo quando questo viene miscelato con l’acqua in modo da velocizzare l’indurimento e rendere il prodotto più resistente. Tale pratica attualmente riesce ad abbattere la produzione di CO₂ del 5%, ma si stima che col progresso tecnologico si possa arrivare persino al 30%.
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Fotovoltaico dalla Luna 🌕
La Luna ha un lato sempre illuminato dal sole ed uno perennemente nell’ombra. E se il lato il lato illuminato fosse sfruttato per ottenere energia? L’idea può sembrare assurda, ma la compagnia giapponese Shimizu Corporation sta davvero sviluppando un progetto simile. In effetti, la Luna oltre ad avere un lato sempre soleggiato, non ha neanche atmosfera per cui non ci sono nuvole che bloccano la radiazione solare. L’idea è quella di realizzare sul satellite una fabbrica che produca pannelli e di installare i dispositivi lungo l’equatore. La loro energia verrebbe poi inviata sulla Terra tramite microonde e raggi laser, convertiti successivamente in energia elettrica da apposite stazioni. L’impianto riuscirebbe a produrre energia 24 ore su 24, si estenderebbe lungo circa 13000 km di circonferenza e manderebbe alla Terra tanta energia da soddisfare la fame energetica mondiale. Per realizzare i pannelli verrebbe usato materiale presente già sulla luna.
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Saresti d'accordo con la realizzazione del progetto descritto nel post?
Anonymous Poll
47%
Si, sarei d'accordo.
24%
No, assolutamente.
29%
Dipende, solo se non si esagera.
Riciclo della carta
Il rifiuto in carta proveniente dalla raccolta differenziata viene portato agli impianti di selezione, all’interno dei quali vengono eliminate le impurità presenti, quali residui di plastica, elementi metallici, etc.
Ciò che risulta dal processo, è pressato in grandi balle in modo da poter essere meglio trasportato e viene conferito nelle cartiere. È qui che avviene il riciclaggio vero e proprio. Innanzitutto, le balle vengono frantumate ed i maceri vengono gettati nei pulper, grandi vasche dove la carta viene miscelata con l’acqua calda e viene spappolata, in modo che si liberino le fibre. Le fibre galleggiano, per cui la sospensione acquosa viene separata e poi decontaminata dalle impurità residue. La poltiglia di fibre viene disinchiostrata per ottenere una carta con elevato grado di bianco. Successivamente, è sottoposta a raffinazione, in modo da rafforzare i legami tra le fibre e dare alla carta solidità e resistenza.
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Continua
La materia prima fibrosa viene poi miscelata con altri materiali necessari al processo. L’impasto così ottenuto viene lavorato ed essiccato.
PFAS
Con PFAS si indicano le sostanze polifluoroalchiliche. Esse vengono impiegate per rendere le superfici idrofobe e oleorepellenti. Trovano applicazione su materiali di varia natura, quali carta, tessuti e pellami.
I PFAS sono chimicamente e termicamente stabili. Ciò fa si che tendano ad accumularsi nell’ambiente e negli organismi se non smaltiti regolarmente. Inoltre, sono interferenti endocrini, e possono causare problemi al fegato, tumori e infertilità.
Quando rilasciati nell’ambiente, possono giungere alle falde acquifere e contaminare gli alimenti, fino ad arrivare ai consumatori. Se presenti in aria, permangono in sospensione per giorni prima di precipitare al suolo. Il corretto smaltimento di questi contaminanti è molto complesso, data la loro estrema persistenza e il legame difficilmente scibile tra fluoro e carbonio. La lentezza del sistema legislativo e l’uso indiscriminato di queste sostanze stanno rendendo la loro gestione estremamente problematica e diversi territori sono in emergenza PFAS.
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Memoria delle piante
La mimosa pudica è una pianta che chiude le sue foglie quando viene sollecitata. Probabilmente questo comportamento lo adotta per spaventare gli insetti che vogliono nutrirsene. Essa è stata usata da Stefano Mancuso e dal suo gruppo di ricerca per capire se le piante possano conservare in qualche modo i ricordi.
Diversi individui di mimosa pudica sono stati posti su un carrello elevatore, che si alzava per poi abbassarsi bruscamente. La sollecitazione faceva sì che la mimosa chiudesse le sue foglie. Sottoponendo più volte lo stesso individuo al test, esso smetteva di chiudere le foglie. Ma scuotendolo, esso tornava a chiuderle. Questo significava che la pianta ricordava che la sollecitazione verticale del carrello non fosse pericolosa, ma dello scuotimento non aveva memoria, per cui a tale stress la pianta rispondeva chiudendo le foglie. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che il viene conservato per circa 40 giorni.
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Architettura fungina!
Il settore delle costruzioni è responsabile di quasi il 40 % delle emissioni di CO2 a livello globale. Sono vari gli studi che propongono materiali innovativi per la riduzione delle emissioni. La Columbia Graduate School of Architecture pensa ai funghi per la produzione dei mattoni. Combinando il micelio con rifiuti agricoli come paglia o scarti dal mais, in circa due settimane il fungo colonizza la paglia. Il composto va poi riscaldato o trattato chimicamente per uccidere il micelio. Il risultato è un materiale ignifugo, resistente e semplice da smaltire.
I ricercatori stanno pensando modi di usare il fungo mantenendolo in vita. Il vantaggio sarebbe che il mattone riuscirebbe ad autoripararsi nel caso di piccole fratture.
Al museo d’arte di New York è già possibile trovare una struttura realizzata con questo innovativo materiale (foto).
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Anche la NASA sembra interessata all'impiego dei mattoni in fungo. Infatti, potrebbero essere usati per realizzare edifici sulla Luna o su Marte in quanto possono essere realizzati in loco e non occorrerebbe trasportare dalla Terra materiali edili ingombranti e pesanti.
Il linguaggio delle api
L’uomo ha sempre ritenuto la comunicazione una prerogativa della propria specie. In realtà sono molte le specie viventi in grado di comunicare. Anche le api riescono a scambiarsi informazioni e lo fanno attraverso una sorta di danza.

Le api esploratrici vanno alla ricerca di cibo, acqua, posti dove costruire nuovi alveari, etc. Quando trovano qualcosa di interessante, lo comunicano alle api operaie. La comunicazione avviene attraverso una danza scodinzolante. Se, ad esempio, trovano una fonte di cibo nelle vicinanze (a meno di 50 metri), l’ape esploratrice compie una danza circolare. Se la fonte è lontana, la danza assume l’aspetto di un otto. Se l’ape taglia il cerchio, l’angolo formato rispetto ad una verticale immaginaria indica la direzione da seguire per trovare il cibo.

Esistono molti altri movimenti con un proprio significato. È affascinante trovare organizzazioni ed espressioni sociali in specie diverse dalla nostra. Conoscerle, ci aiuta a dar valore ad ogni essere vivente.
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Warka Water
Warka Water è un progetto degli architetti Arturo Vittori e Andreas Vogler che consente di trasformare il vapor d’acqua presente in atmosfera in acqua liquida potabile. È una torre alta 10 metri e pesante 60 kg, realizzata in materiali sostenibili quali giunchi di bambù, nylon, bioplastiche. Produce circa 100 litri di acqua al giorno, sfruttando gli sbalzi termici che si hanno tra giorno e notte. In Etiopia sono state installate diverse torri, nei posti dove la siccità è un serio problema. Molti villaggi distano sei ore di viaggio dalle fonti d’acqua più vicine, e spesso tali fonti sono contaminate da virus e batteri. 100 litri di acqua al giorno sono pochi, ma comunque preziosissimi e di enorme supporto laddove la siccità uccide. Warka Water deve il suo nome ad una pianta di fico, identitaria dell’Etiopia e che rischia di estinguersi. È un esempio di come con pochi dollari (una torre costa tra i 500 e i 1000 $), progetti semplici e materiali sostenibili si possa fare una grande differenza.
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Scrubber a Secco
Gli Scrubber sono sistemi usati in ambito industriale per la depurazione dell’aria esausta. Essi sono torri di forma cilindrica in cui l’aria entra dal basso. L’immissione è regolata da un sistema di ventilazione che controlla la portata e la velocità del flusso. L’aria viene sospinta verso l’alto e si imbatte in corpi di riempimento in materiale plastico. Dall’alto, attraverso degli ugelli, viene spruzzata acqua nebulizzata. L’acqua bagna il materiale di riempimento, così che i gas solubili e le sostanze più pesanti presenti nell’aria vengano assorbite dal liquido e con esso precipitino verso il basso.
L’acqua esausta viene fatta ricircolare più volte, fino a che, satura di inquinanti, non viene spurgata. Viene poi miscelata con sostanze chimiche neutralizzanti e immessa in fognatura.
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Mafia dell'acqua
Bangalore è una città indiana che sta vivendo un boom urbanistico per via della sua crescente industria informatica. Dal 2011 la sua popolazione è quasi raddoppiata, passando da 6 ad oltre 12 milioni di persone. La città cresce più velocemente delle reti idriche, e così l’acqua raggiunge solo il 60% delle abitazioni. Inoltre, le fonti idriche stanno diventando inquinate e si stanno velocemente prosciugando. Laddove non arriva la rete idrica, l’acqua arriva con delle autocisterne che prelevano la risorsa da pozzi. Inizialmente esse erano gestite dallo Stato, ma gradualmente il loro controllo è passato alla criminalità organizzata che sta facendo diventare l’acqua un bene di lusso. Inoltre, l’emungimento sta prosciugando le falde e, di conseguenza, i terreni agricoli stanno diventando aridi. È necessaria una rivoluzione sostenibile, realizzando bacini di raccolta delle acque meteoriche sui tetti, impianti agricoli a goccia, rinnovando le reti fatiscenti ed evitando gli sprechi.
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